Incanto. Strie di draghi, stregoni e scienziati

.: SINOSSI:.

Il fantastico è un genere intriso di magia, eventi misteriosi e creature sovrannaturali, e spesso è percepito come una pura evasione nell’irrazionale, nel superstizioso e nel fiabesco. Ma in molte storie di eroi, incantatrici, creature leggendarie e magie di ogni sorta c’è sempre più spazio anche per la scienza. “Incanto” è un viaggio alla ricerca della scienza nascosta in molti archetipi della narrativa fantastica. Come nasce il mito del drago? Cos’hanno in comune maghi e scienziati? Come funziona il martello di Thor? Che impatto hanno avuto i giochi di ruolo sulla codificazione della magia? Queste sono solo alcune delle domande che Michele Bellone, giornalista scientifico appassionato di narrazioni, affronta nel libro, cercando di smontare diversi pregiudizi su due mondi tutt’altro che inconciliabili. Perché se la scienza può generare la magia del fantastico, il fantasy può stimolare riflessioni sulla scienza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Leggendo questo saggio ho imparato che la magia esiste.
So che può sembrare un’affermazione strana e immagino ora di vedervi, cari lettori, con la fronte aggrottata mentre pensate “Volpe è impazzita del tutto”. Ebbene, nonostante lo stress per la laurea imminente, posso assicurarvi che sono sanissima.
Incanto è un saggio che racconta il rapporto che intercorre tra scienza e magia basandosi su romanzi, su manuali di giochi di ruolo e tanto altro: è proprio raccontando come i grandi autori del fantasy hanno preso spunto dalla natura, dalla scienza o dalla chimica per descrivere il mondo in cui le loro avventure si svolgono che questo libro mi ha insegnato che la magia esiste o che, almeno, qualcosa di magico può essere trovato anche nel nostro mondo.

Il libro è diviso in sezioni: ricalcando le orme degli autori di “la fisica dei supereroi” e “la fisica di star trek”, Bellone spacchetta il fantasy e la magia per rintracciarne gli archetipi che diventano, quindi, i leitmotiv dei capitoli. Partendo da una accurata analisi delle origini delle creature magiche (e in particolare dei draghi), il lettore è coinvolto da una scrittura semplice e didascalica che lo porta a scoprire i segreti della magia degli elementi, la nascita e creazione dei vampiri nonché il ruolo storico dei maghi nella società.
Insomma: ce n’è davvero per tutti i gusti!
In generale ho apprezzato l’intento del saggio e mi è anche sembrato che, normalmente, le informazioni divulgate dall’autore fossero corrette: solo nel capitolo sull’alchimia ho notato alcune piccole inesattezze.

La scrittura è molto semplice e l’analisi coinvolge: l’autore cita continuamente romanzi, giochi di ruolo e altri saggi che i lettori più avidi (come me) e gli appassionati di gdr (sempre io) avranno sicuramente piacere a recuperare. Gli esempi riportati, tuttavia, per quanto interessanti sono leggermente ridondanti: più di una volta mi sono trovata a pensare che anche in opere più recenti o, forse meno conosciute, si sarebbero potuto trovare esempi validissimi. Non se ne può però fare una colpa all’autore che ha comunque operato scelte che considero adeguate.

Mi sembra un libro adatto a stuzzicare l’interesse di tutti gli appassionati di fantasy, horror e weird cui consiglio sinceramente di dare un’occhiata a questo saggio. Il voto globale che do al testo è 8/10: è molto buono ma dopo un po’ la scrittura semplice e gli esempi ripresi quasi sempre dalle stesse opere tendono a stancare.
Siccome si legge molto velocemente e ormai siamo in estate: perché non portarselo al mare?

*Volpe

Wizarding World ~ Booktag

Capitolo 1: Il bambino che è sopravvissuto
E’ con queste poche parole che J.K. Rowling ha affascinato migliaia di lettori portandoli con sé in un viaggio lungo sette libri. Questa avventura, però, continua ancora oggi nel cuore di tutti quelli che hanno amato la saga e negli occhi delle nuove generazioni che stanno scoprendo, magari proprio in questo momento, le storie del maghetto più famoso del mondo.
Harry Potter nasce il 31 luglio 1980 e oggi compie quarantadue anni: noi non abbiamo torte rosa con scritte verdi da regalargli, ma vogliamo comunque festeggiarlo perché infondo ha fatto parte anche della nostra infanzia di lettrici. Come lo festeggiamo? Dedicandogli una booktag, ovviamente!

1. #HARRYPOTTER – un romanzo che ha per protagonista un orfano
VOLPE: Tenebre e Ossa, Leigh Bardugo
JO: L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

2. #HERMIONEGRANGER – un romanzo sui libri
VOLPE: Di che cosa paliamo quando parliamo di libri di Tim Parks,
JO: L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

3. #RONWEASLEY – un romanzo familiare
VOLPE: I leoni di Sicilia di Stefania Auci
JO: I Viceré di Giovanni de Roberto

4. #REMUSLUPIN – un romanzo in cui compare almeno un lupo
VOLPE: Zanna Bianca di Jack London
JO: Il libro della giungla di Rudyard Kipling

5. #NEWTSCAMANDER- un romanzo con tematiche ambientali
VOLPE: Il Mondo Sommerso di J.G. Ballard
JO: Il libro della vita e della morte di Deborah Harkness

6. #GELLERTGRINDELWALD – un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale
VOLPE: La Macchina del vento di  Wu Ming
JO: L’amico ritrovato di Fred Uhlman

7. #MINERVAMCGRANNIT – un romanzo “che cambia”
VOLPE: Piranesi di Susanna Clarke
JO: Il Gattopardo di Tomaso di Lampedusa

8. #ALBUSSILENTE – un “mattone”
VOLPE: Il nome della Rosa di Umberto Eco
JO: Dune di Frank Herbert

9. #VOLDEMORT- un romanzo con una battaglia tra bene e male
VOLPE: Mordred di Nancy Springer
JO: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis

La faglia delle fate

.: SINOSSI :.

Datemi la mano. Lasciate che vi parli delle fate e che vi accompagni in un viaggio, in un’avventura
Iris Compiet è un’artista dei più rari: quelli capaci di evocare una realtà completa e coesa con ognuna delle immagini che realizzano. Splendide, potenti e contemplative a un tempo.
In questa edizione rivista e arricchita da nuove sezioni e illustrazioni inedite, l’illustratrice olandese guida i lettori in un viaggio attraverso un mondo incantato, apparentemente nascosto agli occhi degli umani eppure minacciato dalla loro cecità. 
Schizziappunti e splendidi acquerelli compongono un reportage nel mondo delle creature fatate che ha molto da insegnare anche sul nostro. Fate, fauni, sirene e gnomi sono solo alcune delle creature che lo popolano e che si disvelano agli occhi del lettore come la faglia si manifesta a chi è ancora in grado di meravigliarsi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo non è un libro: è un gioiello.
La faglia delle fate raccoglie i sogni di Iris Compiet che qui prendono vita sotto forma di parole e, soprattutto, illustrazioni.
Lo ammetto: recensire questo libro per me è difficilissimo. Al di là del fatto che si tratta di una raccolta di illustrazioni in cui le brevi didascalie hanno esclusivamente il compito di rendere ancora più onirico il volume, ad avermi colpita in modo particolare è che le fate descritte da Compiet sono esattamente quelle che io ho sempre immaginato.
Posso dire con onestà che le immagini mi hanno commossa: per tutta la lettura mi è sembrato che qualcuno avesse sbirciato le mie fantasie per poi metterle con cura su carta e, anche ora che ci ripenso, la sensazione è sempre questa. Mi rende molto felice.

La palette usata è quella che vede il verde come protagonista cui ogni tanto si aggiungono il rosa e il rosso, che fanno un ottimo contrasto, o il blu e il giallo che lo completano alla perfezione.
Per quanto riguarda la scrittura, il libro non è fatto per essere giudicato da questo punto di vista: è stato chiaramente immaginato da Compiet come un volume in cui a coinvolgere siano i disegni più che più che la lettura. Nonostante questo, devo dire che l’immaginazione dell’autrice è protagonista indiscussa anche delle brevi introduzioni e dei paragrafi in cui sono presenti le descrizioni delle creature fatate che il lettore andrà a conoscere.
Lo stile è molto semplice, lineare, come se si trattasse di un manuale o un testo informativo: la finzione di Compiet, del resto, lo richiede perché sin dall’introduzione l’autrice sostiene di raccontare al lettore il suo viaggio nel mondo delle fate. Finzione a cui ho voluto credere con tutto il cuore durante l’intera lettura e a cui, sarò sincera, mi piace dire di credere ancora adesso.

Siccome per me il volume ha un valore molto personale, mi è difficile ridurre il giudizio ad un voto. Non aspettatevi di trovare tra queste pagine le belle fatine antropomorfe cui la televisione ci ha abituato: insettiformi, animalesche oppure simili a foglie e fiori, le fate de La faglia delle fate sono creature che si confondono nella natura. Gli unicorni che abitano la faglia sono completamente diversi dai bellissimi cavalli bianchi delle leggende; così come creature di ogni tipo, tra cui voglio davvero segnalarvi la presenza dei famosissimi bookworms, abitano la faglia e sono pronti ad accogliere i lettori in questo viaggio.
Consiglio la lettura a tutti gli amanti del folklore che qui troveranno alcuni spunti visivi che possano stimolare a dovere la loro immaginazione. A questo proposito, mi permetto di consigliare la lettura anche a tutti coloro che amano i giochi di ruolo, in particolare ai Master: personalmente ho travato tra queste pagine ottimi spunti per la creazione di storie che potessero far divertire i miei giocatori!

*Volpe

La maledizione di Cassandra

.: SINOSSI :.

Italia centrale, XVI secolo. Le Signorie degli Strina e dei Valsabora combattono da anni. Riccardo Strina, Signore di Drena, insegue l’ultima possibilità di salvezza: la Bella Fenice, l’eroina che secondo i vaticini garantirà al suo esercito la vittoria. Il vate di corte sa dove si trova: lei è nel futuro. Ed è necessario che sia richiamata, a ogni costo. Per eseguire questo rituale il Signore degli Strina si rivolge a Cassandra, la veggente esiliata da Drena dopo la sanguinosa disfatta della battaglia di Lucera. Chiara sta facendo jogging sul lungomare, quando all’improvviso si trova catapultata in un mondo sconosciuto. Cosa vogliono da lei? Perché si ostinano a chiamarla Fenice? Chi sopravvivrà alla lotta senza esclusione di colpi?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Antonella Degni scrive un libro fatto di incantesimi, guerre, politica e maledizioni trasportando il lettore in un rinascimento alternativo in cui, accanto alle signorie che tutti conosciamo, ci sono anche, nascoste così da non essere trovate e distrutte, le corti degli stregoni.
I protagonisti di questo libro, perché si tratta di una storia corale in cui è difficile identificare un solo protagonista o un solo antagonista, fanno parte di tre signorie magiche. Di queste, due sono in guerra tra loro e, dopo anni di massacri, una profezia potrebbe finalmente aiutarli a trovare un vincitore.

La trama costruita da Degni è a dir poco complessa, completa e intrigante ma, a mio avviso, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppata a dovere: purtroppo, alcuni avvenimenti e, in particolare, il funzionamento del sistema magico sono spiegati in maniera sommaria e frettolosa. Questo spezza un po’ il ritmo ed è un peccato, visto che la scrittura di Degni è bellissima e le sue descrizioni, estremamente evocative, permettono ai lettori di immergersi fino in fondo nella storia da lei creata. Trattandosi del primo romanzo di una autrice emergente, però, posso dire con certezza che promette molto bene: l’esperienza la aiuterà a rendere i prossimi capitoli di questa serie ancora più belli.

Come accennato in precedenza, questo libro presenta al lettore un sacco di personaggi: nonostante il focus principale sia su Cassandra e la signoria degli Strina, seguendo lo stile di George R. R. Martin Degni sposta il punto di vista, capitolo per capitolo, da un personaggio all’altro. Così, il lettore può seguire sia le avventure di quelli che sono caratterizzati come “i buoni” sia quelle di chi, a primo impatto, potrebbe essere considerato “cattivo”.
Personalmente amo questo stile di scrittura perché, soprattutto come in questo caso in cui c’è una trama politica e militare molto sviluppata, dà modo di capire meglio le ragioni di tutti i personaggi.

In generale, penso che questo libro, primo di quella che si preannuncia come una lunga e interessante serie, meriti un 7/10. Problematiche ce ne sono, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma sono tutte cose che possono (e so che saranno) superate grazie al tempo e all’esperienza.
La capacità di inventiva di Degni, comunque, tiene il lettore incollato alle pagine: sono rimasta molto colpita dal finale di questo primo romanzo che mi ha lasciato senza parole e mi ha fatto riflettere su alcune delle affermazioni che i personaggi hanno portato all’attenzione l’uno dell’altro nelle pagine precedenti.
Ad avermi colpito più di ogni altra cosa è il worldbuilding perché, per quanto semplice, è assolutamente geniale: si tratta di un romanzo Fantasy italianissimo in cui l’autrice non ha sentito il bisogno di inserire nomi, siano essi di luoghi o persone, strani per dare la sensazione di leggere qualcosa di ambientato in un mondo diverso dal nostro.

*Volpe

TBR (to be read)~ Booktag

TBR, TBR, TBR!
La lista di libri da leggere è la croce e la delizia dei lettori appassionati e, ovviamente, è sempre infinita. Oggi vogliamo esplorare la vostra TBR (e permettere a voi di esplorare la nostra) con questa breve booktag!

1. #EBOOK- un ebook dalla tua TBR
VOLPE: Stories from the other side, Michela Mosca
JO: Ottone. Il primo dei Visconti di Alex Calvi e Livio Gambarini

2. #ROMANCE – un romanzo con una o più storie d’amore
VOLPE: La moglie di Dante di Marina Marazza, anche se chiamarlo Romance mi fa venire i brividi
JO: non pervenuto

3. #MISTERY – un romanzo con uno o più misteri da risolvere
VOLPE: Notte d’Ottobre di Roger Zelazny
JO: Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton

4. #GIALLO- un romanzo con un’indagine
VOLPE: Morte di una sirena di Rydhal e Kazinski
JO: (al momento) non pervenuto

5. #DISTOPICO- un romanzo distopico
VOLPE: Mondo sommerso di James Ballard
JO: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

6. #FANTASY – un romanzo con elementi fantastici
VOLPE: Le migrazioni dei Draghi di  Francesca Romana D’Amato
JO: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

7. #YOUNGADULT- un romanzo per giovani lettori
VOLPE: Una corte di rose e spine di Sara J. Maas, anche se dovete ancora scoprire perché è in tbr.
JO: (al momento) non pervenuto

8. #GENERICO- un saggio
VOLPE: incanto di Michele Bellone
JO: Letteratura palestra di libertà di George Orwell

9. #NARRATIVA- un romanzo che consiglieresti a tutti
VOLPE: Piranesi di Susanne Clark
JO: I viceré di Giovanni de Roberto

Women of Weird

.: SINOSSI :.

“W.o.W. Women of Weird” raccoglie dodici racconti nati dalla penna di tredici autrici italiane che hanno interpretato, ciascuna con il proprio tratto, le tematiche dell’onirico, del bizzarro e del perturbante. Un viaggio nell’ignoto e nell’altrove, terrificante come la tana di una creatura o i meandri di un’astronave. Il volume presenta la copertina della poster artist Sabrina Gabrielli. Prefazione di Viola Di Grado.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ormai lo avrete capito: il 2022 è l’anno dei racconti e, soprattutto, delle letture Weird. A differenza delle raccolte precedenti (Cronache dalla val lemuria e il libro nero della fame), Women of Weird (chiamato amichevolmente WoW) racchiude i racconti di undici diverse autrici. Questo vuol dire che gli stili e gli argomenti trattati sono tutti diversi: a legare i racconti, infatti, non c’è un tema comune ma soltanto l’appartenenza al genere weird.
Salvo rare eccezioni, devo dire che i racconti mi sono piaciuti tutti: essendo molto brevi è stato facile per me, che di solito mi affezione e fatico a cominciare una storia diversa dopo averne appena conclusa una, saltare dall’uno all’altro senza stufarmi mai di leggere.

In questo caso, una disamina approfondita dello stile delle diverse autrici è non solo inutile ma controproducente: un racconto può piacere più di un altro per tanti motivi e, non essendoci niente a legarli, sarebbe scorretto affermare che uno è migliore o uno peggiore. Quello che posso dire è che il primissimo racconto della raccolta mi ha stupita moltissimo e ha creato, almeno per me, aspettative molto alte: non tutti i racconti che sono venuti dopo, purtroppo, e sono riusciti a raggiungere, almeno per me, lo stesso livello. Questo è ovviamente un parere puramente personale e sono certa che altri lettori abbiano avuto una esperienza diametralmente opposta.
I miei preferiti sono, quindi, in ordine “ricordo la luce”, “la punizione madre”, “Ultimi di noi”, “Gloria di notte”, “l’angolo vuoto è una brutta cosa”. Ho invece trovato che “Sul ponte delle Montagne Rosse” avesse un potenziale più alto come romanzo piuttosto che come racconto: siccome la trama è molto complessa, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppato a pieno e diventare, così, un ottimo testo.

La raccolta è validissima e, secondo me, vale davvero la pena leggerla!
Per quali motivi? Perché in primo luogo si sostiene la letteratura italiana femminile, che è sempre buona cosa; poi, una raccolta di racconti come questa, con storie brevissime e tutte molto diverse, permette di non annoiarsi mai; da ultimo, ma non per importanza, tutti i racconti, anche quelli che posso dire essermi piaciuti un po’ di meno, scorrono a meraviglia e il lettore si trova alla fine in un secondo ma con tanti bei ricordi.
Il voto che mi sento di dare alla raccolta è 8.5/10. Consiglio di leggerlo in vacanza, magari in spiaggia, perché la lettura di racconti brevi si presta molto bene a fare da interruzione tra un bagno e l’altro!

*Volpe

Il libro nero della fame

.: SINOSSI :.

Vagabondi, vecchie maliarde che invocano rogne e fatture, adoratori di una strana cavità nella roccia, comunità di pescatori, di cavatori, di pastori, una famiglia in fuga da una pestilenza, eremiti, reietti.
Gli otto racconti che compongono Il libro nero della fame sono visioni di un sud Italia oscuro e primordiale, dove l’ombra del delirio e del decadimento pervade un susseguirsi di boschi, villaggi isolati, caverne sacre, montagne abitate da presenze ancestrali, gole e torrenti fangosi.
Con una scrittura biblica e scarnificata, Gerardo Spirito ritrae un’umanità alla deriva, assetata di fede, piegata al freddo, alla pioggia, alla ferocia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa raccolta, Gerardo Spirito accompagna i lettori in un Sud Italia misterioso caratterizzato da panorami oscuri, situazioni raccapriccianti e personaggi immersi in un continuo torpore. Tutti ambientati in villaggi senza nome, in boschi pullulati da cani randagi o alle pendici di una tetra montagna, i racconti condividono moltissimi punti in comune: sebbene non fosse nell’intenzione dell’autore, questo escamotage fa sì che le diverse storie sembrino svolgersi nello stesso momento, quasi fossero in realtà parallele.

La scrittura, a prima vista molto semplice, è caratterizzata da un sapiente uso della figura retorica: il bello di questi racconti è che il lettore riesce a sentire gli odori, i sapori e, soprattutto, i rumori che l’autore descrive. Lo scricchiolare delle foglie, il rumore di un osso che si spezza o il pigolare stanco di un vecchio volatile sono solo alcuni dei suoni che animano le pagine di Gerardo Spirito: oltre a dare colore al testo e a rendere la lettura piacevole, la capacità descrittiva dell’autore rende la raccolta una vera chicca per tutti quei lettori che, come me, si affidano molto all’udito.
Le descrizioni sono utili anche per cogliere gli elementi che, come anticipavo, i racconti condividono. Nonostante a volte i collegamenti siano ben visibili, nella maggioranza dei casi sono brevissimi accenni che si nascondono tra una descrizione e l’altra.
Altro punto fondamentale della scrittura di Spirito è quella di riuscire come pochi altri, il solo esempio che mi viene in mente è Cose che succedono la notte di Cameron, a rendere il tuo libro “scritto in bianco e nero”. Quando ci si immerge nella lettura, le immagini che il romanzo trasmette sono quelle di una foresta buia e personaggi opachi, a volte verrebbe persino da dire stanchi, che si muovono in una nebbia fitta che avvolge ogni singolo centimetro del mondo dell’autore.

Complessivamente, i racconti mi sono piaciuti tutti anche se, naturalmente, ho i miei preferiti. La mia preferenza va a racconti come Fame, Madre, Fuliggine e Pietra che mi hanno colpita a tal punto da lasciarmi addosso una leggera inquietudine ben oltre la conclusione della lettura. Si tratta di racconti che, a mio avviso, parlano molto alla mente e, soprattutto, allo stomaco del lettore.
I racconti di Spirito sono tetre rappresentazioni dell’anima umana: i suoi personaggi, che non sono caratterizzati né come buoni né come cattivi, seguono, o almeno di provano, la moralità del loro tempo cercando di dare un senso alla loro esistenza e, talvolta, al mondo in cui vivono. Spirito utilizza di frequente degli archetipi per portare avanti la narrazione: ad esempio, i bambini delle sue storie rappresentano sia l’innocenza sia l’innovazione e, infatti, spesso sono i piccoli protagonisti a portare alla luce misteri che sarebbero dovuti restare nascosti per sempre; allo stesso modo, gli anziani rappresentano non solo la saggezza ma anche le consuetudini e, spesso, la magia.
Non è un libro in cui la magia è palpabile o palese: al contrario, è nascosta sotto la superficie del mondo e i protagonisti la riescono solo a sfiorare.

Nel complesso, il voto che do a questa raccolta è un 9.5/10. Non ho trovato grandi difetti e sicuramente è entrato a far parte dei miei libri preferiti.
E’ una lettura allo stesso tempo semplice e complessa: le pagine scorrono molto bene, ma a volte si sente il bisogno di fermarsi per assaporare la scrittura oppure per riprendersi da quello che si è appena letto.
Lo consiglio a chi cerca libri fuori dal comune o che desidera leggere storie che hanno una base folkloristica tutta italiana!

*Volpe

Fracture

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Rya, giovane che ha visto la propria vita manovrata dalla ferma mano dell’ambizione famigliare, viene trovata ferita e insanguinata sulla riva del fiume da Nemi, capo di un Villaggio di ribelli in lotta contro l’impero. Condotta a Mejixana, è qui costretta a fare i conti con una nuova realtà, diversa da quella cui era abituata. La gente del Villaggio sembra accoglierla con benevolenza, ma Rya, candida e bugiarda, innocente e furba, nasconde un segreto che potrebbe mettere tutti in grave pericolo; compreso Nemi che, a ragione, non si fida di lei. Tra loro c’è una lotta in corso di mezze verità e menzogne celate, e niente è davvero come sembra. Quando insieme intraprendono un viaggio che cambierà per sempre le esistenze di molti – e mentre l’ombra di Niken, vecchia conoscenza di Mejixana e misterioso criminale ricercato, incombe su di loro – la frattura tra presente e passato confonde non solo i sentimenti della giovane, ma persino i giochi politici che la vedono invischiata tra le loro maglie.

.: SINOSSI :.

Barbara Bolzan con Fracture ha cercato di portare nelle librerie un romanzo fantasy Young Adult che, pur rientrando a pieno nel genere, si discostasse da fastidiosi cliché e stereotipi: a lettura conclusa sono contenta di poter dire che ci è riuscita piuttosto bene. Questo romanzo è il primo libro della “Rya Series” composto da altri tre volumi: svolge bene il suo ruolo di introduzione perché, grazie anche al fatto che la maggioranza dell’azione si svolge nei capitoli finali, il lettore ha tempo di famigliarizzare con il mondo creato da Bolzan e con i nomi di personaggi e luoghi.

Una intricata vicenda politica, di cui in questo primo capitolo riusciamo solo a intuire la portata, fa da sfondo a una trama molto più semplice in cui il lettore segue le vicende di Rya che si trova catapultata in un mondo completamente diverso da quello cui è sempre stata abituata. Il narratore, sebbene sia in prima persona, è un po’ particolare: il romanzo è raccontato dal punto di vista di una Rya del futuro, visibilmente più matura rispetto a quella che si muove tra le pagine di questo primo volume. Quasi come se fosse a processo, la narratrice espone le vicende di cui è stata protagonista senza mancare di dare giudizi, spesso con una punta di biasimo, riguardo sia le proprie azioni sia quelle dei suoi compagni di viaggio. Sebbene questo sia solo il primo capitolo, quindi, il lettore ha immediatamente la sensazione di trovarsi in un romanzo che fa parte di qualcosa di molto più grande: le parole di questa Rya adulta, cambiata, lasciano sempre intendere che il meglio (o, forse, il peggio) deve ancora venire.
Oltre a dare sapore e mistero alla narrazione, questa tecnica mostra come Bolzan abbia programmato nei minimi dettagli la trama di tutta la sua saga ben prima di iniziare a scrivere.
Fracture ha, quindi, un forte focus sullo sviluppo della protagonista destinata a cambiare e trasformarsi da principessa viziata a vera e propria regina. La sua trasformazione è lenta e, sospetto, sarà piena tanto di dolore quanto di riscatto.

I personaggi di Fracture sono, fortunatamente, molto diversi da quelli che normalmente si ritrovano nei romanzi young adult. In primo luogo la protagonista: sebbene fisicamente sia carina, e lei stessa lo ammetta tranquillamente, rientra in quella che mi verrebbe da definire “media” e gli altri personaggi riconoscono e sottolineano questa sua apparenza normale, senza niente di troppo speciale. Poi, da sottolineare, è anche il suo carattere (per non dire caratteraccio): Rya è vanitosa, snob, ingenua e viziata. A cambiarla sono le esperienze che vive e le persone che incontra; il cambiamento comunque è lento e faticoso e, in questo primo volume, giustamente abbozzato.
I protagonisti maschili sono, per una volta, rozzi, sporchi e, soprattutto quelli che vivono all’aria aperta e in uno stato di indigenza, emanano cattivo odore. Nessuno di loro è eccessivamente bello o attraente: sono interessanti per quello che hanno da raccontare e anche loro promettono di svilupparsi mano a mano che la narrazione proseguirà nei prossimi volumi.

La scrittura di Bolzan è molto buona anche se, ogni tanto, viene toccata da ripetizioni e alcune frasi fatte che in generale sarebbe meglio evitare. Quello che ho apprezzato maggiormente è la cura che l’autrice mette nelle sue descrizioni di luoghi, persone, sentimenti e, specialmente, botaniche: non ho mai letto un romanzo in cui fossero citate con così tanta precisione varietà di piante e fiori così diverse. Si vede che c’è tanta ricerca dietro la sua scrittura.

In generale, mi sento di dare al romanzo un ottimo voto: 8.5/10. La scrittura, ancora un po’ ingenua, può essere migliorata. Il lavoro di programmazione, la gestione dei personaggi e la promessa di avere tra le mani un libro che può solo diventare ancora più interessante mi spingono a consigliare la lettura a tutti coloro che cercano un fantasy nostrano capace di coinvolgere senza cadere in cliché o aver bisogno di scene piccanti per essere coinvolgente.
Tema che, pur non essendo esplicito, è presentissimo nella narrazione è quello della violenza sulle donne: la saga di Rya promette di diventare, nei prossimi romanzi, una potente denuncia sociale contro la violenza domestica.

*Volpe

La cattedrale dei morti

.: SINOSSI :.

Dotato di arguzia e di un formidabile spirito di osservazione, il giovane Vitale Federici, cadetto di Montefeltri, viene chiamato a indagare su un concatenarsi di delitti all’apparenza insolvibili. L’Italia di fine Settecento, tuttavia, si rivelerà presto ai suoi occhi come un insidioso gioco di apparenze, sotto il quale si celano le macchinazioni di aristocratici, religiosi e magistrati. Le città di Roma, Urbino e Venezia diverranno per lui autentiche trappole mortali, dalle quali potrà salvarsi soltanto grazie al lume dell’intelletto e all’arte della dissimulazione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Marcello Simoni torna in libreria con una raccolta di racconti gialli ambientati nella bellissima Italia del 1700. Tra intrighi, misteri e, a volte, improbabili soluzioni, il lettore viene catapultato a seguito di Vitale Federici, protagonista di queste tre piccole avventure.
Purtroppo, la raccolta non riesce a soddisfare a pieno le aspettative dei lettori: Simoni sembra fermarsi, quasi timoroso di scombussolare troppo il suo lettore, sempre un attimo prima che la storia diventi veramente interessante.

I tre casi, lungi dall’essere intricati e irrisolvibili come affermato nella quarta di copertina, sono molto semplici e gli indizi così come le conclusioni, spesso piovono in testa all’investigatore senza che lui debba fare effettivamente qualche cosa per scoprirli. Alcuni stratagemmi sono stati davvero poco pensati: esemplificativo il caso in cui gli antagonisti dicono ad alta voce informazioni essenziali alla risoluzione del caso nonostante ci fossero molti altri modi per mandare avanti la trama. Questo rende il tutto troppo lineare per un giallo e le indagini troppo frettolose con la sola conclusione che il lettore perde facilmente l’interesse per una storia la cui conclusione si intuisce fin dalle prime pagine.
Il protagonista, che mette spesso in mostra il suo intelletto e la sua capacità di notare anche i più piccoli dettagli, occhieggia molto a Sherlock Holmes, cui l’autore ha sicuramente voluto fare un bell’omaggio ispirandosi forse, per l’ambiente ecclesiastico in cui il personaggio si muove, a Guglielmo da Baskerville de Il nome della Rosa.

In generale, lo stile dell’autore è buono: le descrizioni riescono a suscitare il giusto interesse affinché il lettore le legga per intero e i vocaboli usati, bisogna dire che Simoni ha un vocabolario molto ricco, sono adeguati al tipo di racconto che l’autore porta avanti. A mio avviso, però, non riesce a reggere il confronto con altre opere dello stesso autore di solito molto più evocative e che nutrono l’immaginazione del lettore.
I personaggi sono uno dei punti forti della narrazione. Il protagonista tiene bene il passo con la storia ed è descritto egregiamente sia nei suoi lati positivi, sia nei suoi numerosissimi lati negativi: apprezzo sempre quando un autore sa utilizzare anche i difetti dei propri personaggi con lo scopo di costruire un racconto più interessante. Ancora meglio del protagonista sono i personaggi secondari che, pur non essendo altrettanto caratterizzati, si presentano molto bene ed entrano subito nel cuore del lettore.

In generale trovo che sia una raccolta carina, carica della giusta dose di azione per terminare la lettura. Mi ha sicuramente intrattenuta e mi verrebbe da consigliarlo, magari, come libro da spiaggia: poco impegnativo, ma che diverte e fa viaggiare con la fantasia quanto basta.
Il mio voto, in questo caso è 6/10. Se, nonostante i difetti che sono comunque soggettivi e forse rilevabili solo da chi ha letto tanti gialli, il libro si fa leggere, quello che non posso perdonare sono gli innumerevoli errori grammaticali e ortografici disseminati in tutto il volume che la casa editrice non si è presa la briga di correggere.
Questo, purtroppo, rende la lettura faticosa e influisce negativamente sul giudizio: è vero che si tratta di un libro in edizione economica, ma la cura per il testo che si sceglie di pubblicare deve sempre esserci.

*Volpe

Il re, il cuoco e il buffone

.: SINOSSI :.

Non si sa se Tyll Ulenspiegel sia realmente esistito, ma dal Medioevo questa specie di Peter Pan tedesco, questo giullare che getta scompiglio, buffone di corte che si prende gioco dei potenti, è entrato nella tradizione popolare tedesca e, almeno in parte, europea. Daniel Kehlmann racconta il suo Tyll. Un bambino mingherlino nato nel piccolo villaggio di Ampleben, nel Nord della Germania, nel Diciassettesimo secolo, poco prima dello scoppio della Guerra dei trent’anni, che scappa dopo che suo padre viene bruciato con l’accusa di stregoneria. L’apprendista acrobata che, presa la via della strada, diventa il funambolo che balla in bilico sulla fune, incanta e irride gli astanti. Il giullare irriverente voluto da tutti, che finisce alla corte del Re d’Inverno, re che è durato il tempo di una sola stagione. E i tempi sono assai duri, imperversano il freddo, la fame e la guerra. L’Europa si è lasciata andare al sonno della ragione. Sulla strada impervia, Tyll, accompagnato dall’amica sorella Nele, tra boschi stregati, pentacoli e quadrati magici, incontra molte celebrità della sua epoca, come il dottor Fleming che scriveva poesie in tedesco, lingua ancora non formata, Athanasius Kircher, gesuita alla ricerca di un drago con il cui sangue vuole creare una medicina contro la peste, la regina di Boemia, Wallenstein e il re di Svezia Gustav Albert Wasa, circondato dai suoi rudi soldati sul campo di battaglia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Trovare le parole adatte per discutere di questo romanzo è davvero difficile. Il re, il cuoco e il buffone non è solo la storia di Tyll Ulenspiegel, celebre personaggio folcloristico già protagonista di molti programmi televisivi per bambini e ragazzi, è un compendio di storia europea, di filosofia, di religione, di magia e medicina.
Ogni pagina trasuda conoscenza e ogni personaggio porta qualcosa di nuovo e immensamente personale, profondo e complesso al lettore. Dire che esiste un solo protagonista sarebbe sbagliato, ma di certo Tyll Ulenspiegel è sempre presente: lui lega le storie e le vite le une alle altre e, nonostante la sua fama di buffone, ha qualcosa da insegnare a ciascuno di noi.

Non è un libro semplice da leggere: l’autore, Daniel Kehlmann, descrive l’Europa durante la guerra dei trent’anni sia nei suoi particolari più buffi, come ad esempio la folle ricerca dell’ultimo invisibile drago della Baviera o il magico quadro che solo gli stupidi vedono vuoto, sia in quelli più cruenti. In particolare, sono rimasta molto colpita dall’abilità dell’autore di descrivere le battaglie campali tipiche dell’epoca. Lungi dal riportare i fatti in modo eroico, Kehlmann mostra al lettore come doveva essere davvero la vita negli accampamenti e, peggio ancora, tra le fila dei soldati. Io ho avuto la fortuna di studiare questo periodo storico abbastanza di recente anche nei suoi dettagli militari e sono rimasta stupida dall’accuratezza con cui l’autore si è informato prima di mettere la sua storia su carta.
La precisione storica di Kehlmann non si limita tuttavia alla sola storia militare: il suo romanzo è ricco di nozioni religiose e, soprattutto magiche e folcloristiche. Il lettore is trova proiettato in un mondo completamente alieno in cui superstizione, scienza e magia si fondono costruendo così non solo la cultura ma anche la stessa realtà dei protagonisti. Seguendo il pensiero dell’epoca, Kehlmann descrive pratiche come i quadrati magici, la dragologia e l’alchimia rendendo bene l’idea di quanto, per le persone dell’epoca, la magia fosse assolutamente reale.

In questo quadro, che può apparire estremamente pesante, si inserisce la presenza dissonante di Tyll Ulenspiegel che, appunto, accompagna il lettore per tutta la storia. La sua funzione è, nel romanzo, quella del buffone di corte: permette di esplorare le assurdità di un’epoca piuttosto buia e sottolinea, esattamente i buffoni erano soliti fare con i sovrani, con spiccata ironia le incoerenze dei diversi personaggi.
Il romanzo è raccontato da un narratore onnisciente in terza persona e, proprio grazie a questo, il lettore può viaggiare da un punto di vista all’altro: anche in questo caso, la tecnica non è usata solo per poter mostrare di più al lettore, viene anche sfruttata per evidenziale le incongruenze che animano i diversi personaggi. Così, in un capitolo abbiamo la regina che si crede molto più intelligente del suo povero marito e riporta di lui l’immagine di un inetto che ha bisogno del suo amore per sopravvivere e in quello successivo rileggiamo le stesse vicende ma dagli occhi del re che vede nella sua mogliettina una fragile donna che ha tanto bisogno del suo amore per sopravvivere. Sono proprio l’assurdità e la disarmonia a rendere il romanzo uno specchio non solo della società del tempo ma anche di oggi.

Non possono che dare a questo romanzo un 10/10 perché, per me, ha tutto quello che un buon libro dovrebbe avere. Non solo la scrittura è splendida e riesce a coinvolgere il lettore anche nei momenti in cui la trama si fa più noiosa (l’autore è riuscito a mantenere alta la mia concentrazione scrivendo delle elucubrazioni di un mugnaio che cerca di capire quando, filosoficamente parlando, un insieme di chicchi di grado diventa effettivamente un mucchio di chicchi di grano), ma si tratta anche di un libro che, pur trasmettendo una quantità indefinibile di sapere, invita il lettore a non prendere mai la vita troppo sul serio.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a chi ama la storia ma anche e soprattutto a chi è sempre alla ricerca di un libro in grado di insegnare qualcosa: non resterete delusi perché ogni pagina è una nuova, emozionante, lezione.

*Volpe