Libreria Bianca&Volta, conversazione con Licia Vichi

Piccole (ma non poi così tanto) e spesso nascoste, le librerie indipendenti sono ormai una realtà che coinvolge tutte le città italiane.
Ho avuto la fortuna di trovare in una di queste Licia Vichi, libraia della libreria Bianca&Volta, disposta a rispondere a tutte le mie domande. Tra curiosità, aneddoti e consigli librosi: siete pronti a conoscere Licia e il suo mondo?

1. Al tempo di amazon e degli e-commerce e con una popolazione che legge sempre meno aprire una
libreria, o nel tuo caso prelevarla, è una vera sfida! Come sei giunta a questa decisione?

Erano diversi anni che volevo aprire una libreria tutta mia, in realtà più di Amazon, mi preoccupava l’idea di non avere lo spazio commerciale in cui competere a Riccione. La realtà dell’e-commerce è da molto tempo presente e ormai i librai indipendenti hanno compreso che occorre differenziarsi e puntare su aspetti come la cura del rapporto con il cliente e competere non sulla quantità di libri disponibili, ma sulla selezione di un catalogo accurato e ben studiato.
Del resto, il cliente che preferisce la libreria indipendente difficilmente si fa spaventare da un paio di giorni in più di
attesa per ricevere un titolo non disponibile in negozio, quando può contare su una persona che legge e consiglia. Inoltre grazie anche al covid, i librai si sono mobilitati e hanno iniziato a portare la libreria a casa dei lettori. Anche la Libreria Bianca e Volta offre questo servizio: i clienti possono ordinare i libri direttamente al telefono o tramite il mio sito
http://www.biancaevolta.inlibreria.net e io glielo porto a casa.
Sono dell’idea che come diceva Einstein,” dalle difficoltà nascono le opportunità”, sia Amazon che poi il
Covid hanno avuto benefici sulle librerie indipendenti che hanno saputo reinventarsi.

2. Quando, da piccola, ti chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevi già “la libraia” o avevi una diversa
aspirazione? Se sì, a cosa è stato dovuto questo cambio di rotta?

Alcune persone sanno fin da piccole cosa vogliono fare della vita: io non sono mai stata una di queste. Ho sempre avuto tanti sogni e tante aspirazioni che in comune avevano solo che prevedevano di leggere molto e il contatto con le persone.
In libreria ci sono finita un po’ caso, ero dell’idea che il sogno romantico della libraia fosse un’illusione e che
la realtà fosse tutt’altro rispetto a come la mostrano i libri e i film: avevo ragione, ma ho anche scoperto che
adoravo ogni cosa, sia gli oneri sia gli onori.

3. Le librerie indipendenti sono sempre più rare e particolari, in cosa la libreria “Bianca&Volta” si
distingue dalla concorrenza e come hai maturato questa scelta?

Ho deciso di dare molto risalto ad un catalogo studiato, rispetto alla rincorsa alla novità, ho scelto una linea
editoriale eclettica, ma definita. Do molto risalto alla media editoria che è quella più progressista e anche la più
attenta alla grafica editoriale e ai social, scelgo libri “belli” dal punto di vista estetico, ma anche contenutistico e che siano adeguati alla società di oggi.
Molte librerie non tengono libri più vecchi dei sei mesi di uscita, ma non tengono conto del fatto che a volte basta spostare un libro o consigliarlo con parole diverse e parte la magia. Se considero un libro di valore e quello non vende, mi chiedo in primo luogo che cosa sto facendo di sbagliato o cosa dovrei fare in più per farlo arrivare ai suoi lettori.
L’importante è avere il libro “giusto” al momento “giusto”, e questo per la mia libreria non necessariamente coincide con quello che fanno uscire le librerie di catena o i colossi editoriali. Si può dire in fondo che la mia strategia sia semplicemente dare importanza in egual modo sia al libro sia al lettore. Ogni libro è come un piccolo gioiello a sé, a cui deve essere inventata su misura una strategia per farlo arrivare a chi quel tesoro lo sa apprezzare: non sempre è facile, ma è una sfida entusiasmante che rende il lavoro mai noioso.

4. Che percorso hai dovuto fare per diventare libraia e quali sono, secondo te, i requisiti fondamentali
per chi vuole approcciarsi a questo mestiere?

Ho iniziato con i sei mesi di Garanzia Giovani seguiti da tre anni di apprendistato in una libreria di catena, dopodiché ho frequentato dei corsi a Milano e a Roma per conoscere meglio l’editoria.
Utilissimo a mio avviso il corso Librai in Corsi a Milano, che a differenza di altri corsi gestiti da grandi editori, è organizzato da librai ed ex librai.
A mio avviso non esiste un percorso specifico per diventare librai, rimane ovviamente fondamentale la passione per i libri e la conoscenza del mondo dell’editoria. Credo sia necessario essere dei buoni lettori senza pregiudizi e amare i lettori e le persone in generale.
Il libraio burbero e scortese che ama i libri più delle persone funziona solo nei libri!
Bisogna essere gentili e accoglienti con i clienti, bravi a fare i conti, avere la capacità di trattare con i fornitori, essere organizzati e leggere tanto tanto e velocemente anche libri che in quel momento non va di leggere. E ovviamente deve piacere spolverare e sistemare, perché le librerie polverose con le pile di libri per terra… funzionano solo nei libri!

5. Qual è stato il libro che ti ha trasformato in una lettrice e quale quello che ti ha trasformata in
libraia?

Non c’è un libro che mi abbia trasformato in lettrice o libraia, piuttosto una serie di libri che, sassolino dopo
sassolino, mi hanno portato in modo naturale dove sono. Ho iniziato da bambina a frequentare assiduamente la biblioteca, poi è nata in maniera naturale la voglia di possedere i miei libri e ho iniziato a frequentare le librerie. Con il tempo, oltre ai libri di narrativa, ho iniziato ad appassionarmi ai cosiddetti “libri sui libri e sul mondo dell’editoria”, credo che questi ultimi in particolare mi abbiano portato più di tutti a voler diventare libraia, da Vendere l’anima di Romano Montroni, a Memorie di un libraio di Orwell, e l’omonimo di Branduani, ai libri che parlano di librerie famose come la Shakespeare and Company di Sylvia Beach e la collana filigrana di minimum Fax.

6. Qual è il tuo libro preferito e perché?

Non ho un libro preferito, sarebbe come scegliere a quale figlio si vuole più bene. E, se anche fosse, non si può dire! Ho i miei cocchi ovviamente tra gli autori e tra le case editrici, provo un’inaspettata gioia in più se il lettore passa al bancone con Dorothy Allison, Colson Whitehead, Jesmyn Ward o Tiffany McDaniel, Margaret Atwood, Marco Rossari o Veronica Raimo.
Ci sono diversi libri che hanno avuto più importanza di altri, non sono i più belli che ho letto, per un motivo o per l’altro ci siamo incrociati in momenti cruciali e hanno cambiato qualcosa, poco o molto che fosse, in fondo è quello che accade anche con le persone, a volte è il tempismo di un incontro a fare la differenza.
Se penso a Vacanze all’isola dei gabbiani e La storia infinita sono parte della mia infanzia: ricordarli è come ricordare il profumo dei biscotti cucinati insieme a mia madre, o il ricordo del papà che mi insegue e ridendo mi carica sulle spalle come un sacco di patate, sono una parte di me, uno scorcio di poco tempo che è molto di meno e molto di più di quello che è stato in realtà.
L’adolescenza è Il buio oltre la siepe, la voglia di cambiare il mondo e l’illusione di poterlo fare. Poi Amori Ridicoli e tutti i libri di Kundera il primo semestre dell’università insieme alla ricerca di una propria identità. I libri che ho considerato i miei preferiti sono sempre stati quelli che sentivo parlassero a me in quel momento, in questo senso, le nostre letture preferite dicono molto di chi siamo, ma anche di dove siamo in quel momento della nostra vita.
Anche tra i fantasy che sono stati il mio primo amore e a cui ritorno sempre quando ho bisogno di evasione, non c’è un mio preferito, piuttosto una serie linee editoriali che mi parlano più di altre.

7. Nei libri incontriamo tanti personaggi con le loro storie e le loro psicologie tanto complesse quanto,
familiari: con alcuni ci troviamo subito in sintonia, come fossero vecchi amici, mentre con altri
proprio non riusciamo ad andare d’accordo. A quali personaggi ti senti più affine e perché?

Solitamente quando un personaggio mi irrita o a pelle mi sta antipatico, ha delle caratteristiche che ho anche io e che non voglio riconoscere, l’eccezione è ovviamente Joffrey Baratheon, lui merita di essere universalmente odiato. Al contrario, i personaggi con cui mi sento più in sintonia a volte sono quelli che hanno caratteristiche che vorrei possedere.
Tendenzialmente apprezzo di più i personaggi attivi, coraggiosi, estroversi, che determinano il proprio destino e si buttano con coraggio in ogni avventura incuranti del prezzo da pagare e tendo a irritarmi con i personaggi, in particolare quelli femminili, timidi e sensibili che aspettano di essere salvate; oppure con quelle che perdonano il “maschio alpha” di turno, perché “l’amore è la cosa più importante”, eppure caratterialmente sono più simile a queste ultime (purtroppo).
Ho adorato Celeana Sardothien del Trono di Ghiaccio, che è la classica assassina coraggiosa e sarcastica. Ho amato Jane Eyre e la sua capacità di rimanere fedele a sé stessa e non scendere a compromessi, neppure per amore, e Vani Sarca con la sua straordinaria empatia, ma anche per la sua eccentricità, il suo sarcasmo e la sua capacità di fregarsene. Atticus Finch, per la determinazione e coraggio con cui lotta per una battaglia persa in partenza.
Mi sento più affine a personaggi come Neville Paciock o Bilbo Baggins, quelli che non sono i classici eroi, ma che si trovano loro malgrado trascinati in un’avventura e scoprono lungo la strada, di essere all’altezza, però se vi serve uno scassinatore io preferisco chiudermi in casa!

8. Puoi prendere 5 pregi da cinque personaggi: quali scegli e perché?
Vorrei essere forte come Pippi, perché ho sempre desiderato poter sollevare un cavallo senza fatica; invece, a volte non riesco nemmeno ad aprire la bottiglietta dell’acqua. Vorrei essere vitale e spiritosa come Melody, perché bisogna essere speciali per riuscirci nonostante la sua disabilità; curiosa e determinata come Calpurnia, anticonformista come Stargirl, leale come Ron Weasley.

*Jo

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