Grimorio

.: SINOSSI :.

Nel folclore di tutte le culture, in ogni tempo e in ogni luogo, abita la figura tormentata della strega: una donna dotata di poteri che si credeva le fossero stati donati direttamente dal demonio, con cui era in comunicazione, e che venivano utilizzati per nuocere il prossimo. Sebbene abbia origini antichissime, in occidente la figura della strega conosce il suo periodo più terribile a partire dal 1200, quando la Chiesa comincia a far circolare i primi documenti che attestano la presenza di donne dedite al culto del maligno e iniziate alle arti magiche. Da quel momento fino al XVII secolo, le donne considerate “pericolose” o “disturbanti” per la comunità venivano accusate di stregoneria, torturate e messe al rogo. Nell’Ottocento, però, il personaggio della strega viene rivalutato grazie ad alcune opere storiche e letterarie.

Grimorio non ha altra pretesa se non proprio quella di raccogliere testimonianze e racconti su questa figura magica troppo spesso denigrata ingiustamente. Curioso notare come numerosi testi presenti in questo volume siano stati scritti proprio da autrici, spesso sotto pseudonimo maschile. Alcuni racconti avranno come protagoniste le streghe in carne e ossa, in altri la loro presenza sarà solamente un velo impalpabile che cala sui protagonisti inconsapevoli tramite qualche sortilegio o qualche magia. Documenti e testimonianze storiche saranno una parte importante di questo libro, per mostrare cosa accadeva per davvero durante i processi di stregoneria e le condanne inflitte alle accusate.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una combinazione vincente di racconti, lettere estrapolate dall’epistolario Demonologia e Stregoneria di Sir Walter Scott e splendide illustrazioni accoglie il lettore deciso a gettarsi a capofitto tra le pagine di Grimorio.
Il testo, che vale la pena di essere acquistato e letto anche solo per la splendida e dettagliata prefazione di Giulia Ciarapica, è un tuffo nella storia della stregoneria analizzata tramite racconti d’autore e brani estrapolati da opere più lunghe. Si tratta di un libro diviso in sezioni, ciascuna dedicata ad un preciso aspetto della stregoneria dalle congreghe, le “coven” all’inglese, fino alle figure contraddittorie dei cacciatori di streghe cui sono dedicati tre racconti piuttosto forti che mi hanno colpita nel profondo.
Sono le lettere di Sir Walter Scott a introdurre ciascun argomento: l’autore, con una penna meravigliosa, è la vera guida del testo. Walter Scott racconta la stregoneria con l’occhio di uno scienziato attento e critico, e l’autore non risparmia niente a coloro che, venuti prima di lui, hanno accusato e torturato persone che lui ritiene evidentemente innocenti. Uno dei pregi più grandi di Grimorio è stato quello di incuriosirmi riguardo questo autore e penso proprio di recuperare al più presto il suo epistolario, sempre che sia reperibile.

Altrettanto interessante è stata la premessa di Ciarapica: lo stile è semplice, didascalico eppure mai banale o noioso. Il ragionamento dell’autrice si segue con facilità e curiosità tanto che alla fine si ha quasi la sensazione che la premessa sia durata troppo poco.
Con la sua premessa, Ciarapica è riuscita non solo a incuriosirmi riguardo al tema in oggetto ma anche rispetto ad altre opere, tra le quali Donne che corrono coi lupi, da lei citate per spiegare, e a volte smontare, credenze e stereotipi che caratterizzano la figura della strega.

L’argomento stregoneria è affrontato quindi sia in maniera diretta sia in maniera indiretta tramite i racconti selezionati dagli editori.
Dare un giudizio su un insieme tanto abbondante e vario di autori non è solo difficile ma è anche scorretto: i racconti provengono da epoche diverse, paesi diversi, culture diverse e sono passati tra le mani di traduttori diversi che sono quasi sempre riusciti a rendere loro giustizia, pur con qualche eccezione. La scelta dei racconti comunque è buona, anche se a volte un po’ caotica: accanto a racconti prettamente horror come possono essere il gatto nero, di Escamilla, o la strega della palude, di Marriot-Watson ce ne sono altri più leggeri e con una morale ben evidenziata che li fa rientrare nella categoria di racconti dedicati all’infanzia, come ad esempio Testadipiuma, di Hawthorne.

La raccolta è stata curata benissimo: è di gran valore per chi desidera avvicinarsi all’argomento stregoneria partendo da un testo leggero e poco impegnativo.
A mio giudizio, la raccolta si merita un 9/10. Le illustrazioni, splendide incisioni disseminate qua e là e sempre a tema con il racconto o l’argomento trattato nella loro sezione, così come la cura dell’edizione rendono il libro un piccolo gioiello.
Mi sento di consigliare a coloro che desiderano approfondire il tema stregoneria due romanzi: il primo è Io sono la strega di Marina Marazza e il secondo Sortilegi di Bianca Pitzorno.

*Volpe

Dark Academia: corrente estetica o sindrome dell’epoca d’oro?

Nata su TikTok e Tumblr durante la pandemia da Covid-19, la web subculture della Dark Academia ha velocemente invaso internet grazie a casse di risonanza come Pinterest e Instagram, raggruppando intorno a sé un folto numero di ammiratori, esteti e amanti della moda anni ’20, ’30 e ’40.
Nonostante la Dark Academia abbia principalmente influenzato il settore della moda, questa tendenza non può essere ridotta ad una mera corrente estetica né la si può circoscrivere ad un fenomeno social caratterizzato da pantoni scuri, oggetti vintage e suggestioni nostalgiche.

Fulcro della Dark Academia sono la consapevolezza dell’importanza dell’istruzione e l’esaltazione della cultura classica e delle materie umanistiche; declinati in una passione ardente e totalizzante per lo studio di materie prevalentemente letterarie e, più raramente, scientifiche.
A livello superficiale questa attitudine si traduce con un interesse per la lettura, specialmente dei classici, e le discipline filosofico letterarie. Ad un livello più profondo e conscio, invece, l’approccio Dark Academia mira a rendere l’esperienza dello studio qualcosa di assoluto in cui mente e materia si fondono portando l’individuo ad estraniarsi dal mondo e dalla realtà circostante. Lungi dall’essere fine a se stesso, questo metodo è propedeutico al processo di crescita interiore e perfezionamento che costituisce l’essenza più profonda della Dark Academia.
Per quanto affascinante, questo modus operandi non è stato risparmiato dai giudizi negativi che si sono prevalentemente concentrati proprio sull’eccessiva esaltazione dell’apprendimento e della teoria a scapito, per esempio, dell’attività fisica o della naturale alternanza tra sonno e veglia.
Nel criticare la Dark Academia, il suo stile e la filosofia che vi sta dietro, è bene tenere a mente il contesto storico e sociale in cui questa corrente ha iniziato ad affermarsi: un periodo in cui migliaia di giovani sono stati contemporaneamente costretti, a causa della pandemia e delle misure di contenimento attuate nei vari paesi, a vivere l’università e la scuola lontani da ambienti stimolanti come atenei e aule scolastiche subendo, di contro, un’autentica invasione tecnologica che ha disumanizzato e sterilizzato il processo di apprendimento compromettendo i rapporti e le interazioni sociali.
L’onnipresenza di dispositivi elettronici e il loro uso sfrenato hanno portato gli affiliati della Dark Academia a formulare una critica all’utilizzo delle nuove tecnologie ree, secondo questa corrente di pensiero, di aver esaltato il futuro, la tecnica e il digitale a svantaggio di uno stile di vita maggiormente incentrato sulla cultura, l’introspezione e la ricerca del bello e del buono.
Dal punto di vista estetico e grafico la corrente della Dark Academia si compone di elementi e suggestioni romantiche e tendenzialmente nostalgiche: una vecchia edizione di un romanzo, una candela ed una un orologio ed una bella penna stilografica sono, in genere, sufficienti a ricreare queste atmosfere melanconiche e la reperibilità di questi oggetti ha sicuramente favorito la diffusione e il successo di questo tipo di aesthetics.
Essendo una corrente nata in ambito accademico/scolastico, le ambientazioni che maggiormente si prestano come cornici sono edifici antichi, atenei e istituti, giardini e qualsiasi altro luogo di gusto classico e neoclassico, vittoriano, rinascimentale e leggermente gotico.
Per rispettare i canoni della Dark Academia, il leit motiv deve essere presente tanto all’esterno, quanto all’interno ricreato con mobili antichi, suppellettili vintage e un inventario di oggetti e decorazioni che richiamino lo stile a cui si fa riferimento.
Vecchi orologi da taschino o gioielli, vecchie edizioni di romanzi o cataloghi delle collezioni dei musei più prestigiosi sono solo alcuni degli elementi che maggiormente ricorrono nei feed etichettati come #DarkAcademia su Instagram e Pinterest.
Per quanto riguarda il guardaroba, invece, la moda Dark Academia riprende tanto nelle tinte, quanto nelle fogge e nelle fantasie le divise scolastiche delle accademie e dei college inglesi ed americani. Uno stile classico che ha facilmente conquistato gli amanti delle gonne e dei pantaloni di tweed o principe di Galles, dei pullover e dei capispalla oversize, delle camicie bianche e delle scarpe stringate.
Per quanto riguarda la scelta cromatica, la Dark Academia si avvale principalmente di tinte autunnali spaziando sulle numerose sfumature del marrone e dell’arancione, del verde, molto raramente del blu, e del nero; usate per creare contrasto con colori decisamente più chiari come le diverse tonalità del bianco e del grigio.

Come già ampliamente spiegato, la Dark Academia si distingue dalle altre sub culture nate sui social per via della sua esaltazione del passato e il suo strizzare l’occhio ad un mondo scevro di quell’inquinamento tecnologico che, soprattutto in seguito alla pandemia, è diventato ancora più onnipresente e invasivo tanto in ambito scolastico/accademico quanto lavorativo.
Nonostante la patina di fascino che ammanta questo movimento, è pressoché impossibile non notare alcuni difetti.
Sorvolando sulle accuse di white washing e di eurocentrismo (che sono piuttosto fini a loro stesse), uno degli aspetti che forse rende meno apprezzabile questo stile è la sua vocazione elitaria: lo stile Dark Academia fa infatti riferimento ad ambientazioni aristocratiche ed esclusive ed è mirato a sensibilizzare i propri affiliati sul “privilegio” nel ricevere una buona istruzione. Questo atteggiamento esclusivo si ripercuote anche sulle attività classificate come Dark Academia che comprendono sport considerati “di nicchia” come il canottaggio, gli sport equestri e il golf; ed attività prevalentemente culturali come, ad esempio, il lettering o gli scacchi.
Altra critica, oltre a quella già presentata sull’eccesso di studio a scapito di altre attività, è stata rivolta al rigetto che i membri di questa corrente di pensiero sembrano avere nei confronti della tecnologia e dei social, salvo poi utilizzarli per condividere i propri scatti ed outfit.
La repulsione del presente,unita all’idea romantica che le cose fossero più belle, se non addirittura migliori, in un tempo ormai passato, alimenta la cosiddetta sindrome dell’epoca d’oro: un atteggiamento connaturale della psicologia umana che tende a mitizzare i fasti di un’epoca passata e a fantasticare su di essa senza tenere conto degli aspetti negativi se non addirittura pericolosi.
D’altro canto, la corrente Dark Academia cerca di sensibilizzare sull’importanza tanto dello studio e della conoscenza, quanto sull’introspezione e sulla crescita personale: pratiche che, in un mondo scandito da ritmi sempre più frenetici, sono difficili da coltivare con costanza.
Altro aspetto molto interessante, e tutt’altro che scontato, è la versatilità di questo stile che può essere adottato indistintamente dagli uomini e dalle donne a prescindere dall’etnia di appartenenza.

In ambito letterario, quanto in quello cinematografico e delle serie tv è importante fare una distinzione tra le opere che rievocano l’estetica Dark Academia e quelle che sono effettivamente rappresentative, per via delle tematiche affrontate, della trama e dei personaggi, di questa corrente.
I romanzi di Donna Tartt, tra cui si annoverano The Secret History (= Dio di Illusioni), The Goldfinch (= Il Cardellino), sono considerati da tutti i capostipiti del genere Dark Academia; mentre romanzi come Ninth House (=La nona casa) di Leigh Bardugo, Raven Boys di Maggie Stiefvater ed Harry Potter di J.K.Rowling rievocano solamente le atmosfere e le ambientazioni Dark Academia.
Per quanto riguarda i film, quelli maggiormente rappresentativi del genere sono Dead Poets Society (= L’attimo Fuggente), The Emperor’s Club (= Il Club degli imperatori), Monalisa Smile, Kill Your Darlings (= Giovani ribelli) e, per il leit motiv, Midnight in Paris.
Serie tv con ambientazioni Dark Academia possono considerarsi The Queen’s Gambit (= La regina degli scacchi), Riverdale, Legacy, Fate The Winx Saga.

Un’ulteriore precisazione va fatta sui generi letterari e cinematografici che rientrano nella Dark Academia.
Nonostante molte delle opere sopra elencate abbiano elementi gotici/fantastici o siano ambientate in luoghi immaginari, la Dark Academia non è da intendere né come una sfumatura del genere fantasy né di quello gotico, così come è sbagliato declinare questa corrente come una sottocategoria del genere period, nonostante molte aesthetic facciano riferimento alla società vittoriana e inglese tra ottocento e novecento

*Devyani