Il cavaliere del giglio

IL CAVALIERE DEL GIGLIO

Autore: Carla Maria Russo
Casa editrice: Pickwick
Anno: 2007

.: SINOSSI :.

1216. Firenze è dilaniata dalla guerra civile: guelfi contro ghibellini, papato contro impero. Feroci battaglie si consumano di casa in casa. Le torri pullulano di argani e catapulte, pronti a scagliare massi sui tetti. Pur di sopraffarsi, le fazioni lanciano pece infuocata sulle dimore degli oppositori. La città brucia e il sangue scorre copioso nelle strade. Tra i combattenti spicca un valoroso condottiero, un brillante capo politico, un uomo d’onore: è il giovane Farinata degli Uberti, erede di una delle più potenti casate del Giglio. E’ proprio Farinata a guidare le truppe fiorentine contro Siena, l’acerrimo nemico di sempre, e a condurle al trionfo da una situazione che pareva disperata. E’ lui a far garrire i gonfaloni del Giglio sul colle di fronte a Siena e infine a risparmiare l’odiata città, per evitare all’Italia centrale un altro inutile spargimento di sangue. O forse quel gesto magnanimo è dipeso dal fatto che l’impavido guerriero, lo stratega di ghiaccio, durante la battaglia più feroce, ha conosciuto l’unica donna in grado di tenergli testa, la bella Adeleta, senese, che invece di fuggire dal nemico e rinchiudersi tra le mura come altre donne della città, ha reciso la sua chioma dorata, ha impugnato le armi e ha combattuto strenuamente fino alla fine, fino alla resa. Due anime fiere e combattive, seppur separate dalla guerra, non potevano che incontrarsi e amarsi per sempre. Ma il più grande amore di Farinata resta Firenze. Egli sarà l’unico, dopo il massacro di Montaperti, a schierarsi in sua difesa, per impedire che venga rasa al suolo dai senesi, cancellata dal mondo per evitare altre lotte. La vita intensa di un uomo dai valori forti, figura eroica della Commedia dantesca.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho acquistato Il cavaliere del giglio come tappabuchi dopo che, partita per le vacanze, mi sono accorta di aver lasciato il libro in lettura nella borsa della piscina.
Erano anni che non mi dedicavo alla narrativa storica e, nonostante durante gli anni del liceo io abbia letteralmente divorato i romanzi di Manfredi, questo genere non è mai riuscito ad appassionarmi. Almeno fino ad oggi.
Lo stile della Russo non è facile da definire e la sua prosa è un ibrido di suggestioni romanzesche e rigori da cronaca.
L’aggettivazione è avara e lascia il lettore a bocca asciutta, costringendolo ad immaginare, capitolo per capitolo, il palcoscenico su cui si muovono i personaggi.
Ciò che manca alla descrizione delle ambientazioni è impegnato nella caratterizzazione dei protagonisti che riescono ad accattivarsi, nel giro di poche righe, la simpatia o il disprezzo del lettore.
L’uso della lingua è ricercato senza essere posticcio e la scelta del registro è coerente con il contesto storico e ben si accorda con le citazioni dantesche incastonate tra un capitolo e l’altro.

Il voto è un più che meritato 10/10.
Ho adorato questo romanzo dalla prima all’ultima pagina e ho faticato non poco, costretta dal lavoro o dall’ora tarda, ad abbandonare Farinata nel bel mezzo di un comizio o di una battaglia.
Nonostante i capitoli non siano brevi, il ritmo è ben cadenzato e si fa più incalzante capitolo dopo capitolo; la sensazione che si ha è quella di una prospettiva che si allarga poco a poco seguendo il graduale coinvolgimento di Farinata, e di suo fratelli Neri, nelle vicende di Firenze e della Toscana medievale contesa tra Guelfi e Ghibellini, tra l’imperatore e il Papa.
Consiglio questo romanzo agli amanti del romanzo storico e a quanti sono alla ricerca di un romanzo ben scritto in cui una trama avvincente è degnamente supportata da un uso magistrale della lingua italiana.

*Jo

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