L’Unica Innocua Meraviglia

.: SINOSSI :.

“Vedranno il nostro brillare e sapranno la verità. La cosa che quel vecchio elefante non capiva – e come avrebbe potuto? – è che gli umani non sono sempre interessati ad affrontare la verità.” All’inizio del XX secolo un gruppo di operaie del New Jersey moriva per avvelenamento da radiazioni. Nello stesso periodo, un elefante veniva condannato a morte per elettrocuzione a Coney Island. Così è scritto sui libri di storia. Brooke Bolander intreccia i due eventi per dare vita a un futuro alternativo, un passato mitologico, una storia di rabbia e ingiustizia, di catene che si spezzano e sorellanze inaspettate, di elefanti che brillano nel buio e del futuro che possiamo creare.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo libro mi ha fatto piangere, senza ritegno, sulla banchina della stazione ferroviaria mentre aspettavo il treno che mi avrebbe riportata a casa. Immaginate la scena: state aspettando il vostro treno (che ha un ritardo approssimativo di mezz’ora), siete irritati, nervosi e stanchi e a occupare il solo posto a sedere (scusate, sono arrivata prima) c’è una tizia che sta piangendo LACRIMONI, con tanto di fazzolettino in mano e occhioni rossi, su un libro minuscolo con la copertina nera e blu, piuttosto bizzarra.

Immaginate di avvicinarvi a me, in quel momento, e sorbirvi questa recensione come se ve la stessi raccontando con le emozioni di quel momento: anche se ormai è passata quasi una settimana è difficile parlare in maniera del tutto distaccata di questo romanzo. Quindi continuiamo questa piccola finzione letteraria e godetevi questa recensione un po’ bizzarra.
Il romanzo prende spunto da due eventi storici, la morte di un gruppo di operaie a causa di avvelenamento da radiazioni e l’elettrocuzione di un elefante in un parco divertimenti. Naturalmente, i due eventi non hanno niente a che fare l’uno con l’atro ed è qui che la fantasia di Bolander inizia a lavorare creando uno spaventoso filo conduttore tra i due eventi.
Le voci narranti sono tre, quattro se si conta quella mitologica delle matriarche elefantesse, e sono quelle di Regan, l’ultima delle operaie che stanno lentamente morendo, la quale deve insegnare a Topsy, seconda voce narrante ed elefantessa, il lavoro: leccare pennelli che hanno tracce di polvere radioattiva. Come dice lei stessa “insegnarle a morire” lentamente e in maniera orribile. La terza e ultima voce è quella di una ricercatrice che cerca di costruire un mondo futuro in cui gli uomini e gli elefanti possano convivere.
La cosa interessante è come i diversi capitoli sono scritti: non è mai segnalato il cambio di punto di vista, eppure è chiarissimo perché ciascun personaggio ha una voce molto potente e che si distingue bene dalle altre. Sono tutte molto musicali ed è un vero piacere assaggiare la capacità comunicativa di Bolander.
Le descrizioni, per quanto ovviamente poche, sono molto evocative e estremamente piacevoli da leggere rendendo il romanzo valido non solo dal punto di vista delle tematiche, ma anche da quello della scrittura.

I temi principali sono la schiavitù, le discriminazioni, ingiustizia e, ovviamente, la libertà. Questo libricino è un inno alla Libertà con la L maiuscola che non arriva come forse noi tutti vorremmo, ovvero con la giustizia e la rivalsa, quanto piuttosto con la vendetta e la consapevolezza che un singolo gesto possa, talvolta, cambiare le sorti del mondo.
La storia di Regan e Topsy è alla base del nuovo futuro descritto da Bolander: se loro due, insieme, non avessero compiuto determinate scelte, il mondo sarebbe rimasto uguale. Invece due schiave, condannate ad una morte oscena, sono state in grado di lanciare un sasso che lentamente si è tramutato in valanga dando una specie di sentore di speranza nonostante il finale del romanzo lasci un sapore dolceamaro in bocca.

Si tratta di uno dei libri più belli letti in questo 2022. Penso che chiunque potrebbe prendersi un pomeriggio per leggerlo attentamente e ascoltare la voce di Bolander che insiste sul significato della parola giustizia e su quello della parola ingiustizia. Il voto che mi sento di dargli è, naturalmente, un 10 pieno con i complimenti ad autore e traduttrice per essere riusciti a farmi piangere così malamente. Aspetto il risarcimento per i danni emotivi, però.

*Volpe

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