Natale sullo scaffale

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Dai grandi classici a letture più contemporanee, ecco alcuni libri che potrebbero rendere la sua magia ancora più speciale e farla durare più a lungo!
Natale è un momento di gioia e condivisione, vi invitiamo quindi a non leggere da soli!

Buona lettura!

CLASSICI per grandi e piccini

“Canto di Natale” di Charles Dickens: Classicone della letteratura natalizia, chi non si è mai approcciato a questo racconto? Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Una riflessione sull’equilibrio difficile fra il presente, il passato e il futuro. Una denuncia dello sfruttamento minorile e dell’analfabetismo. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge – personaggio che servirà da modello per il Paperon de’ Paperoni disneyano – che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che farà di lui uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Questo piccolo, amatissimo libro è un un’opera immortale, capace di mantenere inalterata nel tempo la fragranza della propria magia e del proprio spirito. Lo spirito del Natale, dell’infanzia, di ciò che è buono e rassicurante, ma anche prezioso abbastanza da volerlo proteggere a ogni costo.

“I Racconti di Natale” di Charles Dickens: Scritti tra il 1843 e il 1848, i “Racconti di Natale” costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l’autore svela l’altra faccia del mito del progresso, ritraendo l’Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all’intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall’agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.

“La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl: Un bel giorno la fabbrica di cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi bastante per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà il padrone. Chi sarà il fortunato?

ADATTAMENTI

“Canto di Natale” di Geronimo Stilton: Ebenezer Scrooge è un avido uomo d’affari, che pensa solo al denaro e non sopporta l’allegria del Natale. Per lui è solo una perdita di tempo! Ma proprio la notte della vigilia, tre spiriti gli faranno visita, costringendolo a riflettere sul suo comportamento… Un classico della letteratura liberamente adattato da Geronimo Stilton. Ricco di tantissime illustrazioni a colori!

NARRATIVA CONTEMPORANEA

“Fuga dal Natale” di John Grisham: Luther e Nora Krank sono un’affiatata coppia di mezza età, abituata a vivere secondo le tradizioni. Quando però la loro unica figlia, Blair, decide di partire come volontaria per il Sudamerica, un pensiero un po’ folle, ma via via sempre più concreto, si insinua in loro: che senso ha trascorrere il Natale senza Blair? E se lo saltassero? I due decidono concordemente di rinunciare ai costosi e inutili festeggiamenti di Natale per concedersi una bella crociera ai Caraibi. Ma i poveri Krank vengono presi di mira da tutta una comunità che non accetta deroghe alla norma e saranno costretti a rivedere i loro piani…

“I Fratelli Kristmas. Un racconto di Natale” Di Giacomo Papi: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo – sentenzia l’elfo dottore – ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l’incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l’avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c’è bisogno del loro coraggio.

“Storie di Natale” Racconti di Giosuè Calaciura, Andrea Camilleri, Francesco M. Cataluccio, Alicia Giménez-Bartlett, Antonio Manzini, Francesco Recami, Fabio Stassi: Natale, quanti modi ci sono per declinare questa parola? Presepe, albero, stella, auguri, vacanza, bianco, babbo, famiglia, messa, cena… Sette scrittori si misurano in questa antologia con il tema del Natale. Liberi di sviluppare una narrazione sul tema che da duemila anni in qua è vissuto a tutte le latitudini, si sono sbizzarriti. E non si tratta certo di storie scontate o necessariamente di buoni sentimenti. La letteratura è piena di storie natalizie, non c’è autore classico che non abbia provato a raccontare a suo modo questa festa cristiana e pagana insieme. Questa volta l’antologia di fine anno non si tinge di giallo; gli autori tradizionalmente impegnati nelle raccolte a tema abbandonano investigatori e delitti per dedicarsi a storie di Natale, e insieme ad altri autori fanno ai lettori un regalo davvero speciale. Non è detto che il 25 dicembre si diventi più buoni, né che si accendano le luci dell’albero, in questa antologia ci sono racconti di ogni tipo: favole natalizie, storie malinconiche e di solitudine, ma anche di amicizia e di allegria, di regali mancati e di interni familiari…

“La leggenda della rosa di natale” Selma Lagerlof: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlöf, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

GIALLI

“Il natale di Poirot” di Agatha Christie: Gorston Hall, Longdale, campagna inglese. Anni trenta. Natale. Le famiglie accantonano i contrasti e si riuniscono per festeggiare, a volte solo con lo scopo di mascherare odi e rivalità feroci. E infatti la riunione familiare voluta dal vecchio e tirannico Simeon Lee, che ha chiamato attorno a sé figli e nipoti, si trasforma in dramma. Il vecchio patriarca viene misteriosamente ucciso in una stanza chiusa dall’interno. L’assassino è un membro della famiglia? Tutti sono sospettabili, tutti hanno un motivo per volere la sua morte.

“Un natale in giallo” antologia di più autori: Difficile dire se i personaggi dei libri godano davvero di vita propria o se questa sia solo una semplificazione ad effetto. Però, quando è ben ideato, il protagonista di una serie di romanzi costringe lo scrittore a rispettare la sua personalità come qualcosa di oggettivo. Alleati del personaggio, in questa sua resistenza all’autore, siamo noi lettori che ai personaggi ci leghiamo, quando li sentiamo convincenti e vogliamo condividerne la vitalità. Gli investigatori di questa antologia di racconti gialli sono personaggi di grande successo, fissi nel ricordo dei lettori per essere protagonisti di storie poliziesche in cui l’elemento personale è fondamentale. In queste nuove avventure, più che l’intreccio, è la persona di ciascuno di loro che costituisce il fulcro della narrazione. Sono certamente alle prese con intrighi e crimini: è nella loro natura. Ma la curiosità sta soprattutto nel vederli impegnati con se stessi, a sistemare la loro vita quotidiana, a fare i conti con i loro tic, le loro idiosincrasie, le loro paure, e soprattutto con l’ambiente in cui vivono. Come banco per questa dura prova s’è eletto il Natale. La ricorrenza più significativa e densa per tutti e anche per loro. I giorni in cui ci si sente molto soli o troppo in compagnia e, più che in tutti gli altri giorni, ognuno è portato a darsi pensiero di se stesso. Com’è il loro Natale, il Natale dei nostri investigatori, è la storia che racconta questo libro.

 

Storie da un penny

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La terza stagione di 3° stagione di “Penny Dreadful” è finalmente arrivata, con grande gioia dei fan che già da mesi scalpitavano per conoscere le sorti dei loro beniamini in continuo equilibrio tra il macabro e il grottesco. La serie tv è infatti incentrata su alcuni personaggi della letteratura ottocentesca inglese: una sorta di crossover in cui Dorian Gray, Mina Murray, e tanti altri personaggi del periodo vittoriano devono barcamenarsi in un mondo popolato da vampiri, spiriti, licantropi e streghe per risolvere i tanti e nebulosi misteri che avvolgono Londra.

Ma cosa sono realmente i Penny Dreadful? Forse molti fan della serie rimarranno sorpresi scoprendo che i loro protagonisti preferiti nascono da quelle che oggi vengono comunemente chiamate fanfiction: storie inventate che utilizzano protagonisti di romanzi di successo messi alla prova con situazioni nuove ed inedite rispetto a quelle presentate nei libri.

L’origine dei Penny Dreadful è inglese e risale alle ultime decadi del XIX secolo. Queste storie, stampate su una carta di pessima qualità e distribuite tra i giovani lettori della classe operaia, regalavano, al costo di un penny, un brivido al loro pubblico raccontando storie macabre, grottesche, gotiche e dalle tinte pulp. L’idea che sottostava ai penny Dreadful, che ebbero una discreta diffusione anche in America e in Italia, era più o meno la stessa dei romanzi a puntate che resero celebri autori come Dickens: gli scrittori, che non godevano certo della fama dei loro illustri colleghi passati alla storia, si potevano considerare dei predecessori degli sceneggiatori che oggi ci regalano serie come “Penny Dreadful”, “Il Trono di Spade” e tutte le altre saghe di cui divoriamo una stagione dopo l’altra. Ogni espediente era valido per tenere alto l’interesse del lettore: flashback, flash foward, suspance, colpi di scena e cliffhanger per tenere il pubblico incollato alle pagine di questo giornaletto che durava giusto il tempo di una pausa tra un turno e l’altro.

Vampiri, assassini, streghe, spiriti, prostitute e altri loschi personaggi cominciarono così a diffondersi nell’immaginario della giovane classe operaia londinese che divorava letteralmente queste storie da un penny scritte il più delle volte in modo sgrammaticato e fin troppo entusiasta.

Cosa ha quindi reso celebre quella che, paragonata al romanzo a puntate, risulta essere davvero una letteratura scadente? Sicuramente il prezzo, decisamente accessibile a chiunque, fece sì che questi volumetti (che non arrivavano nemmeno ad una ventina di pagine) si diffondessero a macchia d’olio tra la classe operaia e la piccola borghesia inglese. Bisogna inoltre considerare che per quanto piene di strafalcioni grammaticali, questa era la sola letteratura che le classi meno abbienti, e quindi le meno istruite, potevano permettersi e quindi anche i gusti dei lettori erano molto meno raffinati rispetto a quelli di un borghese altolocato abituato non solo ad un gergo completamente diverso, ma anche a trame diverse e più ricercate.

I temi trattati erano inoltre molto avvincenti e stuzzicavano parecchio la fantasia e l’immaginazione delle giovani menti i cui orizzonti erano ristretti al quartiere in cui vivevano e lavoravano. Queste fanfiction di bassa lega portavano su queste pagine da poco le avventure dei personaggi di Wilde e di tanti altri e, soprattutto, regalavano ai lettori descrizioni di luoghi lontani, esotici e misteriosi dove il grottesco e il gotico si mescolavano dando vita a trame dove gli spargimenti di sangue, le rivoluzioni, i delitti più efferati e storie di streghe e fantasmi erano all’ordine del giorno. Ad esagerare le tinte pulp di queste storie concorrevano poi gli illustratori che esageravano i personaggi ritratti deformandone i tratti o esagerando le scene più violente rendendole ancora più cruente.

Ma come reagì la società del compromesso vittoriano alla diffusione di questi testi che diffondevano tra il popolo idee rivoluzionarie, violente e decisamente contrarie alla morale imposta dalla bella società dell’ottocento inglese? Ovviamente i Penny Dreadful non erano ben visti dalla borghesia inglese né dalla classe politica che più di una volta tentò di smorzarne la diffusione fallendo miseramente. L’accusa più grave che pendeva sopra questi giornaletti era quella di deviare le coscienze della gioventù inglese facendo circolare storie dalla dubbia moralità e dai contenuti scandalosi ed eccessivamente violenti. La divulgazione di questi piccoli racconti del terrore sembrò infatti essere la causa di alcuni omicidi verificatisi a Londra nel 1895 e causò un aumento dei crimini minori come il taccheggio.

Tutto ciò non fu tuttavia sufficiente a fermare il dilagarsi dei Penny Dreadful, la cui eco non si è sicuramente fermata sulla soglia del XX secolo, ma l’ha scavalcata continuando a influenzare il nostro immaginario con personaggi come Sweeney Todd o i vampiri, che conobbero un discreto successo proprio grazie a queste piccole riviste.

*Jo

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