Piccolo nome, grande sangue

.: SINOSSI :.

Chiusi in una casa circondata da un bosco inospitale, due bambini si dicono addio. Sono finiti tra quelle mura perché entrambi sognano gli animali: il protagonista spera di scorgere i loro occhi obliqui dalla finestra e di essere privo di nome; il fratello Leo modella le loro forme nel buio. Ma i due non sanno che perdere la propria umanità è una questione di cuore, di sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La favola scritta da Riccardo Meozzi racconta di come l’uomo può perdere e allo stesso tempo ritrovare la propria identità. Con una prosa asciutta, costituita da un’ottima aggettivazione e un sapiente uso delle metafore, trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di inquietudine, orrore e libertà. Meozzi racconta quella che definirei “una storia senza tempo” in cui chiunque riuscirà, almeno un pochino, a rivedersi.
Ambientata in un periodo non meglio definito che sa di contemporaneità solo per la presenza di oggetti come un’automobile, una televisione o dei videogiochi, Piccolo nome, grande sangue fa riflettere in pochissime pagine su temi come la diversità, la mancanza di accettazione e, infine, l’autodeterminazione.

Per raccontare il dramma del suo protagonista senza nome, Meozzi usa uno schema freudiano. Il protagonista, un bambino che si rifiuta di essere chiamato per nome, vive intrappolato in una lotta costante tra il suo es e il suo super io: non riuscendo ad adattarsi alla vita che gli altri hanno deciso per lui ma non potendo accontentare i propri istinti e desideri, finisce per essere schiacciato da entrambi.
Solo nella foresta e con l’aiuto di una vecchia che, pagina dopo pagina, sembra sempre più simile a lui riuscirà a trovare un senso alla sua esistenza.

Nonostante la storia appartenga al genere weird e sia costellata da elementi di fantasia e del folklore italiano, non è, dunque, poi così lontana dalla realtà. Chi può dire con assoluta tranquillità di non essersi mai sentito a disagio tra le convenzioni in cui è costretto a vivere? Chi non ha mai desiderato, cercato e ottenuto di essere finalmente se stesso? Certo nessuno, immagino, desidera quello che il piccolo protagonista vuole e nessuno otterrà la propria libertà nello stesso, strano modo ma questo non significa che non si possa empatizzare con la straneazioni che lui prova a vivere nel nostro mondo.
A mio avviso, il libro merita di essere letto e sento di poterlo giudicare in maniera estremamente positiva. I temi trattati, così come l’attenzione che l’autore ha messo nella creazione del conflitto identitario del protagonistami spingono ad assegnare a questo racconto un 8.5/10. A completare il quadro ci sono le bellissime illustrazioni di Giulia Pex che vengono in soccorso del lettore aiutandolo a vedere la realtà di Meozzi tramite gli occhi stessi dell’autore.

*Volpe

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