Soul ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.

Joe Gardner, un insegnante di musica delle scuole medie, si sente bloccato nella vita e insoddisfatto del suo lavoro. Sogna una carriera come musicista jazz, che però non va molto a genio a sua madre, Libba. Per caso, il suo ex allievo Curly lo informa di un posto disponibile nella band della leggenda del jazz Dorothea Williams. Joe impressiona Dorothea con il suo modo di suonare il pianoforte e gli viene offerto il lavoro sul posto. Mentre Joe si avvia felicemente per prepararsi per la sua prima vera esibizione quella notte, cade in un tombino. Joe sotto forma di anima si ritrova nell’Altro Mondo. Non volendo morire prima della sua grande occasione, cerca di scappare ma finisce nell’Ante Mondo, dove i consulenti delle anime, tutti di nome Jerry, creano giovani anime per la vita sulla Terra. Joe finge di essere un istruttore che è pronto ad addestrare le anime e gli viene assegnato 22, un’anima cinica che è rimasta nell’Ante Mondo per molti anni e non vede alcun senso nel vivere sulla Terra. 22 rivela di avere un distintivo che si deve riempire se vuole andare sulla Terra e che ha bisogno di trovare la sua “scintilla” per completarlo, dicendo che lo darà a Joe in modo che possa tornare a casa.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un film di Natale che non è un film di Natale: Soul, di Disney Pixar, alza ulteriormente l’asticella già spostata dal “fratello maggiore” Inside Out regalando agli spettatori un lungometraggio che fa riflettere, ridere, commuovere e pensare.
Quello che alla Disney è sfuggito è stato invece compreso benissimo dalla Pixar, che ha inaugurato una serie di film che, pur avvalendosi dell’animazione e di espedienti grotteschi, piacciono a quel pubblico ormai adulto cresciuto con classici come Il Re Leone, Mulan, Toy Story e tanti altri ancora.
Soul non è un film per bambini, ma è un film che i bambini dovrebbero vedere sopratutto in un momento come questo in cui siamo, nostro malgrado, quotidianamente messi davanti a realtà di morte, malattia e disagi.
Un film aconfessionale che riesce ugualmente a trasmettere un messaggio importante sensibilizzando sul valore della vita, sulla necesittà di vivere fino in fondo ogni momento e di preoccuparsi solamente di lasciare nel mondo un buon ricordo di sé.
Fulcro della vicenda sono Joe Gardner, un professore di musica e aspirante musicista Jazz, e 22, un’anima non ancora incarnata cinica e adorabilmente sagace. Nonostante le premesse non lascino ben sperare sulla possibilità di un lieto fine, la trama si sviluppa in maniera tanto rapida quanto convincente ( in alcune scene sono presenti alcune ingenuità, ma essendo un film “per bambini” è una piccolezza perdonabile): il ritmo è ben scandito e a scene lente susseguono attimi concitati quasi caotici. La psicologia dei personaggi non è particolarmente sviluppata, pur risultando tutti quanti completi e convincenti.
Joe Gardner, il coprotagonista, è un uomo di mezza età un po’ Peter Pan e leggermente egocentrico che insegue i propri sogni e che, nonostante sia un musicista, è sordo e disinteressato alle opinioni e alle esperienze di chi gli sta intorno: non esattamente l’eroe senza macchia e senza paura a cui la Disney ci ha abituato, ma una persona reale e credibile capace di creare immediatamente empatia con lo spettatore.
22, la/il protagonista, è un’anima pigra, cinica, sarcastica e dall’umorismo decisamente pungente: un personaggio che, di primo acchito, ammicca ai bambini con la sua simpatia e i suoi sketch ma che, di fatto, è il vero traino del film. Questo esserino informe è, a mio avviso, il vero protagonista della pellicola (e non solo perché il titolo del film è Soul= Anima): 22 si evolve e con il suo cambiamento innesca azioni e reazioni negli altri personaggi; il suo stupore davanti a cose “banali” come un cielo stellato o una camminata veicolano perfettamente e senza troppi orpelli il messaggio del film e sempre 22 porta sotto i riflettori, per la prima volta nella storia dell’animazione “per bambini”, la delicata tematica dei disturbi causati dall’ansia (uno stato psichico, clinicamente riconosciuto, che porta l’individuo a vivere con estremo disagio anche situazioni quotidiane) riuscendo a vincerla e a controllarla.
La musica è, in questo film forse più che in altri, una protagonista senza volto e accompagna magistralmente ogni scena regalando brani jazz superlativi e molto suggestivi.
Graficamente parlando il film è impeccabile: le location sembrano vere e la cura dei dettagli è minuziosa rendendo tutto ancora più realistico.

Il voto che mi sento di dargli è 10/10.
Ho adorato tutto di questo film e credo che la Pixar abbia fatto due volte centro: la prima con la trama, la seconda decidendo di rilasciarlo proprio in questo momento storico (scorrendo i titoli di coda, a tal proposito, comparirà una scritta che ho trovato davvero molto divertente).

*Jo

𝔑𝔞𝔱𝔞𝔩𝔢 2020 – AUGURI!!

A te,
che con amicizia e simpatia ci hai accompagnato, seguito, ispirato, incoraggiato e supportato.

A te,
che ami parlare di libri e coltivi mille e più passioni con coraggio ed impegno.

A te,
che in questi mesi ci hai fatto sentire la tua vicinanza e il tuo sostegno;

i nostri più cari e sinceri auguri di buon natale e di un felice anno nuovo.

*Lo Staff di Arcadia lo scaffale sulla Laguna

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La parola d’ordine? E’ uno dei colori simbolo del natale (clicca qui per saperne di più)! 5 lettere tutto minuscolo.

Stelle di cannella (Zimtsterne) – Ricetta

Le stelle di cannella, o Zimtsterne, sono dolcetti tipici della Germania e dell’Austria e anche di alcune regioni settentrionali del nostro paese e, insieme ai Lebkuchen, vengono tradizionalmente preparati in occasione delle festività natalizie.
Stelle di cannella è, inoltre, il titolo di uno dei romanzi più famosi di Helga Schneider e nel romanzo il protagonista, David, ne è ghiotto.

Ma come si preparano questi dolcetti? Spulciando su internet si trovano numerose ricette, questa è quella che ci ha convinto maggiormente.

Ingredienti per 20 biscotti ca

  • 250 gr di mandorle
  • 4 cucchiai di farina 00
  • 250 gr di zucchero
  • 3 cucchiaini di cannella in polvere
  • 1 bustina di vanillina
  • 3 albumi
  • la buccia grattugiata di una arancia
  • 4 cucchiaini di succo d’arancia
  • 125 gr di zucchero a velo

Procedimento

Tritare le mandorle finemente e unirle alla farina, allo zucchero, alla cannella in polvere e alla vanillina. Aggiungere gli albumi e la scorza d’arancia facendo amalgamare bene gli ingredienti.
Ottenuto un impasto omogeneo, creare un panetto e lasciare a riposare in frigorifero per almeno un’ora avvolto nella pellicola trasparente.
Terminato il tempo di riposo, stendere l’impasto con un mattarello facendo una sfoglia alta circa mezzo centimetro e ritagliare le stelline usando delle formine (siccome io odio buttare via le cose, potete utilizzare anche altre formine e stendere l’impasto più volte così da non sprecare lo scarto delle stelline).
Preparare una teglia con un foglio di carta da forno e infornare le stelline a 180° per 10 min ca (forno ventilato) o a 190° per lo stesso tempo (forno statico); dovranno essere dorate all’esterno e morbide dentro (aiutatevi con la prova dello stecchino).

La glassa tende a solidificare abbastanza velocemente, per cui vi consiglio di prepararla solo a stelline sfornate.
Per prepararla versare in una ciotola il succo d’arancia e aggiungere lo zucchero a velo un poco alla volta fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo (in alternativa si può utilizzare la ghiaccia reale classica).
Con un cucchiaino, prendere un po’ di glassa alla volta, metterla al centro della stella e distribuirla aiutandosi con uno stuzzicadenti (se non siete dei pasticcioni come la sottoscritta, potete anche prendere i biscotti e immergerli nella glassa per un lato, lasciandoli poi ad asciugare sulla carta da forno).

Le Zimtsterne sono pronte! Potete conservarle a temperatura ambiente per 30 giorni meglio se in un contenitore.

Guten Appetit und Fröhliche Weihnachten!

*Devyani

It’s The Most Colorful Time Of The Year – I simboli del Natale (parte 1)

L’atmosfera del Natale, si sa, è qualcosa di magico e, quando nelle nostre città si accendono le luminarie e nelle case cominciano a spuntare alberi di natale e presepi, tutti (anche i Grinch più recidivi) ci sentiamo scaldare un po’ il cuore da questa atmosfera magica ed intima.
A contribuire a questo clima festoso ci sono una lunga serie di simboli che, anno dopo anno, sono diventati universalmente forieri delle imminenti festività natalizie: colori, animali, oggetti e tradizioni senza le quali, ammettiamolo, natale non sarebbe Natale.

In questa prima parte ho deciso di concentrarmi sulle tonalità del natale e sul loro significato storico e psicologico.
Il colore è, infatti, il primo veicolo di un messaggio e, in questo periodo dell’anno, fiocchi rossi e verdi, stelle dorate ed argentate e decorazioni bianche e azzurre invadono tanto le vetrine dei negozi quanto le nostre abitazioni.
La scelta di questi colori non è casuale e ha radici antiche risalenti, o addirittura precedenti, all’anno 0 in cui è storicamente collocata la nascita di Gesù.

ROSSO – Forse il colore che meglio incarna il Natale e che, grazie alle scelte marketing di una nota bibita gassata, è diventato anche il colore ufficiale di Babbo Natale.
Anticamente il rosso era il colore della regalità e solo re ed imperatori potevano vestire di porpora (un pigmento naturale preziosissimo che si estrava da un mollusco). Il rosso è anche il colore della vita e della vivacità (spesso associato al fuoco), dell’amore, della forza, del coraggio e del valore (era infatti il colore del dio romano Marte).
Tutt’ora il rosso indica qualcosa di importante e degno di attenzione (basti pensare ai tappeti rossi stesi in alcuni eventi in onore di personalità di spicco); ma è anche un colore usato per segnalare un pericolo il più delle volte mortale e, infatti, liturgicamente parlando il rosso è presente in occasione del triduo pasquale e in concomitanza con la commemorazione di un martire (come Santo Stefano il 26 Dicembre). E’ anche il colore della collera e della violenza.
Apprezzato in Europa quanto in Asia e in molti altre nazioni, il rosso è un colore che, pur ricordando il sangue e il dolore, è considerato di buon auspicio.

VERDE – Spesso in coppia con il rosso, il verde è il secondo protagonista del Natale (cromaticamente parlando): alberi di natale, ghirlande, decoriazioni con foglie di pungitopo, costumi da elfo, … ; il verde invade le strade e i negozi e sembra la base perfetta per dare risalto a tutte le decorazioni.
Anche il verde gode di ottima reputazione ed è comunemente associato alla vita e alla giovinezza, alla natura e alla primavera, alla fortuna, alla felicità, al benessere e alla speranza; la chioma sempreverde delle conifere ha fatto sì che, sopratutto presso i celti, il verde fosse associato all’idea dell’immortalità. E’ un colore che, come l’azzurro o il blu, infonde sicurezza e calma e, per questo motivo, viene utilizzato anche in ambito medico nella speranza di stemperare l’ansia dei pazienti.
Il verde ha anche dei connotati negativi ed è associato al vizio capitale dell’Invidia, notoriamente, “descritta” verde come verdi sono molti rettili ritenuti, in passato, personificazione del demonio: motivo per cui questo colore è stato, a volte, associato anche all’idea del male o della cattiveria (basti pensare al sopracitato Grinch). Il verde è anche il colore della buona sorte che sorride ai giocatori d’azzardo ed è spesso associato alle finanze e al denaro.

ORO – L’oro è un metallo, e un colore, dagli innumerevoli significati: apprezzato fin dall’antichità esso è usato per indicare l’eccellenza o il più alto stato a cui poter aspirare.
L’oro è il colore di dei e re e, infatti, i Magi, giunti a Betlemme per onorare Gesù bambino, portano in dono anche dell’oro. Questo collegamento tra l’oro, la divinità e la sovranità è precedente alla nascita di Cristo e, durante il medioevo, l’oro diventa sinonimo di perfezione e la trasformazione di metalli “vili”, come ad esempio il piombo, in oro diventa l’ossessione degli alchimisti. Questa trasfigurazione, tuttavia, non è solamente chimica ma anche mentale e spirituale ed è volta a far diventare tutta la persona “oro”: qualcosa che, da vile, si sublima.
L’oro simboleggia non solo la divinità e la regalità, ma anche il sole (altro simbolo non solo messianico, ma anche religioso e politico) e il calore, la forza, l’abbondanza e, sopratutto nel mondo antico, era apprezzato per via della sua natura pura che lo rendeva adatto a ricoprire o decorare luoghi e oggetti di culto.
L’oro, tuttavia, è anche sinonimo di sfarzo e opulenza e, a volte, persino di cattivo gusto.

BIANCO – Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato un “Bianco Natale”: la neve, sebbene sempre più rara nelle nostre città, è uno degli ospiti d’onore di queste festività e, ammettiamolo, la vista di un bel paesaggio natalizio innevato farebbe sciogliere anche il più rigido e freddo dei cuori.
Il bianco è, per antonomasia, il colore della purezza, della bontà e della gentilezza ed è comunemente associato a qualcosa di benefico e di buono: l’alimentazione di un bambino comincia con l’allattamento, bianche sono le colombe (uccello foriero di pace e speranza) così come gli agnelli che, fin dalle favole di Esopo, si opponevano con il loro candore al lupo nero e cattivo.
Il bianco è anche il colore della verginità, delle spose e trasmette fiducia e speranza.
Tuttavia il bianco è anche un colore freddo che indica distacco ed isolamento e senso di smarrimento: il panico da “foglio bianco” è quello provato da tutti, almeno una volta, sui banchi di scuola. Inoltre il bianco può anche indicare noia, apatia e disinteresse per il mondo circostante.

ARGENTO – L’argento è decisamente meno diffuso dell’oro, ma non per questo è meno importante.
Se, in alchimia, l’oro è associato al sole e al principio maschile, l’argento è il colore della luna ed è solitamente vincolato al principio femminile. L’argento è anche il colore del Mercurio (altro metallo ed elemento della tavola periodico) e, forse proprio per via del suo legame con il celere messaggero degli déi, è il colore che meglio incarna l’idea della velocità e del dinamismo, non che della purezza, dell’indipendenza e della pace.
Decisamente meno nobile dell’oro (che rappresenta il piano spirituale del mondo), l’argento è considerato più “materiale” ed è spesso associato all’avidità e alla cupidigia: all’indomani della passione di Cristo, Giuda vende Gesù per 30 denari d’argento.

AZZURRO&BLU – L’azzurro e il blu, con le loro sfumature, non sono meno presenti nelle decorazioni natalizie dell’oro, del rosso o del bianco. Il blu è il colore del cielo e l’azzurro è il colore che la tradizione ha da sempre associato alla figura della Vergine Maria.
L’azzurro e il blu ci ricordano l’elemento dell’acqua, un bene prezioso e per tutte le forme di vita, e anche l’aria, senza la quale non potremmo vivere, il cielo e il paradiso.
L’azzurro è, come il verde, un colore capace di infondere pace e sicurezza e per questo è molto spesso usato per tinteggiare le sale d’attesa degli studi medici.
E’ il colore della serenità (nelle belle giornate il cielo è azzurro terso) e anche della libertà.
Il blu, invece, è il colore della notte e del mare e infonde, esattamente come l’azzurro, quiete e tranquillità perché associato a concetti rilassanti come il riposto notturno e il rumore delle onde.
Paese che vai credenza che trovi. Se il blu gode di ottima fama presso la maggior parte delle culture, lo stesso non si può dire dei paesi anglosassoni dove il blu è considerato il colore della tristezza: il Blue Monday è, infatti, considerato da tutti il giorno più triste dell’anno e nel film Pixar Inside Out il blu è il colore che caratterizza il personaggio di “Sadness”, ossia “Tristezza” nella versione italiana.

*Jo

Stelle, eroi, animali e vecchie conoscenze: l’etimologia dei nomi e dei cognomi della saga di Harry Potter (parte 1)

Un nome, si sa, non è mai solo un nome: nessuno, a meno che non abbia una spiccata vena ironica, chiamerebbe mai un prode cavaliere “Cippi” né userebbe un nome dolce e musicale come “Mussolina” (se non sapete cosa sia la mussolina vi lascio questo link) per un feroce drago.
Omen Nomen, dicevano gli antichi: nel nostro nome è contenuto il nostro destino e, per questo motivo, “battezzare” i personaggi del proprio romanzo non è mai un compito facile e, nonostante le fonti di ispirazione non manchino, non sempre trovare il nome perfetto è così facile.
Nella saga di J.K. Rowling troviamo un’infinità di personaggi e se per qualcuno indovinarne l’etimologia è abbastanza facile, per altri invece bisogna investigare un po’ per scoprirne non solo il significato ma anche lati del carattere non particolarmente tratteggiati nei romanzi.

HARRY POTTER“non ci sarà bambino nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome” diceva Minerva Mc Grannit nelle prime pagine di Harry Potter e la pietra filosofale e, in effetti, per un’intera generazione il nome Harry fa subito pensare al piccolo mago occhialuto. Il nome Harry deriva dal germanico Heimirich e si compone di due parti heim “casa/patria” and ric “guida”; nel corso dei secoli il nome è andato in contro ad una serie di varianti e se in Germania e in Italia il nome sopravvive in una forma abbastanza fedele all’originale, Heinrich ed Enrico, nei paesi anglosassoni e francofoni troviamo le varianti che più si avvicinano al nome del maghetto: Henri (Francia), Henry e Harry.
E il cognome? L’etimologia di Potter non è certa e, sebbene i più concordino sulla traduzione di “ceramica” o “inerente alla ceramica”; la stessa autrice ha spiegato di aver preso in prestito il cognome da uno dei suoi amici.

RONALD WEASLEY – Forse il secondo personaggio più famoso della saga: Ron, insieme alla sua numerosa famiglia, è la spalla di Harry Potter e lo accompagna ovunque gettando più di una volta il cuore oltre l’ostacolo per aiutare i propri amici.
Anche l’origine del nome Ronald (abbreviato Ron) è germanica, Ragnvaldr, e si compone di due parti regin “consiglio” and valdr “potente/valido”. Diffuso sopratutto nei paesi anglossassoni nelle varianti Ronald e Reynold, in Italia è presente come Rinaldo.
Il cognome Weasley, invece, è un chiaro riferimento alla donnola animale a cui, secondo la tradizione, è attribuita la capacità di guardare oltre alle apparenze smascherando così le falsità.

HERMIONE GRANGER – La streghetta più brillante della saga può vantare un nome tutt’altro che banale e ricco di storia. Nonostante Hermione de Un racconto d’Inverno di William Shakespeare, abbia privato la strega dell’esclusiva nel pantheon della letteratura inglese; le origini del nome sono ancora più antiche e risalgono alla mitologia classica.
Hermione, infatti, non è solo la figlia di Elena e Menelao, ma è anche la versione femminile di Hermes: il celebre messaggero degli dei e protettore di viaggiatori, scrittori, ladri (ricordiamo tutti la piccola incursione tra le scorte di Piton), oratori, atleti e mercanti.
Tuttavia, è analizzando il cognome del personaggio che emergono i dettagli più interessanti. Il cognome Granger è stato preso in prestito dal romanzo Fahrenheit 451 di Bradbury: l’autore statunitense affidò al suo Granger, un intellettuale ribelle, la guida di uno dei gruppi di dissidenti impegnati a salvare i libri.

ALBUS DUMBLEDORE – Amato ed odiato, Albus Silente (Dubledore nella versione originale) ha lasciato un segno nei nostri cuori e, almeno una volta, tutti noi lo avremmo voluto come preside… almeno prima di leggere il settimo romanzo.
La traduzione italiana è quanto mai lontana da quella inglese. Pur non essendoci una reale corrispondenza tra il cognome Dumbledore e una qualsiasi parola inglese, è possibile notare una certa assonanza con il termine Bumblebee: calabrone. Più di una volta, infatti, Albus Silente viene descritto mentre passeggia nervosamente su e giù borbottando tra sé e sé producendo un rumore simile a quello di un calabrone (o di un bombo) in volo: un personaggio tutt’altro che silente come invece lascia pensare la traduzione nostrana.

GILDEROY LOCKHART – Come dimenticare il pomposo e vanitoso professore di difesa contro le arti oscure? Gilderoy Lockhart (Allock) compare nel secondo capitolo della saga e, suo malgrado, si ritrova catapultato al centro dell’azione e sulla soglia della Camera dei Segreti.
Se in italiano la traduzione si è maggiormente concentrata sul cognome (da Lockhart ad Allock) giocando su una divertente assonanza tra il nome e la sua somiglianza con il termine allocco (considerato il meno brillante dei rapaci); la versione inglese pone l’accento sulla sua natura truffaldina ed opportunista.
Lockhart è composto da due parole lock “chiuso” e hart>heart “cuore”: un cuore chiuso tipico di una persona egocentica affatto interessata ad aiutare il prossimo.
Ancor meno lusinghiero, però, è il nome che deriva dal verbo inglese to gild “dorare”(un’azione ben diversa da to plate “placcare”) che allude a qualcosa di bello solo esteriormente.

ARGUS FILCH – Argus Filch, Gazza nella versione italiana, ha decisamente rivoluzionato l’idea del bidello trasformandolo da, amico di tutti gli scolari, a custode implacabile dei corridoi.
Il nome Argus è la versione latinizzata di Argo: un nome molto diffuso nella mitologia greca. Argo è, infatti, il nome della nave utilizzata da Giasone e dagli Argonauti per recuperare il vello doro, e anche il cane di Ulisse, l’unico membro della corte a riconoscere il padrone sotto mentite spoglie, porta questo nome.
Pur avendo tratti in comune con il fedele amico a quattro zampe del condottiero greco (la lealtà al proprio lavoro e la sua vocazione di custode del castello di Hogwarts), Argus Filch deve il suo nome ad Argo Panoptes: un gitante che, secondo il mito greco, era dotato di cento occhi il che lo rendeva, oltre che difficile da ingannare, sempre vigile e pronto ad intervenire.
Anche il cognome Filch, Gazza in italiano, non è stato scelto a caso: entrambe le traduzioni pongono l’accento sulla leggera cleptomania del personaggio che è solito requisire e rubacchiare tutti gli oggetti lasciati incostoditi o che non dovrebbero trovarsi ad Hogwarts. In inglese il verbo to filch significa appunto “rubacchiare” (per l’esattezza “rubacchiare e nascondere”) ed è usato per descrivere, tra le altre cose, l’attitudine delle gazze a ladrare oggetti brillanti per portarli nel proprio nido.

*Jo

Artigiani a Natale II Edizione

Che questo sia un Natale sopra dalle righe, ormai, è un dato di fatto: ma un’anomalia non è per forza sinonimo di “brutto” o “triste” e può trasformarsi in un’opportunità.
Con i centri commerciali chiusi e il rischio di creare assembramenti nei negozi, al tradizionale shopping natalizio si aggiunge una nuova preoccupazione (come se l’ansia di trovare il regalo perfetto non bastasse) e, alla fine, i più ripiegano sugli acquisti online negli store delle grandi marche.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, siamo andate a caccia di artigiani italiani: abbiamo ascoltato le loro storie e sbirciato tra le loro creazioni rimanendo, ogni volta, stupite ed entusiaste delle loro proposte.
Per dare una mano a questi veri e propri artisti, abbiamo deciso di allargare la proposta di Artigiani a Natale anche a piccoli imprenditori i cui prodotti non sono esclusivamente per veri Booklover. Pronti a conoscerli?

Lo shop di BiancaAndMe è un mondo di profumi e di colori. I suoi prodotti di bellezza sono interamente realizzati a mano, con prodotti di alta qualità e di origine italiana. Le ricette di Grazia sono stagionali e i saponi sono curati con attenzione per offrire al cliente un prodotto ottimo sia nelle componenti sia nella forma.

Avreste mai pensato che delle vecchie scatole di latta potessero diventare gioielli? Nemmeno noi. Eppure, FiordiLatta fa proprio questo: trasforma scatole in latta vintage in qualcosa di unico, inimitabile. Elisa regala nuova vita ad oggetti di recupero e, così facendo, crea collane, orecchini e bracciali che non solo sono incantevoli da vedere ma sono anche eco-sostenibili.

Lo shop di Manuche è una vera gioia per gli occhi di chi, come quasi tutti i booklover, ama la carta e il vintage. Taccuini, stampe, bookjournal, agende e ricettari sono solo alcuni dei numerosi prodotti nati dalla passione di Emanuela per la fotografia, il design e l’artigianato. Ciascun articolo è frutto di un lavoro attento e dettagliato, rispettoso dell’ambiente e del nostro ecosistema: la carta utilizzata da Manuche è tutta riciclata e le rilegature sono realizzate in cotone organico e lana sarda di altissima qualità.

Per un Booklover non esiste gioia più grande che possedere un segnalibro, o meglio ancora più di uno, ispirato al proprio libro preferito! Su PendragonsShop potrete trovare cartoline, spille, shopping bag e segnalibri per tutti i gusti ideati dalla mente di Oreste. Dedicati sia a romanzi sia a film o serie TV, sarà impossibile non trovare qualcosa che possa soddisfare i gusti dei vostri amici e parenti!

Acquistare dagli artigiani non è solamente un aiuto concreto all’economia del nostro paese, ma è anche garanzia di qualità ed originalità.
Il più delle volte, infatti, si ha la certezza di comprare e regalare un pezzo unico e si sostiene la fantasia e la creatività di persone coraggiose e di talento il cui lavoro, purtroppo, spesso rischia di essere bisfrattato o relegato a semplice passatempo.

*Volpe&Jo