Ponte di Anime

.: SINOSSI :.

Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori. Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche. Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona. Sarà all’altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

In questo volume, terzo e ultimo della saga di Cassidy Blake, finalmente Schwab torna se stessa. “Ponte di Anime” ha la stessa freschezza di “Città di Spettri” e per fortuna nulla della monotonia di “Tunnel di Ossa“: la trama è molto diversa, nonché decisamente più complessa, e coinvolge un numero piuttosto alto di personaggi che, con le loro particolarità e molte qualità, accompagnano la piccola protagonista nella sua avventura contro l’Emissario della Morte.

Non posso, tuttavia, dire che sia un libro perfetto. Forse per paura di scontentare i suoi giovanissimi lettori o nel timore di tirare fuori un libro troppo complesso, Schwab non ha sfruttato appieno gli indizi che lei stessa ha disseminato nei precedenti romanzi. Alcuni spunti narrativi, specialmente riguardanti la storyline di Jacob, a mio avviso sono stati lasciati fumosi e frettolosamente risolti nei capitoli finali con un escamotage che, per quanto tenero, non è stato del tutto soddisfacente. Anche i genitori di Cassidy, che decisamente avevano il potenziale per diventare due personaggi favolosi, sono stati messi da parte in favore di altri personaggi adulti che hanno svolto un ruolo più importante all’interno della vicenda. Allo stesso modo, alcuni escamotage narrativi utilizzati per mandare avanti la trama sono un pochino ingenui ma, se si tiene presente il pubblico di riferimento, adatti.
Ciò detto, per il resto non ho molto di cui lamentarmi: la trama è avvincente e finalmente la protagonista non si trova coinvolta in una “caccia al fantasma” quanto piuttosto nella fuga dalla Morte stessa.
In questo suo viaggio scoprirà l’esistenza di una misteriosa società segreta e conoscerà altre persone dotate di poteri paranormali, cosa che rende l’universo di Schwab più completo e realistico. I personaggi che l’autrice mette di fronte al suo lettore sono colorati, animosi, pieni di vita e semplici da ricordare: ciascuno presenta specifiche caratteristiche che lo rendono unico e memorabile.

Naturalmente il focus del romano è l’amicizia, trattandosi comunque di un libro per ragazzini pre-adolescenti. In questo caso il tema è trattato molto bene tanto che alla fine, lo ammetto, mi sono anche un po’ commossa. Il sentimento viene rappresentato nella sua interezza prendendo in considerazione sia i lati positivi (rappresentati di solito tramite la costante elencazione delle “regole dell’amicizia” che Jacob sembra inventarsi un po’ ad hoc come scusa per aiutare sempre e comunque la protagonista, cosa che ho apprezzato tantissimo) sia i lati negativi ovvero quelli del dolore e della perdita.
E’ un romanzo frizzante, non troppo complesso e che si legge in poche ore e perfetto a tenere compagnia in un pomeriggio autunnale magari non troppo freddo e buio. Sicuramente rispetto ai volumi precedenti la percentuale di horror è leggermente superiore anche se l’atmosfera non è mai né troppo cupa né troppo spaventosa.
In sostanza, siamo tornati a dare un voto più che positivo al finale di questa saga! Penso che questo si meriti un bel 8/10. Ancora una volta, comunque, trovo inconcepibile aver trovato più di un errore di battitura e l’ignoranza della protagonista (non sa cos’è il pane al cioccolato, ma dai!) ha raggiunto livelli davvero troppo alti per dare un voto in più al romanzo.

*Volpe

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L’Unica Innocua Meraviglia

.: SINOSSI :.

“Vedranno il nostro brillare e sapranno la verità. La cosa che quel vecchio elefante non capiva – e come avrebbe potuto? – è che gli umani non sono sempre interessati ad affrontare la verità.” All’inizio del XX secolo un gruppo di operaie del New Jersey moriva per avvelenamento da radiazioni. Nello stesso periodo, un elefante veniva condannato a morte per elettrocuzione a Coney Island. Così è scritto sui libri di storia. Brooke Bolander intreccia i due eventi per dare vita a un futuro alternativo, un passato mitologico, una storia di rabbia e ingiustizia, di catene che si spezzano e sorellanze inaspettate, di elefanti che brillano nel buio e del futuro che possiamo creare.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo libro mi ha fatto piangere, senza ritegno, sulla banchina della stazione ferroviaria mentre aspettavo il treno che mi avrebbe riportata a casa. Immaginate la scena: state aspettando il vostro treno (che ha un ritardo approssimativo di mezz’ora), siete irritati, nervosi e stanchi e a occupare il solo posto a sedere (scusate, sono arrivata prima) c’è una tizia che sta piangendo LACRIMONI, con tanto di fazzolettino in mano e occhioni rossi, su un libro minuscolo con la copertina nera e blu, piuttosto bizzarra.

Immaginate di avvicinarvi a me, in quel momento, e sorbirvi questa recensione come se ve la stessi raccontando con le emozioni di quel momento: anche se ormai è passata quasi una settimana è difficile parlare in maniera del tutto distaccata di questo romanzo. Quindi continuiamo questa piccola finzione letteraria e godetevi questa recensione un po’ bizzarra.
Il romanzo prende spunto da due eventi storici, la morte di un gruppo di operaie a causa di avvelenamento da radiazioni e l’elettrocuzione di un elefante in un parco divertimenti. Naturalmente, i due eventi non hanno niente a che fare l’uno con l’atro ed è qui che la fantasia di Bolander inizia a lavorare creando uno spaventoso filo conduttore tra i due eventi.
Le voci narranti sono tre, quattro se si conta quella mitologica delle matriarche elefantesse, e sono quelle di Regan, l’ultima delle operaie che stanno lentamente morendo, la quale deve insegnare a Topsy, seconda voce narrante ed elefantessa, il lavoro: leccare pennelli che hanno tracce di polvere radioattiva. Come dice lei stessa “insegnarle a morire” lentamente e in maniera orribile. La terza e ultima voce è quella di una ricercatrice che cerca di costruire un mondo futuro in cui gli uomini e gli elefanti possano convivere.
La cosa interessante è come i diversi capitoli sono scritti: non è mai segnalato il cambio di punto di vista, eppure è chiarissimo perché ciascun personaggio ha una voce molto potente e che si distingue bene dalle altre. Sono tutte molto musicali ed è un vero piacere assaggiare la capacità comunicativa di Bolander.
Le descrizioni, per quanto ovviamente poche, sono molto evocative e estremamente piacevoli da leggere rendendo il romanzo valido non solo dal punto di vista delle tematiche, ma anche da quello della scrittura.

I temi principali sono la schiavitù, le discriminazioni, ingiustizia e, ovviamente, la libertà. Questo libricino è un inno alla Libertà con la L maiuscola che non arriva come forse noi tutti vorremmo, ovvero con la giustizia e la rivalsa, quanto piuttosto con la vendetta e la consapevolezza che un singolo gesto possa, talvolta, cambiare le sorti del mondo.
La storia di Regan e Topsy è alla base del nuovo futuro descritto da Bolander: se loro due, insieme, non avessero compiuto determinate scelte, il mondo sarebbe rimasto uguale. Invece due schiave, condannate ad una morte oscena, sono state in grado di lanciare un sasso che lentamente si è tramutato in valanga dando una specie di sentore di speranza nonostante il finale del romanzo lasci un sapore dolceamaro in bocca.

Si tratta di uno dei libri più belli letti in questo 2022. Penso che chiunque potrebbe prendersi un pomeriggio per leggerlo attentamente e ascoltare la voce di Bolander che insiste sul significato della parola giustizia e su quello della parola ingiustizia. Il voto che mi sento di dargli è, naturalmente, un 10 pieno con i complimenti ad autore e traduttrice per essere riusciti a farmi piangere così malamente. Aspetto il risarcimento per i danni emotivi, però.

*Volpe

Tunnel di Ossa

.: SINOSSI :.

Cass è nei guai. Ancora più del solito. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, Cass si trova a Parigi, dove i suoi genitori stanno girando il loro programma televisivo sulle città più infestate del mondo. Certo, mangiare croissant e visitare la Tour Eiffel è un vero spasso, ma sotto Parigi, nelle raccapriccianti Catacombe, c’è in agguato un pericolo spettrale. Quando Cass risveglia un poltergeist terribilmente potente, deve affidarsi alle sue abilità di cacciatrice di spettri, ancora tutte da dimostrare, e chiedere l’aiuto di amici vecchi e nuovi per svelare un mistero. Se fallirà, le forze che ha ridestato potrebbero rimanere a infestare la città per sempre. L’autrice Victoria Schwab torna al mondo di “Città di spettri”, regalandoci nuove avventure e una lezione sull’amicizia (perché, a volte, anche i migliori amici fantasma hanno segreti…).

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Rispetto al primo volume della saga, ovvero Città di Spettri, Tunnel di Ossa è un po’ sottotono. La trama è pressoché la stessa: la ragazzina, assieme ai genitori e all’amico fantasma, arriva in una nuova città infestata da un pericoloso fantasma. Anche in questo caso ci sono alcune comparse, ovvero i membri della troupe, e anche in questo caso compare una seconda ragazzina che aiuterà la nostra giovane protagonista nella sua attività di cacciatrice di fantasmi. Di base, niente di nuovo.

E’ chiaro, a mio avviso, che questo sia un volume di passaggio. Durante la lettura non ho percepito come importanti i fatti che l’aurice descriveva tra queste pagine, quanto piuttosto gli indizi lasciati qua e là per permettere al lettore di incuriosirsi riguardo la storia di Jacob, l’amico fantasma di Cassidy Blake.
Da una parte, quindi, la leggera monotonia della trama è giustificata, dall’altra non toglie il fatto che, rispetto al primo volume, il libro sia noiosetto e non abbia effettivamente molto da dire.

Lo stile è sempre molto semplice, adatto sia alla storia raccontata sia al pubblico di riferimento: non ci sono grandi descrizioni tuttavia i luoghi sono ben delineati e si riesce a seguire la storia piuttosto bene. Il romanzo è comunque molto scorrevole e piacevole e tiene ottima compagnia in un paio di pomeriggi autunnali in cui ci si vuole riposare per bene, magari sotto una copertina e con una tazza di te caldo tra le mani!
Sono curiosa di sapere come sarà il terzo volume: spero che gli indizi lasciati dall’autrice non cadano nel vuoto e siano utili per costruire una trama più originale in cui l’amicizia e la volontà di difendere le persone care prendano davvero il sopravvento.
Fino ad allora, posso solo giudicare questo volume. A mio avviso è nella media: né brutto né bello. Direi sufficiente, dunque il mio voto è 6.5/10, nella speranza che il terzo della saga mi riporti all’entusiasmo che avevo provato con il primo!

*Volpe

Città di Spettri

.: SINOSSI :.

Da quando Cass è quasi annegata (sì, va bene, è veramente annegata, ma non le piace ripensarci), è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti… e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma. Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana. Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia. Dove cimiteri, castelli e vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti. E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Città di Spettri, primo volume di una trilogia, racconta delle avventure scozzesi di Cassidy Blake una tredicenne che da quando è quasi morta può vedere i fantasmi e attraversare a suo piacimento la soglia che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
Il libro, un volume molto piccolo che supera le trecento pagine soltanto grazie al formato scelto dalla casa editrice, si lascia leggere e alla fine risulta essere una lettura davvero piacevole. Si tratta di una storia dalle sfumature gotiche e horror ma per ragazzi: questo significa che, anche nei momenti più cupi, il libro non fa assolutamente paura e anzi risulta una lettura piuttosto leggera.

La scritturati Schwab è adatta al pubblico di riferimento: il libro è facile da capire e dinamico tanto che volendo lo si può terminare anche in una sola seduta rendendolo adatto a quei pomeriggi autunnali in cui si ha voglia di una seduta di lettura intensiva e coinvolgente.
I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene anche se tutti tendono a scivolare verso un archetipo preciso: Cassidy è il tipico eroe, Jacob la spalla comica, Lara il mentore; e così via. Si tratta comunque di una tendenza non invasiva e non eccessivamente stereotipata che, anzi, aiuta a fissare i personaggi nella memoria del lettore.
Le descrizioni dei luoghi sono abbastanza buone: ho visitato personalmente Edimburgo molti anni fa e, in certi momenti, era un po’ come essere di nuovo lì. Sono comunque scritte in maniera molto semplice, non eccessivamente caratterizzate, quindi se si cerca un romanzo in cui le descrizioni e le atmosfere sono preponderanti sicuramente questo non è la scelta migliore.
Il romanzo è caratterizzato da numerosissimi riferimenti pop, in particolare ai fumetti Marvel e DC e ad Harry Potter: ho trovato la scelta adattissima per rendere il romanzo ancora più interessante e inserito nel contesto contemporaneo. Cassidy è oggettivamente una ragazzina come tutte le altre, ha passioni come tutte le altre e le mostra anche tramite questi piccoli riferimenti che ho trovato azzeccati.

Il romanzo è bello, non memorabile, ma incuriosisce tanto che ho immediatamente deciso di leggere i seguenti. Si tratta di storie piacevoli, semplici e leggere, adatte sia a lettori molto giovani sia adulti che hanno voglia di qualcosa di non impegnativo (io personalmente li ho letti durante la stesura della tesi). Una delle pecche più grandi, però, e che non mi permette di assegnare al libro un voto superiore a 7.5/10 sono i numerosissimi errori di battitura. Non è accettabile che in un libro pubblicato da una grande casa editrice, ma in realtà neanche da una piccola CE, si trovino così tanti errori ortografici!
Ultimo, ma non meno importante, è la tendenza sporadica e spesso assolutamente insensata che ha la protagonista di riferirsi direttamente al lettore. Succede solo in due punti specifici e questo rende l’atteggiamento assolutamente non coerente.

*Volpe