Dark Academia: corrente estetica o sindrome dell’epoca d’oro?

Nata su TikTok e Tumblr durante la pandemia da Covid-19, la web subculture della Dark Academia ha velocemente invaso internet grazie a casse di risonanza come Pinterest e Instagram, raggruppando intorno a sé un folto numero di ammiratori, esteti e amanti della moda anni ’20, ’30 e ’40.
Nonostante la Dark Academia abbia principalmente influenzato il settore della moda, questa tendenza non può essere ridotta ad una mera corrente estetica né la si può circoscrivere ad un fenomeno social caratterizzato da pantoni scuri, oggetti vintage e suggestioni nostalgiche.

Fulcro della Dark Academia sono la consapevolezza dell’importanza dell’istruzione e l’esaltazione della cultura classica e delle materie umanistiche; declinati in una passione ardente e totalizzante per lo studio di materie prevalentemente letterarie e, più raramente, scientifiche.
A livello superficiale questa attitudine si traduce con un interesse per la lettura, specialmente dei classici, e le discipline filosofico letterarie. Ad un livello più profondo e conscio, invece, l’approccio Dark Academia mira a rendere l’esperienza dello studio qualcosa di assoluto in cui mente e materia si fondono portando l’individuo ad estraniarsi dal mondo e dalla realtà circostante. Lungi dall’essere fine a se stesso, questo metodo è propedeutico al processo di crescita interiore e perfezionamento che costituisce l’essenza più profonda della Dark Academia.
Per quanto affascinante, questo modus operandi non è stato risparmiato dai giudizi negativi che si sono prevalentemente concentrati proprio sull’eccessiva esaltazione dell’apprendimento e della teoria a scapito, per esempio, dell’attività fisica o della naturale alternanza tra sonno e veglia.
Nel criticare la Dark Academia, il suo stile e la filosofia che vi sta dietro, è bene tenere a mente il contesto storico e sociale in cui questa corrente ha iniziato ad affermarsi: un periodo in cui migliaia di giovani sono stati contemporaneamente costretti, a causa della pandemia e delle misure di contenimento attuate nei vari paesi, a vivere l’università e la scuola lontani da ambienti stimolanti come atenei e aule scolastiche subendo, di contro, un’autentica invasione tecnologica che ha disumanizzato e sterilizzato il processo di apprendimento compromettendo i rapporti e le interazioni sociali.
L’onnipresenza di dispositivi elettronici e il loro uso sfrenato hanno portato gli affiliati della Dark Academia a formulare una critica all’utilizzo delle nuove tecnologie ree, secondo questa corrente di pensiero, di aver esaltato il futuro, la tecnica e il digitale a svantaggio di uno stile di vita maggiormente incentrato sulla cultura, l’introspezione e la ricerca del bello e del buono.
Dal punto di vista estetico e grafico la corrente della Dark Academia si compone di elementi e suggestioni romantiche e tendenzialmente nostalgiche: una vecchia edizione di un romanzo, una candela ed una un orologio ed una bella penna stilografica sono, in genere, sufficienti a ricreare queste atmosfere melanconiche e la reperibilità di questi oggetti ha sicuramente favorito la diffusione e il successo di questo tipo di aesthetics.
Essendo una corrente nata in ambito accademico/scolastico, le ambientazioni che maggiormente si prestano come cornici sono edifici antichi, atenei e istituti, giardini e qualsiasi altro luogo di gusto classico e neoclassico, vittoriano, rinascimentale e leggermente gotico.
Per rispettare i canoni della Dark Academia, il leit motiv deve essere presente tanto all’esterno, quanto all’interno ricreato con mobili antichi, suppellettili vintage e un inventario di oggetti e decorazioni che richiamino lo stile a cui si fa riferimento.
Vecchi orologi da taschino o gioielli, vecchie edizioni di romanzi o cataloghi delle collezioni dei musei più prestigiosi sono solo alcuni degli elementi che maggiormente ricorrono nei feed etichettati come #DarkAcademia su Instagram e Pinterest.
Per quanto riguarda il guardaroba, invece, la moda Dark Academia riprende tanto nelle tinte, quanto nelle fogge e nelle fantasie le divise scolastiche delle accademie e dei college inglesi ed americani. Uno stile classico che ha facilmente conquistato gli amanti delle gonne e dei pantaloni di tweed o principe di Galles, dei pullover e dei capispalla oversize, delle camicie bianche e delle scarpe stringate.
Per quanto riguarda la scelta cromatica, la Dark Academia si avvale principalmente di tinte autunnali spaziando sulle numerose sfumature del marrone e dell’arancione, del verde, molto raramente del blu, e del nero; usate per creare contrasto con colori decisamente più chiari come le diverse tonalità del bianco e del grigio.

Come già ampliamente spiegato, la Dark Academia si distingue dalle altre sub culture nate sui social per via della sua esaltazione del passato e il suo strizzare l’occhio ad un mondo scevro di quell’inquinamento tecnologico che, soprattutto in seguito alla pandemia, è diventato ancora più onnipresente e invasivo tanto in ambito scolastico/accademico quanto lavorativo.
Nonostante la patina di fascino che ammanta questo movimento, è pressoché impossibile non notare alcuni difetti.
Sorvolando sulle accuse di white washing e di eurocentrismo (che sono piuttosto fini a loro stesse), uno degli aspetti che forse rende meno apprezzabile questo stile è la sua vocazione elitaria: lo stile Dark Academia fa infatti riferimento ad ambientazioni aristocratiche ed esclusive ed è mirato a sensibilizzare i propri affiliati sul “privilegio” nel ricevere una buona istruzione. Questo atteggiamento esclusivo si ripercuote anche sulle attività classificate come Dark Academia che comprendono sport considerati “di nicchia” come il canottaggio, gli sport equestri e il golf; ed attività prevalentemente culturali come, ad esempio, il lettering o gli scacchi.
Altra critica, oltre a quella già presentata sull’eccesso di studio a scapito di altre attività, è stata rivolta al rigetto che i membri di questa corrente di pensiero sembrano avere nei confronti della tecnologia e dei social, salvo poi utilizzarli per condividere i propri scatti ed outfit.
La repulsione del presente,unita all’idea romantica che le cose fossero più belle, se non addirittura migliori, in un tempo ormai passato, alimenta la cosiddetta sindrome dell’epoca d’oro: un atteggiamento connaturale della psicologia umana che tende a mitizzare i fasti di un’epoca passata e a fantasticare su di essa senza tenere conto degli aspetti negativi se non addirittura pericolosi.
D’altro canto, la corrente Dark Academia cerca di sensibilizzare sull’importanza tanto dello studio e della conoscenza, quanto sull’introspezione e sulla crescita personale: pratiche che, in un mondo scandito da ritmi sempre più frenetici, sono difficili da coltivare con costanza.
Altro aspetto molto interessante, e tutt’altro che scontato, è la versatilità di questo stile che può essere adottato indistintamente dagli uomini e dalle donne a prescindere dall’etnia di appartenenza.

In ambito letterario, quanto in quello cinematografico e delle serie tv è importante fare una distinzione tra le opere che rievocano l’estetica Dark Academia e quelle che sono effettivamente rappresentative, per via delle tematiche affrontate, della trama e dei personaggi, di questa corrente.
I romanzi di Donna Tartt, tra cui si annoverano The Secret History (= Dio di Illusioni), The Goldfinch (= Il Cardellino), sono considerati da tutti i capostipiti del genere Dark Academia; mentre romanzi come Ninth House (=La nona casa) di Leigh Bardugo, Raven Boys di Maggie Stiefvater ed Harry Potter di J.K.Rowling rievocano solamente le atmosfere e le ambientazioni Dark Academia.
Per quanto riguarda i film, quelli maggiormente rappresentativi del genere sono Dead Poets Society (= L’attimo Fuggente), The Emperor’s Club (= Il Club degli imperatori), Monalisa Smile, Kill Your Darlings (= Giovani ribelli) e, per il leit motiv, Midnight in Paris.
Serie tv con ambientazioni Dark Academia possono considerarsi The Queen’s Gambit (= La regina degli scacchi), Riverdale, Legacy, Fate The Winx Saga.

Un’ulteriore precisazione va fatta sui generi letterari e cinematografici che rientrano nella Dark Academia.
Nonostante molte delle opere sopra elencate abbiano elementi gotici/fantastici o siano ambientate in luoghi immaginari, la Dark Academia non è da intendere né come una sfumatura del genere fantasy né di quello gotico, così come è sbagliato declinare questa corrente come una sottocategoria del genere period, nonostante molte aesthetic facciano riferimento alla società vittoriana e inglese tra ottocento e novecento

*Devyani

L’Abbazia di Northanger

L’ABBAZIA DI NORTHANGER

Autore: Jane Austen
Casa editrice: RBA Cranford Collection
Anno di edizione: 2020

.: SINOSSI :.

Una storia d’amore sboccia nella cittadina termale inglese di Bath tra un giovane e benestante pastore anglicano e la protagonista del romanzo, Catherine Morland. Creduta una ricca ereditiera, Catherine viene invitata dal padre del fidanzato nella residenza di famiglia, l’ex-abbazia di Northanger. Qui la protagonista vive, in uno scambio tra fantasia e realtà, banali eventi quotidiani alterandoli alla luce di immaginarie atmosfere di terrore, tanto da mettere a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato. Celebrazione dei riti d’iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia, quest’opera della Austin rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale e soprattutto del romanzo gotico.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una fervida immaginazione, talvolta ai limiti del bovarismo, una discreta avidità letteraria e una eccessiva ingenuità romantica caratterizzano la personalità di Catherine Morland, protagonista di questo ironico romanzo di Jane Austen. Catherine è diversa dalla maggior parte delle protagoniste di questa autrice, del resto anche il romanzo che la ospita non ha niente a che vedere con i classici Orgoglio e Pregiudizio o Ragione e Sentimento che siamo abituati ad associare alla scrittrice.

L’Abbazia di Northanger è un romanzo carico di ironia, mai pesante ma sempre presente, che si scaglia contro il romanzo gotico del tempo. Il suo “bersaglio” principale è Udolpho, di Ann Radcliffe, più volte citato come lettura preferita della giovane protagonista.
La trama è carica di simpatia e freschezza, segue naturalmente il filone cui Jane Austen ha abituato i suoi lettori, ma è appunto carica di uno spirito diverso che la rende più piacevole a chi, come me, ha fatto molta fatica ad approcciarsi alle pagine dei suoi scritti più conosciuti.
Altra nota positiva sono i personaggi: ben caratterizzati, sono piacevoli da leggere e tengono una gran compagnia. Sperando che nessuna fan di Mr. Darcy se la prenda con me per quello che sto per dire, mi trovo costretta ad ammettere che il fascino irriverente e il temperamento gentile di Mr. Tilney mi hanno colpita molto di più!

In breve, per me il romanzo merita un 9/10.
L’edizione, sebbene più curata di quella di Orgoglio e Pregiudizio, presentava alcuni piccoli errori poco piacevoli. Rispetto alla prima uscita della collana Storie Senza Tempo, la cura è sicuramente maggiore e il prodotto è di qualità superiore: questo è un dettaglio che ci tengo a sottolineare perché è giusto non dimenticarsi mai che un libro non deve essere solo esteticamente bello ma anche leggibile.
E in questo, l’edizione conta molto!

The Read-Zone: come leggere può rendere più leggère le giornate in quarantena.

All’indomani dell’adozione delle nuove misure per contenere il COVID19, molti lettori hanno subito visto nel divieto di uscire di casa l’opportunità per portare a termine le letture in corso e per sfoltire la lista di quelle arretrate.
Armati di ottimismo e buoni propositi, e spronati da iniziative come quella lanciata dalla Feltrinelli #chileggenonsiferma, lettori e bookblogger hanno iniziato nuove maratone di lettura certi di aver, finalmente, trovato il giusto incentivo per leggere.

L’entusiasmo iniziale si è tuttavia spento nel giro di qualche giorno e sui social scrittori, editori e lettori hanno iniziato ad accusare qualche difficoltà nel trascorrere queste lunghe giornate in compagnia dei loro amici di carta.
Ai lettori in quarantena ha risposto su Twitter Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro di Torino (al momento rimandato a data da definirsi):

“Sto facendo fatica anche io. È complicato riuscire a entrare nella giusta disposizione d’animo. Forse anche perché i libri di solito raccontano avendo come punto di vista il “dopo” mentre noi invece siamo nel mezzo del guado”.

I libri, come più volte abbiamo detto e sentito dire, sono finestre su mondi e realtà lontane: leggendo entriamo in contatto con storie e situazioni al limite del possibile e empatizziamo con personaggi alle prese con sfide tanto eroiche quanto terrificanti.
Attraverso le pagine di un libro, abbiamo affrontato la pestilenza del 1630 e esplorato i regni ultratterrenti dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso; siamo fuggiti dall’incendio di Atlanta e abbiamo tremato di rabbia e di frustrazione insieme Hans Schwarz. Eravamo tutti con il fiato mentre Harry Potter si muoveva tra i corridoi del labirinto magico e la stessa ansia l’abbiamo provata anni dopo varcando i confini di Panem e del distretto 12.
Leggendo non c’è mostro, pericolo o situazione da cui, solo chiudendo il libro, si possa fuggire ed è questa confortante scappatoia a rendere la lettura uno dei passatempi più avvincenti ed emozionanti che l’uomo abbia mai ideato.

Ma cosa succede quando il mostro è fuori dalle nostre porte e in ogni istante sentiamo l’eco di parole che ad oggi suonavano così lontane e assurde, quasi irreali?
Rilassarsi in questi giorni è tutt’altro che facile: basta accendere la televisione, sfogliare un quotidiano online o aprire i social per essere aggiornati sui dati di questa pandemia.
Alla luce di ciò, isolarci tra le pagine di un libro può darci la spiacevole sensazione di “estraneamento” e, che ci piaccia o no, ci costringe ad abbassare momentaneamente la guardia per concentrare la nostra attenzione e le nostre energie nell’esercizio della lettura.
Un altro grosso ostacolo alla lettura è rappresentato dal telelavoro: se infatti lo smart working ha rappresentato per molte aziende e lavoratori una conquista, dal punto di vista tecnologico e non solo, dall’altra ha catapultato centinaia di persone in una condizione in cui “staccare” e “disconnettersi” è ancora più difficile. Terminato l’orario d’ufficio, infatti, e con il computer già acceso e connesso, aprire le pagine dei social e iniziare a sfogliare la home e i post di Facebook e Instagram è un automatismo a cui è difficile sottrarsi.

Nonostante questi presupposti non proprio ideali, leggere può, e di fatto è, essere un ottimo modo per rilassarsi, scaricare la tensione e rendere più leggère queste giornate di isolamento forzato. Volete sapere il perché? Ecco qualche motivo.

1) UNA SCUSA PER USCIRE
Leggere è, come lo sport, un’attività che può essere svolta comodamente in casa seduti sul divano, ma anche all’aria aperta: basta infatti sistemare una sedia e un tavolino accanto alla finestra, o sul balcone, per potersi dedicare alla lettura senza rinunciare alla piacevole sensazione dell’aria e del sole sulla pelle e, sopratutto, senza doversi allontanare da casa!

2) BOOK&FITNESS
Contrariamente a quanto si crede, leggere non è affatto un passatempo da “secchioni” e “pesi mosca”. Pur non richiedendo particolare sforzo fisico, la lettura coinvolge tutto l’organismo in un esercizio di concentrazione e attenzione e, cosa da non sottovalutare, ha anche benefici per il fisico: mantenere la stessa posizione per diversi minuti e adottare una postura corretta fa bene ai muscoli, alla schiena e al petto.
Studiando e lavorando, infatti, è molto facile assumere posizioni sbagliate che, alla lunga, possono causare l’infiammazione della cartilagine dello sterno.

3) TUTTI PIÙ SOCIAL
Leggere migliora la nostra capacità di empatizzare con il prossimo e dà ottimi argomenti per iniziare una conversazione con il vicino. In questi giorni, in cui i contatti sono ridotti al minimo, è confortante poter parlare con qualcuno che riesce a capire e a partecipare alle nostre emozioni e, chi legge, è sicuramente avvantaggiato. I libri avvicinano anche sul web: in questi giorni, infatti, sono raddoppiati i gruppi di lettura, i profili instagram e le pagine Facebook che propongono argomenti e suggerimenti inerenti al mondo della letteratura.

4) SCACCIANOIA
In questi giorni, apparentemente tutti uguali, la noia è sempre in agguato: un buon libro è un ottimo diversivo e, a volte, può anche rappresentare l’occasione per conoscere nuovi hobby e iniziare a coltivare passioni e interessi prima sconosciuti.
L’accuratezza con cui gli scrittori descrivono le attività dei loro personaggi, ha più di una volta avvicinato i lettori a mondi e passatemi nuovi come la pittura, la musica, il giardinaggio o la cucina.

5) CE LA FAREMO
I libri sono una fonte di speranza: a dispetto di quanto drammatiche siano le situazioni e le sfide affrontate dai protagonisti, leggendo si alimenta la speranza che, alla fine, tutto andrà per il meglio e che le cose torneranno com’erano.
Leggere, in un momento come questo, non è quindi un modo per fuggire dalla realtà, ma piuttosto un esercizio a guardare con ottimismo alla difficile situazione che stiamo affrontando coltivando la certezza che, un giorno, tutto questo finirà e potremo tornare alla vita di tutti i giorni.

*Jo

Robin Hood

ROBIN HOOD

.: SINOSSI :.

Paladino della giustizia e difensore dei deboli, arciere infallibile e astuto, Robin Hood è il principe dei ladri, l’incontrastato signore della foresta di Sherwood. Privato ingiustamente dei suoi beni da un nobile senza scrupoli, il giovane Robin è un eroe invincibile, l’ultimo sassone che, con la sua banda di fedelissimi amici, tenta di opporsi alla dominazione dei normanni, lottando tenacemente contro le ingiustizie degli usurpatori. Dalla fervida fantasia di Alexandre Dumas nasce uno dei ritratti pili vivaci del leggendario fuorilegge inglese e dei suoi fedeli compagni, dall’imponente e saggio Little John al coraggioso e allegro frate Tuck, alla bella lady Marian, senza dimenticare il perfido barone Fitz Alwine, il famigerato sceriffo di Nottingham.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Dumas, autore che non ha certo bisogno di presentazione, riesce a coinvolgere il lettore mettendogli tra le mani l’appassionante ricostruzione delle origini di Robin Hood e della sua banda di amici.
Le descrizioni sono dense e poetiche; i personaggi sono pensati e portati su carta in maniera splendida. Ho apprezzato, in particolare, il personaggio di Maude di cui, per ignoranza mia, non sapevo assolutamente niente: mi ha fatto sorridere dal primo capitolo in cui è apparsa e, sinceramente, l’ho trovata un personaggio molto moderno. Al contrario delle altre donne presenti in Robin Hood, infatti, Maude ha un ruolo attivo e non passivo e per buona parte del romanzo usa la propria astuzia per aiutare i nostri protagonisti a uscire da questo o quell’impiccio.

Lo stile è, ovviamente, quello tipico del 1800: questo significa che, per poter apprezzare il romanzo, il lettore è obbligato ad accettare che lessico, dialoghi e situazioni non gli siano affini.
In generale, ho apprezzato la storia che mi ha fatto ridere, commuovere e mi ha appassionata: alcune descrizioni, soprattutto riguardanti i personaggi, le avrei rilette volentieri mille volte da quanto erano spettacolarmente vivide!
Consiglio quindi questo romanzo a chiunque ami le storie di avventura: pur non amando i classici, ho adorato questo libro.

Il testo è diviso in tre parti: si comincia con un Robin poco più che adolescente e poi, un salto temporale dopo l’altro, si arriva ad avere davanti un personaggio di circa trent’anni. Non ho apprezzato particolarmente i salti temporali, utilizzati principalmente per chiudere una vicenda e iniziarne una nuova: sembrava più un modo per evitare di dover approfondire alcune questioni piuttosto che un utilizzo oculato di espedienti letterari.
Il mio voto, infine, è 8.5/10

*Volpe

Nuovo anno e nuovi (buoni) propositi: 10 buone intenzioni per il 2020.

L’inizio di un nuovo anno è il momento perfetto per dare una svolta alla propria vita e realizzare quegli obbiettivi e quei desideri che, per un motivo o per un altro, sono rimasti nel cassetto o sono annegati tra le scuse e i “vorrei, ma proprio non posso!“.
In occasione del capodanno è consuetidine fare una lista dei buoni propositi e fissare dei traguardi che, anche se non verranno raggiunti, almeno consoleranno la coscienza con la giustificazione sempre valida che, alla fine, basta il pensiero.

Da questa tradizione non si esimono lettori e booklovers che, tra un cenone e una giocata di tombola, fanno una lista degli obbiettivi da raggiungere in capo ad un anno o stilano le letture che intendono, o sperano, di completare nei 365 giorni +1 a venire.
I propositi sono vari e, spulciando su internet, la rosa dei suggerimenti è infinita; tuttavia, intervistando amici e parenti, siamo riuscite ad individuare i 10 buoni propositi più gettonati dai lettori.

1) Leggere almeno 10 pagine al giorno.
Per molti lettori uno dei più grandi rimpianti e non avere abbastanza tempo da dedicare alla lettura: d’altronde, sia chi studia sia chi lavora, deve fare i conti con uno stile di vita frenetico pieno di impegni, scadenze e altre attività che riducono all’osso i momenti da dedicare alla lettura e a noi stessi.
Con questi presupposti, leggere almeno 10 pagine al giorno può essere tutt’altro che una passeggiata, ma l’importante è non arrendersi e, sopratutto, non pretendere da noi stessi più di quanto possiamo dare in fatto di tempo ed energie.
Leggere deve essere un piacere e mai un’imposizione!

2) Fare una readlist e rispettarla (o almeno provarci).
Quanti di noi, davanti alla libreria traboccante, non ha esclamato almeno una volta “Non ho nulla da leggere!”.
Passando in rassegna i volumi che abbiamo sparsi sugli scaffali, sul comodino, su mensole, tavoli e ovunque i libri possano essere impilati e sistemati; molti di noi vengono presi dall’ansia nel contare quanti di quei libri NON siano ancora stati letti.
I motivi per cui si accumulano romanzi senza leggerli sono svariati: regali indesiderati, acquisti fatti sull’onda dell’entusiasmo, la curiosità per un genere o un autore nuovo, … .
Fare una lista può essere utile non solo per tenere il conto delle letture fatte durante l’anno, ma anche e sopratutto per fare ordine mentale tra i libri letti e quelli che ancora dobbiamo leggere trovando, perché no, il coraggio di prendere in mano quei volumi che fino ad adesso abbiamo lasciato sullo scaffale a prendere polvere.

3) Leggere un classico.
I classici non ispirano mai particolare simpatia soprattutto nei lettori più giovani o in coloro che hanno da poco scoperto i piaceri della lettura: sono lunghi, scritti con uno stile non sempre facile e, sopratutto quando si tratta di romanzi scritti secoli fa, alle difficoltà linguistiche si aggiungono quelle legate ad una cultura che, ai giorni nostri, ci appare superata e a tratti ridicola soprattutto quando vengono trattati temi delicati o di interesse sociale.
Nel scegliere un classico è bene tenere a mente che la scelta non si limita ad autori dei secoli passati, ma è anche possibile optare per scrittori contemporanei che, di conseguenza, trattano temi più comprensibili con un linguaggio sicuramente più familiare.
Altra cosa da considerare è il genere letterario: ogni romanzo, infatti, è alfiere di una corrente che, nei secoli, si è evoluta assumendo nuove tonalità e ampliando le proprie possibilità narrative.
Basarsi sui propri gusti letterari è sicuramente un buon modo per scegliere un classico senza aver paura di annoiarsi o perdere interesse per la lettura.

4) Finire TUTTI i libri accumulati negli anni;
Questo è, forse, il proposito più difficile di tutti: i lettori di lunga data hanno sicuramente un numero non indifferente di titoli in arretrato e leggerli tutti in un solo anno è un’impresa a dir poco titanica.
Naturalmente, poi, questo proposito nasconde tante altre piccole insidie.
Bisogna innanzitutto armarsi di pazienza e buona volontà e resistere alle innumerevoli tentazioni delle librerie non è affatto facile, giacché anche i lettori più esperti rischiano di perdersi e cedere alla tentazione di comprare un altro volume.
Beh, male che vada, ci toccherà aggiungerlo alla pila di libri da leggere nel 2020…

5) Provare gli E-Book e/o gli audiolibri;
Alcuni lettori sono già passati al digitale da molti anni, altri invece sono legati al cartaceo che, per loro, è ancora il solo e vero modo per leggere.
L’editoria digitale ha i suoi pregi: il costo nettamente inferiore di un e-book rispetto a un libro cartaceo non è da sottovalutare; così come la possibilità di ascoltare i nostri romanzi preferiti anche in auto, mentre guidiamo ha il suo fascino.
Insomma, se vi capitano sotto mano testi interessanti in forma di e-book o di audiolibro, vi consigliamo di provarli!
Inoltre, e questa è una nota a piè di pagina, utilizzare gli audiolibri mostrerà alle case produttrici che questo prodotto vende: ciò avrà la conseguenza di permettere a persone non vedenti o con difficoltà dell’apprendimento di scegliere tra una quantità maggiore di titoli.

6) Mettere in ordine la libreria (e mantenere l’ordine);
Ci sono tantissimi modi per ordinare una libreria: l’ordine alfabetico è quello più comune e, forse, più efficace.
Per variare e, quindi, stimolare la fantasia, però, vi suggeriamo alcuni modi alternativi per tenere i vostri libri in perfetto ordine.
Il primo, che va tanto di moda nelle pagine instagram di tutti i bookblogger, è l’ordine per colore. Forse è poco funzionale, ma attira l’occhio e sicuramente stimola il lettore a mantenerlo!
Un altro metodo utile, è quello di dividere i libri per casa editrice: questo regalerà alla vostra libreria un senso di freschezza e innovazione.
Ma, insomma, in qualsiasi modo vogliate sistemare la libreria, quel che conta è che sia funzionale per voi: se anche un mondadori finisce nella sezione feltrinelli, non sarà poi un dramma!

7) Provare un genere letterario nuovo;
Il lettore è, in generale, un animale abitudinario: questo significa che se è legato al genere fantastico sarà difficile mettergli in mano un giallo e viceversa.
Per quanto i gusti personali siano sempre da rispettare, a volte una ventata di aria fresca è quel che ci vuole. Nel 2020, vi suggeriamo di ampliare le vostre vedute, magari lasciando scegliere una vostra lettura futura a un amico che ha gusti anche opposti ai vostri.
Chissà che non ne esca qualcosa di interessante…
Per iniziare, comunque, vi consiglierei di trovare qualcosa che sia a cavallo tra il vostro genere preferito e una nuova scoperta: potrebbe aiutarvi ad evitare cambiamenti troppo bruschi che potrebbero rivelarsi un flop totale.

8) Regalare più libri;
O buoni regalo!
Regalare una buona lettura a qualcuno è una cosa meravigliosa: può aiutare anche le persone meno dedite alla lettura a immergersi in un mondo nuovo e pieno di fantasia.
Un libro però, anche se a noi lettori sembra strano, non è sempre un regalo ben accetto. E’ difficile regalare un libro, per esempio, ad una persona che non ama leggere.
In questi casi, bisogna agire con furbizia: informatevi sui loro interessi e cercate se esiste un libro che tratta di quegli argomenti così da farli ugualmente felici.

9) Usufruire maggiormente delle biblioteche;
Anche se possedere il libro che si vuole leggere è un desiderio cui è difficile resistere, a volte è giusto provarci.
Andare in biblioteca è un ottimo modo per risparmiare, così come leggere e-book o libri che si hanno già in casa, ed è anche un modo per mantenere aperti questi luoghi incantati che, lentamente, stanno scomparendo.
Se, magari, a voi non sembra importante, la biblioteca può essere la salvezza di quei lettori meno fortunati che purtroppo non hanno sufficienti finanze per poter leggere libri comprati di propria mano.

10) NON lasciar scadere i punti delle fidelitycard.
Questo buon proposito vuole essere anche un reminder per quelli di voi che hanno nel portafogli tessere di questa o quella libreria: ricordatevi i punti!
Se siete lettori voraci e avete, nel tempo, accumulato molti sconti, ricordatevi di usarli prima che la vostra tessera scada e debba essere rinnovata!

Qualunque siano i propositi che vi siete prefissiati per il 2020 ricordatevi che le migliori intenzioni non sono mai da intendere come obblighi e che l’importante non è cosa, quando, come o perché si legge, ma semplicemente leggere!

Buon 2020 e buone nuove (o arretrate) letture!

*Jo

Frozen (non) è la Regina delle nevi

Natale si avvicina e, puntuale come un orologio, la Disney arriva nelle sale cinematografiche con un classico d’animazione pensato tanto per i piccoli quanto per i grandi.

La stagione invernale non poteva essere inagurata in maniera migliore e, per meglio preparare gli animi al clima natalizio, le sale cinematografiche si apprestano ad accogliere l’attesissimo sequel di Frozen il regno di Ghiaccio: Frozen il Segreto di Arendelle; che, stando ai rumors e alle notizie estrapolate dalle varie anteprime, dovrebbe risolvere alcuni quesiti lasciati insoluti dal primo capitolo della saga.

Esattamente come nel 2013, quando la voce di Idina Menzel che intonava Let it go aveva eclissato quella di Micheal Buble, mi è capitato di sentire frasi del tipo: “Esce il secondo film sulla favola della regina delle nevi.”

La verità è che Frozen (non) è la Regina delle nevi di Andersen tanto quanto La Sirenetta, Biancaneve , Robin Hood e tutti gli altri classici Disney sono coerenti con le favole e le storie da cui sono stati rispettivamente tratti.
La versione disneyana de La regine delle nevi, si discosta parecchio dalla favola a cui si ispira e, al termine del film, la sensazione è quella di aver visto qualcosa che ricorda solo per ambientazione e nomi il racconto di Andersen.

Schegge di ghiaccio
La storia raccontata da Andersen ruota intorno all’amicizia tra Kai e Gerda: due bambini, dirimpettai che, oltre a condividere il balcone che unisce le loro abitazioni, passano il loro tempo a giocare insieme e a coltivare fiori.
La loro infanzia è felice e spensierata fino a quando, in una notte d’inverno, i due piccoli ascoltano la storia della temibile regina delle nevi e Kai, dopo aver deriso i poteri della sovrana, viene colpito da una scheggia di ghiaccio che lo rende “cieco” e lo fa diventare cattivo.
Solo il coraggio e la fedeltà di Gerda all’amico Kai riusciranno ad annullare il sortilegio della regina delle nevi e a far scogliere il ghiaccio che attenaglia il cuore di Kai.

Nella versione della Disney la vicenda ruota intorno alle due principesse di Arendelle: la città inventata dove è ambientata la storia.
Elsa, la futura regina delle nevi, manifesta fin dai primi minuti del film il suo talento nel creare, per la gioia della sorellina Anna, giochi con la neve e con il ghiaccio.
Anche in questo caso le due bambine crescono felici e spensierate, circondate dall’affetto dei loro cari e da amici immaginari come il pupazzo di neve Olaf, ma la felicità viene spezzata da un incidente che coinvolge le due sorelle e da una scheggia di ghiaccio che, inavvertitamente, colpisce Anna causandole una perdita parziale della memoria.
In seguito all’incidente, e vinta dai sensi di colpa, Elsa si chiude in se stessa e rifiuta ogni contatto con il mondo esterno e con la sorella verso cui dimostra atteggiamenti freddi e distanti anche nei momenti più drammatici.
Questo cambiamento causa, ovviamente, dolore e dispiacere ad Anna che, complice l’amnesia, non riesce a spiegarsi il cambiamento della sorella.

Nonostante coinvolgano due coppie di personaggi completamente diverse, entrambe le versioni sono unite da un leitmotiv e da un elemento che porta ad un cambiamento in uno dei due protagonisti.
Sia Kai che Anna vengono colpiti, anche se per ragioni differenti, da una scheggia di ghiaccio; tuttavia, se nella versione di Andersen è Kai a manifestare un cambiamento in seguito a questo episodio, nel lungometraggio Disney è Elsa a subire una trasformazione e ad allontanarsi dagli affetti per rinchiudersi in una prigione di ghiaccio e solitudine.

Il racconto di Andersen è, dopotutto, una favola e in quanto tale ha degli elementi che la caratterizzano e da cui è impossibile staccarsi senza tradire la natura della narrazione: Kai e Gerda sono i protagonisti impegnati nella lotta contro la cattiva Regina delle Nevi e la negatività di questo antagonista è ben delineata in modo da non confondere il pubblico a cui la favola si rivolge.
Il film della Disney, affrancandosi dalla narrazione classica, propone una versione della Regina delle Nevi differente in cui, la regina Elsa, è protagonista e antagonista di se stessa: una sottigliezza che può sfuggire ai più piccoli, ma non è passata innoservata agli occhi degli spettatori più maturi che hanno apprezzato il conflitto che caratterizza questo personaggio rendendolo, nei limiti del possibile trattandosi di un cartone animato, più umano: Elsa, e in un certo qual modo anche sua sorella Anna, rivoluzionano ulteriormente la visione della principessa Disney portando sul grande schermo donne forti e allo stesso tempo deboli, capaci tuttavia, grazie al sostegno degli affetti, di sfruttare le loro potenzialità al meglio.

La regina delle nevi
Quando Kai viene rapito dalla Regina delle Nevi, Gerda decide di affrontare un lungo e pericoloso viaggio verso il palazzo della Regina nella speranza di riuscire a scogliere il ghiaccio che si è formato intorno al cuore del suo migliore amico.
Ovviamente la piccola riesce nel suo intento e, con le sue lacrime, riesca ad annullare l’incantesimo.

Anche nella versione disneyana una delle protagoniste si imbarca in un pericoloso viaggio alla volta del temutissimo castello della Regina delle Nevi: si tratta di Anna che, decisa a riportare la sorella ad Arendelle, parte alla ricerca di Elsa inaugurando una lunga serie di incontri bizzarri e pericoli scampati in maniera grottesca.
Arrivata al confronto con la sorella, tuttavia, Anna non riesce a raggiungere il proprio scopo e, come se non bastasse la delusione di essere nuovamente abbandonata da Elsa, la ragazza viene colpita al cuore da una seconda scheggia di ghiaccio.

Accusata di aver ucciso la sorella e aver costretto Arendelle all’inverno eterno, Elsa viene arrestata e condannata a morte.
Il ghiaccio, che inizialmente circondava solamente la Regina delle Nevi, ha preso ormai il sopravvento e ogni cosa rischia di essere trasformata in un ghiacciolo.

Frattanto Anna, erronamente data per morta, non ha abbandonato i propri propositi e, sfidando un’ultima volta il potere ormai fuori controllo della sorella, compie un gesto di vero amore nei confronti di Elsa salvandola così non solo dalla morte, ma anche e sopratutto da se stessa.
Trasformata, per via della scheggia che l’ha colpita al cuore, in una statua di ghiaccio, Anna ha dato ad Elsa ciò che le serviva per riprendere il controllo della situazione e così, mentre la regina si lascia andare ad un pianto liberatorio, una lacrima cade sul cuore di Anna sciogliendo il ghiaccio e riportandola in vita.

Anche in questo caso sono evidenti le analogie con il racconto scritto da Andersen: Anna, come Gerda, si imbarca in un pericoloso viaggio, decisa ad affrontare la Regina delle Nevi e ad aiutare sua sorella Elsa che, esattamente come Kai, viene salvata solo da un gesto d’amore gratuito e puro.
Sempre come nella versione che vede protagonisti i piccolo Kai e Gerda, anche in questa versione l’incantesimo del ghiaccio viene sciolto con una lacrima.

Fatte queste considerazioni resta la domanda: Frozen è la storia de La Regina delle Nevi?
Rispetto ai classici Disney a cui eravamo abituati, in cui solo alcuni dettagli venivano modificati o del tutto cancellati per adattare le favole al grande schermo, Frozen ha riscritto la storia de La Regina delle Nevi e, coerente con la filosofia Disney, ha utilizzato l’animazione per mandare al pubblico messaggi ed insegnamenti coerenti con le tematiche e le sfide che la nostra società affronta quotidianamente.
La realizzazione delle donne (tema ripreso ed approfondito in Zootropolis (2016), la crescita personale e il confronto con se stessi e le proprie debolezze e capacità, il valore degli affetti, primo fra tutti la famiglia, sono solo alcuni dei temi su cui Frozen pone l’accento e che, in fondo, rendono meno gravi le vistose differenze con il bellissimo racconto di Andersen.

*Jo

Carmilla

CARMILLA

Autore: Le Fanu
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Carmilla, la prima vampira della storia della letteratura, e il dottor Hesselius – medico e metafisico tedesco -, il primo detective dell’occulto, sono i due principali protagonisti di questa raccolta di storie “gotiche”. Un testo chiave, la cui influenza sarà fortissima in tutta la letteratura del Novecento sui fantasmi. Tè verde (1869) è il racconto del reverendo Jennings che, dopo la lettura di “certi volumi antichi, edizioni tedesche di testi in latino medievale”, mentre torna a casa con l’omnibus, vede comparire una misteriosa scimmia, che da quel momento in poi, tra improvvise sparizioni e scoraggianti ricomparse, continuerà a seguirlo fissandolo con bramosia maligna. Il giudice Harbottle (1872) è la funesta cronaca della nemesi piombata su Mr Harbottle, uomo malvagio e corrotto. Carmilla (1871-1872), infine, il più famoso dei racconti di Le Fanu, narra le astuzie e i languori della vampira Carmilla. Le storie di questo volume non sono paurose perché fantastiche, bensì paurose perché vere: riflessi del nostro essere, voci della nostra coscienza, proiezioni della nostra angoscia, immagini duplicate del nostro volto inquietante. Le Fanu ci invita a guardare nello specchio del reale con la consapevolezza che quanto vedremo non sarà la verità, ma una sua ombra confusa, il riflesso baluginante di qualcosa che sfugge al controllo della ragione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Attraverso il racconto, quasi scientifico, di Hesselius, il lettore si trova a viaggiare in un mondo che, se a prima vista è identico al suo, nasconde tra le sue ombre le follie del soprannaturale.
Il testo di Le Fanu è un horror magistrale. L’autore gioca con la mente del lettore: si guarda bene dal rendere l’orrore esplicito, e forse è proprio per questo che il suo libro è carico di inquietudine.
Non ci dice chiaramente che gli episodi di cui narra sono frutto del soprannaturale, anzi, lascia intendere che possa trattarsi di follia, di pazzia o di esaurimento nervoso che, paradossalmente, rende il racconto ancora più tetro.
Lo stile non è semplice: si tratta comunque di una raccolta di racconti scritta nel 1800 e segue, ovviamente, i canoni dell’epoca. Il testo è ricco di descrizioni più o meno dettagliate e l’autore preferisce chiaramente il discorso indiretto a quello diretto.

Mi sento di dare a questa raccolta un 8/10. Non saprei dire esattamente il motivo ma, sebbene sia un testo di valore, non mi ha convinta del tutto.
In ogni caso, ho apprezzato tutti e tre i racconti per tre motivazioni completamente differenti.
Il primo racconto, intitolato Té verde, l’ho apprezzato perché faceva veramente paura. Tra i tre è quello che ho trovato più inquietante.
Il secondo, invece, mi è piaciuto perché è il più “leggero”. Nonostante la storia sia colorata dalle stesse tinte fosche della prima, l’ho trovato meno impressionante e più semplice da leggere.
Il terzo, ovvero il famosissimo Carmilla, racchiude al suo interno un discreto numero di informazioni utili e interessanti riguardo il mondo dei vampiri. L’autore, volontariamente o meno, introduce figure che sicuramente hanno condizionato opere successive: addirittura si incontra un cacciatore di vampiri molto simile al famosissimo Van Helsing presente in Dracula.
Sconsiglio la lettura a chi è facilmente impressionabile, perché questi racconti potrebbero causare incubi notturni o paura quando si è al buio.

*Volpe

Natale sullo scaffale

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Dai grandi classici a letture più contemporanee, ecco alcuni libri che potrebbero rendere la sua magia ancora più speciale e farla durare più a lungo!
Natale è un momento di gioia e condivisione, vi invitiamo quindi a non leggere da soli!

Buona lettura!

CLASSICI per grandi e piccini

“Canto di Natale” di Charles Dickens: Classicone della letteratura natalizia, chi non si è mai approcciato a questo racconto? Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Una riflessione sull’equilibrio difficile fra il presente, il passato e il futuro. Una denuncia dello sfruttamento minorile e dell’analfabetismo. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge – personaggio che servirà da modello per il Paperon de’ Paperoni disneyano – che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che farà di lui uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Questo piccolo, amatissimo libro è un un’opera immortale, capace di mantenere inalterata nel tempo la fragranza della propria magia e del proprio spirito. Lo spirito del Natale, dell’infanzia, di ciò che è buono e rassicurante, ma anche prezioso abbastanza da volerlo proteggere a ogni costo.

“I Racconti di Natale” di Charles Dickens: Scritti tra il 1843 e il 1848, i “Racconti di Natale” costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l’autore svela l’altra faccia del mito del progresso, ritraendo l’Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all’intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall’agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.

“La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl: Un bel giorno la fabbrica di cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi bastante per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà il padrone. Chi sarà il fortunato?

ADATTAMENTI

“Canto di Natale” di Geronimo Stilton: Ebenezer Scrooge è un avido uomo d’affari, che pensa solo al denaro e non sopporta l’allegria del Natale. Per lui è solo una perdita di tempo! Ma proprio la notte della vigilia, tre spiriti gli faranno visita, costringendolo a riflettere sul suo comportamento… Un classico della letteratura liberamente adattato da Geronimo Stilton. Ricco di tantissime illustrazioni a colori!

NARRATIVA CONTEMPORANEA

“Fuga dal Natale” di John Grisham: Luther e Nora Krank sono un’affiatata coppia di mezza età, abituata a vivere secondo le tradizioni. Quando però la loro unica figlia, Blair, decide di partire come volontaria per il Sudamerica, un pensiero un po’ folle, ma via via sempre più concreto, si insinua in loro: che senso ha trascorrere il Natale senza Blair? E se lo saltassero? I due decidono concordemente di rinunciare ai costosi e inutili festeggiamenti di Natale per concedersi una bella crociera ai Caraibi. Ma i poveri Krank vengono presi di mira da tutta una comunità che non accetta deroghe alla norma e saranno costretti a rivedere i loro piani…

“I Fratelli Kristmas. Un racconto di Natale” Di Giacomo Papi: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo – sentenzia l’elfo dottore – ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l’incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l’avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c’è bisogno del loro coraggio.

“Storie di Natale” Racconti di Giosuè Calaciura, Andrea Camilleri, Francesco M. Cataluccio, Alicia Giménez-Bartlett, Antonio Manzini, Francesco Recami, Fabio Stassi: Natale, quanti modi ci sono per declinare questa parola? Presepe, albero, stella, auguri, vacanza, bianco, babbo, famiglia, messa, cena… Sette scrittori si misurano in questa antologia con il tema del Natale. Liberi di sviluppare una narrazione sul tema che da duemila anni in qua è vissuto a tutte le latitudini, si sono sbizzarriti. E non si tratta certo di storie scontate o necessariamente di buoni sentimenti. La letteratura è piena di storie natalizie, non c’è autore classico che non abbia provato a raccontare a suo modo questa festa cristiana e pagana insieme. Questa volta l’antologia di fine anno non si tinge di giallo; gli autori tradizionalmente impegnati nelle raccolte a tema abbandonano investigatori e delitti per dedicarsi a storie di Natale, e insieme ad altri autori fanno ai lettori un regalo davvero speciale. Non è detto che il 25 dicembre si diventi più buoni, né che si accendano le luci dell’albero, in questa antologia ci sono racconti di ogni tipo: favole natalizie, storie malinconiche e di solitudine, ma anche di amicizia e di allegria, di regali mancati e di interni familiari…

“La leggenda della rosa di natale” Selma Lagerlof: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlöf, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

GIALLI

“Il natale di Poirot” di Agatha Christie: Gorston Hall, Longdale, campagna inglese. Anni trenta. Natale. Le famiglie accantonano i contrasti e si riuniscono per festeggiare, a volte solo con lo scopo di mascherare odi e rivalità feroci. E infatti la riunione familiare voluta dal vecchio e tirannico Simeon Lee, che ha chiamato attorno a sé figli e nipoti, si trasforma in dramma. Il vecchio patriarca viene misteriosamente ucciso in una stanza chiusa dall’interno. L’assassino è un membro della famiglia? Tutti sono sospettabili, tutti hanno un motivo per volere la sua morte.

“Un natale in giallo” antologia di più autori: Difficile dire se i personaggi dei libri godano davvero di vita propria o se questa sia solo una semplificazione ad effetto. Però, quando è ben ideato, il protagonista di una serie di romanzi costringe lo scrittore a rispettare la sua personalità come qualcosa di oggettivo. Alleati del personaggio, in questa sua resistenza all’autore, siamo noi lettori che ai personaggi ci leghiamo, quando li sentiamo convincenti e vogliamo condividerne la vitalità. Gli investigatori di questa antologia di racconti gialli sono personaggi di grande successo, fissi nel ricordo dei lettori per essere protagonisti di storie poliziesche in cui l’elemento personale è fondamentale. In queste nuove avventure, più che l’intreccio, è la persona di ciascuno di loro che costituisce il fulcro della narrazione. Sono certamente alle prese con intrighi e crimini: è nella loro natura. Ma la curiosità sta soprattutto nel vederli impegnati con se stessi, a sistemare la loro vita quotidiana, a fare i conti con i loro tic, le loro idiosincrasie, le loro paure, e soprattutto con l’ambiente in cui vivono. Come banco per questa dura prova s’è eletto il Natale. La ricorrenza più significativa e densa per tutti e anche per loro. I giorni in cui ci si sente molto soli o troppo in compagnia e, più che in tutti gli altri giorni, ognuno è portato a darsi pensiero di se stesso. Com’è il loro Natale, il Natale dei nostri investigatori, è la storia che racconta questo libro.

 

100 libri imperdibili secondo la BBC Big Read

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Qualche anno fa, anzi parecchi ormai, The BBC Big Read, sondaggio d’opinione con relativo Show televisivo, aveva cercato di arrivare a capo di una annosa questione: Qual è il libro più amato del Regno Unito?

Da questa ricerca emerse una lista di 100 titoli che comprende molti grandi classici della letteratura mondiale. Ne traduco i titoli qui sotto per voi!

1.  Il signore degli anelli, J.R.R. Tolkien
2. Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen
3. Queste oscure materie, Philip Pullman
4. Guida galattica per autostoppisti, Douglas Adams
5. Harry Potter e il calice di fuoco, J.K. Rowling
6. Il buio oltre la siepe, Harper Lee
7. Winnie The Pooh, A.A. Milne
8. 1984, George Orwell
9. Il leone, la strega e l’armadio, C.S. Lewis
10.  Jane Eyre, Charlotte Bronte
11. Comma 22, Joseph Heller
12. Cime Tempestose, Emily Bronte
13. Il canto del Cielo, Sebastian Faulks
14. Rebecca, Daphne du Maurier
15. Il Giovane Holden, J.D. Salinger
16. Il Vento tra i salici, Kenneth Grahame
17. Grandi Speranze, Charles Dickens
18. Piccole Donne, Louisa May Alcott
19. Il mandolino del Capitano Corelli, Louis de Bernières
20. Guerra e Pace, Lev Tolstoj
21. Via col Vento,  Margaret Mitchell
22. Harry Potter e la pietra filosofale, J.K. Rowling
23. Harry Potter e la Camera dei segreti, J.K. Rowling
24. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, J.K Rowling
25. Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien
26. Tess dei d’Uberville, Thomas Hardy
27. Middlemarch, George Eliot
28. Preghiera per un amico, John Irving
29. Furore, John Steinbeck
30. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll
31. La storia di Tracy Beaker, Jaqueline Wilson
32. Cent’anni di Solitudine, Grabriel Garcia Marquez
33. I pilastri della terra, Ken Follet
34. David Copperfield, Charles Dickens
35. La fabbrica di cioccolato, Roald Dahl
36. L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson
37. Una città come Alice, Nevil Shute
38. Pesuasione, Jane Austen
39. Dune, Frank Herbert
40. Emma, Jane Austen
41. Anna dai capelli rossi, L.M. Montgomery
42. La collina dei conigli, Richard Adams
43. Il grande Gatsby, F. Scott Fitzgerald
44. Il conte di Montecristo, Alexandre Dumas
45. Ritorno a Brideshead, Evelyn Waugh
46. La fattoria degli animali, George Orwell
47. Canto di Natale, Charles Dickens
48. Via dalla pazza folla, Thomas Hardy
49. Goodnight Mr. Tom, Michelle Magorian
50. I cercatori di conchiglie, Rosamunde Pilcher
51. Il giardino segreto, Frances Hodgson Burnett
52. Uomini e topi, John Steinbeck
53. L’ombra dello scorpione, Stephen King
54. Anna Karenina, Lev Tolstoj
55. Il ragazzo giusto, Vikram Seth
56. Il GGG, Roal Dhal
57. Swallows and Amazons, Arthur Ransome
58. Black Beaty, Anna Sewell
59. Artemis Fowl, Eoin Colfer
60. Delitto e Castigo, Fedor Dostevskij
61. Noughts and Crosses, Malorie Blackman
62. Memorie di una geisha, Arthur Golden
63. Racconto di due città, Charles Dickens
64. Uccelli di rovo, Colleen McCollough
65. Morty l’apprendista, Terry Pratchett
66. The Magic Faraway Tree, Enid Blyton
67. Il Mago, John Fowles
68. Buona Apocalisse a tutti!, Terry Pratchett e Neil Gaiman
69. A me le Guardie!, Terry Pratchett
70. Il signore delle mosche, William Golding
71. Profumo, Patrick Suskind
72. I filantropi vestiti di stracci, Robert Tressell
73. Night Watch, Terry Pratchett
74. Matilda, Roald Dahl
75. Il diario di Bridget Jones, Helen Fielding
76. Dio di Illusioni, Donna Tartt
77. La donna in bianco, Wilkie Collins
78. Ulisse, James Joyce
79. Casa Desolata, Charles Dickens
80. Double Act, Jaqueline Wilson
81. Gli Sporcelli, Roald Dahl
82. Ho un castello nel cuore, Dodie Smith
83. Buchi nel deserto, Louis Sachar
84. Gormenghast, Mervyn Peake
85. Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy
86. Vicky Angel, Jaqueline Wilson
87. Il mondo nuovo, Aldous Huxley
88. Cold Comfort Farm, Stella Gibbons
89. Il signore della magia, Raymond E. Feist
90. Sulla Strada, Jack Kerouac
91. Il Padrino, Mario Puzo
92. Ayla – figlia della terra, Jean M. Aurel
93. Il colore della magia, Terry Pratchett
94. L’alchimista, Paulo Coelho
95. Katherine, Anya Seton
96. Caino e Abele, Jeffrey Archer
97. L’amore ai tempi del colera, Gabriel Garcia Marquez
98. Girls in Love, Jaqueline Wilson
99. The princess Diaries, Meg Cabot
100. I figli della mezzanotte, Salman Rushdie

Come ogni lista, questa è molto personale e sono sicura che ciascuno di voi ha la propria che sarà anche in completo disaccordo con questa! Nella mia, ad esempio, ci sono molti più autori italiani e francesi.

*Volpe

Poesie D’amore

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POESIE D’AMORE

Autore: Hermann Hesse
Anno: 1927
Editore: Grandi classici tascabili Newton

.: SINOSSI :.

Il volume raccoglie una scelta di versi ispirato all’amore composti in un arco di tempo che va dal 1895, quando Hesse aveva 18 anni, al 1920, quando lo scrittore era ormai una celebrità. Appare in queste poesie un eros di volta in volta pieno di audacia, slanci romantici, asserzioni naturalistiche e profondità mistiche. L’amore di Hermann Hesse è un sentimento tutto teso tra il platonico e il sensuale, con un ritmo che va dall’innocenza primordiale a un’altra innocenza, conquistata attraverso la sofferenza, il dolore, la vita.
“Anche la più piccola opera d’arte, uno schizzo di sei tratti di matita o una strofetta di quattro verso, tenta sfacciata e cieca l’impossibile. Vuole chiudere il caos in un guscio d’uovo.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Recensire una raccolta di poesia è sempre un compito ingrato che trasforma in recensore in un anatomopatologo e lo costringe a trattare il testo poetico come qualcosa di freddo e senza vita.
La poesia di Hesse è spensierata, criptica, appassionata e disperata. Nella versione della Newton le poesie non seguono una linea cronologica e le liriche più acerbe seguono o precedono quelle scritte più mature e caratterizzate da una maggiore consapevolezza. La passione di Hesse ragazzo si evolve in poesie dove l’amore viene portato ad un livello superiore, quasi ascetico. Le immagini usate dal poeta sono enigmatiche e pregne della simbologia che caratterizza le liriche di altri poeti contemporanei di Hesse come George o Hoffmansthal.

I testi di Hesse sono diventati per me una garanzia di qualità: adoro la sua sensibilità romantica fragile, a volte malinconica, e allo stesso tempo risoluta e fiera. La poesia di Hesse è incredibilmente viva, palpabile e vivida come una farfalla variopinta. Le parole descrivono le tonalità più varie e rendono la lettura di queste poesie un’esperienza che rasenta il sublime. Personalmente non me la sento di valutare questa raccolta e di liquidarla con un giudizio alla buona e freddo. Le Poesie d’amore di Hesse mi sono piaciute molto e le consiglio sopratutto agli amanti della poesia. Le pagine scorrono piacevolmente e scivolano tra le dita senza che il lettore se ne accorga. Il testo tedesco a fronte è un valore aggiunto e permette di gustare le rime che, purtroppo, si perdono nella traduzione che resta comunque ben fatta.

*Jo