#Giornataincipit – Prime righe e prime impressioni

No, nonostante il caldo di agosto, non vi lasciamo senza #GiornataIncipit.
Questo mese, il primo incipit è quello della nostra lettura di gruppo. Se volete partecipare a questo primo tentativo, siete i benvenuti!
Spero che gli incipit proposti siano di vostro gradimento! Fateci sapere nei commenti se avete letto qualcosa o se leggerete con noi!

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI, DI GIACOMO MAZZARIOL

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
Giovanni che va a prendere il gelato.
– Cono o coppetta?
– Cono!
– Ma se il cono non lo mangi.
– E allora? Neanche la coppetta la mangio!
Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche.
Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

TANTI PICCOLI FUOCHI, DI CELESTE NG

A Shaker Heights non si parlava d’altro quell’estate: di come Isabelle, la figlia minore dei Richardson, avesse perso definitivamente la testa e dato fuoco alla casa. Per tutta la primavera i pettegolezzi si erano concentrati sulla piccola Mirabelle McCollough – o May Ling Chow, per quelli schierati dall’altra parte – ma almeno adesso c’era qualcosa di nuovo e sensazionale di cui discutere.

GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA, DI CHRISTELLE DABOS

Era accecata. Appena arrischiava un’occhiata da sotto l’ombrellino il sole la aggrediva da tutte le parti: scendeva a picco dal cielo, si rifrangeva sul lungomare in legno lucido, faceva luccicare il mare intero e brillare i gioielli di ogni cortigiano. Ofelia ci vedeva tuttavia abbastanza da rendersi conto che al suo fianco non c’erano più né Berenilde né la zia Roseline. Doveva arrendersi all’evidenza: si era smarrita

LE FIGLIE DEL CAPITANO, DI MARIA DUENAS

Erano ancora vestite di nero dalla testa ai piedi: scarpe, calze, veli, cappotti. Dietro di loro entrò un gruppetto di vicine, forse pensavano che non fosse il caso di lasciarle sole. Una mise la caffettiera sul fuoco, un’altra posò sul tavolo una scatola di biscotti; tra mormorii e parole sommesse, si assieparono in cucina. Fecero sedere la madre spingendola per le spalle, le le lasciò fare. Victoria tirò fuori da un armadio alcune tazze spaiate, Mona si tolse il cappello che le avevano prestato, affondò le dita nei capelli e si grattò la testa, Luz si appoggiò al bordo del lavandino senza smettere di piangere. 

BONUS – LA SVASTICA SUL SOLE, DI PHILIP DICK

Da una settimana il signor R. Childan teneva d’occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina, quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.
Si versò una tazza di tè istantaneo dal distributore a parete da cinque centesimi, poi prese una scopa e cominciò a spazzare; ben presto l’ingresso venne ripulito e il negozio Manufatti Artistici Americani, tutto tirato a lucido, era pronto per una nuova giornata, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche e la radio che suonava musica in sottofondo. All’esterno gli uomini d’affari percorrevano veloci il marciapiede diretti verso i loro uffici di Montgomery Street. In lontananza passò un tram a funicolare; Childan si soffermò a guardarlo con vivo compiacimento. Donne nei loro lunghi abiti di seta colorata… rimase a guardare anche loro. Poi il telefono suonò e Childan si voltò per rispondere.

Noi siamo tempesta

NOI SIAMO TEMPESTA

Autore: Michela Murgia
Casa editrice: Salani Editore
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Bertolt Brecht, ma è difficile credere che avesse ragione se poi le storie degli eroi sono le prime che sentiamo da bambini, le sole che studiamo da ragazzi e le uniche che ci ispirano da adulti. La figura del campione solitario è esaltante, ma non appartiene alla nostra norma: è l’eccezione. La vita quotidiana è fatta invece di imprese mirabili compiute da persone del tutto comuni che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre. È così che è nata Wikipedia, che è stato svelato il codice segreto dei nazisti in guerra e che la lotta al razzismo è entrata in tutte le case di chi nel ‘68 guardava le Olimpiadi. Michela Murgia ha scelto sedici avventure collettive famosissime o del tutto sconosciute e le ha raccontate come imprese corali, perché l’eroismo è la strada di pochi, ma la collaborazione creativa è un superpotere che appartiene a tutti. Una tempesta alla fine sono solo milioni di gocce d’acqua, ma col giusto vento.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Se vi è piaciuto Storie della buonanotte per bambine ribelli allora questo è il libro che fa per voi: a mio giudizio è la sua versione migliorata.
Il sopracitato libro aveva come grossissima pecca la sintesi: pur di inserire 100 storie in altrettante pagine, le autrici avevano banalizzato alcune biografie al punto da renderle meno di una pallida eco delle storie che si proponevano di raccontare. Ecco, Michela Murgia ci porta una decina di episodi ma dedica a ciascuno circa dieci pagine così da raccontare degnamente alcune storie realmente accadute e che, in certi casi hanno cambiato il mondo. Storie conosciute, dimenticate, mai arrivate fino a noi si alternano in un libro che commuove, fa ridere e pensare.
Ha scelto di raccontare questi fatti tutti con uno stile diverso che si adattasse, sia per la grafica sia per la narrazione, alla storia scelta.
E così, abbiamo la storia delle Termopili scritta su due colonne, a simboleggiare lo stretto passo dove si è combattuta la battaglia; le indicazioni sulla velocità d’esecuzione della musica che scandiscono il crescendo del fervore popolare alla caduta del Muro di Berlino; tre colonne con tre storie diverse che seguono l’andamento della premiazione olimpica dei 200 metri piani del 1968; e così via fino alla fine del romanzo.
Sono pagine di riflessione e di incoraggiamento, che incitano allo stare insieme e a condividere l’amore per la vita e per gli altri: non vi è eroe, in queste storie, ma alla fine è ampiamente dimostrato che non servono eroi per fare la storia.

Il voto che mi sento di dare a questo libro è 9/10. Si sarebbe meritato anche il massimo dei voti se non fosse per una piccola pecca: il libro non è imparziale.
Alcune delle storie raccontate hanno innegabilmente valore insindacabile, altre potrebbero essere motivo di controversie. Personalmente sono stata d’accordo nella scelta degli episodi e condivido il parere dell’autrice che, volente o nolente, lo ha lasciato trasparire dalle sue righe.
Ecco, questa è la sola cosa che posso ritenere “negativa”: in un libro che si propone di raccontare storie vere di persone che hanno cambiato il mondo, sarebbe meglio riportare episodi che difficilmente possono creare conflitto.
In ogni caso, lo consiglio a chi vuole vedere il mondo sotto la luce della tolleranza e dell’amore, dell’unione e non della divisione. Un testo utile per dei bambini, ma solo se la lettura è accompagnata dalle spiegazioni pertinenti di un genitore.

*Volpe