Fidanzati dell’inverno

FIDANZATI DELL’INVERNO

Autore: Christelle Dabos
Anno:  2018
Editore:  E/O Edizioni

.: SINOSSI :.

L’Attraversaspecchi è una saga letteraria in tre volumi che mescola Fantasy, Steampunk e Belle Époque, paragonata dalla stampa francese alle saghe di J.K. Rowling e Philip Pullman. Fa da sfondo un universo composto da 21 arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra. La protagonista, Ofelia, è originaria dell’arca “Anima”; una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra di loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Chi da bambino si è fatto rapire dal mondo di Lyra Belacqua e dalle suggestioni de La bussola d’oro troverà, con questo romanzo, pane per i suoi denti.
Coerentemente con la tradizione dei romanzi steampunk, Fidanzati dell’inverno catapulta il lettore in una realtà surrealistica dove le nazioni, chiamate “arche”, sono popolate da uomini e donne capaci di riparare oggetti con il solo tocco della mano, creare stanze con la sola forza dell’immaginazione o ferire gravemente qualcuno solamente pensandolo.
Fin dalle prime pagine facciamo conoscenza della protagonista, Ophelia: la “lettrice” della sua arca che, sempre accompagnata da una sciarpa che a tratti ricorda più un gatto che un accessorio, sembra impegnarsi a dimostrare in ogni occasione quanto maldestra, impacciata e introversa sia. Dopo anni di adolescenti capaci di fare praticamente TUTTO (dal tiro con l’arco ai colpi di stato organizzati tra una caccia ai demoni e un triangolo amoroso da gestire), trovarsi davanti ad una protagonista sempre sull’orlo dell’ennesimo capitombolo è senza dubbio piacevole, tuttavia, alla lunga, la goffaggine di Ophelia diventa un po’ fastidiosa.
Sempre nei primi capitoli viene introdotto anche il coprotagonista del romanzo, Thorn, che, caso evidente di omen nomen, rivela un carattere spigoloso, riservato e freddo come il ghiaccio.
Il destino che lega i due giovani non è dei più rosei e il matrimonio combinato dalle rispettive famiglie non giova affatto.
Il romanzo si sviluppa seguendo la rete di intrighi, segreti, minacce e alleanze che circonda i due protagonisti e, aiutato da una prosa elegante ma non pomposa, trasporta il lettore nell’universo creato da Christelle Dabos.
Le descrizioni sono vivide e riescono perfettamente a rendere le diverse realtà in cui i protagonisti si muovono, i personaggi sono realistici, poliedrici, capaci di ispirare simpatia e un attimo dopo l’odio più genuino.

Il mio voto per questo romanzo è 9/10.
Pensato per giovani lettori, il romanzo può essere apprezzato anche dagli amanti del fantasy più maturi alla ricerca di suggestioni oniriche e un’avventura che ha degnamente raccolto l’eredità narrativa di scrittori Pullman e la Rowling.
* Jo

#Giornataincipit – Prime righe e prime impressioni

No, nonostante il caldo di agosto, non vi lasciamo senza #GiornataIncipit.
Questo mese, il primo incipit è quello della nostra lettura di gruppo. Se volete partecipare a questo primo tentativo, siete i benvenuti!
Spero che gli incipit proposti siano di vostro gradimento! Fateci sapere nei commenti se avete letto qualcosa o se leggerete con noi!

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI, DI GIACOMO MAZZARIOL

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
Giovanni che va a prendere il gelato.
– Cono o coppetta?
– Cono!
– Ma se il cono non lo mangi.
– E allora? Neanche la coppetta la mangio!
Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche.
Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

TANTI PICCOLI FUOCHI, DI CELESTE NG

A Shaker Heights non si parlava d’altro quell’estate: di come Isabelle, la figlia minore dei Richardson, avesse perso definitivamente la testa e dato fuoco alla casa. Per tutta la primavera i pettegolezzi si erano concentrati sulla piccola Mirabelle McCollough – o May Ling Chow, per quelli schierati dall’altra parte – ma almeno adesso c’era qualcosa di nuovo e sensazionale di cui discutere.

GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA, DI CHRISTELLE DABOS

Era accecata. Appena arrischiava un’occhiata da sotto l’ombrellino il sole la aggrediva da tutte le parti: scendeva a picco dal cielo, si rifrangeva sul lungomare in legno lucido, faceva luccicare il mare intero e brillare i gioielli di ogni cortigiano. Ofelia ci vedeva tuttavia abbastanza da rendersi conto che al suo fianco non c’erano più né Berenilde né la zia Roseline. Doveva arrendersi all’evidenza: si era smarrita

LE FIGLIE DEL CAPITANO, DI MARIA DUENAS

Erano ancora vestite di nero dalla testa ai piedi: scarpe, calze, veli, cappotti. Dietro di loro entrò un gruppetto di vicine, forse pensavano che non fosse il caso di lasciarle sole. Una mise la caffettiera sul fuoco, un’altra posò sul tavolo una scatola di biscotti; tra mormorii e parole sommesse, si assieparono in cucina. Fecero sedere la madre spingendola per le spalle, le le lasciò fare. Victoria tirò fuori da un armadio alcune tazze spaiate, Mona si tolse il cappello che le avevano prestato, affondò le dita nei capelli e si grattò la testa, Luz si appoggiò al bordo del lavandino senza smettere di piangere. 

BONUS – LA SVASTICA SUL SOLE, DI PHILIP DICK

Da una settimana il signor R. Childan teneva d’occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina, quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.
Si versò una tazza di tè istantaneo dal distributore a parete da cinque centesimi, poi prese una scopa e cominciò a spazzare; ben presto l’ingresso venne ripulito e il negozio Manufatti Artistici Americani, tutto tirato a lucido, era pronto per una nuova giornata, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche e la radio che suonava musica in sottofondo. All’esterno gli uomini d’affari percorrevano veloci il marciapiede diretti verso i loro uffici di Montgomery Street. In lontananza passò un tram a funicolare; Childan si soffermò a guardarlo con vivo compiacimento. Donne nei loro lunghi abiti di seta colorata… rimase a guardare anche loro. Poi il telefono suonò e Childan si voltò per rispondere.

#GiornataIncipit – Prime Righe e prime impressioni

Oggi è il primo sabato del mese e sapete cosa significa? #GiornataIncipit!
Anche questo mese, vi proporremo le nostre letture in corso e poi alcuni romanzi che abbiamo intenzione di leggere.
Naturalmente, a fine articolo c’è il nostro #BonusdiMaggio!

CANTA, SPIRITO, CANTA, DI JESMYN WARD
Io lo so cos’è la morte, almeno credo. E’ qualcosa che potrei guardare in faccia: almeno credo. Quando Pop mi dice che gli serve il mio aiuto e vedo quel suo coltello nero infilato  nella cintura dei pantaloni, lo seguo fuori casa, e cerco di tenere la schiena dritta, le spalle aperte come un attaccapanni: è così che cammina Pop. Faccio finta sia tutto normale, quasi noioso, così Pop penserà che questi tredici anni me li sono guadagnati, così Pop penserà che sono pronto a fare quello che bisogna fare, separare le budella dai muscoli, gli organi dalle cavità. Pop deve sapere che posso coprirmi di sangue. Oggi è il mio compleanno. 

LO HOBBIT, J. R. R. TOLKIEN
In un buco nella terra viveva uno hobbit.
Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo.
Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite.

FIDANZATI DELL’INVERNO, DI CHRISTELLE DABOS
Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile.
L’Archivio di famiglia, per esempio, era sempre di malumore. Per esprimere il suo malcontento non faceva che scricchiolare, cigolare, sgocciolare e sbuffare. Non gli piacevano le correnti d’aria che d’estate facevano sbattere le porte chiuse male. Non gli piacevano le piogge che d’autunno gli tappavano le grontaie. Non gli piaceva l’umidità che d’inverno penetrava nei muri. Non gli piacevano le erbacce che ogni primavera tornavano a invadergli il cortile. 
Ma la cosa che all’edificio dell’Archivio piaceva meno erano i visitatori che non rispettavano gli orari d’apertura. 

LE BELLE CECE, DI ANDREA VITALI
“Una Faina”, sbottò Fulvio Semola.
Lo disse di sé.
Era notte ormai, le undici e mezza.
“Cos’hai detto?” chiese la Selina, la moglie.
“Che sono una faina.”
Solo uno astuto come una faina poteva avere un’idea simile.
“E sarebbe, questa idea?”
“Festeggiare la conquista dell’impero con un concerto di campane.”

Ed eccoci finalmente arrivati al #BonusdiMaggio!

BONUS – LA BRUGHIERA, DI THOMAS HARDY
In un sabato pomeriggio di novembre stava calando il crepuscolo, e l’ampia distesa di terreno aperto e selvaggio nota col nome di brughiera di Egdon si veniva facendo ogni momento più scura. In alto, il curvo strato di nubi biancastre che nascondeva il cielo era come una tenda che avesse per pavimento tutta la brughiera.

Speriamo di avervi incuriositi, fateci sapere se leggere o se avete già letto alcuni di questi romanzi!