Cronache dalla val Lemuria

.: SINOSSI :.

Da Genova (o da qualunque altra località civile) sono tre le strade per raggiungere la Val Lemuria. Il confine non è indicato da nessun cartello eppure, quando lo si supera, è difficile non accorgersene. Il paesaggio diventa subito più cupo e selvaggio. Boscaglie intricate si arricciano sui versanti della gola tortuosa scavata dal rio Aneto, mentre le montagne, dalle cime tipicamente coperte di nebbia, incombono opprimenti. Dieci storie alla scoperta di quel luogo misterioso e fantastico che è la Val Lemuria, dove è possibile udire il verso del pappagufo, imbattersi nelle tracce dei misteriosi Cecìni, o essere travolti dalla Birta Odlata. Ma attenzione… hic sunt lemures: qui ci sono gli spettri!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti di Cristiano Demicheli è in parte costituita da horror (piuttosto soft) e in parte da puro genio. Si resta sorpresi, pagina dopo pagina, dalla creatività di Demicheli: l’autore riesce a stupire i suoi lettori con ogni parola e, cosa ancora più bella, a non annoiarli nemmeno durante la seconda lettura.
I racconti sono ambientati in val Lemuria, un luogo che, seppur immaginario, ha molto di reale tanto che tutti almeno in un primo momento ci siamo chiesti se fosse davvero solo frutto della fantasia di Demicheli. Complice di questo inganno è il prologo: Demicheli si è divertito a scrivere una guida turistica della Val Lemuria per presentare tanto le stranezze di questo luogo quanto le ambientazioni e i protagonisti delle sue vicende. Divertentissimo è anche il penultimo racconto di cui però, per non rovinare la lettura a nessuno, non farò cenno: vi dico solo che, in questo caso, la fantasia dello scrittore sfonda addirittura la quarta parete.

Il centro dell’intera raccolta è, appunto, l’inventiva. I racconti di Demicheli sono intriganti soprattutto perché originali: l’autore riesce a coinvolgere sia quando scrive racconti per così dire classici, sia quando si diletta con storie dal sapore decisamente alternativo in cui inventa spiegazioni inusuali per pratiche comunissime, come ad esempio nel suo racconto “l’invenzione della passeggiata“.
Tutti i racconti di Demicheli appartengono al genere weird: a volte, sono caratterizzati da note più cupe, tal altre invece da sfumature comiche che rendono i testi ancora più bizzarri e, a mio giudizio, interessanti.
Lo stile scelto, che punta a suscitare sorpresa anche grazie all’uso sapiente della comicità catartica, non stanca mai e soprattutto si adatta perfettamente alle storie che l’autore ha deciso di raccontare.

E’ difficile trovare dei difetti alla raccolta: ciascun racconto è lungo il giusto e, allo stesso modo, la comicità così come le bizzarrie sono calibrate in modo da non disturbare mai il lettore. Difficile, quindi, dare al lavoro di Demicheli un voto inferiore a 10/10.
Il viaggio che si intraprende in Val Lemuria non dura né troppo poco né troppo a lungo: tutti i luoghi caratteristici della valle, come descritti del prologo-guida-turistica, vengono sfiorati da almeno un racconto donando circolarità al testo.
Il mio racconto preferito è stato “Il cielo sopra Tolengo” seguito da “l’invenzione della passeggiata” e, naturalmente, dal prologo che da solo dovrebbe convincere chiunque alla lettura.
Consiglio questa raccolta a chi ha voglia di fare un viaggio in una terra nuova e bizzarra, strana ma di cui poi non si potrà più fare a meno.

*Volpe

Storie della liberazione: quattro film sulla resistenza italiana

25 aprile, Festa della Liberazione: un appuntamento per cui ogni anno ci prepariamo guardando film e leggendo libri a tema, pronte a ricordare chi ha lottato e dato la vita per donarci una Italia libera.
Le considerazioni sarebbero molte e il tempo, invece, è sempre troppo poco: per non banalizzare un argomento che ci sta a cuore, finiamo sempre per lasciare che siano altri, più competenti, a parlare per noi.
Se gli scorsi anni vi abbiamo consigliato la lettura di libri come La Gabriella in bicicletta di Tina Anselmi e La macchina del vento di Wu Ming, quest’anno vogliamo che siano i film ad aiutarvi nella vostra personale riflessione.
Per questo, abbiamo scelto quattro film che ci sono piaciuti e, soprattutto, che ci hanno lasciato qualcosa.

Paisà (1946)
Attraverso sei episodi distinti ed indipendenti uno dall’altro, il film rievoca l’avanzata delle truppe alleate in Italia. Si inizia con un episodio dello sbarco in Sicilia, dove una ragazza e un soldato americano vedono troncare sul nascere la loro storia d’amore. Segue una scena a Napoli, protagonisti un soldato afroamericano e un bambino, che deruba il militare. Il soldato, inseguendo il bambino, scopre la vita misera che conduce con la famiglia e decide di non denunciarlo. Il terzo episodio si svolge a Roma, dove un soldato si incontra con una prostituta, raccontandole di una ragazza che aveva conosciuto tempo prima. L’uomo non sa che quella giovane di cui serba il ricordo è proprio lei. Il quarto rievoca le drammatiche giornate della liberazione di Firenze, dove una donna cerca un suo amico pittore, ora capo partigiano. Il quinto si svolge in Romagna nella riposante quiete di un piccolo convento sulla linea gotica sconvolto dagli eventi. L’ultimo, ambientato nel Delta del Po esalta la coraggiosa opera di partigiani italiani nelle paludi della Valle padana.

Il sangue dei vinti (2008)
Storia di una famiglia lacerata dalle divisioni politiche verso la fine della II Guerra Mondiale. Il poliziotto Francesco Dogliani, confidente nello Stato e nella giustizia e fedele al Re, cerca di risolvere un caso di omicidio, avvenuto durante il bombardamento dello scalo di San Lorenzo, in cui ha trovato la morte una giovane prostituta, madre di una bambina. Nel frattempo il fratello di Dogliani, Ettore, si aggrega alle brigate partigiane mentre sua sorella, Lucia, entra a far parte della milizia della Repubblica di Salò. Le fasi concitate e sanguinose della Liberazione segneranno profondamente le esistenze di tutti i protagonisti.

Una questione privata (2017)
Impegnato nelle lotte della resistenza italiana, Milton (giovane partigiano durante la Seconda guerra mondiale) perde le tracce di Fulvia, la donna di cui è follemente innamorato.
Tornato nella villa dove aveva conosciuto la sua dolce metà, il partigiano scopre grazie alla custode un tremendo segreto: forse Fulvia ora è innamorata di Giorgio, affiliato alla resistenza nonché suo migliore amico. Sullo sfondo delle guerre partigiane nel territorio nebbioso delle verdi Langhe, Milton intraprende un coraggioso viaggio non solo per ricevere spiegazioni da Giorgio e incontrare il suo amore, ma anche per ritrovare se stesso.

Freaks Out (2021)
Siamo nel 1943, a Roma, proprio nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale e nell’anno in cui la Capitale è scenario di bombardamenti tra nazisti e Alleati.
I quattro lavorano in un circo, gestito da Israel, che per loro- più che un capo – è una sorta di figura paterna. Quando quest’ultimo cerca di trovare una via di fuga che li porti lontano dal conflitto, scompare misteriosamente, lasciando i quattro soli e senza alcuna prospettiva. Matilde, Cencio, Fulvio e Mario si ritrovano improvvisamente senza quello che avevano prima, un circo che era sinonimo di famiglia e sicurezza. Senza Israel, senza il tendone sono soltanto dei fenomeni da baraccone privi di uno scopo nella vita, bloccati nella Città eterna, che inizia a crollare sotto i duri colpi bellici.

A favore della libertà, ora e sempre.
*Jo&Volpe

L’estate più bella della mia vita

.: SINOSSI :.

È la notte prima degli esami di maturità, Caterina si trova in bilico sul filo della vita, il termine di un percorso importante che la porterà ad affacciarsi al mondo degli adulti. Non si sente ancora pronta per affrontare tutto questo, la sua mente è confusa, ha paura di prendere decisioni sbagliate, come lasciarsi alle spalle la sua più importante storia d’amore. Per uno strano scherzo del destino incontra Federico, promettente studente universitario alla facoltà di Medicina, dal fare burbero, la cui vita gli ha riservato una spiacevole sorpresa. La condivisione di un segreto importante li porterà a conoscersi sempre di più, divenendo complici l’uno dell’altra in un’estate che ricorderanno per sempre come l’estate più bella della loro vita.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E’ una storia di sentimenti, oltre che romantica, quella raccontata da Alice Buzzella nel suo L’estate più bella della mia vita. Un romanzo in cui, sebbene il finale si intraveda sin dalle prime pagine, il lettore ha la possibilità di sperare e sognare. La trama è abbastanza semplice, lineare e facile da seguire: come ho detto, il turning point principale è accennato già nelle prime pagine e un lettore attento riesce a prevedere come andranno, più o meno, le cose. Questa scelta, però, non rende il romanzo scontato: al contrario spinge il lettore a cercare di indovinare cosa succederà.

La scrittura è molto buona: le metafore di Buzzella non sono scontate, la storia ha un buon ritmo e le pagine scorrono una dietro l’altra facilmente accompagnando il lettore verso le ultime righe ad una velocità sorprendente. Non ci sono paragrafi o frasi in cui si inciampa, le parole sono scelte con cura sebbene vengano quasi tutte dal linguaggio del quotidiano e, in generale, la scrittura semplice si adatta alla storia che l’autrice ha voluto raccontare.
Unico neo stilistico è il desiderio di rendere “esotici” i nomi italiani in una storia ambientata in Italia. Per quanto io capisca che gli adolescenti abbiano la tendenza a inglesizzare i propri nomi, non amo molto vedere “Caterina” diventare “Kate” e “Gioia” trasformarsi in “Joy”.

In generale, la storia è molto buona: io non amo particolarmente i romanzi d’amore o i libri eccessivamente romantici, ma la scrittura di Buzzella mi ha aiutata ad arrivare alla fine e a gustarmi ogni singola riga. Ho apprezzato soprattutto la mancanza di molti dei cliché dei romanzi rosa che, di solito, mi infastidiscono: qui non ci sono ragazzacci molesti che disturbano la quiete di docili ragazzine. La protagonista ha un carattere piuttosto normale, tipico di una ragazza della sua età e con cui è facile entrare in empatia; allo stesso modo le vicende in cui si trova coinvolta sono coerenti e credibili e il lettore non ha la sensazione di leggere forzature messe lì apposta solo per far arrivare i personaggi principali ad innamorarsi. Anche Federico, il nostro protagonista maschile, ha un carattere che risulta credibile.
Questo rende entrambi molto umani: due tipici, o quasi, adolescenti italiani che il lettore segue con pazienza osservando il susseguirsi delle vicende che li porterà a passare, per citare il titolo, l’estate più bella della loro vita.
Non è un romanzo perfetto ma in generale è un libro che considero molto buono. Il mio voto è 8/10: ci sono alcune cose che potrebbero essere migliorate, come ad esempio la velocità con cui i capitoli iniziano e finiscono e lo scarso numero di descrizioni, ma è un libro che mi sento di consigliare.
Amanti di Nicholas Sparks, troverete in Alice Buzzella una degna compagnia!

*Volpe

Santa Pasqua 2022

La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro.

(Papa Giovanni Paolo II)

Davanti a questi mesi difficili, retroguardia di un periodo in cui ridere e gioire sembrava proibito, non ha senso perdersi in lunghi discorsi né considerare la pace appannaggio di un’unica religione o spiritualità.
Tuttavia, credenti o meno che siate, il nostro augurio non può che essere quello di essere, ovunque la vita richieda la vostra presenza ed impegno, operatori di pace.
Vi auguriamo, oggi più che mai, la forza per sorridere anche quando tutto sembra andare storto e la fragilità per accogliere l’amore e l’amicizia di chi vi sta accanto.

Buona Santa Pasqua!

Volpe&Jo

“Tu lo dici”: espressioni più o meno note di origine biblica

Il valore culturale, oltre che spirituale, della Bibbia è immenso: le vicende legate a questo libro si intrecciano continuamente a doppio filo con la storia europea. Prendendo ad esempio la cultura italiana, gli esempi che testimoniano il contributo dato dalla religione cristiana all’arte, alla letteratura e, sì, anche alla lingua di tutti i giorni sono innumerevoli.
Si parla, appunto, di lingua: spesso usiamo, persino senza accorgercene e senza conoscerne il vero significato, modi di dire ispirati a personaggi o situazioni di origine biblica e talvolta ci spingiamo persino a citare interi versetti parola per parola.
In occasione della Santa Pasqua, abbiamo deciso di portare sul nostro blog i modi di dire e le locuzioni più bizzarre che l’italiano ha estrapolato dalla Bibbia. Pronti? Allora iniziamo.

Modi di dire sulla croce:
Mettere in croce/ crocifiggere qualcuno: il termine è un chiaro riferimento alla crocifissione di Gesù, ma il suo significato non è esclusivamente legato alle vicende della Passione di Cristo. Anticamente il supplizio della crocifissione era una pena riservata ai criminali della peggior risma che quindi, per le logiche di allora, meritavano una morte lenta ed estremamente dolorosa. Essere crocifissi era sia un castigo che un’umiliazione e questa accezione sopravvive ancora oggi in questa locuzione utilizzata per descrivere chi perseguita, spesso senza un valido motivo, qualcun altro schernendolo pubblicamente anche in maniera pesante e volutamente offensiva.
Essere la croce di qualcuno: altra locuzione strettamente legata all’episodio della crocifissione, questo modo di dire si può riferire tanto ad una cosa quanto ad una persona che è, per noi o per qualcun altro, fonte di sofferenza o di dolore fisico, psicologico o spirituale.
Croce e delizia: anche in questo caso il riferimento biblico è evidente, ma a differenza della locuzione precedente, che ha solo accezione negativa, in questo caso l’accostamento dei due termini indica qualcosa che è al contempo origine di gioia e di sofferenza/preoccupazione.
Metterci una croce sopra: contrariamente alle espressioni sopraelencate, quest’ultima non ha nulla a che vedere con il Vangelo della Passione, almeno non in senso stretto. Questa frase viene utilizzata quando si vuole chiudere i conti con qualcosa/qualcuno o, ancora, per definire definitivamente chiusa una faccenda; l’origine di questo detto è incerta, ma sono due le versioni più accreditate: la prima deriva dall’usanza di tracciare una croce “X” sui crediti che non si potevano recuperare. La seconda, invece, dal fatto che considerando “morta e sepolta” una determinata questione l’unica cosa che resta da fare sia metterci una croce sopra esattamente come se si trattasse di una tomba al cimitero.

Modi di dire biblici:
Essere un Giuda: questo modo di dire non ha bisogno di troppe spiegazioni, ad ogni modo questa locuzione descrive l’atteggiamento di chi si finge amico di qualcuno e, allo stesso tempo, trama alle sue spalle. Spesso a questa espressione si collega anche “bacio di Giuda” con un chiaro riferimento all’episodio evangelico (Lc 22,47-48)in cui, con un bacio, Giuda indica ai soldati chi è Gesù perché lo arrestino.
Essere come San Tommaso: anche nota come “se non vedo non credo“(Gv 20,25), l’apostolo Tommaso è passato alla storia per la sua incredulità e da allora tutti coloro che peccano di scetticismo esagerato vengono assimilati a lui.
Essere un buon samaritano: l’espressione è presa da una parabola (Lc 10,25-36) di Gesù in cui vengono raccontate le opere di bene compiute da un samaritano nei confronti di un uomo assalito da dei briganti. Alla base della parabola vi era, da parte di Gesù, l’intento di riscattare agli occhi del suo auditorium i samaritani: un’etnia disprezzata dai giudei perché aveva mescolato il proprio sangue con quello di altre popolazioni imbastardendo anche usi e costumi; oggigiorno, la locuzione sopravvive per indicare una persona attiva dal punto di vista sociale e politico e che mostra particolare interesse per gli ultimi e i più fragili. Spesso, commettendo un falso errore, il termine “cireneo” (Lc 23,26) viene utilizzato in sostituzione di questa locuzione: come già spiegato si tratta di un errore fatto in buona fede dal momento che, per quanto le due figure non coincidano, entrambe siano accumunate dallo slancio verso il prossimo
Essere un filisteo: la storia dei Filistei si perde nella notte dei tempi e di loro non si sa gran che se non che erano gli antichi abitanti della Palestina e avevano pessimi rapporti con i Giudei; a partire dal 1600 il termine filisteo venne adottato, con significato negativo, per definire i borghesi e, da allora, questa locuzione è rimasta per indicare chi ha un atteggiamento chiuso/refrattario nei confronti delle novità, che preferisce conformarsi o che, ancora, ha interessi limitati e non si dimostra interessato ad ampliarli.
Il giudizio di Salomone: la fama di re Salomone non è circoscritta alla Bibbia, anzi, questo personaggio biblico compare anche nella mitologia islamica. Molte sono le doti e i poteri attribuiti a Salomone, prima fra tutte la sua saggezza, ma sopra ogni cosa egli rappresenta il sovrano (o capo di stato) per eccellenza. L’espressione “giudizio di Salomone” trae origine da un episodio narrato nel Libro dei Re considerato emblematico della sapienza del sovrano: due donne rivendicavano entrambe la maternità di un neonato, non sapendo a chi affidare il bambino, re Salomone decretò che venisse tagliato a metà in modo che entrambe le donne ne avessero un pezzo; la madre del bambino, a quel verdetto, acconsentì a lasciare la creatura alla rivale permettendo al sovrano di riconoscere in lei la vera madre. Nel parlato comune, soprattutto in campo giuridico, l’espressione viene utilizzata per riferirsi a questioni risolte dividendo a metà l’oggetto conteso tra le parti.
Essere come Salomone/salomonici: sempre collegato al sovrano biblico e alla sua straordinaria saggezza, questo modo di dire può avere connotati tanto positivi quanto negativi dal momento che può indicare sia una persona assennata e giusta, che qualcuno che agisce in maniera fin troppo rigida.
La pazienza di Giobbe: nella Bibbia Giobbe è uno di quei personaggi a cui, senza rischiare di essere blasfemi, non gliene va dritta una: perde i propri averi, i figli, la stima di amici e conoscenti, e, da ultima, anche la salute; ma nonostante ciò, la sua fede in Dio non vacilla. La perseveranza di questo personaggio biblico ha ispirato la locuzione “la pazienza di Giobbe” che viene utilizza, a volte anche in maniera ironica, per descrivere situazioni/faccende che richiedono tanto tempo e pazienza, ma anche per indicare l’atteggiamento resiliente di chi non si lasci abbattere dalle difficoltà e continua a perseguire i propri scopi.

Sulla punta del… versetto
Chi è senza peccato: questo modo di dire è preso dal vangelo secondo Giovanni quando Gesù allontana da una donna sorpresa in adulterio gli uomini che volevano lapidarla (Gv 8,4-11). Nel testo, Gesù ammonisce chi vuole farsi giudice e giustiziere verso il prossimo e tale avvertimento resta anche nell’uso che ne si fa ogni giorno quando, ripetendo le stesse parole di Gesù, si invita a non giudicare troppo aspramente il prossimo dal momento che tutti sbagliano e nessuno è perfetto. La frase va poi a braccetto con un versetto preso da un altro episodio dal vangelo di Matteo, che invita a correggere i propri cattivi comportamenti prima di voler “aggiustare” ciò che a nostro giudizio non va negli altri.
Alzati e cammina!: erronaemente assimilato con l’episodio della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,43), questo modo di dire deriva da un episodio narrato sempre nel vangelo di Giovanni (Gv 5,1-8) durante il quale Gesù guarisce un paralitico che torna così a camminare sulle sue proprie gambe. Oggigiorno questa esortazione viene usata prevalentemente in maniera ironica per intimare a qualcuno di muoversi, di non tergiversare o continuare a poltrire.
Pietra di inciampo: tutti hanno sentito parlare, almeno una volta, delle Pietre di inciampo: si tratta di sampietrini d’ottone che, dagli anni 90, l’artista e attivista tedesco Gunter Demnig pianta nelle strade e piazze d’europa davanti ad abitazioni, rifugi o luoghi in cui abbiano vissuto o perso la vita persone vittime del nazisfascimo. Ad oggi, ne ha installate oltre cinquantamila! Queste pietre, poste solitamente in rilievo rispetto al manto stradale, sono posizionate in modo che i passanti inciampino in esse accorgendosi così, volenti o nolenti, della loro presenza e il nome di questa iniziativa è stato ispirato da un passo del Nuovo Testamento. Tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento sono molti i riferimenti alla pietra: Simone viene ribattezzato Pietro da Gesù perché “su questa pietra edificherò la mia chiesa” e Gesù, in un altro passo del vangelo, parla della “pietra scartata” diventata testata d’angolo. Il riferimento evangelico scelto da Deming per battezzare la propria iniziativa è preso dalla Lettera ai Romani in cui è Gesù stesso ad essere paragonato ad una pietra d’inciampo che è motivo di scandalo (=noia), ma in cui è, in un certo senso, necessario inciampare per poter riscuotere la coscienza: lo stesso messaggio trasmesso dalle Pietre di inciampo di Deming che non solo omaggiano uomini e donne, ragazzi e ragazze considerati pietre di inciampo dal regime nazifascista, ma intendono essere un monito e un esempio per le generazioni presenti e future affinché non si abbassi mai la guardia davanti al pericolo di nuove dittature e eclatanti violazioni della dignità e della libertà.

Speriamo che questo brevissimo excursus tra i modi di dire di origine cristiana vi avvia incuriositi. Siamo certe che ne abbiate usato almeno uno o due nella vostra vita, però ci piacerebbe sapere quale tra questi è, in assoluto, il vostro preferito.

*Jo