Una merce molto pregiata

UNA MERCE MOLTO PREGIATA

Autore: Jean-Claude Grumberg
Casa Editrice: Guanda
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Questa è una favola, e come tutte le favole inizia con C’era una volta. C’era una volta un bosco, in cui vivevano un povero boscaiolo e sua moglie. I due non avevano figli, e se l’uomo era contento, perché questo significava bocche in meno da sfamare, per sua moglie il desiderio di un bambino da amare era quasi doloroso. 
Dopo lo scoppio della guerra, perché nelle favole ci sono le guerre, un treno attraversava spesso il bosco. La moglie del boscaiolo era contenta di veder passare quel treno, il marito le aveva spiegato che era un treno merci. Strane merci, più che altro sembravano persone, a giudicare dalle mani che a volte uscivano tra le sbarre per lanciare bigliettini. Poi un giorno quel treno che la donna ormai crede magico le regala una merce molto pregiata, come a voler esaudire il suo desiderio più grande… Perché la cosa che più merita di esistere, nelle favole come nella vita vera, è l’amore donato ai bambini.

.: IL NOSTRO GUDIZIO :.

“C’era una volta, in un grande bosco, una povera boscaiola e un povero boscaiolo.
No no no, state tranquilli, non si tratta di Pollicino! Nient’affatto. Io, proprio come voi, detesto quella storia ridicola. Quando mai, e dove poi, si sono visti dei genitori abbandonare i loro bambini perché non potevano sfamarli? Ma andiamo…”

Questa storia, questa favola come piace definirla all’autore, inizia con brutale ironia.
Il racconto inizia proprio come una favola e il linguaggio che l’autore utilizza è quello della narrazione per bambini, i temi tuttavia si fanno via più terribili mano a mano che si scorrono le pagine del romanzo.
Amore e morte si danno il cambio, pagina dopo pagina, lasciando il lettore alle sue amarissime lacrime. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale e dell’orrore dell’olocausto, Grumberg ci parla di sentimenti umani, di amore e di redenzione.
La guerra prende la forma di una ferrovia, la forma dell’odio razziale e dell’orrore dello sterminio; la redenzione, invece, è come un bambino possa cambiare il cuore di un uomo.
Il romanzo è diviso in due parti che si intrecciano costantemente e, alla fine, si scontrano: da un lato ci sono la povera boscaiola e la bambina; dall’altro il padre della piccola internato nel campo di concentramento di Auschwitz.
L’autore con concretezza il senso di disperazione che provano i sopravvissuti e la forza, l’unico pensiero positivo, che li spinge ugualmente a lottare e restare in vita anche quando sanno di aver perso tutto.

A questo libro, a questa favola, io posso solo dare il massimo dei voti.
Grumberg parla di cose che conosce. In appendice ha inserito la storia vera che si cela dietro queste pagine con sapore di fantasia: la sua, o per meglio dire quella di suo padre, e quella di una coppia che è salita sullo stesso treno.
Il sentimento e il dolore queste pagine passano al lettore è tanto intenso che ora, anche se ho concluso la lettura da un paio di giorni, ancora sento gli occhi inumidirsi.
Non ho mai letto una prosa così emotivamente carica e spaventosamente disperata: penso che questo sia uno di quei romanzi che vadano semplicemente letti, per non dimenticare.
Non dimenticare che alcune persone hanno reso possibile l’orrore nazionalsocialista e altre, invece, si sono opposte: hanno resistito tenendo in casa un bambino in più, nascondendo qualcuno in cantina, dando occasione a un essere umano di sopravvivere. E’ un libro che parla di amore e resistenza e penso renda giustizia a personaggi come Oslar Schindler o ai ragazzi della Rosa Bianca.
Invito tutti i nostri lettori a prendere questo libretto tra le mani e passare un’oretta del loro tempo per leggerlo, terminarlo e riflettere.

*Volpe

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Babau – Libro 1

BABAU – Libro 1

Autore: Mathieu Salvia, Djet
Casa Editrice: Star Comics
Anno di edizione: 2018

.: SINOSSI :.

Appassionato lettore, Elliot ama da sempre le storie di mostri e, in particolare, di babau: creature che la notte si nascondono nell’ombra, o sotto i letti dei bambini, per spaventarli. Ma Elliot non immagina nemmeno quanto cambierà la sua vita… Testimone della sanguinosa morte dei suoi genitori, scoprirà che i babau non solo esistono, ma che la loro esistenza è regolata da un codice, un insieme di regole precise. Quando Padre Morte, uno dei babau più potenti di sempre, decide di proteggerlo, Elliott si trova catapultato in una guerra intestina tra questi terribili mostri. Mathieu Salvia e Djet reinventano la mitologia dell’infanzia, con una storia dell’orrore, un percorso che passa dal dolore all’accettazione, con il minimo comune denominatore della paura.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una graphic novel dai toni e dai colori inquietanti, completa di un pratico dossier per tenere a mente tutto ciò che ci è stato raccontato nel volume.
Gli autori hanno saputo sfruttare il concetto di graphic novel per sviluppare una storia interessante e spaventosa.
Nonostante si parli di Babau, mostri immaginari evocati normalmente per spaventare i bambini, gli autori hanno trovato un modo originale per spiegare la presenza di queste creature e hanno reso molto interessante, quanto inquietante, la loro nascita e la loro crescita.
Comincia tutto dai semplici sentimenti umani: pensieri oscuri, paure, ansie e dolore prendono la forma di creature inquietanti che, se alimentate a dovere, possono dare origine a un incubo o addirittura ad un Babau.
I personaggi sono delineati abbastanza bene, sebbene siano davvero tanti per una graphic novel di circa un centinaio di pagine: oltre al piccolo Elliot e al suo Babau, ci sono altri esseri oscuri che si muovono tra le pagine con motivazioni diverse e intenti di morte.

Al primo volume assegnerò un 7.5/10, per quanto io abbia trovato assolutamente interessanti gli spunti esplicativi, la trama non è perfettamente delineata e lascia davvero troppe domande: capisco il desiderio di portare avanti la storia per due volumi, ma così il lettore risulta confuso invece che incuriosito.
I disegni, tuttavia, sono stupendi e inquietanti al punto giusto.

*Volpe

D’Ark – Il gioco dell’alfiere

D’ARK – IL GIOCO DELL’ALFIERE

Autore: Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva
Casa Editrice: Planet Book
Anno di Edizione: 2017

.: SINOSSI :.

Noir metropolitano ambientato a Rocha, una città afflitta dalla piaga del crimine e dalla corruzione, che ricorda la Gotham City di Batman. E anche a Rocha, come nella celeberrima città fumettistica, il male assume il volto di un uomo, Guignol, capolavoro di malvagità e killer seriale, cui si oppone il paladino del bene e della giustizia, D’Ark, figura avvolta dalla bruma del sogno. In questo contesto si muovono gli altri due personaggi chiave del romanzo: Giorgia Mestri, profiler, e suo fratello Michele, giornalista.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un inizio in medias res quello che ci introduce nell’affascinante mondo di Rocha.
Ci troviamo immediatamente catapultati sulla scena del crimine al fianco di Giorgia e dei suoi colleghi, la nostra mente è invasa da dati, indizi e inquietanti rivelazioni.
La trama che la Silvestri e la Georgieva hanno imbastito è impeccabile: un noir con i fiocchi che lascia il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Ho trovato interessante, quanto geniale, il fatto che a metà romanzo praticamente si ricominci da capo: avere due punti di vista tanto diversi su una stessa vicenda incuriosisce ancora di più il lettore. La lettura è scorrevole sebbene io abbia alcuni appunti da fare.
Ma andiamo con ordine.
La prima metà del romanzo segue interamente il punto di vista di Giorgia Mestri: la ragazza è una aspirante profiler, molto brava nel suo lavoro, che si trova alle prese con il “caso Guignol”. La seconda parte, invece, è raccontata dal punto di vista Michele Mestri: la storia è la stessa ma seguiamo in questo caso le vicende del giornalista che, dedito alla giustizia e alla verità, non ha niente da invidiare alla sorella in quanto a tenacia.
Ho apprezzato che il romanzo, pur seguendo una stessa storia, avesse due punti focali differenti: nella prima parte, infatti, i protagonisti sono impegnati a scoprire l’identità di Guignol; nella seconda, invece, ci si concentra maggiormente sulla misteriosa figura di D’Ark, l’eroe mascherato che sta salvando la gente di Rocha. Questa divisione mostra anche la principale diversità tra i due protagonisti: Giorgia è più pratica, e quindi si preoccupa di un problema che ritiene più realistico, Michele è un idealista convinto e volge le sue attenzioni verso una figura avvolta dal mistero. Un espediente narrativo davvero interessante.
Trovo che la caratterizzazione dei personaggi sia stata ben pensata: sia Giorgia sia Michele hanno una altissima percezione di sé, tuttavia le due autrici rimarcano il fatto che non sono perfetti. Pur agendo per quello che loro ritengono il bene, sbagliano e a volte si macchiano anche di ipocrisia.
Quel che ho apprezzato di meno è stato lo stile di scrittura: il romanzo ha ottime potenzialità che, a mio avviso, non sono state colte dall’editore. Sono presenti nel testo errori grammaticali che, dopo un editing, non dovrebbero esserci: non me la sento però di incolpare le due autrici quanto più la casa editrice che non ha saputo sfruttare ciò che aveva tra le mani.
Con un buon correttore di bozze, D’Ark – Il gioco dell’alfiere potrebbe davvero diventare un testo di grande valore.

Come penso abbiate capito, a me il romanzo è piaciuto: sono riuscita a sorvolare sugli errori e sono stata rapita dalla trama avvincente del romanzo.
Secondo me, il libro merita un buon 8/10.
Ho apprezzato soprattutto l’originalità e la trama che ho trovato estremamente coinvolgenti. I personaggi, che sono molti, hanno tutti una loro caratterizzazione che li rende unici e distinguibili.
Una nota d’onore va a Gabriel Hunter e al Barone. Al momento, Hunter è sicuramente il mio personaggio preferito proprio a causa dell’alone di mistero che si porta dietro dall’inizio alla fine!
I temi trattati nel romanzo sono tanti ma hanno tutti il giusto spazio: alle autrici sta molto a cuore il tema della corruzione nella politica e il loro romanzo gira attorno, in parte, anche a questo. Rocha non è un paradiso, è abitata da uomini crudeli e da altri pieni di speranza che lottano per una giustizia che vendono morire giorno dopo giorno. Un mondo nero quello dipinto da Cristina e Mirela, che trova però la sua luce in alcune stelle fulgide rappresentate in toto da D’Ark, il nostro eroe mascherato.
Vorrei dirvi di più, ma so bene quanto gli spoiler siano fastidiosi per noi lettori: mi limiterò dunque a invitarvi a prendere il testo in mano. Buona lettura!
Consiglio questo romanzo agli amanti del noir e anche a chi ha voglia di dare una mano a due autrici valide che hanno solo bisogno di una spintarella per prendere il volo!

*Volpe

L’annusatrice di libri

L’ANNUSATRICE DI LIBRI

Autore: Desy Icardi
Anno: 2019
Casa Editrice: Fazi Editore

.: SINOSSI :.

Torino, 1957. Adelina ha quattordici anni e vive con la zia Amalia, una ricca vedova, parsimoniosa fino all’eccesso, che le dedica distratte attenzioni. Tra i banchi di scuola, la ragazza viene trattata come lo zimbello della classe: alla sua età, infatti, non è in grado di ricordare le lezioni e ha difficoltà a leggere. Il reverendo Kelley, suo severo professore, decide allora di affiancarle nello studio la brillante compagna Luisella. Se Adelina comincerà ad andare meglio a scuola, però, non sarà merito dell’aiuto dell’amica ma di un dono straordinario di cui sembra essere dotata: la capacità di leggere con l’olfatto. Questo talento, che la ragazza sperimenta tra le pagine di polverosi volumi di biblioteca, rappresenta tuttavia anche una minaccia: il padre di Luisella, un affascinante notaio implicato in traffici non sempre chiari, tenterà di servirsi di lei per decifrare il celebre manoscritto Voynich, “il codice più misterioso al mondo”, scritto in una lingua incomprensibile e mai decifrato. Se l’avidità del notaio rischierà di mettere a repentaglio la vita di Adelina, l’esperienza vissuta le lascerà il piacere insaziabile per i libri e la lettura.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo che promette bene, ma purtroppo delude un po’ il lettore. La prosa di Desy Icardi è molto bella e non ho niente da ridire a riguardo: le descrizioni sono affascinanti, ironiche e comiche; non di rado, le sue pagine mi hanno strappato una risata sincera.
Il romanzo scorre molto in fretta, si riuscirebbe davvero a perdere la cognizione del tempo se il ritmo narrativo fosse gestito un po’ meglio.
Il romanzo sembra diviso in due parti: una lunghissima introduzione e poi lo svolgimento vero e proprio che, con mio enorme stupore e disappunto, comincia ben oltre la metà del romanzo.
L’autrice si prende tantissimo tempo per raccontarci gli antefatti: spende pagine e pagine per narrarci della giovinezza di zia Amalia, e ogni lettore si aspetterebbe come minimo che questo racconto abbia un valore. Ma non ne ha.
Purtroppo, per quanto i capitoli sulla zia Amalia siano stati i miei preferiti, a fini di trama non servono a niente, se non a lasciare uno strano amaro in bocca a lettura conclusa: la zia viene descritta, nella sua giovinezza, come una donna scaltra per poi cambiare completamente carattere quando si muove nel tempo “presente” del romanzo.
Insomma, la caratterizzazione di Amalia lascia molto a desiderare, così come la trama in sé che risulta dapprima troppo lenta e poi decisamente troppo veloce.
nelle prime 260 pagine del romanzo non succede quasi niente. Le ultime 150 sono frenetiche e sciolgono ogni nodo della narrazione, a volte in modo non proprio chiaro.
Avrei preferito maggiore attenzione narrativa nella seconda parte e un po’ meno nella prima: presumibilmente, alcune vicende potevano essere tagliate per lasciar spazio ad altre e rendere così un po’ più comprensibile il vero e proprio finale del romanzo.
Ho apprezzato particolarmente il personaggio di Luisella, così come il reverendo Kelley o l’avvocato Ferro: sono personaggi complicati, ma al tempo stesso molto interessanti. Mi sarebbe piaciuto ascoltare un po’ di più la loro voce e poter passare un po’ di tempo con loro.
L’antagonista, al contrario, non mi è parso un personaggio interessante, e io sono una grandissima fan degli antagonisti! Probabilmente, anche lui aveva bisogno di più pagine per sé, anche la sua mente andava analizzata con attenzione per riuscire a comprendere le sue ragioni.

Penso che questo testo sia adatto a lettori giovani, è veloce da leggere ed è divertente: un ottimo connubio anche per una lettura estiva interessante. L’argomento principale del romanzo è l’amore per i libri e viene sviscerato sia nei suoi lati positivi, sia in quelli negativi. Permette di riflettere su come una passione possa tramutarsi in ossessione e diventare pericolosa per sé e per gli altri.
Come ho scritto prima, i capitoli della giovinezza di Amalia sono molto piacevoli: ambientati negli anni trenta del novecento, ci catapultano in un mondo che, per tradizioni e modi di vivere, può quasi sembrarci alieno.
Darei a questo romanzo un 7.5/10. Mi aspettavo davvero tanto e mi ha un po’ deluso. Resta comunque un testo valido che consiglierei soprattutto come lettura estiva per ragazzi in età scolare.

*Volpe

Lettori di Primavera

La primavera è arrivata: gli uccellini cinguettano e i fiori iniziano a sbocciare colorando prati, giardini e balconi.
Anche questa stagione regala a noi bibliofili tantissime soddisfazioni: in questo articolo vorrei analizzare alcuni tipi di lettori che si possono riconoscere e trovar facilmente in primavera.

Il Naturalista
Quale stagione migliore per leggere all’aria aperta? Il naturalista ha atteso con pazienza la fine dell’inverno e ora, finalmente, può godersi le sue letture en plain air.
Lascerà volentieri il divano e la sua copertina invernale per andare a stendersi in un prato, baciato dal sole, a leggere. In alternativa, per i Naturalisti che vivono in città, una pratica seggiolina in plastica sul balcone è più che sufficiente a renderli felici.
Probabilmente, questo tipo di lettore preferisce romanzi delicati, proprio come i fiori.

Il freddoloso
Il famoso detto Aprile, non ti scoprire, per il freddoloso è Legge.
Il freddoloso non è ancora pronto a lasciare il confortevole calore del suo salotto e guarda con diffidenza il sole che brilla contro un cielo terso: aspetta la tempesta.
Per rendere l’atmosfera più primaverile, metterà un bel vaso di fiori vicino alla sua zona di lettura e ci darà uno sguardo di tanto in tanto, sorridendo.
Il freddoloso è ancora nel pieno delle sue letture invernali: ha una lunga lista da terminare!

L’ordinato
Primavera significa anche pulizia. Per il bibliofilo amante dell’ordine, la primavera è la stagione migliore per far spazio nella propria libreria e dedicarsi alle nuove uscite.
Dividerà il suo tempo tra l’ordine e la scelta: si farà un’idea precisa di ciò che vuole comprare per poi trovargli uno spazio in casa. Un consiglio a questo tipo di booklover, amante delle novità: non costringere i membri della famiglia a buttar via le loro cose per far spazio ai tuoi libri!
Sicuramente, questo tipo di lettore preferisce le novità: romanzi appena usciti o in uscita sono per loro una vera primizia.

Studenti e insegnanti
Il tempo per leggere di più e più spesso si avvicina anche per chi è nel mondo scolastico, che vede nell’allungarsi delle giornate l’imminente fine delle lezioni.
Questi lettori devono fare attenzione, però, e riuscire a giostrarsi tra impegni didattici e tempo libero: le letture assegnate dagli insegnanti sono importanti come quelle scelte in autonomia.
Certo, questo vale se non si è studenti universitari.
In quel caso: preparatevi agli esami.

L’allergico
Questa categoria di lettori, con il controverso rapporto con la primavera, dà un nuovo significato alla poesia Odi et Amo di Catullo.
Vorrebbero uscire e leggere all’aperto come i Naturalisti, ma non possono: vittime predestinate dei pollini, finirebbero con il trovarsi gli occhi talmente rossi da fare un Cosplay non autorizzato del Gobbo di Notre Dame.
Credono almeno di avere il diritto dei freddolosi di leggere al chiuso, ma non è così: durante i temporali, saranno fermi davanti alla finestra con un ghigno malefico stampato sul volto. Tranquilli, non sono impazziti (non del tutto), stanno solo pensando a tutti gli allergeni che muoiono. Forse, ci scriveranno un noir.
Per quanto riguarda la categoria Ordinati, se sono anche Allergici non hanno scampo: pulizia=polvere e polvere=asma. Per gli Allergici le pulizie di primavera sono una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, impossibile leggere in queste condizioni.
Cosa, dunque, potranno fare questi poveri sfigati stagionali? Probabilmente leggere questo articolo che sì, è stato scritto proprio da uno di loro 😉

*Volpe

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans

LONELY SOULS: LE STREGHE DI NEW ORLEANS

Autore: Andrea Romanato
Casa editrice: Self Publishing
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un’aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest’ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un’altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell’incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

E’ un romanzo pieno di potenziale che, forse, non è stato sfruttato a pieno.
L’autore ha idee ottime e brillanti ed è riuscito a creare un Urban Fantasy degno di questo nome: nella realtà di Andrea Romanato, il nostro mondo e quello fantastico si incontrano, e soprattutto si scontrano, sullo sfondo di una atavica lotta tra bene e male.
Il mondo che l’autore ha creato è ricco e vario, purtroppo però è poco raccontato. Ha inserito tanti ottimi spunti che non vengono sviluppati e lasciano molti punti interrogativi al lettore. Questo comportamento è giustificabile: il romanzo fa parte di una tetralogia, immagino quindi che l’autore abbia scelto di lasciare alcune informazioni per i romanzi successivi. Oltretutto, essendo scritto in prima persona, il lettore segue il flusso di pensiero di Erik/Evaline che, essendo una neofita nel mondo delle streghe, conosce poco o niente.
Avrei ugualmente apprezzato qualche rivelazione extra e magari qualche descrizione un po’ più approfondita.
Il romanzo ha il ritmo di una serie televisiva e ha parecchie scene che definirei “alla Tarantino”. La violenza e il sangue macchiano le pagine di questo libro con ritmo incessante. Certo, lo stratagemma dei colpi di scena tende a interessare maggiormente il lettore, ma se si supera un certo limite si rischia di sortire l’effetto contrario e annoiarlo.
Personalmente, avrei preferito meno avvenimenti e più narrazione: ogni capitolo sembra una “puntata” con un inizio, uno sviluppo e una sua conclusione e il romanzo intero potrebbe essere definito una “stagione”. Se l’autore avesse tolto alcuni fatti allungando un po’ la narrazione degli altri sarebbe stato un romanzo davvero vincente: adrenalina e avventura creano un intreccio avvincente in cui c’è spazio anche per l’amore.
Ho apprezzato molto il personaggio di Valentine, anche se non posso aggiungere altro su di lei per non fare spoiler. Al contrario il/la protagonista è un po’ meno interessante: sempre in bilico tra il mary sue/gary stue, Erik/Evaline è il tipico personaggio che sa fare tutto, che attira l’attenzione di tutte le sue comprotagoniste (sì, essendo Evaline in realtà Erik, le relazioni sono tutte omosessuali) e che ha dentro di sé più potere di quanto lo stesso mondo creato dall’autore permetterebbe.
Bisogna far molta attenzione con questo tipo di personaggi perché rischiano di diventare “antipatici”. Anche qui, ha giocato un po’ a sfavore dell’autore il fatto di aver messo tutto in un solo romanzo: forse disperdere certe rivelazioni anche negli altri quattro della saga avrebbe reso meno ambigua la situazione del protagonista.

Personalmente, assegno al romanzo un 7.5/10. Apprezzo la creatività dell’autore e anche il suo stile di scrittura: ha davvero buone capacità. Ho apprezzato un po’ meno la trama e anche le relazioni amorose che sono venute a crearsi nel corso di essa: mi sembra che l’autore sia scivolato un po’ su alcuni stereotipi.
Faccio ancora i miei complimenti all’autore: inventare una ambientazione completa e convincente non è da tutti. Andrea Romanato ha un’ottima fantasia e riesce a sfruttarla bene nei suoi romanzi.
Ho apprezzato molto il dettaglio della caccia alle streghe ai giorni nostri e spero che questo venga approfondito nei romanzi successivi: un ottimo spunto su cui lavorare!

*Volpe

Mordred

MORDRED

Autore: Nancy Springer
Casa editrice: Mondadori Editore
Anno di edizione: 2002

.: SINOSSI :.

L’epopea di Camelot si arricchisce di un altro capitolo: quello del complesso tema legato alla ricerca della figura paterna e alla costruzione della propria identità. L’autrice si ispira a una delle più tenebrose leggende dei cicli arturiani, quella del figlio illegittimo di re Artù, Mordred, che persegue la rovina del padre amato e odiato, e cerca disperatamente di vendicarsi del suo abbandono. E dopo la battaglia finale che li vedrà uno contro l’altro, sarà la magia ad avere l’ultima parola…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro tanto bello quanto triste.
Lascia una malinconia disperata, mentre il desiderio di Mordred di cambiare il proprio destino diventa anche il nostro, alla fine del romanzo.
Ma cerchiamo di andare con ordine e di non farci prendere dall’emozione.
Il romanzo si concentra sulla figura di Mordred, protagonista della parte più oscura della leggenda di re Artù. Attraverso le parole dell’autrice, possiamo vagliare i suoi sentimenti e la sua disperazione mentre lo seguiamo nella sua disperata avventura.
Mordred ci viene presentato come un bambino felice e, soprattutto buono. Secondo la Springer, Mordred non desidera uccidere re Artù, al contrario cerca di ogni modo di spezzare quel destino che sembra vincolarlo a quell’atto che lui stesso considera tremendo. E’ costantemente diviso tra l’amore che prova per il re, per suo padre, e il dolore che sente nel non essere riconosciuto come figlio. Artù lo tratta bene, lo riempie di regali e attenzioni, ma gli nega la sola cosa che Mordred desidera, ossia chiamarlo “Figlio”.
I pensieri di un Mordred adolescente sono colmi di un frustratissimo “io”, di una ripetizione continua del proprio nome, come se cercasse disperatamente di trovare in esso la sua individualità che nessuno sembra riconoscergli. Lui non è Mordred, per gli altri, è un’ombra oscura destinata all’assassinio: non è una persona ma mero strumento di un destino che si deve ancora compiere. La profezia di Merlino, dove Mordred è additato come assassino, non è su di lui ma su re Artù eppure questo sembra vincolare due vite alla stessa infausta sorte.
Mordred è schiavo involontario delle decisioni altrui, ma vi si oppone con tutte le sue forze e alla fine, in un certo senso, vince.
La Springer ha una buona penna, riesce a portare su carta in modo convincente la frustrazione e la paura, ma soprattutto dolore e speranza. Il suo stile è ricco di dolci descrizioni che permettono al lettore non solo di essere presente sulla scena, ma anche di sognare e riflettere. Tocca in modo piuttosto velato diversi episodi del ciclo arturiano, dando la giusta spiegazione quando necessaria, così da non lasciare il lettore del tutto ignorante riguardo episodi che, magari, non conosce.
Il testo ha una certa musicalità e, in certi momenti, è estremamente poetico cosa che rende la lettura ancora più piacevole.
I personaggi, specialmente Mordred e Artù, sono ben delineati. Il romanzo è scritto in prima persona, pertanto la caratterizzazione di personaggi che non siano il narratore è ostica, tuttavia l’autrice è stata brava – tramite descrizioni e azioni – a dare tutto lo spessore necessario a rendere i personaggi umani e comprensibili.

Ci sarebbero tante cose che vorrei aggiungere, ma naturalmente rischierei di finire in fastidiosissimi spoiler, pertanto penso che chiuderò qui.
Per concludere, naturalmente, bisogna passare alla votazione: il mio giudizio è un sonoro e sincero 9/10. Ho letto esattamente il libro che mi aspettavo di leggere e che volevo leggere.
Perché, allora, il voto non è 10?
Per due ragioni: la prima è che non mi piace per niente la scrittura in prima persona; la seconda è che, secondo me, l’autrice non è riuscita a raggiungere il pubblico che voleva colpire.
Questo romanzo è classificato per giovani adulti, addirittura alcuni store lo inseriscono nella letteratura per ragazzi dai 10 anni in su. Se questo era il pubblico per il quale Nancy Springer voleva scrivere, allora ha fallito. Il testo è splendido, una perla, ma è troppo difficile per un ragazzino! Capirebbe poco della storia e il protagonista non avrebbe quel sapore di tenera tristezza che invece un adulto è perfettamente in grado di cogliere.
A parte questo, consiglio il romanzo agli appassionati delle leggende di Artù e dei suoi Cavalieri, specie se sono curiosi di leggere un punto di vista un po’ differente.

*Volpe

Obsidio. (The Illuminae Files #03)

OBSIDIO (THE ILLUMINAE FILES #03)

AUTORE: Amie Kaufman e Jay Kristoff
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO: 2018

.: SINOSSI :.

Asha Grant è approdata su Kerenza per sfuggire al suo passato. Peccato che questo l’abbia appena raggiunta. La ragazza è sopravvissuta all’assalto della BeiTech e da quel momento collabora in incognito con i pochi, disperati, coraggiosi membri della resistenza mentre, nel frattempo, si domanda cosa fare del segreto che tiene nascosto. L’ultima cosa che immaginava era di doversi preoccupare del suo ex, Rhys Lindstrom, appena sbarcato sul pianeta e più bello che mai nella sua uniforme BeiTech nuova fiammante. Chi può dirle con certezza se il ragazzo sarà per lei una via d’uscita o la garanzia che non se ne andrà mai viva da quel sasso congelato? Asha non è l’unica nei guai: la banda di sopravvissuti guidati da sua cugina Kady sta tornando su Kerenza, ma non ha abbastanza ossigeno per il viaggio. Oltretutto dietro l’angolo potrebbe anche esserci il rischio di un ammutinamento, ma non saranno certo queste inezie a fermare il Gruppo Illuminae. Purtroppo il tempo non è dalla loro parte. La BeiTech ha pianificato lo sterminio di tutti i civili su Kerenza ed è a un passo dal realizzarlo: soltanto un miracolo può salvarli. E i miracoli, lo sanno tutti, sono soltanto probabilità statistiche… o no?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Obsidio è il terzo capitolo della serie “Illuminae” e, di fatto, porta a termine un lungo viaggio intergalattico durato, per noi lettori, tre anni.
Come tutti i libri di questa serie, Obsidio si legge letteralmente tutto d’un fiato. Con i due capitoli precedenti, condivide anche lo stile: chat, e-mail, comunicati e trascrizioni di video compongono un libro che, di fatto, si presenta come un vero e proprio dossier.
A mio avviso, tuttavia, è migliore rispetto ai precedenti.
Tra la solita storia d’amore travagliata e ragazzini superbelli, superintelligenti e superqualsiasicosa, Asha Grant spicca per la sua totale normalità.
E’ una giovane donna che, sostanzialmente, vuole solo portare a casa la pelle. E’ caratterizzata molto meglio rispetto alle protagoniste precedenti, nonostante lo spazio per l’introspezione sia molto limitato se non del tutto assente, proprio perché risulta una persona come tutte le altre: ci si può facilmente immedesimare in Asha, nelle sue paure e nelle sue speranze e soprattutto nei suoi ideali, che sono quelli che le hanno permesso di sopravvivere fino al giorno in cui si svolge la vicenda.
La trama, come sempre, è molto accattivante. In questo romanzo non c’è soltanto un viaggio interstellare, un must per questa saga: buona parte della vicenda ha luogo su Kerenza IV, pianeta da cui tutto ha avuto iniziato.
Colpi di scena si susseguono, a volte in modo un po’ eccessivo e soprattutto poco sensato, fino a condurre il nostro gruppo di amici sul pianeta dove prendono parte a una sanguinosissima battaglia.
Immagino che l’escamotage di usare “falsi documenti” per la stesura del romanzo sia servita agli autori anche per togliersi dall’impiccio di dover descrivere alcune scene di battaglie spaziali che, naturalmente, sarebbero state davvero complicate da gestire.

Nel complesso, mi sento di dare al romanzo un 8/10. Rispetto ai primi due capitoli l’ho trovato nettamente migliore.
Meno parolacce e meno chat, sostituite invece da parti più descrittive e di narrazione vera e propria; una protagonista più matura e umana; ambientazioni diverse e innovative, mi hanno portato ad alzare il voto di questo romanzo.
Consiglio l’intera saga ai giovani lettori che, sicuramente, troveranno sia grazie alla forma sia grazie ai personaggi, un mondo a cui appassionarsi.
Obsidio è la degna conclusione di una buona saga per ragazzi. Il finale, soprattutto, permette di continuare a sognare ancora un po’, di immaginarsi tra le stelle cullati dal motore di una nave spaziale.

*Volpe

Tre anni insieme!

Questo stesso giorno, di tre anni fa, nasceva Arcadia. 
E’ un viaggio che abbiamo iniziato animati dalla passione per i libri e per la cultura, un’avventura che abbiamo portato avanti con costanza e amore per avere sempre qualcosa di nuovo da condividere con voi. 
Ci avete sempre spronati a creare nuovi format che potessero interessarvi, a inventare contenuti divertenti e originali, ma anche particolari e ricercati. 
Ci avete fatto, in poche parole, crescere. 
E’ solo grazie a voi, e siete davvero tantissimi, se siamo ancora qui dopo così tanto tempo e abbiamo ancora voglia di continuare questa splendida avventura. 
Il nostro scaffale si sta, lentamente, riempiendo di nuove letture ed è sempre pronto ad accogliere i vostri preziosi consigli; sono ancora pochi, è vero, ma la strada è ancora lunga e ricca di storie da scoprire e amare. 
Grazie a tutti! 

Un bacio.
Lo Staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna

Sullo Scaffale di Arcadia – Gennaio 2019

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Cominciamo l’anno con il botto! In questo articolo, vi presenteremo le novità letterarie che usciranno nel mese di gennaio 2019! Speriamo di invogliarvi tante, ottime letture!

NARRATIVA ITALIANA

“Rien ne va plus”, Antonio Manzini: Rien ne va plus prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, Fate il vostro gioco; le indagini sull’omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l’arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l’assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l’incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l’autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.

“Il censimento dei radical chic”, Giacomo Papi:In un’Italia ribaltata – eppure estremamente familiare -, le complicazioni del pensiero e della parola sono diventate segno di corruzione e malafede, un trucco delle élite per ingannare il popolo, il quale, in mancanza di qualcosa in cui sperare, si dà a scoppi di rabbia e applausi liberatori, insulti via web e bastonate, in un’ininterrotta caccia alle streghe: i clandestini per cominciare, poi i rom, quindi i raccomandati e gli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali. Il primo a cadere, linciato sul pianerottolo di casa, è il professor Prospero, colpevole di aver citato Spinoza in un talk show, peraltro subito rimbrottato dal conduttore: «Questo è uno show per famiglie, e chi di giorno si spacca la schiena ha il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore». Cogliendo l’occasione dell’omicidio dell’accademico, il ministro degli Interni istituisce il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic per censire coloro che «si ostinano a credersi più intelligenti degli altri». La scusa è proteggerli, ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire…

“Le cause innocenti, Matteo Cerami: Antonio Capace appartiene alla razza di quelli a cui tutto sembra dovuto: e` giovane, benestante, vive nel centro di Roma grazie alla rendita del padre scrittore, si atteggia a intellettuale e non ha mai pubblicato un libro. Eppure un giorno decide di scrivere una dettagliata lettera al suo consulente finanziario per disfarsi dei suoi beni: conti in banca, buoni del tesoro, azioni. Liquida ogni proprietà e svuota il posacenere. Sono le ultime volontà di un suicida? Le parole di un fuggitivo? O e` semplicemente un grande inganno? In un racconto sempre in bilico tra confessione e requisitoria, tra resa e atto d’accusa, la tragedia di Antonio Capace dà voce alla solitudine di una generazione senz’altro orizzonte se non il presente, ferita dall’impossibilita` di trovare un ruolo in un mondo pieno di contraddizioni in cui tutto è relativo e niente può entusiasmare, in cui nulla e` vero, autentico, umano se non, paradossalmente, un attentato terroristico. Attraverso le storie famigliari di genitori colpevolmente perfetti e i ricordi di amori traditi e di amicizie perdute, Le cause innocenti incarna una pastorale italiana e piccoloborghese in grado di scavare tra le macerie di un’epoca sbagliata, la più inutile della nostra storia, e ci costringe a fare i conti con noi stessi e con quel senso di inadeguatezza che, come un’ulcera, sembra non lasciare via di scampo all’esistenza.

NARRATIVA STRANIERA

“L’assassinio del commendatore. Libro secondo: metafore che si trasformano”, Haruki MurakamiNella casa in mezzo al bosco che fu l’abitazione e l’atelier di Amada Masahiko, il grande artista autore del misterioso quadro L’assassinio del Commendatore , vive ormai da qualche mese il giovane pittore protagonista di questa storia. La dimora è sperduta, ma non del tutto isolata: nel primo volume, Idee che affiorano , avevamo conosciuto Menshiki, un vicino ricchissimo e sfuggente mosso da motivazioni solo a lui note. O la piccola Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal protagonista, che per una volta sembra abbassare le difese e stringere un legame profondo col suo professore. Per non parlare del Commendatore stesso… Con Metafore che si trasformano si conclude l’ Assassinio del Commendatore . Come un mago al culmine del suo potere incantatorio, Murakami Haruki dà vita a un intero universo (a piú di uno, a dire il vero…) popolato di personaggi, storie e enigmi che hanno la potenza indimenticabile dei sogni piú vividi. Ma non è solo il gusto per il racconto a muoverlo: una volta giunto al termine di questo viaggio visionario, il lettore si scopre trasformato come i personaggi di cui ha letto le avventure, esposto, quasi senza averne avuto consapevolezza, al cuore pulsante della grande letteratura. L’assassinio del Commendatore , a quel punto, inizia a svelare i suoi mille volti: una riflessione, molto realistica (e attuale), sulle ferite della storia, sulla colpa e la responsabilità. Una terapia per sopravvivere ai traumi. Una guida pratica per orientarsi nel mondo delle metafore. Ma anche un racconto fantastico sui mostri che ci divorano dall’interno, sulle paure che ci sbranano nella notte dell’anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli: prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi. La campanella sconosciuta non risuona piú nel cuore della notte, ma non per questo sono diminuiti i misteri intorno alla casa nel bosco che fu di Amada Masahiko, autore dell’enigmatico quadro al centro di questa storia. Tutte le domande, gli eventi inspiegabili, le apparizioni che hanno animato il primo volume dell’ Assassinio del Commendatore trovano qui la piú imprevedibile delle soluzioni. Ed è solo quando il lettore arriva a questo punto che il capolavoro di Murakami Haruki inizia a svelare il suo cuore piú autentico: un racconto indimenticabile sui mostri che ci divorano dall’interno, sulle paure che ci sbranano nella notte dell’anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli: prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi.

“Morto che cammina”, Irvine welsh: Mark Renton ha fatto bingo: i deejay della sua agenzia fanno ballare i ragazzi sulle due sponde dell’oceano e un bel po’ di soldi entrano in cassa, ma non riesce a sentirsi davvero appagato di una vita passata fra sale d’attesa e stanze d’albergo. Seduto a bordo di un volo che lo riporta a casa, butta giù un tranquillante dopo l’altro per smaltire i postumi della serata precedente, quando all’improvviso incrocia un paio di occhi impossibili da dimenticare: quelli di Frank Begbie. L’ex psicopatico di Leith ora è un artista famoso e sembra non nutrire più alcun proposito di vendetta per quella brutta storia della truffa sulla vendita dell’eroina. Sono passati tanti anni, ma Renton non si fida, vorrebbe saldare il suo debito e teme che Begbie stia tramando qualcosa… Nel frattempo alle orecchie di Sick Boy e Spud, occupati in nuovi «progetti», giunge voce che i vecchi amici bazzicano di nuovo Edimburgo: prospettiva stuzzicante riunire i soci come ai bei tempi. Ma quando i due si avvicinano all’oscuro mondo del traffico di organi, le cose prendono rapidamente una brutta piega per tutto il gruppo. In balia ognuno delle proprie dipendenze, costretti alla resa dei conti con un passato che non può più aspettare, Renton, Begbie, Sick Boy e Spud saranno travolti da un fiume in piena di assurdi imprevisti. Uno di loro rischia di non vedere l’ultima pagina del romanzo: chi è il morto che cammina?

“Serotonina”, Michel Houellebecq: Quattro anni dopo ‘Sottomissione’, in cui il protagonista finiva per convertirsi all’islam per sopravvivere, stavolta nel mirino di Houellebecq finiscono la globalizzazione, il libero scambio, gli stranieri che “invadono” la Francia. La storia del protagonista di ‘Serotonina’ attraversa una Francia che calpesta le sue tradizioni, banalizza le sue città, distrugge le sue campagne sull’orlo della rivolta. Questo romanzo sulle devastazioni di un mondo senza gentilezza, senza solidarietà, sui cambiamenti diventati incontrollabili, è anche un romanzo sul rimorso e il rimpianto.

“Il libro di Talbott”, Chuck Palahniuk: Il passaparola scatta solo tra persone fidate. “Il Giorno dell’Aggiustamento sta arrivando.” La gente fa circolare un misterioso libro nero-blu, una sorta di pamphlet profetico, memorizzandone le direttive rivoluzionarie. Messaggi radiofonici e televisivi, cartelloni pubblicitari e il web ripetono ossessivamente gli slogan di Talbott Reynolds: si avvicina il giorno della resa dei conti per la classe dirigente e le élite culturali. Una fantomatica Lista su internet – I Meno Amati d’America – identifica i bersagli. Il popolo non sarà più sacrificato alla nazione, il surplus di giovani maschi non verrà mandato al macello nell’ennesima guerra in Medio Oriente, ma a cadere saranno le teste di politici e giornalisti, professori e notabili – anzi, per la precisione, le loro orecchie. Sinistre. Con la Dichiarazione di Interdipendenza, gli ex Stati Uniti vengono ridefiniti secondo criteri razziali, e la popolazione ridistribuita in base al colore della pelle e alle preferenze sessuali. Il simile con il simile, nei tre nuovi stati-nazione di Caucasia, Blacktopia e Gaysia. Non che tutto fili liscio in questa America post apocalittica, intendiamoci…

“La ragazza della luna”, Lucinda Riley: Sono trascorsi ormai sei mesi dalla morte di Pa’ Salt, e Tiggy, la quinta delle sorelle D’Aplièse, accetta un lavoro nella riserva naturale di Kinnaird. In questo luogo selvaggio e completamente isolato nelle Highlands scozzesi, si dovrà occupare di una razza felina a rischio di estinzione per conto di Charlie, l’affascinante proprietario della tenuta. Qui Tiggy incontra Cal, il guardacaccia e coinquilino, che presto diventerà un caro amico; Zara, la figlia adolescente e un po’ ribelle di Charlie e Zed Eszu, corteggiatore insistente nonché ex fidanzato di una delle sorelle. Ma soprattutto incontra Chilly, un vecchio gitano che sembra conoscere molti dettagli del suo passato e di quello di sua nonna: la famosa ballerina di flamenco Lucía Amaya Albaycín. Davvero una strana coincidenza, ma Tiggy ha sempre avuto un intuito particolare, una connessione profonda con la natura. Questo incontro non è casuale, è parte del suo destino e, quando sarà pronta, non dovrà fare altro che seguire le indicazioni di Pa’ Salt e bussare a una porticina azzurra nel Cortijo del Aire, a Granada. Dai paesaggi incontaminati della Scozia allo splendore assolato della Spagna, “La ragazza della luna” è il nuovo magico episodio della saga delle Sette Sorelle.

“La guerra dei Courtney”, Wilbur Smith: Separati dalla guerra, a migliaia di miglia di distanza l’uno dall’altra, Saffron Courtney e Gerhard von Meerbach lottano per sopravvivere al conflitto che sta dilaniando l’Europa. Gerhard, ostile al regime nazista, è deciso a rimanere fedele ai propri ideali nonostante tutto e combatte per la madrepatria nella speranza di poterla liberare, un giorno, da Hitler. Ma quando la sua unità si ritrova coinvolta nell’inferno della battaglia di Stalingrado, si rende conto che le possibilità di uscirne vivo si affievoliscono di giorno in giorno. Saffron, che nel frattempo è stata reclutata dal SOE, l’Esecutivo Operazioni Speciali, e inviata nel Belgio occupato per scoprire in che modo i nazisti sono riusciti a infiltrarsi nella rete dell’organizzazione, deve trovare il modo di sfuggire ai nemici che le danno la caccia. Costretti ad affrontare forze malvagie e orrori indicibili, i due innamorati sono chiamati a prendere la decisione più difficile: sacrificare se stessi, o cercare di sopravvivere a ogni costo nella speranza che il destino, un giorno, permetta loro di ritrovarsi.

“Missione Odessa”, Clive Cussler: Dirk Pitt, il direttore della NUMA, la società che si occupa del recupero di relitti dai fondali, è sul Mar Nero. Sta cercando di localizzare i resti di un’antica nave ottomana, quando è chiamato a rispondere a un messaggio di soccorso – «Siamo sotto attacco!» – da un vicino mercantile. Ma quando lui e il suo collega, Al Giordino, arrivano sul posto, non trovano nessuno: solo cadaveri e odore di zolfo. Mentre i due esplorano la nave, un’esplosione da poppa la fa rapidamente affondare, rischiando di trascinarli sul fondo. Più i due si addentrano nelle ricerche sulla barca della morte, più sprofondano in uno straordinario vortice di scoperte. E di segreti. Un tentativo disperato, nel 1917, di salvare il benessere e la potenza dell’Impero dei Romanov. Un bombardiere della guerra fredda scomparso con un carico letale. Un brillante sviluppatore di droni impegnato in una missione sconosciuta. Trafficanti odierni di tecnologie nucleari, ribelli ucraini disposti a tutto, una splendida agente dell’Europol: tutto contribuirà a rendere questa missione la più pericolosa della carriera di Dirk Pitt.

GIALLI/THRILLER

“La pista di ghiaccio”, Roberto Bolano: Molti anni prima che lo facessero gli sceneggiatori dei grandi serial americani, Roberto Bolaño aveva usato nel suo romanzo d’esordio quella che potremmo chiamare la tecnica delle «confessioni incrociate». In questo perfetto congegno narrativo – dove con una trama decisamente noir, che gira attorno al ritrovamento di un cadavere, si intersecano diverse storie d’amore – tre sono infatti le voci che si alternano: quella di un messicano in esilio, attratto dalla cupa e sfuggente Caridad, che vive da clandestina in un campeggio della Costa Brava e va in giro con un coltello nascosto sotto la maglietta; quella del gestore del campeggio, affascinato dalla bellissima Nuria, campionessa nazionale di pattinaggio; e quella di un funzionario socialista, un ciccione pateticamente innamorato della capricciosa pattinatrice, per la quale, stornando fondi pubblici, fa costruire una pista di ghiaccio dentro una grande villa fatiscente di proprietà del Comune. Seminando sapientemente indizi preziosi e tracce fuorvianti, Bolaño riesce a creare la rarefatta atmosfera di suspense di un buon thriller – anche se sa perfettamente che la legge non finisce sempre per trionfare, che non tutti gli assassini vengono arrestati e non tutti gli innamorati vivranno felici e contenti – e conduce la narrazione di questo «giallo notturno e cubista » con la consueta, ipnotica visionarietà.