Donne, libri, pseudonimi

Ancora oggi, siamo schiavi dei pregiudizi.
Lo siamo nel nostro quotidiano; sul posto di lavoro; a scuola e, sì, anche nel mondo della letteratura, nonostante sia considerato scevro da ogni preconcetto.
L’errata credenza secondo cui letteratura femminile e letteratura prodotta da una donna siano sostanzialmente la stessa cosa è dura a morire e persiste fino ai giorni nostri, obbligando alcune autrici a spacciarsi per uomini per avere la possibilità di successo.

Ci sono numerosissimi casi piuttosto famosi a testimonianza di quanto detto, sia in tempi più antichi, sia molto più recenti: ne analizzeremo alcuni.
Partiamo dal 1800.
A quel tempo, il nome dell’autore definiva non solo la credibilità dell’opera ma anche il suo genere: un nome femminile significava che il romanzo sarebbe stato una frivola opera d’amore; un nome maschile poteva permettersi di scrivere riguardo qualsiasi argomento.
La credibilità di un romanzo non era data, cioè, dalla sua qualità ma dal nome che ne decorava la copertina, rendendo i romanzi scritti da autrici donne inferiori a quelli delle loro controparti maschili prima ancora di essere letti.
Per questo motivo, autrici che oggi vengono considerate delle “grandi” della letteratura, trovarono la stratagemma di usare uno pseudonimo e un punto di vista maschile.
Mary Ann Evans scrisse, sotto lo pseudonimo di George Eliot, alcuni dei romanzi più amati nella storia della letteratura, ma non avrebbe mai potuto raggiungere il suo traguardo se si fosse presentata in quanto donna. Solo dopo essere diventata una romanziera di successo, infatti, si espose completamente alla critica rivelando di essere lei il misterioso autore.
Altro esempio, risalente sempre più o meno allo stesso periodo, è quello delle sorelle Bronte: Cime tempestose, Jane Eyre sono tra quei romanzi che vengono considerati dei classici, libri che hanno dato inizio a filoni letterari. Per poterli pubblicare, e soprattutto per guadagnare quella credibilità di cui parlavano poc’anzi, le sorelle Bronte scelsero di usare dei nomi maschili che sono stati, a conti fatti, la loro fortuna.
Passiamo però a tempi più recenti, analizzando la storia della compianta Harper Lee. L’autrice scrive e pubblica negli anni sessanta quando, nonostante l’inasprirsi della lotta per la parità tra i sessi, le autrici venivano ancora considerate inferiori rispetto alla loro controparte maschile. Proprio per questo motivo, si sente obbligata a lasciare il proprio nome nell’ambiguità. Il nome completo dell’autrice è infatti Nelle Harper Lee ma, privato della sua prima parte, suona abbastanza androgino da essere confuso con quello di un uomo.
Come dicevo all’inizio di questo articolo, anche i giorni nostri non sono esenti dal “machismo letterario”.
Tra gli scrittori più famosi c’è l’amatissima J.K. Rowling: gli editori di Harry Potter imposero all’autrice di usare solo le iniziali e non il proprio nome completo perché, a detta loro, il suo libro era adatto sia ai bambini sia alle bambine. Come per Harper Lee, gli editori pensarono che lasciando il sesso dell’autore ambiguo sarebbe stato possibile vendere un maggior numero di copie. Il sessismo, in questo caso, ha colpito persino la letteratura per bambini andando a dividere tra libri che devono leggere le femmine e libri che sono più adatti ai maschi.
Un caso ancora più recente è quello della scrittrice Catherine Nichols: l’autrice inviò, nel 2015, il suo manoscritto a 50 case editrici ma ottenne risposta solo da due. Quando inviò lo stesso testo con uno pseudonimo maschile, le risposte furono ben diciassette. La Nichols denunciò il fatto, rendendolo esempio di come, ancora oggi, le donne sono considerate meno abili degli uomini nello scrivere un romanzo “per tutti”.

Molti sono i nomi delle autrici che tutt’ora si nascondono dietro pseudonimi maschili: Robin Hobb, J.D. Robb, Fred Vargas e molte tra le penne più amate dai lettori hanno dovuto usare questa astuzia per fare strada all’interno di generi letterari considerati di competenza maschile.
Questo breve excursus nella giornata internazionale dedicata alle donne mostra come, nonostante le molte conquiste raggiunte, la strada verso la completa parità sia ancora lunga.
Questi sono solo pochi esempi, ma spero siano serviti per farvi riflettere.

*Volpe


FONTI:
https://www.quora.com/Why-did-Mary-Ann-Evans-have-the-masculine-pen-name-George-Eliot
https://www.enotes.com/homework-help/why-did-charlotte-bronte-pretend-male-author-389246
https://www.theguardian.com/books/2015/aug/06/catherine-nichols-female-author-male-pseudonym
https://www.teenvogue.com/story/jk-rowling-reason-pen-name