Wizarding World ~ Booktag

Capitolo 1: Il bambino che è sopravvissuto
E’ con queste poche parole che J.K. Rowling ha affascinato migliaia di lettori portandoli con sé in un viaggio lungo sette libri. Questa avventura, però, continua ancora oggi nel cuore di tutti quelli che hanno amato la saga e negli occhi delle nuove generazioni che stanno scoprendo, magari proprio in questo momento, le storie del maghetto più famoso del mondo.
Harry Potter nasce il 31 luglio 1980 e oggi compie quarantadue anni: noi non abbiamo torte rosa con scritte verdi da regalargli, ma vogliamo comunque festeggiarlo perché infondo ha fatto parte anche della nostra infanzia di lettrici. Come lo festeggiamo? Dedicandogli una booktag, ovviamente!

1. #HARRYPOTTER – un romanzo che ha per protagonista un orfano
VOLPE: Tenebre e Ossa, Leigh Bardugo
JO: L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

2. #HERMIONEGRANGER – un romanzo sui libri
VOLPE: Di che cosa paliamo quando parliamo di libri di Tim Parks,
JO: L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

3. #RONWEASLEY – un romanzo familiare
VOLPE: I leoni di Sicilia di Stefania Auci
JO: I Viceré di Giovanni de Roberto

4. #REMUSLUPIN – un romanzo in cui compare almeno un lupo
VOLPE: Zanna Bianca di Jack London
JO: Il libro della giungla di Rudyard Kipling

5. #NEWTSCAMANDER- un romanzo con tematiche ambientali
VOLPE: Il Mondo Sommerso di J.G. Ballard
JO: Il libro della vita e della morte di Deborah Harkness

6. #GELLERTGRINDELWALD – un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale
VOLPE: La Macchina del vento di  Wu Ming
JO: L’amico ritrovato di Fred Uhlman

7. #MINERVAMCGRANNIT – un romanzo “che cambia”
VOLPE: Piranesi di Susanna Clarke
JO: Il Gattopardo di Tomaso di Lampedusa

8. #ALBUSSILENTE – un “mattone”
VOLPE: Il nome della Rosa di Umberto Eco
JO: Dune di Frank Herbert

9. #VOLDEMORT- un romanzo con una battaglia tra bene e male
VOLPE: Mordred di Nancy Springer
JO: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis

La faglia delle fate

.: SINOSSI :.

Datemi la mano. Lasciate che vi parli delle fate e che vi accompagni in un viaggio, in un’avventura
Iris Compiet è un’artista dei più rari: quelli capaci di evocare una realtà completa e coesa con ognuna delle immagini che realizzano. Splendide, potenti e contemplative a un tempo.
In questa edizione rivista e arricchita da nuove sezioni e illustrazioni inedite, l’illustratrice olandese guida i lettori in un viaggio attraverso un mondo incantato, apparentemente nascosto agli occhi degli umani eppure minacciato dalla loro cecità. 
Schizziappunti e splendidi acquerelli compongono un reportage nel mondo delle creature fatate che ha molto da insegnare anche sul nostro. Fate, fauni, sirene e gnomi sono solo alcune delle creature che lo popolano e che si disvelano agli occhi del lettore come la faglia si manifesta a chi è ancora in grado di meravigliarsi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo non è un libro: è un gioiello.
La faglia delle fate raccoglie i sogni di Iris Compiet che qui prendono vita sotto forma di parole e, soprattutto, illustrazioni.
Lo ammetto: recensire questo libro per me è difficilissimo. Al di là del fatto che si tratta di una raccolta di illustrazioni in cui le brevi didascalie hanno esclusivamente il compito di rendere ancora più onirico il volume, ad avermi colpita in modo particolare è che le fate descritte da Compiet sono esattamente quelle che io ho sempre immaginato.
Posso dire con onestà che le immagini mi hanno commossa: per tutta la lettura mi è sembrato che qualcuno avesse sbirciato le mie fantasie per poi metterle con cura su carta e, anche ora che ci ripenso, la sensazione è sempre questa. Mi rende molto felice.

La palette usata è quella che vede il verde come protagonista cui ogni tanto si aggiungono il rosa e il rosso, che fanno un ottimo contrasto, o il blu e il giallo che lo completano alla perfezione.
Per quanto riguarda la scrittura, il libro non è fatto per essere giudicato da questo punto di vista: è stato chiaramente immaginato da Compiet come un volume in cui a coinvolgere siano i disegni più che più che la lettura. Nonostante questo, devo dire che l’immaginazione dell’autrice è protagonista indiscussa anche delle brevi introduzioni e dei paragrafi in cui sono presenti le descrizioni delle creature fatate che il lettore andrà a conoscere.
Lo stile è molto semplice, lineare, come se si trattasse di un manuale o un testo informativo: la finzione di Compiet, del resto, lo richiede perché sin dall’introduzione l’autrice sostiene di raccontare al lettore il suo viaggio nel mondo delle fate. Finzione a cui ho voluto credere con tutto il cuore durante l’intera lettura e a cui, sarò sincera, mi piace dire di credere ancora adesso.

Siccome per me il volume ha un valore molto personale, mi è difficile ridurre il giudizio ad un voto. Non aspettatevi di trovare tra queste pagine le belle fatine antropomorfe cui la televisione ci ha abituato: insettiformi, animalesche oppure simili a foglie e fiori, le fate de La faglia delle fate sono creature che si confondono nella natura. Gli unicorni che abitano la faglia sono completamente diversi dai bellissimi cavalli bianchi delle leggende; così come creature di ogni tipo, tra cui voglio davvero segnalarvi la presenza dei famosissimi bookworms, abitano la faglia e sono pronti ad accogliere i lettori in questo viaggio.
Consiglio la lettura a tutti gli amanti del folklore che qui troveranno alcuni spunti visivi che possano stimolare a dovere la loro immaginazione. A questo proposito, mi permetto di consigliare la lettura anche a tutti coloro che amano i giochi di ruolo, in particolare ai Master: personalmente ho travato tra queste pagine ottimi spunti per la creazione di storie che potessero far divertire i miei giocatori!

*Volpe

L’Altra metà delle fiabe

.: SINOSSI :.

Quali sono le origini delle fiabe che abbiamo ascoltato da bambini mentre, sognando ad occhi aperti, fantasticavamo di principi, scarpette di cristallo e gatti parlanti dai poteri magici?

In quest’opera si mettono a confronto tre fiabe di Perrault (CenerentolaLa bella addormentatanel bosco e Il gatto con gli stivali) con le loro controparti italiane, quelle di Gianbattista Basile, tratte da Lo cunto de li cunti

Per scoprire che anche le fiabe in realtà nascondono il loro “lato oscuro”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti “l’altra metà delle fiabe” è stata creata con l’intento di portare ai lettori un confronto tra le fiabe così come noi le conosciamo, ossia nella loro versione edulcorata scritta da Perrault, e la loro versione originale che, a detta della curatrice, è molto più spaventosa e oscura.
Purtroppo le aspettative non sono per nulla soddisfatte: fatto salvo per “la bella addormentata nel bosco” in cui la versione di Giambattista Basile è davvero caratterizzata da aspetti un po’ più macabri e disturbanti, “il gatto con gli stivali” e “cenerentola” presentano differenze così minime da lasciare i lettori praticamente indifferenti.

Si tratta di una raccolta che si legge molto in fretta, io l’ho terminata in meno di un paio d’ore durante un viaggio in treno. Il suo pregio più grande, e forse unico, è quello di rendere fruibile ai lettori più appassionati la versione delle fiabe di Basile che raramente si trova in commercio.
Purtroppo ad aver fallito, in questo caso, è proprio la selezione delle storie: ad esempio si sarebbero potute mettere a confronto le diverse versioni de “La sirenetta” oppure usare la “Cenerentola” dei fratelli Grimm che, a differenza di quelle scelte, presentano differenze sostanziali.

La stessa introduzione, pochissime pagine in cui vengono date informazioni scarne non sempre complete, purtroppo, non è delle migliori, soprattutto considerando lo standard della Casa Editrice che normalmente pubblica libri in cui l’introduzione è un breve ma completo saggio sull’argomento trattato. Avrei apprezzato di più un confronto diretto e, magari, commentato delle diverse versioni delle fiabe mentre in questo caso il lettore è lasciato a se stesso e finisce con l’annoiarsi’: una delle cose peggiori che può capitare con un libro.
A conquistate è sicuramente la cura per la grafica: copertina e immagini presenti all’interno della raccolta sono bellissime e il volume figura benissimo all’interno della libreria.

Non riesco a giudicare troppo positivamente la raccolta: il lavoro svolto poteva essere fatto molto meglio. La mia delusione deriva dal fatto che il libro promette cose che poi non riesce a mantenere perché le fiabe scelte non sono così scabrose come vengono tratteggiate. In sostanza, non riesco a dare alla raccolta più di un 5/10: sicuramente è valida per chi non ha accesso o non conosce le storie originali ma per chi ha più dimestichezza con essere è una lettura che non aggiunge niente di nuovo.

*Volpe

Libreria Bianca&Volta, conversazione con Licia Vichi

Piccole (ma non poi così tanto) e spesso nascoste, le librerie indipendenti sono ormai una realtà che coinvolge tutte le città italiane.
Ho avuto la fortuna di trovare in una di queste Licia Vichi, libraia della libreria Bianca&Volta, disposta a rispondere a tutte le mie domande. Tra curiosità, aneddoti e consigli librosi: siete pronti a conoscere Licia e il suo mondo?

1. Al tempo di amazon e degli e-commerce e con una popolazione che legge sempre meno aprire una
libreria, o nel tuo caso prelevarla, è una vera sfida! Come sei giunta a questa decisione?

Erano diversi anni che volevo aprire una libreria tutta mia, in realtà più di Amazon, mi preoccupava l’idea di non avere lo spazio commerciale in cui competere a Riccione. La realtà dell’e-commerce è da molto tempo presente e ormai i librai indipendenti hanno compreso che occorre differenziarsi e puntare su aspetti come la cura del rapporto con il cliente e competere non sulla quantità di libri disponibili, ma sulla selezione di un catalogo accurato e ben studiato.
Del resto, il cliente che preferisce la libreria indipendente difficilmente si fa spaventare da un paio di giorni in più di
attesa per ricevere un titolo non disponibile in negozio, quando può contare su una persona che legge e consiglia. Inoltre grazie anche al covid, i librai si sono mobilitati e hanno iniziato a portare la libreria a casa dei lettori. Anche la Libreria Bianca e Volta offre questo servizio: i clienti possono ordinare i libri direttamente al telefono o tramite il mio sito
http://www.biancaevolta.inlibreria.net e io glielo porto a casa.
Sono dell’idea che come diceva Einstein,” dalle difficoltà nascono le opportunità”, sia Amazon che poi il
Covid hanno avuto benefici sulle librerie indipendenti che hanno saputo reinventarsi.

2. Quando, da piccola, ti chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevi già “la libraia” o avevi una diversa
aspirazione? Se sì, a cosa è stato dovuto questo cambio di rotta?

Alcune persone sanno fin da piccole cosa vogliono fare della vita: io non sono mai stata una di queste. Ho sempre avuto tanti sogni e tante aspirazioni che in comune avevano solo che prevedevano di leggere molto e il contatto con le persone.
In libreria ci sono finita un po’ caso, ero dell’idea che il sogno romantico della libraia fosse un’illusione e che
la realtà fosse tutt’altro rispetto a come la mostrano i libri e i film: avevo ragione, ma ho anche scoperto che
adoravo ogni cosa, sia gli oneri sia gli onori.

3. Le librerie indipendenti sono sempre più rare e particolari, in cosa la libreria “Bianca&Volta” si
distingue dalla concorrenza e come hai maturato questa scelta?

Ho deciso di dare molto risalto ad un catalogo studiato, rispetto alla rincorsa alla novità, ho scelto una linea
editoriale eclettica, ma definita. Do molto risalto alla media editoria che è quella più progressista e anche la più
attenta alla grafica editoriale e ai social, scelgo libri “belli” dal punto di vista estetico, ma anche contenutistico e che siano adeguati alla società di oggi.
Molte librerie non tengono libri più vecchi dei sei mesi di uscita, ma non tengono conto del fatto che a volte basta spostare un libro o consigliarlo con parole diverse e parte la magia. Se considero un libro di valore e quello non vende, mi chiedo in primo luogo che cosa sto facendo di sbagliato o cosa dovrei fare in più per farlo arrivare ai suoi lettori.
L’importante è avere il libro “giusto” al momento “giusto”, e questo per la mia libreria non necessariamente coincide con quello che fanno uscire le librerie di catena o i colossi editoriali. Si può dire in fondo che la mia strategia sia semplicemente dare importanza in egual modo sia al libro sia al lettore. Ogni libro è come un piccolo gioiello a sé, a cui deve essere inventata su misura una strategia per farlo arrivare a chi quel tesoro lo sa apprezzare: non sempre è facile, ma è una sfida entusiasmante che rende il lavoro mai noioso.

4. Che percorso hai dovuto fare per diventare libraia e quali sono, secondo te, i requisiti fondamentali
per chi vuole approcciarsi a questo mestiere?

Ho iniziato con i sei mesi di Garanzia Giovani seguiti da tre anni di apprendistato in una libreria di catena, dopodiché ho frequentato dei corsi a Milano e a Roma per conoscere meglio l’editoria.
Utilissimo a mio avviso il corso Librai in Corsi a Milano, che a differenza di altri corsi gestiti da grandi editori, è organizzato da librai ed ex librai.
A mio avviso non esiste un percorso specifico per diventare librai, rimane ovviamente fondamentale la passione per i libri e la conoscenza del mondo dell’editoria. Credo sia necessario essere dei buoni lettori senza pregiudizi e amare i lettori e le persone in generale.
Il libraio burbero e scortese che ama i libri più delle persone funziona solo nei libri!
Bisogna essere gentili e accoglienti con i clienti, bravi a fare i conti, avere la capacità di trattare con i fornitori, essere organizzati e leggere tanto tanto e velocemente anche libri che in quel momento non va di leggere. E ovviamente deve piacere spolverare e sistemare, perché le librerie polverose con le pile di libri per terra… funzionano solo nei libri!

5. Qual è stato il libro che ti ha trasformato in una lettrice e quale quello che ti ha trasformata in
libraia?

Non c’è un libro che mi abbia trasformato in lettrice o libraia, piuttosto una serie di libri che, sassolino dopo
sassolino, mi hanno portato in modo naturale dove sono. Ho iniziato da bambina a frequentare assiduamente la biblioteca, poi è nata in maniera naturale la voglia di possedere i miei libri e ho iniziato a frequentare le librerie. Con il tempo, oltre ai libri di narrativa, ho iniziato ad appassionarmi ai cosiddetti “libri sui libri e sul mondo dell’editoria”, credo che questi ultimi in particolare mi abbiano portato più di tutti a voler diventare libraia, da Vendere l’anima di Romano Montroni, a Memorie di un libraio di Orwell, e l’omonimo di Branduani, ai libri che parlano di librerie famose come la Shakespeare and Company di Sylvia Beach e la collana filigrana di minimum Fax.

6. Qual è il tuo libro preferito e perché?

Non ho un libro preferito, sarebbe come scegliere a quale figlio si vuole più bene. E, se anche fosse, non si può dire! Ho i miei cocchi ovviamente tra gli autori e tra le case editrici, provo un’inaspettata gioia in più se il lettore passa al bancone con Dorothy Allison, Colson Whitehead, Jesmyn Ward o Tiffany McDaniel, Margaret Atwood, Marco Rossari o Veronica Raimo.
Ci sono diversi libri che hanno avuto più importanza di altri, non sono i più belli che ho letto, per un motivo o per l’altro ci siamo incrociati in momenti cruciali e hanno cambiato qualcosa, poco o molto che fosse, in fondo è quello che accade anche con le persone, a volte è il tempismo di un incontro a fare la differenza.
Se penso a Vacanze all’isola dei gabbiani e La storia infinita sono parte della mia infanzia: ricordarli è come ricordare il profumo dei biscotti cucinati insieme a mia madre, o il ricordo del papà che mi insegue e ridendo mi carica sulle spalle come un sacco di patate, sono una parte di me, uno scorcio di poco tempo che è molto di meno e molto di più di quello che è stato in realtà.
L’adolescenza è Il buio oltre la siepe, la voglia di cambiare il mondo e l’illusione di poterlo fare. Poi Amori Ridicoli e tutti i libri di Kundera il primo semestre dell’università insieme alla ricerca di una propria identità. I libri che ho considerato i miei preferiti sono sempre stati quelli che sentivo parlassero a me in quel momento, in questo senso, le nostre letture preferite dicono molto di chi siamo, ma anche di dove siamo in quel momento della nostra vita.
Anche tra i fantasy che sono stati il mio primo amore e a cui ritorno sempre quando ho bisogno di evasione, non c’è un mio preferito, piuttosto una serie linee editoriali che mi parlano più di altre.

7. Nei libri incontriamo tanti personaggi con le loro storie e le loro psicologie tanto complesse quanto,
familiari: con alcuni ci troviamo subito in sintonia, come fossero vecchi amici, mentre con altri
proprio non riusciamo ad andare d’accordo. A quali personaggi ti senti più affine e perché?

Solitamente quando un personaggio mi irrita o a pelle mi sta antipatico, ha delle caratteristiche che ho anche io e che non voglio riconoscere, l’eccezione è ovviamente Joffrey Baratheon, lui merita di essere universalmente odiato. Al contrario, i personaggi con cui mi sento più in sintonia a volte sono quelli che hanno caratteristiche che vorrei possedere.
Tendenzialmente apprezzo di più i personaggi attivi, coraggiosi, estroversi, che determinano il proprio destino e si buttano con coraggio in ogni avventura incuranti del prezzo da pagare e tendo a irritarmi con i personaggi, in particolare quelli femminili, timidi e sensibili che aspettano di essere salvate; oppure con quelle che perdonano il “maschio alpha” di turno, perché “l’amore è la cosa più importante”, eppure caratterialmente sono più simile a queste ultime (purtroppo).
Ho adorato Celeana Sardothien del Trono di Ghiaccio, che è la classica assassina coraggiosa e sarcastica. Ho amato Jane Eyre e la sua capacità di rimanere fedele a sé stessa e non scendere a compromessi, neppure per amore, e Vani Sarca con la sua straordinaria empatia, ma anche per la sua eccentricità, il suo sarcasmo e la sua capacità di fregarsene. Atticus Finch, per la determinazione e coraggio con cui lotta per una battaglia persa in partenza.
Mi sento più affine a personaggi come Neville Paciock o Bilbo Baggins, quelli che non sono i classici eroi, ma che si trovano loro malgrado trascinati in un’avventura e scoprono lungo la strada, di essere all’altezza, però se vi serve uno scassinatore io preferisco chiudermi in casa!

8. Puoi prendere 5 pregi da cinque personaggi: quali scegli e perché?
Vorrei essere forte come Pippi, perché ho sempre desiderato poter sollevare un cavallo senza fatica; invece, a volte non riesco nemmeno ad aprire la bottiglietta dell’acqua. Vorrei essere vitale e spiritosa come Melody, perché bisogna essere speciali per riuscirci nonostante la sua disabilità; curiosa e determinata come Calpurnia, anticonformista come Stargirl, leale come Ron Weasley.

*Jo

Piccolo nome, grande sangue

.: SINOSSI :.

Chiusi in una casa circondata da un bosco inospitale, due bambini si dicono addio. Sono finiti tra quelle mura perché entrambi sognano gli animali: il protagonista spera di scorgere i loro occhi obliqui dalla finestra e di essere privo di nome; il fratello Leo modella le loro forme nel buio. Ma i due non sanno che perdere la propria umanità è una questione di cuore, di sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La favola scritta da Riccardo Meozzi racconta di come l’uomo può perdere e allo stesso tempo ritrovare la propria identità. Con una prosa asciutta, costituita da un’ottima aggettivazione e un sapiente uso delle metafore, trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di inquietudine, orrore e libertà. Meozzi racconta quella che definirei “una storia senza tempo” in cui chiunque riuscirà, almeno un pochino, a rivedersi.
Ambientata in un periodo non meglio definito che sa di contemporaneità solo per la presenza di oggetti come un’automobile, una televisione o dei videogiochi, Piccolo nome, grande sangue fa riflettere in pochissime pagine su temi come la diversità, la mancanza di accettazione e, infine, l’autodeterminazione.

Per raccontare il dramma del suo protagonista senza nome, Meozzi usa uno schema freudiano. Il protagonista, un bambino che si rifiuta di essere chiamato per nome, vive intrappolato in una lotta costante tra il suo es e il suo super io: non riuscendo ad adattarsi alla vita che gli altri hanno deciso per lui ma non potendo accontentare i propri istinti e desideri, finisce per essere schiacciato da entrambi.
Solo nella foresta e con l’aiuto di una vecchia che, pagina dopo pagina, sembra sempre più simile a lui riuscirà a trovare un senso alla sua esistenza.

Nonostante la storia appartenga al genere weird e sia costellata da elementi di fantasia e del folklore italiano, non è, dunque, poi così lontana dalla realtà. Chi può dire con assoluta tranquillità di non essersi mai sentito a disagio tra le convenzioni in cui è costretto a vivere? Chi non ha mai desiderato, cercato e ottenuto di essere finalmente se stesso? Certo nessuno, immagino, desidera quello che il piccolo protagonista vuole e nessuno otterrà la propria libertà nello stesso, strano modo ma questo non significa che non si possa empatizzare con la straneazioni che lui prova a vivere nel nostro mondo.
A mio avviso, il libro merita di essere letto e sento di poterlo giudicare in maniera estremamente positiva. I temi trattati, così come l’attenzione che l’autore ha messo nella creazione del conflitto identitario del protagonistami spingono ad assegnare a questo racconto un 8.5/10. A completare il quadro ci sono le bellissime illustrazioni di Giulia Pex che vengono in soccorso del lettore aiutandolo a vedere la realtà di Meozzi tramite gli occhi stessi dell’autore.

*Volpe

La maledizione di Cassandra

.: SINOSSI :.

Italia centrale, XVI secolo. Le Signorie degli Strina e dei Valsabora combattono da anni. Riccardo Strina, Signore di Drena, insegue l’ultima possibilità di salvezza: la Bella Fenice, l’eroina che secondo i vaticini garantirà al suo esercito la vittoria. Il vate di corte sa dove si trova: lei è nel futuro. Ed è necessario che sia richiamata, a ogni costo. Per eseguire questo rituale il Signore degli Strina si rivolge a Cassandra, la veggente esiliata da Drena dopo la sanguinosa disfatta della battaglia di Lucera. Chiara sta facendo jogging sul lungomare, quando all’improvviso si trova catapultata in un mondo sconosciuto. Cosa vogliono da lei? Perché si ostinano a chiamarla Fenice? Chi sopravvivrà alla lotta senza esclusione di colpi?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Antonella Degni scrive un libro fatto di incantesimi, guerre, politica e maledizioni trasportando il lettore in un rinascimento alternativo in cui, accanto alle signorie che tutti conosciamo, ci sono anche, nascoste così da non essere trovate e distrutte, le corti degli stregoni.
I protagonisti di questo libro, perché si tratta di una storia corale in cui è difficile identificare un solo protagonista o un solo antagonista, fanno parte di tre signorie magiche. Di queste, due sono in guerra tra loro e, dopo anni di massacri, una profezia potrebbe finalmente aiutarli a trovare un vincitore.

La trama costruita da Degni è a dir poco complessa, completa e intrigante ma, a mio avviso, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppata a dovere: purtroppo, alcuni avvenimenti e, in particolare, il funzionamento del sistema magico sono spiegati in maniera sommaria e frettolosa. Questo spezza un po’ il ritmo ed è un peccato, visto che la scrittura di Degni è bellissima e le sue descrizioni, estremamente evocative, permettono ai lettori di immergersi fino in fondo nella storia da lei creata. Trattandosi del primo romanzo di una autrice emergente, però, posso dire con certezza che promette molto bene: l’esperienza la aiuterà a rendere i prossimi capitoli di questa serie ancora più belli.

Come accennato in precedenza, questo libro presenta al lettore un sacco di personaggi: nonostante il focus principale sia su Cassandra e la signoria degli Strina, seguendo lo stile di George R. R. Martin Degni sposta il punto di vista, capitolo per capitolo, da un personaggio all’altro. Così, il lettore può seguire sia le avventure di quelli che sono caratterizzati come “i buoni” sia quelle di chi, a primo impatto, potrebbe essere considerato “cattivo”.
Personalmente amo questo stile di scrittura perché, soprattutto come in questo caso in cui c’è una trama politica e militare molto sviluppata, dà modo di capire meglio le ragioni di tutti i personaggi.

In generale, penso che questo libro, primo di quella che si preannuncia come una lunga e interessante serie, meriti un 7/10. Problematiche ce ne sono, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma sono tutte cose che possono (e so che saranno) superate grazie al tempo e all’esperienza.
La capacità di inventiva di Degni, comunque, tiene il lettore incollato alle pagine: sono rimasta molto colpita dal finale di questo primo romanzo che mi ha lasciato senza parole e mi ha fatto riflettere su alcune delle affermazioni che i personaggi hanno portato all’attenzione l’uno dell’altro nelle pagine precedenti.
Ad avermi colpito più di ogni altra cosa è il worldbuilding perché, per quanto semplice, è assolutamente geniale: si tratta di un romanzo Fantasy italianissimo in cui l’autrice non ha sentito il bisogno di inserire nomi, siano essi di luoghi o persone, strani per dare la sensazione di leggere qualcosa di ambientato in un mondo diverso dal nostro.

*Volpe

TBR (to be read)~ Booktag

TBR, TBR, TBR!
La lista di libri da leggere è la croce e la delizia dei lettori appassionati e, ovviamente, è sempre infinita. Oggi vogliamo esplorare la vostra TBR (e permettere a voi di esplorare la nostra) con questa breve booktag!

1. #EBOOK- un ebook dalla tua TBR
VOLPE: Stories from the other side, Michela Mosca
JO: Ottone. Il primo dei Visconti di Alex Calvi e Livio Gambarini

2. #ROMANCE – un romanzo con una o più storie d’amore
VOLPE: La moglie di Dante di Marina Marazza, anche se chiamarlo Romance mi fa venire i brividi
JO: non pervenuto

3. #MISTERY – un romanzo con uno o più misteri da risolvere
VOLPE: Notte d’Ottobre di Roger Zelazny
JO: Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton

4. #GIALLO- un romanzo con un’indagine
VOLPE: Morte di una sirena di Rydhal e Kazinski
JO: (al momento) non pervenuto

5. #DISTOPICO- un romanzo distopico
VOLPE: Mondo sommerso di James Ballard
JO: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

6. #FANTASY – un romanzo con elementi fantastici
VOLPE: Le migrazioni dei Draghi di  Francesca Romana D’Amato
JO: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

7. #YOUNGADULT- un romanzo per giovani lettori
VOLPE: Una corte di rose e spine di Sara J. Maas, anche se dovete ancora scoprire perché è in tbr.
JO: (al momento) non pervenuto

8. #GENERICO- un saggio
VOLPE: incanto di Michele Bellone
JO: Letteratura palestra di libertà di George Orwell

9. #NARRATIVA- un romanzo che consiglieresti a tutti
VOLPE: Piranesi di Susanne Clark
JO: I viceré di Giovanni de Roberto

La primula rossa

.: SINOSSI :.

1792, Parigi è sconvolta dal regime del Terrore imposto dai giacobini. La ghigliottina reclama ogni giorno il suo pegno di sangue, decine di teste aristocratiche. L’ultima speranza per la nobiltà francese sta nel misterioso eroe che organizza la spericolata evasione e il successivo espatrio dei condannati a morte armato solo della propria inventiva e utilizzando i più impensabili travestimenti: la Primula rossa, così chiamata perché ogni volta la sua prossima impresa è annunciata da un biglietto di sfida firmato con uno scarlatto simbolo floreale… La Primula rossa è uno dei più fortunati romanzi di tutti i tempi. L’autrice, Emma Orczy, ha saputo trasporre genialmente le convenzioni del feuilleton e del romanzo di cappa e spada nella sensibilità del Ventesimo secolo, l’era della velocità, dell’elettricità e del cinematografo, creando una storia incalzante che non tralascia alcuna delle convenzioni del romanzo popolare del secolo precedente proponendole però con i ritmi del nascente cinematografo, e inventando il primo supereroe mascherato della storia, archetipo di un colossale filone dell’immaginario moderno (senza dimenticare la vera protagonista, Marguerite, uno dei primi esempi nella letteratura popolare di donna non sottomessa, libera e ardita). Non a caso da La Primula rossa sono germinate innumerevoli trasposizioni per il grande e piccolo schermo.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.
Se avete amato I tre moschettieri e i romanzi cappa e spada sono la vostra passione, La Primula rossa non vi deluderà.
Rifacendosi ai romanzi d’avventura, Orczy tesse la trama di una storia avvincente che non annoia mai il lettore.
La descrizione del Terrore francese, gli intrighi e le trappole da cui la Primula Rossa deve guardarsi tengono con il fiato sospeso e le pagine scorrono velocemente grazie ad un ritmo ben cadenzato che avvince senza mandare eccessivamente in titillazione.

Era da tempo che questo romanzo attirava la mia attenzione e, finalmente, sono riuscita a dedicarmici con la giusta disposizione d’animo. Descrizioni poetiche, personaggi ben tratteggiati e una storia ricca di colpi di scena mi hanno rapita verso un mondo fatto di balli, audaci contrabbandieri e spie senza scrupoli da cui mi sono separata a malincuore. Nonostante sia un romanzo di inizio ‘900 il linguaggio non abbonda di arcaismi e la lettura risulta gradevole e scorrevole. Stilisticamente il libro mi è piaciuto e merita 9-/10. Il mio giudizio sarebbe stato ottimo se, in dirittura d’arrivo, l’autrice non avesse fatto due scivoloni che mi hanno lasciato un po’ perplessa. Dopo aver decantato per oltre trecento pagine le abilità della Primula rossa, la soluzione scelta da Orczy per arrivare alla resa dei conti con l’acerrimo nemico del protagonista mi è sembrata un po’ campata per aria per non dire improvvisata: quasi che, trovandosi ormai prossima alla conclusione, l’autrice abbia tirato via le ultime pagine certa, ormai, di aver guadagnato l’attenzione e il favore del lettore. L’altra cosa che ha un po’ rovinato la lettura, rischiando di trascinare la storia da romanzo cappa e spada a romanzetto rosa di bassa lega, è stato il tormento che da metà libro affligge la coprotagonista (una donna dimostratasi per metà del romanzo tutt’altro che svenevole e, anzi, alquanto intraprendente considerato il periodo in cui il romanzo viene scritto e l’ambientazione dello stesso): in seguito ad una serie di intrighi, la giovane si trova davanti un dubbio amletico e, letteralmente per almeno due paragrafi per ogni capitolo che separa il lettore dalla conclusione, il travaglio morale e psicologico della madame viene ripetuto ancora, ed ancora fino a dare noia.

*Jo