Ghoul accovacciato numero otto

.: SINOSSI :.

Una storia che si muove agile e apparentemente leggera tra la commedia nera e dramma distopico. Tra Disneyworld e l’inferno, la comunità sotterranea narrata in “Ghoul accovacciato numero otto” vive in perenne stato di tensione, con le ferree regole che ne permettono la sopravvivenza ad arginare la sensazione di imminente catastrofe che accompagna l’esistenza dei suoi abitanti. In questo contesto Brian, stretto tra obblighi aziendali, rispetto della legge e un amore complicato, inizia a porsi qualche domanda di troppo. La scrittura delicata e incisiva di George Saunders esplora le contraddizioni del nostro presente, tra spinte autoritarie, non-sense sociali, e ineluttabili pulsioni umane in un racconto che porterà il lettore ad affacciarsi sul lato più oscuro del nostro complicato presente.

.: IL NOSTR GIUDIZIO :.

Ghoul accovacciato numero otto è un romanzo breve o, per meglio dire, un racconto lungo. Saunders, che abbiamo già conosciuto tramite la lettura di Volpe 8 (che ha poi con il numero 8 questo autore?), fa, in meno di cento pagine, una sapiente ed ironica critica alla società capitalista: il libro si legge in un soffio e, anche se lo stile è leggero, il lettore rimane affascinato da una storia che ha la stessa atmosfera di 1984 di Orwell.

Il racconto inizia con una sommaria descrizione del mondo: una specie di bunker che fa da casa-prigione per degli abitanti il cui lavoro allenarsi a recitare scene sempre uguali in attesa del giorno in cui verranno “dei visitatori da sopra”. Ghoul accovacciato numero otto è, a tutti gli effetti, una distopia che sembra basarsi a tratti sulle opere già citate di Orwell sia sul “mito della caverna” di Platone: il risultato è sorprendentemente interessante e tiene il lettore incollato alle pagine, soprattutto verso la fine.

Lo stile è molto schietto e genuino: la voce del narratore, si tratta di un romanzo in prima persona, è quella di una persona semplice, non particolarmente forbita e la scrittura riflette molto bene questa caratteristica. Le parole scelte sono le più semplici possibile e la costruzione della frase non ha, di per sé, niente di speciale: la semplicità però paga perché permette di comprendere meglio il carattere e l’ingenuità di un personaggio nato e cresciuto in mondo che lo vuole sia ingenuo che stupido. I personaggi, sebbene il libro sia molto breve, riescono ad esprimersi e presentano tutti delle particolarità che li rendono unici l’uno dall’altro: importante all’interno della trama sono i concetti generali di moralità ed etica che vengono più volte messi in discussione.

Il libro mi è effettivamente piaciuto molto: si tratta di un racconto che si legge in un soffio, diciamo forse mezza giornata di lettura e senza neanche troppo impegno, che però lascia effettivamente qualcosa. In particolare, è utile a riflettere sulla società in cui si vive: credo che uno dei pregi più grandi di questo libro sia che il lettore ha la possibilità di interpretare la storia a seconda delle proprie convinzioni e idee. Quel che è certo è che parla di libertà e del prezzo che questa può avere.
Il voto finale che sento di dare a questa storia è 8.5/10. Mi è piaciuto moltissimo ma avrei preferito più pagine, un approfondimento maggiore e, soprattutto, un narratore in terza persona.

*Volpe

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Radicalized. Quattro storie del futuro

.: SINOSSI :.

Cory Doctorow è uno dei grandi narratori del nostro prossimo futuro. Spietati e pieni di compassione, i quattro racconti che compongono Radicalized gettano uno sguardo implacabile sulle contraddizioni laceranti di quella stessa umanità che, nonostante tutto, potrebbe ancora salvarci.
Per esempio. Insegnare ai figli dei vicini come hackerare i loro elettrodomestici andati in blocco dopo il fallimento della casa produttrice può farti rischiare decine di anni di carcere. Oppure. L’American Eagle, il supereroe campione di verità e giustizia, si è accorto che la polizia ha l’abitudine di commettere abusi su persone innocenti, nascondere le prove e mentire al riguardo. E ancora. L’assicurazione sanitaria della moglie di Joe si rifiuta di pagarle nuove terapie. Joe comincia a passare sempre più tempo su un forum online e poco dopo iniziano gli attentati. Infine. Una fortezza nel deserto, attrezzata con cibo, armi e antibiotici. Trenta eletti che sopravvivranno al grande crollo e ne usciranno pronti a ricostruire. Perché loro sono quelli intelligenti. E niente può andare storto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Nei quattro racconti racchiusi in Radicalized, Doctorow esaspera alcuni problemi della società americana – ma per due di questi racconti potremmo dire semplicemente “società” – contemporanea portando davanti al lettore mondi diversi dal nostro ma perfettamente plausibili. A tratti, l’autore sembra volerci mettere in guardia da quello che potrebbe succedere se non agiamo ora, se non fermiamo una macchina che corre più in fretta di noi.
Mi sono sentita coinvolta dalla scrittura, semplice ed evocativa, e invogliata a continuare a leggere grazie ai temi trattati con sagacia e originalità: una pagina tirava l’altra e tutti i racconti finivano sempre troppo presto.
Per essere un po’ più completi, analizzerò brevemente i racconti uno per uno.

Il primo racconto, Pane non autorizzato, è una feroce critica al capitalismo. Nel mondo di Pane non autorizzato, più si è poveri più si è obbligati pagare per ciò che i ricchi hanno di diritto. La protagonista è Salima, una giovane immigrata. Dopo aver passato anni a lavorare come una schiava in un campo profughi in America, ha finalmente trovato un lavoro stabile e una casa tutta sua nella parte povera delle Dorchester Towers. Parte povera? Sì, un lato dell’edificio da cui si entra da una porta sul retro, in cui gli ascensori funzionano solo se gli inquilini “dall’altra parte” non ne hanno bisogno e in cui gli elettrodomestici ti obbligano a comprare prodotti autorizzati dalla ditta. Elettrodomestici che, come verrà chiarito nel racconto, neanche i produttori comprerebbero ritenendoli assolutamente degradanti.
Pane non autorizzato è il più lungo dei quattro racconti ed è sicuramente quello meglio strutturato, si ha la sensazione di avere tra le mani un romanzo breve più che un racconto lungo. L’adrenalina non manca, la trama è avvincente. Salima è un personaggio complesso che, nonostante sia dotato di un forte spirito di ribellione, è perfettamente consapevole delle conseguenze delle sue azioni. I suoi dubbi diventano facilmente quelli del lettore e il coinvolgimento è assicurato.

Minoranza Modello è un racconto incentrato sul razzismo. Sebbene ad una prima lettura il testo possa sembrare piuttosto semplice, ossia una storia in cui un supereroe alieno scopre che anche lui può diventare vittima di odio, Doctorow è stato bravo a nascondere più significati tra le pagine di Minoranza Modello. Il protagonista “Super” della storia è un personaggio che sbaglia moltissimo: Doctorow mostra come non siano sufficienti la buona volontà e il desiderio di fare del bene per essere nel giusto. Bisogna anche sapere come fare per essere di aiuto alla causa che si è presa a cuore e, soprattutto, bisogna lasciare guidare queste battaglie a chi combatte per se stesso.

Radicalizzati è il racconto più pesante e più difficile da digerire di tutta la raccolta. La moglie di Joe è malata di cancro, un cancro trattabile ma l’assicurazione sanitaria si rifiuta da pagare cure che ritiene troppo costaste e sperimentali. In pratica, l’assicurazione sanitaria di Joe la condanna a morte.
Le vicende del racconto portano Joe a trovarsi diviso tra l’amore che prova per la sua famiglia e la rabbia per quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria ingiustizia. Doctorow con questo racconto stuzzica la morale del lettore portandolo a chiedersi cosa farebbe lui se fosse nella stessa situazione di Joe. Bisogna avere uno stomaco di ferro per sopportare la lettura fino all’ultima sillaba. Chiaramente, qui Doctorow ha elaborato una pesante critica al sistema sanitario statunitense che, basandosi prettamente sul denaro, risulta particolarmente inefficiente.

La maschera della morte rossa, è l’ultimo racconto della raccolta e il più complicato da analizzare. In questo caso, Doctorow ci porta nella testa di un personaggio insopportabile nella sua boria e nel suo egocentrismo. Convinto che la fine del mondo arriverà presto e che il solo modo di salvarsi è chiudersi in un Bunker, Martin escogita un piano che sulla carta è assolutamente infallibile. Trenta tra le menti più brillanti di Phoenix (limitato come raggio d’indagine, non trovate?) si chiuderanno a Fort Doom pronti a ricominciare quando l’apocalisse sarà passata. La critica qui è più sottile: Doctorow invita chiunque si creda superiore agli altri a farsi un bel bagno di umiltà.

Do alla raccolta un bel 9/10, l’ho trovata una lettura stimolante anche se l’eccessivo ammontare di tecnicismi era, a tratti, fastidioso. Alcuni racconti avrebbero meritato di essere trasformati in romanzi brevi, un po’ come Doctorow ha fatto con Pane non autorizzato. Soprattutto, ho apprezzato che l’autore spinga a pensare e ragionare su temi importanti di attualità cui sia adulti sia adolescenti dovrebbero dare la giusta importanza. Per me è stata una lettura perfetta: ho alle spalle anni di studi di economia e politica con un focus abbastanza importante sull’immigrazione e la parità di genere, inoltre ho avuto modo di fare un tirocinio con una agenzia che si occupa di politiche della salute. Insomma ero proprio “sul pezzo” ed era difficile che questa raccolta non mi prendesse. Ho apprezzato il modo in cui Doctorow analizza il divario tra ricchi e poveri, il problema dell’immigrazione e le assurdità del sistema sanitario americano: ho trovato tra le sue parole assurdità a cui io stessa avevo fatto caso, solo che se le avessi scritte io non sarebbe uscito un libro così bello.
Non è un libro facile da leggere, non posso nemmeno dire che si legga “con piacere”. E’ un libro che, personalmente, ho amato ma è crudo e a tratti molto pesante: ammetto senza alcuna difficoltà che il racconto “Radicalizzati” mi ha messa a dura prova trattando un argomento che in questo momento mi colpisce da vicino. L’autore sviscera attentamente comportamenti e pensieri umani spingendo il lettore a chiedersi cosa deve fare per scampare al terribile destino che Doctorow ci riserva.
Ringrazio Oscar Vault per averci inviato la copia per la recensione.

*Volpe

“The Ballad of Songbirds and Snakes”: ritorno a Panem

Per i fan di Hunger Games è stato decisamente un bel Natale grazie alla Mondadori e alla sua decisione di ristampare l’intera trilogia dandole una veste completamente nuova e, a giudizio di chi scrive, decisamente accattivante.
Mentre la nota casa editrice nostrana ci regalava questa nuova edizione, oltre oceano notizie ancor più “succulente” hanno messo in allarme i lettori appassionati delle vicende di Katniss e dei ribelli di Panem, che possono inaugurare il nuovo calendario segnando un’uscita che molti, già dalla fine della saga cinematografica conclusasi nel 2015, attendevano.

Scholastic, la casa editrice statunitense che ha dato alle stampe i romanzi di Suzanne Collins, ha confermato per maggio 2020 l’uscita del nuovo romanzo dedicato ai distretti di Panem e alla loro storia.
Le prime indiscrezioni sulla trama di questo nuovo capitolo, intitolato The Ballad of Songbirds and Snakes, erano trapelate già a giugno scorso quando, in un comunicato, l’autrice si era così espressa parlando del libro a cui stava lavorando:

I fatti del romanzo si svolgeranno nei giorni bui dopo il fallimento di una rivolta a Panem. Con questo libro, ho voluto esplorare lo stato della natura, chi siamo e ciò che riteniamo necessario o meno per la nostra sopravvivenza. Il periodo di ricostruzione di dieci anni dopo la guerra, comunemente chiamato “Giorni Bui” – durante i quali il paese di Panem si rimette in piedi – fornirà ai personaggi un terreno fertile per affrontare queste domande e ridefinire così le proprie opinioni sull’umanità.

Questa dichiarazione conferma i rumors che avevano accompagnato l’uscita al cinema dell’ultimo capitolo della saga e, come auspicato dai lettori più appassionati, promette di far luce sugli eventi che hanno preceduto i fatti narrati nei tre romanzi della trilogia: Hunger Games, La ragazza di fuoco e Il canto della rivolta.

Un’anteprima della copertina è già disponibile negli store online dove il libro è prenotabile in lingua inglese e, dal punto di vista grafico, ricorda le copertine progettate per la primissima edizione italiana dei romanzi.
La ghiandaia imitatrice, simbolo della saga, torna a campeggiare sulla cover questa volta inserita in una composizione che suggerisce una trama più complessa di quelle a cui la prima trilogia ci ha abituato.
Il direttore artistico della Scholastic ha così descritto il suo concept:

Questa copertina fa un lavoro straordinario nel catturare il conflitto – sia interiore che esteriore – che si trova nel cuore di The Ballad of Songbirds and Snakes. La ghiandaia imitatrice è tornata, ma in una nuova prospettiva… molto coerente con la storia narrata da Suzanne Collins.

Al momento la Mondandori non ha previsto alcuna data per la versione italiana né si è sbilanciata su una possibile traduzione del titolo.

*Jo

La svastica sul sole

LA SVASTICA SUL SOLE

Autore: Philip K. Dick
Anno:  2014
Editore:  Fanucci Editore, 2014

.: SINOSSI :.

Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, mentre gli sconfitti sono protagonisti di piccoli e grandi eventi. E l’intera situazione è orchestrata da due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato sconfitto dagli Alleati…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo difficile tanto da leggere quanto da recensire. Una storia di fantapolitica che ci presenta uno scenario interessante su cui molti, almeno una volta nella vita, si sono soffermati a riflettere: cosa sarebbe successo se l’asse Roma Tokio Berlino avesse vinto la guerra?
Il risultato è, ovviamente, uno scenario distopico costellato da interi continenti distrutti insieme alle loro popolazioni, nuove e ardite forme di colonialismo, la lotta a qualsiasi forma di dissenso e, ovviamente, il perseguimento testardo della “questione ebraica”.
Il romanzo è ambientato sulla costa occidentale degli Stati Uniti d’America che, in seguito alla loro sconfitta, sono stati divisi tra i nazisti e i giapponesi che, nello specifico, controllano la parte occidentale del continente nordamericano.
I personaggi che affollano questo palcoscenico sono tanti, ognuno con una sua trama che si lega a quella degli altri in un ordito interessante ma reso un po’ complicato da nomi giapponesi che, di primo acchito, sembrano tutti uguali tra di loro.
Lo stile va di pari passo con l’intreccio e segue a volte i pensieri dei personaggi a volte quelli del narratore proponendo continui cambi fra la prima persona singolare e la terza, tra narratore interno ed esterno, tra passato e presente: un espediente interessante ma che risulta, a tratti, un po’ caotico così come i cambi di scena repentini che avvengono da un paragrafo all’altro senza un dovuto stacco.
Da germanista non ho apprezzato alcune traduzioni dal tedesco all’italiano e, ad essere sincera, ho trovato un po’ azzardata e poco pertinente la traduzione del titolo dell’opera The Man in the High Castle resa in italiano conLa svastica sul sole .
Trattandosi di un romanzo che si propone come un’ipotetica conseguenza della vittoria dei nazifascisti nella seconda guerra mondiale, avrei gradito qualche riferimento in più ai fatti che hanno costellato la storia mondiale tra il 1939 e il 1945 o, almeno, qualche spiegazione sul perché certi personaggi avessero subito una sorte diversa da quella che la storia ci ha tramandato.
Interessante anche se un po’ labile la correlazione tra l’Operazione Dente di Leone e l’Operazione Valchiria (colpo di stato avvenuto in Germania nel luglio del 1944): anche in questo caso un richiamo all’evento storico e un’eventuale spiegazione di questa fantomatica Operazione Dente di Leone, non avrebbe guastato.

Il mio giudizio è 7/10.
Un bel romanzo, interessante e stimolante per gli amanti della fantapolitica e della distopia, ma forse non uno dei migliori di Philip K. Dick.
I personaggi, molti e diversi tra di loro, sono caratterizzati velocemente e anche un po’ grossolanamente il che li rende, a tratti, semplicemente odiosi come nel caso della protagonista femminile.
I continui riferimenti alla cultura cinese e giapponese potevano essere spiegati con qualche nota in più in modo da rendere maggiormente partecipe anche chi non è particolarmente ferrato sull’argomento.
La conclusione del romanzo lascia aperti parecchi interrogativi e sviluppi e lascia presagire che ci debba essere almeno un secondo capitolo volto a dare soluzione ad alcune delle questioni presentate nelle ultime pagine del libro.
Parallelismo interessante, ma questa è una mia personalissima interpretazione, è il fatto che mentre il lettore legge un romanzo in cui i nazifascisti hanno vinto la guerra, i protagonisti leggano un romanzo in cui l’Asse ha perso la guerra: quasi un gioco degli specchi o di finestre in cui il mondo del lettore e quello dei protagonisti si affacciano vicendevolmente sondando due finali alternativi di un’unica storia.
A chi consiglio questo romanzo? Sicuramente agli amanti di Philip K. Dick, a chi adora la fantapolitica e i romanzi distopici costellati da intrighi e giochi di potere.
Consiglio il romanzo anche e soprattutto a chi si è limitato a guardare la serie tv, The Man in the High Castle , prodotta di recente che, nonostante mantenga gran parte dei nomi non che il titolo originale dell’opera di Philip K. Dick, è solo molto lontanamente ispirata a qualche elemento presente nel romanzo.

* Jo

La strada

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LA STRADA

Autore: Cormac McCarthy
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2006

.: SINOSSI :.

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c’è storia e non c’è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all’olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d’infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l’uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d’acqua grigia, senza neppure l’odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il romanzo mi aveva attirato per la trama e per le prime righe: mi aspettavo un romanzo pieno di significato, filosofico, che avesse qualcosa da dire riguardo la vita le sue ingiustizie e le speranze che ci regala. Al contrario, sono estremamente confusa, diciamo pure delusa.
Io non sono solita abbandonare i libri a metà, ma questa volta è stato estremamente difficile arrivare fino in fondo: dopo un centinaio di pagine, il romanzo ha cominciato a svolgersi sempre uguale scadendo in una monotonia grigia quanto i paesaggi descritti dall’autore.
Analizzando lo stile, McCarthy è bravissimo a creare descrizioni che lasciano il lettore ammaliato: i paesaggi si costruiscono lentamente seguendo gli occhi e l’animo del padre e del bambino che attraversano una strada infinita verso non si sa dove. Non usa i segni di punteggiatura per il dialogo, ma essendoci solo due personaggi, è piuttosto bravo a far sempre capire chi stia parlando: spesso i personaggi sono connotati con frasi che gli restano attaccate addosso e non li lasciano più andare.
Nonostante la oggettiva bellezza del testo, non sono affatto riuscita a capita quale fosse il senso del romanzo: che la vita fa schifo e siamo tutti destinati a galleggiare in un grigio senza fine? Che roviniamo il mondo con i nostri consumi sfrenati, i nostri sprechi, e che presto la nostra vanità ci porterà alla rovina? Che è sempre giusto proteggere ciò che c’è di più caro al mondo, la bontà, qualsiasi sia il prezzo da pagare? Che alla fine la speranza è la sola cosa che conta e che resterà con noi per sempre, anche quando tutto è perduto?
Tutte queste domande sono state toccate a mala pena dall’autore che ha preferito soffermarsi a darci una risposta nelle ultime quattro pagine rendendole meravigliose.
Sì, il finale del romanzo è stato quello che più ho apprezzato, commuovente e dolce, delicato come un fiore nato prematuro in pieno inverno.
Peccato solo non sia arrivato cento pagine prima: dopo infinite ripetizioni e pagine tutte simili tra loro per contenuto, è stato sì un sospiro di sollievo, ma non è detto che tutti ci arriveranno.

In sostanza, do al romanzo un 7/10, per quanto io abbia apprezzato la scrittura, mancava decisamente una adeguata introspezione dei personaggi e a tratti sembrava che in realtà McCarthy non avesse niente da dire.

*Volpe

Maze Runner – Il Labirinto

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MAZE RUNNER -IL LABIRINTO

Autore: James Dashner
Casa editrice: Fanucci editore
Anno: 2009

.: SINOSSI :.

Quando Thomas si risveglia, le porte dell’ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio delimitato da invalicabili mura. L’unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l’organizzazione di una società in cui vigono rigorose regole per mantenere l’ordine, e ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore. Il mistero si infittisce quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza che porta con sé un messaggio che non lascia alternative se non la fuga. Ma il Labirinto sembra essere inespugnabile… e potrebbe rivelarsi una trappola mortale.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un buon libro per ragazzi, pieno di adrenalina ed avventura.
La trama di Maze Runner – Il labirinto è complicata e piena di intricatissimi colpi di scena: purtroppo non è spiegata alla perfezione, probabilmente per fare in modo che il lettore e il protagonista, Thomas, proseguano di pari passo nella scoperta di un modo che si mostra sempre più inquietante.
Il romanzo è, di per sé, interessante, tuttavia trovo tratti temi pesanti in modo molto superficiale cercando appunto di adattarsi ad un pubblico di giovani lettori.
I personaggi sono ragazzini prodigio in tutto e per tutto e, a volte, rasentano l’assurdità. Naturalmente, come in ogni Young Adult che si rispetti, il più assurdo è proprio Thomas, il protagonista di questa serie: è sostanzialmente l’eletto e, sebbene tutto sembri sempre avvenire a causa sua, i personaggi tendono a rispettare la sua presenza e tenerlo in considerazione più di chiunque altro.
La parte più strana è lo stile, specie quando si tratta dei dialoghi: i ragazzi che arrivano alla radura hanno perso la memoria eppure hanno una perfetta capacità di linguaggio, sanno riconoscere le cose e organizzare una nuova civiltà da zero. Perfetto, in realtà nessun problema, se non fosse che sembrano essersi dimenticati come si pronunciano alcune parole o quali siano le più corrette da usare: così, in mezzo alle frasi grammaticalmente perfette dei ragazzi compaiono parole quali “medicali” al posto di medici, “splof” al posto di merda (forse qui era un tentativo di censurare una parolaccia), “faccemorte” al posto di cimitero, e altre cose simili che, alla lunga, fanno alzare un sopracciglio. Spesso usano anche termini gergali quali “Pive” o “Fagio” (diminutivi per “Pivello” e “fagiolo”, comprensibilmente attribuiti al nuovo arrivato), il che va bene trattandosi di ragazzi giovani in cerca di una identità. Non so come sia stato gestito dall’autore in lingua originale, ma in italiano aveva un che di ridicolo: sarebbe stato meglio se i giovani avessero inventato da zero una lingua apposta per loro.

In sostanza, riassumendo il mio parere: la trama del romanzo regge, è bella, interessane e coinvolgente. I personaggi non reggono perchè sono troppo giovani: stesso romanzo con personaggi più adulti avrebbe avuto un fascino diverso ai miei occhi. Mi rendo conto che, probabilmente, non avrebbe avuto la stessa presa sul pubblico.
Il mio voto è 7.5/10, lo consiglio a lettori giovani che sicuramente si sentiranno incredibilmente coinvolti e penseranno che io, di letteratura, non ci capisco una cippa.
E va benissimo così 😉

*Volpe

Novità sullo scaffale – Giugno 2017

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L’arrivo dell’estate porta con sé molte novità anche in fatto di letteratura: come ogni mese, siamo qui per presentarvi le uscite librose più importanti.

Buona lettura!

NARRATIVA STRANIERA

“Il ministero della suprema felicità” di Anundhati Roy:  Anjum, nuova incarnazione di Aftab, srotola un consunto tappeto persiano nel cimitero cittadino che ha eletto a propria dimora. Dopo di che incontriamo l’incorreggibile Saddam Hussain, l’inquieta Tilo e i tre uomini che l’hanno amata: tra loro Musa, il cui destino è indissolubilmente intrecciato al suo, con la stessa forza con la quale le loro mani si stringono fin da quando erano ragazzi. Il padrone di casa di Tilo, un altro dei suoi innamorati, è adesso un agente dei servizi segreti di stanza a Kabul. E accanto a loro le due Miss Jebeen: la prima nata a Srinagar e sepolta, a soli quattro anni, nell’affollato Cimitero dei Martiri della città kashmira; la seconda apparsa a mezzanotte, in una culla di rifiuti, su un marciapiede di New Delhi. Dolente storia d’amore e insieme vibrante protesta, Il ministero della suprema felicità si snoda tra sussurri e grida, tra lacrime e qualche risata. I suoi eroi, spezzati dalla realtà in cui vivono, si salvano grazie a una cura fatta di gesti d’amore e di speranza. Ed è per questa ragione che, malgrado la loro fragilità, non si arrendono. Questa storia profondamente umana reinventa ciò che un romanzo può fare e può essere, e riafferma ad ogni pagina le doti narrative di Arundhati Roy.

“La bambina che ascoltava i fiori” di Stephanie Knipper: Sono passati dieci anni da quando Lily se n’è andata di casa, dieci anni in cui ha cercato di fuggire dal passato e dalle responsabilità che non era pronta ad affrontare. Ma adesso è venuto il momento di tornare: Rose, sua sorella, è malata e ha bisogno che lei si prenda cura di Antoinette, la figlia di dieci anni. Non appena la incontra, Lily capisce che pure Antoinette fugge. Fugge dalle carezze di sua madre, dalle parole che non riesce a dire, dal mondo che la spaventa e la confonde. E si nasconde tra i fiori. Il vivaio di famiglia è per Antoinette l’unico luogo in cui sentirsi protetta e in pace. Perché i fiori non abbracciano e non chiedono. I fiori non hanno voce, proprio come lei. Eppure a poco a poco Lily si rende conto che, dietro il suo silenzio, Antoinette custodisce un dono straordinario: le basta un tocco per ridare vita a un fiore appassito, e per curare una persona. Solo che quel dono ha un prezzo: tutta la sofferenza che toglie agli altri, Antoinette la prende su di sé. Per questo Rose non vuole essere guarita, e per questo chiede a Lily di aiutarla a mantenere il segreto. E, di fronte a quella bambina così speciale, per la prima volta nella vita Lily sente di non poter più fuggire. Perché il suo posto è con Antoinette. Qualunque siano le conseguenze…

“La ragazza italiana” di Lucinda Riley: Napoli, 1966. Rosanna Menici è una bambina con un dono speciale: una voce straordinaria in grado di incantare chiunque la ascolti. Il suo talento viene subito notato dal giovane Roberto Rossini, brillante studente della Scala di Milano, che durante una visita a Napoli incoraggia la famiglia Menici a coltivare le doti di Rosanna, presentandola a uno dei grandi maestri della lirica. Un incontro, quello tra Roberto e Rosanna, che segnerà per sempre il loro destino. Milano, 1973. Rosanna, giovane donna sensibile e appassionata, ha finalmente realizzato il sogno di essere ammessa alla Scala di Milano. Inizia un periodo inebriante: il ritmo della metropoli, le estenuanti prove di canto, i primi gloriosi passi sul palcoscenico. E sarà proprio qui che i destini di Rosanna e Roberto si incroceranno di nuovo. Affascinata e spaventata da quell’uomo carismatico e sfuggente, sempre circondato da donne bellissime e acclamato nei teatri di tutto il mondo, Rosanna finisce per essere travolta da un sentimento potente e inarrestabile. Ma un segreto nascosto nel passato di Roberto e le oscure trame di una donna senza scrupoli minacciano il sogno d’amore di Rossana, e con questo anche la sua carriera e la sua vita…

“Another World” di Banana Yoshimoto:  Kataoka Noni è la figlia di Shizukuishi e ha due papà, Kaede e Kataoka. In “Another World”, capitolo conclusivo della quadrilogia “Il Regno”, il percorso di crescita di Shizukuishi è ormai compiuto… Ambientata tra Mykonos, Okinawa e Tokyo, la storia di Noni è la chiusura di un cerchio: torna la forza delle piante e delle pietre, l’amore della natura e quello, complesso e ingovernabile, tra gli esseri umani, il confronto con la morte e l’abbandono.

“Il silenzio della pioggia d’estate” di Dinah Jefferis: 1930, Rajputana, India. Dopo la morte del marito, un giovane fotoreporter, Eliza è rimasta sola. A tenerle compagnia c’è soltanto la sua macchina fotografica. La solitudine viene un giorno interrotta da un incarico: il Governo britannico decide di inviarla in uno sfarzoso stato indiano per fotografare la famiglia reale. Ed Eliza è determinata a sfruttare la situazione per farsi un nome. Quando arriva al palazzo, conosce il fratello del principe, Jay, un ragazzo giovane e affascinante. Uniti dal desiderio di migliorare le condizioni della popolazione locale, Jay ed Eliza scoprono di avere più cose in comune di quello che pensano. Eppure la società e le loro famiglie la pensano diversamente. E questo li costringerà a una scelta: fare ciò che tutti si aspettano da loro oppure seguire ciò che dice il cuore.

NARRATIVA ITALIANA

“Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui: Un discreto mutuo per un bilocale in centro, un bel lavoro da editor in un grande gruppo editoriale, una fidanzata di lungo corso, il progetto di un figlio… Per Franz, 36 anni, la vita, almeno sulla carta, sembrerebbe avviata sui binari giusti. Un vero peccato scoprire una mattina che Lucia in realtà sta prendendo la pillola e che il suo capo lo licenzia perché ha rifiutato un romanzo erotico che sta facendo la fortuna della concorrenza. Di punto in bianco Franz si ritrova con una vita tutta da reinventare. Unica àncora di salvezza: la passione per la cucina. Da ghostwriter a ghostchef in casa di amici? Anzi, per la precisione, di una nuova amica, Camilla, che vive sola con suo figlio di undici anni e che sul comodino tiene proprio il romanzo erotico che gli è costato il posto. Ma proprio quando le cose sembrano sul punto di raddrizzarsi, un altro colpo di scena rischia di far saltare completamente i piani di Franz…

YOUNG ADULT

“Il giorno della vendetta. Wolf vol. 2” di Ryan Graduin: È il 1956 e il mondo è in fermento: dopo decenni di dominio assoluto, Hitler è stato assassinato e la Resistenza è pronta a prendere le armi. A innescare la scintilla è stata Yael, la ragazza dagli straordinari poteri mutaforma, miracolosamente sopravvissuta al campo di concentramento. È solo grazie al suo coraggio se il Nuovo Ordine ha le ore contate. O almeno così tutti credono. Ma la verità è molto più complicata di come appare, e le conseguenze di quanto è accaduto sono devastanti. Ora Yael è in fuga in territorio nemico. Non è sola, però. Insieme a lei ci sono Luka e Felix, i due ragazzi che ha dovuto tradire per portare a termine la sua missione e che adesso vuole proteggere a ogni costo. Ed è nel bel mezzo del caos che il passato e il futuro di Yael si scontrano, obbligandola a fare i conti con i propri sentimenti. Odio e amore, vendetta e perdono. Scegliere non è facile, soprattutto quando sul piatto della bilancia ci sono da un lato il destino del mondo intero e dall’altro la vita di chi ama. Quale sarà la scelta di Yael? Vita o morte? La conclusione della saga di Ryan Graudin, iniziata con “La ragazza che sfidò il destino”.

“Time Deal” di Leonardo Patrignani: Nessuno ne conosce gli effetti collaterali, solo qualcuno immagina quali possano essere le conseguenze morali e sociali di questo farmaco. Ben presto, la città si spacca in due: da una parte chi insegue ciecamente il sogno della vita eterna, dall’altra chi invece si rifiuta di manipolare la propria esistenza e preferisce invecchiare secondo natura. Julian è tra questi ultimi. Ma la sua ragazza Aileen non ha avuto scelta: figlia di un noto avvocato, che finanzia da sempre la casa farmaceutica del Time Deal, è stata sottoposta al trattamento. Finché qualcosa va storto. Aileen inizia ad accusare disturbi della memoria, e poi sparisce nel nulla. Julian però è disposto a tutto pur di ritrovarla. E a far luce sugli effetti collaterali del Time Deal.

NOIR/THRILLER

“Il caso Fitzgerald” di John Grisham: È notte fonda quando una banda di ladri specializzati in furti d’arte riesce a penetrare nel caveau della Princeton University rubando cinque preziosissimi manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, assicurati per venticinque milioni di dollari. Sembrerebbe un’operazione audace e impeccabile se non fosse per una piccola traccia lasciata da uno dei malviventi. Basandosi su quell’unico indizio l’FBI parte immediatamente alla caccia dei ladri e della refurtiva, impresa che si rivela molto difficile. Ma chi può avere commissionato un furto così clamoroso? C’è un mandante o si tratta di un’iniziativa autonoma? Bruce Cable è un noto e chiacchierato libraio indipendente, appassionato di libri antichi che commercia in manoscritti rari. La sua libreria si trova a Camino Island, in Florida, ed è un punto di ritrovo per gli amanti della lettura. Molti scrittori vi fanno tappa volentieri durante i loro tour promozionali. Forse lui sa qualcosa in merito a questa vicenda? Mercer Mann è una giovane scrittrice che conosce bene quell’isola, dove era solita trascorrere le vacanze con la nonna quando era bambina. Ora è rimasta senza lavoro ed è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo che non riesce proprio a scrivere. Chi meglio di lei può essere ingaggiata per indagare da vicino senza destare sospetti sulle misteriose attività di Bruce?

“La strega” di Camilla Lackberg: Trent’anni prima, quando era ancora una ragazzina, Marie e la sua amica del cuore erano state accusate di aver ucciso la piccola Stella, una bambina di appena quattro anni, la cui morte aveva profondamente scosso l’intera comunità. Quando alle porte di Fjällbacka, dove ora riecheggiano i suoni dell’estate, un’altra bambina scompare misteriosamente nelle stesse circostanze, il ricordo di quei drammatici eventi riaffiora con forza. Può davvero essere una coincidenza? Per capire se esiste un collegamento tra passato e presente, Patrik Hedström e la sua squadra devono disseppellire verità taciute per lunghi anni. Ed Erica, che al caso Stella lavora già da un po’, ha intenzione di fare di tutto per aiutare la polizia, mettendo a disposizione la sua principale abilità: quella di scavare a fondo nei vecchi casi di omicidio, cercando di scoprire che cos’è realmente accaduto e, soprattutto, perché. Intanto, intorno a loro cresce la paura, paura dell’ignoto e del diverso, che esaspera il clima di sospetto e alimenta un odio che arde come fuoco. In una rinnovata caccia alle streghe, quella stessa terra che secoli prima era stata illuminata da innumerevoli roghi, innalzati in nome di una folle lotta contro il demonio, minaccia di bruciare ancora, e di perdersi in un’immensa oscurità.

“Sei storie della casa di ringhiera” Francesco Recami: Protagonisti sono gli abitanti della casa di ringhiera: innanzitutto il pensionato Amedeo Consonni, ex tappezziere, vedovo, collezionista di casi di cronaca nera; è lui «l’investigatore», un po’ pasticcione, ma sagace e i misteri da risolvere sono tanti in quella casa, almeno uno per ognuna delle infelicità chiuse in quegli appartamenti. Vi sono poi la professoressa in pensione Angela Mattioli, forte di carattere e tenera con Amedeo con cui ha una altalenante relazione; l’anziano Luis De Angelis, ex taxista che vive in funzione della sua fiammante BMW; la signorina Mattei-Ferri, una ficcanaso che passa le giornate a spiare gli inquilini; il signor Claudio, abbandonato dalla moglie perché alcolista; i fratellini Gianmarco e Margherita, genialmente pericolosi. Ma l’autentica protagonista è proprio lei, la casa di ringhiera, con il suo cortile movimentato, le cantine buie e misteriose, i ballatoi, le scale, le finestre dagli occhi lunghi. Quasi dotata di una propria personalità la casa muove i fili degli abitanti e ne determina i destini. A metà tra giallo classico e dissacrante commedia degli equivoci, i racconti si snodano fra trame ingegnose in una giostra di coincidenze e fraintendimenti che Recami sa come far girare.

NARRATIVA FANTARY

“Beren e Luthien” di J.R.R. Tolkien: Lui mortale, lei immortale, divisi dalla razza, uniti dalla passione e dalla tenacia: il padre di Lúthien si rifiutò di concedere a Beren la mano della figlia, ma ben sapeva di non poter contrastare per sempre i due innamorati. Così sfidò l’umano a portargli uno dei Silmaril della Corona di Morgoth, promettendogli in cambio la sua benedizione. Una missione impossibile che invece riuscì. Beren, ferito a morte, fu poi salvato in extremis, e Lúthien rinunciò all’immortalità per essere sua pari. In questo volume Christopher Tolkien ha cercato di estrapolare la storia di Beren e Lúthien dal contesto più ampio in cui era contenuta; ma il racconto ha subito cambiamenti e si è evoluto man mano che l’orizzonte della Terra di Mezzo si è allargato. Per mostrare la vitalità di questo nucleo narrativo il curatore ha scelto di raccontarla attraverso le parole di suo padre prima nella sua forma originale e poi in passaggi di prosa e di poesia appartenenti a testi posteriori: qui insieme per la prima volta, tutti contribuiscono a rivelarne l’immediatezza.

NARRATIVA DISTOPICA

“Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood: In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

NARRATIVA ROSA

“Non avrai segreti” di Penelope Ward: Sin dal loro primo incontro, l’attrazione tra Elec e Greta è irresistibile. Ma se lei è dolce e gentile, lui si comporta in modo stranamente scontroso e aggressivo.
Greta però non riesce a smettere di cercarlo: è sicura che sotto quella corazza di tatuaggi e muscoli lui nasconda un cuore tenero e che, dietro il suo sguardo glaciale, ci sia un desiderio feroce, capace di portarla all’estasi. Quando finalmente Greta riesce a conquistarlo, provando sensazioni a lei sconosciute sino a quel momento, una questione famigliare costringe Elec a tornare in California… Dopo sette anni, Elec e Greta s’incontrano ancora. Lei si è ricostruita una vita, mettendo da parte i sentimenti che l’hanno tenuta a lungo legata a lui. Lui ha una nuova compagna di cui sembra essere sinceramente innamorato. Ma è davvero tutto cambiato? Quando un brivido le percorre la schiena, Greta ha un cattivo presentimento: il suo cuore sta per spezzarsi ancora…

2084: LA FINE DEL MONDO

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2084: LA FINE DEL MONDO

Autore: Boualem Sansal
Casa Editrice: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.

Nel 2084 si estende, su una buona parte del mondo, la grande potenza dell’Abistan, dove si parla l’abilang, una nuova lingua che ha soppiantato tutte le lingue precedenti, considerate stolti idiomi di non-credenti. Il nuovo dominio è sorto da una «Grande Guerra» contro la «miscredenza » e la sua pretesa di non sottomettersi alla volontà di Yölah e del suo rappresentante in terra, il profeta Abi. Nell’Abistan arte, pensiero, letteratura sono considerate attività corrotte di civiltà decadenti e atee. L’unica norma fondamentale è l’obbedienza a Yölah. Frustate, lapidazioni, esecuzioni negli stadi spettano a chiunque trasgredisca tale semplice norma. Dubbi, domande, riflessioni sono vietate, e ovunque risuona il grido di guerra dell’esercito di Yölah: «Andiamo a morire per vivere felici!».
Dopo due lunghi anni di assenza e un altrettanto lungo periodo trascorso in un sanatorio arroccato su una montagna per curare la sua tubercolosi, Ati ritorna alla propria città natale, Qodsabad. Per la prima volta nella sua vita comincia a essere assalito da dubbi e paure… E se fosse possibile dire di no? Se fosse possibile varcare la frontiera proibita dietro la quale sopravvive un altro mondo?
Ispirato alla celebre opera di George Orwell 1984, 2084. La fine del mondo, narra di un mondo futuro dove tutti gli incubi del presente sembrano realizzati nella forma di una terribile teocrazia totalitaria.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Cos’è la libertà? Cosa sono la verità e il libero arbitrio?
Nell’Abistan, uno stato, qualcuno direbbe un mondo, governato da una ferrea dittatura a stampo religioso, non esiste una risposta a queste domande.
Nessuno può pensare, la lingua stessa non permette altro che sottomettersi: ogni parola contiene riferimenti a Yolah, ossia Dio, ad Abi, il suo profeta e pastore dalla vita eterna, o al Gkabul, il libro sacro scritto da Abi in persona.
Si segue il viaggio di Ati, un uomo semplice che guarito dalla tubercolosi comincia a scoprire che il mondo non è come credeva, che le verità sono nascoste sotto fitte reti di bugie.
Il suo unico scopo è capire, capire ed imparare che cos’è il mondo, cosa nasconde e soprattutto che cos’è la libertà. Non ha alcuna intenzione di ribellarsi e non lo farà mai, ma la sua sete di conoscenza lo porterà a fare scoperte che potrebbero mettere a rischio l’intero sistema.
Un libro pieno di riflessioni filosofiche su cosa siano la vita, la libertà, la sottomissione, la lingua e la verità condito con descrizioni magnifiche di un futuro non troppo lontano in cui la nostra civiltà è stata annienta da guerre e dove la legge unica del Gkabul ha preso piede.
L’ho adorato per la sua profondità e al contempo semplicità, è stato come viaggiare nell’anima di un addormentato che, all’improvviso, si accorge di potersi svegliare e diventa curioso come un bambino. Curioso come tutti siamo.
Ottimo per chi ama le distopie vecchio stampo, il contenuto del libro non ha niente a che vedere con “Hunger Games” o “Divergent”, non ci sono eroi in questo romanzo, non ci sono personaggi completamente buoni e, in certi casi, si può dire che le presenze non abbiano alcuna personalità.
L’autore ha fatto, secondo me, un lavoro magistrale nel descrivere come il totalitarismo sia in grado di attaccarsi alla mente delle persone e non lasci loro spazio per nulla.
Ati è, per me, l’emblema dell’uomo che trova se stesso nonostante le menzogne da cui è circondato. Un libro veramente spettacolare sotto ogni punto di vista.

Per me questo romanzo vale 10/10.
Lo consiglio a chi ha tempo e voglia di un libro con pochissimi dialoghi ma grandi riflessioni e grande filosofia. Lo consiglio a chi ha voglia di capire se stesso, magari, e i pericoli che si nascondono dietro certi comportamenti della società odierna.
Lo sconsiglio a chi non ama descrizioni troppo lunghe (è fatto quasi solo di descrizioni).

*Volpe

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

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LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

Autore: George Orwell
Casa Editrice: Oscar mondadori
Anno di pubblicazione: 1945

.:SINOSSI:.

Gli animali di una fattoria, stanchi dei continui soprusi degli esseri umani, decidono di ribellarsi e, dopo aver cacciato il proprietario, tentano di creare u nuovo ordine fondato sul concetto utopitico di uguaglianza. Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con l’astuzia, la cupidigia e l’egoismo che li contraddistinguono si impongono in modo prepotente e rieannico sugli altri animali più docili e semplici d’animo.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Anche questo è un libro che mi avevano dato da leggere a scuola ma che, purtroppo, al tempo, a causa anche di uno studio della storia poco approfondito, non avevo affatto capito.
Orwell si destreggia molto bene e con esempi lampanti nella spiegazione di ciò che è stata la rivoluzione comunista nella Russia di fine ottocento. Ci da un quadro storico piuttosto preciso, rendendo bene l’idea anche di come devono essersi sentiti i comuni cittadini al vedere la rivoluzione, per loro alto simbolo di libertà, trasformarsi piano piano nello stesso identico regime a causa del quale si erano ribellati.
E’ stato quasi straziante leggerne il finale e vedere che piano piano la bellezza di un’ideale si tramutava in orrore. Una vera e propria distopia.
Trovo che sia un classico senza tempo che insegna un po’ di storia e, soprattutto, a diffidare di chi parla bene ma pretende che le sue parole diventino verità solo grazie alle nostre azioni.

Il voto è 10/10 e, anche qui, il mio coniglio è di leggere questo libro in un momento della propria vita in cui ci si sente “pronti” a riceverlo e a comprenderlo fino in fondo.

*Volpe

FAHRENHEIT 451

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FAHRENHEIT 451

Autore: Ray Bradbury
Casa editrice: Oscar Mondadori

.:SINOSSI:.

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati: a bruciare è la carta stampata. In una società in cui leggere e possedere libri è reato, riusciranno almeno le parole a salvarsi dai roghi del potere? Non è pura e semplice fantascienza, quella di Ray Bradbury. Il suo è un futuro che parla al presente.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Come scritto anche nella brevissima, ma efficace, sinossi: è un libro non distopico, non di fantascienza, ma che parla al presente.
Si narra di una società rumorosa, veloce, senza un vero e proprio significato che tende a tenere sempre la vita delle persone occupata e bombardata da informazioni, senza contenuto, divulgate da televisori che occupano intere pareti.
In questa società, appunto, i libri sono proibiti. Non è permesso leggere se non alcune cose scritte da coloro che governano quel sistema e qualsiasi libro non approvato è totalmente illegale tanto che viene immediatamente bruciato dai pompieri, se ritrovato in una casa, e il propietario imprigionato. Il perché accada questa follia sistemica è chiaro fin da subito: le persone devono essere uguali e i libri, invece, rendono le persone diverse, disuguali in un certo senso, ed essere disuguali non rende felici mentre l’uguaglianza donata dall’ignoranza è in grado di donare serenità ai cuori di tutti.
Sinceramente, ho trovato molta attualità in questo libro che mostra una società in cui a dominare non è la cultura ma la discultura regalata da quei programmi televisivi che bombardano i protagonisti dalla mattina alla sera, molto simili ai reality show di oggigiorno quali il grande fratello (il cui richiamo al libro “1984” di Orwell è agghiacciante ma sembra non turbare gli spettatori o i partecipanti) o programmi simili che, oggettivamente, non trasmettono nulla se non la possibilità di riempire il tempo libero sottraendolo, magari, alla lettura di un libro.

Il voto è 10/10 e non c’è una categoria a cui non consiglierei questo libro: penso che chiunque, arrivato all’età giusta per capirne il vero significato (la quale può variare e non sta a me deciderlo), dovrebbe leggere questo testo quasi illuminante.

*Volpe