Animali Fantastici e come evocarli: i patronus più rari del mondo di Harry Potter e il loro significato

Uno degli incantesimi più complicati che vengono insegnati alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts è senza dubbio Expecto Patronum.
A differenza degli altri incantesimi, l’Expecto Patronum è considerato un incantesimo “soggettivo”: che si basa sui ricordi e le emozioni di chi lo lancia; una sfida ben più ardua di un semplice movimento di bacchetta e di una formula ben recitata.
Già dal terzo capitolo della saga, questo incantesimo entra, con un ruolo tutt’altro marginale, nella trama ma è solo nel quindi romanzo che viene approfondita la sua natura e i suoi usi.
Sempre ne L’Ordine della Fenice, vengono inoltre presentati i patroni corporei dei personaggi principali.
L’universo creato da J.K. Rowling è popolato da creature fantastiche appartenenti a mondi e culture differenti tra di loro e, nonostante i patronus tendano a prendere le sembianze di animali “comuni”(quasi babbani), alcuni solo maghi riescono ad evocare un patronus corporeo con le sembianze di un animale magico.
In questo articolo vi spiegheremo il significato di alcuni di questi animali fantastici: dai più comuni e famosi fino a soffermarci su alcune creature comparse in Animali fantastici e dove trovarli e I crimini di Grindelwald.

.: FENICE :.

La fenice è il Patronus e l’animale da compagnia di Albus Silente. In ogni tempo e luogo è conosciuta per la sua natura immortale e per la sua capacità di risorgere dalle proprie ceneri.
La fenice è collegata all’idea di rinnovamento e di purificazione e alle pratiche alchemiche. La fenice si distrugge e si crea da sola e, di conseguenza, non riconosce l’autorità di nessuno. Da un punto di vista spirituale la morte e la rinascita della fenice rappresentano il processo di redenzione e purificazione di un’anima e il mutamento spirituale di una persona.

.: DRAGO :.

Il drago è uno di quei patronus più rari e non ha bisogno di presentazioni.
Animale mitologico per eccellenza: il drago è una creatura ricorrente in tutte le culture e le tradizioni del mondo e può vantare una lunga serie di significati, non che una più che nutrita letteratura.
Nella cultura occidentale, esso è spesso associato al serpente e, di conseguenza, all’idea di malvagità e pericolo.
Fin dagli albori della civiltà greca, è raffigurato come il mostro da cui salvare principesse e città e la sua cattiva reputazione si consolida nel medioevo dove viene spesso utilizzato come allegoria del diavolo, del peccato e anche del paganesimo.
Al contrario, presso i popoli dell’estremo oriente, il drago rappresenta il cosmo e l’ordine universale: è un simbolo buon auspicio ed è uno dei segni dello zodiaco cinese.
Il drago è l’animale che meglio incarna l’idea di forza e di totalità, infatti egli è considerato l’unione dei quattro elementi: corpo di rettile (terra), ali (aria), fuoco e tane costruite presso grotte umidi e paludi (acqua).

.: UNICORNO :.

L’unicorno è una delle immagini più ricorrenti nei bestiari medievali e da sempre stuzzica la fantasia di scrittori e sognatori.
Il timido cavallo con il corno in mezzo alla fronte è forse una delle creature che meglio incarna il concetto di “magia” e, di fatto, è uno degli animali più usati per rappresentare la letteratura fantastica.
La sua natura timida, mite e riservata hanno fatto sì che l’unicorno venisse associato all’universo femminile, ai suoi vizi e alle sue virtù: se infatti l’unicorno è simbolo di purezza (stando alla leggenda solo le vergini possono avvicinarlo), gentilezza e saggezza, è anche vero che è anche associato alla frivolezza e alla vanità.
In senso più lato l’unicorno racchiude in sé ideali di forza, energia, libertà, indipendenza, spiritualità e nobilità, motivo per cui esso compare, insieme al leone, nello stemma reale del Regno Unito.

.: CAVALLO ALATO :.

Il cavallo alato Pegaso è uno dei cavalli più famosi e affascinanti dell’universo fantastico.
Nato, secondo la tradizione, dal sangue di Medusa: questo animale è il degno compagno di dei ed eroi.
Stando alle leggende, domare un cavallo alato è un’impresa pressoché impossibile e proprio per questo motivo Pegaso incarna, come molti dei suoi parenti equini, ideali di libertà, indipendenza ed è un simbolo apprezzato anche da chi non ama adeguarsi al conformismo: infatti la sua rappresentazione più comune, rampante e con le ali spiegate, è un chiaro invito a cercare la propria strada e a puntare in alto.

.: SALAMANDRA :.

Simbolo alchemico per eccellenza la salamandra (o salamandra di fuoco) è un animale tutt’altro che scontato sospeso fra realtà e fantasia.
Raffigurata come una grossa lucertola (o un drago senza ali), essa è presente nei bestiari e nei libri di alchimia come animale legato al fuoco, al calore e, in ultimo, alla vita e, per questo, ricorre come allegoria di Cristo.
Tuttavia, la fama della salamadra di fuoco non si ferma al medioevo e anche nella letteratura contemporanea e nelle produzioni cinematografiche essa ricorre come simbolo del fuoco: i pompieri di Fahrenheit 451 la adottano come loro emblema per via della sua capacità di resistere alle fiamme e in Frozen – Il segreto di Arendelle, la regina Elsa doma lo spirito del fuoco incarnato in una salamadra color ceruleo.
Altra dote della salamadra, forse attribuitale per via dei suoi occhi grandi e sporgenti, è quello della profezia.
Come tutti gli anfibi, la salamandra si distingue per la sua vitalità (altro tratto in comune con il fuoco) e per la sua velocità: è per questo che, tra i suoi connotati troviamo, oltre alla vita e alla luce, anche la vivacità (sia fisica che intellettuale e spirituale), l’energia, la forza e la passione.

.: THESTRAL :.

Considerato un presagio di morte e di sventura, l’opinione pubblica sul thestral e la sua reputazione sono tutt’altro che lusinghiere.
Il thestral è il patrono degli incompresi e degli anticonformisti, di coloro che non si fermano alle apparanze ma indagano cercando di cogliere la vera essenza delle cose.
Pur non potendo contare su un aspetto particolarmente accattivante, il thestral ha uno spirito docile e gentile, protettivo e devoto nei confronti di coloro che riescono a guadagnarsi la sua fiducia. Come il cavallo alato, il thestral incarna ideali di dinamismo e libertà, ma ha anche un legame stretto con l’introspezione e denota un carattere leale.

.: IPPOGRIFO&GRIFONE:.

L’ippogrifo è forse una delle creature mitologiche più antiche e affascinanti: metà cavallo, metà leone e metà aquila; esso compare nelle leggende greche e romane e, attraverso il medioevo, viene consacrato quale cavalcatura di eroi e paladini.
I bestiari medievali consacrano l’ippogrifo, e il grifone (sua variante privo di caratteristiche equine), come il re di tutti gli animali perché nato dalla fusione di un leone (il re indiscusso della foresta e della terra ferma) e dell’aquila (la signora dei cieli).
Nonostante le numerose leggende che lo riguardano, il primo a darne una descrizione accurata è Ariosto che affianca questa creatura portentosa ai suoi paladini permettendogli così di compiere imprese leggendarie e viaggi impensabili per un uomo del rinascimento.
L’ippogrifo è un animale altero e nobile e, per questo, doppiamente pericoloso: di carattere indipendente, è tuttavia disposto a farsi domare solo da chi ne è veramente degno e, per questo, è spesso considerato il destriero di eroi, cavalieri e stregoni.

.: OCCAMY :.

Presentato nel film Animali fantastici e dove trovarli, l’occamy è una delle creature più affascinanti e allo stesso tempo pericolose del mondo magico: caratteristiche che si riscontrano anche nei patronus corporei che assumono questa forma.
Creatura dai natali orientali, nonostante la sua somiglianza con il serpente piumato delle civiltà mesoamericane, l’occamy è un gigantesco bipede con corpo da serpente e volto da uccello noto agli zoologi del mondo magico per la sua capacità di adattarsi perfettamente per riempire lo spazio circostante riuscendo così a modificare le proprie dimensioni a seconda della necessità.
La caratteristica che contraddistingue l’occamy è il suo istinto materno che lo spinge ad essere molto protettivo nei confronti di quelli che considera come parte della famiglia.

*Jo

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Frozen (non) è la Regina delle nevi

Natale si avvicina e, puntuale come un orologio, la Disney arriva nelle sale cinematografiche con un classico d’animazione pensato tanto per i piccoli quanto per i grandi.

La stagione invernale non poteva essere inagurata in maniera migliore e, per meglio preparare gli animi al clima natalizio, le sale cinematografiche si apprestano ad accogliere l’attesissimo sequel di Frozen il regno di Ghiaccio: Frozen il Segreto di Arendelle; che, stando ai rumors e alle notizie estrapolate dalle varie anteprime, dovrebbe risolvere alcuni quesiti lasciati insoluti dal primo capitolo della saga.

Esattamente come nel 2013, quando la voce di Idina Menzel che intonava Let it go aveva eclissato quella di Micheal Buble, mi è capitato di sentire frasi del tipo: “Esce il secondo film sulla favola della regina delle nevi.”

La verità è che Frozen (non) è la Regina delle nevi di Andersen tanto quanto La Sirenetta, Biancaneve , Robin Hood e tutti gli altri classici Disney sono coerenti con le favole e le storie da cui sono stati rispettivamente tratti.
La versione disneyana de La regine delle nevi, si discosta parecchio dalla favola a cui si ispira e, al termine del film, la sensazione è quella di aver visto qualcosa che ricorda solo per ambientazione e nomi il racconto di Andersen.

Schegge di ghiaccio
La storia raccontata da Andersen ruota intorno all’amicizia tra Kai e Gerda: due bambini, dirimpettai che, oltre a condividere il balcone che unisce le loro abitazioni, passano il loro tempo a giocare insieme e a coltivare fiori.
La loro infanzia è felice e spensierata fino a quando, in una notte d’inverno, i due piccoli ascoltano la storia della temibile regina delle nevi e Kai, dopo aver deriso i poteri della sovrana, viene colpito da una scheggia di ghiaccio che lo rende “cieco” e lo fa diventare cattivo.
Solo il coraggio e la fedeltà di Gerda all’amico Kai riusciranno ad annullare il sortilegio della regina delle nevi e a far scogliere il ghiaccio che attenaglia il cuore di Kai.

Nella versione della Disney la vicenda ruota intorno alle due principesse di Arendelle: la città inventata dove è ambientata la storia.
Elsa, la futura regina delle nevi, manifesta fin dai primi minuti del film il suo talento nel creare, per la gioia della sorellina Anna, giochi con la neve e con il ghiaccio.
Anche in questo caso le due bambine crescono felici e spensierate, circondate dall’affetto dei loro cari e da amici immaginari come il pupazzo di neve Olaf, ma la felicità viene spezzata da un incidente che coinvolge le due sorelle e da una scheggia di ghiaccio che, inavvertitamente, colpisce Anna causandole una perdita parziale della memoria.
In seguito all’incidente, e vinta dai sensi di colpa, Elsa si chiude in se stessa e rifiuta ogni contatto con il mondo esterno e con la sorella verso cui dimostra atteggiamenti freddi e distanti anche nei momenti più drammatici.
Questo cambiamento causa, ovviamente, dolore e dispiacere ad Anna che, complice l’amnesia, non riesce a spiegarsi il cambiamento della sorella.

Nonostante coinvolgano due coppie di personaggi completamente diverse, entrambe le versioni sono unite da un leitmotiv e da un elemento che porta ad un cambiamento in uno dei due protagonisti.
Sia Kai che Anna vengono colpiti, anche se per ragioni differenti, da una scheggia di ghiaccio; tuttavia, se nella versione di Andersen è Kai a manifestare un cambiamento in seguito a questo episodio, nel lungometraggio Disney è Elsa a subire una trasformazione e ad allontanarsi dagli affetti per rinchiudersi in una prigione di ghiaccio e solitudine.

Il racconto di Andersen è, dopotutto, una favola e in quanto tale ha degli elementi che la caratterizzano e da cui è impossibile staccarsi senza tradire la natura della narrazione: Kai e Gerda sono i protagonisti impegnati nella lotta contro la cattiva Regina delle Nevi e la negatività di questo antagonista è ben delineata in modo da non confondere il pubblico a cui la favola si rivolge.
Il film della Disney, affrancandosi dalla narrazione classica, propone una versione della Regina delle Nevi differente in cui, la regina Elsa, è protagonista e antagonista di se stessa: una sottigliezza che può sfuggire ai più piccoli, ma non è passata innoservata agli occhi degli spettatori più maturi che hanno apprezzato il conflitto che caratterizza questo personaggio rendendolo, nei limiti del possibile trattandosi di un cartone animato, più umano: Elsa, e in un certo qual modo anche sua sorella Anna, rivoluzionano ulteriormente la visione della principessa Disney portando sul grande schermo donne forti e allo stesso tempo deboli, capaci tuttavia, grazie al sostegno degli affetti, di sfruttare le loro potenzialità al meglio.

La regina delle nevi
Quando Kai viene rapito dalla Regina delle Nevi, Gerda decide di affrontare un lungo e pericoloso viaggio verso il palazzo della Regina nella speranza di riuscire a scogliere il ghiaccio che si è formato intorno al cuore del suo migliore amico.
Ovviamente la piccola riesce nel suo intento e, con le sue lacrime, riesca ad annullare l’incantesimo.

Anche nella versione disneyana una delle protagoniste si imbarca in un pericoloso viaggio alla volta del temutissimo castello della Regina delle Nevi: si tratta di Anna che, decisa a riportare la sorella ad Arendelle, parte alla ricerca di Elsa inaugurando una lunga serie di incontri bizzarri e pericoli scampati in maniera grottesca.
Arrivata al confronto con la sorella, tuttavia, Anna non riesce a raggiungere il proprio scopo e, come se non bastasse la delusione di essere nuovamente abbandonata da Elsa, la ragazza viene colpita al cuore da una seconda scheggia di ghiaccio.

Accusata di aver ucciso la sorella e aver costretto Arendelle all’inverno eterno, Elsa viene arrestata e condannata a morte.
Il ghiaccio, che inizialmente circondava solamente la Regina delle Nevi, ha preso ormai il sopravvento e ogni cosa rischia di essere trasformata in un ghiacciolo.

Frattanto Anna, erronamente data per morta, non ha abbandonato i propri propositi e, sfidando un’ultima volta il potere ormai fuori controllo della sorella, compie un gesto di vero amore nei confronti di Elsa salvandola così non solo dalla morte, ma anche e sopratutto da se stessa.
Trasformata, per via della scheggia che l’ha colpita al cuore, in una statua di ghiaccio, Anna ha dato ad Elsa ciò che le serviva per riprendere il controllo della situazione e così, mentre la regina si lascia andare ad un pianto liberatorio, una lacrima cade sul cuore di Anna sciogliendo il ghiaccio e riportandola in vita.

Anche in questo caso sono evidenti le analogie con il racconto scritto da Andersen: Anna, come Gerda, si imbarca in un pericoloso viaggio, decisa ad affrontare la Regina delle Nevi e ad aiutare sua sorella Elsa che, esattamente come Kai, viene salvata solo da un gesto d’amore gratuito e puro.
Sempre come nella versione che vede protagonisti i piccolo Kai e Gerda, anche in questa versione l’incantesimo del ghiaccio viene sciolto con una lacrima.

Fatte queste considerazioni resta la domanda: Frozen è la storia de La Regina delle Nevi?
Rispetto ai classici Disney a cui eravamo abituati, in cui solo alcuni dettagli venivano modificati o del tutto cancellati per adattare le favole al grande schermo, Frozen ha riscritto la storia de La Regina delle Nevi e, coerente con la filosofia Disney, ha utilizzato l’animazione per mandare al pubblico messaggi ed insegnamenti coerenti con le tematiche e le sfide che la nostra società affronta quotidianamente.
La realizzazione delle donne (tema ripreso ed approfondito in Zootropolis (2016), la crescita personale e il confronto con se stessi e le proprie debolezze e capacità, il valore degli affetti, primo fra tutti la famiglia, sono solo alcuni dei temi su cui Frozen pone l’accento e che, in fondo, rendono meno gravi le vistose differenze con il bellissimo racconto di Andersen.

*Jo