La casa torre

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Un dolore improvviso al ginocchio mi bloccò  sulla soglia: somatizzavo tutto da mesi, e non riuscivo più a riposare,  il che mi rendeva terribilmente nervosa, e orribilmente stanca. Rincasavo dal lavoro, ogni volta, pochi minuti prima dell’alba, desiderosa di raggiungere il mio giaciglio e incurante di ogni pensiero ; ma quella notte un brutto presentimento aveva scurito la mia coscienza. Il  portone era stranamente socchiuso e forse un estraneo era penetrato nella pensione. Non potevo chiamare la polizia, data la mia condizione, e neppure dormire per strada. Che fare? Ero arrivata in Italia da neppure un anno: non era stato facile farsi accettare dalla piccola comunità del paesino, ma la mia discrezione, il riserbo e la prudenza avevano avuto la meglio ed ero riuscita a trascorrere serenamente le fresche notti della vallata. Trovai alloggio in una pensione, una specie di casa di cura per anziani; e lavoro in un locale, un pub, che svolgeva la sua attività esclusivamente di notte. La paga non era buona e così conducevo una vita modesta; a differenza dei mie cugini che migrando in terra tedesca, avevano avuto più fortuna. Tuttavia essendo moderatamente pigra, non avevo nessuna voglia di rimettermi in viaggio e sottopormi di conseguenza a tutti i rischi  in cui una donna nella mia condizione potrebbe imbattersi facendosi sbatacchiare qua è là per il continente, rifiutai gli inviti della parte più avveduta della famiglia. Che fare? L’aria della notte, cominci  moderatamente a schiarire, e io dovetti decidermi. Così senza far rumore entrai nell’androne della torre. Poiché proprio in una vecchia casa-torre avevo trovato dimora. Avrei dovuto salire tre piani di scale, prima di potermi chiudere a chiave nella mia stanza. A quell’ora sarebbe stato facile incontrare qualcuno degli anziani già sveglio, ma non potevano essere stati loro a lasciare la porta aperta, perché avevano sempre avuto premura di essere ben protetti, tenendola chiusa con più di una mandata. Erano terribilmente fifoni… data l’età, ogni piccola suggestione li spaventava, ed erano avvezzi talvolta a delle reazioni a dir poco … bizzarre. Quando salendo nel buio sentii delle voci, quindi, dapprima non ebbi paura, provenivano dalla cucina del secondo piano. Agata stava preparando i suoi biscotti, il profumo era inconfondibile, ma lo stesso mi avvicinai senza farmi sentire. Raggiunto il secondo piano non accesi la luce, ma avanzai ancora tra le tenebre. Con chi stava parlando la signora Agata? Ahi! Il ginocchio. L’angoscia mi azzoppò  una volta ancora. Avevo scorto Marco Tullio nella cucina che sorseggiava un limoncello e si faceva servire i biscotti dalla vecchia. Fin dove si era spinto quel seccatore? Maledetto. Che tu sia maledetto, Marco Tullio! La rabbia mi salì alla testa, avrei voluto urlare, ma la prudenza, come al solito la prudenza riuscì a

trattenere il mio impeto. Marco Tullio era uno spilungone dalla testa canuta, sempre vestito di nero, elegante, quarantenne;  con un certo ottuso aplomb. Non perdeva occasione per tormentarmi, mi seguiva ovunque, ed ora era riuscito a violare il mio piccolo mondo. Mi faceva la corte: si sedeva nel locale dove lavoravo e restava fino alla chiusura. Io avevo respinto le sue avance, dapprima in modo gentile, poi con forza, ma sembrava non riuscisse a capire. Da alcuni clienti del locale era apostrofato come… “matto”, ma aveva un buon lavoro, era corrispondente per un grosso giornale, non si trattava quindi di un disadattato.  Non capiva mai quando era sgradito, non toglieva mai il disturbo. Quando gli altri parlavano con lui sosteneva la sua tesi, non importava quale, fino alla fissazione. E quando veniva contraddetto si irrigidiva, il suo volto diventava paonazzo e un rivolo di bava gli scendeva dalla bocca. Si irritava e diventava violento. Non che picchiasse qualcuno, ma la sua violenza era palpabile, forte.. anche se trattenuta. E la sua fisicità sgraziata incuteva un certo timore, era alto… con quella faccia, con quel muso, sembrava un cavallo. A me non faceva paura, devo dire la verità, anche se le mie colleghe erano molto preoccupate, ma allora non mi spaventava, ero serena. Certo seccata: mi telefonava tre volte al giorno, mi faceva dei regali, degli inviti… mi dava dei consigli… suggerimenti… Io lo ascoltavo e non lo ascoltavo. Poi per  cambi  qualcosa. L’ultima notte d’estate, mentre tornavo dal lavoro, lui mi seguì. Io pensavo di essere sola, non c’era nessuno in strada… e avevo fame, morivo di fame, ma le serrande erano ancora tutte abbassate…

No perdonatemi, cari amici, non voglio ancora ricordare quel momento disgraziato, spenderei troppe parole dolorose. Torniamo piuttosto al nostro racconto, come vi dicevo ero appostata nel buio e osservavo sbalordita il comportamento disinvolto di Marco Tullio, che parlava di me con la signora; quando, sembra assurdo: mi si spezzò  il tacco, e mi feci udire. Entrai velocemente in una stanza vuota e mi nascosi sotto il tavolo. Marco Tullio, mi venne dietro e accese la luce, non mi aveva ancora vista, ma intuiva la mia presenza:  cominci  a camminare nella stanza, e a parlare: ora che i vecchi non potevano sentire mi diceva cose orribili, ogni suo insulto mi faceva rabbrividire. Sapeva quel maledetto come farmi paura, aveva con lui un oggetto ben appuntito e  minacciava di conficcarmelo nel petto. Che potevo fare? Chi poteva aiutarmi? I vecchi dell’ospizio?  Ma come mi ero cacciata in una situazione del genere? Forse il fatto che fossi sola e schiva, gli faceva pensare che fossi una facile preda. Io una preda? Quel pensiero mi lasci  perplessa, non mi ero mai sentita in quel modo. Forse era proprio quel pensiero che mi dava tante noie, tanti dolori, tante ansie. Se avessi continuato così, prima o poi mi sarei ammalata: dovevo trovare una soluzione. Quel bestione andava a dire in giro che ero un essere spregevole, un mostro: attirava l’attenzione su di me. Nel paese non si parlava che di me da qualche settimana. Forse sarei dovuta partire, andare in Germania dai miei cugini. Ma non volevo dargliela vinta. Non volevo farmi schiacciare. Non volevo farlo sentire forte. …E poi mi avrebbe seguito, persino in Germania, tanto si era accanito contro

di me. Cosa ci faccio sotto il tavolo, mi chiesi? Ora esco e lo affronto, pensai, ma la signora Agata lo richiamò  in cucina e Marco Tullio andò  via; e io ebbi modo finalmente, di salire l’ultimo piano e di raggiungere la mia camera; ma lasciai volontariamente la porta aperta e aspettai in silenzio. Come pensavo Marco Tullio non si fece aspettare. Io mi ero premurata di chiudere bene tutte le imposte, come sempre, per evitare che luce del giorno disturbasse il mio riposo; e lui approfittando della penombra arrivò  nel centro della stanza e sollevando con una mano la sua arma appuntita con l’altra aprì il coperchio della bara. Quando si accorse che non c’era niente, per lui fu troppo tardi, gli saltai alle spalle e gli tolsi la vita con un terribile morso. Poi gli andai sopra e lo mangia pezzo a pezzo: ci volle tutto il giorno. Era tanto tempo che non capitava più: si trattava di vecchie abitudini del passato, si trattava di antichi istinti che la mia famiglia, andando incontro alla civiltà, aveva abbandonato, ma ora non avevo scelta.  L’ultima notte d’estate Marco Tullio mi aveva visto mangiare dei topi nella piazza, e da allora aveva preso l’abitudine di girare con un piccolo paletto di frassino ben acuminato nella borsa. Ora la sua arma giaceva sul pavimento, vicino ai suo resti. Finalmente avevo ritrovato la pace? No, una premonizione, arrivò  alla mia mente: si trattò  di una breve e misteriosa visione: una scintilla che animava una piccola fiamma. Che strano, pensai, e continua a cancellare le ultime macchie di sangue, sul mio viso, quando mi resi conto che la porta della stanza era rimasta aperta. Ahi, il ginocchio. Forse qualcuno aveva visto? Spalancai la porta e scesi le scale, ma le fiamme mi accolsero crudeli. La signora Agata aveva dato l’allarme e terrorizzati gli abitanti della pensione avevano deciso di appiccare il fuoco a tutta la casa e ora riuniti in strada osservavano il rogo, mentre i soccorsi impotenti tentavano invano di salvarmi.

Ora una volta ogni anno il mio spirito passeggia per queste strade, senza aver altro da fare che ricordare la sua storia e di tanto in tanto raccontarla a qualche curioso passante di questo mondo.

FINE

Emanuele Carboni (racconto postumo).

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Sai che hai degli occhi bellissimi?

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Il rumore della strada era presente in ogni secondo di quei lunghi minuti passati sull’autobus. La pioggia batteva sui finestrini e le gocce d’acqua correvano davanti a me, come se stessero facendo una gara per perdersi in una delle tante pozzanghere presenti sul marciapiede. Non riuscivo a capire cosa provassi in quel preciso istante, forse noia, forse tristezza o malinconia. Le macchine davanti al mio mezzo si muovevano a passo d’uomo, e oltre al finestrino vedevo quell’agglomerato di mattoni e cemento, quella palazzina mancata e rimasta vuota. Mi chiedevo, proprio in quell’istante, se dentro quel palazzo non completato, o eternamente distrutto, ci fossero dei barboni o dei drogati. Un brivido lungo la schiena mi fece chiudere il giubbotto ma quel freddo, altro non era che una sensazione dovuta a quello che stavo osservando. Le porte al pian terreno, mai montate, mostravano dei cespugli verdi, a malapena visibili dalle persone esterne. L’autobus continuò a scorrere, portandomi con sé e cancellando il paesaggio davanti ai miei occhi, non potendo però levarlo dai miei ricordi. Ogni giorno, lo stesso scenario mi provocava l’orribile impulso di andare ad esplorare quel luogo, così tre giorni fa decisi di andarci, di nascosto. Arrivai a quelle piante e vi scoprii un’apertura, passando all’interno vi era una casa. La casa era illuminata da non so quali luci, l’ansia si impossessava di me. Proprio come in quei videogiochi dove ti viene sbarrata la strada, l’uscita dalla quale ero entrata, non c’era più. Tremante camminai verso quella casa, circondata da lanterne. Bussai alla porta che si aprì improvvisamente. Una donna sorridente, dai lunghi capelli biondi, un vestito rosa, labbra carnose e naso perfetto, mi guardò con un viso dolce. Nonostante l’aspetto che ai più sarebbe parso amichevole, anche effimero e vanitoso, in quel preciso istante mi intimorì.

-Piccolina, ti sei persa?-

-Tanto piccola non sono, ho 22 anni.-

Dissi guardandola incuriosita.

-Sei proprio carina, scusami, non è un posto carino in cui vivere ma ci sono affezionata, vuoi venire a prendere un tè? Sai che hai degli occhi bellissimi?-

-Grazie.-

Dissi guardandola, senza sapere che dire, feci due lunghi respiri per calmarmi e come, il più stupido personaggio dei film e dei libri horror, la seguii.

La donna mi offrii un tè, che finsi di bere ma che buttai nella pianta rinsecchita alla mia destra. Non parlammo, sentivo il suo sguardo addosso, in attesa. Forse dentro quel tè c’era qualcosa. Improvvisamente si alzò e mi intimò con dolcezza infinita, da una voce zuccherosa di seguirla per vedere la casa. Mi portò nella sua camera da letto. La casa tetra non rispecchiava minimamente l’aspetto del personaggio bizzarro davanti a me. Mentre mi domandavo in che razza di casa fossi capitata, che razza di persona avevo appena conosciuto, venni distratta da un crack, non feci in tempo a chiedermi da dove venisse quel rumore, perché la risposta arrivò repentina. La botola sotto al tappeto sopra il quale mi trovavo si era aperta e la bionda, mi guardò con uno sguardo incattivito. Vicino a me c’erano pelli di altre ragazze, il terrore si impossessò di me e la risata cattiva della tizia si sentì ovunque. Mi raggomitolai su me stessa quando la botola venne chiusa sopra di me e piansi. La donna scese per portarmi del cibo, io, presa da un’ira fuori dal comune cercai di attaccarla per poi risalire. Lei però mi afferrò per un braccio e mi diede uno schiaffo, la sua forza superava qualsiasi creatura umana. Mi legò le braccia su quelle che sembravano delle catene. Mi afferrò il mento sollevandolo, ed esponendolo alla luce della sua lanterna.

-Sei proprio una bella ragazza, molto espressiva. Uh, hai pianto piccolina?-

Non risposi, mi sentivo persa, inerme.

-Meglio, i tuoi occhi sono più puliti con le lacrime.-

Tirò fuori degli attrezzi che non riuscii a vedere, urlai, urlai tanto per il dolore. Non riuscii più a vedere nulla, mi tolse gli occhi, per metterseli, mi disse mentre con il suo sorriso li toglieva. Stufa di sentirmi urlare mi cucì le labbra. Piano mi smembrò, con dedizione. Il mio spirito si elevò e la vidi, la vidi dall’alto, vidi quando si staccò gli occhi e si mise i miei, la vidi disperatamente mentre accarezzava e baciava la mia testa ancora integra, prima di lasciarla cadere in mezzo agli altri corpi. La vidi ancora, mentre apriva la testa ad un’altra ragazza spaventata. Ora cerco vendetta, solo su di lei, non sul mondo. L’ultima bambina è appena entrata, la vedo mentre beve il tè e sviene, sviene davanti a lei e lei ride. Sono un fantasma, dovrò pur far qualcosa, la bambina viene smembrata davanti ai miei occhi, mostrandomi che razza di mostro avevo incontrato. Mi aspettavo di vedere il fantasma della piccola ma quando li addormenta, di fantasmi non ce ne sono. Per la prima volta seguo la donna in una stanza non vista, prende un barattolo, questo si illumina, mi risucchia al suo interno.

-Ti vedevo sai? Così non potrai mai provocarmi danni, il mio nome in fondo è Abel, demone trasformista.-

Il mio mondo si è fatto buio, maledico il momento in cui sono entrata in questa casa, ora pagherò questo errore per l’eternità.

Giorgia Romano

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E SE FOSSE DESTINO

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E SE FOSSE DESTINO

Autore: Barbara Graneris
Casa editrice: Streetlib

.:SINOSSI:.
Greta fa la commessa nel negozio della sua migliore amica ed ha un’irrefrenabile passione per i dolci. Seria e responsabile, ha deciso di mettere da parte se stessa per occuparsi della sua famiglia.
Davide è una giovane promessa del calcio. Forte e determinato, sa che il pallone è il suo grande amore e che è ad un solo passo dal realizzare il sogno della sua vita.
Ma cosa succede quando il destino decide di farli scontrare?
Greta dovrà combattere prima di tutto contro se stessa per riuscire a lasciarsi andare tra le braccia del bel calciatore. E quando finalmente capiscono di non poter fare a meno l’uno dell’altra, la vita è pronta a metterli in difficoltà. Sogni e amore non sempre possono coesistere.
Riusciranno a superare gli ostacoli o saranno costretti a dirsi addio?
Perché quando è il destino a decidere per te, non ti lascia scelta. Devi assecondarlo.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.
Per iniziare vorrei dire una cosa importante: nessuno, nel nostro staff, è amante del genere rosa; probabilmente non eravamo il pubblico più adatto e  per questo motivo il mio giudizio toccherà poco e niente la trama in sé del libro, per concentrarsi invece sullo stile.
L’autrice di questo libro ha un grande dono ed è quello di saper fare ottime descrizioni di ambiente, naturali e di partite di calcio: i punti in cui si dedicava a lunghe parti in cui i protagonisti non interagivano tra loro ma con l’ambiente circostante sono state le mie preferite e in certi punti ho quasi potuto assaporare qualche dolcetto preparato dalla nostra protagonista e corso accanto al nostro caro Davide.
Purtroppo, queste ottime parti sono state intervallate da cadute di stile in cui regnavano veri e propri “Cliché cinematografici”, a mio parere totalmente inutili nella narrazione di un romanzo, specie perché l’autrice si è dimostrata capace di sviluppare frasi e situazione belle quando si è allontanata da questi cliché. Il fatto che la ragazza si senta oppressa da delle responsabilità che nessuno le ha dato è fin troppo ridondante; la parola “Destino” è ripetuta talmente spesso, anche nell’arco di pochissime righe, da perdere quasi completamente senso e diventare un mero strumento per avvicinarsi al titolo del romanzo.
Ho trovato lievemente fastidioso riuscire a prevedere quasi completamente alcune delle azioni dei protagonisti (che qui non posso elencare per motivi di spoiler): in particolare la giornata del compleanno di Greta è stata, per me, un concentrato di situazioni prevedibili, ma non per un mio vissuto personale o perché sono comuni, ma proprio perché si trattava di luoghi comuni spesso presentati nel cinema americano.
Come ho detto all’inizio, non conosco a pieno il genere, non ho molto con cui confrontarla e queste cose che io ho trovato strane possono essere benissimo necessarie proprio a rendere il romanzo un ottimo pezzo del genere rosa.
Io, di certo, non ero il pubblico adatto per questa autrice, ma questo non significa che il libro non sia valido o non possa piacere: io gli darei un 7/10.
Lo consiglierei a qualcuno che ha certo più dimestichezza con questo tipo di letture, che ama le storie d’amore travagliate ma non troppo, con simpatici intermezzi dal retrogusto comico (come la tenera gelosia di Leo, l’ex compagno di squadra di Davide, uno dei miei personaggi preferiti in assoluto), e, chissà, magari anche un bel lietofine!

*Volpe

Per chi suona la campana? Il lutto nei romanzi: identikit del personaggio feticcio.

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Nella stesura di una trama capita di trovarsi di fronte a quella che, per uno scrittore, è LA DOMANDA per eccellenza: come, quando e perché uccidere un personaggio?
La morte è un’esperienza traumatica nella vita di una persona, un evento che ci scuote nel profondo e ci costringe a misurarci con la fragilità della vita e con le questioni filosofiche, morali e religiose che, da quando si ha memoria, hanno interrogato l’uomo sul fragile binomio vita/morte.
Ovviamente anche la letteratura si confronta con questa delicata tematica e ogni autore, a modo suo, elabora nelle proprie opere il tema del lutto e della morte togliendo di mezzo in modo più o meno tragico un proprio personaggio, che puntualmente si rivela essere il nostro preferito.
Ma a quali regole si deve attenere uno scrittore per far sì che la morte dei propri personaggi avvenga esattamente al momento appropriato e susciti le giuste emozioni? Ovviamente le scuole di pensiero in questo senso sono tante e alcune anche in contraddizione tra loro.
In questa prima parte ci concentreremo sul personaggio feticcio: lo/a sfortunato/a che viene irrimediabilmente sacrificato sull’altare della letteratura e fa piangere i lettori fino a lasciarli senza lacrime.

Per me la morte di un personaggio deve essere qualcosa che brucia il cuore, non solo un mero step della storia[…]. La morte di una persona nel testo deve trasmettere emozione, far piangere, spaventare.
George R.R. Martin

La morte di un personaggio, maggiore o minore che sia, ha un impatto sull’intera storia e, anche se in minima parte, influenza gli eventi reindirizzandone il corso e tingendo di nuove sfumature la trama e i personaggi rimasti in vita.Un bravo scrittore ha a cuore le emozioni dei suoi personaggi e quelle del lettore perché sa che i sentimenti non sono giocattoli. Malgrado ciò, soprattutto nelle saghe contemporanee si 14408929_301217046908984_541498957_nevidenzia una tendenza a fare stragi di personaggi e per interi capitoli il lettore è costretto a sorbirsi agonie, morti e incidenti fatali che, puntualmente, colpiscono i beniamini, i suoi beniamini, causando la metamorfosi del romanzo da libro a proiettile scagliato contro la parete per la rabbia e la tristezza.

Severus Piton, il sinistro professore di “Harry Potter”, e Rue, la giovane tributo in “Hunger Games” sono solo due dei tanti personaggi immolati sull’altare della letteratura al solo fine di far sciogliere di lacrime i lettori. Queste reazioni sono più che comprensibili e ben note agli scrittori più sadici che, dopo averci presentato un personaggio, averlo sviluppato pienamente facendoci entrare in confidenza con lui come fosse il nostro migliore amico, decidono di eliminarlo dalla storia e ci lasciano con un palmo di naso.
Questa tecnica più che collaudata è usata da scrittori di grande calibro come J.K. Rowling, che soprattutto nell’ultimo capitolo della sua saga ha compiuto una vera e propria carneficina, G.R.R Martin, diventato un serial killer letterario, Suzanne Collins e molti altri apprezzati autori che si avvalgono di questi personaggi feticci per adescare lettori particolarmente sensibili e giocare con la loro emotività.
Un personaggio feticcio è una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma al momento della sua tragica scomparsa la sua scarsa importanza viene smascherata immediatamente da alcuni indizi. Alla sua dipartita, che si presume sia stata tanto straziante per il lettore quanto per i personaggi, la storia non cambia né si riscontrano particolari cambiamenti nei comportamenti dei sopravvissuti. Questo sisma emotivo scuote il lettore, di cui vengono stuzzicatala personalità, ma non ha alcuna conseguenza significativa per la storia.
Davanti a questo lutto, la cui emozione dura giusto il tempo di un capitolo, il lettore si domanda giustamente dove sia il sentimento e l’umanità dei personaggi rimasti in vita che, nel giro di poche pagine, sembrano dimenticarsi completamente del loro compagno d’avventure scomparso o che, cosa ancora più odiosa, ne rispolverano la memoria solo quando vedono minacciati i propri interessi e devono nuovamente convincere i propri alleati a seguirli in qualche assurda impresa.

In questo articolo abbiamo analizzato le caratteristiche del personaggio feticcio, tracciando un identikit utile agli scrittori e ai lettori stanchi di vedere il loro beniamino puntualmente ammazzato.

*Jo

Un racconto nel cassetto – I° Edizione

Raccolta dei racconti brevi che partecipano alla prima edizione del concorso “Un racconto nel cassetto”.
In questo album e sul sito web della pagina sarà possibile votare i propri racconti preferiti fino a domenica 11 settembre.Vi ricordiamo che su Facebook è possibile votare solamente attraverso l’utilizzo del “like”, altre forme di apprezzamento non verranno calcolate nel conteggio finale dei voti.

Info e regolamento:

https://www.facebook.com/events/1273373222691050/

https://arcadialoscaffalesullalaguna.wordpress.com/2016/05/13/un-racconto-nel-cassetto-i-edizione/

 

Link diretto alle storie in concorso:

L’orma

La regina delle rose

La morte del re

Il lato nascosto

L’amore non si compra

Festa di compleanno

I 1000 e 1 giorni da senile

L’amante veneziano

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Novità sullo scaffale – Settembre 2016

14203082_290467787983910_735454232_o.jpgA partire da questo settembre, abbiamo deciso di presentarvi le novità in uscita in libreria mese per mese.
A settembre troverete tanti ritorni, sequel di romanzi che lo scorso anno hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico dei lettori, libri più criticati per le scelte degli autori e nuovi autori che sembrano affacciarsi con una certa audacia nel panorama letterario.

ROMANZI ROSA:

“L’uomo che inseguiva i desideri” di Phaedra Patrick: Il primo settembre uscirà in libreria questo libro che è già stato definito come “Il caso editoriale dell’anno”, ha stupito molti librai che lo hanno letto in anteprima ed è  già stato pubblicato in più di venti paesi: decisamente un libro che dovrebbe essere presente, almeno come idea, sulle liste di coloro che amano i romanzi d’amore, pieni di passione e sogni.
“E’ la storia di un amore che si nutre di piccole cose”

“Prometto di perdere” di Pedro Chagas Freitas: l’attesissimo seguito di “prometto di sbagliare” che ha dominato le classifiche italiane per mesi, arriverà in libreria il 16 settembre.
Pedro Chagas ha il pregio di saper parlare d’amore con una grandissima poesia, e di saper raccontare di un amore vero che si spezza ma si ricostruisce e nel quale vince solo chi non molla.
“Bisogna credere nell’impossibile e convincere l’altro che l’amore non è una bugia, un’invenzione dei poeti. È dentro ognuno di noi. Basta non avere paura, paura di perdere.”

NARRATIVA:

“La natura Esposta” di Erri De LucaAttesissimo ritorno di De Luca alla narrativa con questo nuovo romanzo nel quale un uomo di molti mestieri è incaricato di un delicato restauro. La statua del crocifisso contiene segreti che si rivelano solo al tatto. Bisogna risalire a diverse nudità per eseguire. C’entra una città di mare e un villaggio di confine, un amore d’azzardo e una volontà di imitazione.
Fu attesa l’ora del tramonto, per l’effetto di luce arrossata sopra il marmo. Prese aspetto di carne, le ombre mossero le forme.”

GIALLI E THRILLER:

“La promessa: il sesto caso della sezione Q” di Jussi Adler-Olsen: Facile comprendere che sia il sesto romanzo di una ormai conosciuta e lunga serie ambientata nella gelida danimarca.
Christian Habersaat cerca senza successo di far luce sulla morte misteriosa di una ragazza, che gli apparve allora su una strada di campagna, appesa a testa in giù tra i rami di un albero. La Sezione Q, specializzata in casi irrisolti, è la sua ultima speranza.

“L’artista del coltello” di Irvine Welsh: Gi amanti di questo autore avranno una bellissima sorpresa nel veder tornare, in un thriller dai toni cupi e punte di spietata ironia, uno dei personaggi più amati di “Trainspotting”.
Frank Begbie, con un passato assai oscuro, quando viene a sapere della morte del figlio con il quale non ha rapporti da anni, decide di tornare in Scozia. Il libro ruota attorno ad una domanda spietata: può un uomo come Begbie dominare il suo lato oscuro?
“Di Welsh ce n’è uno solo e dovete leggerlo.” – The Observer

“Piccoli pensieri omicidi” di Gabriella Galt: Una serie di brevi racconti di omicidi che sono rimasti sulla carta, uno sfogo a quei piccoli pensieri omicidi che quotidianamente ci prendono e non possiamo lasciare liberi. Divertente, a modo suo morale, catarchico- educativo, un invito a essere proattivi: se quel cadavere si ostina a non passare, armatevi di penna e datevi da fare.
“«Perdonami», mi ha detto, «ho rincontrato il mio primo amore, mi sono innamorato di nuovo di lei, è una passione folle, travolgente, più forte di me.» Sono un tipo accomodante, comprensivo. Ma al ritorno di fiamma, no, non ero preparata. Neanche lui, del resto. Ha preso fuoco in un attimo. Cenere, come la sua bionda.»”

“La coppia perfetta” di B.A. Paris:  Tutto sembra meraviglioso a casa di Grace e Jack Angel, si direbbe proprio che sono la coppia perfetta, ma conoscendo un po’ meglio i due alcune cose sfuggono dal quadro idilliaco che i due hanno costruito. Perché Grace non risponde mai al telefono di casa? Perché esce solo se anche Jack è presente? Perché ci sono sbarre alla finestra della camera?
Questo è uno dei migliori esordi dell’anno, sono state vendute oltre 600.000 copie in soli cinque mesi. Il ritmo serrato e la capacità di svelare gli oscuri segreti di una coppia perfetta hanno entusiasmato sia i lettori sia gli editori.
“Jack e Grace sono la coppia perfetta… o la bugia perfetta?”

FANTASY:

“I custodi di Slade House” di David Mitchell: Un nuovo romanzo regalatoci dallo scrittore di Cloud Atlas uscirà il sei settembre con una nuova storia che si muove agilmente tra diversi generi fino ad arrivare al finale a sorpresa. Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House.

Harry Potter e la maledizione dell’erede di J.K. Rowling: Il 24 settembre avremo tra le mai, finalmente, forse il libro più discusso dell’anno. Da quando le prove sono cominciate, non si è fatto altro che parlare dello spettacolo teatrale di cui questo libro è il copione. Si tratta, a tutti gli effetti, dell’attesissimo “Ottavo libro” di una delle saghe più famose la quale ha accompagnato l’adolescenza e l’infanzia di miliardi di persone. La domanda,  a questo punto, è se sarà o meno all’altezza degli altri: alcuni fans hanno parecchie remore a riguardo!
ATTENZIONE: ci teniamo a ricordare che questa non è la versione finale. Sebbene la prima delle prove teatrali aperte al pubblico (definita “anteprima mondiale”) sia stata fatta a giugno del 2016, la versione finale sarà messa in scena a gennaio del 2017 e con essa uscirà il copione ufficiale.

LETTERATURA STRANIERA:

“Il rumore del tempo” di Julian Barnes:  Questo autore ci racconta una storia vera, la storia di un musicista russo, Dimitrij Sostakovic, che la mattina del 29 gennaio 1939 legge una terribile recensione ad un suo recente spettacolo.
Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell’Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa.
“Ma essere un vigliacco non è facile. Molto piú facile essere un eroe. A un eroe basta mostrarsi coraggioso per un istante: quando estrae la pistola, quando lancia la bomba, attiva il detonatore, fa fuori il tiranno e poi se stesso. Essere un vigliacco significa invece imbarcarsi in un’impresa che dura una vita. Mai un po’ di riposo. C’è da anticipare la successiva occasione in cui si dovrà tergiversare, mostrarsi servili, giustificarsi… Essere un vigliacco richiede costanza, fermezza, impegno a non cambiare.”

“Lo stupore di una notte di luce” Clara Sanchez: L’attesissimo seguito di “Il profumo delle foglie di limone”, uno dei libri più amati degli ultimi tempi e come il precedente, questo libro promette di essere un successo. Uscirà verso il dodici settembre, ma ha già moltissime recensioni positive da chi lo ha avuto in anteprima.
Lo stupore di una notte di luce è una storia indimenticabile sulla forza delle scelte e il coraggio di non tradirle. Sulla impossibilità di dimenticare il male e sulle colpe che devono essere punite. Una storia di amore e speranza dove nessuno crede che possa essercene ancora.
Sei sicuro di proteggere chi ami?
Sei sicuro che sia tutto finito?
Il passato ritorna sempre
e adesso è ora di affrontarlo

“Confusione. La saga dei Cazalet 3” di Elizabeth J. Howard: Questo libro riprende le vicende della famiglia Cazalet dopo circa un anno rispetto al finale di ” Il Tempo dell’attsa”, circa nel marzo del 1943. Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, assistiamo finalmente all’ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e con inedite libertà, soprattutto per le donne. E infatti Louise, Clary, Polly e Nora si avvieranno su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, in cui le donne lavorano e vivono a testa alta, senza troppe complicazioni, la loro vita amorosa e sessuale.
“La scrittrice più interessante della sua generazione.” – Martin Amis

“The Girls” di Emma Cline: Libro di una giovanissima scrittrice che immagina un mondo che non ha potuto vivere. Ambientata nell’estate del 1969, ci viene raccontata la storia della quattordicenne Evie che, bisognosa di attenzioni e piena di insicurezze, si fa prendere dal mondo di un gruppo di ragazze conosciute al parco mostrando nei loro confronti una certa di venerazione, specie per Suzanne, la più grande del gruppo. Così, quando viene invitata nella comune hippy in cui le ragazze vivono tutte insieme con un carismatico guru, neanche lontanamente riesce a intuire quanto si stia avvicinando al cuore del male. “L’accidia si interrompe un giorno al parco, quando Evie vede per la prima volta Suzanne e le altre, oscene e bellissime in mezzo alla folla.”

AUTOBIOGRAFIE:

“Born to run” di Bruce SpringsteenL’artista e cantante Bruce Springsteen, ha sorpreso tutti con la decisione di pubblicare un’autobiografia che uscirà in contemporanea in tutto il mondo il 27 settembre. Il titolo, naturalmente, si rifà ad una sua celebre canzone.
Nell’autobiografia di Bruce Springsteen tro­viamo l’ispirazione di un autore unico e la saggezza di un uomo che ha riflettuto a fondo sulle proprie esperienze.
“La città da cui vengo è piena di piccoli impostori, e io non faccio eccezione. A vent’anni non ero un ribelle che sgommava con le auto da corsa, ma un chitarrista per le strade di Asbury Park, già membro a pieno titolo di quella categoria di personaggi che ‘mentono’ al servizio della verità… gli artisti con la ‘a’ minuscola. ”

UN RACCONTO NEL CASSETTO, Coming Soon

Manca davvero pochissimo tempo! I primi racconti brevi che partecipano al concorso “Un racconto nel cassetto” sono già arrivati, ma c’è ancora tempo per partecipare e far emergere il proprio talento!

Per visualizzare il regolamento ed iscrivervi potete andare sulla pagina Facebook dedicata all’evento o lasciare un commento sotto l’articolo che trovate su questo blog.

Non lasciate chiuso in un cassetto il vostro talento!

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Sono il guardiano del faro

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SONO IL GUARDIANO DEL FARO

Autore: Éric Faye
Casa editrice: Racconti edizioni
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Gli eremiti non trovano mai pace. Sono circondati, portano con sé gli altri, non possono disfarsene.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di Faye è una sorta di diario di viaggio in cui lupi solitari, eremiti, raminghi, avventurieri ed innamorati disillusi; raccontano le loro vicende come se stessero leggendo le loro memorie o, al pari di cantastorie vagabondi, le stessero raccontando per l’ennesima volta in cambio di un caffè o di un posto in cui riposare prima di riprendere il loro interminabile pellegrinaggio.
Non è una lettura estiva, non è uno di quei libri che si può sfoggiare sotto l’ombrellone mentre ci si asciuga tra un bagno e l’altro.
Queste sono storie che vanno assaporate in solitaria, come un sogno o una confessione, ci vuole tempo e pazienza per entrare tra queste pagine e, superate le difficoltà iniziali, Faye ci ripaga trasportandoci in luoghi ordinari che, attraverso le sue parole, diventano straordinari e si colorano di nuove sfumature ed ombre.
Lo stile ricorda quello di Calvino, ma in alcune pagine si respira la stessa inquietudine che trasudano i testi di Kafka e Pessoa. Tematiche e linguaggio sono sempre in bilico tra la favola, l’incubo e la realtà e il tutto regala, con poche e ben selezionate parole, immagini nitide che parlano sia ai sensi che all’anima del lettore.
Gli amanti dei racconti brevi troveranno sicuramente pane per i loro denti, se invece il racconto breve non è tra le vostre letture preferite consiglio di centellinarlo partendo dai racconti più brevi e scorrevoli per poi cimentarvi con quelli più corposi tra cui “Sono il guardiano del faro”, componimento che dà il nome all’intera raccolta.
Stile e trame mi hanno letteralmente inebriato, soprattutto alcune pagine sono state una vera delizia da leggere mentre altre mi hanno fatto sperare che la narrazione si concludesse velocemente; tuttavia questo non considero questo un neo, quanto la naturale conseguenza di una raccolta che affronta il tema del viaggio da diversi punti di vista e nelle sue più svariate declinazioni e per cui mi sento di dare all’intera raccolta 10/10.

*Jo

LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

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LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

Autore: Daniela Iannone
Casa editrice: Albatros
Anno: 2016

.: SINOSSI : .

La fitta coltre di nebbia che impediva di vedere il cielo, a qualsiasi ora del giorno, era davvero insolita. C’era chi lavorava tutto il giorno in miniera e quindi non ci faceva caso, chi scrollava le spalle non curandosene e c’era una vecchina che con le sue carte aveva letto che il colore che l’aria aveva da un mese fosse senza ombra di dubbio un cattivo presagio. Qualcosa di terribile stava per succedere nel castello di Cassano D’Adda, i Tarocchi dicevano sempre la stessa cosa: sangue e dolore. Ma anche se si sapeva a chi sarebbe successo, il corso ineluttabile del destino non si poteva cambiare, non si poteva fare nulla. Nella nebbia si celava la malvagità e l’avidità di un uomo crudele e la commovente storia d’amore senza tempo della contessina Miranda Varriale e del giovane Laerte. Passato e presente si intrecciano, un incubo si trasforma in un sogno d’amore che, nelle dolci note melodiche e romantiche di “Liebesträume” suonato al pianoforte, ci riporta nell’Ottocento anche se si dovrà aspettare oltre centocinquanta anni perché il sogno si realizzi.

. : Il nostro giudizio : .

“Liebesträume”, sogno d’amore, non è solamente un’opera del compositore ungherese Franz Liszt, ma è soprattutto il desiderio che ognuno nasconde nel proprio cuore. Ai più sfortunati questo sogno d’amore viene negato, per altri risulta una corsa ad ostacoli, c’è chi invece ha un percorso già spianato ed infine ci sono loro, gli sciocchi, che non si rendono conto di vivere già il loro sogno d’amore.
Questa storia parla dell’amore degli sfortunati e degli sciocchi.
Due trame si intrecciano collegando, come le radici sotterranee di un albero, vite appartenenti a secoli diversi: Miranda e Laerete, a metà del 1800, Albero e Lavinia, ai giorni nostri, due storie d’amore che non hanno nulla a che spartire ma che possono insegnare tanto a chi ormai è abituato a dare per scontata la presenza del proprio amato accanto a sé.
Lacrime e sangue si mescolano alla pioggia e al vino, la disperazione dell’amore diventa esasperante e alla fine insopportabile rompendo equilibri delicati come quelli tra vita e morte, sogno e realtà.

A Daniela Iannone riconosco il merito di avermi fatto apprezzare un romanzo completamente incentrato su una storia d’amore e non è un merito da poco.
Trama e stile sono lineari, il testo è ben scritto e con descrizioni nitide ma a volte un po’ troppo concise. I cambi di scena repentini fanno assomigliare il testo ad una sceneggiatura ben scritta e questo rende la lettura ancor più scorrevole e “costringe” il lettore a lavorare maggiormente di fantasia.
I protagonisti hanno una psicologia non troppo complessa, ma che riesce a stupire per la loro capacità di reagire agli accadimenti.
Mi sono piaciuti maggiormente i personaggi che si muovono nel quadro ottocentesco, e ai quali è dedicato più spazio, e che mi hanno ricordato vagamente altri due promessi sposi la cui vicenda, oltre ad avere un lieto fine, è annoverata tra i classici italiani.
Ho apprezzato molto personaggi come il parroco, che mi è sembrato un buon compromesso tra i manzoniani Don Abbondio e Fra Cristiforo, così come ho trovato davvero divertenti le scene in cui l’arguzia femminile ha la meglio sulla brutalità maschile dell’antagonista. Antagonista che mi aveva davvero impressionata ma che, unico neo dei personaggi, è stato un po’ troppo estremizzato nella sua cattiveria tanto che anche la sua credibilità è, ad un certo punto, sfumata agli occhi delle sue vittime che non si mostravano più impressionate dalle sue minacce.
Ad ogni modo non mi sento di criticare troppo aspramente l’autrice essendo “Liebesträume – Sogno d’amore” il suo primo romanzo incentrato su una storia d’amore.
Il voto che do a questo romanzo è 9/10 perché, a parte i piccoli nei che ho riscontrato, la lettura è stata davvero piacevole e l’ho divorato in poco più di un giorno.
Consiglio caldamente la lettura di questa storia a tutte le anime romantiche, a chi crede fermamente in quell’amore vero che supera il tempo e perfino il confine tra vita e morte e, infine, a chi non ha paura dei fantasmi.
A chi SCONSIGLIO questo romanzo: se avete paura dei fantasmi, siete particolarmente paranoici o suscettibili verso le storie che parlano di luoghi posseduti e presenze, questo libro NON fa per voi.
Che questo sia o meno il genere di storia che state cercando vi consiglio comunque di comprarlo!
Infatti parte dei proventi ricavati dalle vendite di questo romanzo andranno all’associazione ASAMSI che dal 1985 raccoglie fondi per promuovere studi e ricerche per individuare la terapia più adatta per la cura dell’ Atrofia Muscolare Spinale (SMA) nelle varie forme cliniche. Un’occasione da non perdere! La letteratura che fa (del) bene.

*Jo