Chi dice donna …dice “Musica” – Riccione Women Ensemble: voci femminili dalla Riviera.

È una storia lunga trentotto anni quella del Coro Città di Riccione: una realtà musicale ed umana sospesa tra tradizione e futuro, tra esperienza ed equilibrio e voglia instancabile di novità e di sfide.  Dopo aver conquistato il favore del pubblico con il suo repertorio variegato e mai ripetitivo, il coro del comune romagnolo ha inaugurato, negli ultimi anni, una nuova stagione lanciando il progetto Women Ensemble e diventando, così, uno dei pochi cori cittadini composti unicamente da voci femminili.
Marco Galli, direttore del coro, ci racconta gli oneri e gli onori collezionati in questi anni.


– Chi dice donna dice “musica” e, in un certo senso, un coro di sole voci femminili rappresenta una novità. Quali limiti pone alle vostre performances l’assenza delle voci maschili?

Beh, chiariamo una cosa: un coro di voci femminili non è un coro senza voci maschili; è un’altra cosa. Non è possibile effettuare una comparazione quantitativa tra un coro SSAA e un coro SATB (rispettivamente: un coro formato da soli soprani e contralti e un coro formato da soprani, contralti, tenori e bassi n.d.r): sono semplicemente due cose diverse. Un coro femminile non è una “versione limitata” di un coro a voci miste.
Le nostre performance quindi non risentono della mancanza delle voci maschili, dal momento che i nostri brani sono stati scritti espressamente per coro a voci femminili.

In questo periodo fa tendenza il termine “girl power” che, in senso lato, esalta il potenziale femminile nei diversi ambiti della società. Quale è stata l’accoglienza del pubblico davanti ad un coro cittadino di sole donne?
Il Coro Città di Riccione ha sempre sfacciatamente “sfidato” convenzioni e dubbi, alla fine avendo sempre ragione delle proprie scelte. Siamo stati, per esempio, tra i primi a presentare un programma di brani rock (ora che è diventato un genere “di consumo” noi stiamo guardando oltre). In un momento in cui in molti ci davano per finiti abbiamo trovato la forza non solo di rinascere, ma anche di lasciare tutti a bocca aperta: non siamo un coro qualunque, non siamo persone qualunque. Siamo un po’ come quel calabrone che sfida le leggi della aerodinamica e…vola. Credo che, alla fine, la reazione del pubblico dipenda dall’effetto complessivo e finora abbiamo ricevuto parecchie attestazioni di gradimento proprio per il nostro programma.

Da quante coriste è composto l’ensemble e quali selezioni deve sostenere un’aspirante cantante?
Attualmente le coriste sono circa venti e ovviamente siamo sempre felici di accogliere nella nostra famiglia una nuova corista. La selezione è molto semplice: le qualità musicali richieste sono minime (essere in grado di riprodurre una nota eseguita al pianoforte o da un’altra persona). In termini tecnici, mi limito a dire che la voce che si usa per cantare è la stessa che si usa per parlare, quindi se una persona sa parlare
Quello che è necessario è l’entusiasmo e la voglia di stare in un gruppo: abbiamo la presunzione di portare al canto attivo chiunque.

Da come ne parla sembra che questo sia più di un semplice coro cittadino, qual è, secondo lei, il leit motiv del vostro coro?
Mi piace pensare alla musicalità come una scoperta che ognuno fa scavando dentro se stesso, giungendo al canto corale attraverso un percorso diverso per ognuno di noi. Il mio compito è armonizzare tutte queste “storie personali” ed è tanto stimolante quanto appagante.

Quali benefici porta nella vita la musica e, nello specifico, il canto corale? Perché consiglieresti questa esperienza e a chi?
Nostro obiettivo è promuovere il canto corale come espressione di cultura, socialità e autodeterminazione dell’individuo e in questo il gruppo può molto.
Dopo questa premessa, consiglierei il canto corale a chiunque.
I benefici a livello intellettuale e spirituale sono incommensurabili.

Parliamo ora della musica: che repertorio proponete e come vengono scelti i brani?
Riguardo al repertorio vige la più totale anarchia. Seguo due criteri per la scelta di un brano: Mi piace? Possiamo riuscire ad eseguirlo?
Tante sono le opere da noi eseguite, ma cito con orgoglio l’esecuzione integrale della Petite Messe Solennelle di Rossini (…per gli addetti ai lavori…sì, fughe comprese!).
Decido d’impulso, non penso mai più di due secondi per prendere una decisione…poi è semplicemente un gioco meraviglioso. Ovviamente mi confronto sempre con Stella che è una intelligente Direttrice Artistica e ovviamente accolgo sempre i suoi suggerimenti musicali.
Le coriste poi sono fantastiche; sì: ho coriste eccezionali, come cantanti e come persone.
In sintesi i nostri brani coprono due secoli di storia, ma sono tutti caratterizzati da una loro “nobiltà” e totale originalità.
Abbiamo poi la fortuna di avere una solista per pianista: Maura è tanto brava come pianista accompagnatrice e maestra collaboratrice quanto pregevole come soprano solista, fatto che tra l’altro mi permette ogni tanto di concedermi di sedermi all’amato Signor Pianoforte.

Ultima domanda, banale ma essenziale: i tre musicisti che non possono mancare nella tua playlist preferita.
Trecento sono troppo pochi.

Per avere ulteriori informazioni sul Coro Città di Riccione Women Ensemble, sulle sue iniziative e i progetti, potete scrivere a riccionewe@gmail.com

*Jo

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Fiori e farfalle per coprire le svastiche

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Quante volte passeggiando, per le strade o all’università, avete visto una svastica campeggiare sbilenca sui muri degli edifici o i banchi delle aule? Come la maggior parte delle persone, alla vista del simbolo avrete provato un certo ribrezzo e, se siete temerari, avrete subito provveduto a camuffare questo segno di odio con qualcosa di più pacifico come, per esempio, un mulino a vento.
Esasperato dall’ennesima svastica comparsa sulle giostre di un giardinetto pubblico, Ibo Omari, titolare di un colorificio nel quartiere berlinese di Schöneberg, si è armato di bomboletta spray e ha trasformato il simbolo nazista in un disegno più adatto a un luogo per bambini.
Il suo esempio è stato immediatamente copiato da altri writer che, in giro per Berlino, si sbizzarriscono trasformando le svastiche in disegni sempre diversi e originali.
Farfalle, coniglietti, fiori, persone e quadrifogli sono solo alcuni dei soggetti del movimento dei Paint Back: i writers che, su segnalazione della cittadinanza, si spostano di quartiere in quartiere per convertire i simboli dell’odio in figure colorate.

Di seguito riportiamo alcune delle trasformazioni più originali e meglio riuscite di questi writers berlinesi.

*Jo

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LA FINE DEL MONDO STORTO

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LA FINE DEL MONDO STORTO

Autore: Mauro Corona
Casa editrice: Mondandori
Anno: 2015

. : SINOSSI : .

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c’è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell’inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell’uomo…

. : Il nostro giudizio : .

Prendi un pomeriggio di pioggia e fredda, una cioccolata calda e il capriccio buono di leggere un libro in un giorno.
Prendi uno scrittore cinico, selvatico e senza peli sulla lingua.
Prendi il tempo per spaventarti e riflettere, per guardare con occhi diversi la vita e il mondo storto in cui viviamo.
“La fine del mondo storto” è una visione, una profezia romanzata, un’apocalisse contemporanea in cui i draghi e le bestie sono sostituiti dalla “roba” (come la definisce lo scrittore stesso) di cui gli uomini si sono circondati allontanandosi da quel sapere antico che ha tenuto in vita le generazioni che ci hanno preceduto.
Mauro Corona immagina un mondo senza elettricità, né petrolio o gas; un mondo primitivo con uomini persi senza computer e cellulare e che, per vivere, devono tornare alla terra offesa, violata e sfruttata fino a renderla una madre ostile, ma non troppo, verso i suoi figli.
Il linguaggio è semplice, quasi da diario per certi versi, e non si risparmia in turpiloqui né in giudizi verso le categorie della società contemporanea: dal papa al barbone, dal politico al netturbino; tutti ricevono la loro dose di giudizi e critiche più o meno condivisibili.
Il mio giudizio è 8/10 e lo consiglio caldamente a tutti coloro che hanno a cuore la questione ambientale e si interessano di sociologia.

*Jo