Tancredi e Maria

20160422_190541Il 25 aprile è una giornata di grande festa per il popolo veneziano e per il Veneto. infatti non solo si ricorda la liberazione e la fine della dittatura nazifascista sul suolo italiano, ma si festeggia anche il patrono di Venezia, San Marco, ed una festa che potrebbe essere considerata una versione primaverile di San Valentino. Se in questo giorno vi capita di passeggiare per le calli che da Rialto portano a Piazza San Marco non solo potrete vedere un tripudio di bandiere con il leone alato, ma verrete sicuramente incuriositi dalle rose rosse che troverete in giro per la città o intrecciate tra le dita degli innamorati.

Quella del Bocolo (= bocciolo di rosa) è una tradizione le cui origini affondano nella tragedia.

Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio (il 14° secondo la tradizione), era follemente innamorata di Tancredi: un giovane di umili origini che ricambiava i sentimenti della giovane figlia del Doge. Il signore di Venezia non approvava tuttavia la relazione tra la sua nobile erede e Tancredi e per dimostrare il proprio valore il giovane innamorato decise di partire per la Spagna per provare nella lotta contro i Mori il proprio valore al Doge e a tutta la Serenissima. Tancredi si distinse nella battaglia e la sua fama si diffuse a macchia d’olio così come il suo prestigio, ma il fato decise di essere tiranno e il giovane rimase ferito  mortalmente nel corso di una battaglia. Cadendo il suo corpo finì tra i rovi di un roseto da cui lui colse, ormai privo di forze, un bocciolo di rosa rossa che si era sporcato con il suo sangue pregando l’amico Orlando di portarlo alla sua amata Maria come ultimo ed eterno dono d’amore per lei. Orlando fece come gli era stato chiesto e consegnò alla figlia del Doge il prezioso dono di morte e d’amore che Tancredi gli aveva affidato. Il 25 aprile Maria venne trovata morta nel proprio letto con stretto al petto il fiore che il suo amato le aveva mandato. Da allora, il 25 aprile la tradizione vuole che lo stesso omaggio venga ripetuto dagli innamorati perché ognuno possa esprimere liberamente i propri sentimenti per la persona amata.

*Jo

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Venezia: un’immagine da cartolina

E’ facile capire già dal titolo quale sia l’argomento che tratteremo in questo nuovo articolo dedicato a Venezia. La gondola è senza dubbio una delle immagini che meglio rappresentano la Serenissima ed è pressoché impossibile trovare una cartolina di Venezia senza l’immancabile imbarcazione affusolata e il suo fedele gondoliere. Attualmente la gondola è usata soprattutto come mezzo di trasporto per i turisti, ma le sue funzioni vanno da imbarcazione per il trasporto di merci e persone a vera e propria barca da competizione ed ogni anno nel Canale Grande si svolge una regata storica in cui si sfidano le rapide gondole e i loro allenati equipaggi.

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La storia della gondola è vecchia quasi quanto Venezia stessa e, in quanto imbarcazione tradizionale, il suo aspetto è mutato in armonia con i cambiamenti che hanno caratterizzato la storia di Venezia. Sapevate, per esempio, che la gondola non è sempre stata di quel color nero pece che ormai è celebre in tutto il mondo? Fu il Magistrato delle Pompe, un organo del governo veneziano, a decretare che queste imbarcazioni si vestissero come a lutto e da allora il nero è rimasto come colore ufficiale. Per anni gli storici sono stati concordi nell’affermare che questo decreto, fatto a cavallo tra il 1500 e il 1600, fosse davvero una sorta di lutto, un modo per la città di ricordare e commemorare le vittime della peste (tra cui il celebre pittore veneziano Tiziano). Ricerche più recenti hanno invece portato alla luce che la decisione del Magistrato delle Pompe di imporre il colore nero alle gondole, non fu per omaggiare i morti della pestilenza, ma per contenere l’eccessivo sfarzo e l’opulenza con cui i nobili agghindavano le loro imbarcazioni private, scopo del Magistrato delle Pompe, la cui influenza si fece più forte sotto l’inquisizione tra ‘500 e ‘600, era appunto quello di sorvegliare e legiferare sugli usi e i costumi del popolo veneziano, contenendo il più possibile l’eccesso degli aristocratici salvaguardando non solo il decoro della città, ma anche le anime dei veneziani dal peccato di superbia. Qualunque sia la verità, o comunque vi piaccia pensarla, dal 1500 la gondola non abbandonò più la sua veste nera e ancora oggi continua a sfoggiarla con orgoglio ed eleganza tra i canali di Venezia.

20160411_154434Altro fatto interessante, che ci racconta di un diverso impiego della gondola, è che inizialmente queste imbarcazioni erano coperte da una struttura chiamata felze che nascondeva i suoi passeggeri non solo dai freddi venti che si infilavano tra i canali, ma anche dagli sguardi indiscreti che potevano cercare di spiarli. Era una vera e propria piccola roulotte acquatica: una stanza essenziale, ben sigillata da piccole finestre corredate con veneziane e tendine, in cui si trovavano cuscini, specchi e tutto il necessario per trasformare la gondola in un piccolo salotto. Oggi questa copertura è stata rimossa perché, per quanto affascinante, limita la visuale del gondoliere rendendo la navigazione troppo pericolosa.

Ultima, ma non meno importante, caratteristica della gondola è  il pettine che gagliardo si staglia a prua: una specie di “S” da cui si dipartono delle linee asimmetriche. Questo ornamento caratteristico, amichevolmente chiamato fèro (ferro), rappresenta Venezia con i suoi sestieri, i canali e le isole. Il corpo centrale, sinuoso e largo, è il Canale Grande con il Ponte di Rialto e se guardate attentamente in alcune dovreste anche vedere un copricapo: è il corno del Doge, la corona anticamente portata dal signore di Venezia. Sotto questa lunetta, che sembra disegnare l’ansa di un canale, ci sono sei piccoli denti che rappresentano i sestieri di Venezia:  Cannareggio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Marco, San Polo. Il dente che solitario si staglia sull’altro lato della “S” rappresenta la Giudecca e, secondo le interpretazioni più recenti, Murano, Burano e Torcello.

Personalmente mi sento di consigliare un giro in gondola, cercando però i gondolieri che offrono questo servizio lontano dal Canal Grande e da San Marco: non solo avete maggiore possibilità di ottenere uno sconticino, ma avrete anche l’opportunità di scoprire una Venezia che non si può vedere passeggiando per le calle.

*Jo

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