Armilla meccanica – Il cielo

.: SINOSSI :.

I Meka incarnavano un’idea, quasi un’ideologia in verità, quella del gigantismo meccanico dell’umanità alla conquista delle stelle. Troppo grande l’universo per affrontarlo con le sole piccole membra fornite all’uomo dalla natura”. 

Su una remota miniera extrasolare Geuse, un vecchio mek-operaio, giorno dopo giorno vede i frutti del suo duro lavoro sfumare a causa di una crisi economica senza precedenti, che coinvolge tutte le colonie della Via Lattea. Come molti altri medita di prendere ciò che gli spetta e di cambiare vita. Ma non è così facile.

Ad anni luce da lì la Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, è stravolta dallo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. Ora a regnare è un feroce dittatore che si fa chiamare Meklord. I nativi del pianeta, i queer, gli fanno guerra per quanto possono, mentre attendono l’aiuto della Terra o di chiunque avrà il coraggio di sfidare per loro le maree del tempo e le armate meccaniche del tiranno.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo romanzo, primo capitolo della saga Armilla Meccanica, trasporta il lettore in un futuro lontano: la via lattea è alle prese con una crisi economico-finanziaria interstellare devastante chiamata comunemente Chaincrack che ha portato le diverse civiltà ad espandersi nel tentativo di risolvere i problemi collegati a questa crisi.
L’autore usa questo escamotage per descrivere un mondo crudo e soprattutto crudele: ci racconta della colonizzazione interstellare e dei mali seguiti alla crisi; delle rivolte dei mek-operai e dei queer dedicando a ciascun avvenimento il giusto spazio affinché il lettore abbia l’opportunità di comprendere bene le dinamiche che animano questo mondo così complicato.

La scrittura di Carta non è tra le più semplici. Il suo romanzo è zeppo di tecnicismi che rendono la lettura zoppicante: un lettore comune e senza l’adeguata preparazione, come del resto sono io, faticherà a raccapezzarsi e a dare un senso alle numerose parole ultra precise che l’autore usa per descrivere il suo mondo e le creature che lo popolano. Personalmente mi sono trovata spesso a tornare indietro nella lettura nel tentativo di capire esattamente ciò di cui si stava parlando e non sempre ci sono riuscita.
Per altri lettori questo però potrebbe essere un pregio: chi è più preparato si troverà sicuramente maggiormente coinvolto da una lettura che evidentemente parla la sua stessa lingua.

La trama intessuta da Carta è interessante anche se, a lettura conclusa, la sensazione che mi ha lasciato è che questo romanzo fosse quasi un lungo prologo. Credo l’intenzione dell’autore fosse rimandare l’azione, che in effetti è molto poca e quasi esclusivamente negli ultimi capitoli, e permettere al lettore di abituarsi al mondo da lui creato, che appunto come abbiamo detto è ricco di avvenimenti e di novità, e ai suoi personaggi che sono la parte migliore del libro.
I personaggi sono molto belli, ben descritti, caratterizzati in maniera molto precisa e riconoscibile: sui personaggi l’autore ha fatto un lavoro egregio e sono loro, in questo primo capitolo, a tenere il lettore incollato alle pagine.

Per concludere, il voto che personalmente mi sento di dare al romanzo è 7.5/10. Non è un brutto romanzo, anzi la trama è interessante e ai personaggi, che sono davvero piacevoli, è facile affezionarsi. Il mio problema principale è stata la difficoltà di interpretazione di alcuni termini che hanno reso la lettura davvero difficile.
Ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il fatto che l’autore, con questo primo romanzo, traccia i confini di un conflitto destinato a durare animato da differenze di classe e, soprattutto, di ideali. Una lotta tra chi ancora vive nel passato e chi, invece, ha la mente e il corpo proiettati in un futuro inimmaginabile.

*Volpe

West

.: SINOSSI :.

Cy Bellman, allevatore di muli e sognatore irrequieto, vedovo, una figlia, legge sul giornale che in una palude del Kentucky sono stati ritrovati resti giganteschi appartenenti a un animale non meglio identificato. Così lascia la Pennsylvania per andare a verificare coi suoi occhi se davvero nelle piane del West pascolano ancora enormi creature leggendarie. Armato di mappe e della propria ostinazione, Bellman si congeda da Bess affidandola alle cure sbrigative della sorella che per prima dubita della sua salute mentale. Mentre Bess segue l’itinerario del padre rintanata in biblioteca e fantastica sulle sue avventure, Cy procede scortato da un giovane indiano smilzo chiamato Donna Vecchia Vista Da Lontano. Il loro è un viaggio di silenzi ed equivoci, verso qualcosa che forse non c’è. Intanto su Bess, che sta diventando una ragazzina, incombono le attenzioni del vicino di casa, Elmer Jackson. Bess è sola, non c’è nessuno a proteggerla. E la tragedia si addensa su due fronti. Una scrittura misurata e potente per una vicenda di illusioni e delusioni: l’epopea del West narrata come una storia semplice di uomini e di sogni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

West è sicuramente uno dei romanzi più tristi che io abbia mai letto, allo stesso tempo è anche uno di quelli più profondi.
Si tratta di un libro che conta poco più di un centinaio di pagine ma i temi trattati lo fanno diventare un romanzo pesante da cui è sì difficile staccarsi ma che potrebbe rendere molti lettori inquieti.

La scrittura di Davies è proprio bella, poetica e gentile nonché in completo contrasto con gli argomenti trattati e la crudeltà di un mondo che non ha pietà per nessuno. Le metafore non si sprecano e il lettore ha accesso agli intimi segreti e pensieri sia dei protagonisti sia degli antagonisti, è facile affezionarsi ai suoi personaggi perché, essendo ben descritti, il lettore riesce a immaginare ciò che potrebbe aspettarli alla fine della storia. Siccome nessuna prospettiva sembra piacevole, si è portati a sfogliare pagina dopo pagina sperando in un lieto fine che l’autrice non sembra intenzionata a regalare.
Si tratta di un libro in cui l’azione è veramente poca. Non è importante l’avventura o il viaggio che i personaggi compiono esternamente bensì quello che fanno nella loro anima. Allo stesso modo, è importante vedere quali sono i temi che Davies ha scelto di trattare che sono ciò che davvero sostiene la narrazione e rendono il romanzo speciale.
Come dicevo, appunto, se la mole del libro non spaventerà nessuno, potrebbero farlo gli argomenti. Cy Bellman, ossia il primo dei molti protagonisti di questo romanzo, rappresenta un uomo incapace di accettare la morte della moglie. Questo lutto mal gestito lo porta a inseguire chimere dimenticandosi chi si lascia alle spalle. La figlia di Cy, una bambina di circa dodici anni, è la vittima del romanzo: non solo ha perso la madre giovanissima ma vede il padre partire per una missione impossibile e diventa oggetto delle molestie pedofile del vicino di casa.
Lo sfondo di quella che si preannuncia una vera e propria tragedia è l’america coloniale e l’autrice non risparmia al lettore nemmeno, e direi giustamente, le violenze che i nativi hanno subito da parte dei coloni americani. Portavoce di questa parte di trama è Donna Vecchia Da Lontano, un ragazzino che subisce violenza anche solo a causa del nome assurdo e irriverente che i coloni gli hanno affibiato.

Come potete immaginare da questa breve recensione, si tratta di un libro davvero difficile da digerire, o almneo così è stato per me. Lo ho comunque divorato, cominciandolo e finendolo durante un viaggio in treno da Milano a Forlì, e devo dire in tutta sincerità che ho apprezzato il modo in cui i diversi temi sono stati trattati da Davies.
Nonostante il romanzo possa far venire il mal di stomaco, io mi sento di dargli un bel 9/10 e mi permetto di considerlarlo, da ora in avanti, uno dei miei libri pereferiti. Apprezzo sempre quando una autrice, o un autore, si mette in gioco cercando di trascinare il lettore in una storia complessa e poco confortevole; ancora di più apprezzo quando questi intenti sono portati avanti bene e quando viene dato, come in questo caso, il giusto peso a ficende davvero drammatiche.

*Volpe

La collina dei conigli

.: SINOSSI :.

Il saggio Moscardo, l’ingegnoso Mirtillo, il prode Argento e tanti altri sono gli eroi di questo fantastico romanzo epico. Un drappello di piccoli coraggiosi conigli, alla ricerca di un avvenire più sicuro, migra attraverso le ridenti colline del Berkshire e affronta mille nemici in un indimenticabile cammino verso il più prezioso dei beni: la libertà. Con La collina dei conigli la letteratura contemporanea ha ricreato la sua Iliade e la sua Odissea: i piccoli e coraggiosi protagonisti vivono avventure ed emozioni, nella quiete di splendidi pascoli, e raccontano leggende sul Popolo dei Conigli, i suoi dèi e i suoi eroi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Anche voi siete stati, come la sottoscritta, traumatizzati dal film d’animazione La collina dei conigli? Se la risposta è sì, significa che siete rimasti vittima di quello stereotipo per cui se ci sono degli animaletti parlanti il film è chiaramente, certamente e indiscutibilmente adatto ai bambini.
Quando, anni fa, venne a mancare Richard Adams e milioni di lettori riempirono i social con foto di questo libro e ringraziamenti all’autore, io pensai ad una sindrome di Stoccolma collettiva che portava i miei coetanei ad osannare colui che ci aveva procurato un trauma psicologico pari alla morte di Mufasa e di Artax.
L’interesse per il romanzo si è acceso dopo aver visto l’omonima serie tv su Netflix e, fin dalle prime pagine, il romanzo mi ha catturata e rapita verso un mondo a “misura di coniglio”.
Richard Adams è riuscito a creare, al pari di Tolkien ma con meno clamore, un mondo epico dove ogni specie animale ha una propria lingua (anche se il romanzo si concentra unicamente sulla lingua lapina parlata dai conigli), dove esistono déi e miti non meno epici o didascalici di quelli tramandatici dalle varie tradizioni sparse in tutto il mondo.
La caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione è tutt’altro che aleatoria: dalla prima all’ultima pagina non si incontra un solo personaggio che risulti stereotipato; la stessa concatenazione di eventi non sembra studiata in funzione della trama, quanto ragionata per far evolvere al meglio le personalità dei singoli conigli evidenziando pregi e difetti, punti deboli e punti di forza di ognuno senza mai esacerbarli.

Il libro, sembrerà scontato, mi è davvero piaciuto e non posso che dargli 10/10.
Le descrizioni della campagna inglese sono delle perle e l’attenzione che Adams dedica nel descrivere, puntigliosamente, le specie vegetali ed animali che caratterizzano l’ambiente è davvero encomiabile. Il linguaggio è poetico e arcaico e ben si sposa con un testo che, pur parlando di conigli (non esattamente l’emblema dell’eroismo), trasuda epicità e drammaticità da ogni pagina regalando al lettore una parafrasi del mondo, della storia e di alcuni atteggiamenti tipicamente umani.
La collina dei conigli è un romanzo che, chiunque voglia fare lo scrittore, deve leggere almeno una volta e tenere sempre a portata di mano accanto allo scrittoio: a differenza di molti romanzi contemporanei, dove i personaggi tendono ad adagiarsi su stereotipi mancando così di profondità, Adams cesella minuziosamente i suoi protagonisti senza lasciare nulla al caso. Attraverso questo lavoro meticoloso, riesce a dare ai suoi conigli umanità aiutando il lettore ad empatizzare con tutti loro e capirli fino in fondo a prescindere dal loro schieramento all’interno del romanzo.

*Jo

La donna con l’abito nero

.: SINOSSI :.

“Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso. Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra degli uomini.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il breve romanzo di Alberica Simeone è un concentrato di inquietudine e adrenalina caratterizzato da una scrittura piacevole che scorre liscia, senza intoppi.
Il prologo, che cattura il lettore grazie ad una minuziosa descrizione dell’orrido pasto della bestiale e demoniaca antagonista, fa capire immediatamente al lettore ciò con cui avrà a che fare per tutto il romanzo. Le immagini che l’autrice crea grazie alla sua bella scrittura sono sì crude e terribili, ma la penna di Simeone fa in modo che non superino mai la barriera dell’intollerabile: per quanto terrificanti siano, quindi, nessuno sarà mai tentato di interrompere la lettura (anche se ammetto di aver fatto qualche incubo).

Il romanzo è, come si può facilmente intuire dalla trama ma anche dalla copertina, un horror che io definirei “classico”. Il protagonista, Matteo Gori, si ritrova catapultato in una realtà fatta di segreti e inganni in cui una creatura mostruosa tiene sotto scacco molte vite. Interessante il fatto che il lettore abbia modo di intuire immediatamente cosa, e soprattutto chi, sia l’antagonista sebbene i dettagli della sua natura vengano disseminati lungo tutto il romanzo in un crescendo di orrore.
In un certo senso, quello di Simeone è un romanzo corale: è vero che il protagonista è Gori, ma tutti i personaggi che, per un motivo o per l’altro, sono entrati in contatto con la creatura hanno uno spazio dedicato alla loro triste e terribile vicenda. Questo vuol dire che l’autrice, in circa duecento pagine, è riuscita a mettere insieme un romanzo complesso e, soprattutto, interessante.
Ho apprezzato molto anche che la storia si concentrasse sul rapporto padre e figlio che, a mio avviso, ha dato un’aria di freschezza ad una trama che altrimenti sarebbe potuta apparire comune.

Credo che il lavoro di Simeone meriti tranquillamente un 8/10. Non è un’opera scevra di difetti, ma sono comunque sottigliezze. Ad esempio io avrei apprezzato ancora di più se il romanzo fosse stato molto più lungo: l’autrice è molto brava a giocare con i sentimenti umani ed è capace di creare una persistente sensazione di angoscia. Entrambe le cose avrebbero giovato, secondo me, di un centinaio (o forse anche duecento) di pagine in più in cui si sarebbero potuti approfondire meglio i personaggi secondari e rendere ancora più asfissiante il clima di ansia che costringeva il lettore a restare incollato alle pagine.
Alcune scelte, soprattutto relative alla lore del mostro, sono eccessivamente complicate: l’autrice dà al lettore molte spiegazioni alcune delle quali, per quanto affascinanti e intriganti, non del tutto necessarie. Simeone ha sicuramente fatto una ricerca molto accurata prima di scegliere la creatura che infesta le pagine del suo romanzo, ma le spiegazioni a volte sono tropo dettagliate e tolgono un po’ di magia e mistero.
Un altro punto a favore, invece, è la qualità della grafica: il romanzo è introdotto da una serie di pagine in cui splendide illustrazioni di teschi e rose aiutano il lettore ad entrare nel giusto mood per iniziare la lettura.
Come ho detto, si tratta comunque di problematiche minori che dipendono in larga parte dal mio gusto personale. Ho apprezzato molto La Donna con l’abito nero che consiglio agli amanti dell’horror ma anche, e forse soprattutto, a chi vuole avvicinarsi a questo genere. Siate pronti a un libro crudo e sanguinoso che non vi risparmierà nessun dettaglio!

*Volpe

Alchimia&Mistica. Segni e Meraviglie

.: SINOSSI :.

Il Musaeum Hermeticum è un compendio di testi alchemici pubblicato in Germania nel XVII secolo. Tra le sue pagine il lettore sarà condotto in un viaggio fantastico e avventuroso che unisce i cosmogrammi medievali e le immagini del misticismo cristiano, passando attraverso l’affascinante mondo dell’alchimia per arrivare fino all’arte di epoca romantica. Gli enigmatici geroglifici di cabalisti, rosacroce e massoni mostrano qui la loro stretta relazione con le prime illustrazioni scientifiche nel campo della medicina, della chimica, dell’ottica e della teoria dei colori. Anche per i profani di storia dell’alchimia, questo libro risulterà un’affascinante meraviglia tutta da esplorare. I capitoli, riccamente illustrati, iniziano tutti con un’introduzione e citazioni di alchimisti e sono opera di uno studioso del settore, Alexander Roob. In questo volume il lettore potrà ravvisare le radici del surrealismo e di molti altri movimenti artistici più recenti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Bisogna iniziare questa recensione con un importante disclaimer: non si tratta di una recensione, per così dire, usuale. Il libro di cui parliamo oggi è una raccolta di quadri, incisioni, dipinti e schizzi che raccontano, o almeno provano a farlo, l’alchimia.
L’alchimia è notoriamente ermetica e dunque un libro come questo non è di facile comprensione perché dà poche spiegazioni e lascia che sia il lettore, un po’ con la fantasia e un po’ seguendo le brevi didascalie, a interpretare ciò che vede. Non è una operazione facile e alcuni potrebbero trovarsi un po’ spaesati, soprattutto se pensavano di aver acquistato un libro con cui imparare qualcosa di alchimia.

Il testo è diviso in macro sezioni (ad esempio genesi, cosmo, la luna, il sole, la grande opera e così via), a loro volta divise in capitoli. Ciascun capitolo è introdotto da una brevissima spiegazione dell’argomento con cui Alexander Hobb cerca di dare al lettore alcune chiavi di lettura per interpretare le opere che si appresta a vedere. Queste introduzioni sono sicuramente utili, anche se non sempre leggere o semplici: l’impressione, anche dovuta al fatto che gli argomenti non sono presentati in ordine logico o storico, è che l’autore dia un po’ per scontato che il lettore abbia già una vaga idea di ciò di cui si parla.
Il testo è ricco di curiosità, anche di informazioni che normalmente non si trovano sui manuali di alchimia in circolazione, cosa che renderà il libro ancora più interessante per chi, come me, un po’ mastica la materia.

Sicuramente la parte più interessante del libro sono, appunto, i dipinti e le incisioni. La casa editrice Taschen ha messo insieme una bellissima raccolta, ricca di illustrazioni a colori in cui il lettore può annegare e provare a immaginare, sognare e interpretare. La qualità delle immagini è altissima e con l’aiuto di una piccola lente di ingrandimento si possono vedere anche i particolari più nascosti così, chi vuole, può passare anche ore su un solo dipinto nel tentativo di carpirne i segreti.
Onestamente non mi sentirei a mio agio a dare un voto a questo testo: non pretende di essere un manuale, quanto piuttosto una raccolta di approfondimenti e curiosità per trascinare il lettore in un mondo diverso e sconosciuto. Se alcuni di voi vogliono approcciarsi alla materia alchemica sconsiglio vivamente di iniziare da questo libro: le spiegazioni sono poche e sommarie, giuste per introdurre i dipinti ma non sufficienti per dare effettive nozioni di alchimia, insomma un neofita si sentirebbe perso. E’ un testo che consiglio a chi già conosce un po’ di alchimia o a chi cerca qualcosa con cui incuriosirsi prima di leggere manuali più dettagliati.

*Volpe

Vox Machina – Le origini (Vol. 1 e 2)

.: SINOSSI :.

Volume 1: La banda di avventurieri nota come Vox Machina salverà il mondo. Prima o poi. Ma saranno pur dovuti partire da qualche parte, no? Le strade di sei aspiranti eroi, impegnati in missioni apparentemente diverse, finiranno per incrociarsi nella cittadina paludosa di Stilben, in cui qualcosa di losco sta accadendo. I sei dovranno unire le forze (più o meno) per capire cosa stia succedendo… ed evitare di uccidersi a vicenda mentre ci provano. Ma, anche se per qualche miracolo riuscissero a collaborare, non è detto che i veri responsabili delle disgrazie di Stilben siano nemici alla loro portata!
Volume 2: In questo volume prosegue l’avventura creata per la prima stagione della webserie: che fine ha fatto Grog il barbaro? Rintracciarlo vedrà il gruppo perdere un membro, guadagnarne un altro e rivelare parti del passato segreto di Grog… ma prima, i suoi amici dovranno trovarlo!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa recensione torniamo a parlare di Critical Role, il popolare podcast statunitense a tema Dungeons&Dragons in onda ormai da diversi anni.
Così come la serie tv la leggenda di Vox Machina, questi due fumetti esplorano le origini del gruppo di avventurieri protagonisti della prima campagna di D&D narrata da Matthew Mercer: qui li troviamo più giovani e inesperti ma sempre divertenti, irriverenti e, naturalmente, coraggiosi.

Entrambe le trame sono piuttosto lineari: si tratta, del resto, di due fumetti fantasy che seguono uno schema preciso. Nel primo, in particolare, abbiamo modo di conoscere i diversi membri del gruppo e scoprire come hanno iniziato a collaborare; nel secondo invece si presenta un problema a cui gli eroi devono trovare una soluzione.
Purtroppo, a volte si nota che si tratta di fumetti basati su una campagna di Dungeons&Dragons: alcune dinamiche, normali nel gioco di ruolo, risultano bizzarre sulla carta (ad esempio quando i personaggi gridano le mosse che stanno compiendo, cosa che mi ha ricordato moltissimo il modo in cui le Winx gestiscono i loro poteri magici. Forse la cosa poteva essere gestita in maniera meno bizzarra).
I personaggi sono piuttosto semplici e, a volte, tendono a scivolare verso lo stereotipo. Fortunamente trattandosi di un fumetto queste cadute si sentono poco e non inficiano la narrazione che resta comunque molto piacevole.

Trattandosi di fumetti, mi sembra giusto spendere qualche parola in più sulla grafica di entrambi i volumi. Il disegno di Olivia Samson è caratterizzato da tratti spigolosi e sottili che donano un carattere molto preciso alle sue illustrazioni: la sua mano è ben riconoscible, si vede che tutti i personaggi sono nati dalla sua fantasia perché pur essendo diversi hanno piccoli particoli in comune. Sia gli ambienti sia i protagonisti sono molto dettagliati; le espressioni del viso sono ben leggibili ed è facile distinguervi le diverse emozioni; le scene d’azione, per quanto caotiche, non sono confuse ed è facile seguire la scena senza perdersi.
Anche il colore è, a mio avviso, ben gestito. Ciascun personaggio, eroe o malvagio, è caratterizzato da un preciso colore code così che anche ad un primo, rapidissimo sguardo, il lettore sia in grado di distinguerli l’uno dall’altro. I colori, tra l’altro, sono stati scelti in base alla personalità dei personaggi: un dettaglio davvero apprezzabile. Luci e ombre danno carattere alle diverse scene e le improvvise esplosioni di colore durante le scene d’azione rendono ancora meglio la dinamicità della situazione narrata.

In sostanza, li ho trovati testi molto buoni anche se, purtroppo, non ho abbastanza esperienza nell’arte del fumetto per giudicarli al meglio. Mi hanno tenuto compagnia per un paio di pomeriggi e, in caso di noia, so che li rileggerò molto volentieri.
Naturalmente li consiglio agli amanti di Critical Role o ai giocatori di Dungeons&Dragons!

*Volpe

Il re, il cuoco e il buffone

.: SINOSSI :.

Non si sa se Tyll Ulenspiegel sia realmente esistito, ma dal Medioevo questa specie di Peter Pan tedesco, questo giullare che getta scompiglio, buffone di corte che si prende gioco dei potenti, è entrato nella tradizione popolare tedesca e, almeno in parte, europea. Daniel Kehlmann racconta il suo Tyll. Un bambino mingherlino nato nel piccolo villaggio di Ampleben, nel Nord della Germania, nel Diciassettesimo secolo, poco prima dello scoppio della Guerra dei trent’anni, che scappa dopo che suo padre viene bruciato con l’accusa di stregoneria. L’apprendista acrobata che, presa la via della strada, diventa il funambolo che balla in bilico sulla fune, incanta e irride gli astanti. Il giullare irriverente voluto da tutti, che finisce alla corte del Re d’Inverno, re che è durato il tempo di una sola stagione. E i tempi sono assai duri, imperversano il freddo, la fame e la guerra. L’Europa si è lasciata andare al sonno della ragione. Sulla strada impervia, Tyll, accompagnato dall’amica sorella Nele, tra boschi stregati, pentacoli e quadrati magici, incontra molte celebrità della sua epoca, come il dottor Fleming che scriveva poesie in tedesco, lingua ancora non formata, Athanasius Kircher, gesuita alla ricerca di un drago con il cui sangue vuole creare una medicina contro la peste, la regina di Boemia, Wallenstein e il re di Svezia Gustav Albert Wasa, circondato dai suoi rudi soldati sul campo di battaglia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Trovare le parole adatte per discutere di questo romanzo è davvero difficile. Il re, il cuoco e il buffone non è solo la storia di Tyll Ulenspiegel, celebre personaggio folcloristico già protagonista di molti programmi televisivi per bambini e ragazzi, è un compendio di storia europea, di filosofia, di religione, di magia e medicina.
Ogni pagina trasuda conoscenza e ogni personaggio porta qualcosa di nuovo e immensamente personale, profondo e complesso al lettore. Dire che esiste un solo protagonista sarebbe sbagliato, ma di certo Tyll Ulenspiegel è sempre presente: lui lega le storie e le vite le une alle altre e, nonostante la sua fama di buffone, ha qualcosa da insegnare a ciascuno di noi.

Non è un libro semplice da leggere: l’autore, Daniel Kehlmann, descrive l’Europa durante la guerra dei trent’anni sia nei suoi particolari più buffi, come ad esempio la folle ricerca dell’ultimo invisibile drago della Baviera o il magico quadro che solo gli stupidi vedono vuoto, sia in quelli più cruenti. In particolare, sono rimasta molto colpita dall’abilità dell’autore di descrivere le battaglie campali tipiche dell’epoca. Lungi dal riportare i fatti in modo eroico, Kehlmann mostra al lettore come doveva essere davvero la vita negli accampamenti e, peggio ancora, tra le fila dei soldati. Io ho avuto la fortuna di studiare questo periodo storico abbastanza di recente anche nei suoi dettagli militari e sono rimasta stupida dall’accuratezza con cui l’autore si è informato prima di mettere la sua storia su carta.
La precisione storica di Kehlmann non si limita tuttavia alla sola storia militare: il suo romanzo è ricco di nozioni religiose e, soprattutto magiche e folcloristiche. Il lettore is trova proiettato in un mondo completamente alieno in cui superstizione, scienza e magia si fondono costruendo così non solo la cultura ma anche la stessa realtà dei protagonisti. Seguendo il pensiero dell’epoca, Kehlmann descrive pratiche come i quadrati magici, la dragologia e l’alchimia rendendo bene l’idea di quanto, per le persone dell’epoca, la magia fosse assolutamente reale.

In questo quadro, che può apparire estremamente pesante, si inserisce la presenza dissonante di Tyll Ulenspiegel che, appunto, accompagna il lettore per tutta la storia. La sua funzione è, nel romanzo, quella del buffone di corte: permette di esplorare le assurdità di un’epoca piuttosto buia e sottolinea, esattamente i buffoni erano soliti fare con i sovrani, con spiccata ironia le incoerenze dei diversi personaggi.
Il romanzo è raccontato da un narratore onnisciente in terza persona e, proprio grazie a questo, il lettore può viaggiare da un punto di vista all’altro: anche in questo caso, la tecnica non è usata solo per poter mostrare di più al lettore, viene anche sfruttata per evidenziale le incongruenze che animano i diversi personaggi. Così, in un capitolo abbiamo la regina che si crede molto più intelligente del suo povero marito e riporta di lui l’immagine di un inetto che ha bisogno del suo amore per sopravvivere e in quello successivo rileggiamo le stesse vicende ma dagli occhi del re che vede nella sua mogliettina una fragile donna che ha tanto bisogno del suo amore per sopravvivere. Sono proprio l’assurdità e la disarmonia a rendere il romanzo uno specchio non solo della società del tempo ma anche di oggi.

Non possono che dare a questo romanzo un 10/10 perché, per me, ha tutto quello che un buon libro dovrebbe avere. Non solo la scrittura è splendida e riesce a coinvolgere il lettore anche nei momenti in cui la trama si fa più noiosa (l’autore è riuscito a mantenere alta la mia concentrazione scrivendo delle elucubrazioni di un mugnaio che cerca di capire quando, filosoficamente parlando, un insieme di chicchi di grado diventa effettivamente un mucchio di chicchi di grano), ma si tratta anche di un libro che, pur trasmettendo una quantità indefinibile di sapere, invita il lettore a non prendere mai la vita troppo sul serio.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a chi ama la storia ma anche e soprattutto a chi è sempre alla ricerca di un libro in grado di insegnare qualcosa: non resterete delusi perché ogni pagina è una nuova, emozionante, lezione.

*Volpe

Cronache dalla val Lemuria

.: SINOSSI :.

Da Genova (o da qualunque altra località civile) sono tre le strade per raggiungere la Val Lemuria. Il confine non è indicato da nessun cartello eppure, quando lo si supera, è difficile non accorgersene. Il paesaggio diventa subito più cupo e selvaggio. Boscaglie intricate si arricciano sui versanti della gola tortuosa scavata dal rio Aneto, mentre le montagne, dalle cime tipicamente coperte di nebbia, incombono opprimenti. Dieci storie alla scoperta di quel luogo misterioso e fantastico che è la Val Lemuria, dove è possibile udire il verso del pappagufo, imbattersi nelle tracce dei misteriosi Cecìni, o essere travolti dalla Birta Odlata. Ma attenzione… hic sunt lemures: qui ci sono gli spettri!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti di Cristiano Demicheli è in parte costituita da horror (piuttosto soft) e in parte da puro genio. Si resta sorpresi, pagina dopo pagina, dalla creatività di Demicheli: l’autore riesce a stupire i suoi lettori con ogni parola e, cosa ancora più bella, a non annoiarli nemmeno durante la seconda lettura.
I racconti sono ambientati in val Lemuria, un luogo che, seppur immaginario, ha molto di reale tanto che tutti almeno in un primo momento ci siamo chiesti se fosse davvero solo frutto della fantasia di Demicheli. Complice di questo inganno è il prologo: Demicheli si è divertito a scrivere una guida turistica della Val Lemuria per presentare tanto le stranezze di questo luogo quanto le ambientazioni e i protagonisti delle sue vicende. Divertentissimo è anche il penultimo racconto di cui però, per non rovinare la lettura a nessuno, non farò cenno: vi dico solo che, in questo caso, la fantasia dello scrittore sfonda addirittura la quarta parete.

Il centro dell’intera raccolta è, appunto, l’inventiva. I racconti di Demicheli sono intriganti soprattutto perché originali: l’autore riesce a coinvolgere sia quando scrive racconti per così dire classici, sia quando si diletta con storie dal sapore decisamente alternativo in cui inventa spiegazioni inusuali per pratiche comunissime, come ad esempio nel suo racconto “l’invenzione della passeggiata“.
Tutti i racconti di Demicheli appartengono al genere weird: a volte, sono caratterizzati da note più cupe, tal altre invece da sfumature comiche che rendono i testi ancora più bizzarri e, a mio giudizio, interessanti.
Lo stile scelto, che punta a suscitare sorpresa anche grazie all’uso sapiente della comicità catartica, non stanca mai e soprattutto si adatta perfettamente alle storie che l’autore ha deciso di raccontare.

E’ difficile trovare dei difetti alla raccolta: ciascun racconto è lungo il giusto e, allo stesso modo, la comicità così come le bizzarrie sono calibrate in modo da non disturbare mai il lettore. Difficile, quindi, dare al lavoro di Demicheli un voto inferiore a 10/10.
Il viaggio che si intraprende in Val Lemuria non dura né troppo poco né troppo a lungo: tutti i luoghi caratteristici della valle, come descritti del prologo-guida-turistica, vengono sfiorati da almeno un racconto donando circolarità al testo.
Il mio racconto preferito è stato “Il cielo sopra Tolengo” seguito da “l’invenzione della passeggiata” e, naturalmente, dal prologo che da solo dovrebbe convincere chiunque alla lettura.
Consiglio questa raccolta a chi ha voglia di fare un viaggio in una terra nuova e bizzarra, strana ma di cui poi non si potrà più fare a meno.

*Volpe

L’estate più bella della mia vita

.: SINOSSI :.

È la notte prima degli esami di maturità, Caterina si trova in bilico sul filo della vita, il termine di un percorso importante che la porterà ad affacciarsi al mondo degli adulti. Non si sente ancora pronta per affrontare tutto questo, la sua mente è confusa, ha paura di prendere decisioni sbagliate, come lasciarsi alle spalle la sua più importante storia d’amore. Per uno strano scherzo del destino incontra Federico, promettente studente universitario alla facoltà di Medicina, dal fare burbero, la cui vita gli ha riservato una spiacevole sorpresa. La condivisione di un segreto importante li porterà a conoscersi sempre di più, divenendo complici l’uno dell’altra in un’estate che ricorderanno per sempre come l’estate più bella della loro vita.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E’ una storia di sentimenti, oltre che romantica, quella raccontata da Alice Buzzella nel suo L’estate più bella della mia vita. Un romanzo in cui, sebbene il finale si intraveda sin dalle prime pagine, il lettore ha la possibilità di sperare e sognare. La trama è abbastanza semplice, lineare e facile da seguire: come ho detto, il turning point principale è accennato già nelle prime pagine e un lettore attento riesce a prevedere come andranno, più o meno, le cose. Questa scelta, però, non rende il romanzo scontato: al contrario spinge il lettore a cercare di indovinare cosa succederà.

La scrittura è molto buona: le metafore di Buzzella non sono scontate, la storia ha un buon ritmo e le pagine scorrono una dietro l’altra facilmente accompagnando il lettore verso le ultime righe ad una velocità sorprendente. Non ci sono paragrafi o frasi in cui si inciampa, le parole sono scelte con cura sebbene vengano quasi tutte dal linguaggio del quotidiano e, in generale, la scrittura semplice si adatta alla storia che l’autrice ha voluto raccontare.
Unico neo stilistico è il desiderio di rendere “esotici” i nomi italiani in una storia ambientata in Italia. Per quanto io capisca che gli adolescenti abbiano la tendenza a inglesizzare i propri nomi, non amo molto vedere “Caterina” diventare “Kate” e “Gioia” trasformarsi in “Joy”.

In generale, la storia è molto buona: io non amo particolarmente i romanzi d’amore o i libri eccessivamente romantici, ma la scrittura di Buzzella mi ha aiutata ad arrivare alla fine e a gustarmi ogni singola riga. Ho apprezzato soprattutto la mancanza di molti dei cliché dei romanzi rosa che, di solito, mi infastidiscono: qui non ci sono ragazzacci molesti che disturbano la quiete di docili ragazzine. La protagonista ha un carattere piuttosto normale, tipico di una ragazza della sua età e con cui è facile entrare in empatia; allo stesso modo le vicende in cui si trova coinvolta sono coerenti e credibili e il lettore non ha la sensazione di leggere forzature messe lì apposta solo per far arrivare i personaggi principali ad innamorarsi. Anche Federico, il nostro protagonista maschile, ha un carattere che risulta credibile.
Questo rende entrambi molto umani: due tipici, o quasi, adolescenti italiani che il lettore segue con pazienza osservando il susseguirsi delle vicende che li porterà a passare, per citare il titolo, l’estate più bella della loro vita.
Non è un romanzo perfetto ma in generale è un libro che considero molto buono. Il mio voto è 8/10: ci sono alcune cose che potrebbero essere migliorate, come ad esempio la velocità con cui i capitoli iniziano e finiscono e lo scarso numero di descrizioni, ma è un libro che mi sento di consigliare.
Amanti di Nicholas Sparks, troverete in Alice Buzzella una degna compagnia!

*Volpe

Il principe

.: SINOSSI :.

Ogni epoca si è riconosciuta nel Principe, con argomenti sempre diversi. I motivi che lo hanno reso un classico sono ancora oggi attuali: il conflitto tra il desiderio di dominare la realtà politica e la ragione, la percezione di un momento storico indecifrabile, la natura del potere. Il capolavoro di Machiavelli viene qui presentato in una nuova edizione critica, con un ricco commento a piè di pagina, ausili letterari, rimandi culturali, chiarimenti storico-politici e spunti interpretativi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Tutti hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di Niccolò Machiavelli e della sua opera più famosa: Il Principe.
Il Principe è una di quelle opere che tutti pensano di conoscere, ma che in realtà pochi hanno letto davvero e compreso.
Partendo dal background culturale dell’uomo politico del suo tempo, Machiavelli stila quello che potrebbe essere considerato un programma che, se seguito, garantirà al principe non solo un periodo di reggenza lungo e sicuro, ma anche fama e ammirazione presso i posteri.
Agli occhi di un lettore contemporaneo certe indicazioni non sembrano solo inattuabili, ma anche incivili e l’esatto contrario di ciò che viene considerato “buon governo” nelle democrazie moderne.
Nonostante si tratti di un testo politico/militare rinascimentale, Il principe offre parecchi spunti di riflessione anche al lettore contemporaneo: non serve infatti essere politici per aver a che fare, più o meno quotidianamente, con colleghi doppiogiochisti o situazioni che richiedono un approccio diplomatico per essere risolte con il minor danno possibile ed è per casi come questi che la lettura de Il principe può risultare valida e tutt’altro che anacronistica.

Nonostante l’edizione della Mondadori a cura di Piero Melograni presenti il testo originario accanto alla parafrasi italiana, la lettura de Il principe così come venne vergato da Machiavelli non è affatto complessa e, anzi, il doversi tenere da un solo “lato” della pagina ha reso la lettura scomoda non permettendo di scorrere le pagine con la fluidità che ci si aspetta da un libro.
Per ovvie ragioni non mi è possibile dare un giudizio a questo testo, ma posso comunque consigliarlo a chi è alla ricerca di un libro interessante sotto molti aspetti: filosofici, politici, etici e storici. Leggere Il principe, infatti, non è solamente un modo per apprendere delle nozioni(più o meno valide o attuabili), ma è prima di tutto affacciarsi su un mondo antico ed affascinante che viveva in senso pieno e totalizzante il senso della cultura riuscendo a creare collegamenti interessanti e calzanti tra letteratura, storia, politica e filosofia.
*Jo