Questione di carattere: il font giusto per ogni occasione

La scelta del carattere tipografico (o font) è un aspetto spesso trascurato non solo da chi si approccia per la prima volta al mondo dell’editoria senza un’adeguata preparazione, ma anche da chi, avendo aperto un profilo Instagram, desidera iniziare a giocare un po’ con la grafica e i suoi numerosi strumenti.
Spesso, soprattutto nella stesura di articoli o di una tesi, gli aspetti redazionali (font, interlinea, etc…) sono standardizzati o facilmente reperibili di modo che chi verga il testo non debba impazzire e sappia esattamente quale sarà l’aspetto finale che il proprio elaborato dovrà avere.
Ci sono, tuttavia, casi per i quali non esistono delle linee guida ufficiali e ci si affida, spesso con risultati disastrosi, al proprio gusto estetico o all’improvvisazione.

Legibility e readability: un testo è buono se è leggibile
Legibility e readability sono due termini traducibili entrambi in “leggibilità”, tuttavia, nonostante semanticamente intendano la stessa cosa, sono legati a due aspetti del testo diversi.
La legibility indica la leggibilità di un carattere: un testo, anche se impeccabile dal punto di vista di correttezza, proprietà di linguaggio e grammatica, etc…; può risultare illeggibile se presentato con un font difficile da leggere perché troppo arzigogolato. Esattamente come, a scuola, si chiede agli alunni di consegnare in bella grafia i propri compiti, così qualsiasi testo destinato a non rimanere privato (come un diario) deve risultare leggibile per chi se lo trova davanti.

Le cose si complicano introducendo il concetto di readability che è soggettivo e comprende l’insieme di fattori (linguistici e grafici) che rendono un testo comprensibile.

Per meglio capire cosa si intenda per readability prendiamo in analisi l’immagine accanto.
Non serve essere un grafico esperto per capire quali, tra le scritte proposte, sia quella più adatta per trasmettere il messaggio di “pericolo”, ciò nonostante è bene sprecare qualche carattere per spiegare meglio il concetto.
Nella stesura, e preparazione, di un testo è bene tenere conto di diversi fattori tra cui: il supporto (cartaceo o elettronico), il tipo di publicazione (libro, rivista, volantino, catellone pubblicitario, etc…), il pubblico a cui il testo è indirizzato; tutti questi fattori intervengono nel determinare la readability di un testo.
Supponiamo, per esempio , di dover segnalare un pericolo in una zona frequentata da persone di cui non conosciamo il grado di istruzione né i risultati della loro ultima visita dall’optometrista. La scritta (2), per quanto vergata con un carattere tipografico molto elegante, risulta meno immediata se paragonata con gli esempi (1) e (3) e la tonalità scelta non crea il contrasto necessario perché si possa leggere “a chiare lettere” il messaggio. La scritta (3), invece, è leggibile a colpo d’occhio per via della combinazione vincente tra font e colore utilizzati, ma risulta meno chiara ed incisiva per via di una scelta linguistica troppo sofisticata.

Riassumendo: la leggibilità di un carattere viene definita dalla legibility, mentre la leggibilità di un testo in funzione della sua struttura linguistica è delineata dalla readability.

Sorge, a questo punto, spontanea una domanda: quale criterio utilizzare nella scelta dei caratteri tipografici e come orientarsi tra le migliaia di possibilità offerte non solo da programmi di videoscrittura, ma anche da strumenti per la creazione di grafica come Canva o Photoshop?

Come scritto poc’anzi, al momento di stesura di un testo è importante avere chiaro chi sia il destinatario della nostra comunicazione. Nessuno si azzarderebbe mai a scrivere ad un giudice utilizzando termini scurrili né sarebbe opportuno inviare al proprio commercialista documenti scritti in . Al di là del gusto personale, per qualsiasi tipo di comunicazione occorre pensare attentamente a chi la leggerà e, di conseguenza, scegliere un font che risulti accattivante e allo stesso tempo leggibile. In questa fase è importante non sottavalutare le aspettative che un font può creare nel lettore. Per via delle sue linee morbide il comic sans sopra citato è stato ormai universalmente associato al mondo dei bambini e dei fumetti; vedendo questo carattere tipografico, di conseguenza, il lettore non si aspetterà, per esempio, un resoconto sulle tecniche di mummificazione dell’antico egitto quanto, piuttosto, un testo leggero e poco impegnativo. Se, da una parte, alcuni manuali di grafica sconsigliano vivamente i neofiti del settore di foraggiare questo tipo di secolarizzazione tipografica, dall’altra è bene ricordare che, a meno che non collaboriate con l’ufficio grafica di una grossa ed affermata agenzia pubblicitaria, è bene non giocare eccessivamente con la fiducia del proprio pubblico e preferire, all’eccentricità, la cautela.

Altro punto da avere chiaro nel momento in cui si procede alla pubblicazione di un testo è il supporto su cui questo verrà visualizzato. In questo campo se ne è fatta di strada dal papiro e le tavolette di cera e, oggigiorno, lo sguardo è continuamente bersagliato da scritte. Libri, opuscoli, manifesti, riviste, quotidiani, cellulari, televisioni, computer, tablet, …; la lista potrebbe non finire mai ma è proprio la consapevolezza di questa varietà di supporti a rendere più o meno efficace la scelta di un font riespetto ad un altro. Occorre, quindi, introdurre una distinzione importante tra caratteri tipografici con e senza grazie (Serif o Sans Serif)*.

I caratteri Serif sono quelli solitamente utilizzati in romanzi, manuali, quotidiani, riviste e in tutte quelle pubblicazioni che, di norma, richiedono un tempo di lettura piuttosto lungo. L’aspetto di questi caratteri, reso sinuoso dalle grazie, fa sì che lo sguardo del lettore scivoli da una lettera all’altra. Non si tratta, quindi, di una mera estetica ma di un “trucco” (se così si può definire) per tenere chi legge “incollato” alle pagine.

I caratteri Sans Serif, invece, più squadrati, sono i più gettonati online in quanto permettono una lettura veloce permettendo al lettore di saltare da una parola all’altra riuscendo comunque a cogliere quelle nel mezzo e il senso generale della frase. I caratteri Sans Serif sono più essenziali, ma non per questo meno belli. Rispetto ai caratteri Serif, i Sans Serif attirano maggiormente l’attenzione del lettore quando, per esempio, scorre la homepage di Instagram o di un qualunque social network o sito web.

Per concludere, quando scrivete un testo dovete tener conto di alcuni aspetti fondamentali: in primis la legibility e la readibility, importanti affinché i vostri lettori possano comprendere il vostro testo; in secondo luogo dovete scegliere i caratteri in base al mezzo e al destinatario tenendo conto dei diversi significati standardizzati che i caratteri hanno assunto nel corso del tempo; per ultimo, prestate attenzione al mezzo che utilizzate e alle sue regole che possono aiutarvi a selezionare un carattere Serif o Sans Serif.

*Jo

*Per non complicare ulteriormente le cose vengono, al momento, esclusi dalle tipologie gli script: caratteri tipografici che imitano la scrittura a mano.

Mio fratello rincorre i dinosauri

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

Autore: Giacomo Mazzariol
Anno: 2016
Casa editrice: Einaudi editore

.: SINOSSI :.

Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo mondo. E a lasciare che gli cambiasse la vita. Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Forse non ve l’ho mai raccontato, ma quando leggo i libri per recensirli, prendo qualche appunto su un quaderno piuttosto malandato: mi serve perché così mi ricordo cosa ho letto e, soprattutto, riesco a riportare qui sul blog le sensazioni così come lo ho provate durante la lettura.
Perché ve lo racconto? Perché anche se Mio fratello rincorre i dinosauri ha meno di duecento pagine, ma è il libro che ha occupato più spazio sul mio quaderno.
Questo romanzo è un concentrato di emozioni, sensazioni e, sorprendentemente, di verità.
Giacomo Mazzariol racconta la propria vita, ci permette di entrare nei suoi pensieri, nel suo intimo e si mostra a noi con tutta la verità di cui è capace: non è un eroe, il nostro protagonista, tutt’altro.
Mi ha colpito molto il fatto che l’autore abbia mostrato se stesso anche nei propri lati negativi, che sono lati del tutto normali: porta tra le pagine del suo romanzo il terribile sentimento di vergogna. Vergogna per che cosa? Da un lato per avere un fratellino down; dall’altro per non essere in grado di amarlo come dovrebbe.
L’autore riesce a mostrare perfettamente la dicotomia di un sentimento: Giacomo ama Giovanni, lo ama tantissimo, ma ha paura che gli altri non siano in grado di accettarlo e, di riflesso, che non siano in grado di accettare lui. Quello che forse non arriva a capire il Giacomo 14enne, con il quale condividiamo la maggior parte delle pagine, è che il primo ed unico a non aver accettato la disabilità del fratellino è proprio lui.
Questo romanzo è un vero e proprio viaggio la cui meta è una solidissima presa di coscienza: l’amore può superare qualsiasi muro, anche quelli che ci costruiamo da soli.

Temo di non avere spazio per scrivere tutto quello che desidero, temo di dovermi limitare e vi assicuro che è un grandissimo dispiacere.
Lo stile di Giacomo Mazzariol è spettacolare: semplice, lineare eppure estremamente evocativo. Riesce a piegare le parole al proprio volere, è un vero e proprio maestro dello Show don’t tell che porta il lettore a fantasticare non solo sui luoghi, ma anche sulle persone e infine sui sentimenti stessi.
Sarò sincera: ho pensato ci fosse dietro un Ghostwriter, per quanto è scritto bene. Tuttavia, nei ringraziamenti Giacomo spende molto tempo a parlare di una persona che lo ha aiutato, pagina per pagina, a scrivere il romanzo nel modo migliore possibile. Scelgo di fidarmi e credere che sia tutto frutto del suo amore e di un ottimo editing.
Il libro è condito da una dolcezza pura e vera, dalla tenerezza che solo un fratello può usare per parlare di un ragazzino che definisce Speciale.
Questa parola viene usata spesso per descrivere le persone con una disabilità più o meno grave, e se prima non riuscivo a capirne il motivo, a fine lettura credo di comprenderlo.
A questo libro mi sento sinceramente di dare un 10/10, del resto è anche difficile “giudicare” le esperienze di vita di qualcun altro.

Bonus? Bonus. Da questo libro ho imparato che spesso le persone sono incomprese, non stupide. Ho riscoperto la tenerezza della semplicità e la genialità della dolcezza.

*Volpe

Tanti piccoli fuochi

TANTI PICCOLI FUOCHI

Autore: Celeste Ng
Casa Editrice: Bollati Boringhieri
Anno: 2017

.: SINOSSI :.

1998, Shaker Heights, Cleveland Ohio, lo Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza. Perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici, e abbienti. Le comunità Shaker erano caratterizzate dalla sovrabbondanza di regole – dall’ora migliore per alzarsi al mattino a come scegliere il compagno di vita. E una delle protagoniste del romanzo, Mrs Richardson, è cresciuta incarnando questa filosofia di vita: una famiglia da sempre insediata nella comunità, molto abbiente, perfettamente inserita in ogni comitato e organizzazione. All’inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Il dito della signora punta subito su Izzy, la più piccola dei suoi quattro figli. Ribelle da sempre, una pecora nera appena adolescente, diversissima dai fratelli in partenza per le università più prestigiose del paese, Izzy invece è in fuga per chissà dove. Mia invece è una fotografa single che ha scelto una vita itinerante con la figlia, fin dalla nascita, cavandosela a malapena con lavori vari, per avere tempo libero da dedicare alla sua arte. Con un buon successo, però accuratamente nascosto: le sue opere sono state vendute a una prestigiosa galleria di New York, ma Mia non parla mai di questo, né del suo passato. Mia lavora controvoglia come domestica e cuoca nella lussuosa casa di Mrs Richardson, in cambio di un piccolo alloggio. La figlia Pearl ha fatto amicizia con i quattro ragazzi Richardson, e Mia le ha promesso di metter fine al vagabondaggio… e allora come mai quella che dovrebbe essere una svolta decisiva diventa a poco a poco un problema per madre e figlia, e non solo? Accade quando un vecchio amico dei Richardson decide di adottare un bambino sino-americano. Ne nasce una battaglia per la custodia che divide l’intera cittadina. Mia ed Elena si troveranno su fronti opposti e questo farà scattare nella mente di Elena il sospetto che Mia nasconda un passato torbido. Ma questa sua ossessione avrà costi altissimi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E’ una storia strana quella che ci racconta Celeste Ng. Una storia che ha un retrogusto di realtà, di vero, e per questo è difficile da spiegare.
Non parla né di amore, né di amicizia; né di riscatto né di libertà; né di pace né di guerra. Non nello specifico, per lo meno.
L’autrice è riuscita a rinchiudere tutti i temi della letteratura in quasi quattrocento pagine, regalando al lettore un romanzo completo che non si limita a raccontare una storia ma si spinge fino a narrare la vita.
I protagonisti di Tanti piccoli fuochi sono umani, a volte anche troppo umani (per citare Nietzsche) e, come tutte le persone, sbagliano. Il romanzo è costellato di fallimenti e, soprattutto, di tentativi di riscatto: chi prima e chi dopo, tutti i personaggi riescono a capire cosa non sono riusciti a fare nel modo giusto e cercano di porvi rimedio, ciascuno seguendo sempre la propria personalità.
E’ un romanzo, questo, che lascia nel lettore un certo senso di frustrazione e impotenza: a volte, si vorrebbe entrare tra le pagine e tirare i personaggi per le orecchie fino a farli risvegliare dal torpore in cui la routine li ha rinchiusi.
Solo Mia, la vera protagonista del romanzo, sembra capire appieno gli altri. Solo lei riesce a vedere cosa nascondono dietro le mura che si sono costruiti per difendersi dal mondo: aiutare tutti, però, è difficile.
Una visione della vita un po’ malinconica, quella dell’autrice, che però ci lascia il permesso di sognare e di sperare in un domani migliore.

L’autrice scrive piuttosto bene: usa parole concrete che, tra le sue pagine, acquistano una buona musicalità. E’ una maestra nell’arte dello Show don’t tell: le emozioni, così come le caratteristiche principali dei personaggi, sono percepibili. I luoghi hanno il profumo del vero e questo aiuta il lettore a immergersi a trecentosessanta grandi in un’ottima lettura.
Celeste Ng tende a partire dalla fine, per poi spiegare lentamente cosa ha portato i suoi personaggi a quel punto della storia: una strategia piuttosto interessante.
L’unica pecca, grossa, del romanzo erano gli errori di battitura che ho trovato qua e là tra le pagine: non tolgono valore alla storia, ma rendono la lettura difficile e pesante per chi, come me, odia trovare errori nei libri.

Per tirare le somme, a mio giudizio il romanzo merita un 8/10. Non sono ancora del tutto sicura di aver compreso ogni sfumatura nascosta tra queste pagine, ma so per certo che il libro mi è piaciuto.
Consiglio il libro a chi ama i romanzi che parlano della realtà, lo sconsiglio agli amanti del fantasy. I giallisti (Lo posso dire? Lo dico) potrebbero apprezzare lo spirito di mistero che permea il romanzo.

*Volpe

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

SCONTRO DI CIVILTA’ PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO

Autore: Amara Lakhous
Casa editrice: E/O
Anno di edizione: 2012

.: SINOSSI :.

Omicidio a piazza Vittorio: una commedia all’italiana scritta da un autore di origine algerina. Questo romanzo di Amara Lakhous è una sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniata su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il “Pasticciaccio” sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare). La piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio. Forse basta mettere in scena frammenti di vita quotidiana intrecciati attorno all’ascensore, puntualmente all’origine di tante dispute condominiali, per comprendere il nodo focale del paventato, discusso, negato o invocato scontro di civiltà che assilla il nostro presente e il nostro futuro e infiamma il dibattito politico, sociale e religioso-culturale dei nostri giorni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio è un libricino che si legge davvero in fretta e che, in un certo senso, dà una rappresentazione più o meno veritiera del nostro mondo globalizzato e multietnico.
Il libro è composto da una alternanza di monologhi e pagine di diario: i monologhi sono scritti dal punto di vista degli inquilini di uno dei tanti palazzi di Piazza Vittorio e sono le loro risposte alle domande della polizia che sta indagando su un omicidio; le pagine di diario, invece, sono scritte dal punto di vista del presunto assassino.
Quello che è interessante valutare è come l’autore abbia scelto di caratterizzare i suoi personaggi: apparentemente, in questo palazzo di Piazza Vittorio vivono degli stereotipi ambulanti e di stereotipi queste persone si cibano dalla mattina alla sera.
Comprendo la volontà dell’autore di comicizzare un romanzo portando agli eccessi comportamenti che, purtroppo, permeano ancora la nostra società, tuttavia dopo un po’ l’ho trovata una eccessiva banalizzazione di un problema reale.
Le stesse esperienze e gli stessi personaggi, pur con i loro stereotipi, in un contesto leggermente più serio avrebbero dato un sapore diverso al romanzo portando alla luce il vero problema evidenziato dall’autore: la difficile integrazione tra popoli diversi.
Il casus belli di questo libro è, apparentemente, la morte di una persona. Tuttavia, leggendo i monologhi dei personaggi è chiaro che a nessuno interessa davvero di questo: quello che li stupisce e, in un certo senso, li preoccupa è che una persona che credevano italiana in realtà un immigrato.

Il personaggio meglio caratterizzato è Amedeo: apprendiamo la sua storia con lentezza e le pagine a lui dedicate sono sempre avvolte da un certo mistero che lo rendono particolarmente interessante. Inoltre, Amedeo sembra l’unico personaggio sfuggito alla “regola dello stereotipo”.
Il voto finale che do a questo romanzo è 8/10. Mi è piaciuto, ma a mio giudizio c’era ancora spazio per migliorare. Il messaggio dell’autore non è chiarissimo e va veramente cercato al di sotto di tutti gli orpelli comici e narrativi utilizzati per far sorridere il lettore.
Ci sono alcuni passaggi permeati da una tenerezza e da una dolcezza davvero piacevoli, qui si vede davvero il pensiero dell’autore ed è un pensiero che sono disposta a sostenere e condividere. Peccato che siano rari.

*Volpe

Fiabe Irlandesi

FIABE IRLANDESI

Autore: Yeats
Casa editrice: Newton Compton
Anno di edizione: 2002

.: SINOSSI:.

Poco più di un secolo fa Yeats, la maggiore voce poetica di lingua inglese del Novecento, riuniva per la prima volta nelle due raccolte “Fiabe e racconti popolari delle campagne irlandesi” (1888) e “Fiabe irlandesi” (1892), le favole e i racconti dei più grandi scrittori del suo paese, tra cui Thomas Crofton Croker, Lady Wilde (madre di Oscar), William Carleton, Douglas Hyde, che seppero ben interpretare e rivendicare la validità di una tradizione narrativa popolare autonoma e vivace: una splendida panoramica del folclore irlandese, popolato da spettri, folletti, streghe, diavoli, giganti, gatti magici, druidi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Fiabe Irlandesi è una raccolta dal sapore antico, con la quale Yeats dipinge un’Irlanda avvolta dalla più dolce delle magie: il folklore.
Folletti, sirene, spiriti, fantasmi ed eroi del passato animano le pagine di questa raccolta portando il lettore nel vivo della tradizione favolistica Irlandese: le fiabe qui trascritte sono riportare da Yeats così come sono state a lui raccontate.
L’autore fa un ottimo lavoro di raccolta, sistemando le storie per argomento e dà al suo lettore tutti gli strumenti necessari per capire ciò che sta andando in scena: brevi, quanto esaustive, note accompagnano ciascuna favola; alcune si limitano a tradurre termini dal gaelico, altre invece sono note storico-culturali.
Ogni favola ha un suo significato: alcune sembrano atte ad istruire i giovani su quali comportamenti siano accettabili e quali no; altre invece provano a dare una giustificazione a fatti altrimenti inspiegabili. Così, quando un ragazzo scapestrato mette la testa a posto nel giro di una notte, ecco che gli Irlandesi tirano in ballo i folletti e le loro magie; quando qualcuno raccoglie una enorme fortuna nel giro di poco, si scomodano grandi eroi o santi che premiano chi è puro di cuore.

Lo stile dell’autore è semplice ed esaustivo, l’unica pecca vera e propria del libro è l’edizione: sembra poco curata ed è piena di errori ortografici, specialmente mancano spesso gli accenti, cosa che rende la lettura difficoltosa.
E’ impossibile giudicare il repertorio culturale di un popolo, quindi mi astengo dal dare un voto numerico alla raccolta.

*Volpe

Carmilla

CARMILLA

Autore: Le Fanu
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Carmilla, la prima vampira della storia della letteratura, e il dottor Hesselius – medico e metafisico tedesco -, il primo detective dell’occulto, sono i due principali protagonisti di questa raccolta di storie “gotiche”. Un testo chiave, la cui influenza sarà fortissima in tutta la letteratura del Novecento sui fantasmi. Tè verde (1869) è il racconto del reverendo Jennings che, dopo la lettura di “certi volumi antichi, edizioni tedesche di testi in latino medievale”, mentre torna a casa con l’omnibus, vede comparire una misteriosa scimmia, che da quel momento in poi, tra improvvise sparizioni e scoraggianti ricomparse, continuerà a seguirlo fissandolo con bramosia maligna. Il giudice Harbottle (1872) è la funesta cronaca della nemesi piombata su Mr Harbottle, uomo malvagio e corrotto. Carmilla (1871-1872), infine, il più famoso dei racconti di Le Fanu, narra le astuzie e i languori della vampira Carmilla. Le storie di questo volume non sono paurose perché fantastiche, bensì paurose perché vere: riflessi del nostro essere, voci della nostra coscienza, proiezioni della nostra angoscia, immagini duplicate del nostro volto inquietante. Le Fanu ci invita a guardare nello specchio del reale con la consapevolezza che quanto vedremo non sarà la verità, ma una sua ombra confusa, il riflesso baluginante di qualcosa che sfugge al controllo della ragione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Attraverso il racconto, quasi scientifico, di Hesselius, il lettore si trova a viaggiare in un mondo che, se a prima vista è identico al suo, nasconde tra le sue ombre le follie del soprannaturale.
Il testo di Le Fanu è un horror magistrale. L’autore gioca con la mente del lettore: si guarda bene dal rendere l’orrore esplicito, e forse è proprio per questo che il suo libro è carico di inquietudine.
Non ci dice chiaramente che gli episodi di cui narra sono frutto del soprannaturale, anzi, lascia intendere che possa trattarsi di follia, di pazzia o di esaurimento nervoso che, paradossalmente, rende il racconto ancora più tetro.
Lo stile non è semplice: si tratta comunque di una raccolta di racconti scritta nel 1800 e segue, ovviamente, i canoni dell’epoca. Il testo è ricco di descrizioni più o meno dettagliate e l’autore preferisce chiaramente il discorso indiretto a quello diretto.

Mi sento di dare a questa raccolta un 8/10. Non saprei dire esattamente il motivo ma, sebbene sia un testo di valore, non mi ha convinta del tutto.
In ogni caso, ho apprezzato tutti e tre i racconti per tre motivazioni completamente differenti.
Il primo racconto, intitolato Té verde, l’ho apprezzato perché faceva veramente paura. Tra i tre è quello che ho trovato più inquietante.
Il secondo, invece, mi è piaciuto perché è il più “leggero”. Nonostante la storia sia colorata dalle stesse tinte fosche della prima, l’ho trovato meno impressionante e più semplice da leggere.
Il terzo, ovvero il famosissimo Carmilla, racchiude al suo interno un discreto numero di informazioni utili e interessanti riguardo il mondo dei vampiri. L’autore, volontariamente o meno, introduce figure che sicuramente hanno condizionato opere successive: addirittura si incontra un cacciatore di vampiri molto simile al famosissimo Van Helsing presente in Dracula.
Sconsiglio la lettura a chi è facilmente impressionabile, perché questi racconti potrebbero causare incubi notturni o paura quando si è al buio.

*Volpe

La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi

LA GABRIELLA IN BICICLETTA. LA MIA RESISTENZA RACCONTATA AI RAGAZZI

Autore: Tina Anselmi
Casa editrice: Manni Editori
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

26 settembre 1944, Tina Anselmi ha 16 anni, siamo nel pieno dell’occupazione nazista. Quel giorno a Castelfranco Veneto, dove Tina vive, i tedeschi impiccano 43 giovani partigiani nella piazza del paese, e tra questi c’è il fratello di una sua compagna di classe. Tina ne è scioccata: viene da una famiglia antifascista e anche nell’Azione Cattolica ha appreso valori ben diversi da quelli imparati a scuola nell’ora di Dottrina fascista. Decide così di unirsi alla lotta partigiana. “Se ti prendono i tedeschi, prega che t’ammazzino perché altrimenti quello che ti faranno sarà peggio”, le dice il comandante della Brigata Battisti che va a incontrare sul Monte Grappa. Ma Tina ha il coraggio che viene da quella situazione di ingiustizia, dalla certezza di stare dalla parte della ragione: “C’era un pizzico di incoscienza, ma c’era soprattutto la convinta fiducia in quello che facevamo”, scrive. Con il nome di battaglia di Gabriella, per molti mesi percorre un centinaio di km al giorno mantenendo i collegamenti tra le formazioni partigiane, trasportando stampa clandestina, armi, messaggi. Introduzione di Laura Boldrini.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro tanto semplice da leggere quanto difficile da recensire. La Gabriella in Bicicletta più che un romanzo o un racconto è un libro di storia completamente dedicato alla resistenza italiana.
Grazie alla testimonianza di Tina Anselmi e con la complicità di altri autori, Manni Editori ha creato un testo pedagogico di grande efficacia soprattutto per la sua semplicità.
Date, fatti storici e privati si intrecciano in poco più di un centinaio di pagine e descrivono uno spaccato molto particolare della storia italiana: l’intento, naturalmente, è quello di dare al lettore uno strumento nuovo per conoscere più a fondo le vicende che hanno portato alla formazione della resistenza partigiana.
Particolare importanza è data alla componente femminile della resistenza: recentemente rivalutata, in questo libro è messa decisamente in primo piano e viene analizzata dettagliatamente.
Così, il lettore scopre, tramite la testimonianza diretta, quale fu il ruolo della donne tra le fila della lotta partigiana, e scopre quali furono i pericoli che le giovani staffette correvano giornalmente.
Gli stili sono molteplici, tutti estremamente chiari e di facile comprensione: questa particolarità rende il libro adatto anche ai lettori più giovani.

Francamente, dare un voto a un libro di storia è impossibile: non è possibile esprimere un giudizio sulla trama o sullo stile.
Mi sento, però, di consigliarlo a chi ha figli, tenendo presente che l’argomento trattato non è leggerissimo e necessità dell’aiuto di un adulto per essere compreso nella sua interezza.

Buona lettura!

*Volpe

La casa delle foglie rosse

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE

Autore: Paullina Simons
Casa editrice: Harper&Collins
Anno: 2017

.: SINOSSI :.

Conni, Albert e Jim sono inseparabili fin dal primo anno di università: vivono, studiano e giocano a basket insieme, legati da un’amicizia totalizzante che ruota intorno all’anima del loro gruppo, la bellissima Kristina Kim, ma che negli ultimi tempi inizia a dare segni di cedimento. Quando il corpo di Kristina viene trovato nudo e semisepolto dalla neve nei boschi che circondano il college, tocca a Spencer O’Malley far luce sulle circostanze poco chiare di una morte che lo turba profondamente, forse per via dell’istintiva affinità che ha provato nei confronti della vittima nel momento stesso in cui l’ha conosciuta, pochi giorni prima. Com’è possibile che nessuno di quegli amici così stretti abbia denunciato la sua scomparsa? O’Malley è sicuro che la chiave di tutto sia lì, nei rapporti intricati e per certi versi inquietanti tra i quattro ragazzi, e le sue domande insistenti portano alla luce una rete di segreti, gelosie, reticenze e mezze verità che vanno ricomposti pezzo per pezzo, come un puzzle misterioso e complesso in cui ogni rivelazione è più scioccante della precedente.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un buon libro per riempire le giornate estive, magari sotto l’ombrellone: La casa delle foglie rosse non è un romanzo particolarmente impegnativo e si legge con discreta facilità e velocità.
La trama non è, però, delle migliori: è costellata da punti interrogativi che non sempre trovano risposte coerenti e credibili e vi sono molti elementi che rendono il romanzo più adatto ad essere classificato come rosa che come giallo. E’ vero, le indagini occupano la maggior parte del libro, ma l’elemento romantico accompagna il lettore con insistenza e, a volte, con una punta di assurdità.
La Simons pecca sul realismo per quanto riguarda i sentimenti umani e a volte si appoggia a stereotipi infelici: ad esempio, ho trovato disturbante la sua concezione degli orfani come persone senza cuore e senza morale.
La sua protagonista femminile sfiora pericolosamente il confine tra un buon personaggio e la Mary Sue: risulta perfetta, ovviamente bellissima e con una vita naturalmente difficile durante la quale ha dovuto imparare a cavarsela da sola. Come da copione, tutti, o quasi, i personaggi maschili sono innamorati di lei.
Il romanzo migliora nella seconda parte, durante la quale si svolgono concretamente le indagini: la suspense aumenta e il lettore trova coinvolgimento negli intrighi e nei sotterfugi che portano alla conclusione del romanzo.
Lo stile della Simons non è male, ma non ha neanche nulla di eccezionale: la prosa è semplice e le descrizioni, a parte casi rari, praticamente inesistenti.

Per me, questo romanzo merita una votazione di 6,5/10.
La pecca maggiore del romanzo, a mio avviso, è il continuo riferimento romantico: sembra che, secondo l’autrice, anche di fronte alla morte non esistano altri sentimenti se non l’amore o l’attrazione erotica.
Sicuramente, esistono romanzi gialli di qualità superiore, tuttavia se volete leggere un romanzo romantico con punte di poliziesco, questo è il romanzo che fa per voi!

*Volpe

La macchina del vento

LA MACCHINA DEL VENTO

Autore: Wu Ming 1
Casa editrice: Einaudi Editore
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

«La guerra non la pagherà solo il regime: la pagherà l’Italia, e noi erediteremo le macerie. Però noi vediamo l’occasione di ricostruire! Invece là, – puntò il bastone in direzione del continente, la maggior parte della gente ancora sonnecchia, intorpidita dal fascismo. Qui a Ventotene vediamo il futuro, mentre nel resto d’Italia non ne hanno la minima idea! E allora chi sono gli isolati? Chi sono i veri prigionieri del loro tempo?» Isola di Ventotene, colonia di confino degli antifascisti, 1939. Erminio è un giovane socialista, ex studente di Lettere a Bologna. Voleva fare la tesi sui mari d’Italia nei miti greci e adesso, ironia della sorte, è segregato su uno scoglio nel Tirreno, di fronte alla dimora della maga Circe, dove rischia di impazzire. Per non cedere, Erminio guarda all’esempio di un compagno più anziano, un uomo carismatico e tenace, da dieci anni prigioniero del regime. Si chiama Sandro Pertini. Una mattina d’autunno, dal piroscafo Regina Elena sbarca in catene Giacomo, un nuovo confinato. È un fisico romano e ha un segreto. Anzi, più di uno. Mentre l’Italia entra in guerra e la guerra travolge l’Italia, le stranezze di Giacomo e i misteri sul suo conto influenzano Erminio, innescando una reazione a catena e trasformando l’isola in un crocevia di epoche e mondi. Perché a Ventotene ci sono anarchici, utopisti, futuri partigiani, costituenti, pionieri dell’Europa unita… Ma c’è chi sogna ancor più in grande di loro.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Vorrei iniziare così, invitando chiunque creda che non esiste letteratura italiana contemporanea di qualità a prendere in mano questo libro. Li invito ad immergersi in questa lettura perché tra le pagine de La macchina del vento si nasconde la Storia, non una storia.
Riga per riga, il lettore viene catapultato indietro nel tempo e si trova faccia a faccia con le miserevoli condizioni della cosiddetta “Villeggiatura”, ovvero il confino fascista. In particolare, le vicende si svolgono a Ventotene, dove furono rinchiuse alcune delle menti più brillanti dell’antifascismo italiano.
L’autore porta alla luce gli orrori che i prigionieri erano costretti a subire al confino: la penuria di cibo, la mancanza dell’igiene e di adeguate cure mediche nonché, naturalmente, la crudeltà degli aguzzini e l’indifferenza della direzione.
Se da una parte ne sottolinea la bruttezza, dall’altra ne individua tutte le potenzialità: mostra come l’uomo riesca a restare tale attraverso il pensiero e attraverso la sua personale resistenza.
Wu Ming 1 ha scelto un protagonista particolare, o meglio si è inventato un protagonista d’eccezione: Erminio Squarzanti, insieme a Giacomo Pontecorboli, è uno dei pochi nomi non realmente esistiti di questo romanzo.
Erminio è un giovane socialista che voleva laurearsi in Lettere classiche ma che non ne ha avuto la possibilità proprio a causa delle sue idee antifasciste. E’ un sognatore che vede nella prigionia del confino la sua personale lotta “Greco-romana” e che, attraverso i miti greci, si crea un mondo nuovo nel quale inserisce anche alcuni suoi compagni di prigionia. Vede gli Dèi greci nel suo quotidiano e identifica chi sia fascista e chi invece antifascista e si lascia conquistare dai suoi sogni per sopportare un quotidiano altrimenti troppo pesante.
Assieme a lui c’è Giacomo Pontecorboli, un fisico i cui vaneggiamenti seguono quelli de La macchina del tempo di H.G. Wells. Sebbene con le sue farneticazioni possa sembrare fuori strada, Erminio riuscirà a capire cosa esattamente il suo amico intende dire: il tempo, a Ventotene, viaggia più veloce che nel resto dell’Italia.
Lì, dove intellettuali e menti d’eccezione sono rinchiusi tutti insieme, infatti, si stanno già costruendo le basi per quella che sarà l’Europa del dopoguerra. La resistenza di Erminio e di Giacomo è l’allegoria di chi non s’è mai arreso al fascismo e di chi, con le sue idee, stava già costruendo un futuro migliore.

Per me, questo romanzo merita 10+. Credo di non esagerare quando dico che è davvero il libro migliore che io abbia mai letto e restare oggettiva e distante in questa recensione è stato davvero difficile.
Wu Ming 1, tramite uno stile complesso e semplice al tempo stesso, mi ha riportato alla mente le letture antinaziste che ho consultato per la tesi di laurea: tra le sue pagine ho trovato lo stesso piglio della Rosa Bianca e la stessa speranza in un futuro diverso, lo stesso amore per la libertà e lo stesso identico concetto di resistenza che deve essere innanzitutto privata e personale.
Le pagine sono scritte magistralmente, ho apprezzato ogni singola parola e sono stata fiera, sì fiera, che questo romanzo, che ha le potenzialità per diventare un classico, sia stato scritto da un mio connazionale.
Si vede che l’autore conosce ciò di cui parla: l’argomento scelto è difficile, ma viene trattato con un rispetto meraviglioso.
La lotta Greco-romana di Erminio presenta diversi termini in latino e in greco cosa che potrebbe portare con sé qualche problema per chi il greco non lo sa leggere, ma non preoccupatevi: l’autore si premura di tradurre sempre tutto, sebbene a volte lo faccia con colorite metafore.
E’ una lettura che, soprattutto in questo momento storico, consiglio davvero a tutti: ad alcuni la consiglio per capire, ad altri per avere coraggio.

*Volpe

Le belle Cece

LE BELLE CECE

Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti
Anno: 2015

.: SINOSSI :.

Maggio 1936. Con la fine della guerra d’Etiopia nasce l’impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l’occasione per celebrare degnamente l’evento. Astuto come una faina, ha avuto un’idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all’ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. Ma l’euforia bellica e l’orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un’aggressione notturna ai danni dell’ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l’ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l’enigma. Ma alla svelta e senza lasciare tracce, o le campane, questa volta, le suonerà il Malversati, con le sue mani, e saranno rintocchi poco allegri per la carriera del Semola.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sullo sfondo dell’Italia fascista, personaggi dai toni comici si scambiano la scena per dare vita ad un romanzo giallo dal sapore fresco, divertente e anche un po’ irriverente.
Vitali scrive con uno stile molto particolare che lascia poco spazio all’introspezione o alla descrizione, ma per il suo fine non è un male: certo, bisogna fare l’abitudine ai suoi dialoghi non sempre espliciti e al cinismo latente dei suoi personaggi, ma se si riesce a passare oltre si potrà godere di una lettura particolare e fresca.
La trama è un po’ lenta.
E’ un giallo, per quanto possa essere comico, ma le vere e proprie indagini si svolgono solo dopo la metà del romanzo, cosa che potrebbe infastidire alcuni lettori.
Particolarmente interessante, invece, è la descrizione che Vitali dà sia della Bellano fascista, sia del periodo storico in sé. Il lettore quasi non si accorge di essere alle porte della seconda guerra mondiale: fascisti e antifascisti latenti conducono una guerra sotterranea, fatta di tranelli, trabocchetti e piccolissime vittorie personali che consistono, nell’opera di Vitali, in un “lei” al posto del canonico “voi” fascista o nel vedere l’avversario entrare in questo o quell’altro bar.
Vitali, insomma, riduce tutto al quotidiano, al semplice e ad una normalità che quasi stona con quello che viene insegnato durante l’ora di storia.

Per me, questo romanzo merita un 7.5/10. Non è riuscito a coinvolgermi con la sua trama, sebbene io abbia apprezzato tantissimo la caratterizzazione dei personaggi.
Ho trovato il libro troppo lento ed intricato e ha un po’ deluso le mie aspettative.
Sicuramente, gli amanti del genere comico troveranno pane per i loro denti: le risate, sia sotto i baffi sia aperte e sonore, sono assicurate!

*Volpe