La lotteria

.: SINOSSI :.

Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho preso La Lotteria, raccolta di racconti di Shirley Jackson edita Adelphi, a causa della prima frase del racconto che dà, appunto, il titolo alla raccolta. “La mattina del 27 giugno…” recita la prosa, ed era proprio una mattina di un 27 giugno quella in cui ho letto questo incipit.
L’ho preso come un segno del destino, ho comprato il libro e l’ho lasciato sulla libreria fino ad ora quando, finalmente, non ho deciso di leggerlo.

Mi aspettavo altro. La sinossi, leggermente fuorviante, mi aveva convinta che la lettura sarebbe stata inquietante, ansiosa, meravigliosamente ottobrina. In realtà è stata una lettura abbastanza leggera: sì, la prosa ha delle componenti ansiose che spingono il lettore a leggere sempre più freneticamente per comprendere cosa stia accadendo. Sì, l’autrice ha uno stile impeccabile, in grado di creare con pochi aggettivi (per fortuna, anche nelle descrizioni Jackson con abusa mai di questo potentissimo strumento) un clima bizzarro, fastidioso.
Eppure non abbastanza, almeno per me, per farmi emozionare davvero. E’ stata una lettura che è rimasta in superficie, che non mi ha colpita e sarà destinata, purtroppo, a perdersi nella memoria piuttosto che a rimanere. Lo considero un vero dispiacere e per questo spero di tornare su questa raccolta tra qualche anno, con meno aspettative, e poterla apprezzare un po’ di più.
Non è un brutto libro, solo che le aspettative erano altissime: presentato come un libro che ha fatto scalpore tanto quanto “La Guerra dei Mondi”, mi aspettavo qualcosa di terribile che mi avrebbe scosso fin nelle ossa e, ovviamente, quando non è stato così la delusione ha preso il posto dell’eccitazione.

So di essermi approcciata alla raccolta con l’animo sbagliato: la scrittura di Jackson è bellissima, la sua prosa immaginifica e in effetti i racconti scorrono velocissimi uno dietro l’altro. Purtroppo, però, non mi hanno emozionata quanto avrei voluto e, siccome sono una lettrice che ama emozionasi, questo rende il libro un po’ meno bello ai miei occhi.
Il voto finale è un 7.5/10. Un voto nella media, tutto sommato. Consiglio di leggere la raccolta senza altissime aspettative, così da poterla, forse, apprezzare un po’ di più.

*Volpe

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Pandora

.: SINOSSI :.

Londra,1799. Un tempo rinomato, l’Emporio di Antichità Esotiche dei Blake, racchiuso fra un caffè e la bottega di un merciaio, ha da offrire soltanto opere contraffatte, armature scalcagnate e ninnoli privi di valore da quando è finito nelle mani di Hezekiah Blake dopo la tragica morte di suo fratello Elijah. Stimati archeologi e collezionisti, Elijah Blake e sua moglie Helen sono rimasti uccisi dal crollo di uno scavo in Grecia. L’incidente ha lasciato illesa Pandora, la figlia della illustre coppia, ma ha determinato la sciatta decadenza dell’Emporio, rapidamente divenuto una bottega di polverose cianfrusaglie nelle mani sbagliate di Hezekiah. Gli anni sono passati e Pandora, detta Dora, è ora una giovane donna che sogna di diventare un’artista orafa. Un sogno che lei coltiva con caparbietà mentre trascorre le sue ore nell’Emporio in cui l’inettitudine e l’oscura attività dello zio trascinano sempre più il nome dei Blake nell’infamia e nell’oblio. Un giorno, di ritorno al negozio, una scena spaventosa si schiude davanti agli occhi della ragazza: di fronte all’Emporio giace, ribaltato, un carro. Il cavallo, sdraiato sul fianco, sembra illeso, Hezekiah, invece, è intrappolato sotto l’animale. Attorno a lui tre uomini malvestiti, con il terrore negli occhi e l’odore salmastro dei marinai addosso, armeggiano e imprecano alla scalogna mentre fissano una cassa incrostata di molluschi rimbalzata sul selciato. Nei giorni successivi Hezekiah, malconcio e sospettoso, chiude la cassa a chiave nello scantinato e vieta alla nipote di accedervi. Che cosa c’è in quella cassa? Perché Hezekiah è impallidito quando la nipote glielo ha domandato? E per quale motivo ordina a chiunque di non mettere piede nello scantinato?
Incapace di tenere a freno la curiosità, Dora si avventura nello stanzino buio e umido per imbattersi in qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Ambientato nella Londra georgiana, in cui splende l’astro del neoclassicismo e si diffonde l’irresistibile attrazione per il mondo antico, Pandora è un avvincente mystery tradotto in numerosi paesi e acclamato dai lettori, catturati da una scrittura capace di ricreare in ogni dettaglio lo spirito di un’epoca affascinante e di una storia d’amore e di inganni, di segreti e speranze. 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Pandora è il libro esordio di Stokes-Chapman: si tratta di un romanzo ben costruito, interessante e intrigante, in cui mitologia e mistero si fondono sullo sfondo dell’Inghilterra di inizio ottocento.
E’ un romanzo che mi ha incuriosita e la trama, sebbene presenti qualche piccola ingenuità, mi ha tenuta letteralmente incollata: dopo mesi in cui non riuscivo a trovare una storia appassionante, questo libro è stato una vera e propria ventata di aria fresca!

Ovviamente, sebbene sia stata una lettura piacevolissima, non è un romanzo perfetto: si vede che è il primo libro di questa scrittrice che, però, dimostra grandissimo talento. Sono certa che in futuro i suoi romanzi saranno ancora più belli, originali e intriganti di questo!
La trama, in generale, fila via liscia e senza intoppi: non ho trovato parti noiose o superflue. Chiaramente rallenta un po’ verso il centro per poi accelerare verso la fine, ma trattandosi di un romanzo dai toni mystery lo trovo assolutamente appropriato. I personaggi sono interessanti e quasi tutti abbastanza approfonditi: partendo da Dora, la protagonista, fino ad arrivare all’antagonista principale, il lettore riesce a conoscere i dettagli della loro psiche e seguirne le motivazioni così da poter, in un certo senso, scegliere da che parte stare. Anche se leggermente macchiettistici, e mi riferisco in particolare all’antagonista che presenta una caratterizzazione tendente al disneyano, i personaggi sono comunque molto interessanti. Il mio preferito è Cornelius che, pur non essendo uno dei protagonisti, è una figura fondamentale all’interno della trama: nonostante il colpo di scena che lo riguarda sia pressoché ovvio fin dal primo incontro con il personaggio, l’autrice è riuscita a renderlo interessante e a seguirne bene l’evoluzione psicologica.
A rendere il romanzo un po’ meno bello sono alcune ingenuità legate alla scrittura. Il libro presenta una quantità smisurata di “!” e “…” all’interno della prosa che rendono la scrittura a tratti quasi infantile: nella maggioranza delle situazioni, la punteggiatura poteva essere semplicemente eliminata o, al massimo, sostituita da una riformulazione della frase che avrebbe reso meglio l’emozione provata dai protagonisti. Un vero peccato, perché onestamente Stokes-Chapman è davvero molto brava nelle descrizioni, specialmente in quelle degli ambienti che risultano visibili e tangibili sia nel loro aspetto fisico che in quello olfattivo o uditivo.

In generale, il romanzo mi è piaciuto davvero molto. “Pandora” è coinvolgente, interessante, cattura il lettore perché l’autrice è riuscita a inserire il mito del vaso di Pandora alla perfezione nella sua trama giocando molto con la fantasia dei suoi lettori. Leggendo Pandora ci si chiede in continuazione se la maledizione di cui tutti parlano sia vera oppure solo frutto dell’immaginazione dei protagonisti: questo è un dubbio che coinvolge il lettore dalla prima fino all’ultima pagina. Ho apprezzato moltissimo il fatto che nel romanzo la protagonista conoscesse il greco: Pandora, infatti, ha origini anglo-elleniche e la lingua, in questo caso, è stata utilizzata molto bene per dare spessore al personaggio e renderlo forse anche più credibile.
In generale, mi sentirei di consigliare il libro a chi ama la mitologia greca ma vuole una storia che non sia un retelling quanto piuttosto un’originale racconto all’interno del quale si fa riferimento al mito di Pandora. Lo consiglio anche a tutti coloro che si sentono “bloccati” in una situazione che non gli appartiene: la storia di Dora è proprio quella di una donna che cerca di emanciparsi in un mondo che non la vuole libera. In questo caso ho anche prezzato la love story tra i due protagonisti, forse perché è solo accennata e lasciata da parte rispetto alla trama principale nonostante comunque sia presente.
Il voto finale che mi sento di dare al romanzo è 8.5/10. Ci sono, appunto, cose che lo avrebbero reso migliore ma devo essere sincera dicendo che comunque è una lettura che ho apprezzato tantissimo.

*Volpe