La collina dei conigli

.: SINOSSI :.

Il saggio Moscardo, l’ingegnoso Mirtillo, il prode Argento e tanti altri sono gli eroi di questo fantastico romanzo epico. Un drappello di piccoli coraggiosi conigli, alla ricerca di un avvenire più sicuro, migra attraverso le ridenti colline del Berkshire e affronta mille nemici in un indimenticabile cammino verso il più prezioso dei beni: la libertà. Con La collina dei conigli la letteratura contemporanea ha ricreato la sua Iliade e la sua Odissea: i piccoli e coraggiosi protagonisti vivono avventure ed emozioni, nella quiete di splendidi pascoli, e raccontano leggende sul Popolo dei Conigli, i suoi dèi e i suoi eroi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Anche voi siete stati, come la sottoscritta, traumatizzati dal film d’animazione La collina dei conigli? Se la risposta è sì, significa che siete rimasti vittima di quello stereotipo per cui se ci sono degli animaletti parlanti il film è chiaramente, certamente e indiscutibilmente adatto ai bambini.
Quando, anni fa, venne a mancare Richard Adams e milioni di lettori riempirono i social con foto di questo libro e ringraziamenti all’autore, io pensai ad una sindrome di Stoccolma collettiva che portava i miei coetanei ad osannare colui che ci aveva procurato un trauma psicologico pari alla morte di Mufasa e di Artax.
L’interesse per il romanzo si è acceso dopo aver visto l’omonima serie tv su Netflix e, fin dalle prime pagine, il romanzo mi ha catturata e rapita verso un mondo a “misura di coniglio”.
Richard Adams è riuscito a creare, al pari di Tolkien ma con meno clamore, un mondo epico dove ogni specie animale ha una propria lingua (anche se il romanzo si concentra unicamente sulla lingua lapina parlata dai conigli), dove esistono déi e miti non meno epici o didascalici di quelli tramandatici dalle varie tradizioni sparse in tutto il mondo.
La caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione è tutt’altro che aleatoria: dalla prima all’ultima pagina non si incontra un solo personaggio che risulti stereotipato; la stessa concatenazione di eventi non sembra studiata in funzione della trama, quanto ragionata per far evolvere al meglio le personalità dei singoli conigli evidenziando pregi e difetti, punti deboli e punti di forza di ognuno senza mai esacerbarli.

Il libro, sembrerà scontato, mi è davvero piaciuto e non posso che dargli 10/10.
Le descrizioni della campagna inglese sono delle perle e l’attenzione che Adams dedica nel descrivere, puntigliosamente, le specie vegetali ed animali che caratterizzano l’ambiente è davvero encomiabile. Il linguaggio è poetico e arcaico e ben si sposa con un testo che, pur parlando di conigli (non esattamente l’emblema dell’eroismo), trasuda epicità e drammaticità da ogni pagina regalando al lettore una parafrasi del mondo, della storia e di alcuni atteggiamenti tipicamente umani.
La collina dei conigli è un romanzo che, chiunque voglia fare lo scrittore, deve leggere almeno una volta e tenere sempre a portata di mano accanto allo scrittoio: a differenza di molti romanzi contemporanei, dove i personaggi tendono ad adagiarsi su stereotipi mancando così di profondità, Adams cesella minuziosamente i suoi protagonisti senza lasciare nulla al caso. Attraverso questo lavoro meticoloso, riesce a dare ai suoi conigli umanità aiutando il lettore ad empatizzare con tutti loro e capirli fino in fondo a prescindere dal loro schieramento all’interno del romanzo.

*Jo

Guida alle letture estive: quando i ragazzi non vogliono leggere.

L’estate è arrivata e con essa tornano le gioie e i dolori di quella che, per molti, è la stagione più bella e la più agognata durante i lunghi mesi freddi. Uno dei temi caldi delle vacanze, soprattutto quelle estive, è quello dei famigerati “compiti delle vacanze”: un fardello composto da pagine, temi ed esercizi che da generazioni grava sulle spalle di studenti di qualsiasi ordine e grado. Risolti problemi come “ferie al mare o in montagna?” e le diatribe sull’utilizzo smodato dell’aria condizionata quello dei compiti estivi resta uno degli argomenti più controversi, e fonte di litigio, per le famiglie e, puntualmente, si creano fronti contrapposti tra chi invoca una tregua dalle consegne almeno nei mesi caldi e chi, invece, le ritiene necessarie per mantenere il cervello “allenato”.

Uno dei maggiori scogli con cui genitori e figli devono scontrarsi è la temutissima lista delle “letture estive”: un elenco di libri scelti dal professore di italiano da cui lo studente deve selezionare un numero di titoli compreso tra cinque e infinito. Per le piccole Hermione Granger babbane dover leggere “solo” cinque libri non è affatto un obbligo, ma non tutti amano leggere e, ammettiamolo, durante i mesi estivi ci sono attività molto più interessanti da svolgere. Ecco quindi qualche idea per invogliare i vostri ragazzi a leggere o, almeno, fargli pesare meno questo compito.

LE LISTE DEI TITOLI
“Lista o non lista? Questo è il dilemma?” direbbe Shakespeare se fosse un docente all’indomani delle vacanze estive e, infatti, stilare una lista di titoli non è facile né per chi la compila né per chi poi dovrà spulciarla e scegliere.
I canoni da rispettare sono molti e, spesso, anche in contraddizione tra di loro: deve essere lunga, ma non troppo, comprendere generi diversi, ma avere comunque una scrematura (sia mai che un bambino delle elementari si ritrovi a leggere 50 sfumature di grigio!), deve avere autori italiani, ma anche stranieri, deve contenere libri da qualche centinaio di pagine, ma anche piccoli mattoni,… .
L’errore più comune fatto dai docenti è quello di inserire in queste liste titoli classici o acclamati dalla critica: una scelta sicuramente facile e che evita agli insegnanti di incastrarsi in situazioni scomode, ma che non sempre incontra il gusto dei lettori, soprattutto se giovanissimi, che a Tolkien preferiscono J.K. Rowling e a Stevenson Suzanne Collins (arriverà anche per loro il momento per apprezzarli, non temete).
In molti, negli anni, si sono chiesti se, alla famigerata lista, non fosse preferibile lasciare carta bianca ai ragazzi sulle letture da fare: un’opzione che ha sicuramente pregi, ma che, purtroppo, può essere mal sfruttata dai soliti furbetti che, alla fine delle vacanze, tornano sui banchi di scuola con all’attivo la lettura di dieci libri diversi…. da cinquanta pagine l’uno.

TOPI DI BIBLIOTECA O LUCERTOLINE DA SPIAGGIA?
Una volta scampata, o fatta pace, con la lista dei libri (d’ora in avanti abbreviata in “la lista”) non resta che scegliere le letture da fare.
Se a casa avete un piccolo topolino di biblioteca il compito risulterà relativamente facile: molti lettori, infatti, approfittano della pausa estiva per dedicarsi a quei libri che, per mancanza di tempo o perché un po’ più impegnativi, non hanno potuto leggere durante i mesi invernali; questo problema potrebbe ripresentarsi qualora abbiate a che fare con un/a ragazz* che aspettava le vacanze per dedicarsi alle sue letture arretrate e che per questo storcerà il naso davanti alla famigerata lista e agli obblighi da lei imposti. Che fare? La cosa migliore è cercare di mediare tra dovere e piacere; cercate insieme i titoli che sembrano combaciare maggiormente con gli interessi di vostr* figl* e offritegli questo compromesso: un libro dalla lista e uno dalla sua TBR (=libri da leggere, dall’inglese “to be read”); per non “disprezzare” le sue letture “fuori lista” potreste proprorgli di fare anche per quelle una scheda di lettura da presentare al professore con la scusa di fargli conoscere titoli nuovi.
E se, invece di un topo di biblioteca, avete in casa una lucertolina da spiaggia? Che fare?
Questo è stato, per tutti gli anni delle scuole, il bivio davanti a cui si trovava puntualmente mia madre ad ogni chiusura dell’anno scolastico: da una parte io (che volevo leggere quello che piaceva a me), dall’altra mia sorella (che fugge dai libri come i gatti dall’acqua).
Il punto di partenza è lo stesso: gli interessi del/la ragazz*. Non devono per forza essere interessi letterari, ma si può prendere ispirazione dai suoi hobbies e dalle sue passioni. Sapete, per esempio, che dietro ai videogiochi (E all’omonima serie Netflix) di The Witcher, c’è una saga letteraria? Andando in libreria non focalizzatevi unicamente sulla lista (spesso compilata in modo da prendere dentro tutti e nessun genere in particolare con gravi effetti sulla qualità della stessa); lasciate che la vostra “lucertolina” si aggiri tra gli scaffali e scelga da sé qualche titolo e proponete, anche in questo caso, un compromesso: per ogni libro in lista uno a piacere. Non esagerate e, soprattutto, non ridicolizzate le sue scelte e le sue letture (a meno che non sia l’ennesima biografia del 15enne youtuber o ticktocker di turno; in quel caso intervenite!); ciò che magari per voi è semplice e naturale come respirare, per un non lettore può risultare difficile se non addirituttra pesante e frustrante se i suoi sforzi non vengono adeguatamente riconosciuti. Non si sta parlando di erigere un monumento ogni volta che vostr* figli* termina un libro, ma solo di riconoscerle il lavoro che ha fatto dedicandogli, per esempio, tempo per parlare di ciò che ha letto favorendo una discussione: cosa gli è piaciuto o meno, qual era la morale della storia, vorrebbe leggere altri libri così, etc… . Non c’è niente di peggio che portare a termine un lavoro gravoso e non vedere i propri sforzi riconosciuti.

PRIMA IL DOVERE E POI IL PIACERE
Una volta usciti dalla libreria con il vostro bottino di libri e una scorta di buoni propositi, sorgerà una nuova domanda: come gestire le letture? La cosa migliore è lasciare che i ragazzi si organizzino in autonomia (tenendo conto degli altri compiti assegnati dai professori per le vacanze). Sarebbe bello, ma non sempre funziona; ecco quindi qualche consiglio (per par condicio inizieremo dalle lucertole da spiaggia).
A prescindere che siate o meno lettori, dovete ricordare che per vostr* figli* leggere non è la più entusiasmante delle esperienze, può darsi che un giorno lo diventerà, ma per il momento state concentrati sul presente. Una delle cose più frustranti che possono capitare in estate è vedere gli altri divertirsi mentre voi dovete stare piegati sui libri, cercate quindi di far coincidere il momento della lettura (e perché no anche dei compiti) con momenti della giornata in cui voi per primi siete impegnati con qualche compito noioso come le faccende o qualche mansione pesante.
Se, invece, siete tra quei genitori a cui piace fare i mestieri la mattina presto per avere la giornata libera, potete allora utilizzare il rinforzo positivo promettendo, al termine di un periodo di lettura/studio un’esperienza piacevole come un giro in bicicletta o qualche altro divertimento ricordando, però, che ogni promessa è debito!
Se avete più figli, e siete disperati, potete utilizzare la tecnica “neutralizza il terrorista”: fate attenzione, però, a non abusare di questa strategia perché vi si potrebbe ritorcere contro. Che cos’è un terrorista? Quando si parla di gruppi, il terrorista è quella figura che vuole fare le cose a modo suo a qualunque costo (da non confondere con il polemico che è noioso ma innocuo): non importa se si tratta di una gita, un gioco o di una situazione di vita o di morte; il terrorista vorrà fare di testa sua creando agitazione e scompiglio tra gli altri membri del gruppo (nel vostro caso il terrorista è il/la figli* che non vuole studiare/leggere). Discutere con il terrorista non vi porterà a nulla, giocate quindi d’astuzia rivolgendovi agli altri membri del gruppo mostrando la ricompensa che gli spetta se tutti faranno l’attività da voi proposta (che sia studiare, leggere o anche solo fare silenzio), ma anche le conseguenze che la disobbedienza di uno avrà sul resto del gruppo.
L’esempio più classico può essere il seguente:

Se finite i vostri compiti entro un’ora, dopo andiamo a prendere un gelato/al mare/al luna park/in piscina/a fare una passeggiata/ etc…

Il terrorista, in un primo momento, sarà comunque portato a fare i comodi suoi, ma se il premio promesso è davvero allettante allora saranno gli altri membri del gruppo a censurare la “testa calda” di turno e con un po’ di fortuna riuscirete ad ottenere il risultato sperato.
Le cose potrebbero non essere semplici nemmeno per chi si ritrova a fare i conti con un topolino di biblioteca. La tentazione più forte a cui vostr* figli* dovrà resistere è quella di tuffarsi a capofitto nelle sue letture arretrate (la famosa TBR di cui parlavamo prima), lasciando per ultimi i libri della lista. Altra possibilità è che il/la ragazz* si riproponga di leggere più libri contemporaneamente: una tendenza molto pubblicizzata sui social, ma che spesso non permette di concentrarsi a dovere sui libri in lettura dedicando a ciascuno di essi il tempo necessario.
Anche in questo caso il rinforzo positivo può essere il vostro miglior alleato per risolvere la situazione. Non deve essere il motto dell’estate, ma non è male ricordare ai ragazzi il vecchio adagio “prima il dovere e poi il piacere”: se vedete vostr* figli* indugiare o dilungarsi eccessivamente su una lettura “dalla lista” potete sempre ricordargli che, finché non avrà finito uno dei titoli proposti dal professore, non potrà leggere uno dei suoi libri. Di solito i ragazzi a cui piace leggere (e studiare), hanno un senso del dovere e della responsabilità più alto rispetto ai loro compagni ed è su questo che dovete far leva senza tuttavia diventare didascalici o sminuendoli.

UN INVESTIMENTO IMPORTANTE
Spesso uno degli ostacoli maggiori alla lettura è il prezzo, a volte esorbitante, dei libri. Sopratutto alcune edizioni, con copertina rigida, sovracopertina, etc., possono raggiungere cifre davvero alte per un oggetto che verrà sballottato in vari borsoni, portato al mare ed esposto al rischio di schizzi di gavettone e tuffi a bomba.
Davanti a questo fattore molte persone preferiscono desistere e si arrendono preferendo risparmiare quei soldi per altri investimenti (una scelta che, spesso, non è indolore e che per questo motivo non deve mai essere giudicata da chi al contrario può permettersi di spendere per acquistare libri nuovi ad ogni pié sospinto). Che fare?
Per prima cosa è importante insegnare ai propri figli il senso e il valore dell’oggetto che hanno tra le mani e del denaro.
Se sono molto piccoli potreste dire loro che con i soldi del libro si potrebbero, per esempio, comprare dieci pacchetti di figurine. In base al valore da loro dato al secondo termine di paragone, potranno quindi capire quanto costoso sia un libro.
Fatto ciò è importante resposabilizzarli: spiegare loro che i libri della scuola non sono giocattoli, ma sono fragili e per questo bisogna trattarli con cura senza bagnarli né usarli per scarabbocchiarli o colorare. Una volta fatto comprendere loro il peso economico di un libro, potete procedere con l’acquisto.
In simili occasioni siti come Libraccio possono rivelarsi delle miniere d’oro: il catalogo, infatti, propone testi usati a prezzi contenuti e proporzionati alle condizioni in cui viene venduto il libro (se manca la sovracopertina o ha qualche pagina rovinata il prezzo è più basso); e anche piattaformi più grandi, come Amazon, hanno iniziato a proporre l’opzione “usato come nuovo”. Comprare usato, inoltre, non è sinonimo di povertà né deve essere intesa come un’alternativa umiliante: comprando usato, infatti, si evita che qualcosa ancora funzionante (o in questo caso leggibile) venga buttato via con uno spreco non indifferente di carta e materiali. Comprare usato, quindi, è sinonimo di ecologico; per non parlare delle sorprese che un libro di seconda mano può rivelare: note, segnalibri, pensieri a bordo pagina rimangono spesso incastonati tra le pagine dei libri senza che i precedenti proprietari se ne accorgano.
Sempre in tema di economia, quanta confidenza avete con il booksharing? Spesso, nelle città e in alcuni centri commerciali, sono presenti angoli dedicate al booksharing dove persone lasciano libri in cambio di altri libri. Trovare titoli adatti ai ragazzi in questi posti è spesso difficile, ma specie alle elementari e alle medie è possibile organizzare, d’accordo con gli altri genitori, un programma di booksharing di classe condividendo, una volta stabilite alcune regole, tra compagni i libri proposti dall’insegnante.
Un’alternativa valida al comprare usato può essere la biblioteca: soprattutto nelle grandi città, infatti, il catalogo delle biblioteche è sempre aggiornato e si possono trovare anche più copie di uno stesso romanzo (o comunque richiederne una in prestito da un’altra biblioteca a un costo decisamente inferiore al prezzo di copertina). Le biblioteche, inoltre, esercitano da sempre un certo fascino anche sui non lettori: il labirinto degli scaffali, il silenzio irreale, uomini e donne capaci di trovare, in mezzo a centinaia di volumi, il libro che state cercando, …; abituare i propri figli a frequentare le biblioteche non è solo una soluzione economica al dover comprare i libri a cui sono interessati, ma è un modo per valorizzare un servizio pubblico spesso poco considerato.
Se, invece, non potete proprio esimervi dall’entrare in biblioteca potreste pensare di aderire ai programmi fedeltà promossi dalla stessa: spesso, infatti, ai nuovi membri vengono offerti sconti già dal primo acquisto e i punti cumulati hanno spesso valore annuale così che, alla chiusura del prossimo anno scolastico, potrete acquistare altri libri con ulteriori sconti.
Un’opzione ancora non molto gettonata e guardata con un certo disprezzo dai lettori “vecchio stile” è quella costituita dagli e-book: non solo, solitamente, hanno un prezzo inferiore rispetto al formato cartaceo, ma alcune case editrici mettono gratuitamente a disposizione alcuni dei loro titoli, per non parlare di programmi come KindleUnlimited che permette di scaricare ad un prezzo ridotto, se non addirittura gratuitamente, molti dei titoli presenti su Amazon; certo, per quest’ultima opzione è necessario possedere un kindle, ma a volte l’acquisto del dispositivo può risultare più economica dell’acquisto delle diverse edizioni cartacee. A prescindere che possediate o meno un Kindle, gli e-book non sempre necessitano di dispositivi dedicati per essere letti e si possono trovare (o convertire) facilmente in pdf in modo da poterli leggere anche su tablet o sul telefono (anche se questa seconda opzione non è particolarmente salutare per gli occhi).

ASSI NELLA MANICA
Avete ancora qualche dubbio o non avete trovato l’idea che fa per voi? Ecco allora i nostri ultimi consigli.
Avete presente le ciliegie? Avete presente il detto “una tira l’altra“? Se, miracolosamente, il vostr* figli* lucertolina da spiaggia dovesse appassionarsi a un libro, potreste informarvi se il titolo fa parte di una saga e, nel caso, provare a procurarvi, una volta sicuri del reale interesse di vostr* figli*, anche gli altri titoli della saga.
Se, invece, è il topolino di biblioteca a litigare con la lista potreste cercare un compromesso con il professore di italiano (all’insaputa di vostr* figli* in modo da non sminuire l’importanza dei compiti assegnati) proponendogli di accettare tra le schede da presentare anche alcune fatte sulle letture spontanee fatte durante i mesi estivi.
A prescindere che abbiate figli topolini o figli lucertoline, ricordatevi il valore che ha l’esempio dato dai genitori: che siate o meno dei lettori accaniti, vedere con quanto impegno vi dedicate anche ai compiti meno piacevoli (mostrando oltretutto i buoni frutti che da questo raccogliete) ispirerà i vostri figli creando in loro un desiderio di buona emulazione. Se, invece, siete voi per primi dei divoratori di libri cercate di trasformare il momento della lettura in un’esperienza condivisa. Potreste, per esempio, proporre di leggere insieme lo stesso libro (aggiungendo una gara a chi fa meglio le voci) oppure proporre di leggere nello stesso momento ognuno il proprio libro. Spesso i lettori amano leggere in determinati luoghi della casa a determinati orari (sì, siamo abitudinari come la luna) ritagliandosi un momento che, agli occhi esterni, si permea di mistero stuzzicando la curiosità dei “non addetti alla lettura”. Proporre ai ragazzi di condividere uno spazio e del tempo li farà sentire speciali (esattamente come si sentirebbe un lettore invitato dal suo autore preferito a prendere un caffé a casa sua) perché coinvolti in qualcosa da cui prima erano esclusi.

*Jo

La donna con l’abito nero

.: SINOSSI :.

“Chi abita negli altri appartamenti del condominio 7/A?”. Questa è la domanda che si pone Matteo Gori, arrivato come ultimo inquilino. Dopo aver avuto la risposta, il suo mondo non sarà più lo stesso. Trascinato nella spirale dell’orrore, combatterà contro forze ben oltre le sue capacità e la sua immaginazione. Perché il Male esiste e ti artiglia l’anima. Matteo, armato con il coraggio che solo l’amore di un padre può infondere, lotterà per la sua famiglia contro un mostro che da millenni calpesta la stessa terra degli uomini.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il breve romanzo di Alberica Simeone è un concentrato di inquietudine e adrenalina caratterizzato da una scrittura piacevole che scorre liscia, senza intoppi.
Il prologo, che cattura il lettore grazie ad una minuziosa descrizione dell’orrido pasto della bestiale e demoniaca antagonista, fa capire immediatamente al lettore ciò con cui avrà a che fare per tutto il romanzo. Le immagini che l’autrice crea grazie alla sua bella scrittura sono sì crude e terribili, ma la penna di Simeone fa in modo che non superino mai la barriera dell’intollerabile: per quanto terrificanti siano, quindi, nessuno sarà mai tentato di interrompere la lettura (anche se ammetto di aver fatto qualche incubo).

Il romanzo è, come si può facilmente intuire dalla trama ma anche dalla copertina, un horror che io definirei “classico”. Il protagonista, Matteo Gori, si ritrova catapultato in una realtà fatta di segreti e inganni in cui una creatura mostruosa tiene sotto scacco molte vite. Interessante il fatto che il lettore abbia modo di intuire immediatamente cosa, e soprattutto chi, sia l’antagonista sebbene i dettagli della sua natura vengano disseminati lungo tutto il romanzo in un crescendo di orrore.
In un certo senso, quello di Simeone è un romanzo corale: è vero che il protagonista è Gori, ma tutti i personaggi che, per un motivo o per l’altro, sono entrati in contatto con la creatura hanno uno spazio dedicato alla loro triste e terribile vicenda. Questo vuol dire che l’autrice, in circa duecento pagine, è riuscita a mettere insieme un romanzo complesso e, soprattutto, interessante.
Ho apprezzato molto anche che la storia si concentrasse sul rapporto padre e figlio che, a mio avviso, ha dato un’aria di freschezza ad una trama che altrimenti sarebbe potuta apparire comune.

Credo che il lavoro di Simeone meriti tranquillamente un 8/10. Non è un’opera scevra di difetti, ma sono comunque sottigliezze. Ad esempio io avrei apprezzato ancora di più se il romanzo fosse stato molto più lungo: l’autrice è molto brava a giocare con i sentimenti umani ed è capace di creare una persistente sensazione di angoscia. Entrambe le cose avrebbero giovato, secondo me, di un centinaio (o forse anche duecento) di pagine in più in cui si sarebbero potuti approfondire meglio i personaggi secondari e rendere ancora più asfissiante il clima di ansia che costringeva il lettore a restare incollato alle pagine.
Alcune scelte, soprattutto relative alla lore del mostro, sono eccessivamente complicate: l’autrice dà al lettore molte spiegazioni alcune delle quali, per quanto affascinanti e intriganti, non del tutto necessarie. Simeone ha sicuramente fatto una ricerca molto accurata prima di scegliere la creatura che infesta le pagine del suo romanzo, ma le spiegazioni a volte sono tropo dettagliate e tolgono un po’ di magia e mistero.
Un altro punto a favore, invece, è la qualità della grafica: il romanzo è introdotto da una serie di pagine in cui splendide illustrazioni di teschi e rose aiutano il lettore ad entrare nel giusto mood per iniziare la lettura.
Come ho detto, si tratta comunque di problematiche minori che dipendono in larga parte dal mio gusto personale. Ho apprezzato molto La Donna con l’abito nero che consiglio agli amanti dell’horror ma anche, e forse soprattutto, a chi vuole avvicinarsi a questo genere. Siate pronti a un libro crudo e sanguinoso che non vi risparmierà nessun dettaglio!

*Volpe

Alchimia&Mistica. Segni e Meraviglie

.: SINOSSI :.

Il Musaeum Hermeticum è un compendio di testi alchemici pubblicato in Germania nel XVII secolo. Tra le sue pagine il lettore sarà condotto in un viaggio fantastico e avventuroso che unisce i cosmogrammi medievali e le immagini del misticismo cristiano, passando attraverso l’affascinante mondo dell’alchimia per arrivare fino all’arte di epoca romantica. Gli enigmatici geroglifici di cabalisti, rosacroce e massoni mostrano qui la loro stretta relazione con le prime illustrazioni scientifiche nel campo della medicina, della chimica, dell’ottica e della teoria dei colori. Anche per i profani di storia dell’alchimia, questo libro risulterà un’affascinante meraviglia tutta da esplorare. I capitoli, riccamente illustrati, iniziano tutti con un’introduzione e citazioni di alchimisti e sono opera di uno studioso del settore, Alexander Roob. In questo volume il lettore potrà ravvisare le radici del surrealismo e di molti altri movimenti artistici più recenti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Bisogna iniziare questa recensione con un importante disclaimer: non si tratta di una recensione, per così dire, usuale. Il libro di cui parliamo oggi è una raccolta di quadri, incisioni, dipinti e schizzi che raccontano, o almeno provano a farlo, l’alchimia.
L’alchimia è notoriamente ermetica e dunque un libro come questo non è di facile comprensione perché dà poche spiegazioni e lascia che sia il lettore, un po’ con la fantasia e un po’ seguendo le brevi didascalie, a interpretare ciò che vede. Non è una operazione facile e alcuni potrebbero trovarsi un po’ spaesati, soprattutto se pensavano di aver acquistato un libro con cui imparare qualcosa di alchimia.

Il testo è diviso in macro sezioni (ad esempio genesi, cosmo, la luna, il sole, la grande opera e così via), a loro volta divise in capitoli. Ciascun capitolo è introdotto da una brevissima spiegazione dell’argomento con cui Alexander Hobb cerca di dare al lettore alcune chiavi di lettura per interpretare le opere che si appresta a vedere. Queste introduzioni sono sicuramente utili, anche se non sempre leggere o semplici: l’impressione, anche dovuta al fatto che gli argomenti non sono presentati in ordine logico o storico, è che l’autore dia un po’ per scontato che il lettore abbia già una vaga idea di ciò di cui si parla.
Il testo è ricco di curiosità, anche di informazioni che normalmente non si trovano sui manuali di alchimia in circolazione, cosa che renderà il libro ancora più interessante per chi, come me, un po’ mastica la materia.

Sicuramente la parte più interessante del libro sono, appunto, i dipinti e le incisioni. La casa editrice Taschen ha messo insieme una bellissima raccolta, ricca di illustrazioni a colori in cui il lettore può annegare e provare a immaginare, sognare e interpretare. La qualità delle immagini è altissima e con l’aiuto di una piccola lente di ingrandimento si possono vedere anche i particolari più nascosti così, chi vuole, può passare anche ore su un solo dipinto nel tentativo di carpirne i segreti.
Onestamente non mi sentirei a mio agio a dare un voto a questo testo: non pretende di essere un manuale, quanto piuttosto una raccolta di approfondimenti e curiosità per trascinare il lettore in un mondo diverso e sconosciuto. Se alcuni di voi vogliono approcciarsi alla materia alchemica sconsiglio vivamente di iniziare da questo libro: le spiegazioni sono poche e sommarie, giuste per introdurre i dipinti ma non sufficienti per dare effettive nozioni di alchimia, insomma un neofita si sentirebbe perso. E’ un testo che consiglio a chi già conosce un po’ di alchimia o a chi cerca qualcosa con cui incuriosirsi prima di leggere manuali più dettagliati.

*Volpe

L’altra metà ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.

La geniale ma squattrinata Ellie Chu scrive una lettera d’amore per conto di un atleta, ma non si aspetta di diventare sua amica, né d’innamorarsi della stessa ragazza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

L’altra metà, film della regista Alice Wu, è una rivisitazione in chiave contemporanea, adolescenziale e queer del Cyrano de Bergerac di Rostand.

La trama riprende quasi completamente quella dell’opera teatrale e le modifiche, poche e comunque ben congeniali, si adatto alla narrazione perfettamente. In questo caso, Cyrano è Ellie Chu (Leah Lewis) una ragazzina di origini cinesi che vive assieme al padre, rimasto ormai vedovo, in una cittadina un po’ all’antica. Siccome i due faticano a sbarcare il lunario, Ellie decide di aiutare un compagno di scuola, Paul (Daniel Diemer), a scrivere una lettera d’amore per una ragazza di nome Aster (Alexxis Lemire) dietro modico compenso.
La situazione costringerà Ellie a fare i conti con sentimenti che, fino a quel momento, ha tenuto nascosti non solo al mondo ma soprattutto a se stessa: si innamorerà, o forse era già innamorata fin dall’inizio pur non riuscendo ad ammetterlo, anche lei di Aster.

L’altra metà, però, non è solo una storia d’amore: è un film di formazione in cui malinconia, solitudine, speranza, amicizia e amore si mescolano perfettamente creando una pellicola che ha tutte le potenzialità per diventare un vero e proprio capolavoro.
La crescita di Ellie è lenta, ricca di alti e bassi e caratterizzata da un forte conflitto interiore. Nonostante questo, la protagonista non risulta mai esagerata: le sue azioni, così come le sue reazioni, sono comprensibili, umane e terribilmente vere.
Ellie deve accettarsi e farsi accettare; deve imparare ad amare e a voler bene senza pregiudizi. In questo caso la figura di Paul diventa di vitale importanza: inizialmente Ellie vede il ragazzo come uno dei tanti, che lei ritiene stupidi e inetti, che frequentano la sua scuola ma, ascoltandolo e imparando a conoscerlo, comprende che c’è di più. Quando Ellie accetta Paul così com’è e riesce a diventare sua amica, allora è in grado di accettare anche se stessa e fare il grande passo: coming-out.

Alice Wu riesce a tratteggiare con delicatezza anche i sentimenti più complicati che, grazie all’ottima recitazione dei giovani protagonisti, arrivano fino allo spettatore in tutta la loro purezza. Il sentimento d’amore descritto da Alice Wu è universale e va ben al di là dell’attrazione fisica o mentale: è qualcosa che chiunque può provare e nessuno, vedendo il film, non si sentirà almeno un pochino come Ellie Chu.
Prima di concludere vorrei spendere qualche parola sul titolo del film che, secondo me, ha due possibili interpretazioni. La prima, forse quella più scontata, è una richiesta: la regista chiede allo spettatore di guardare sempre l’altra metà ci ciascuna situazione, di ogni persona. La seconda, più complicata, sembra voler richiamare la favola delle anime gemelle descritta da Platone nel Simposio. Platone dice che uomini e donne, un tempo, erano attaccati alla loro anima gemella per la schiena ed erano esseri così perfetti da aver scatenato la gelosia degli dei che li hanno divisi costringendoli alla perenne ricerca di quella creatura in grado di completarli.
Ellie è alla ricerca della sua altra metà, la troverà prima ancora che in Aster nell’accettazione di se stessa.
Credo sia un film che valga davvero la pena di essere visto, che tratteggia l’amore omosessuale con tenerezza e con il rispetto tipico di chi ha provato quelle stesse sensazioni sulla propria pelle.

*Volpe

Vox Machina – Le origini (Vol. 1 e 2)

.: SINOSSI :.

Volume 1: La banda di avventurieri nota come Vox Machina salverà il mondo. Prima o poi. Ma saranno pur dovuti partire da qualche parte, no? Le strade di sei aspiranti eroi, impegnati in missioni apparentemente diverse, finiranno per incrociarsi nella cittadina paludosa di Stilben, in cui qualcosa di losco sta accadendo. I sei dovranno unire le forze (più o meno) per capire cosa stia succedendo… ed evitare di uccidersi a vicenda mentre ci provano. Ma, anche se per qualche miracolo riuscissero a collaborare, non è detto che i veri responsabili delle disgrazie di Stilben siano nemici alla loro portata!
Volume 2: In questo volume prosegue l’avventura creata per la prima stagione della webserie: che fine ha fatto Grog il barbaro? Rintracciarlo vedrà il gruppo perdere un membro, guadagnarne un altro e rivelare parti del passato segreto di Grog… ma prima, i suoi amici dovranno trovarlo!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa recensione torniamo a parlare di Critical Role, il popolare podcast statunitense a tema Dungeons&Dragons in onda ormai da diversi anni.
Così come la serie tv la leggenda di Vox Machina, questi due fumetti esplorano le origini del gruppo di avventurieri protagonisti della prima campagna di D&D narrata da Matthew Mercer: qui li troviamo più giovani e inesperti ma sempre divertenti, irriverenti e, naturalmente, coraggiosi.

Entrambe le trame sono piuttosto lineari: si tratta, del resto, di due fumetti fantasy che seguono uno schema preciso. Nel primo, in particolare, abbiamo modo di conoscere i diversi membri del gruppo e scoprire come hanno iniziato a collaborare; nel secondo invece si presenta un problema a cui gli eroi devono trovare una soluzione.
Purtroppo, a volte si nota che si tratta di fumetti basati su una campagna di Dungeons&Dragons: alcune dinamiche, normali nel gioco di ruolo, risultano bizzarre sulla carta (ad esempio quando i personaggi gridano le mosse che stanno compiendo, cosa che mi ha ricordato moltissimo il modo in cui le Winx gestiscono i loro poteri magici. Forse la cosa poteva essere gestita in maniera meno bizzarra).
I personaggi sono piuttosto semplici e, a volte, tendono a scivolare verso lo stereotipo. Fortunamente trattandosi di un fumetto queste cadute si sentono poco e non inficiano la narrazione che resta comunque molto piacevole.

Trattandosi di fumetti, mi sembra giusto spendere qualche parola in più sulla grafica di entrambi i volumi. Il disegno di Olivia Samson è caratterizzato da tratti spigolosi e sottili che donano un carattere molto preciso alle sue illustrazioni: la sua mano è ben riconoscible, si vede che tutti i personaggi sono nati dalla sua fantasia perché pur essendo diversi hanno piccoli particoli in comune. Sia gli ambienti sia i protagonisti sono molto dettagliati; le espressioni del viso sono ben leggibili ed è facile distinguervi le diverse emozioni; le scene d’azione, per quanto caotiche, non sono confuse ed è facile seguire la scena senza perdersi.
Anche il colore è, a mio avviso, ben gestito. Ciascun personaggio, eroe o malvagio, è caratterizzato da un preciso colore code così che anche ad un primo, rapidissimo sguardo, il lettore sia in grado di distinguerli l’uno dall’altro. I colori, tra l’altro, sono stati scelti in base alla personalità dei personaggi: un dettaglio davvero apprezzabile. Luci e ombre danno carattere alle diverse scene e le improvvise esplosioni di colore durante le scene d’azione rendono ancora meglio la dinamicità della situazione narrata.

In sostanza, li ho trovati testi molto buoni anche se, purtroppo, non ho abbastanza esperienza nell’arte del fumetto per giudicarli al meglio. Mi hanno tenuto compagnia per un paio di pomeriggi e, in caso di noia, so che li rileggerò molto volentieri.
Naturalmente li consiglio agli amanti di Critical Role o ai giocatori di Dungeons&Dragons!

*Volpe

Il re, il cuoco e il buffone

.: SINOSSI :.

Non si sa se Tyll Ulenspiegel sia realmente esistito, ma dal Medioevo questa specie di Peter Pan tedesco, questo giullare che getta scompiglio, buffone di corte che si prende gioco dei potenti, è entrato nella tradizione popolare tedesca e, almeno in parte, europea. Daniel Kehlmann racconta il suo Tyll. Un bambino mingherlino nato nel piccolo villaggio di Ampleben, nel Nord della Germania, nel Diciassettesimo secolo, poco prima dello scoppio della Guerra dei trent’anni, che scappa dopo che suo padre viene bruciato con l’accusa di stregoneria. L’apprendista acrobata che, presa la via della strada, diventa il funambolo che balla in bilico sulla fune, incanta e irride gli astanti. Il giullare irriverente voluto da tutti, che finisce alla corte del Re d’Inverno, re che è durato il tempo di una sola stagione. E i tempi sono assai duri, imperversano il freddo, la fame e la guerra. L’Europa si è lasciata andare al sonno della ragione. Sulla strada impervia, Tyll, accompagnato dall’amica sorella Nele, tra boschi stregati, pentacoli e quadrati magici, incontra molte celebrità della sua epoca, come il dottor Fleming che scriveva poesie in tedesco, lingua ancora non formata, Athanasius Kircher, gesuita alla ricerca di un drago con il cui sangue vuole creare una medicina contro la peste, la regina di Boemia, Wallenstein e il re di Svezia Gustav Albert Wasa, circondato dai suoi rudi soldati sul campo di battaglia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Trovare le parole adatte per discutere di questo romanzo è davvero difficile. Il re, il cuoco e il buffone non è solo la storia di Tyll Ulenspiegel, celebre personaggio folcloristico già protagonista di molti programmi televisivi per bambini e ragazzi, è un compendio di storia europea, di filosofia, di religione, di magia e medicina.
Ogni pagina trasuda conoscenza e ogni personaggio porta qualcosa di nuovo e immensamente personale, profondo e complesso al lettore. Dire che esiste un solo protagonista sarebbe sbagliato, ma di certo Tyll Ulenspiegel è sempre presente: lui lega le storie e le vite le une alle altre e, nonostante la sua fama di buffone, ha qualcosa da insegnare a ciascuno di noi.

Non è un libro semplice da leggere: l’autore, Daniel Kehlmann, descrive l’Europa durante la guerra dei trent’anni sia nei suoi particolari più buffi, come ad esempio la folle ricerca dell’ultimo invisibile drago della Baviera o il magico quadro che solo gli stupidi vedono vuoto, sia in quelli più cruenti. In particolare, sono rimasta molto colpita dall’abilità dell’autore di descrivere le battaglie campali tipiche dell’epoca. Lungi dal riportare i fatti in modo eroico, Kehlmann mostra al lettore come doveva essere davvero la vita negli accampamenti e, peggio ancora, tra le fila dei soldati. Io ho avuto la fortuna di studiare questo periodo storico abbastanza di recente anche nei suoi dettagli militari e sono rimasta stupida dall’accuratezza con cui l’autore si è informato prima di mettere la sua storia su carta.
La precisione storica di Kehlmann non si limita tuttavia alla sola storia militare: il suo romanzo è ricco di nozioni religiose e, soprattutto magiche e folcloristiche. Il lettore is trova proiettato in un mondo completamente alieno in cui superstizione, scienza e magia si fondono costruendo così non solo la cultura ma anche la stessa realtà dei protagonisti. Seguendo il pensiero dell’epoca, Kehlmann descrive pratiche come i quadrati magici, la dragologia e l’alchimia rendendo bene l’idea di quanto, per le persone dell’epoca, la magia fosse assolutamente reale.

In questo quadro, che può apparire estremamente pesante, si inserisce la presenza dissonante di Tyll Ulenspiegel che, appunto, accompagna il lettore per tutta la storia. La sua funzione è, nel romanzo, quella del buffone di corte: permette di esplorare le assurdità di un’epoca piuttosto buia e sottolinea, esattamente i buffoni erano soliti fare con i sovrani, con spiccata ironia le incoerenze dei diversi personaggi.
Il romanzo è raccontato da un narratore onnisciente in terza persona e, proprio grazie a questo, il lettore può viaggiare da un punto di vista all’altro: anche in questo caso, la tecnica non è usata solo per poter mostrare di più al lettore, viene anche sfruttata per evidenziale le incongruenze che animano i diversi personaggi. Così, in un capitolo abbiamo la regina che si crede molto più intelligente del suo povero marito e riporta di lui l’immagine di un inetto che ha bisogno del suo amore per sopravvivere e in quello successivo rileggiamo le stesse vicende ma dagli occhi del re che vede nella sua mogliettina una fragile donna che ha tanto bisogno del suo amore per sopravvivere. Sono proprio l’assurdità e la disarmonia a rendere il romanzo uno specchio non solo della società del tempo ma anche di oggi.

Non possono che dare a questo romanzo un 10/10 perché, per me, ha tutto quello che un buon libro dovrebbe avere. Non solo la scrittura è splendida e riesce a coinvolgere il lettore anche nei momenti in cui la trama si fa più noiosa (l’autore è riuscito a mantenere alta la mia concentrazione scrivendo delle elucubrazioni di un mugnaio che cerca di capire quando, filosoficamente parlando, un insieme di chicchi di grado diventa effettivamente un mucchio di chicchi di grano), ma si tratta anche di un libro che, pur trasmettendo una quantità indefinibile di sapere, invita il lettore a non prendere mai la vita troppo sul serio.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a chi ama la storia ma anche e soprattutto a chi è sempre alla ricerca di un libro in grado di insegnare qualcosa: non resterete delusi perché ogni pagina è una nuova, emozionante, lezione.

*Volpe

La mamma è sempre la mamma~ Booktag

Non bastano le parole per dire ad una madre, sia essa di sangue o meno, quanto sia importante per noi. Le madri ci sono sempre e ogni giorno si impegnano per regalare alla loro famiglia una vita serena, felice.
Per festeggiare con voi, abbiamo deciso di creare una booktag a tema “madri della letteratura” per coinvolgervi in un gioco da fare da soli o in coppia. Alda Merini, Agatha Christie, Mary Shelley e tutte le grandi autrici che animano la nostra booktag sono donne che hanno dato tanto, e che continuano a dare moltissimo, a tutti i loro lettori.
Divertitevi!

1. #ALDAMERINI- una raccolta di poesie
VOLPE: Poesie, Emily Dickinson
JO: I fiori del male di Charles Baudelaire

2.#AGATHACHRISTIEun romanzo in cui viene commesso almeno un omicidio
VOLPE: Aristotele e l’anello di bronzo di Margaret Doody
JO: Le origini del potere di Alessandra Selmi

3. #NAMINAFORNA- un romanzo con un’ambientazione esotica/orientale
VOLPE: Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé
JO: L’ultimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

4. #SIMONEDEBEAUVOIR – un saggio
VOLPE: Le sante dello scandalo di Erri De Luca
JO: Contro l’impegno di Walter Siti

5. #DIANAGABALDON- un romanzo storico
VOLPE: Una giuria di sole donne di Susan Glaspell
JO: Il cavaliere del giglio di Carla Maria Russo

6. #JKROWLING- un romanzo fantasy
VOLPE: Sei di Corvi di Leight Bardugo
JO: I fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

7. #MARYSHELLEY- un romano gotico
VOLPE: Cronache dalla val Lemuria di Cristiano Demicheli
JO: Dracula di Bram Stoker

8. #BEATRIXPOTTER- una romanzo che hai letto da piccol*
VOLPE: Harry Potter: la saga di J.K. Rowling
JO: Matilda di Roald Dhal

Cyrano ~ Streaming and Pajamas

.: SINOSSI :.

La storia della vita di Cyrano de Bergerac, romanziere e drammaturgo francese del XVII secolo. L’uomo era convinto che il suo aspetto non lo avrebbe aiutato a conquistare la bella Roxanne, innamorata di qualcun altro.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Dopo capolavori, osannati sia dalla critica sia dagli spettatori, come Orgoglio e Pregiudizio, Anna Karenina, Espiazione e L’Ora più buia, Joe Wright torna al cinema con una nuovo adattamento destinato, a mio parere, alla stessa fama dei precedenti.
Cyrano è, appunto, l’adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale di Edmond Rostand, sebbene il regista si sia preso la libertà di apportare alcune piccole modifiche che hanno reso la pellicola più adatta ai nostri tempi.
Il cambiamento più grande si ha proprio sul protagonista: il Cyrano di Wright, infatti, non ha il nasone, ma è affetto da nanismo. La scelta è, complice l’ottima interpretazione di Peter Dinklage (Tyrion Lannister ne Il trono di spade), assolutamente vincente perché costringe lo spettatore a riflettere sui concetti di bellezza e dignità dando un nuovo sapore all’opera di Rostand.

Altro cambiamento di cui bisogna assolutamente parlare è la decisione di rendere il testo teatrale di Rostand un film musicale. Molti lungometraggi di Wright risentono del suo amore per la musica e per il teatro, tanto che spesso i personaggi sembrano muoversi e danzare a ritmo di una colonna sonora nascosta allo spettatore.
In questo caso, la musica è davvero presente e talvolta conquista la scena imponendo ai personaggi di abbandonare la dimensione del reale per entrare in una spettacolare e onirica coreografia. Gli attori, ottimi cantanti, e le comparse, meravigliosi ballerini, non fanno minimamente pesare il cambiamento che risulta naturale. Unica pecca è che non c’è una canzone che sia davvero memorabile e che resti in testa allo spettatore.

Come dicevo, gli attori hanno fatto un ottimo lavoro e hanno interpretato magistralmente i personaggi a loro affidati. Personalmente amo molto l’opera Cyrano (forse perché il mio nome, Rossana, viene proprio da qui? Chi lo sa) e ne ho viste molte interpretazioni. Tra tutti, il Cyrano di Dinklage è tra i miei preferiti in assoluto: ha reso benissimo quanto la supponenza del personaggio non sia altro che una maschera alle sue moltissime insicurezze. Allo stesso modo, Haley Bennett interpreta una splendida Rossana dando nuova vita e nuovo spessore ai desideri d’amore di una ragazza che, sicura di ciò che vuole (come viene evidenziato bene dalla canzone “I need more“), non si accontenta mai di quello che la vita le dà ma combatte per quello che vuole.
La trama non si discodta minimamente da quella dell’opera teatrale ma la bravura di Harrison (Cristiano) e Dinklage dona nuovo spessore e profondità al rapporto che lega i due personaggi. Qui non sono solo entrambi innamorati della stessa donna: si vede proprio che sono amici e questo rende ancora più tragica la vicenda.

Girato in Sicilia, il film mostra paesaggi stupendi in cui lo spettatore può perdersi e sognare. Allo stesso modo, i costumi, il trucco e le acconciature mi sono sembrate abbastanza fedeli al tempo che vogliono raccontare.
Come avrete capito, a me il film è piaciuto moltissimo: lo consiglio a chi è curioso di conoscere l’opera Cyrano ma ha paura ad approcciarsi alla sua versione teatrale o allo scritto.

*Volpe

E così volete aprire un blog. Consigli e suggerimenti di due bookblogger dilettanti ma non troppo

Sono molti gli scogli che un bibliofilo deve affrontare nel momento in cui decide di condividere la propria passione per i libri su un social come può essere Instagram. Per prima cosa occorre avere chiaro il motivo per cui si decide di aprire un profilo e quali obbiettivi ci si prefigge (fare nuove amicizie, condividere le proprie letture, ottenere collaborazioni con grandi e piccole case editrici, etc…); una volta definito ciò si può avere la sensazione che il peggio sia ormai alle spalle e, invece, è proprio quando si hanno le idee chiare che iniziano i problemi.

Presentazioni
Scegliere un nome per la propria neonata creatura non è semplice ed è davvero difficile trovare quella combinazione di fantasia, coerenza ed originalità che permetterà al vostro blog di distinguersi dagli altri senza rischiare di tradire la sua essenza.
Prima di dare libero sfogo alla creatività, dovete avere chiaro quali argomenti tratterete nel vostro blog e muoversi di conseguenza. Se il vostro spazio tratterà principalmente tematiche relative al giardinaggio e alla natura, preferire nomi che contengano parole come “verde” e “natura” risulterà una scelta vincente ma se, come osiamo presupporre, il vostro sarà un bookblog allora dovrete orientarvi verso nomi che contengano termini come “scaffale”, “segnalibro”, “libro”, “libreria” o “booklover”.
Molti bookblogger, in questo caso, optano per una combinazione semplice e funzionale utilizzando il proprio nome con l’aggiunta di un termine libroso: questa soluzione non passa mai di moda e sicuramente evita che vi imbarchiate per viaggi ai confini della fantasia da cui tornerete con un nome assurdo o affatto coerente con il vostro blog. Controcanto di questa scelta è la concorrenza: se è vero che questa scelta è facile è veloce è anche vero che, aprendo il bookstagram (quella parte di instagram dedicata ai libri), si perde letteralmente il conto di quanti profili esistano con nomi simili e il rischio di finire in questo minestrone di nomi e username è davvero elevato.
Il mio consiglio è di essere voi stessi e di lasciarvi ispirare dalla vostra quotidianità e dalle casualità che la compongono.
Il nome del nostro blog (Arcadia lo scaffale sulla Laguna) è stato ispirato dall’Accademia dell’Arcadia (accademia letteraria fondata a Roma a fine ‘600) e dal luogo in cui vivevo in quegli anni: la suggestiva laguna di Venezia.

… e prime impressioni.
Vi presentereste mai ad un colloquio di lavoro o ad un esame con infradito e bermuda senza portare con voi nemmeno un curriculum o le dispense su cui avete studiato? Ovviamente no e così come siete curati nei vostri affari “offline” dovete esserlo anche per quelli online.
Dal momento in cui decidete di aprire un bookblog (o un qualsiasi altro tipo di blog), dovete pensare a lui come ad un prodotto da vendere che deve farsi notare tra migliaia di altri prodotti simili: avete trovato un nome incisivo e che vi permette di distinguervi dalla massa, ma il rischio di rovinare tutto è dietro l’angolo e niente è più nocivo della brutta pubblicità.
Grafica – Se ripenso alla grafica che avevamo inizialmente (di cui fortunatamente è andata perduta ogni testimonianza) mi metto le mani nei capelli. Non che non fosse bella, anzi, io la adoravo, ma era più simile ad una tavolozza di Picasso che non ad un progetto definito e ordinato. I vari CMS (Content Management System ndr) permettono una vasta gamma di personalizzazioni e molte volte propongono delle combinazioni di colori che possono risultare molto utili quando si iniziano a muovere i primi passi nel magico mondo del blogging. Cercando online, inoltre, potete trovare numerosi siti che propongono guide più o meno esaustive sull’argomento: dalla scelta della tonalità più azzeccata a strumenti che vi aiutino nella creazione e scelta di una palette.
Logo – Cosa vi viene in mente se vi parlo di un cavallino nero rampante? Una M maiuscola e gialla? Il logo di un prodotto è molto più di un semplice disegno: è il suo ambasciatore. Le sue dimensioni ridotte gli permettono di sostituire, per esempio, il nome completo di un’azienda su una pubblicità o in un banner e per questo motivo deve essere riconoscibile e facilmente riconducibile alla realtà che rappresenta. Allo stesso modo il vostro logo deve permettere ai vostri lettori di riconoscervi tra mille blog: non servono capolavori grafici, anzi! Spesso un disegno semplice e ben pensato rimane maggiormente impresso di uno troppo arzigogolato o difficile da decifrare. Persino un monogramma, se realizzato con fantasia, può diventare un ottimo logo per la vostra realtà.
Come per la scelta del nome, il logo non deve allontanarsi troppo dall’argomento che vi prefiggete di trattare o, almeno, deve avere un elemento in qualche modo riconducibile a voi o al vostro nome. Il logo di Arcadia, per esempio, non presenta libri o oggetti riconducibili al mondo della letteratura, ma è un chiaro riferimento alla Laguna di Venezia dove il blog è nato. Anche la scelta dei colori è importante e, cercando online, è possibile trovare una guida ai colori maggiormente indicati per qualsiasi tematica, ma, se non volete rischiare, il buon vecchio nero è sempre una valida opzione e vi permetterà di non dover impazzire per farlo intonare con le altre tinte.
Contenuti – Avete scelto i colori, il logo e tutto ciò che renderà graficamente accattivante il vostro blog: ora è arrivato il momento di pensare ai contenuti. Se la parte grafica può essere paragonata alle apparenze di una persona, i contenuti sono le sue idee e la proprietà linguistica con cui vengono espresse. Un blog ordinato è una gioia per gli occhi e rende la gestione molto più facile, certo dovrete spendere qualche momento per decidere come organizzare il tutto, ma vedrete che la vostra pazienza verrà ripagata. Per iniziare predisponete una pagina dedicata ai contatti e una alla vostra presentazione. Una volta arrivati sulla vostra piattaforma, i vostri lettori potrebbero avere il desiderio di conoscervi meglio o di cercarvi su altri social: dedicare due pagine a questi argomenti non è un eccesso di vanità, ma, al contrario, vi farà apparire molto più professionali. Fatto ciò potete passare ai contenuti che devono essere curati tanto quanto la grafica che avete scelto. Per iniziare potete lasciarvi ispirare dai format che attirano la vostra attenzione su blog simili ai vostri: l’importante è non copiare mai. Il blog è una vostra creatura e copiando i contenuti di altri non solo fareste loro un grosso torto, ma vi ritrovereste con un patchwork mal fatto di articoli ricopiati a destra e a manca senza alcun filo logico. Tutto ciò che pubblicate deve essere farina del vostro sacco e, se i primi articoli non dovessero riscuotere il successo sperato, non demordete e continuate a tentare.
Un’altra regola importante alla base della scrittura è: scrivete di ciò che conoscete. A prescindere dagli argomenti trattati, dovete essere consapevoli e debitamente informati sui temi che scegliete e mai (dico mai!) andare ad improvvisazione. Se volete scrivere un articolo su un nuovo genere letterario piuttosto che su un tipo particolare di parassita delle rose, ma non avete le competenze per farlo potete decidere di studiare l’argomento fino ad acquisire la dimestichezza necessaria oppure lasciare perdere per evitare figure poco lusinghiere.

Scripta manent
Perché si apre un blog? Per parlare di sé, per condividere con gli altri qualcosa che ci appassiona o per informarli su tematiche a noi particolarmente care. Aprendo un blog dovete sempre ricordare che le buone intenzioni non bastano e che, anche se formalmente cancellerete uno o più dei vostri contenuti, ne rimarrà sempre una traccia nel grande e complicato mondo del web.
Comportatevi sul web come vi comportate nel mondo reale.
A meno che il vostro non sia un blog volutamente provocatorio o con una forte connotazione umoristica, i vostri articoli devono essere sempre corretti dal punto di vista ortografico, grammaticale e linguistico.
Siate rispettosi degli altri e delle loro opinioni e non usate mai il vostro spazio per attaccare direttamente qualcuno: non si può essere sempre d’accordo su tutto e siamo tutti consapevoli che, almeno su certi argomenti, esistano punti di vista sbagliati e punti di vista corretti. A prescindere da quali siano le vostre convinzioni, cercate di essere sempre il più assertivi possibili ed esponete le vostre opinioni argomentandole senza offendere l’oggetto del vostro articolo o chi potrebbe pensarla diversamente.

Le recensioni
La stessa regola vale per quanto riguarda la stesura delle recensioni: siate sempre esaustivi e non limitate mai il vostro giudizio ad un voto sommario. Ricordatevi che l’oggetto che avete tra le mani è il frutto del lavoro di qualcun altro e, per quanto piccola, la vostra opinione in merito è comunque una forma di pubblicità.
La recensione di un libro è la sua presentazione e, di conseguenza, deve contenere una serie di informazioni utili ad inquadrare un’opera: titolo e autore, trama, genere, anno e casa editrice sono informazioni importantissime che non devono mai essere tralasciate; per quanto riguarda il vostro commento, esso deve essere sempre esaustivo e mai limitato a “bello” o “brutto”. Quando recensite un romanzo tenente conto di tutti gli elementi che lo compongono: quelli espliciti come genere e tematiche, e quelli meno evidenti come l’età di lettura consigliata (non fidatevi ciecamente della divisione che trovate nei cataloghi online!) o i diversi livelli di lettura che l’opera presenta. Ciò che a voi non è piaciuto non è detto che possa non piacere anche ad altri, per ciò cercate di non smorzare eccessivamente il romanzo e concentratevi il giusto sugli aspetti negativi e solo se necessario: per esempio è bene segnalare evidenti buchi di trama, mentre si può sorvolare sull’ennesimo triangolo amoroso, un trope imprescindibile dei romanzi per giovani adulti. Nel giudicare l’approccio di uno scrittore e le sue parole non dimenticate mai il contesto storico in cui questi vive e scrive: tra le pagine di un romanzo di inizio ‘900 potreste imbattervi in frasi omofobe o razziste che, per quanto scioccanti oggi, erano perfettamente tollerate all’epoca.

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazz0″
Abbiamo detto, e lo ribadiamo, che dal momento in cui si apre un bookblog è importante avere chiari gli obbiettivi prefissati e una strategia che li renda attuabili; tuttavia, qualora il vostro scopo sia diventare famosi, vi consiglio caldamente di rivedere le vostre strategie e finalità. Non c’è nulla di male nel desiderare di diventare famosi facendo ciò che si ama e spero per voi che questa nuova esperienza vi porti tutte le soddisfazioni che meritate e sognate. Tuttavia è bene ricordare che il motore della vostra realtà non deve essere la ricerca forsennata di followers, ma la passione e il vivo interesse per ciò che fate. Se, soprattuttto i primi tempi, avessi dato retta ai numeri di Arcadia (poche visite sul blog, uno o due followers guadagnati al mese, interazioni ai limiti storici da quando sono nati i social, etc…), questa realtà avrebbe già chiuso i battenti da anni.
Una delle cose di cui ci si sente maggiormente lamentare dentro e fuori dal bookstagram è la presunzione e la supponenza con cui bookblogger, autori e più raramente editori si presentano per stringere collaborazioni; ne consegue che una delle prime regole da seguire per “avere successo” come bookblogger (o blogger) è, paradossalmente, avere un atteggiamento umile e assertivo.
Prima di presentarvi ad autori, editori o altri blogger, curate bene la vostra presentazione: approcciarsi, magari con toni altisonanti, a qualcuno e poi mostrare un blog vuoto e un profilo mal tenuto non è mai un buon inizio; prima di “buttarvi nella mischia” fate una revisione della vostra pagina, magari facendovi aiutare da un amico, e chiedetevi se trasmette ciò che voi volete gli altri vedano di voi.
Nel contattare terzi per richiedere o proporre collaborazioni, cercate di avere un tono propositivo e rispettoso: avete fatto un duro lavoro per arrivare dove siete, ma non siete i soli; dietro ogni profilo bookstagram o blog c’è il lavoro di una o più persone ed è importante rispettarlo come voi volete venga rispettato il vostro.
Siate consapevoli che, per quanto curato, professionale, e accattivante possa essere il vostro prodotto, nessuno si sveglia la mattina aspettando che voi gli scriviate per proporgli una collaborazione, quindi seguite le norme di buona educazione che attuate nella vita di tutti i giorni.
– Presentazione: nome, cognome, realtà per cui lavorate/collaborate;
– Proposta: esponete la vostra idea dimostrandovi comunque aperti a forme alternative di collaborazione; in questa fase dovete essere onesti e proporre progetti commisurati alle vostre disponibilità di tempo ed energie;
– Saluti: chiudete il vostro messaggio evitando qualsiasi formula che possa “mettere fretta” all’altra persona e, qualora non riceviate una risposta, evitate di insistere;
Ricordatevi sempre che le vostre intenzioni, per quanto nobili, non sono visibili per questo motivo curate il linguaggio di ogni messaggio/comunicazione come se fosse il più importante che avete mai scritto. I primi tempi, per prendere confidenza, potete ricorrere a modelli “prefatti” in modo da evitare scivoloni linguistici o cadute di stile, ma con il tempo dovrete imparare a dare ad ogni vostro scritto la sua impronta in modo che di vi legge abbia la sensazione di aver davanti qualcuno che si è davvero interessato a lui e alla sua realtà (per esempio, se scrivete ad un autore o a un editore è bene avere chiari i generi trattati e almeno una vaga idea delle altre opere pubblicate).
La sincerità deve essere la vostra bussola: se ricevete proposte da autori/editori o “colleghi” che trattano argomenti in cui non vi sentite competenti (o non vi interessano), non c’è nulla di male a declinare l’offerta: un lavoro fatto per inerzia non è mai un buon lavoro!

La regola d’oro
Gestire un blog non è una cosa facile, ma, a meno che non siate blogger professionisti per una qualche azienda, è importante riuscire a mantenere il giusto equilibrio tra impegno e divertimento, avere chiari obiettivi, strategia e calendario di pubblicazione non vuol dire annullare il resto.
Informarsi sugli hot topics (=temi caldi) e i trend è importante, ma non è obbligatorio riproporli sui vostri canali se questi non incontrano i vostri gusti o non ne condividete il messaggio.
Per evitare il panico da pubblicazione tenete sotto mano un’agenda o un calendario e segnate giorno per giorno cosa pubblicare in modo da arrivare preparati alla data di pubblicazione; e se qualcosa va storto? Nessun problema! Un post ritardato di un giorno o due non ha mai ucciso nessuno!

*Jo