Cose che succedono la notte

.: SINOSSI :.

Questo libro è fatto di buio e di neve. Di un treno nella notte, e di una coppia senza nome che scende in una stazione deserta del Grande Nord. Di un immenso, lussuoso albergo nel cuore di una foresta. Delle sue stanze chiuse, dei suoi infiniti corridoi, dell’isola di luce del suo bar. Dei suoi ambigui ospiti – una vecchia cantante che tutto ha visto, e un losco uomo d’affari con un suo crudele disegno. E ancora, di un sinistro orfanotrofio, e di un enigmatico guaritore. Non tutti gli scrittori avrebbero saputo trasformare questa materia in un avvincente, misterioso romanzo. Ma Peter Cameron, questo nel tempo lo abbiamo imparato, è uno scrittore a parte.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Cose che succedono la notte è un romanzo difficile da giudicare perché è anche difficile da leggere e da capire.
E’ un sogno ad occhi aperti. Il lettore è catapultato nell’opaca, davvero non trovo un aggettivo migliore, vita di un uomo e di una donna che rimangono volutamente anonimi e si muovono in una ambientazione lasciata completamente all’immaginazione. Non si tratta di pigrizia ma di un efficace espediente che contribuisce al complessivo senso di estraniamento.
E’ davvero un libro “fatto di buio e di neve” come promette la quarta di copertina: tutte le scene sono caratterizzate da una tetra malinconia. In un certo senso sembra di essere spettatori di un film muto in bianco e nero dove tutto prende vita solo quando uno dei protagonisti mette piede della stanza.
Il treno che accompagna i due protagonisti fino alla remota località dove hanno prenotato un albergo sembra trasportarli dalla nostra realtà ad una completamente diversa, un po’ come l’auto che in Midnight in Paris porta il protagonista negli anni venti. Solo che, in questo caso, nessuno dei due trova dall’altra parte un sogno: ad aspettarli c’è la tetra realtà di quello che entrambi hanno ignorato per troppi anni. Allo stesso modo, quando il treno esce dalla bolla di irrealtà in cui li ha catapultati, anche la narrazione riprende colore e vigore, come se qualcuno avesse colorato la pellicola.
Come dicevo all’inizio della recensione, è difficile spiegare bene tutto quello che questo romanzo mi ha lasciato perché credo sia uno di quei rari libri che regalano a ciascun lettore un’esperienza diversa.
Come lettrice mi sono sentita profondamente a disagio: avevo la sensazione di stringere tra le dita l’anima di due persone e di spiarle nei loro momenti più intimi e vulnerabili. E’ un romanzo che mi ha fatto profondamente arrabbiare, non perché fosse brutto o perché non sia riuscito, al contrario: mi sono adirata perché era la perfetta rappresentazione di un fallimento.
Le vite dell’uomo e della donna suonano come una lunga bugia e la loro reciproca ritrosia nell’affrontare i problemi dà loro il colpo di grazia. E’ irritante come entrambi i personaggi siano profondamente egoisti e nascondano dietro questo individualismo tutte le proprie colpe.
La fine della lettura lascia sensazioni contrastanti: se da una parte ci si rende conto che quello è il solo finale davvero plausibile, dall’altra mi sono sentita insoddisfatta come se qualcosa mancasse. Però, credo che il profondo senso di mancanza che si sente a fine lettura sia esattamente quello che Cameron voleva trasmettere. Dunque, complimenti, non era semplice.
Lo stile è semplicissimo, scarno e crudo. Cameron ha scelto di togliere le virgolette ai dialoghi rendendo la narrazione ancora più straniante. I personaggi sono pochi e, pur essendo a mala pena abbozzati, hanno una loro strana profondità che attira il lettore. Le pagine volano e improvvisamente ci si trova alla fine del libro anche se lo si è appena iniziato. Non è un romanzo in cui si ha un buono e un cattivo, perché sensazioni positive e negative sono efficacemente mescolate per dare al lettore qualcosa che sia profondamente vero e infinitamente malinconico.

Il voto che mi sento di dare è 8/10, con un po’ di onestà devo ammettere di non essere certa di averlo capito appieno. Come ho già detto, si tratta di un libro con molteplici livelli di lettura che lascia ad ogni lettore qualche cosa di diverso.
Non è stata una brutta lettura, ma è stata malinconica e a tratti quasi deprimente. Il libro racconta esattamente quello che il titolo promette: parla di tutte quelle cose che succedono la notte. Lo consiglio a chi ha voglia di tuffarsi in un romanzo intimista e scuro, a chi non ha paura di soffrire ritrovando se stesso nell’abile penna di Cameron.

*Volpe

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