Ragazze Elettriche e la violenza di genere

Il tema della violenza, e in particolare della violenza di genere, é centrale in “Ragazze Elettriche”, in originale “The Power”, romanzo di Naomi Alderman edito nella versione italiana da nottetempo.
La distopia di Naomi Alderman ha inizio in un mondo identico al nostro dove, in un giorno come tanti e senza un’apparente motivazione, le ragazze sviluppano una “matassa” che permette loro di controllare, richiamare e usare a proprio piacimento l’energia elettrica. Da quel momento in poi il potere passa nelle mani delle donne e i ruoli di genere si invertono. Gli uomini iniziano ad essere stereotipati come “il sesso debole” e diventano vittime di abusi e violenze sia nel privato che in ambito lavorativo. Insomma, Naomi Alderman cattura l’essenza del potere patriarcale e, grazie all’espediente narrativo dell’inversione, denuncia i maltrattamenti, le ingiustizie e le violenze che le donne subiscono ogni giorno.
La struttura del romanzo è molto particolare: si tratta di un testo di narrativa che, però, nella finzione del romanzo viene presentato come testo storico. Alderman presenta il fittizio autore del romanzo nelle prime pagine del testo e spiega che quello che seguirà, ossia il romanzo stesso, è un resoconto dettagliato di come le donne sono arrivate al potere. Già dalle prime pagine il lettore ha una visione chiara della società matriarcale in cui i personaggi vivono: si possono intuire le discriminazioni di genere cui gli uomini sono sottoposti sin dalle primissime righe. Per rendere più credibile l’intento di resoconto storico, Alderman inserisce dei falsi reperti archeologici alla fine di ogni capitolo raccontandoli con originali e macabre descrizioni.
La scrittura è potente e terribile come solo quella di un libro che racconta una scomoda verità può essere; brusco e rude, lo stile è adatto alla storia raccontata da Alderman. Le descrizioni sono cariche di emozioni e il lettore è portato a soffrire, sorridere, esaltarsi e tremare assieme ai quattro protagonisti; considero positiva la capacità dell’autrice di far simpatizzare il lettore, attraverso un’introspezione curatissima, anche per i personaggi più negativi. 

Le tre forme della violenza

Il romanzo parla, come si può evincere dal titolo, del potere. Alderman lo scompone e ne analizza tanto la nascita quanto le numerose sfaccettature: parte dal potere statale per arrivare a quello spirituale e mediatico; naturalmente, in questo suo viaggio, non manca mai di sottolineare la sottomissione di genere che accompagna il potere. 

Allie, o “Madre Eve”, è la protagonista che meglio rappresenta la nascita e l’ascesa del potere spirituale, di stampo matriarcale-cristiano, all’interno del romanzo. L’oppressione della nuova chiesa nei confronti degli uomini non traspare dal racconto in sé ma è ben delineata nelle pagine in cui l’autrice raccoglie i falsi reperti archeologici con cui rende viva la preistoria del suo mondo. Tra questi troviamo anche reperti archeologici reali, come la testa riprodotta a pagina 287, cui però l’autrice cambia nome, e di conseguenza ne modifica la storia, per adattarla maggiormente al suo scopo. La testa sopra citata è nominata “Re sacerdote” mentre nel suo romanzo compare come “giovane servo” così come la statua presente nella pagina accanto è chiamata “danzatrice” ma figura tra le sue pagine come “Regina Sacerdotessa”.
Tramite queste descrizioni il lettore è in grado di ricostruire la sottomissione di genere che ha accompagnato la storia e la cultura del mondo creato da Alderman. Madre Eve è un personaggio controverso, a tratti inquietante: la ragazza, vittima di abusi e violenze da parte del patrigno, desidera raggiungere quanto più potere potere possibile e ad ogni costo perché sa che se tutto il mondo si piegherà a lei nessuno potrà più farle del male. 

Due donne nel romanzo di Alderman sono simbolo del potere statale: Margot, una politica americana, e Tatiana Moskalev, presidente della Bessapara, uno stato inventato da Alderman e situato nell’attuale Moldavia. Proprio nella Bessapara gli uomini subiscono le limitazioni e le violenze peggiori: mano a mano che lo stato si consolida gli uomini si trovano spogliati dei loro diritti e della loro dignità personale. Nel romanzo si legge:

Nessun uomo potrà portare denaro o altri beni fuori dal paese. […] Agli uomini non è più permesso guidare automobili. Agli uomini non è più consentito possedere aziende. I giornalisti e i fotografi stranieri devono lavorare alle dipendenze di una donna. Agli uomini non è più permesso di riunirsi, nemmeno in casa, in gruppi più grandi di tre senza una donna presente. Agli uomini non è più consentito di votare – perché i loro anni di violenza e di indegnità hanno dimostrato che non sono adatti a prendere decisioni o a governare. Una donna che colga un uomo a disubbidire a queste leggi in pubblico è non sono autorizzata, ma tenuta a punirlo immediatamente. […]

Queste agghiaccianti leggi ricordano moltissimo quelle oggi imposte dai talebani alle donne Afghane, segno che il romanzo è più attuale di quanto la sua data di pubblicazione possa far credere. 
Tunde, unico protagonista maschile del romanzo, è il personaggio attraverso cui conosciamo le violenze del regime repressivo e autoritario di Bessapara. Inizialmente è un giornalista d’inchiesta sempre in movimento, ma mano a mano che il suo arco narrativo progredisce si trova sempre più solo. Vittima di uno stato che lo desidera invisibile e chiuso in casa, deve nascondersi: non ha nessuna donna che possa garantire per lui o accompagnarlo nelle più banali commissioni quotidiane ed è quindi costretto alla clandestinità. 
Tramite Tunde, il lettore scopre il terrore di chi è costretto a vivere in un regime repressivo e, soprattutto, esplora il dolore di chi a causa del suo genere è privato della sua libertà.

Sarebbe scontato parlare esclusivamente di Tunde nella sezione riguardante il potere mediatico. In questo caso la sottomissione maschile si sviluppa lungo tre direttrici: la prima è quella che rincorre Tunde; la seconda segue due conduttori di un programma televisivo americano; la terza colpisce il frizzo autore del romanzo. 
Tunde viene spogliato non solo dei suoi diritti di uomo ma anche della sua dignità di giornalista. Coinvolto fin dal principio dalla rivoluzione delle donne, Tunde segue, documenta e scrive tutto ciò che vede su taccuini destinati ad una cara amica. Nel corso delle sue indagini e a causa del suo genere, Tunde rischia costantemente la vita. La sua storia è quella che rappresenta al meglio la violenza fisica, dolorosa e privativa.
I due conduttori sono personaggi che compaiono spesso nel romanzo eppure il lettore quasi non si accorge di loro: inizialmente,, quando il mondo è ancora governato dagli uomini, è l’uomo della coppia ad avere un posto di rilievo nella conduzione del telegiornale ma, mano a mano che il sistema di potere si inverte, è la donna che inizia a spiccare. Il conduttore diventa sempre meno importante, relegato a ruolo di spalla, fino a quando viene sostituito da un ragazzo nuovo: più bello, più sciocco e più frivolo assunto solo perché rispetta i nuovi ruoli sociali che desiderano l’uomo affascinante, attraente e sensuale. La violenza in questo caso non è palese: è subdola e non tocca solo il conduttore costretto a lasciare il poso di lavoro, tocca soprattutto il nuovo assunto vittima di molestie, sia fisiche sia verbali, da parte della conduttrice.
Chi ha scritto “The Power” nella finzione narrativa si chiama Neil e Naomi, che coincide anche con il nome di Alderman, è la sua editor. Nonostante il loro rapporto sia amichevole non è scevro da pregiudizi e fin da subito il lettore si sente fortemente a disagio. Una frase in particolare, tratta dalla terza pagine del romanzo e che voglio riportare di seguito, sottolinea a mio avviso la forza con cui Alderman sceglie di catapultare il lettore nella violenza del suo sistema matriarcale:

Comunque! Non vedo l’ora! Credo che apprezzerei davvero il “mondo retto da uomini” del quale parli nel libro. Di certo un mondo più gentile, più attento, e – oserei dire – più erotico di quello in cui viviamo.

Un ultimo scambio di email tra Naomi e Neil conclude il romanzo. Qui Naomi suggerisce a Neil di pubblicare il suo romanzo con un nome femminile per evitare che, a causa dei pregiudizi di genere che accompagnano la letteratura, venga letto solo da uomini. Se desiderate approfonAbbiamo trattato il tema degli pseudonimi maschili adottati dalle scrittrici in questo articolo che vi invitiamo a leggere per approfondire il tema, se siete interessati

Il romanzo di Alderman spinge alla riflessione ed è uno dei tanti testi utili a comprendere quanto la violenza di genere, espressa non solo in modo violento ma anche con il linguaggio, sia radicata nel nostro quotidiano. In tutto il mondo, oggi, le donne ancora subiscono i maltrattamenti descritti da Alderman che fa del suo romanzo una pesante denuncia sociale contro il patriarcato e il suo potere.
Alderman parla soprattutto di violenza sociale perché il suo romanzo è un libro sociale. Tuttavia, anche se non la tratta in maniera diretta, non dimentica la violenza domestica: non è difficile immaginare che nel mondo di Alderman siano gli uomini, e non le donne, a subire le peggiori vessazioni tra le mura domestiche.
Oggi, 25 novembre, è stata istituita la giornata internazionale contro la violenza sulle donne ed è proprio di questo che abbiamo parlato tramite la disamina di “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman. Nel mondo alla rovescia di Alderman la spietata dominazione femminile sull’uomo altro non é che lo specchio della nostra quotidianità in cui ancora troppe donne vengono abusate, maltrattate, picchiate e uccise. 
I dati del 2020 sono impressionanti. Il rapporto Istat del 17 maggio 2021 riporta un incremento del 79% delle richieste d’aiuto ricevute dal numero di pubblica utilità 1522. Il boom è stato durante il lockdown e i principali autori delle violenze di genere riportate, sia fisiche che psicologiche, sono partner, ex partner e famigliari segno che la convivenza forzata generata dal Covid-19 è stata pericolosissima per le donne.
Il dato era già di per sé preoccupante, ma ancora più spaventoso è il fatto che sia rimasto molto alto anche nel primo trimestre del 2021: come riporta sempre l’Istat, il numero di chiamate al centro antiviolenza tra gennaio e aprile è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo del 2020 per poi calare nei mesi successivi e, fortunatamente, non raggiungere o superare il picco del secondo trimestre 2020 che aveva visto oltre 12.000 chiamate valide in soli tre mesi.
Parlare di violenza di genere, a fronte di questi dati non è solo necessario: è vitale. 
L’amore, quello vero, non ferisce, non denigra e soprattutto non uccide. La violenza non è sempre, né solo, fisica ed è importante non sottovalutare i primi segnali che possono aiutare ad identificare un comportamento abusivo e pericoloso: se la vostra relazione diventa un susseguirsi di umiliazioni e vessazioni, insulti, svalutazioni, ridicolizzazioni, accuse, privazioni (esempio classico ma importantissimo da sottolineare è quando il/la partner cerca di controllare l’abbigliamento e le amicizie della vittima) e minacce di ripercussioni, allora è in atto una violenza psicologica da cui avete in diritto di proteggervi. 
Spesso, il partner, o ex partner, all’inizio della relazione non è violento. La violenza si instaura piano piano e, unita alla presenza di meccanismi atti a creare sensi di colpa, fa sentire la vittima costantemente minacciata e insicura.

La violenza di genere è subdola e, spesso, guidata dal potere. Chi perpetra violenza di genere lo fa proprio perché sente di avere il diritto di rivendicare una persona come una cosa propria, una proprietà che gli appartiene e deve pertanto obbedirgli. E’ una violenza figlia di stereotipi, falsi, dannosi e tendenziosi, che vedono un sesso irrimediabilmente inferiore all’altro.
Vi chiediamo di prestare attenzione alle persone che vi circondano e di prendervi cura di loro: se vi rendete conto che un’amica, o un amico, sta subendo maltrattamenti, consigliate loro di rivolgersi alle autorità o al numero di emergenza antiviolenza 1522 e, se la situazione vi sembra davvero grave, offrite loro una via di fuga. 

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Travolti dal trash nell’immenso mare del brutto

.: SINOSSI :.

Il trash è intorno a noi. Il trash è dentro di noi. Nella moda, in tv, nell’arte. E anche l’editoria ci è cascata. Basta girare tra gli scaffali di una libreria per rendersene conto. Potete trovare la raccolta di consigli sullo stile di Lapo Elkann, le poesie firmate Flavia Vento, il libro della zia di Britney Spears che rivela gossip scottanti sulla nipote, il manuale su come fare l’uncinetto con i peli di gatto e quello per perdere peso della signora Fletcher, la guida per rimorchiare le ragazze in modo consono a Dio e quella per farlo spendendo meno di un dollaro… Matteo Fumagalli fa scoprire il lato oscuro del gusto e del bello nell’arte – dalla letteratura alla musica, dal cinema alla televisione – senza dimenticare anche altri aspetti della vita quotidiana come le vacanze, il cibo, la moda. Perché, come dimostra il ricchissimo repertorio di libri, canzoni, film, spettacoli raccolto in queste pagine, il trash riguarda proprio tutto e ci accompagna dalla mattina alla sera. Riconoscere questa verità, eliminando lo snobismo che ci inibisce, ci porterà a fuggire da quello che è universalmente considerato di buon gusto e accettabile. E a vivere più liberi e sereni. La bruttezza non va presa sottogamba. Non va sottovalutata. Anzi, spesso è quest’ultima la chiave per immergersi nel bello. Dunque, coraggio: siate felici di danzare tra l’alto e il basso, di lasciarvi contaminare da ogni tipo di stimolo interessante; non c’è nulla di male nell’avere nella stessa playlist John Cage e gli Eiffel 65. E si possono leggere le barzellette di Totti anche se si amano i classici. Osservate il mondo con occhi nuovi e curiosi, come facevate da bambini. Senza vergognarvi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per chi, come me, ha sempre seguito Matteo Fumagalli sui social e soprattutto sul suo canale YouTube, l’argomento di questo saggio non sarà una grandissima sorpresa. Amante del brutto in musica, cinema e letteratura, Fumagalli ha trasportato la sua passione per il trash e il suo raffinatissimo senso critico in questo testo breve ma divertente, ironico e vivace. 

Il saggio è diviso in quattro parti, la prima dedicata ai libri e alla letteratura; la seconda al cinema; la terza alla musica e l’ultima è un brevissimo excursus su come il trash sia presente in molti, se non tutti, gli aspetti della vita quotidiana dal turismo alla cucina. Ciascun capitolo comincia con una confidenza da parte dell’autore: Fumagalli racconta se stesso a cuore aperto, spesso portando al suo lettore gli episodi più divertenti della sua infanzia o adolescenza per sottolineare come il trash, i cliché e il brutto in generale faccia parte di tutti noi e che, se proprio dobbiamo giudicarlo, è meglio farlo con la consapevolezza di non essere “senza peccato”. 
In generale, le argomentazioni sono buone anche se la parte dedicata alla letteratura può risultare ripetitiva per chi come me è un assiduo frequentatore del suo canale YouTube. Spesso mi sono trovata a leggere ragionamenti e soprattutto recensioni di romanzi che avevo già sentito e apprezzato nei suoi video. Mi è piaciuta molto invece la spiegazione delle differenze che distinguono il Camp dal Trash, l’argomentazione era vincente e accompagnata da una nutrita schiera di esempi che rendevano bene l’idea che l’autore stava cercando di esprimere.

La scrittura di Fumagalli è ottima, leggera e scorrevole accompagna il lettore velocemente fino alla fine: il saggio, se si è interessati all’argomento, si legge tutto d’un fiato. Il testo si presta sia ad essere letto con molta serietà, soprattutto da chi non conosce molto l’autore, sia ad essere consumato tra sorrisi e annotazioni a margine. Permette di riflettere su se stessi e sulla propria adolescenza, alle sciocchezze che si sono commesse con assoluta serietà e al trash che si è involontariamente prodotto. 

Mi sento di dare al saggio un 8/10. Penso che Fumagalli avrebbe potuto approfondire maggiormente l’argomento soprattutto perché è chiaro che lo conosca molto bene; la bibliografia citata è interessante e questo dà una marcia in più al saggio che può essere quasi un punto di partenza scherzoso e poco impegnativo per imparare qualcosa di nuovo.

Il motivo per cui mi sento davvero di consigliare il libro è il messaggio che permea tutte le pagine del testo di Fumagalli e che viene esplicitato nella conclusione: non bisogna vergognarsi di amare ciò che ci fa stare bene, anche se non è considerato bello dagli altri; e, soprattutto, bisogna smettere di giudicare la libertà e i gusti delle persone che ci stanno attorno. Il testo di Fumagalli è una denuncia contro i pregiudizi e un inno alla libertà ad amare anche le opere mediocri o non acclamate dalla critica, purché queste ci rendano felici. 

*Volpe

A riveder le stelle

.: SINOSSI :.

Dante è il poeta che inventò l’Italia. Non ci ha dato soltanto una lingua; ci ha dato soprattutto un’idea di noi stessi e del nostro Paese: il «bel Paese» dove si dice «sì». Una terra unita dalla cultura e dalla bellezza, destinata a un ruolo universale: perché raccoglie l’eredità dell’Impero romano e del mondo classico; ed è la culla della cristianità e dell’umanesimo. L’Italia non nasce da una guerra o dalla diplomazia; nasce dai versi di Dante. Non solo. Dante è il poeta delle donne. È solo grazie alla donna – scrive – se la specie umana supera qualsiasi cosa contenuta nel cerchio della luna, vale a dire sulla Terra. La donna è il capolavoro di Dio, la meraviglia del creato; e Beatrice, la donna amata, per Dante è la meraviglia delle meraviglie. Sarà lei a condurlo alla salvezza. Ma il poeta ha parole straordinarie anche per le donne infelicemente innamorate, e per le vite spente dalla violenza degli uomini: come quella di Francesca da Rimini. Aldo Cazzullo ha scritto il romanzo della Divina Commedia. Ha ricostruito parola per parola il viaggio di Dante nell’Inferno. Gli incontri più noti, da Ulisse al conte Ugolino. E i tanti personaggi maledetti ma grandiosi che abbiamo dimenticato: la fierezza di Farinata degli Uberti, la bestialità di Vanni Fucci, la saggezza di Brunetto Latini, la malvagità di Filippo Argenti. Nello stesso tempo, Cazzullo racconta – con frequenti incursioni nella storia e nell’attualità – l’altro viaggio di Dante: quello in Italia. Nella Divina Commedia sono descritti il lago di Garda, Scilla e Cariddi, le terre perdute dell’Istria e della Dalmazia, l’Arsenale di Venezia, le acque di Mantova, la «fortunata terra di Puglia», la bellezza e gli scandali di Roma, Genova, Firenze e delle altre città toscane. Dante è severo con i compatrioti. Denuncia i politici corrotti, i Papi simoniaci, i banchieri ladri, gli usurai, e tutti coloro che antepongono l’interesse privato a quello pubblico. Ma nello stesso tempo esalta la nostra umanità e la nostra capacità di resistere e rinascere dopo le sventure, le guerre, le epidemie; sino a «riveder le stelle». Un libro sul più grande poeta nella storia dell’umanità, a settecento anni dalla sua morte, e sulla nascita della nostra identità nazionale; per essere consapevoli di chi siamo e di quanto valiamo.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

A riveder le stelle è un saggio brevissimo, scorrevole e leggero. Lo si finisce in un attimo, coinvolti dalla penna di Cazzullo che, con una prosa discorsiva e semplice, riesce a non annoiare.
Questo saggio è chiaramente il primo di una trilogia saggistica sulla Commedia, sull’italiano di Dante e sull’Italia rinascimentale. Il testo si focalizza sui canti che compongono l’Inferno di Dante che però non sono analizzati esclusivamente dal punto di vista letterario: Cazzullo estrapola da ciascun canto le parole e i modi di dire che Dante ha inventato, dimostrando ancora una volta quanto il poeta sia stato fondamentale nella storia della nostra lingua; racconta le storie dei molti personaggi incontrati dal poeta tralasciandone davvero pochi; permette al suo lettore di riavvicinarsi in maniera leggera alla Commedia e di riappassionassi a uno dei testi fondamentali per la nostra lingua e il nostro paese.

Per quanto pieno di pregi, il testo non è scevro di difetti: il peggiore, e quello più difficile da ignorare, è la superficialità. Come detto in precedenza, il saggio pretende di parlare della Commedia, dell’Italiano dantesco e di storia rinascimentale: questo comporta inevitabilmente che nessuno dei tre argomenti sia trattato in maniera davvero profonda. L’autore salta da un argomento all’altro velocemente lasciando al lettore giusto i concetti più importanti, molti dei quali la maggior parte di noi li ha già studiati a scuola, per poi andare avanti e soffermarsi su un nuovo spunto.
Questa superficialità lo rende però un testo adatto ai “non addetti ai lavori”, fruibile dal grande pubblico e adatto a tutte le età. Permette al lettore di non annoiarsi mai e continuare la lettura con interesse scegliendo da solo cosa vuole eventualmente approfondire.

Tutto considerato, il saggio merita un 7.5/10. E’ un testo godibile e di grande aiuto per capire meglio la Divina Commedia.
Proprio grazie al carattere leggero e poco impegnativo del testo, lo consiglio sia agli adulti che hanno voglia di riscoprire Dante, sia ai ragazzi che si hanno incontrato il Poeta per la prima volta.

*Volpe

Grimorio

.: SINOSSI :.

Nel folclore di tutte le culture, in ogni tempo e in ogni luogo, abita la figura tormentata della strega: una donna dotata di poteri che si credeva le fossero stati donati direttamente dal demonio, con cui era in comunicazione, e che venivano utilizzati per nuocere il prossimo. Sebbene abbia origini antichissime, in occidente la figura della strega conosce il suo periodo più terribile a partire dal 1200, quando la Chiesa comincia a far circolare i primi documenti che attestano la presenza di donne dedite al culto del maligno e iniziate alle arti magiche. Da quel momento fino al XVII secolo, le donne considerate “pericolose” o “disturbanti” per la comunità venivano accusate di stregoneria, torturate e messe al rogo. Nell’Ottocento, però, il personaggio della strega viene rivalutato grazie ad alcune opere storiche e letterarie.

Grimorio non ha altra pretesa se non proprio quella di raccogliere testimonianze e racconti su questa figura magica troppo spesso denigrata ingiustamente. Curioso notare come numerosi testi presenti in questo volume siano stati scritti proprio da autrici, spesso sotto pseudonimo maschile. Alcuni racconti avranno come protagoniste le streghe in carne e ossa, in altri la loro presenza sarà solamente un velo impalpabile che cala sui protagonisti inconsapevoli tramite qualche sortilegio o qualche magia. Documenti e testimonianze storiche saranno una parte importante di questo libro, per mostrare cosa accadeva per davvero durante i processi di stregoneria e le condanne inflitte alle accusate.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una combinazione vincente di racconti, lettere estrapolate dall’epistolario Demonologia e Stregoneria di Sir Walter Scott e splendide illustrazioni accoglie il lettore deciso a gettarsi a capofitto tra le pagine di Grimorio.
Il testo, che vale la pena di essere acquistato e letto anche solo per la splendida e dettagliata prefazione di Giulia Ciarapica, è un tuffo nella storia della stregoneria analizzata tramite racconti d’autore e brani estrapolati da opere più lunghe. Si tratta di un libro diviso in sezioni, ciascuna dedicata ad un preciso aspetto della stregoneria dalle congreghe, le “coven” all’inglese, fino alle figure contraddittorie dei cacciatori di streghe cui sono dedicati tre racconti piuttosto forti che mi hanno colpita nel profondo.
Sono le lettere di Sir Walter Scott a introdurre ciascun argomento: l’autore, con una penna meravigliosa, è la vera guida del testo. Walter Scott racconta la stregoneria con l’occhio di uno scienziato attento e critico, e l’autore non risparmia niente a coloro che, venuti prima di lui, hanno accusato e torturato persone che lui ritiene evidentemente innocenti. Uno dei pregi più grandi di Grimorio è stato quello di incuriosirmi riguardo questo autore e penso proprio di recuperare al più presto il suo epistolario, sempre che sia reperibile.

Altrettanto interessante è stata la premessa di Ciarapica: lo stile è semplice, didascalico eppure mai banale o noioso. Il ragionamento dell’autrice si segue con facilità e curiosità tanto che alla fine si ha quasi la sensazione che la premessa sia durata troppo poco.
Con la sua premessa, Ciarapica è riuscita non solo a incuriosirmi riguardo al tema in oggetto ma anche rispetto ad altre opere, tra le quali Donne che corrono coi lupi, da lei citate per spiegare, e a volte smontare, credenze e stereotipi che caratterizzano la figura della strega.

L’argomento stregoneria è affrontato quindi sia in maniera diretta sia in maniera indiretta tramite i racconti selezionati dagli editori.
Dare un giudizio su un insieme tanto abbondante e vario di autori non è solo difficile ma è anche scorretto: i racconti provengono da epoche diverse, paesi diversi, culture diverse e sono passati tra le mani di traduttori diversi che sono quasi sempre riusciti a rendere loro giustizia, pur con qualche eccezione. La scelta dei racconti comunque è buona, anche se a volte un po’ caotica: accanto a racconti prettamente horror come possono essere il gatto nero, di Escamilla, o la strega della palude, di Marriot-Watson ce ne sono altri più leggeri e con una morale ben evidenziata che li fa rientrare nella categoria di racconti dedicati all’infanzia, come ad esempio Testadipiuma, di Hawthorne.

La raccolta è stata curata benissimo: è di gran valore per chi desidera avvicinarsi all’argomento stregoneria partendo da un testo leggero e poco impegnativo.
A mio giudizio, la raccolta si merita un 9/10. Le illustrazioni, splendide incisioni disseminate qua e là e sempre a tema con il racconto o l’argomento trattato nella loro sezione, così come la cura dell’edizione rendono il libro un piccolo gioiello.
Mi sento di consigliare a coloro che desiderano approfondire il tema stregoneria due romanzi: il primo è Io sono la strega di Marina Marazza e il secondo Sortilegi di Bianca Pitzorno.

*Volpe