Dai diari di un capitano dell’aria. Il tesoro di Smiley

.: SINOSSI :.

«Quello che state per leggere è il mio diario, il diario del buon vecchio, ma non così vecchio, Capitano Polluce: vaporsaro, viaggiatore, filosofo e combattente.»
«Non scordare modesto.»
«Zitto, giornalista! Dicevo: il libro che state per leggere racconta le avventure mie e della mia ciurma sgangherata, gli inseguimenti, gli amori interspecie. Braccati dalla Confederazione delle Cinque Città, solchiamo le correnti del cielo in questo mondo desertico pieno di mostri.»
«I barzubi sono carini, però, con le guanciotte rosa!»
«Contessa, la prego, sto cercando di fare un discorso serio.»
«Ah-uhm, eh già, per lui non è facile fare un discorso…»
«Comunque, vi starete chiedendo chi sia Smiley e in cosa consista il tesoro. Be’, non voglio rovinarvi la sorpresa, ma se quello che cercate è un romanzo d’avventura dai ritmi serrati, dell’umorismo un po’ Guruvengo e, soprattutto, se siete dei ragazzi che ancora non hanno smesso di sognare, allora questo libro fa per voi.»
«Quindi potete comprarci e basta, anziché leggere il riassunto.»
«Amy, non essere scortese coi lettori! Aspetta almeno che ci abbiano pagato. E voi, che aspettate ad arruolarvi? Che qui si accettano persino i bradipi!» 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Animato da un umorismo mai banale e da personaggi sempre pronti a sorprendere il lettore, Dai diari di un capitano dell’aria. Il tesoro di Smiley è un romanzo che conquista fin dalle prime righe.
Il libro è genuinamente divertente: letto in un periodo di forte stress mi ha permesso di staccare la testa (e dopo la lettura del romanzo questa metafora assume tutto un altro sapore, ve lo garantisco) e passare ore piacevoli in compagnia di personaggi originali, di un mondo accattivante e una trama che, per quanto classica, è assolutamente imprevedibile.
Sebbene la trama sia quella tipica di un romanzo d’avventura e nonostante Grasso sia molto bravo a lasciare al lettore indizi che rendano semplice prevedere ciò che accadrà da un capitolo all’altro, il sapiente utilizzo dello strumento comico rende ogni scena assolutamente inattesa. Laddove il lettore si aspetta un tipico passaggio dal sapore epico, ecco che una battuta ben piazzata lo rende più goffo riportandolo, paradossalmente, al livello del reale. La particolarità della comicità di Grasso è, infatti, questa: riuscire a rendere anche le storie più assurde vere.

I personaggi, o meglio i protagonisti, aiutano molto in questo compito tutt’altro che semplice.
Non ci sono eroi in questo romanzo, solo creature (perché di umani non si può proprio parlare) che agiscono, spesso d’istinto e in maniera piuttosto goffa, che non fanno quasi mai quello che ci si aspetta da loro. Paradossalmente, questa è proprio la loro umanità: il pregio di questi personaggi è che per quanto possano sembrare assurdi e per quanto possano pensare e agire in maniera completamente non convenzionale, chiunque si può rivedere in loro.
Non è facile identificare un solo protagonista: il romanzo è scritto dal punto di vista del Capitano Polluce, ma i personaggi si dividono la scena equamente conquistandosi, con i loro pochi pregi e molti difetti, un posto nel cuore del lettore.
Un ruolo fondamentale in tutto il quadro sopra descritto è ovviamente giocato dalla creatività di Grasso che impedisce al lettore di annoiarsi. Anche quando si pensa di non poter essere più sorpresi da niente, ecco che una nuova frase, una nuova idea, ci smentisce.
Lo stile di scrittura è adatto alla storia che viene raccontata: è semplice e senza fronzoli ma, quando serve, è perfettamente in grado di mantenere alto il livello di tensione impedendo al lettore di mettere giù il libro.
Altro punto su cui vale la pena spendere due parole è la costruzione del mondo in cui le vicende di Il tesoro di Smiley hanno luogo. Sebbene si tratti di un romanzo molto breve, si riesce ad avere una idea chiarissima del worldbuilding: il romanzo è ambientato in un futuro non meglio precisato in cui il mondo è cambiato in seguito a una catastrofe, un Evento, come lo chiamano i personaggi. Con esso sono cambiate le creature che lo popolano, la cultura e la tecnologia che viene utilizzata. Una chicca da questo punto di vista è l’utilizzo di parole in guruvengo, una lingua che il capitano Polluce ha forse inventato o forse no, e che Grasso inserisce qua e là nella narrazione.
Ad aiutare il lettore a comprendere meglio l’immaginazione di Grasso, interviene la mano di Marco Calvi: il romanzo è infatti inframmezzato da splendide illustrazioni di luoghi e personaggi che rendono il romanzo ancora più vivo e interessante dando al lettore qualcosa in più con cui poter fantasticare. In questo caso, le illustrazioni non sono solo un accompagnamento alla narrazione quando piuttosto la completano: è facile perdersi ad osservarle mentre si ripensa alla scena che si è appena finito di leggere.

Come avrete capito, ho trovato il romanzo davvero molto valido. In generale il testo si merita un 9/10: la scrittura è ottima e, come ho già detto, la trama non è affatto banale. A dire il vero, spero di poter aver presto il piacere di leggere un seguito!
Consiglio questo romanzo a chiunque voglia leggere qualcosa di divertente, avventuroso e originale così come a tutti coloro che non si fanno spaventare da trame ricche di assurdità e irriverenza.

*Volpe