La svastica sul sole

LA SVASTICA SUL SOLE

Autore: Philip K. Dick
Anno:  2014
Editore:  Fanucci Editore, 2014

.: SINOSSI :.

Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, mentre gli sconfitti sono protagonisti di piccoli e grandi eventi. E l’intera situazione è orchestrata da due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato sconfitto dagli Alleati…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo difficile tanto da leggere quanto da recensire. Una storia di fantapolitica che ci presenta uno scenario interessante su cui molti, almeno una volta nella vita, si sono soffermati a riflettere: cosa sarebbe successo se l’asse Roma Tokio Berlino avesse vinto la guerra?
Il risultato è, ovviamente, uno scenario distopico costellato da interi continenti distrutti insieme alle loro popolazioni, nuove e ardite forme di colonialismo, la lotta a qualsiasi forma di dissenso e, ovviamente, il perseguimento testardo della “questione ebraica”.
Il romanzo è ambientato sulla costa occidentale degli Stati Uniti d’America che, in seguito alla loro sconfitta, sono stati divisi tra i nazisti e i giapponesi che, nello specifico, controllano la parte occidentale del continente nordamericano.
I personaggi che affollano questo palcoscenico sono tanti, ognuno con una sua trama che si lega a quella degli altri in un ordito interessante ma reso un po’ complicato da nomi giapponesi che, di primo acchito, sembrano tutti uguali tra di loro.
Lo stile va di pari passo con l’intreccio e segue a volte i pensieri dei personaggi a volte quelli del narratore proponendo continui cambi fra la prima persona singolare e la terza, tra narratore interno ed esterno, tra passato e presente: un espediente interessante ma che risulta, a tratti, un po’ caotico così come i cambi di scena repentini che avvengono da un paragrafo all’altro senza un dovuto stacco.
Da germanista non ho apprezzato alcune traduzioni dal tedesco all’italiano e, ad essere sincera, ho trovato un po’ azzardata e poco pertinente la traduzione del titolo dell’opera The Man in the High Castle resa in italiano conLa svastica sul sole .
Trattandosi di un romanzo che si propone come un’ipotetica conseguenza della vittoria dei nazifascisti nella seconda guerra mondiale, avrei gradito qualche riferimento in più ai fatti che hanno costellato la storia mondiale tra il 1939 e il 1945 o, almeno, qualche spiegazione sul perché certi personaggi avessero subito una sorte diversa da quella che la storia ci ha tramandato.
Interessante anche se un po’ labile la correlazione tra l’Operazione Dente di Leone e l’Operazione Valchiria (colpo di stato avvenuto in Germania nel luglio del 1944): anche in questo caso un richiamo all’evento storico e un’eventuale spiegazione di questa fantomatica Operazione Dente di Leone, non avrebbe guastato.

Il mio giudizio è 7/10.
Un bel romanzo, interessante e stimolante per gli amanti della fantapolitica e della distopia, ma forse non uno dei migliori di Philip K. Dick.
I personaggi, molti e diversi tra di loro, sono caratterizzati velocemente e anche un po’ grossolanamente il che li rende, a tratti, semplicemente odiosi come nel caso della protagonista femminile.
I continui riferimenti alla cultura cinese e giapponese potevano essere spiegati con qualche nota in più in modo da rendere maggiormente partecipe anche chi non è particolarmente ferrato sull’argomento.
La conclusione del romanzo lascia aperti parecchi interrogativi e sviluppi e lascia presagire che ci debba essere almeno un secondo capitolo volto a dare soluzione ad alcune delle questioni presentate nelle ultime pagine del libro.
Parallelismo interessante, ma questa è una mia personalissima interpretazione, è il fatto che mentre il lettore legge un romanzo in cui i nazifascisti hanno vinto la guerra, i protagonisti leggano un romanzo in cui l’Asse ha perso la guerra: quasi un gioco degli specchi o di finestre in cui il mondo del lettore e quello dei protagonisti si affacciano vicendevolmente sondando due finali alternativi di un’unica storia.
A chi consiglio questo romanzo? Sicuramente agli amanti di Philip K. Dick, a chi adora la fantapolitica e i romanzi distopici costellati da intrighi e giochi di potere.
Consiglio il romanzo anche e soprattutto a chi si è limitato a guardare la serie tv, The Man in the High Castle , prodotta di recente che, nonostante mantenga gran parte dei nomi non che il titolo originale dell’opera di Philip K. Dick, è solo molto lontanamente ispirata a qualche elemento presente nel romanzo.

* Jo

GREAT (WO)MEN #4: FU HAO

3266081587_db98d9e830Eccovi il quarto articolo della nostra rubrica Great (Wo)men, in collaborazione con il canale YouTube La Storica.

Quest’oggi, faremo un lungo viaggio indietro nel tempo sino alla Cina del 1200 a.C. e parleremo della principessa Fu Hao della dinastia Shang, una delle sessanta mogli del re Wu Ding.

Ciò che conosciamo di Fu Hao è stato inciso su delle Ossa fuhao-featureoracolari, tipiche della dinastia Shang, poi nascoste nella tomba della stessa regina, ritrovata nel 1970: alcune riportavano lo stato di salute della donna, una in particolare ci da informazioni riguardo alla sua condizione fisica durante e dopo la gravidanza che le fece dare alla luce il principe Jie; altre, decisamente più importanti, ci raccontano della sua carriera militare e religiosa.
La donna risulta essere stata a capo di ben 13.000 soldati e due importanti generali, Zhi e Hou Gao, in molte guerre tra le quali figurano due delle più importanti mai combattute nella Cina di quegli anni.
Grazie ai suoi interventi militari, infatti, fu messa una fine a divere guerre tra dinastie, come ad esempio con quella dei Tu-Fang o Ba, che andavano avanti da intere generazioni .
Nella sua tomba furono ritrovate anche molte asce da guerra che probabilmnete lei stessa aveva impugnato in battaglia.

L’essere comandante dell’esercito era, naturalmente, un fatto molto strano per una donna, tuttavia pare che Wu Ding desse particolare fiducia a Fu Hao tanto da darle sia il comando della forza militare sia il comando della forza religiosa istruendola riguardo ai riti e ai sacrifici propiziatori.
L’attività religiosa era una delle più importanti componenti politiche del tempo, pertanto possiamo dire che la regina godeva di un enorme potere rispetto alle altre donne.

fuhao1Il rispetto del re Wu Ding nei confronti della principessa Fu Hao è evidente anche nel fatto che, dopo la morte della moglie, lui le fece costruire una enorme tomba: in essa fece seppellire sedici uomini sacrificati alla moglie con un rito propiziatorio per avere l’anima di lei al suo fianco durante l’importantissima battaglia contro la dinastia Gong, che stava minacciando di distruggere, con la sua potenza, la dinastia Shang.

Nonostante il famosissimo personaggio Disney Hua Mulan non sia ispirato totalmente alla principessa Fu Hao, quanto più alla principessa Pingyang (per questo la ragazza come nome maschile prende Ping), è chiaro che, essendo Fu Hao la prima donna guerriera della storia Cinese, questa regina abbia influito sulla scelta della Walt Disney di creare un personaggio femminile combattente per l’impero Cinese.

*Volpe

֍ Assaggi di Sol Levante ֎ NASCITA, SVILUPPO E DIFFUSIONE DELLA LETTERATURA POPOLARE E DI MASSA NEL GIAPPONE MODERNO

Taishū bungaku 大衆文学, conosciuta anche come taishū bungei 大衆文芸o dal secondo dopoguerra chūkan shōsetsu中間小説, ‘romanzo del ceto medio’.
E’ un tipo di letteratura dallo stile e dal contenuto semplice, di carattere divulgativo o d’intrattenimento. Si muove per stilemi, strutture narrative fisse che recano messaggi morali consoni all’epoca di realizzazione. Vedono personaggi eroici che agiscono in mossi da ideali di giustizia a libertà permettendo l’immedesimazione del lettore.

Il termine taishū nasce per indicare un gruppo di monaci buddisti. Solo successivamente viene esteso per designare una ‘massa’ di laici.
Interessante è il modo in cui cambia connotazione in ambito letterario nel passaggio tra XIX e XX secolo.
Nel 1800 taishū era un termine quasi dispregiativo, indicava opere ‘popolari’ di intrattenimento leggero (戯作 gesaku) non degne di riconoscimenti letterari in contrapposizione al jyun bungaku 純文学, la letteratura ‘scelta’, ricca di ricercatezze stilistiche specchio di una gamma di tematiche ‘alte’, artistiche, colte. Nel 1900 venne considerato un atteggiamento più critico, meno rigido al termine. Si passò da un approccio qualitativo a uno quantitativo, dalla definizione ‘letteratura popolare’ a ‘letteratura di massa’ (Cécile Sakai).
Le origini del taishū sono da cercare nell’immediata pre-modernità (fino al Meiji che inizia nel 1868), gli anni nei quali iniziò a diffondersi l’uso della stampa: in base al numero di copie in matrice si ricavava l’indice di popolarità di un’opera e quindi il suo potenziale commerciale.
In seguito a questa prima fase di ‘assestamento di genere’, dal 1884 si introdussero nel taishū due nuove tipologie di scrittura che affiancando il gesaku ne avrebbe definito le forme in autonomia: sono i sokki kōdan速記講談(letture e spiegazioni di testi ‘scritti velocemente’, cioè stenografati) e le storie narrate negli yose 寄席, piccoli teatri di varietà molto popolari all’epoca.
Il successo del genere portò ai kaki kōdan描き講談, kōdan con finalità commerciali. Questa varietà letteraria inizia a prendere parte a iniziative delle case editrici del 1911 come la Tachikawa bunko 立川文庫di Osaka e la kōdan kurabu 講談倶楽部di Noma Seiji野間清治, fondatore della kōdansha講談社, un colosso dell’editoria giapponese.
Dagli anni venti vi furono le prime riviste e gruppi letterari a sostegno del taishū.
Nel 1924 venne pubblicato il Yomimono bungei sōsho 読み物文芸叢書 (Antologia di letteratura semplice) che raccoglieva opere taishū dividendole in tre categorie: racconti 時代小説d’epoca (in maggioranza) 現代小説 d’attualità探偵小説d’investigazione. Tra i più importanti curatori Hasegawa Shin長谷川信 e Shirai Kyōji白井喬二 dove il primo scriveva di drammi teatrali riconducibili ai racconti d’epoca e il secondo, considerato il padre del genere, alla creazione di personaggi molto popolari come Kumaki Kōtarō di Fuji ni tatsu kage富士に立つ影 (L’ombra che si staglia sul Fuji): difensore di giustizia e moralità, trasmetteva messaggi positivi attraverso gesta avventurose che avrebbero avvicinato molti alla lettura, pensava Shirai.
Nel 1924-25 la Kōdansha di Noma Seiji inaugura il progetto キング Kingu, ‘re’, che porta alla stampa molte opere taishū riscuotendo un enorme successo, sulla base del quale molte altre case editrici inizieranno a pubblicare scritti popolari.
Nel 1926 Shirai Kyōji fondava la Nijyūninichikai二十二日会 (associazione del 21° giorno) i cui membri si riunivano il 21 di ogni mese, la cui prominenza verso il ‘racconto d’epoca’ sta nella combinazione giocosa dei caratteri necessari per scrivere ‘ventuno’ a comporre l’ideogramma mukashi昔 (antichità). L’organo di pubblicazione, Taishū bungei大衆文芸, raccoglieva 11 scrittori e fu costretto a chiudere nel ’27 causa l’eccessiva pressione esercitata sugli autori da un pubblico sempre più avido di taishū.
Sempre nel 1926 La Heibonsha平凡社, un’altra casa editrice di spicco, assegnò ai membri dell’associazione di Shirai Kyōji il compito di redigere in 11 volumi una raccolta completa della letteratura popolare contemporanea (Gendai taishū bungaku zenshū現代大衆文学全集). Tra gli autori che presero parte al progetto Okamoto Kidō岡本綺堂, autore di un genere propedeutico al poliziesco, torimonochō捕物帳 (taccuini investigativi); Oosamu Jirō大仏次郎con lo spadaccino Kurama Tengu; Yoshikawa Eiji吉川栄治con Miyamoto Musashi宮本武蔵, valoroso protagonista di una saga del 1935-39 che è ambientata in epoca Tokugawa (1600-1868) e che per la chiarezza dell’ambientazione e dei costumi descritti è considerata anche rekishi shōsetsu歴史小説 romanzo storico.

Di quale considerazione gode il taishū attualmente? Penso proprio abbia ottenuto il dovuto riconoscimento letterario, quello che gli era stato negato nel corso del XIX secolo. Infatti nel 1935 Kikuchi Kan菊池寛propone l’istituzione di due premi letterari: 芥川賞premio Akutagawa (in memoria di Akutagawa Ryūnosuke芥川龍之介) per la jyun; 直木賞 premio Naoki (ricordando Naoki Sanjyūgo直木三十五) proprio per il taishū. I due premi tuttora assegnati hanno consentito un accostamento in parallelo del jun e del taishū ribadendo negli anni che godono di uguale dignità: non è necessario metterli in contrasto, sarebbe meglio godere della diversità che emerge dalla loro differenza di stile e di contenuti espressione di due rispettabili concezioni della letteratura e dell’esistenza.

*Kafka

12963699_775693769234312_6877871933012557805_n.jpg