Metti il virus, e la noia, alla porta: idee per sopravvivere in quarantena

Chi di noi non ha mai inventato qualche scusa per saltare un aperitivo o evitare di uscire la sera? Noi lettori, in particolare, siamo famosi per il nostro repertorio di scuse, che accappiamo ogniqualvolta qualcuno tenti di distrarci dalla nostra lettura in corso per trascinarci chissà dove.
Ma cosa succede quando ci dicono di stare a casa?
Gli imperativi categorici non piacciono a nessuno, ma in questo momento è richiesto a tutti uno sforzo che, se vissuto nel modo giusto, può trasformarsi in un’occasione preziosa e irripetibile.

“Lupi solitari” in quarantena.

Ammettiamolo, che il governo imponesse a amici, parenti e conoscenti di starvi alla larga era il vostro desiderio segreto: ma una cosa è sognare e un’altra è la realtà e anche i lupi solitari hanno, alla lunga, bisogno del branco.
Il tempo, quando si è da soli, rallenta in maniera insopportabile e, senza una giusta valvola di sfogo, l’esaurimento è in agguato dietro l’angolo.
L’isolamento può, tuttavia, anche essere un momento proficuo non che rappresentare l’occasione per riprendere contatto con se stessi e con il proprio mondo interiore: e quale miglior modo della scrittura per tener traccia e memoria di questi giorni? Tenere un diario è un ottimo modo per distrarsi e per scandire il passare dei giorni, è inoltre un valido esercizio di scrittura e di narrazione che, in certi casi, può trasformarsi in qualcosa di più di un semplice resoconto e diventare un racconto organico ed avvincente.
Ma se con carta penna non avete dimestichezza, e il panico della pagina bianca è un incubo che avete relegato tra i ricordi del liceo, allora queste settimane diventeranno l’occasione giusta per portare a termine le numerose letture che, per un motivo o per un altro, avete abbandonato finendo per dimenticare libri un po’ ovunque tra la camera da letto e il soggiorno.
I lettori più disciplinati, che comprano un nuovo libro solo dopo aver finito quello che stanno leggendo, con tutto questo tempo a disposizione avranno già finito la loro scorta di letture e quale incubo peggiore di essere rimasti “senza nulla da leggere?”.
A questi divoratori di pagine e storie farà certamente piacere sapere che bookatore online come la Mondadori, hanno deciso di regalare le spese di spedizione e hanno attivato la possibilità di pagare (con una piccola commissione) in contanti alla consegna evitando così di dover ricaricare la carta di credito, ed allargando il servizio anche a chi non fosse abilitato al pagamento elettronico.

Qualche consiglio di lettura

Il sognatore, Laini Taylor, per chi ama il genere Fantasy;
Il lupo della steppa, di Hermann Hesse, per chi vuole farsi coinvolgere da idee e valori;
Coraggio!, Gabriele Romagnoli, per chi vuole una lettura a stampo giornalistico;
Metro 2033, Dimitry Glukhovsky, per chi anche in questo momento non può rinunciare né all’avventure né alla distopia.

Due cuori e…

Per chi vive all’insegna del motto “due cuori e una capanna” questi giorni non sono poi così drammatici: l’isolamento e l’impossibilità di muoversi, infatti, permettono di ritrovare l’intimità e la complicità che durante le settimane lavorative vengono soffocate dagli impegni, le scadenze e le preoccupazioni.
Questo è il momento di sognare e mettere su carta i vostri progetti: iniziare a pensare ad una vacanza, o scrivere una lista di tutte le cose che vi piacerebbe fare o vedere dopo questo periodo di quarantena.
Ma se viaggiare per il mondo non è tra le vostre aspirazioni, potrete sempre dedicarvi ad un viaggio tra i ricordi e iniziare a scrivere la storia del vostro amore: dall’innamoramento in poi.

Anche chi sta vivendo un amore come quello di Piramo e Tisbe (separati da un muro che gli impediva di vedersi n.d.r), può comunque dedicare questo tempo alla propria dolce metà condividendo, per esempio, qualche bella lettura al telefono o, perché no, rispolverando quell’antica e romantica abitudine dello scambio epistolare.
Lettere e pensieri romantici: uno per ogni giorno che passerete lontani e senza potervi vedere ed abbracciare (vista la situazione, anche uno scambio di mail andrà bene).

Qualche consiglio di lettura

La meccanica del cuore, Mathias Malzieu, per leggere di amori surreali, dolci e delicati;
Il bacio più breve della storia, Mathias Malzieu, per un romanticismo comico, leggero e raffinato;
Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, Salvatore Basile, per una storia fuori dalle righe;
La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola, Raphaelle Giordano, un romanzo sull’arte di (re)imparare a vivere!

A.A.A. Idee per bambini cercasi

Chi, forse, in questo periodo è maggiormente messo alla prova sono loro: i bambini; queste belle giornate di sole e queste vacanze inaspettate dalla scuola sono una tentazione per giovani e giovanissimi che, in barba a tutte le raccomandazioni, vorrebbero solamente uscire per godere di questa bella stagione.
Le nuove tecnologie sono un’ottima baby sitter: gratuite e instancabili, se impostate a dovere possono intrattenere i piccoli di casa per ore, lasciando agli adulti il tempo per dedicarsi al lavoro e alle mille incombenze del quotidiano.
Non è necessario il parere di un esperto per capire che questa non è la migliore delle soluzioni: che fare allora?
Una casa può diventare, con il giusto lavoro di fantasia, un parco giochi non meno accattivante di quelli a cui è abituato.
Anche in questo caso, la letteratura può aiutarci a creare passatempi che, se ben progettati, intratterrano i vostri figli per ore, se non addirittura giorni!
Prendendo esempio dalle sorelle March (protagoniste di Piccole Donne), potreste coinvolgere i vostri figli in piccole rappresentazioni teatrali che, condizione sine qua non, dovranno essere eseguite seriamente: con copioni, prove tecniche, qualche costume (semplice come una sciarpa rossa avvolta intorno al capo per fare un bel cappuccetto rosso) e spettacolo finale prima o dopo cena.
Prendere una favola o un racconto e trasformarlo in una piccola piece teatrale è un ottimo esercizio di socializzazione, stimola la fantasia dei bambini e allo stesso tempo accresce il loro senso di responsabilità e la loro propensione a collaborare per uno scopo comune.
Un’altro modo per stuzzicare la loro immaginazione è inventare una sorta di gioco di ruolo ed incentivarli a pensare alla loro casa come ad un’ambientazione fantastica, assegnando ad ognuno un ruolo che dovranno seguire fedelmente per non rompere la magia e ritrasformare il salotto in quello di sempre.
Anche questo si rivelerà un valido esercizio per la creatività, e darà ai genitori la possibilità di spiegare, attraverso l’utilizzo di metafore, ai loro piccoli quello che sta succedendo senza spaventarli.
Una casa, trasformata per un giorno in un galeone dei pirati, può affrontare tempeste di vario tipo: atmosferiche e non.

E per chi non ha più voglia di ascoltare le favole o di giocare ai pirati?
Non tutti i bambini hanno voglia di vivere in un mondo incantato fatto di cavalieri e draghi, maghi e unicorni; ma anche per loro abbiamo qualche idea.
L’insidia maggiore è, ancora una volta, rappresentata dalla tecnologia: una presenza tanto utile quanto invadente, che strappa giovani ed adolescenti dalla realtà e li “disconnette” da loro stessi e dalla realtà che li circonda.
L’esercizio del diario è, anche per loro, una valida alternativa alle onnipresenti chat: la batteria del telefono si prenderà un po’ di vacanza e la capacità di scrittura dei vostri ragazzi né gioverà con grande piacere dei loro professori di italiano.

Qualche consiglio di lettura…

Il cavaliere dei draghi, Cornelia Funke, una storia fantasy tutta per bambini e ragazzi molto giovani;
Le fiabe di Beda il Bardo, Di J.K. Rowling, ottimo se si è già finita l’intera saga di Harry Potter!
Noi siamo tempesta, di Michela Murgia, Un libro sull’arte di stare insieme e sulla forza delle persone. Ottimo per far capire loro anche l’utilità di stare a casa: chissà che anche #iostoacasa un giorno non sia tra le pagine di una raccolta simile!

Vorremmo essere accanto ad ognuno di voi lettori, stringervi e farvi sentire il nostro supporto e la nostra amicizi.
Purtroppo non possiamo, ma non sarà questo a fermarci.
Nel nostro piccolo speriamo di avervi dato qualche idea utile e, se così non fosse, di avervi almeno strappato un sorriso.

Ovunque voi siate, non siete soli, ce la faremo!

*Lo staff

Giornata mondiale per l’autismo

Gli organi competenti delle Nazioni Unite, con la risoluzione 62/139 adottata il 18 dicembre 2007, hanno istituito per il due aprile la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, anche abbreviata in giornata mondiale per l’autismo.
In questa occasione, associazioni come ad esempio angsa, che si occupano di ricerca, studio o aiuto alle famiglie, si riuniscono per sensibilizzare il mondo riguardo questo disturbo di cui si sente parlare sempre di più e sempre più spesso.

Comprendere cosa sia l’autismo e quali implicazioni abbia non solo per la persona che ne è affetta, ma anche per i suoi famigliari, è difficilissimo.
Fortunatamente, anche in questo caso, i libri possono esserci d’aiuto: i romanzi o le autobiografie incentrate su questo disturbo stanno crescendo di numero e possono aiutarci a capire.
Vi propongo, proprio per questo motivo, tre letture che penso possiate capire e apprezzare.

Macchia, autobiografia di un autistico, di Pier Carlo Morello: Pier Carlo Morello è un autistico severo. Non parla, ma in compenso riesce a scrivere, grazie a un percorso di Comunicazione Facilitata che gli ha permesso, tra tante altre cose, di concludere gli studi con una Laurea magistrale in Scienze umane e pedagogiche. L’argomento della sua tesi di laurea è lui stesso: perché, secondo le sue parole, «il mio sogno sarebbe ridestare il mondo scientifico da torpore di pregiudizio su ritardo mentale mio e nell’autismo». Questo libro è il contributo di Pier Carlo a quel risveglio, ed è stupendo – poiché desta stupore e meraviglia. È scritto in una lingua tanto più complessa e imperfetta quanto più sono vivide ed emozionanti le immagini che evoca; una lingua che sovrappone, impasta, torce e strappa la sintassi per restituire a chi legge contenuti di forte impatto emotivo. Ma soprattutto una lingua che incanta e contagia, che fa venire voglia di studiarla, di impararla, come se fosse un idioma straniero. Ogni parola è come ‘slogata’, staccata dall’uso convenzionale, riempita di significato per costruire un’opera di alta letteratura, un’opera d’arte unica. Questo libro in cui Pier Carlo racconta se stesso, sfondando il muro che lo separa dal nostro mondo e guidando il lettore alla scoperta del suo, è una sfida per tutti, non solo per gli addetti ai lavori: chi c’è dietro quel muro? La prima risposta è il dubbio: «Molte volte ho pensato che non esiste Pier Carlo; esiste l’ombra misteriosa capitata per sbaglio in questo mondo. Macchia». Ma poi, pagina dopo pagina, si spalanca un orizzonte diverso: un’individualità fatta di ricordi e di impressioni, di sensazioni forti e sfumate; esperienze dolorosamente felici, malinconicamente liete. Un mondo fortemente poetico, che permette – a noi, a tutti – di riprendere contatto con la natura più comunicativa ma nello stesso tempo intima e misteriosa del linguaggio, spronandoci a fare altre domande, stavolta a noi stessi, a sondare il mistero del nostro stesso io.

Una notte ho sognato che parlavi. Come ho imparato a fare il padre di mio figlio autistico, di Gianluca Nicoletti: Queste pagine narrano la storia quotidianamente e banalmente vera di Tommy, un simpatico e riccioluto adolescente autistico. E del suo straordinario rapporto con il padre, Gianluca Nicoletti. Di un bambino che a tre anni era tanto buono e silenzioso – forse persino troppo – e di suo padre che, quando un neuropsichiatra sentenziò: “Suo figlio è attratto più dagli oggetti che dalle persone”, non trovò tutto ciò affatto strano. (In fondo, era stato così anche per lui: aveva cominciato a parlare tardissimo e ora si guadagnava da vivere proprio parlando; quindi, prima o poi, pure Tommy avrebbe iniziato a farsi sentire.) In seguito, con l’arrivo dell’adolescenza, le cose in famiglia improvvisamente cambiarono: quel bambino taciturno diventa un gigante con i peli, forzuto, talvolta aggressivo, spesso incontrollabile, e Gianluca, chiamato in causa dalla moglie sconfortata, si scopre – suo malgrado – un genitore felicemente indispensabile. “Il padre di un autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa” scrive Nicoletti. “È un oracolo da ascoltare stando fermi, e senza troppo arrabattarsi a farlo agitare sui nostri passi. Molto più interessante è respirarlo e cercare di rubare qualcosa del suo segreto d’immota serenità.” E allora ecco il racconto dolceamaro, sempre franco e disincantato, di un piccolo universo quotidiano…

Alla fine qualcosa ci inventeremo, di Gianluca Nicoletti: Tommy ha da poco compiuto sedici anni. Vive l’età in cui tutti gli adolescenti cominciano a fare progetti sul futuro e i genitori si preparano a lasciarli camminare da soli. Ma Tommy è un adolescente speciale: certo, è bravissimo a risolvere il cubo di Rubik, sa alzarsi in equilibrio dopo aver girato per mezz’ora come una trottola sulla sedia d’ufficio del padre, però il suo sguardo fatica a incrociare il tuo e il suo vocabolario è fatto di una manciata di parole. Perché Tommy è autistico, un dolcissimo, solitario ragazzone che senza l’aiuto di qualcuno difficilmente potrà percorrere le strade della vita. Tommy “frequenta” il liceo artistico, ma non conosce l’ambizione di un diploma o di una laurea. Il vero traguardo di quelli come lui è l’autonomia nelle piccole azioni di tutti i giorni: sapersi lavare e vestire, allacciarsi le scarpe, affettare le zucchine per un piatto di pasta da cucinare sotto lo sguardo attento di un adulto. E se fino a un anno fa la sua gestione quotidiana – già tutt’altro che semplice – era pur sempre l’unico problema dei genitori, per loro è ora arrivato il momento di affrontare nuovi angoscianti quesiti: che ne sarà di Tommy domani? Chi se ne occuperà quando il padre e la madre non avranno più le energie per camminargli accanto? In questo libro, Gianluca Nicoletti ci racconta (e si racconta) cosa succede “dopo”, quando al tuo bambino incapace di comunicare inizia a spuntare la barba e tu, oltre alle difficoltà del presente, devi fare i conti con il suo futuro.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon: Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita.

*Volpe

L’ultima riga delle favole

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L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE

Autore: Massimo Gramellini
Casa Editrice: Tea Edizioni
Anno: 2010

.: SINOSSI :.

Tomàs è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano. Incomincia così un viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell’amore: prima dentro di sé e poi con gli altri. Con questa favola moderna che offre un messaggio e un massaggio di speranza, Massimo Gramellini si propone di rispondere alle domande che ci ossessionano fin dall’infanzia. Quale sia il senso del dolore. Se esista, e chi sia davvero, l’anima gemella. E in che modo la nostra vita di ogni giorno sia trasformabile dai sogni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con una certa maestria, Gramellini è riuscito a mettere in un romanzo tutto ciò che serve per renderlo interessante e, com la stessa bravura, è riuscito, a mi avviso, a non sfruttarlo.
La vicenda è chiaramente un’allegoria: Tomàs, protagonista un po’ piatto, deve affrontare un viaggio interiore fino al raggiungere la consapevolezza di sé, di cosa vuole essere e di cosa è per lui l’amore.
Il problema, secondo me, è stato dare a questa allegoria troppa forma e troppa materialità con il solo risultato di far somigliare il romanzo ad un fantasy. Questa scelta ha ottenuto il solo risultato di confondermi.
Lo stile è semplice, sicuramente adatto ad una simpatica lettura estiva: nessuna descrizione lunga e i dialoghi restano sempre sul semplice spesso presentandosi in forma di filastrocca, cosa che alla lunga ha cominciato ad irritarmi un po’.
Ho trovato i personaggi un po’ irrealistici. E’ vero: mentre Tomàs affronta il suo viaggio, incontra anche personaggi completamente inventati, ma ci sono altri personaggi che dovrebbero essere persone vere che sono molto piatti, poco analizzati.
Io mi sento di dare 7/10 a questo romanzo.
Probabilmente, questo non è la lettura adatta a me in questo particolare momento della vita e non dubito che qualcuno potrebbe trovarlo un ottimo libro: la stoffa la ha, per me semplicemente non è stata sfruttata a dovere. La lettura è stata complessivamente piacevole e alcuni capitoli mi hanno colpita particolarmente lasciandomi qualche bella citazione nel cuore.

*Volpe

Eros o Agape? Il problema del Plot, What Plot?

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Dall’uscita di Cinquanta sfumature di Grigio di E.L James nel 2011, le librerie del mondo sono state letteralmente intasate da romanzi caratterizzati da un erotismo più o meno esplicito.
Sicuramente Cinquanta sfumature di grigio, le cui tematiche a mio avviso sono più adatte a un film vietato ai minori, ha avuto il “pregio” di aprire la strada a una nuova era della letteratura composta di frustini, catene e quant’altro.

I romanzi usciti sulla scia della sopracitata tetralogia di E.L. James, tra i quali si possono annoverare gli innumerevoli Calendar Girl e tutti quelli che recano la scritta “vietato ai minori di 18 anni” sulla copertina, hanno dato il via ad un nuovo fenomeno letterario difficile da controllare: libri editi tramite self publishing nei quali la trama è pressoché inesistente e la cui finalità è solo quella di far incontrare in modo assolutamente non platonico due persone in scene dal dubbio gusto romantico.
Ciò che distingue un romanzo di genere erotico da una storia realmente pwp (per chi fosse estraneo alla classificazione dei siti online di fanfiction significa “plot, what plot?”, ergo “trama? Quale trama?”) è l’assenza di un retroscena, di un sottofondo, di un “qualsiasicosadialtro” oltre al mero incontro carnale.

Analizziamo nel dettaglio (non troppo, per carità!) le differenze che intercorrono tra i romanzi erotici o rosa e i meri “Plot, What Plot?”.

TRAMA.

Trama. Trama. Questa parola non la ripeterò mai abbastanza in questo articolo e non penso esistano abbastanza sinonimi perché io mi sforzi ad evitare le innumerevoli ripetizioni.
Trama, ripeto, questa sconosciuta.
Nei romanzi erotici o romantici la trama non è una questione secondaria! Magari non sarà delle più innovative e comprenderà rocambolesche avventure per conquistare il cuore di questa o quella fanciulla e qualche piccolo cliché romantico tipico dei film rosa, ma sarà chiara e lineare e accompagnerà i personaggi per tutto il corso della storia. Ci saranno richiami a ciò che è accaduto prima; un contesto in cui i protagonisti si muovono e un obiettivo a cui gli amanti tenderanno per tutte le pagine del romanzo. Insomma, chi ama il genere avrà di che bearsi e si troverà davanti a scene che gli faranno battere il cuore e lo faranno anche sospirare… in altri modi, diciamo.
Chi invece dovesse avere la spiacevole fortuna di imbattersi in un “libro” pwp non potrà bearsi di tutto ciò ma potrà solo “godere” di più misere soddisfazioni. E no, non ho usato a caso il verbo godere.
La trama nei pwp è appunto inesistente, tutto quanto gira intorno a un letto. I personaggi non hanno passato oppure lo hanno ma è indecifrabile, non hanno un futuro, non hanno alcun desiderio se non quello di soddisfarsi carnalmente momento per momento e gli episodi, rarissimi, svolti fuori dalla camera da letto sono così veloci e inafferrabili da risultare invisibili.
Insomma, di cosa è composto un romanzo pwp? Mi prendo la licenza poetica di dire che è composto da caldi e umidi sospiri.

PERSONAGGI

Nei romanzi rosa, i personaggi non sono molti e di solito sono semplici. Ci sono lui, lei, l’altro e l’altra. Gli ultimi due svolgono a tutto la funzione del consigliere e dell’antagonista anche se, normalmente, l’antagonista in questo tipo di romanzi è soprattutto il tempo o la distanza sociale tra i protagonisti.
In ogni caso avremo personaggi a tutto tondo, che forse ricalcheranno qualche piccolo e consolidato stereotipo, che provano emozioni, hanno desideri e paure, nascondo segreti o si fanno riempire il cuore dalla speranza del cambiamento.
Avremo personaggi, insomma. Alle volte anche ottimi personaggi se l’autore è in grado di costruirli nel modo corretto e se dà loro le giuste spinte.
Quali sono, invece, i moti che accendono il cuore dei personaggi nelle pwp?
La mia esperienza con questi romanzi mi ha portato a notare che i personaggi sono completamente stereotipati e finiscono per somigliare molto più a macchine che ad esseri umani.
Gli uomini sembrano avere problemi gravissimi per quali sarebbe necessaria una visita andrologica molto approfondita; le donne, invece, appaiono quali vittime innocenti  di una pesantissima sindrome di Stoccolma.
A volte, molto raramente in realtà, le parti possono essere invertite in un tentativo di originalità da parte dell’autore.

AMBIENTAZIONE

Partiamo prima dai pwp.
Potremmo usare un’altra sigla in questo caso ossia: AQA, “Ambientazione? Quale Ambientazione?”.
Il luogo in cui si vive, in un libro pwp, è solo la camera da letto spesso neanche descritta nei particolari. I personaggi dove vivono? Non si sa. E’ una casa? Una reggia? Uno scantinato? Normalmente vengono date pallidissime indicazioni al riguardo perché allo scrittore non importa minimamente dire queste cose, gli interessa arrivare al punto della questione che si svolge in camera da letto, o in altri luoghi a piacere, arredata con oggetti che se sono nominati nella descrizione è perché verranno in qualche modo usati dal machio alfa (o femmina alfa) di turno.
Nei Romance la storia è molto diversa. L’azione si svolge anche in camera da letto ma prende piede in altri luoghi dove i protagonisti si incontrano più volte in modo voluto o casuale.
Sappiamo esattamente com’è composta la casa, conosciamo la città in cui vivono e i luoghi che amano frequentare, l’autore ha voluto coinvolgerci in modo più profondo e ci ha presentato località in cui tutti possiamo mettere piede almeno una volta nella vita. La camera da letto è presente, è in parte la protagonista, ma non ruba spazio a tutto ciò che caratterizza la verità della vita quotidiana.

Spero, con l’analisi di questi tre macro argomenti, di aver tracciato una buona linea di demarcazione tra ciò che può essere definito romanzo e ciò che non è nulla più di una fan fiction.

*Volpe

LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

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LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.

Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina. Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. Ora c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito. Questa è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati. È la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore. È la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai. Salvatore Basile ci regala una favola piena di magia, emozione e speranza. Un caso editoriale che ha subito conquistato il cuore di tutte le case editrici del mondo, che se lo sono conteso acerrimamente alla fiera di Francoforte. Una voce indimenticabile, che disegna un sorriso sul nostro cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Se avete apprezzato “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh sicuramente apprezzerete anche il romanzo di Salvatore Basile.
La trama ricalca un copione che, almeno all’apparenza, sembra già visto: un giovane uomo che, dopo aver visto la madre partire, decide di andarla a cercare; un viaggio che non è solo una ricerca personale, ma si trasforma in una scoperta quasi quotidiana in cui piccole lezioni di vita vengono impartire da maestri più o meno improbabili.
I personaggi sono ben tratteggiati, la loro psicologia è approfondita senza risultare pesante, mi ha lasciato qualche perplessità il protagonista maschile, Michele, che mi è sembrato troppo ingenuo e sprovveduto per la sua età, ma nel complesso è un difetto che si fa perdonare e che ne sottolinea maggiormente la sensibilità.
La trama è lineare, piacevole e regala anche diversi colpi di scena inseriti in modo geniale lì dove la storia rischia di scivolare nella banalità di uno sceneggiato televisivo. Una cosa che proprio non mi è piaciuta è stato il voler svelare tutti i misteri che si intrecciano nel corso del romanzo: l’ho trovata una scelta un po’ limitante nei confronti del lettore e, personalmente, avrei preferito mi venisse lasciata la libertà di immaginare un epilogo diverso per alcune vicende.
Lo stile è semplice e denota un particolare interesse per le descrizioni dei personaggi e per quelle ambientali che migliorano di capitolo in capitolo, quasi seguissero l’allargarsi progressivo degli orizzonti del protagonista.
Nel complesso il romanzo mi è piaciuto e l’ho divorato in pochi giorni, lo consiglio senz’ombra di dubbio e mi sento di assegnargli 8/10.

*Jo

“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”, conversazione con Salvatore Basile

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Tra pochi giorni uscirà in libreria il primo romanzo di Salvatore Basile “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”: la storia di un capostazione solitario che conduce la propria esistenza tra gli oggetti smarriti che rinviene sull’unico treno che passa dalla piccola stazione di Miniera di Mare.
La favola di un quaderno rosso, un cuore schivo ed uno folle e coraggioso deciso a non arrendersi al dolore; di un viaggio che si trasforma in un pellegrinaggio per fare pace con il proprio passato e le ferite mai risanate.

Per salutare questa nuova uscita, Jo ha intervistato l’autore Salvatore Basile che si è gentilmente offerto di rispondere ad alcune domande.

– Voglio cominciare ringraziandola ancora per il tempo che ci dedica e farle i complimenti per l’uscita ormai prossima del suo romanzo “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito“. E’ la sua prima esperienza da romanziere o può vantare altri titoli nel suo curriculum?
Da più di venticinque anni scrivo sceneggiature, credo di averne realizzate una quarantina, ma questa è stata la mia prima esperienza da romanziere. Un’esperienza davvero sorprendente. E’ stato come esplorare territori sconosciuti. 13087696_10154763693153448_187278473045248464_n

Curiosando in internet, in attesa di avere tra le mani il romanzo che ho già iscritto tra quelli da leggere, ho letto che l’ispirazione le è venuta leggendo la storia di un polmone di acciaio rinvenuto alla stazione Centrale di Milano e mai rivendicato. Potrebbe brevemente raccontarci cosa è successo e come questo fatto di cronaca così grottesco l’ha ispirata nello scrivere il suo romanzo?
La notizia del ritrovamento del polmone d’acciaio è vera e risale a qualche anno fa. Mi ha subito incuriosito, poi mi ha affascinato. Ho iniziato a curiosare nel fantastico mondo degli oggetti smarriti: volevo farne un film. Poi tutto è finito nel cassetto, fino a quando quel mondo mi è tornato alla mente all’improvviso. Sentivo l’esigenza di misurarmi nel campo del romanzo e l’ho afferrata al volo. Poi è nato Michele. Poi Elena. Infine la storia, che sono riuscito a terminare in 9 mesi. Come un parto.

La prima volta che ho letto di questo romanzo è stata sfogliando la rivista “Il libraio” che aveva nascosto tra le pagine un piccolo inserto con le prime righe della sua storia. Una storia di oggetti smarriti non solo di plastica o carta, ma anche di cuore e spirito perché, forse, il primo oggetto smarrito di questa favola è proprio Michele così come, allargando un po’ gli orizzonti, lo siamo anche noi. Dico bene?
Direi che hai centrato in pieno.

Può gentilmente spiegarci in che senso siamo “oggetti smarriti”? Per Michele il momento dell’abbandono è lampante, ma forse guardando la nostra storia personale scoprire quel momento non è poi così facile come sembra.
Si smarriscono, nel tempo e col tempo, non solo gli oggetti, ma anche i ricordi, i profumi, i sapori, i luoghi dell’infanzia, le parole ascoltate nel corso della vita, la persone che abbiamo amato e frequentato. E tutto ciò ci rende, a nostra volta, smarriti.

Parliamo ora del rapporto che c’è tra Michele e Elena (i due protagonisti del romanzo n.d.r): una danza tra un cuore schivo ed uno ferito ma caparbio e deciso a non arrendersi al dolore. Due oggetti smarriti che cercano di tornare a casa, perché alla fine lo smarrimento non è perdere il proprio proprietario, ma non saper più trovare la strada di casa. Ci può descrivere brevemente il rapporto tra questi due personaggi?
Sono due persone che hanno incontrato e provato il dolore, nel corso della vita. Il dolore vero, profondo e buio. Entrambi hanno subito un abbandono, seppur in modalità diverse. Michele si è fatto schiacciare da quel dolore, si è arreso. Elena, invece, vi si è immersa fino in fondo, ha trovato il modo affrontarlo, di cavalcarlo e di farne un motivo di rinascita. E sarà proprio questo che insegnerà a Michele: a fare in modo che il dolore non sia la causa della resa, anzi qualcosa da affrontare e riconoscere per ricominciare a vivere.

Parliamo della storia che ha portato il romanzo dall’essere un racconto nel cassetto al diventare un romanzo da scaffale, se mi concede questa licenza poetica. Un caso editoriale internazionale prima di essere pubblicato in Italia, una sorta, se mi viene permesso il paragone, di Pedro C. Freitas nostrano che va ad arricchire le fila e il catalogo della Garzanti. Può raccontarci il segreto di questo successo che ha preceduto di ben un anno l’uscita del suo romanzo?
E’ difficile spiegarlo, soprattutto per me che ne sono l’autore. Le lettere ricevute dalla Garzanti e dagli editori stranieri che mi pubblicheranno contenevano apprezzamenti che non mi sarei mai aspettato. Forse, il motivo di tutto ciò è la speranza che lascia intravedere. L’invito a lasciarsi andare all’imprevisto, ad affrontare la vita con fiducia.

La sua è senza dubbio una storia universale. Come ha detto lei poco fa: ognuno di noi è o ha degli oggetti smarriti e forse questo romanzo è proprio quello che serve a chi ha dei conti in sospeso con il passato e non riesce a chiuderli.
Le faccio ora una domanda sul panorama letterario italiano.
Basta aprire un qualsiasi social network per trovarsi davanti a scrittori esordienti che affidano le loro opere al self publishing. Il nostro sito ha trattato l’argomento, ma ci piacerebbe anche sapere l’opinione di un romanziere esordiente e autore con un’esperienza più che ventennale.
I tempi stanno cambiando, anzi sono già cambiati. Il web è una vetrina preziosa, capiente e, soprattutto, libera. Trovo giusto che chiunque abbia qualcosa da dire approfitti della rete per esporre le proprie idee e la propria arte. Ciò vale sia per la letteratura che per il cinema. Ma anche per la musica, la danza, la pittura. Riuscire a farsi notare e poi pubblicare o produrre è sempre stato difficile, soprattutto se non si hanno i mezzi per arrivare a chi ha potere decisionale in questi ambiti. Quindi, ben venga il self publishing: è un modo coraggioso di mettersi in gioco. Anche perché, alla fine, è sempre la qualità ad essere premiata grazie al giudizio del pubblico e/o dei lettori.

Certo, il self publishing rappresenta per molti un’occasione non da poco per dimostrare di che stoffa sia fatta la loro arte, tuttavia il rischio di questo tipo di pubblicazioni è che il potenziale capolavoro finisce inevitabilmente accanto alla storiella sciatta e priva di spessore, pubblicata più per capriccio che per reale amore della letteratura.
Come ha detto lei stesso, l’ostacolo più grande è rappresentato dai colossi editoriali che hanno ben poca considerazione per gli esordienti. Che consiglio darebbe ad uno scrittore emergente?
Intanto scrivere e non arrendersi. Poi, trovare una buona agenzia letteraria a cui affidare il proprio lavoro. Credo sia la strada più giusta e meno complicata.

– Grazie anche per questo consiglio. La nostra intervista si può considerare conclusa, ha un ultimo messaggio o una citazione che vorrebbe condividere con noi?
Mi piace concludere con un antico detto Inca che amo e che potrebbe racchiudere il cuore del mio romanzo: “Se un passero dalle ali spezzate riesce a prendere il volo, nessun condor avrà ali tanto robuste da poterlo raggiungere.”

– Molto bella davvero! Io la ringrazio ancora per il tempo che ci ha dedicato e le auguro tanta fortuna con questo suo romanzo d’esordio che spero sia il primo di una lunga serie.
Sono io a ringraziare te!

Come ultimo regalo, il nostro ospite ci ha fatto dono di un piccolo estratto dal suo romanzo “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito“.

“Aprì l’ultimo sportello del vagone di coda e trattenne il fiato.
La prospettiva delle nove carrozze che si susseguivano in linea retta, una dopo l’altra, si spianò davanti al suo sguardo. Mosse il primo passo di quella lenta traversata serale che lo avrebbe condotto fino alla locomotiva di testa e inspirò con forza.
L’odore di ferro misto a quello di similpelle dei sedili gli invase le narici. Amava quell’odore come poche altre cose. Un odore sempre uguale e comunque ogni sera diverso. Al ferro e alla similpelle del vecchio treno, infatti, si mescolavano gli afrori del sudore e degli abiti dei passeggeri che si erano alternati all’interno dei vagoni durante il giorno; i sentori del cibo consumato durante il viaggio; il fumo delle sigarette aspirate furtivamente davanti ai finestrini aperti lungo i corridoi; le note persistenti dei medicinali, del caffè nei thermos.
Poi c’era il silenzio. E quel silenzio lo rassicurava. Nessuna voce, nessun volto. Né gli odori né gli avanzi di cibo, nulla di tutto ciò tratteneva in quei vagoni le persone che avevano occupato il treno. In quel silenzio rimaneva solo il riverbero delle loro vite misteriose. Nessuno l’avrebbe visto aggirarsi tra le carrozze, nessuno gli avrebbe rivolto domande, nessuno l’avrebbe messo in imbarazzo costringendolo a spiegare i perché della sua vita solitaria.
Michele cominciò a controllare che tutto fosse in ordine, tirò su i vetri dei finestrini rimasti aperti, ripulì i vagoni dai rifiuti, lucidò le maniglie cromate.
Quando raggiunse la locomotiva di testa, vi entrò. Raccolse alcune carte dal pavimento, un paio di bicchieri di plastica che odoravano di vino, un cartoccio unto che profumava ancora di cibo da rosticceria.
Poi si voltò verso la coda del treno e cominciò il suo viaggio di ritorno verso l’ultimo vagone. Passare in rassegna i posti a sedere era la parte finale del suo lavoro, quella che amava di più. I sedili morbidi conservavano impresse le sagome dei passeggeri. Immerso nella sua solitudine poteva esaminarli, con calma.
Giunto al terzo vagone, sul lato sinistro, al posto 24, vide qualcosa. Si avvicinò, con una leggera emozione, come accadeva sempre in questi casi.
Era una piccola bambola, grande quanto una mano, di gomma spessa leggermente consumata, il volto paffuto su cui spiccavano due occhi blu, grandi come lune. Indossava un vestito di cotone grezzo, il fondo verde punteggiato di fiori bianchi e gialli: margherite e girasoli.
Michele la prese tra le mani e sorrise.
«Bentrovata», sussurrò alla bambola, e la infilò nella tasca della giacca.”

*Jo

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LA MECCANICA DEL CUORE

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LA MECCANICA DEL CUORE

Autore: Mathias Malzieu
Casa editrice: Feltrinelli editore
Anno: 2012

. : SINOSSI : .

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto.

. : Il nostro giudizio : .

Con uno stile a dir poco poetico e a tratti cavalleresco, l’autore riesce a trasportare il lettore in un’avventura ai limiti del fantastico che non fa altro che rivelare le più semplici verità della vita umana.
Il libro presenta personaggi ben delineati con una psiche semplice ma estremamente realistica per l’età dei protagonisti la cui consapevolezza di Sé e del mondo cresce accompagnata a quella del lettore.
Mi sento di attribuirgli un bel 10/10, non ho trovato particolari difetti ed è un libro che rileggerei altre dieci volte con lo stesso coinvolgimento emotivo della prima volta.

.: Booktrailer :.

* Volpe