Piccola Guida Tascabile agli animali pericolosi in letteratura

PICCOLA GUIDA TASCABILE AGLI ANIMALI PERICOLOSI IN LETTERATURA

Autore: Antologia di più autori
Casa editrice: ABEditore
Anno di edizione: 2019

.: SINOSSI :.

A vederlo così, un libro è l’immagine della tranquillità, ma non tutti i suoi abitanti rispecchiano la sua placida natura. Perché lupi, serpenti, ragni e altri abomìni non abitano solo tra i merli diroccati di antiche torri, o nelle tremende selve dimenticate; essi sono soprattutto frequenti tra le pagine ingiallite di splendidi racconti, spesso dimenticati. Esistono terre abitate da creature abominevoli; altre, docili all’apparenza, lo diventano allo scatenarsi di forze oscure. E questa magica energia plasmatrice altro non è che la scrittura. E allora cosa aspettate? Questo libro è per noi, Indiana Jones in bermuda, Jacques Cousteau in ciabatte e calzini, Lara Croft con copertina termica e guantini. Per sopravvivere anche alle più spaventose creature che la natura (o la letteratura) abbia immaginato… senza bisogno di alzarsi dal divano.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una piccola antologia, composta da poco più di cento pagine, che trasporta il lettore nel misterioso mondo della letteratura gotica.
I racconti selezionati sono tutti di autori noti ed affermati, dei maestri del gotico che hanno tutto da insegnare e nulla da invidiare. Per completare meglio questa brevissima guida, ogni racconto è accompagnato da una breve spiegazione riguardo l’animale pericoloso preso in considerazione: una piacevole chicca che, da lettrice curiosa, ho apprezzato.

L’unica nota negativa di questo testo è che il racconto dell’unico autore italiani non ha, naturalmente, subito un lavoro di ammodernamento come invece è accaduto con i testi tradotti da altre lingue.
Il risultato è stato che leggere quel particolare racconto è stato davvero difficoltoso: era infarcito di termini desueti che non tutti conoscono e non sempre di facile comprensione. Avrei apprezzato la presenza di una o più note al testo che potessero aiutare ogni lettore, a prescindere dal loro bagaglio culturale e di istruzione, a comprendere al meglio il racconto e ad apprezzarlo in tutta la sua bellezza.

Il mio voto per questo librino è un 8/10. Mi è piaciuta la selezione dei racconti, tuttavia il lavoro della casa editrice era ridotto al minimo e avrei apprezzato una presenza più incisiva del loro lavoro che avrebbe reso il testo unico e memorabile.
Consiglio il libro a chiunque ami il gotico (magari facendo attenzione che non presenti troppi racconti che avete già letto, se siete veri appassionati del genere) e anche a chi desideri avvicinarvisi: nessuno dei racconti è eccessivamente terrificante.

*Volpe

L’ Italia Chiamò: uniti contro il Coronavirus

L’Italia non si ferma.
Nonostante le lezioni sospese, i musei chiusi e le iniziative posticipate a data da destinarsi, l’Italia non si ferma.
Si continua a lavorare, chi da casa e chi, come il personale del servizio sanitario nazionale, i medici e tutti gli operatori e i volontari, da quella che è a ragion veduta stata battezzata la “trincea”: le corsie degli ospedali e dei prontosoccorsi, gli ambulatori e tutte le strutture che stanno servendo con passione e impegno il nostro paese in queste difficili settimane.
Non ci si può muovere, ma ciò non ci impedisce di sostenerci l’un l’altro con iniziative che possono essere sia di ampio respiro sia più private e personali.
Una di queste è L’Italia Chiamò il più grande evento in streaming di tutti i tempi che sarà in onda venerdì 13 marzo dalle sei a mezzanotte e raccoglierà le voci di un’Italia che resiste, vive e spera oltre il Coronavirus.
A questa iniziativa parteciperanno in tantissimi: personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’informazione che si susseghiranno e spalleggeranno per portare a termine una maratona che, sicuramente, passerà alla storia e che nessuno dimenticherà.

Anche noi di Arcadia ci siamo uniti a questa iniziativa e su YouTube trovate il nostro contributo a questa fantastica catena culturale e di solidarietà: la poesia Giorno di pioggia, di Henry Wadsworth Longfellow letta, per l’occasione, dalla nostra Volpe.
Questo piccolo gesto è il nostro abbraccio a voi lettori e il nostro rinnovato augurio affinché tutto si concluda presto e nel migliore dei modi.

Oltre a proporre un lungo streaming per tenere compagnia a chi come noi #restaacasa, gli organizzatori hanno deciso di creare una raccolta fondi per sostenere lo sforzo del sistema sanitario nazionale.
Le indicazioni per un’eventuale donazione, che consigliamo caldamente, le potete trovare sul sito web www.litaliachiamo2020.it .

Ovunque voi siate, non siete soli.
Non abbiate paura, ce la faremo!

*Lo Staff

“D’Ark – Il Gioco dell’alfiere”, conversazione con Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva

Sono ormai quasi due anni che D’Ark – il gioco dell’alfiere ha trovato posto tra i romanzi della piccola editoria italiana.
La casa editrice Planet Book ha scelto di portare al pubblico un romanzo scritto a quattro mani i cui temi principali sono la giustizia, la corruzione e, naturalmente, la speranza.
Scoprire chicche dell’editoria è compito di noi blogger e come resistere a un romanzo che affianca alla fantasia temi terribilmente attuali?

Per questo motivo, Volpe ha scelto di intervistare Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva, autrici di D’Ark – Il gioco dell’alfiere, che hanno gentilemente risposto alle nostre domande.

1. Per prima cosa, vorrei ringraziarvi per il tempo che avete deciso di dedicarci con questa intervista. Mi chiedevo, innanzitutto, se questa fosse la vostra prima esperienza come scrittrici o se potete vantare nel vostro curriculum altri titoli.
CristinaVorremmo essere noi a ringraziarvi per questa opportunità. Rispondo alla prima domanda dicendovi che questo è il primo titolo, in realtà, che posso vantare nel mio curriculum. Ho sempre scritto in maniera sporadica, più per me che per il pubblico, ma avevo sempre tante idee che mi frullavano nella testa e così ho approfittato della nuova amicizia con Mirela per produrre qualcosa di vero e
tangibile.
MirelaGrazie a voi per l’interesse mostrato. Per me è stato il primo libro, ma non la prima esperienza con la scrittura. Prima di incontrare Cristina, scrivevo storie brevi e qualche poesia, anche se non ho mai provato a pubblicare nulla.

2. Qual è il vostro rapporto con la scrittura? E’ sempre stata con voi, come passione e ora come lavoro, oppure è nata con il tempo?
Cristina – La scrittura è sempre stata più una passione che un vero e proprio lavoro, anche quando è diventata tale. È nata piano piano, intrufolandosi tra le pagine di un tema scolastico per poi venir coltivata con ulteriore passione, e oggi posso dire che finchè scrivo le cose sembrano essere al loro posto.
Mirela – Io ho sempre amato leggere, e con il tempo, più leggevo, più volevo scrivere qualcosa di mio. Poi ho cominciato a scrivere sporadicamente, per passione ma anche per aiutarmi a superare alcuni periodi bui, con un discreto successo tra l’altro.

3. Come per ogni buono scrittore, immagino che la lettura sia stata una tappa
fondamentale anche per voi: quali sono i libri che avete letto più volentieri? Vi va di dirci qualche titolo?

Cristina – Assolutamente. La lettura credo sia il porto madre, se così vogliamo dire, dove tutti gli scrittori prima o poi approdano, volenti o nolenti. Quando ero più piccola ho cominciato con tantissimi fumetti e favole, per poi appassionarmi volentieri ai libri per i “bimbi più grandi” leggendo titoli del tipo Le Cronache di Narnia e Harry Potter. Poi la mia passione si è sviluppata grazie a Walden di Thoreau, L’ombra del vento di Zafon, Espiazione di McEwan, Pomodori verdi fritti di Flagg, Nelle Terre Estreme di Krakauer, I pilastri della terra di Follett, Dorian Gray di Wilde, Grandi Speranze di Dickens, Il conte di Montecristo di Dumas, Il Principe di Machiavelli, L’isola del tesoro di Stevenson, Peter Pan e tantissimi altri titoli.
Mirela – Io ho cominciato a leggere molto presto e i libri mi hanno sempre accompagnata, a volte per ore e ore. Mi piacciono diversi tipi di letteratura. Adoro le classiche favole, quelle di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Harry Potter è stata la serie di libri che ho letto talmente tante volte che so quasi a memoria adesso. Il fantasma dell’opera è uno dei miei libri preferiti alla pari di Dracula di Bram Stoker. Mi piacciono molto anche storie distopiche come il grande classico 1984 di Orwell ma anche titoli più recenti come The hunger games. In realtá la lista potrebbe andare avanti per pagine e pagine perciò mi fermo qui per adesso.

Mirela Minkova Georgieva

4. Essendo un romanzo scritto a quattro mani, come vi siete organizzate per la stesura del racconto?
Cristina&Mirela – Ci siamo organizzate scrivendo e decidendo prima in maniera generale la trama e poi ci siamo divise i capitoli. Di solito ci sentiamo su Skype perché non viviamo mai nello stesso posto. All’inizio è stato più confusionario perché nessuna delle due aveva mai effettivamente scritto un libro quindi non sapevamo da dove iniziare, avevamo solo in mente “cosa” scrivere ma non il “come” e quindi abbiamo faticato un po’ prima di trovare il ritmo, ma poi ci siamo riuscite.

4. Ora che abbiamo parlato di voi in quanto autrici, mi piacerebbe dedicarmi soprattutto al romanzo: qual è stata la vostra fonte di ispirazione?
Cristina – La realtà nelle sue infinite sfaccettature e un pizzico di fantasia fumettistica. Questa storia nasce non solo dalle esperienze personali, ma da tutto quello che ci circonda, il lato buono e cattivo della vita, ciò che amiamo, ciò che odiamo, ciò che riteniamo giusto far conoscere alle persone e sul quale speriamo possano riflettere. Il nostro non è soltanto un romanzo di intrattenimento, abbiamo trattato temi anche abbastanza profondi, e vorremmo che i lettori siano i primi a rendersi conto di quanto la realtà che ci circonda sia piena di contraddizioni e meraviglie allo stesso tempo.
Mirela – In primis era il mondo fumettistico ma con l’evoluzione della storia, i temi e gli ideali personali sono diventati un fattore cruciale nella nostra storia. Il nostro intento non è solo creare una storia coinvolgente ma far si che il lettore si soffermi a pensare alla realtà che ci circonda e a cosa possiamo fare nel nostro piccolo per essere degli ‘’eroi quotidiani’’ Non serve un mantello o una maschera, serve solo coraggio e persistenza. In tutto ciò, come ha detto Cristina, il mondo è comunque pieno di meraviglie, perciò parte dell’essere degli eroi è non soccombere ai pensieri negativi e al pessimismo.

5. Leggendo la sinossi e poi l’incipit, si intuisce che il romanzo è ambientato a Rocha. Ho fatto qualche, ricerca per cercare di capire se questa città fosse frutto della vostra immaginazione, e ho trovato che esiste una Rocha in Uruguaia. Si parla proprio di questa città? Se sì, come mai avete scelto questa ambientazione? Se no, cosa vi ha spinto a inventare questa cittadina?
Cristina – Si impara sempre qualcosa di nuovo. No, non eravamo assolutamente a conoscenza di questa cittadina, e dopo aver letto questa domanda ed essere andata alla ricerca del posto, devo dire che mi è venuta voglia di farmi un viaggetto. In realtà l’abbiamo totalmente inventata, avevamo in mente di crearne una che ricordasse un po’ qualche metropoli, anche Italiana, non troppo lontana dalla verità e neanche troppo vicina. Alcuni l’hanno persino paragonata alla Gotham di Batman, che non è esattamente come l’abbiamo vista noi, ma alla fine è il lettore a volare con la fantasia.
Mirela – Ecco, questo si che è interessante. Non avevamo idea che esistesse una città con questo nome nella realtà. Il nostro intento era creare un’ambientazione che rappresentasse ogni città nel mondo, quasi una metafora. Il nome Rocha è nato un po’ per l’assonanza con Roma (dopotutto era in Italia che abbiamo ideato la storia) e un po’ per l’assonanza con roccaforte. Ammetto, non era nostra intenzione che ricordasse alcune cittá del mondo fumettistico, ma credo che, in un certo senso, fosse inevitabile.

Cristina Silvestri

6. Il romanzo è chiaramente un noir, un thriller, e dalle vostre biografie posso intuire come mai abbiate scelto proprio genere: entrambe siete laureate in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza. Quanto vi sono state utili le vostre conoscenze per scrivere questo romanzo?
Cristina – Direi abbastanza. Ovviamente molto di ciò che c’è scritto è pura e assoluta fantasia, e molti che fanno questo mestiere o conoscono un po’ questo mondo se ne sono accorti, però volevamo comunque che fosse almeno lontanamente credibile, quindi abbiamo fatto alcune ricerche, scritto modus operandi che vengono descritti in alcuni manuali, e abbiamo attinto un po’ anche dalle nostre conoscenze universitarie. Possiamo dire che è un ottimo mix tra fantasia e realtá.
Mirela – Concordo con Cristina, volevamo che fosse verosimile per quanto possibile, considerando il genere letterario che abbiamo scelto e la storia in sé. Abbiamo fatto diverse ricerche, abbiamo discusso dove piazzare il confine tra fantasia e realtá, ed eccoci qui.

7. Parliamo ora dei personaggi: chi, tra i vostri personaggi, è quello che preferite e
perché.

Cristina – Questa è davvero un’ottima domanda, soprattutto considerano che ci sono diversi personaggi in ballo in questo romanzo. Amo la magior parte dei nostri personaggi ma personalmente devo dire che uno dei miei personaggi preferiti è Alex, ancora non del tutto approfondito, perciò posso dare poco spazio alla spiegazione (altrimenti rischierei di fare qualche spoiler), diciamo che in fin dei conti è un uomo buono, disposto a fare ciò che è giusto e a battersi quando è necessario.
Mirela – È davvero difficile non affezionarsi ai personaggi, soprattutto dopo aver speso ore a parlare del loro carattere e dello sviluppo che possono avere nella storia. Credo però che il mio preferito sia Michele, con i suoi pregi e i suoi difetti, perché sotto alcuni punti di vista io e lui ci somigliamo un bel po’, anche se quando abbiamo creato il personaggio, non era nostra intenzione che la sua storyline seguisse il percorso che poi ha seguito.

8. Un’ultima domanda prima dei saluti finali: so che avete iniziato la vostra avventura editoriale con il self publishing per poi passare a tutti gli effetti a una casa editrice. Potete raccontarmi brevemente entrambe le esperienze? Come vi siete trovate con il self publishing e poi come è cambiata la vostra esperienza con una casa editrice alle spalle?
Cristina – Si abbiamo cominciato pubblicando con StreetLib, cercavamo un modo sicuro e veloce per pubblicare il nostro libro per la prima volta. Non avevamo mai fatto niente del genere, e nel frattempo cercavamo qualche piccola casa editrice disposta a pubblicarci. Poi dopo aver mandato per un paio di anni il nostro romanzo in giro, senza ricevere risposta, ricevendo risposte negative, oppure dopo proposte non esattamente favorevoli, se così vogliamo dire, una ci ha risposto in maniera positiva, dicendosi interessata e che voleva pubblicare il nostro romanzo. Abbiamo fatto un paio di conti, letto le varie recensioni, e ci siamo buttate in questa avventura. Dobbiamo dire che fino adesso ci siamo trovate bene con entrambe le esperienze. Non è durata tantissimo la collaborazione con il selfpublish, non perché non ci piacesse, ma perché volevamo di più, semplicemente, e la Planet Book ci ha permesso di fare questo passo.
Mirela – Credo che entrambe le esperienze siano state positive, almeno per noi. Il self publishing ci ha permesso di cominciare da qualche parte, di far in modo che i lettori cominciassero a notarci. Era un primo passo che ci ha dato la confidenza nel cominciare a cercare una casa editrice. Ci è voluto del tempo, ma alla fine la Planet Book ci ha fatto un’offerta che apprezziamo davvero e da allora ci siamo trovate bene con la casa editrice.

9. Penso che la nostra intervista possa considerarsi conclusa, ancora una volta grazie per il vostro tempo! Fate un saluto finale ai nostri lettori!
Cristina – Ancora grazie a voi, un saluto a tutti coloro che hanno letto il nostro romanzo, che ancora devono leggerlo e chi ci segue con passione!
Mirela – Grazie a voi per questa opportunità e grazie alle persone ed ai lettori che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci! Grazie!

Per ringraziare le autrici del tempo dedicatoci e per incuriosire un po’ voi lettori, lascio di seguito il retrocopertina del romanzo e un piccolo assaggio dell’incipit!
Tra qualche giorno, pubblicherò anche la mia recensione approfondita!
Buona lettura!

Trama: Noir metropolitano ambientato a Rocha, una città afflitta dalla piaga del crimine e dalla corruzione, che ricorda la Gotham City di Batman. E anche a Rocha, come nella celeberrima città fumettistica, il male assume il volto di un uomo, Guignol, capolavoro di malvagità e killer seriale, cui si oppone il paladino del bene e della giustizia, D’Ark, figura avvolta dalla bruma del sogno. In questo contesto si muovono gli altri due personaggi chiave del romanzo: Giorgia Mestri, profiler, e suo fratello Michele, giornalista.

Incipit: Combattere e vivere nel modo più onesto possibile è solo utopia: una semplice frase ripetuta più e più volte nei libri e nei saggi, e spesso urlata da uomini disperati. È considerata un’impresa difficile per individui comuni, immaginiamoci per un abitante di Rocha, ma da un diamante grezzo si può comunque ricavarne un bellissimo gioiello. Nessuno presterebbe attenzione a un semplice ciottolo se non sapesse comprenderne le potenzialità. In pochi nella città di Rocha avevano avuto la fortuna di cogliere l’opportunità di potersi rifugiare in un mondo onesto e pieno di speranza e saperne apprezzare le sottili sfaccettature.
Rocha non era mai stata una città libera e incorruttibile ma riusciva sempre, in qualche modo, a sollevarsi più in alto possibile, pur di dimostrare che non tutti coloro che regnavano in quella terra dimenticata, sfregiavano e massacravano tutto ciò che c’era di buono, ma godevano di quel privilegio che era stato concesso loro per proteggerla e per curarne le ferite in caso di guerra. Pur essendo dilaniata dal caos ciclico, si erano eretti anche uomini buoni, donne coraggiose e bambini affamati di giustizia, e Giò era una di questi.

*Volpe


L’ULTIMO CACCIATORE DI LIBRI

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L’ULTIMO CACCIATORE DI LIBRI

Autore: Matthew Pearl
Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2016

. : SINOSSI : .

Sulle isole di Samoa, Robert Louis Stevenson, ormai molto anziano, lavora al suo ultimo romanzo. E il pensiero dell’ultima opera del grande autore accende l’immaginazione dei contrabbandieri di testi tradotti, una professione misteriosa e diffusa prima della regolamentazione dei diritti d’autore. Così un tale di nome Davenport insieme al suo assistente Fergins si imbarcano per il Pacifico, con l’obiettivo di rubare l’ultima perla letteraria del momento, prima che sia troppo tardi, ovvero prima che la legge tuteli il commercio estero delle opere di fantasia.

. : Il nostro giudizio : .

Un libro consigliato agli amanti dei libri, a chi sa apprezzare in modo autentico il peso delle pagine, la filigrana, la rilegatura, l’odore e i componenti di un volume.
Un libro consigliato a chi non si limita a leggere le parole stampate, ma si distrae a leggere la storia del libro come oggetto, cercando di risalire, come in una caccia al tesoro, alle sue origini.
Le prime pagine sembrano proporci una storia già letta e ci presentano due personaggi che potremmo inquadrare in un rapporto insegnante/allievo. Per alcuni capitoli questa sensazione persiste, complice una trama che sembra arrancare, per poi decollare trasportata dai ricordi di uno dei due protagonisti. La pittoresca New York sparisce e il lettore viene trasportato oltre oceano, a Londra, e poi ancora più a sud verso le Samoa e le incontaminate isole del Pacifico.
Lo stile è piacevole, scorrevole e si rifà a romanzi di altri tempi, aiutando il lettore a calarsi in un’atmosfera e in un contesto storico che pare sospeso tra due epoche: la fine di un secolo, il tramonto di una stirpe affascinante e disonesta, gli ultimi anni di uno scrittore e il difficile rapporto di un autore e la sua opera.
Tra le pagine, nascoste tra un uragano, un viaggio in nave e un incontro con gli indigeni samoani; si nascondono piccole perle: massime acerbe e riflessioni sulla letteratura, i libri e l’arte di narrare storie.
Un romanzo che merita e che sarà sicuramente apprezzato da chi si è lasciato rapire da capolavori come “L’isola del tesoro”, a cui il romanzo si ispira in un certo senso, e i romanzi di Stevenson.
Il mio giudizio è 9/10: ho davvero apprezzato questo romanzo che mi ha riportato sulle labbra e negli occhi una letteratura che avevo accantonato con la fine delle scuole medie/superiori.
Un romanzo di avventura, che è anche un romanzo dedicato al libro come oggetto, al libro come scrigno e al libro come occasione.
Un neo? L’aver speso solo 20 pagine per svelare i misteri e i segreti che si erano intrecciati nel corso delle precedenti 400 pagine.

*Jo

Brividi tra le righe – I vincitori

La prima edizione di “Brividi tra le righe” si è ufficialmente conclusa. Un’edizione turbolenta che, purtroppo, ha visto anche alcuni scrittori ritirarsi ormai prossimi al traguardo.
Atmosfere cupe, incubi che diventano realtà, leggende e racconti in cui il grottesco e il macabro si mescolano hanno caratterizzato le opere in gara che, a modo loro, si sono tutte distinte per lo stile, l’originalità e la correttezza del testo.
Il primo posto è stato conquistato dal racconto di Sher Jones “L’uomo nero”: la storia dietro allo spauracchio dell’uomo nero, un penny dreadful che non vi consigliamo di leggere prima di andare a dormire.
Al secondo posto “Ti voglio bene” di Carlo Omodeo Zorini: una storia grottesca che sarebbe stata sicuramente apprezzata dagli ideatori dei penny dreadful e dai loro scanzonati lettori.
Al terzo posto troviamo Ida Daneri e “Urla nella notte”: i pensieri e i tormenti di un’anima maledetta e innamorata, disperata e assassina che alla notte e alla terra affida il suo dolore e ciò che resta della sua ultima vittima.
Le storie “Sai che hai degli occhi bellissimi?” e “La casa torre” sono state squalificate per mancata votazione da parte degli autori.
Mentre le storie di Devyani Berardi, “La gondola”, e Annrose Jones, “Il ventaglio”, sono state ritirate su richiesta delle autrici.
Tutti i componimenti restano, tuttavia, a disposizione dei lettori su questo sito e sulla pagina Facebook: Arcadia, lo scaffale sulla Laguna.
Lo staff di Arcadia si congratula con il vincitore e con tutti gli scrittori che hanno partecipato con le loro storie!

*Lo staff

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Instabook: la app che non sbaglia una citazione.

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Quante volte vi è capitato di citare un libro senza riuscire a ricordarne il titolo o l’autore? Quante volte vi è capitato di citare un romanzo sbagliandone il titolo o di farlo nel modo sbagliato?
Instabook, l’applicazione sviluppata da ARAndroid, nasce proprio per risolvere questi ed altri problemi comuni per i lettori più smemorati o che, dopo aver divorato pagine e pagine, fanno fatica a ricordare in quale libro hanno letto una determinata citazione.

Come funziona? L’idea da cui si sviluppa questa app è la stessa di Shazam: risalire al titolo di una canzone e al suo autore attraverso alcune note o parole del testo.
Partendo da questo principio, gli sviluppatori hanno pensato ad un’applicazione che, come in un memory letterario, abbinasse ogni citazione al suo romanzo ed ogni romanzo al suo autore.
Una volta inserita la citazione (a cui si può aggiungere l’autore, o presunto tale, per rendere la ricerca più rapida ed accurata), Instabook stila una lista dei libri in cui è presente la citazione o, nel caso la frase non sia stata menzionata correttamente, pertinenti con la nostra ricerca.
Cliccando sui titoli che vengono proposti, si accede ad una scheda libro in cui vengono elencati il titolo del libro, il suo autore, una breve descrizione e le valutazioni date dai lettori. Inoltre è possibile condividere sui social il frutto della propria ricerca, nonché acquistare il volume dallo store di Google.
La versione base dell’app è gratuita, tuttavia acquistandola si attivano funzioni extra quali il blocco della pubblicità e la ricerca vocale.

*Jo

In poche parole

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Il racconto breve è una forma narrativa poco conosciuta e molto spesso bistrattata dagli scrittori in erba o da chi semplicemente desidera dilettarsi con le parole e la prosa.
Il più delle volte si finisce per cedere all’idea che il racconto breve sia una variante, più raffinata, della novella o delle storie che riempiono le antologie delle scuole o che vengono lette ai bambini prima di andare a letto.
Questa definizione, per quanto approssimativa e poco veritiera, ha un fondo di verità.
Dall’alba dei tempi si raccontano storie per radunare le persone, per catturare l’attenzione di un pubblico e trasmettergli le emozioni e le idee del narratore. In simili occasioni non vi era spazio per narrazioni lunghe, per cui si ricorreva a racconti brevi che avessero sia valore ludico che pedagogico.
Piccole storie in cui venivano presentati personaggi definiti con pochi essenziali tratti, coinvolti in episodi rocamboleschi che si concludevano con la vittoria dell’eroe e la sconfitta del malvagio.
Nei secoli, come la storia della letteratura ci racconta, le favole di Esopo e le leggende hanno ceduto il posto a nuovi protagonisti e a nuove forme di narrazione come la novella, famosissime sono quelle di Boccaccio raccolte nel “Decamerone”, per approdare infine, tra ‘800 e ‘900, al racconto breve.
Da Pirandello a Verga, da Buzzati a Calvino passando per autori stranieri come Poe, Wilde, Dickens ed Hugo; la lista di scrittori famosi, padri della letteratura europea ed internazionale, è lunghissima ma basta per riscattare il racconto breve spazzando via l’idea che si tratti di letteratura di categoria B.
Molti sono gli autori grati a questo genere che è un’autentica palestra in cui presentare non solo i propri personaggi, ma cimentarsi anche con tecniche narrative ed espedienti nuovi e azzardare nuovi trucchi.

La caratteristica principale del racconto breve è la brevità: per molti, soprattutto per chi come la sottoscritta ha seri problemi nella sintesi, questo può rappresentare uno svantaggio, ma in realtà i punti di forza superano lo scoglio di dover essere coincisi.
I romanzi di centinaia di pagine hanno trame lunghe ed articolate, personaggi ed episodi per articolati ma che, pagina dopo pagina, rischiano di perdere l’attenzione del lettore che accantona il romanzo per cui ci siamo prodigati così tanto.
Questo rischio viene scongiurato dal racconto breve che non solo si avvale di una trama più semplice, ma ruba al lettore poco tempo invogliandolo quindi a portare a termine la lettura.
La semplicità è un’altra caratteristica fondamentale della narrazione breve: in così poche pagine non c’è spazio per una trama lunga e ricca di colpi di scena, flashback e suspense. L’azione deve essere concentrata e le parole devono riuscire a trasmettere al lettore la stessa intensità narrativa che si percepisce leggendo un romanzo ben scritto.
I personaggi non hanno bisogno di una caratterizzazione particolareggiata e non vanno incontro a nessuna evoluzione nel corso della narrazione.
Ciò che veramente fa affezionare il lettore al proprio personaggio è la capacità dello scrittore di descriverlo con poche parole in grado di tratteggiare in modo accattivante il proprio eroe senza perdersi in lunghe descrizioni.
Cimentandosi in una narrazione breve, lo scrittore in erba, ma anche quello affermato, ha modo di cimentarsi con nuovi generi, provare trucchi nuovi ed azzardare espedienti narrativi mai tentati.
Diatribe_of_a_Mad_Housewife    Il racconto breve ci permette di trattare qualsiasi tema senza alcuna limitazione.
Un tram in ritardo può ispirarci esattamente quanto una partita a nascondino o il volo di un’ape in un bel campo di fiori.
L’ispirazione e la fantasia lavorano a briglia sciolta per produrre una prosa in cui la poesia supera la tecnica e diventa la vera protagonista.
Ciò che davvero conta, nella stesura di un racconto breve, non è la trama, ma la personalità che si dà allo scritto, quel quid che lo rende speciale ed inconfondibile anche tra mille altre storie.

Per scrivere un racconto breve occorre abbondare con la fantasia, non risparmiare la poesia e accantonare la geometria della narrativa.

*Jo