Tutte le feste…~ Booktag

… si porta via!
Anche quest’anno è arrivata l’Epifania che, secondo la tradizione, tutte le feste si porta via (o almeno ci prova considerdo che i più fortunati hanno ancora due giorni di vacanza prima di tornare ai rispettivi luoghi di lavoro).
Per festeggiare con chi ancora è in vacanza e consolare chi, invece, lavorerà anche oggi, abbiamo pensato di proporvi questa booktag dedicata alle festività dell’anno. Siete pronti? Ovviamente, come sempre, aspettiamo anche le vostre risposte!

1. #NATALE – una raccolta di racconti
JO: Le dame di Grace Adieu di Susanna Clarke
VOLPE: Cronache dalla Val Lemuria di Cristiano Demicheli

2.#EPIFANIAun romanzo con protagonista una o più streghe
JO: Raven Boys di Maggie Stiefvater
VOLPE: Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé

3. #SANVALENTINO- un romanzo con una bella storia d’amore
JO: Promettimi che ci sarai di Carol Rifka Brunt
VOLPE: La maledizione del re lupo di Tessonja Odette

4. #HALLOWEEN- un libro con la copertina nera
JO: La collina dei conigli di Richard Adams
VOLPE: Il mago di Somerset Maughman

5. #1MAGGIO- un libro che non hai finito
JO: La bastarda degli Sforza di Carla Maria Russo (l’ho finito, ma ho saltato interi capitoli)
VOLPE: Un giardino semplice di Paolo Perjone

6. #FERRAGOSTO- un libro da leggere tutto d’un fiato
JO: Il grande quaderno di Agota Kristoff
VOLPE: Organica di Laura Marinelli

7. #PASQUA- un libro che ti ha sorpres*
JO: Promessa di sangue di Brian McClellan
VOLPE: Città di spettri di Victoria Schwab

8. #CAPODANNO- una romanzo che è il primo di una saga
JO: Educazione Siberiana di Nicolai Linin
VOLPE: Una Corte di Rose e Spine di Sarah J. Maas

9. #ONOMASTICO (JOLLY) – Un libro scritto in prima persona
JO: Hunger Games di Suzanne Collins
VOLPE: L’apprendista Assassinio di Robin Hobb

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Art Mages of Lure. L’artista di maledizioni

.: SINOSSI :.

Briar può maledire con un colpo di pennello. I suoi dipinti mutilano, stregano e distruggono: questo è da sempre il suo lavoro e l’attività di famiglia. Ma Briar non vuole più nuocere ed è decisa a iniziare una nuova vita vendendo maledizioni non letali e piccole vendette. Tuttavia i suoi poteri distruttivi non passano inosservati e Archer, criminale che trasuda carisma, la ingaggia per una missione di salvataggio. Briar vi vede l’occasione per fare ammenda dei propri crimini, ma la sua famiglia sarà d’accordo? La protagonista dovrà affrontare le arti oscure che si è lasciata alle spalle e decidere cosa è disposta a distruggere per un futuro diverso. Jordan Rivet arriva in Italia con la rivisitazione di “Robin Hood”. Pronti a scoprire la leggenda nascosta nella foresta?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per quanto possa sembrare assurdo, sì: anche questo è un retelling. Questa volta però non si parla dell’inflazionatissimo “La Bella e la Bestia” ma di una storia che, a parte per la sua versione disneyana, ha avuto poco successo: Robin Hood.

E chi non amava Robin Hood? Il ladro gentiluomo che ruba ai ricchi per dare ai poveri, un affascinante volpacchiotto che strega con le sue parole e incanta con i suoi occhioni: sì, avevo una cotta per lui, ok? Voi no?
Ebbene, la parte bella del romanzo è che questa caratterizzazione si riflette bene sul protagonista maschile. Archer è, infatti un ladruncolo dal cuore d’oro, la battuta facile e un sorriso incantevole. Insomma, se dobbiamo fare un paragone letterario – moderno, ok, ma sempre letterario è -, Archer è un personaggio molto simile all’amatissimo Nikolai Lanstov.
A parte Archer e le sue similitudini con Robin, cos’ha “L’Artista di Maledizioni” in comune con la leggenda di Hood? All’apparenza ben poco, ma se si scava un po’ oltre la superficie e si raggiunge il significato profondo dei due testi si può notare che, in realtà, le similitudini sono moltissime. Insomma, al di là di Archer che è un ladro e un arciere e i richiami a cose, situazioni e persone che sono entrate nell’immaginario collettivo post adattamento Disney, si intende.
“L’Artista di Maledizioni” è un libro che parla di crescita, un tema sicuramente super toccato da tutta la letteratura contemporanea e non, e soprattutto di come il passato di una persona non ne determini necessariamente il futuro. Il lettore, infatti, segue la protagonista, Briar, nel suo viaggio verso l’emancipazione dai genitori e da quello che loro le hanno insegnato: fare del male.
Sicuramente questo è il focus principale della vicenda, molto più che la trama avventurosa, la parte romantica o, ancora, il retelling. Quello che l’autrice vuole effettivamente comunicare è che nessuno e niente, nemmeno quello che sembra essere il nostro destino, può dirci chi o cosa dobbiamo essere.

In generale, la trama è intrigante. Non si può dire che sia sorprendente siccome la maggioranza dei colpi di scena sono individuabili sin dalle prime pagine. Nonostante ciò non mi sono annoiata, ero coinvolta dalla lettura e non vedevo l’ora di vedere come sarebbe andata avanti la vicenda. Questo, forse, anche perché il libro tocca uno dei miei tropes letterari preferiti: la found family. Sì, perché nel suo viaggio per emanciparsi da un passato doloro e per allontanarsi da una famiglia con cui non si sente a suo agio, Briar scoprirà che a volte la famiglia non è quella in cui si nasce ma le persone che sono pronte ad accoglierti, capirti e amarti per quello che sei. In questo hanno giocato un ruolo essenziale l’ottima caratterizzazione dei personaggi, in particolare quella dei comprimari.
Sebbene il focus sia infatti sui protagonisti, Briar e Archer, i personaggi secondari hanno un ottimo spessore e a volte risultano quasi più simpatici dei protagonisti (sì, Lady Mae, sto parlando proprio di te!) dando alla vicenda un colore tutto nuovo.

Ma ora, dopo averne parlato così tanto bene, veniamo alle note dolenti perché tutte le rose, per quanto belle, hanno le spine.
Di contro c’è, purtroppo, una carenza nel worldbuilding: il mondo in cui è ambientata la vicenda, una specie di medioevo inglese, è abbozzato e fumoso. In pratica la vicenda potrebbe svolgersi in qualsiasi parte del globo e non cambierebbe quasi niente.
La seconda pecca è, per l’appunto, il sistema magico. Sebbene l’idea generale sia molto intrigante, il lettore viene lasciato a digiuno di tutti quei dettagli utili a capire il vero funzionamento della magia. Non è chiaro, infatti, se si tratti di una dote innata, parrebbe così ma non è mai approfondito, oppure di un’arte che si può apprendere: l’idea di fondo è molto abbozzata e purtroppo, anche se interessantissima, fa perdere un po’ di credibilità alla storia.

In generale il romanzo mi è piaciuto abbastanza e mi sento di consigliarlo. Si tratta di uno Young Adult ben scritto, che segue una trama abbastanza originale e, sicuramente, coinvolgente. E’ un libro che si legge in un soffio e che alla fine risulta essere una lettura piacevole in grado di far sognare e appassionare i lettori in cerca di un fantasy con un pizzico di romance e una buona dose di avventura.
Il voto che mi sentirei di dare, alla luce ovviamente delle critiche che mi sono sembrate doverose anche se inserite in un quadro più ampio genericamente piacevole, è 8/10. Dategli una chances perché questo romanzo merita davvero!

*Volpe

La maledizione del re lupo

.: SINOSSI :.

Quando uno scandalo le spezza il cuore e le macchia la reputazione, Gemma Bellefleur cerca disperatamente il modo per lasciarsi il passato alle spalle e concedersi un nuovo inizio. E l’occasione propizia sembra presentarsi quando la sua famiglia si trasferisce nella leggendaria Faerwyae, l’isola governata dai fae. Nel tentativo di procurarsi la tanto sospirata indipendenza, Gemma fa un passo falso e viene catturata da un intrattabile lupo fae pronto a tutto pur di spezzare la maledizione che condiziona la sua vita e quella del suo branco. La ragazza quindi è costretta a contravvenire alla regola più importante: mai stringere un patto con un fae. Tra lezioni di ballo e sotterfugi, tra romanzi d’amore e fiocchi di neve, la ragazza e il re lupo si scoprono sempre più simili, e Gemma si ritroverà impegnata in una disperata corsa contro il tempo per salvare il re lupo e tutto il suo branco.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Se amate i fae e i retelling e state disperatamente cercando un romanzo che sia una rivisitazione de “la bella e la bestia” ma non volete leggere “Una Corte di Rose e Spine” (o lo avete magari già letto), questo è il romanzo che fa per voi!

Tessonja Odette si è lanciata nel mondo dei retelling delle fiabe più conosciute con la sua serie entagled with fae di cui La maledizione del re lupo è il primo volume. Si tratta di una saga composta da romanzi stand-alone, ciascuno dedicato a una fiaba diversa: opera perfetta per chi, come me, magari avrebbe anche voglia di leggersi qualche fantasy con tocchi romance ma non sopporta le trilogie.
Tutti i libri della saga saranno ambientati nello stesso mondo, Faerwyae (decidete voi come leggerlo, io le prime volte l’ho letto “Faerwtf” per poi assestarmi su “Fervye”), ossia un’isola in cui fae e umani convivono in maniera abbastanza pacifica.
Questo romanzo ricalca moltissimo la fiaba de La Bella e la Bestia ma, a mio avviso, la rende più adulta e matura: sarà strano da dire, ma alcune scelte mi hanno fatto apprezzare questo retelling ben più della fiaba originale!

Il romanzo è scritto in prima persona, come sapete uno stile narrativo che personalmente non amo molto, ed è ambientato in quella che sembra essere una regency-fantasy era: ci sono balli, feste dell’alta società, scandali, reputazioni da difendere e gare per accaparrarsi lo scapolo d’oro della stagione unite a fate, magia, maledizioni e mistero. La trama è originale, pur essendo molto simile a quella della fiaba che tutti conosciamo: Gemma è una ragazza che vuole lavorare e conquistarsi una indipendenza in una società che la vuole relegata al ruolo prima di figlia e poi di moglie. E’ proprio questa sua ferrea volontà di emanciparsi a dare il via al romanzo: Gemma viene effettivamente assunta da un datore di lavoro piuttosto bizzarro, per altro il solo ad aver risposto alle sue lettere, ovvero un fae senza nome e vittima di una maledizione che però ha disperatamente bisogno di un amministratore per la sua casa.
Ci sono tre punti che, secondo me, vale la pena di approfondire: il primo riguarda la protagonista stessa, il secondo riguarda invece il rapporto tra Gemma e il padrone di casa e l’ultimo è strettamente legato alla trama.
Andiamo con ordine.

Gemma è un personaggio piuttosto credibile nei suoi desideri e nelle sue convinzioni. Sin dalle prime pagine è caratterizzata a dovere: si tratta di una donna, la sua età è oltre i 20 anni e per questo è praticamente considerata una zitellona nella società in cui vive, che sa quello che vuol, ovvero essere libera. Questo è il suo drive personale e, senza fare spoiler di alcun genere, non la abbandonerà mai nemmeno mei momenti più critici della trama.
La coerenza dei personaggi è importantissima e, per fortuna, Gemma è estremamente coerente. Altra chicca: non solo dice di essere una lettrice avidissima ma, a conti fatti, lo è! Più volte nel corso del romanzo la sorprendiamo a leggere e lei ci racconta quali sono le sue emozioni durante la lettura: questo vuol dire che l’autrice ha voluto caratterizzarla in modo attivo, ovvero mostrando al lettore comportamenti da lettore, piuttosto che in maniera passiva e con il solo fine di renderla simile a Belle. Personalmente è una scelta che ho apprezzato moltissimo.
La seconda cosa è, appunto, il rapporto che si crea tra Gemma e il padrone di casa: come avrete già capito, Gemma non è prigioniera del fae ma lavora per lui. Questa, a mio avviso, è una scelta ottimale che si coniuga perfettamente con il drive principale della protagonista ovvero la sua voglia di essere libera.
Terzo e ultimo punto: il romanzo non è mai noioso. Succedono tantissime cose proprio grazie al fatto che la protagonista è libera e ha grandissima autonomia all’interno della casa del suo fae. Per di più alcune scelte, che non posso dire altrimenti diventerebbe un enorme spoiler e non una recensione, sono a mio giudizio geniali.

In conclusione, il romanzo mi è piaciuto davvero molto. Si tratta di un libro ben scritto e ben studiato che, sebbene segua molto il tracciato de La Bella e la Bestia, spesso ne esce in maniera originale dando tutto un altro sapore al classico che tutti noi conosciamo e amiamo.
Il voto che mi sento di dare al libro è 8.5/10. Per quanto mi sia piaciuto, cosa che sicuramente dalla recensione è passato, per me era un po’ troppo romantico: diciamo che ha comunque avuto il pregio di tenere alto il mio interesse per tutto il tempo perché per fortuna, nonostante ovviamente la storia d’amore fosse piuttosto centrale, il via vai di personaggi, intrighi e inganni era così interessante da non permettermi di lasciare andare il romanzo neanche per un secondo. L’autrice ha ottime capacità di scrittura e, anche se il romanzo non brilla sempre per originalità, sa come tenere il lettore a sé. Non vedo sinceramente l’ora di leggere tutti i volumi perché se somigliano anche solo vagamente a questo ci sarà tanto di cui parlare.

*Volpe

Pandora

.: SINOSSI :.

Londra,1799. Un tempo rinomato, l’Emporio di Antichità Esotiche dei Blake, racchiuso fra un caffè e la bottega di un merciaio, ha da offrire soltanto opere contraffatte, armature scalcagnate e ninnoli privi di valore da quando è finito nelle mani di Hezekiah Blake dopo la tragica morte di suo fratello Elijah. Stimati archeologi e collezionisti, Elijah Blake e sua moglie Helen sono rimasti uccisi dal crollo di uno scavo in Grecia. L’incidente ha lasciato illesa Pandora, la figlia della illustre coppia, ma ha determinato la sciatta decadenza dell’Emporio, rapidamente divenuto una bottega di polverose cianfrusaglie nelle mani sbagliate di Hezekiah. Gli anni sono passati e Pandora, detta Dora, è ora una giovane donna che sogna di diventare un’artista orafa. Un sogno che lei coltiva con caparbietà mentre trascorre le sue ore nell’Emporio in cui l’inettitudine e l’oscura attività dello zio trascinano sempre più il nome dei Blake nell’infamia e nell’oblio. Un giorno, di ritorno al negozio, una scena spaventosa si schiude davanti agli occhi della ragazza: di fronte all’Emporio giace, ribaltato, un carro. Il cavallo, sdraiato sul fianco, sembra illeso, Hezekiah, invece, è intrappolato sotto l’animale. Attorno a lui tre uomini malvestiti, con il terrore negli occhi e l’odore salmastro dei marinai addosso, armeggiano e imprecano alla scalogna mentre fissano una cassa incrostata di molluschi rimbalzata sul selciato. Nei giorni successivi Hezekiah, malconcio e sospettoso, chiude la cassa a chiave nello scantinato e vieta alla nipote di accedervi. Che cosa c’è in quella cassa? Perché Hezekiah è impallidito quando la nipote glielo ha domandato? E per quale motivo ordina a chiunque di non mettere piede nello scantinato?
Incapace di tenere a freno la curiosità, Dora si avventura nello stanzino buio e umido per imbattersi in qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Ambientato nella Londra georgiana, in cui splende l’astro del neoclassicismo e si diffonde l’irresistibile attrazione per il mondo antico, Pandora è un avvincente mystery tradotto in numerosi paesi e acclamato dai lettori, catturati da una scrittura capace di ricreare in ogni dettaglio lo spirito di un’epoca affascinante e di una storia d’amore e di inganni, di segreti e speranze. 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Pandora è il libro esordio di Stokes-Chapman: si tratta di un romanzo ben costruito, interessante e intrigante, in cui mitologia e mistero si fondono sullo sfondo dell’Inghilterra di inizio ottocento.
E’ un romanzo che mi ha incuriosita e la trama, sebbene presenti qualche piccola ingenuità, mi ha tenuta letteralmente incollata: dopo mesi in cui non riuscivo a trovare una storia appassionante, questo libro è stato una vera e propria ventata di aria fresca!

Ovviamente, sebbene sia stata una lettura piacevolissima, non è un romanzo perfetto: si vede che è il primo libro di questa scrittrice che, però, dimostra grandissimo talento. Sono certa che in futuro i suoi romanzi saranno ancora più belli, originali e intriganti di questo!
La trama, in generale, fila via liscia e senza intoppi: non ho trovato parti noiose o superflue. Chiaramente rallenta un po’ verso il centro per poi accelerare verso la fine, ma trattandosi di un romanzo dai toni mystery lo trovo assolutamente appropriato. I personaggi sono interessanti e quasi tutti abbastanza approfonditi: partendo da Dora, la protagonista, fino ad arrivare all’antagonista principale, il lettore riesce a conoscere i dettagli della loro psiche e seguirne le motivazioni così da poter, in un certo senso, scegliere da che parte stare. Anche se leggermente macchiettistici, e mi riferisco in particolare all’antagonista che presenta una caratterizzazione tendente al disneyano, i personaggi sono comunque molto interessanti. Il mio preferito è Cornelius che, pur non essendo uno dei protagonisti, è una figura fondamentale all’interno della trama: nonostante il colpo di scena che lo riguarda sia pressoché ovvio fin dal primo incontro con il personaggio, l’autrice è riuscita a renderlo interessante e a seguirne bene l’evoluzione psicologica.
A rendere il romanzo un po’ meno bello sono alcune ingenuità legate alla scrittura. Il libro presenta una quantità smisurata di “!” e “…” all’interno della prosa che rendono la scrittura a tratti quasi infantile: nella maggioranza delle situazioni, la punteggiatura poteva essere semplicemente eliminata o, al massimo, sostituita da una riformulazione della frase che avrebbe reso meglio l’emozione provata dai protagonisti. Un vero peccato, perché onestamente Stokes-Chapman è davvero molto brava nelle descrizioni, specialmente in quelle degli ambienti che risultano visibili e tangibili sia nel loro aspetto fisico che in quello olfattivo o uditivo.

In generale, il romanzo mi è piaciuto davvero molto. “Pandora” è coinvolgente, interessante, cattura il lettore perché l’autrice è riuscita a inserire il mito del vaso di Pandora alla perfezione nella sua trama giocando molto con la fantasia dei suoi lettori. Leggendo Pandora ci si chiede in continuazione se la maledizione di cui tutti parlano sia vera oppure solo frutto dell’immaginazione dei protagonisti: questo è un dubbio che coinvolge il lettore dalla prima fino all’ultima pagina. Ho apprezzato moltissimo il fatto che nel romanzo la protagonista conoscesse il greco: Pandora, infatti, ha origini anglo-elleniche e la lingua, in questo caso, è stata utilizzata molto bene per dare spessore al personaggio e renderlo forse anche più credibile.
In generale, mi sentirei di consigliare il libro a chi ama la mitologia greca ma vuole una storia che non sia un retelling quanto piuttosto un’originale racconto all’interno del quale si fa riferimento al mito di Pandora. Lo consiglio anche a tutti coloro che si sentono “bloccati” in una situazione che non gli appartiene: la storia di Dora è proprio quella di una donna che cerca di emanciparsi in un mondo che non la vuole libera. In questo caso ho anche prezzato la love story tra i due protagonisti, forse perché è solo accennata e lasciata da parte rispetto alla trama principale nonostante comunque sia presente.
Il voto finale che mi sento di dare al romanzo è 8.5/10. Ci sono, appunto, cose che lo avrebbero reso migliore ma devo essere sincera dicendo che comunque è una lettura che ho apprezzato tantissimo.

*Volpe

Ponte di Anime

.: SINOSSI :.

Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori. Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche. Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona. Sarà all’altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

In questo volume, terzo e ultimo della saga di Cassidy Blake, finalmente Schwab torna se stessa. “Ponte di Anime” ha la stessa freschezza di “Città di Spettri” e per fortuna nulla della monotonia di “Tunnel di Ossa“: la trama è molto diversa, nonché decisamente più complessa, e coinvolge un numero piuttosto alto di personaggi che, con le loro particolarità e molte qualità, accompagnano la piccola protagonista nella sua avventura contro l’Emissario della Morte.

Non posso, tuttavia, dire che sia un libro perfetto. Forse per paura di scontentare i suoi giovanissimi lettori o nel timore di tirare fuori un libro troppo complesso, Schwab non ha sfruttato appieno gli indizi che lei stessa ha disseminato nei precedenti romanzi. Alcuni spunti narrativi, specialmente riguardanti la storyline di Jacob, a mio avviso sono stati lasciati fumosi e frettolosamente risolti nei capitoli finali con un escamotage che, per quanto tenero, non è stato del tutto soddisfacente. Anche i genitori di Cassidy, che decisamente avevano il potenziale per diventare due personaggi favolosi, sono stati messi da parte in favore di altri personaggi adulti che hanno svolto un ruolo più importante all’interno della vicenda. Allo stesso modo, alcuni escamotage narrativi utilizzati per mandare avanti la trama sono un pochino ingenui ma, se si tiene presente il pubblico di riferimento, adatti.
Ciò detto, per il resto non ho molto di cui lamentarmi: la trama è avvincente e finalmente la protagonista non si trova coinvolta in una “caccia al fantasma” quanto piuttosto nella fuga dalla Morte stessa.
In questo suo viaggio scoprirà l’esistenza di una misteriosa società segreta e conoscerà altre persone dotate di poteri paranormali, cosa che rende l’universo di Schwab più completo e realistico. I personaggi che l’autrice mette di fronte al suo lettore sono colorati, animosi, pieni di vita e semplici da ricordare: ciascuno presenta specifiche caratteristiche che lo rendono unico e memorabile.

Naturalmente il focus del romano è l’amicizia, trattandosi comunque di un libro per ragazzini pre-adolescenti. In questo caso il tema è trattato molto bene tanto che alla fine, lo ammetto, mi sono anche un po’ commossa. Il sentimento viene rappresentato nella sua interezza prendendo in considerazione sia i lati positivi (rappresentati di solito tramite la costante elencazione delle “regole dell’amicizia” che Jacob sembra inventarsi un po’ ad hoc come scusa per aiutare sempre e comunque la protagonista, cosa che ho apprezzato tantissimo) sia i lati negativi ovvero quelli del dolore e della perdita.
E’ un romanzo frizzante, non troppo complesso e che si legge in poche ore e perfetto a tenere compagnia in un pomeriggio autunnale magari non troppo freddo e buio. Sicuramente rispetto ai volumi precedenti la percentuale di horror è leggermente superiore anche se l’atmosfera non è mai né troppo cupa né troppo spaventosa.
In sostanza, siamo tornati a dare un voto più che positivo al finale di questa saga! Penso che questo si meriti un bel 8/10. Ancora una volta, comunque, trovo inconcepibile aver trovato più di un errore di battitura e l’ignoranza della protagonista (non sa cos’è il pane al cioccolato, ma dai!) ha raggiunto livelli davvero troppo alti per dare un voto in più al romanzo.

*Volpe

Incanto. Strie di draghi, stregoni e scienziati

.: SINOSSI:.

Il fantastico è un genere intriso di magia, eventi misteriosi e creature sovrannaturali, e spesso è percepito come una pura evasione nell’irrazionale, nel superstizioso e nel fiabesco. Ma in molte storie di eroi, incantatrici, creature leggendarie e magie di ogni sorta c’è sempre più spazio anche per la scienza. “Incanto” è un viaggio alla ricerca della scienza nascosta in molti archetipi della narrativa fantastica. Come nasce il mito del drago? Cos’hanno in comune maghi e scienziati? Come funziona il martello di Thor? Che impatto hanno avuto i giochi di ruolo sulla codificazione della magia? Queste sono solo alcune delle domande che Michele Bellone, giornalista scientifico appassionato di narrazioni, affronta nel libro, cercando di smontare diversi pregiudizi su due mondi tutt’altro che inconciliabili. Perché se la scienza può generare la magia del fantastico, il fantasy può stimolare riflessioni sulla scienza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Leggendo questo saggio ho imparato che la magia esiste.
So che può sembrare un’affermazione strana e immagino ora di vedervi, cari lettori, con la fronte aggrottata mentre pensate “Volpe è impazzita del tutto”. Ebbene, nonostante lo stress per la laurea imminente, posso assicurarvi che sono sanissima.
Incanto è un saggio che racconta il rapporto che intercorre tra scienza e magia basandosi su romanzi, su manuali di giochi di ruolo e tanto altro: è proprio raccontando come i grandi autori del fantasy hanno preso spunto dalla natura, dalla scienza o dalla chimica per descrivere il mondo in cui le loro avventure si svolgono che questo libro mi ha insegnato che la magia esiste o che, almeno, qualcosa di magico può essere trovato anche nel nostro mondo.

Il libro è diviso in sezioni: ricalcando le orme degli autori di “la fisica dei supereroi” e “la fisica di star trek”, Bellone spacchetta il fantasy e la magia per rintracciarne gli archetipi che diventano, quindi, i leitmotiv dei capitoli. Partendo da una accurata analisi delle origini delle creature magiche (e in particolare dei draghi), il lettore è coinvolto da una scrittura semplice e didascalica che lo porta a scoprire i segreti della magia degli elementi, la nascita e creazione dei vampiri nonché il ruolo storico dei maghi nella società.
Insomma: ce n’è davvero per tutti i gusti!
In generale ho apprezzato l’intento del saggio e mi è anche sembrato che, normalmente, le informazioni divulgate dall’autore fossero corrette: solo nel capitolo sull’alchimia ho notato alcune piccole inesattezze.

La scrittura è molto semplice e l’analisi coinvolge: l’autore cita continuamente romanzi, giochi di ruolo e altri saggi che i lettori più avidi (come me) e gli appassionati di gdr (sempre io) avranno sicuramente piacere a recuperare. Gli esempi riportati, tuttavia, per quanto interessanti sono leggermente ridondanti: più di una volta mi sono trovata a pensare che anche in opere più recenti o, forse meno conosciute, si sarebbero potuto trovare esempi validissimi. Non se ne può però fare una colpa all’autore che ha comunque operato scelte che considero adeguate.

Mi sembra un libro adatto a stuzzicare l’interesse di tutti gli appassionati di fantasy, horror e weird cui consiglio sinceramente di dare un’occhiata a questo saggio. Il voto globale che do al testo è 8/10: è molto buono ma dopo un po’ la scrittura semplice e gli esempi ripresi quasi sempre dalle stesse opere tendono a stancare.
Siccome si legge molto velocemente e ormai siamo in estate: perché non portarselo al mare?

*Volpe

Wizarding World ~ Booktag

Capitolo 1: Il bambino che è sopravvissuto
E’ con queste poche parole che J.K. Rowling ha affascinato migliaia di lettori portandoli con sé in un viaggio lungo sette libri. Questa avventura, però, continua ancora oggi nel cuore di tutti quelli che hanno amato la saga e negli occhi delle nuove generazioni che stanno scoprendo, magari proprio in questo momento, le storie del maghetto più famoso del mondo.
Harry Potter nasce il 31 luglio 1980 e oggi compie quarantadue anni: noi non abbiamo torte rosa con scritte verdi da regalargli, ma vogliamo comunque festeggiarlo perché infondo ha fatto parte anche della nostra infanzia di lettrici. Come lo festeggiamo? Dedicandogli una booktag, ovviamente!

1. #HARRYPOTTER – un romanzo che ha per protagonista un orfano
VOLPE: Tenebre e Ossa, Leigh Bardugo
JO: L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

2. #HERMIONEGRANGER – un romanzo sui libri
VOLPE: Di che cosa paliamo quando parliamo di libri di Tim Parks,
JO: L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

3. #RONWEASLEY – un romanzo familiare
VOLPE: I leoni di Sicilia di Stefania Auci
JO: I Viceré di Giovanni de Roberto

4. #REMUSLUPIN – un romanzo in cui compare almeno un lupo
VOLPE: Zanna Bianca di Jack London
JO: Il libro della giungla di Rudyard Kipling

5. #NEWTSCAMANDER- un romanzo con tematiche ambientali
VOLPE: Il Mondo Sommerso di J.G. Ballard
JO: Il libro della vita e della morte di Deborah Harkness

6. #GELLERTGRINDELWALD – un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale
VOLPE: La Macchina del vento di  Wu Ming
JO: L’amico ritrovato di Fred Uhlman

7. #MINERVAMCGRANNIT – un romanzo “che cambia”
VOLPE: Piranesi di Susanna Clarke
JO: Il Gattopardo di Tomaso di Lampedusa

8. #ALBUSSILENTE – un “mattone”
VOLPE: Il nome della Rosa di Umberto Eco
JO: Dune di Frank Herbert

9. #VOLDEMORT- un romanzo con una battaglia tra bene e male
VOLPE: Mordred di Nancy Springer
JO: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis

La faglia delle fate

.: SINOSSI :.

Datemi la mano. Lasciate che vi parli delle fate e che vi accompagni in un viaggio, in un’avventura
Iris Compiet è un’artista dei più rari: quelli capaci di evocare una realtà completa e coesa con ognuna delle immagini che realizzano. Splendide, potenti e contemplative a un tempo.
In questa edizione rivista e arricchita da nuove sezioni e illustrazioni inedite, l’illustratrice olandese guida i lettori in un viaggio attraverso un mondo incantato, apparentemente nascosto agli occhi degli umani eppure minacciato dalla loro cecità. 
Schizziappunti e splendidi acquerelli compongono un reportage nel mondo delle creature fatate che ha molto da insegnare anche sul nostro. Fate, fauni, sirene e gnomi sono solo alcune delle creature che lo popolano e che si disvelano agli occhi del lettore come la faglia si manifesta a chi è ancora in grado di meravigliarsi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo non è un libro: è un gioiello.
La faglia delle fate raccoglie i sogni di Iris Compiet che qui prendono vita sotto forma di parole e, soprattutto, illustrazioni.
Lo ammetto: recensire questo libro per me è difficilissimo. Al di là del fatto che si tratta di una raccolta di illustrazioni in cui le brevi didascalie hanno esclusivamente il compito di rendere ancora più onirico il volume, ad avermi colpita in modo particolare è che le fate descritte da Compiet sono esattamente quelle che io ho sempre immaginato.
Posso dire con onestà che le immagini mi hanno commossa: per tutta la lettura mi è sembrato che qualcuno avesse sbirciato le mie fantasie per poi metterle con cura su carta e, anche ora che ci ripenso, la sensazione è sempre questa. Mi rende molto felice.

La palette usata è quella che vede il verde come protagonista cui ogni tanto si aggiungono il rosa e il rosso, che fanno un ottimo contrasto, o il blu e il giallo che lo completano alla perfezione.
Per quanto riguarda la scrittura, il libro non è fatto per essere giudicato da questo punto di vista: è stato chiaramente immaginato da Compiet come un volume in cui a coinvolgere siano i disegni più che più che la lettura. Nonostante questo, devo dire che l’immaginazione dell’autrice è protagonista indiscussa anche delle brevi introduzioni e dei paragrafi in cui sono presenti le descrizioni delle creature fatate che il lettore andrà a conoscere.
Lo stile è molto semplice, lineare, come se si trattasse di un manuale o un testo informativo: la finzione di Compiet, del resto, lo richiede perché sin dall’introduzione l’autrice sostiene di raccontare al lettore il suo viaggio nel mondo delle fate. Finzione a cui ho voluto credere con tutto il cuore durante l’intera lettura e a cui, sarò sincera, mi piace dire di credere ancora adesso.

Siccome per me il volume ha un valore molto personale, mi è difficile ridurre il giudizio ad un voto. Non aspettatevi di trovare tra queste pagine le belle fatine antropomorfe cui la televisione ci ha abituato: insettiformi, animalesche oppure simili a foglie e fiori, le fate de La faglia delle fate sono creature che si confondono nella natura. Gli unicorni che abitano la faglia sono completamente diversi dai bellissimi cavalli bianchi delle leggende; così come creature di ogni tipo, tra cui voglio davvero segnalarvi la presenza dei famosissimi bookworms, abitano la faglia e sono pronti ad accogliere i lettori in questo viaggio.
Consiglio la lettura a tutti gli amanti del folklore che qui troveranno alcuni spunti visivi che possano stimolare a dovere la loro immaginazione. A questo proposito, mi permetto di consigliare la lettura anche a tutti coloro che amano i giochi di ruolo, in particolare ai Master: personalmente ho travato tra queste pagine ottimi spunti per la creazione di storie che potessero far divertire i miei giocatori!

*Volpe

La maledizione di Cassandra

.: SINOSSI :.

Italia centrale, XVI secolo. Le Signorie degli Strina e dei Valsabora combattono da anni. Riccardo Strina, Signore di Drena, insegue l’ultima possibilità di salvezza: la Bella Fenice, l’eroina che secondo i vaticini garantirà al suo esercito la vittoria. Il vate di corte sa dove si trova: lei è nel futuro. Ed è necessario che sia richiamata, a ogni costo. Per eseguire questo rituale il Signore degli Strina si rivolge a Cassandra, la veggente esiliata da Drena dopo la sanguinosa disfatta della battaglia di Lucera. Chiara sta facendo jogging sul lungomare, quando all’improvviso si trova catapultata in un mondo sconosciuto. Cosa vogliono da lei? Perché si ostinano a chiamarla Fenice? Chi sopravvivrà alla lotta senza esclusione di colpi?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Antonella Degni scrive un libro fatto di incantesimi, guerre, politica e maledizioni trasportando il lettore in un rinascimento alternativo in cui, accanto alle signorie che tutti conosciamo, ci sono anche, nascoste così da non essere trovate e distrutte, le corti degli stregoni.
I protagonisti di questo libro, perché si tratta di una storia corale in cui è difficile identificare un solo protagonista o un solo antagonista, fanno parte di tre signorie magiche. Di queste, due sono in guerra tra loro e, dopo anni di massacri, una profezia potrebbe finalmente aiutarli a trovare un vincitore.

La trama costruita da Degni è a dir poco complessa, completa e intrigante ma, a mio avviso, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppata a dovere: purtroppo, alcuni avvenimenti e, in particolare, il funzionamento del sistema magico sono spiegati in maniera sommaria e frettolosa. Questo spezza un po’ il ritmo ed è un peccato, visto che la scrittura di Degni è bellissima e le sue descrizioni, estremamente evocative, permettono ai lettori di immergersi fino in fondo nella storia da lei creata. Trattandosi del primo romanzo di una autrice emergente, però, posso dire con certezza che promette molto bene: l’esperienza la aiuterà a rendere i prossimi capitoli di questa serie ancora più belli.

Come accennato in precedenza, questo libro presenta al lettore un sacco di personaggi: nonostante il focus principale sia su Cassandra e la signoria degli Strina, seguendo lo stile di George R. R. Martin Degni sposta il punto di vista, capitolo per capitolo, da un personaggio all’altro. Così, il lettore può seguire sia le avventure di quelli che sono caratterizzati come “i buoni” sia quelle di chi, a primo impatto, potrebbe essere considerato “cattivo”.
Personalmente amo questo stile di scrittura perché, soprattutto come in questo caso in cui c’è una trama politica e militare molto sviluppata, dà modo di capire meglio le ragioni di tutti i personaggi.

In generale, penso che questo libro, primo di quella che si preannuncia come una lunga e interessante serie, meriti un 7/10. Problematiche ce ne sono, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma sono tutte cose che possono (e so che saranno) superate grazie al tempo e all’esperienza.
La capacità di inventiva di Degni, comunque, tiene il lettore incollato alle pagine: sono rimasta molto colpita dal finale di questo primo romanzo che mi ha lasciato senza parole e mi ha fatto riflettere su alcune delle affermazioni che i personaggi hanno portato all’attenzione l’uno dell’altro nelle pagine precedenti.
Ad avermi colpito più di ogni altra cosa è il worldbuilding perché, per quanto semplice, è assolutamente geniale: si tratta di un romanzo Fantasy italianissimo in cui l’autrice non ha sentito il bisogno di inserire nomi, siano essi di luoghi o persone, strani per dare la sensazione di leggere qualcosa di ambientato in un mondo diverso dal nostro.

*Volpe

TBR (to be read)~ Booktag

TBR, TBR, TBR!
La lista di libri da leggere è la croce e la delizia dei lettori appassionati e, ovviamente, è sempre infinita. Oggi vogliamo esplorare la vostra TBR (e permettere a voi di esplorare la nostra) con questa breve booktag!

1. #EBOOK- un ebook dalla tua TBR
VOLPE: Stories from the other side, Michela Mosca
JO: Ottone. Il primo dei Visconti di Alex Calvi e Livio Gambarini

2. #ROMANCE – un romanzo con una o più storie d’amore
VOLPE: La moglie di Dante di Marina Marazza, anche se chiamarlo Romance mi fa venire i brividi
JO: non pervenuto

3. #MISTERY – un romanzo con uno o più misteri da risolvere
VOLPE: Notte d’Ottobre di Roger Zelazny
JO: Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton

4. #GIALLO- un romanzo con un’indagine
VOLPE: Morte di una sirena di Rydhal e Kazinski
JO: (al momento) non pervenuto

5. #DISTOPICO- un romanzo distopico
VOLPE: Mondo sommerso di James Ballard
JO: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

6. #FANTASY – un romanzo con elementi fantastici
VOLPE: Le migrazioni dei Draghi di  Francesca Romana D’Amato
JO: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

7. #YOUNGADULT- un romanzo per giovani lettori
VOLPE: Una corte di rose e spine di Sara J. Maas, anche se dovete ancora scoprire perché è in tbr.
JO: (al momento) non pervenuto

8. #GENERICO- un saggio
VOLPE: incanto di Michele Bellone
JO: Letteratura palestra di libertà di George Orwell

9. #NARRATIVA- un romanzo che consiglieresti a tutti
VOLPE: Piranesi di Susanne Clark
JO: I viceré di Giovanni de Roberto