Women of Weird

.: SINOSSI :.

“W.o.W. Women of Weird” raccoglie dodici racconti nati dalla penna di tredici autrici italiane che hanno interpretato, ciascuna con il proprio tratto, le tematiche dell’onirico, del bizzarro e del perturbante. Un viaggio nell’ignoto e nell’altrove, terrificante come la tana di una creatura o i meandri di un’astronave. Il volume presenta la copertina della poster artist Sabrina Gabrielli. Prefazione di Viola Di Grado.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ormai lo avrete capito: il 2022 è l’anno dei racconti e, soprattutto, delle letture Weird. A differenza delle raccolte precedenti (Cronache dalla val lemuria e il libro nero della fame), Women of Weird (chiamato amichevolmente WoW) racchiude i racconti di undici diverse autrici. Questo vuol dire che gli stili e gli argomenti trattati sono tutti diversi: a legare i racconti, infatti, non c’è un tema comune ma soltanto l’appartenenza al genere weird.
Salvo rare eccezioni, devo dire che i racconti mi sono piaciuti tutti: essendo molto brevi è stato facile per me, che di solito mi affezione e fatico a cominciare una storia diversa dopo averne appena conclusa una, saltare dall’uno all’altro senza stufarmi mai di leggere.

In questo caso, una disamina approfondita dello stile delle diverse autrici è non solo inutile ma controproducente: un racconto può piacere più di un altro per tanti motivi e, non essendoci niente a legarli, sarebbe scorretto affermare che uno è migliore o uno peggiore. Quello che posso dire è che il primissimo racconto della raccolta mi ha stupita moltissimo e ha creato, almeno per me, aspettative molto alte: non tutti i racconti che sono venuti dopo, purtroppo, e sono riusciti a raggiungere, almeno per me, lo stesso livello. Questo è ovviamente un parere puramente personale e sono certa che altri lettori abbiano avuto una esperienza diametralmente opposta.
I miei preferiti sono, quindi, in ordine “ricordo la luce”, “la punizione madre”, “Ultimi di noi”, “Gloria di notte”, “l’angolo vuoto è una brutta cosa”. Ho invece trovato che “Sul ponte delle Montagne Rosse” avesse un potenziale più alto come romanzo piuttosto che come racconto: siccome la trama è molto complessa, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppato a pieno e diventare, così, un ottimo testo.

La raccolta è validissima e, secondo me, vale davvero la pena leggerla!
Per quali motivi? Perché in primo luogo si sostiene la letteratura italiana femminile, che è sempre buona cosa; poi, una raccolta di racconti come questa, con storie brevissime e tutte molto diverse, permette di non annoiarsi mai; da ultimo, ma non per importanza, tutti i racconti, anche quelli che posso dire essermi piaciuti un po’ di meno, scorrono a meraviglia e il lettore si trova alla fine in un secondo ma con tanti bei ricordi.
Il voto che mi sento di dare alla raccolta è 8.5/10. Consiglio di leggerlo in vacanza, magari in spiaggia, perché la lettura di racconti brevi si presta molto bene a fare da interruzione tra un bagno e l’altro!

*Volpe

Il libro nero della fame

.: SINOSSI :.

Vagabondi, vecchie maliarde che invocano rogne e fatture, adoratori di una strana cavità nella roccia, comunità di pescatori, di cavatori, di pastori, una famiglia in fuga da una pestilenza, eremiti, reietti.
Gli otto racconti che compongono Il libro nero della fame sono visioni di un sud Italia oscuro e primordiale, dove l’ombra del delirio e del decadimento pervade un susseguirsi di boschi, villaggi isolati, caverne sacre, montagne abitate da presenze ancestrali, gole e torrenti fangosi.
Con una scrittura biblica e scarnificata, Gerardo Spirito ritrae un’umanità alla deriva, assetata di fede, piegata al freddo, alla pioggia, alla ferocia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa raccolta, Gerardo Spirito accompagna i lettori in un Sud Italia misterioso caratterizzato da panorami oscuri, situazioni raccapriccianti e personaggi immersi in un continuo torpore. Tutti ambientati in villaggi senza nome, in boschi pullulati da cani randagi o alle pendici di una tetra montagna, i racconti condividono moltissimi punti in comune: sebbene non fosse nell’intenzione dell’autore, questo escamotage fa sì che le diverse storie sembrino svolgersi nello stesso momento, quasi fossero in realtà parallele.

La scrittura, a prima vista molto semplice, è caratterizzata da un sapiente uso della figura retorica: il bello di questi racconti è che il lettore riesce a sentire gli odori, i sapori e, soprattutto, i rumori che l’autore descrive. Lo scricchiolare delle foglie, il rumore di un osso che si spezza o il pigolare stanco di un vecchio volatile sono solo alcuni dei suoni che animano le pagine di Gerardo Spirito: oltre a dare colore al testo e a rendere la lettura piacevole, la capacità descrittiva dell’autore rende la raccolta una vera chicca per tutti quei lettori che, come me, si affidano molto all’udito.
Le descrizioni sono utili anche per cogliere gli elementi che, come anticipavo, i racconti condividono. Nonostante a volte i collegamenti siano ben visibili, nella maggioranza dei casi sono brevissimi accenni che si nascondono tra una descrizione e l’altra.
Altro punto fondamentale della scrittura di Spirito è quella di riuscire come pochi altri, il solo esempio che mi viene in mente è Cose che succedono la notte di Cameron, a rendere il tuo libro “scritto in bianco e nero”. Quando ci si immerge nella lettura, le immagini che il romanzo trasmette sono quelle di una foresta buia e personaggi opachi, a volte verrebbe persino da dire stanchi, che si muovono in una nebbia fitta che avvolge ogni singolo centimetro del mondo dell’autore.

Complessivamente, i racconti mi sono piaciuti tutti anche se, naturalmente, ho i miei preferiti. La mia preferenza va a racconti come Fame, Madre, Fuliggine e Pietra che mi hanno colpita a tal punto da lasciarmi addosso una leggera inquietudine ben oltre la conclusione della lettura. Si tratta di racconti che, a mio avviso, parlano molto alla mente e, soprattutto, allo stomaco del lettore.
I racconti di Spirito sono tetre rappresentazioni dell’anima umana: i suoi personaggi, che non sono caratterizzati né come buoni né come cattivi, seguono, o almeno di provano, la moralità del loro tempo cercando di dare un senso alla loro esistenza e, talvolta, al mondo in cui vivono. Spirito utilizza di frequente degli archetipi per portare avanti la narrazione: ad esempio, i bambini delle sue storie rappresentano sia l’innocenza sia l’innovazione e, infatti, spesso sono i piccoli protagonisti a portare alla luce misteri che sarebbero dovuti restare nascosti per sempre; allo stesso modo, gli anziani rappresentano non solo la saggezza ma anche le consuetudini e, spesso, la magia.
Non è un libro in cui la magia è palpabile o palese: al contrario, è nascosta sotto la superficie del mondo e i protagonisti la riescono solo a sfiorare.

Nel complesso, il voto che do a questa raccolta è un 9.5/10. Non ho trovato grandi difetti e sicuramente è entrato a far parte dei miei libri preferiti.
E’ una lettura allo stesso tempo semplice e complessa: le pagine scorrono molto bene, ma a volte si sente il bisogno di fermarsi per assaporare la scrittura oppure per riprendersi da quello che si è appena letto.
Lo consiglio a chi cerca libri fuori dal comune o che desidera leggere storie che hanno una base folkloristica tutta italiana!

*Volpe

Fracture

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Rya, giovane che ha visto la propria vita manovrata dalla ferma mano dell’ambizione famigliare, viene trovata ferita e insanguinata sulla riva del fiume da Nemi, capo di un Villaggio di ribelli in lotta contro l’impero. Condotta a Mejixana, è qui costretta a fare i conti con una nuova realtà, diversa da quella cui era abituata. La gente del Villaggio sembra accoglierla con benevolenza, ma Rya, candida e bugiarda, innocente e furba, nasconde un segreto che potrebbe mettere tutti in grave pericolo; compreso Nemi che, a ragione, non si fida di lei. Tra loro c’è una lotta in corso di mezze verità e menzogne celate, e niente è davvero come sembra. Quando insieme intraprendono un viaggio che cambierà per sempre le esistenze di molti – e mentre l’ombra di Niken, vecchia conoscenza di Mejixana e misterioso criminale ricercato, incombe su di loro – la frattura tra presente e passato confonde non solo i sentimenti della giovane, ma persino i giochi politici che la vedono invischiata tra le loro maglie.

.: SINOSSI :.

Barbara Bolzan con Fracture ha cercato di portare nelle librerie un romanzo fantasy Young Adult che, pur rientrando a pieno nel genere, si discostasse da fastidiosi cliché e stereotipi: a lettura conclusa sono contenta di poter dire che ci è riuscita piuttosto bene. Questo romanzo è il primo libro della “Rya Series” composto da altri tre volumi: svolge bene il suo ruolo di introduzione perché, grazie anche al fatto che la maggioranza dell’azione si svolge nei capitoli finali, il lettore ha tempo di famigliarizzare con il mondo creato da Bolzan e con i nomi di personaggi e luoghi.

Una intricata vicenda politica, di cui in questo primo capitolo riusciamo solo a intuire la portata, fa da sfondo a una trama molto più semplice in cui il lettore segue le vicende di Rya che si trova catapultata in un mondo completamente diverso da quello cui è sempre stata abituata. Il narratore, sebbene sia in prima persona, è un po’ particolare: il romanzo è raccontato dal punto di vista di una Rya del futuro, visibilmente più matura rispetto a quella che si muove tra le pagine di questo primo volume. Quasi come se fosse a processo, la narratrice espone le vicende di cui è stata protagonista senza mancare di dare giudizi, spesso con una punta di biasimo, riguardo sia le proprie azioni sia quelle dei suoi compagni di viaggio. Sebbene questo sia solo il primo capitolo, quindi, il lettore ha immediatamente la sensazione di trovarsi in un romanzo che fa parte di qualcosa di molto più grande: le parole di questa Rya adulta, cambiata, lasciano sempre intendere che il meglio (o, forse, il peggio) deve ancora venire.
Oltre a dare sapore e mistero alla narrazione, questa tecnica mostra come Bolzan abbia programmato nei minimi dettagli la trama di tutta la sua saga ben prima di iniziare a scrivere.
Fracture ha, quindi, un forte focus sullo sviluppo della protagonista destinata a cambiare e trasformarsi da principessa viziata a vera e propria regina. La sua trasformazione è lenta e, sospetto, sarà piena tanto di dolore quanto di riscatto.

I personaggi di Fracture sono, fortunatamente, molto diversi da quelli che normalmente si ritrovano nei romanzi young adult. In primo luogo la protagonista: sebbene fisicamente sia carina, e lei stessa lo ammetta tranquillamente, rientra in quella che mi verrebbe da definire “media” e gli altri personaggi riconoscono e sottolineano questa sua apparenza normale, senza niente di troppo speciale. Poi, da sottolineare, è anche il suo carattere (per non dire caratteraccio): Rya è vanitosa, snob, ingenua e viziata. A cambiarla sono le esperienze che vive e le persone che incontra; il cambiamento comunque è lento e faticoso e, in questo primo volume, giustamente abbozzato.
I protagonisti maschili sono, per una volta, rozzi, sporchi e, soprattutto quelli che vivono all’aria aperta e in uno stato di indigenza, emanano cattivo odore. Nessuno di loro è eccessivamente bello o attraente: sono interessanti per quello che hanno da raccontare e anche loro promettono di svilupparsi mano a mano che la narrazione proseguirà nei prossimi volumi.

La scrittura di Bolzan è molto buona anche se, ogni tanto, viene toccata da ripetizioni e alcune frasi fatte che in generale sarebbe meglio evitare. Quello che ho apprezzato maggiormente è la cura che l’autrice mette nelle sue descrizioni di luoghi, persone, sentimenti e, specialmente, botaniche: non ho mai letto un romanzo in cui fossero citate con così tanta precisione varietà di piante e fiori così diverse. Si vede che c’è tanta ricerca dietro la sua scrittura.

In generale, mi sento di dare al romanzo un ottimo voto: 8.5/10. La scrittura, ancora un po’ ingenua, può essere migliorata. Il lavoro di programmazione, la gestione dei personaggi e la promessa di avere tra le mani un libro che può solo diventare ancora più interessante mi spingono a consigliare la lettura a tutti coloro che cercano un fantasy nostrano capace di coinvolgere senza cadere in cliché o aver bisogno di scene piccanti per essere coinvolgente.
Tema che, pur non essendo esplicito, è presentissimo nella narrazione è quello della violenza sulle donne: la saga di Rya promette di diventare, nei prossimi romanzi, una potente denuncia sociale contro la violenza domestica.

*Volpe

La cattedrale dei morti

.: SINOSSI :.

Dotato di arguzia e di un formidabile spirito di osservazione, il giovane Vitale Federici, cadetto di Montefeltri, viene chiamato a indagare su un concatenarsi di delitti all’apparenza insolvibili. L’Italia di fine Settecento, tuttavia, si rivelerà presto ai suoi occhi come un insidioso gioco di apparenze, sotto il quale si celano le macchinazioni di aristocratici, religiosi e magistrati. Le città di Roma, Urbino e Venezia diverranno per lui autentiche trappole mortali, dalle quali potrà salvarsi soltanto grazie al lume dell’intelletto e all’arte della dissimulazione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Marcello Simoni torna in libreria con una raccolta di racconti gialli ambientati nella bellissima Italia del 1700. Tra intrighi, misteri e, a volte, improbabili soluzioni, il lettore viene catapultato a seguito di Vitale Federici, protagonista di queste tre piccole avventure.
Purtroppo, la raccolta non riesce a soddisfare a pieno le aspettative dei lettori: Simoni sembra fermarsi, quasi timoroso di scombussolare troppo il suo lettore, sempre un attimo prima che la storia diventi veramente interessante.

I tre casi, lungi dall’essere intricati e irrisolvibili come affermato nella quarta di copertina, sono molto semplici e gli indizi così come le conclusioni, spesso piovono in testa all’investigatore senza che lui debba fare effettivamente qualche cosa per scoprirli. Alcuni stratagemmi sono stati davvero poco pensati: esemplificativo il caso in cui gli antagonisti dicono ad alta voce informazioni essenziali alla risoluzione del caso nonostante ci fossero molti altri modi per mandare avanti la trama. Questo rende il tutto troppo lineare per un giallo e le indagini troppo frettolose con la sola conclusione che il lettore perde facilmente l’interesse per una storia la cui conclusione si intuisce fin dalle prime pagine.
Il protagonista, che mette spesso in mostra il suo intelletto e la sua capacità di notare anche i più piccoli dettagli, occhieggia molto a Sherlock Holmes, cui l’autore ha sicuramente voluto fare un bell’omaggio ispirandosi forse, per l’ambiente ecclesiastico in cui il personaggio si muove, a Guglielmo da Baskerville de Il nome della Rosa.

In generale, lo stile dell’autore è buono: le descrizioni riescono a suscitare il giusto interesse affinché il lettore le legga per intero e i vocaboli usati, bisogna dire che Simoni ha un vocabolario molto ricco, sono adeguati al tipo di racconto che l’autore porta avanti. A mio avviso, però, non riesce a reggere il confronto con altre opere dello stesso autore di solito molto più evocative e che nutrono l’immaginazione del lettore.
I personaggi sono uno dei punti forti della narrazione. Il protagonista tiene bene il passo con la storia ed è descritto egregiamente sia nei suoi lati positivi, sia nei suoi numerosissimi lati negativi: apprezzo sempre quando un autore sa utilizzare anche i difetti dei propri personaggi con lo scopo di costruire un racconto più interessante. Ancora meglio del protagonista sono i personaggi secondari che, pur non essendo altrettanto caratterizzati, si presentano molto bene ed entrano subito nel cuore del lettore.

In generale trovo che sia una raccolta carina, carica della giusta dose di azione per terminare la lettura. Mi ha sicuramente intrattenuta e mi verrebbe da consigliarlo, magari, come libro da spiaggia: poco impegnativo, ma che diverte e fa viaggiare con la fantasia quanto basta.
Il mio voto, in questo caso è 6/10. Se, nonostante i difetti che sono comunque soggettivi e forse rilevabili solo da chi ha letto tanti gialli, il libro si fa leggere, quello che non posso perdonare sono gli innumerevoli errori grammaticali e ortografici disseminati in tutto il volume che la casa editrice non si è presa la briga di correggere.
Questo, purtroppo, rende la lettura faticosa e influisce negativamente sul giudizio: è vero che si tratta di un libro in edizione economica, ma la cura per il testo che si sceglie di pubblicare deve sempre esserci.

*Volpe

Armilla meccanica – Il cielo

.: SINOSSI :.

I Meka incarnavano un’idea, quasi un’ideologia in verità, quella del gigantismo meccanico dell’umanità alla conquista delle stelle. Troppo grande l’universo per affrontarlo con le sole piccole membra fornite all’uomo dalla natura”. 

Su una remota miniera extrasolare Geuse, un vecchio mek-operaio, giorno dopo giorno vede i frutti del suo duro lavoro sfumare a causa di una crisi economica senza precedenti, che coinvolge tutte le colonie della Via Lattea. Come molti altri medita di prendere ciò che gli spetta e di cambiare vita. Ma non è così facile.

Ad anni luce da lì la Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, è stravolta dallo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. Ora a regnare è un feroce dittatore che si fa chiamare Meklord. I nativi del pianeta, i queer, gli fanno guerra per quanto possono, mentre attendono l’aiuto della Terra o di chiunque avrà il coraggio di sfidare per loro le maree del tempo e le armate meccaniche del tiranno.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo romanzo, primo capitolo della saga Armilla Meccanica, trasporta il lettore in un futuro lontano: la via lattea è alle prese con una crisi economico-finanziaria interstellare devastante chiamata comunemente Chaincrack che ha portato le diverse civiltà ad espandersi nel tentativo di risolvere i problemi collegati a questa crisi.
L’autore usa questo escamotage per descrivere un mondo crudo e soprattutto crudele: ci racconta della colonizzazione interstellare e dei mali seguiti alla crisi; delle rivolte dei mek-operai e dei queer dedicando a ciascun avvenimento il giusto spazio affinché il lettore abbia l’opportunità di comprendere bene le dinamiche che animano questo mondo così complicato.

La scrittura di Carta non è tra le più semplici. Il suo romanzo è zeppo di tecnicismi che rendono la lettura zoppicante: un lettore comune e senza l’adeguata preparazione, come del resto sono io, faticherà a raccapezzarsi e a dare un senso alle numerose parole ultra precise che l’autore usa per descrivere il suo mondo e le creature che lo popolano. Personalmente mi sono trovata spesso a tornare indietro nella lettura nel tentativo di capire esattamente ciò di cui si stava parlando e non sempre ci sono riuscita.
Per altri lettori questo però potrebbe essere un pregio: chi è più preparato si troverà sicuramente maggiormente coinvolto da una lettura che evidentemente parla la sua stessa lingua.

La trama intessuta da Carta è interessante anche se, a lettura conclusa, la sensazione che mi ha lasciato è che questo romanzo fosse quasi un lungo prologo. Credo l’intenzione dell’autore fosse rimandare l’azione, che in effetti è molto poca e quasi esclusivamente negli ultimi capitoli, e permettere al lettore di abituarsi al mondo da lui creato, che appunto come abbiamo detto è ricco di avvenimenti e di novità, e ai suoi personaggi che sono la parte migliore del libro.
I personaggi sono molto belli, ben descritti, caratterizzati in maniera molto precisa e riconoscibile: sui personaggi l’autore ha fatto un lavoro egregio e sono loro, in questo primo capitolo, a tenere il lettore incollato alle pagine.

Per concludere, il voto che personalmente mi sento di dare al romanzo è 7.5/10. Non è un brutto romanzo, anzi la trama è interessante e ai personaggi, che sono davvero piacevoli, è facile affezionarsi. Il mio problema principale è stata la difficoltà di interpretazione di alcuni termini che hanno reso la lettura davvero difficile.
Ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il fatto che l’autore, con questo primo romanzo, traccia i confini di un conflitto destinato a durare animato da differenze di classe e, soprattutto, di ideali. Una lotta tra chi ancora vive nel passato e chi, invece, ha la mente e il corpo proiettati in un futuro inimmaginabile.

*Volpe

West

.: SINOSSI :.

Cy Bellman, allevatore di muli e sognatore irrequieto, vedovo, una figlia, legge sul giornale che in una palude del Kentucky sono stati ritrovati resti giganteschi appartenenti a un animale non meglio identificato. Così lascia la Pennsylvania per andare a verificare coi suoi occhi se davvero nelle piane del West pascolano ancora enormi creature leggendarie. Armato di mappe e della propria ostinazione, Bellman si congeda da Bess affidandola alle cure sbrigative della sorella che per prima dubita della sua salute mentale. Mentre Bess segue l’itinerario del padre rintanata in biblioteca e fantastica sulle sue avventure, Cy procede scortato da un giovane indiano smilzo chiamato Donna Vecchia Vista Da Lontano. Il loro è un viaggio di silenzi ed equivoci, verso qualcosa che forse non c’è. Intanto su Bess, che sta diventando una ragazzina, incombono le attenzioni del vicino di casa, Elmer Jackson. Bess è sola, non c’è nessuno a proteggerla. E la tragedia si addensa su due fronti. Una scrittura misurata e potente per una vicenda di illusioni e delusioni: l’epopea del West narrata come una storia semplice di uomini e di sogni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

West è sicuramente uno dei romanzi più tristi che io abbia mai letto, allo stesso tempo è anche uno di quelli più profondi.
Si tratta di un libro che conta poco più di un centinaio di pagine ma i temi trattati lo fanno diventare un romanzo pesante da cui è sì difficile staccarsi ma che potrebbe rendere molti lettori inquieti.

La scrittura di Davies è proprio bella, poetica e gentile nonché in completo contrasto con gli argomenti trattati e la crudeltà di un mondo che non ha pietà per nessuno. Le metafore non si sprecano e il lettore ha accesso agli intimi segreti e pensieri sia dei protagonisti sia degli antagonisti, è facile affezionarsi ai suoi personaggi perché, essendo ben descritti, il lettore riesce a immaginare ciò che potrebbe aspettarli alla fine della storia. Siccome nessuna prospettiva sembra piacevole, si è portati a sfogliare pagina dopo pagina sperando in un lieto fine che l’autrice non sembra intenzionata a regalare.
Si tratta di un libro in cui l’azione è veramente poca. Non è importante l’avventura o il viaggio che i personaggi compiono esternamente bensì quello che fanno nella loro anima. Allo stesso modo, è importante vedere quali sono i temi che Davies ha scelto di trattare che sono ciò che davvero sostiene la narrazione e rendono il romanzo speciale.
Come dicevo, appunto, se la mole del libro non spaventerà nessuno, potrebbero farlo gli argomenti. Cy Bellman, ossia il primo dei molti protagonisti di questo romanzo, rappresenta un uomo incapace di accettare la morte della moglie. Questo lutto mal gestito lo porta a inseguire chimere dimenticandosi chi si lascia alle spalle. La figlia di Cy, una bambina di circa dodici anni, è la vittima del romanzo: non solo ha perso la madre giovanissima ma vede il padre partire per una missione impossibile e diventa oggetto delle molestie pedofile del vicino di casa.
Lo sfondo di quella che si preannuncia una vera e propria tragedia è l’america coloniale e l’autrice non risparmia al lettore nemmeno, e direi giustamente, le violenze che i nativi hanno subito da parte dei coloni americani. Portavoce di questa parte di trama è Donna Vecchia Da Lontano, un ragazzino che subisce violenza anche solo a causa del nome assurdo e irriverente che i coloni gli hanno affibiato.

Come potete immaginare da questa breve recensione, si tratta di un libro davvero difficile da digerire, o almneo così è stato per me. Lo ho comunque divorato, cominciandolo e finendolo durante un viaggio in treno da Milano a Forlì, e devo dire in tutta sincerità che ho apprezzato il modo in cui i diversi temi sono stati trattati da Davies.
Nonostante il romanzo possa far venire il mal di stomaco, io mi sento di dargli un bel 9/10 e mi permetto di considerlarlo, da ora in avanti, uno dei miei libri pereferiti. Apprezzo sempre quando una autrice, o un autore, si mette in gioco cercando di trascinare il lettore in una storia complessa e poco confortevole; ancora di più apprezzo quando questi intenti sono portati avanti bene e quando viene dato, come in questo caso, il giusto peso a ficende davvero drammatiche.

*Volpe

La collina dei conigli

.: SINOSSI :.

Il saggio Moscardo, l’ingegnoso Mirtillo, il prode Argento e tanti altri sono gli eroi di questo fantastico romanzo epico. Un drappello di piccoli coraggiosi conigli, alla ricerca di un avvenire più sicuro, migra attraverso le ridenti colline del Berkshire e affronta mille nemici in un indimenticabile cammino verso il più prezioso dei beni: la libertà. Con La collina dei conigli la letteratura contemporanea ha ricreato la sua Iliade e la sua Odissea: i piccoli e coraggiosi protagonisti vivono avventure ed emozioni, nella quiete di splendidi pascoli, e raccontano leggende sul Popolo dei Conigli, i suoi dèi e i suoi eroi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Anche voi siete stati, come la sottoscritta, traumatizzati dal film d’animazione La collina dei conigli? Se la risposta è sì, significa che siete rimasti vittima di quello stereotipo per cui se ci sono degli animaletti parlanti il film è chiaramente, certamente e indiscutibilmente adatto ai bambini.
Quando, anni fa, venne a mancare Richard Adams e milioni di lettori riempirono i social con foto di questo libro e ringraziamenti all’autore, io pensai ad una sindrome di Stoccolma collettiva che portava i miei coetanei ad osannare colui che ci aveva procurato un trauma psicologico pari alla morte di Mufasa e di Artax.
L’interesse per il romanzo si è acceso dopo aver visto l’omonima serie tv su Netflix e, fin dalle prime pagine, il romanzo mi ha catturata e rapita verso un mondo a “misura di coniglio”.
Richard Adams è riuscito a creare, al pari di Tolkien ma con meno clamore, un mondo epico dove ogni specie animale ha una propria lingua (anche se il romanzo si concentra unicamente sulla lingua lapina parlata dai conigli), dove esistono déi e miti non meno epici o didascalici di quelli tramandatici dalle varie tradizioni sparse in tutto il mondo.
La caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione è tutt’altro che aleatoria: dalla prima all’ultima pagina non si incontra un solo personaggio che risulti stereotipato; la stessa concatenazione di eventi non sembra studiata in funzione della trama, quanto ragionata per far evolvere al meglio le personalità dei singoli conigli evidenziando pregi e difetti, punti deboli e punti di forza di ognuno senza mai esacerbarli.

Il libro, sembrerà scontato, mi è davvero piaciuto e non posso che dargli 10/10.
Le descrizioni della campagna inglese sono delle perle e l’attenzione che Adams dedica nel descrivere, puntigliosamente, le specie vegetali ed animali che caratterizzano l’ambiente è davvero encomiabile. Il linguaggio è poetico e arcaico e ben si sposa con un testo che, pur parlando di conigli (non esattamente l’emblema dell’eroismo), trasuda epicità e drammaticità da ogni pagina regalando al lettore una parafrasi del mondo, della storia e di alcuni atteggiamenti tipicamente umani.
La collina dei conigli è un romanzo che, chiunque voglia fare lo scrittore, deve leggere almeno una volta e tenere sempre a portata di mano accanto allo scrittoio: a differenza di molti romanzi contemporanei, dove i personaggi tendono ad adagiarsi su stereotipi mancando così di profondità, Adams cesella minuziosamente i suoi protagonisti senza lasciare nulla al caso. Attraverso questo lavoro meticoloso, riesce a dare ai suoi conigli umanità aiutando il lettore ad empatizzare con tutti loro e capirli fino in fondo a prescindere dal loro schieramento all’interno del romanzo.

*Jo

La donna con l’abito nero

.: SINOSSI :.

“Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso. Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra degli uomini.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il breve romanzo di Alberica Simeone è un concentrato di inquietudine e adrenalina caratterizzato da una scrittura piacevole che scorre liscia, senza intoppi.
Il prologo, che cattura il lettore grazie ad una minuziosa descrizione dell’orrido pasto della bestiale e demoniaca antagonista, fa capire immediatamente al lettore ciò con cui avrà a che fare per tutto il romanzo. Le immagini che l’autrice crea grazie alla sua bella scrittura sono sì crude e terribili, ma la penna di Simeone fa in modo che non superino mai la barriera dell’intollerabile: per quanto terrificanti siano, quindi, nessuno sarà mai tentato di interrompere la lettura (anche se ammetto di aver fatto qualche incubo).

Il romanzo è, come si può facilmente intuire dalla trama ma anche dalla copertina, un horror che io definirei “classico”. Il protagonista, Matteo Gori, si ritrova catapultato in una realtà fatta di segreti e inganni in cui una creatura mostruosa tiene sotto scacco molte vite. Interessante il fatto che il lettore abbia modo di intuire immediatamente cosa, e soprattutto chi, sia l’antagonista sebbene i dettagli della sua natura vengano disseminati lungo tutto il romanzo in un crescendo di orrore.
In un certo senso, quello di Simeone è un romanzo corale: è vero che il protagonista è Gori, ma tutti i personaggi che, per un motivo o per l’altro, sono entrati in contatto con la creatura hanno uno spazio dedicato alla loro triste e terribile vicenda. Questo vuol dire che l’autrice, in circa duecento pagine, è riuscita a mettere insieme un romanzo complesso e, soprattutto, interessante.
Ho apprezzato molto anche che la storia si concentrasse sul rapporto padre e figlio che, a mio avviso, ha dato un’aria di freschezza ad una trama che altrimenti sarebbe potuta apparire comune.

Credo che il lavoro di Simeone meriti tranquillamente un 8/10. Non è un’opera scevra di difetti, ma sono comunque sottigliezze. Ad esempio io avrei apprezzato ancora di più se il romanzo fosse stato molto più lungo: l’autrice è molto brava a giocare con i sentimenti umani ed è capace di creare una persistente sensazione di angoscia. Entrambe le cose avrebbero giovato, secondo me, di un centinaio (o forse anche duecento) di pagine in più in cui si sarebbero potuti approfondire meglio i personaggi secondari e rendere ancora più asfissiante il clima di ansia che costringeva il lettore a restare incollato alle pagine.
Alcune scelte, soprattutto relative alla lore del mostro, sono eccessivamente complicate: l’autrice dà al lettore molte spiegazioni alcune delle quali, per quanto affascinanti e intriganti, non del tutto necessarie. Simeone ha sicuramente fatto una ricerca molto accurata prima di scegliere la creatura che infesta le pagine del suo romanzo, ma le spiegazioni a volte sono tropo dettagliate e tolgono un po’ di magia e mistero.
Un altro punto a favore, invece, è la qualità della grafica: il romanzo è introdotto da una serie di pagine in cui splendide illustrazioni di teschi e rose aiutano il lettore ad entrare nel giusto mood per iniziare la lettura.
Come ho detto, si tratta comunque di problematiche minori che dipendono in larga parte dal mio gusto personale. Ho apprezzato molto La Donna con l’abito nero che consiglio agli amanti dell’horror ma anche, e forse soprattutto, a chi vuole avvicinarsi a questo genere. Siate pronti a un libro crudo e sanguinoso che non vi risparmierà nessun dettaglio!

*Volpe

Alchimia&Mistica. Segni e Meraviglie

.: SINOSSI :.

Il Musaeum Hermeticum è un compendio di testi alchemici pubblicato in Germania nel XVII secolo. Tra le sue pagine il lettore sarà condotto in un viaggio fantastico e avventuroso che unisce i cosmogrammi medievali e le immagini del misticismo cristiano, passando attraverso l’affascinante mondo dell’alchimia per arrivare fino all’arte di epoca romantica. Gli enigmatici geroglifici di cabalisti, rosacroce e massoni mostrano qui la loro stretta relazione con le prime illustrazioni scientifiche nel campo della medicina, della chimica, dell’ottica e della teoria dei colori. Anche per i profani di storia dell’alchimia, questo libro risulterà un’affascinante meraviglia tutta da esplorare. I capitoli, riccamente illustrati, iniziano tutti con un’introduzione e citazioni di alchimisti e sono opera di uno studioso del settore, Alexander Roob. In questo volume il lettore potrà ravvisare le radici del surrealismo e di molti altri movimenti artistici più recenti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Bisogna iniziare questa recensione con un importante disclaimer: non si tratta di una recensione, per così dire, usuale. Il libro di cui parliamo oggi è una raccolta di quadri, incisioni, dipinti e schizzi che raccontano, o almeno provano a farlo, l’alchimia.
L’alchimia è notoriamente ermetica e dunque un libro come questo non è di facile comprensione perché dà poche spiegazioni e lascia che sia il lettore, un po’ con la fantasia e un po’ seguendo le brevi didascalie, a interpretare ciò che vede. Non è una operazione facile e alcuni potrebbero trovarsi un po’ spaesati, soprattutto se pensavano di aver acquistato un libro con cui imparare qualcosa di alchimia.

Il testo è diviso in macro sezioni (ad esempio genesi, cosmo, la luna, il sole, la grande opera e così via), a loro volta divise in capitoli. Ciascun capitolo è introdotto da una brevissima spiegazione dell’argomento con cui Alexander Hobb cerca di dare al lettore alcune chiavi di lettura per interpretare le opere che si appresta a vedere. Queste introduzioni sono sicuramente utili, anche se non sempre leggere o semplici: l’impressione, anche dovuta al fatto che gli argomenti non sono presentati in ordine logico o storico, è che l’autore dia un po’ per scontato che il lettore abbia già una vaga idea di ciò di cui si parla.
Il testo è ricco di curiosità, anche di informazioni che normalmente non si trovano sui manuali di alchimia in circolazione, cosa che renderà il libro ancora più interessante per chi, come me, un po’ mastica la materia.

Sicuramente la parte più interessante del libro sono, appunto, i dipinti e le incisioni. La casa editrice Taschen ha messo insieme una bellissima raccolta, ricca di illustrazioni a colori in cui il lettore può annegare e provare a immaginare, sognare e interpretare. La qualità delle immagini è altissima e con l’aiuto di una piccola lente di ingrandimento si possono vedere anche i particolari più nascosti così, chi vuole, può passare anche ore su un solo dipinto nel tentativo di carpirne i segreti.
Onestamente non mi sentirei a mio agio a dare un voto a questo testo: non pretende di essere un manuale, quanto piuttosto una raccolta di approfondimenti e curiosità per trascinare il lettore in un mondo diverso e sconosciuto. Se alcuni di voi vogliono approcciarsi alla materia alchemica sconsiglio vivamente di iniziare da questo libro: le spiegazioni sono poche e sommarie, giuste per introdurre i dipinti ma non sufficienti per dare effettive nozioni di alchimia, insomma un neofita si sentirebbe perso. E’ un testo che consiglio a chi già conosce un po’ di alchimia o a chi cerca qualcosa con cui incuriosirsi prima di leggere manuali più dettagliati.

*Volpe

Vox Machina – Le origini (Vol. 1 e 2)

.: SINOSSI :.

Volume 1: La banda di avventurieri nota come Vox Machina salverà il mondo. Prima o poi. Ma saranno pur dovuti partire da qualche parte, no? Le strade di sei aspiranti eroi, impegnati in missioni apparentemente diverse, finiranno per incrociarsi nella cittadina paludosa di Stilben, in cui qualcosa di losco sta accadendo. I sei dovranno unire le forze (più o meno) per capire cosa stia succedendo… ed evitare di uccidersi a vicenda mentre ci provano. Ma, anche se per qualche miracolo riuscissero a collaborare, non è detto che i veri responsabili delle disgrazie di Stilben siano nemici alla loro portata!
Volume 2: In questo volume prosegue l’avventura creata per la prima stagione della webserie: che fine ha fatto Grog il barbaro? Rintracciarlo vedrà il gruppo perdere un membro, guadagnarne un altro e rivelare parti del passato segreto di Grog… ma prima, i suoi amici dovranno trovarlo!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa recensione torniamo a parlare di Critical Role, il popolare podcast statunitense a tema Dungeons&Dragons in onda ormai da diversi anni.
Così come la serie tv la leggenda di Vox Machina, questi due fumetti esplorano le origini del gruppo di avventurieri protagonisti della prima campagna di D&D narrata da Matthew Mercer: qui li troviamo più giovani e inesperti ma sempre divertenti, irriverenti e, naturalmente, coraggiosi.

Entrambe le trame sono piuttosto lineari: si tratta, del resto, di due fumetti fantasy che seguono uno schema preciso. Nel primo, in particolare, abbiamo modo di conoscere i diversi membri del gruppo e scoprire come hanno iniziato a collaborare; nel secondo invece si presenta un problema a cui gli eroi devono trovare una soluzione.
Purtroppo, a volte si nota che si tratta di fumetti basati su una campagna di Dungeons&Dragons: alcune dinamiche, normali nel gioco di ruolo, risultano bizzarre sulla carta (ad esempio quando i personaggi gridano le mosse che stanno compiendo, cosa che mi ha ricordato moltissimo il modo in cui le Winx gestiscono i loro poteri magici. Forse la cosa poteva essere gestita in maniera meno bizzarra).
I personaggi sono piuttosto semplici e, a volte, tendono a scivolare verso lo stereotipo. Fortunamente trattandosi di un fumetto queste cadute si sentono poco e non inficiano la narrazione che resta comunque molto piacevole.

Trattandosi di fumetti, mi sembra giusto spendere qualche parola in più sulla grafica di entrambi i volumi. Il disegno di Olivia Samson è caratterizzato da tratti spigolosi e sottili che donano un carattere molto preciso alle sue illustrazioni: la sua mano è ben riconoscible, si vede che tutti i personaggi sono nati dalla sua fantasia perché pur essendo diversi hanno piccoli particoli in comune. Sia gli ambienti sia i protagonisti sono molto dettagliati; le espressioni del viso sono ben leggibili ed è facile distinguervi le diverse emozioni; le scene d’azione, per quanto caotiche, non sono confuse ed è facile seguire la scena senza perdersi.
Anche il colore è, a mio avviso, ben gestito. Ciascun personaggio, eroe o malvagio, è caratterizzato da un preciso colore code così che anche ad un primo, rapidissimo sguardo, il lettore sia in grado di distinguerli l’uno dall’altro. I colori, tra l’altro, sono stati scelti in base alla personalità dei personaggi: un dettaglio davvero apprezzabile. Luci e ombre danno carattere alle diverse scene e le improvvise esplosioni di colore durante le scene d’azione rendono ancora meglio la dinamicità della situazione narrata.

In sostanza, li ho trovati testi molto buoni anche se, purtroppo, non ho abbastanza esperienza nell’arte del fumetto per giudicarli al meglio. Mi hanno tenuto compagnia per un paio di pomeriggi e, in caso di noia, so che li rileggerò molto volentieri.
Naturalmente li consiglio agli amanti di Critical Role o ai giocatori di Dungeons&Dragons!

*Volpe