Spooky Giveaway feat @its_ladysofia

Buongiorno a tutti, lettori! Non era un mistero che stessimo organizzando qualcosa di magico per festeggiare il traguardo dei 3000 follower!
Questo #Giveaway è stato organizzato in collaborazione con @its_ladysofia

Volete partecipare? Ecco le poche, semplici regole da seguire:

– segui @its_ladysofia e @arcadialoscaffalesullalaguna (mi raccomando, no follow/unfollow, che tanto ce ne accorgiamo)
– commenta scrivendo “partecipo” e taggando tre amici che potrebbero essere interessati.
– Condividi il post nelle storie taggando sia @arcadialoscaffalesullalaguna sia @its_ladysofia

Il Giveaway comincia oggi, sabato 31.10.2020, e terminerà sabato 7.11.2020 alle ore 23:59.

Il premio è un regalo, il suo valore è minimo, come da legislazione. Per partecipare bisogna avere almeno 13 anni ed avere un indirizzo in Italia.
L’estrazione avverrà in modo casuale con random.org alle ore 12.00 di domenica 8.11.2020

Né Instagram né altre organizzazioni a scopo di lucro hanno sponsorizzato o finanziato questo Giveaway il cui fine è il divertimento e non una sponsorizzazione commerciale. Il premio è un regalo e nessuna spesa è a carico del vincitore

*Volpe&Jo feat @its_ladysofia

La metamorfosi

LA METAMORFOSI

Autore: Franz Kafka
Anno di edizione: 2007
Casa editrice: Bur

.: SINOSSI :.

Cosa si prova a svegliarsi una mattina trasformati in orrendi scarafaggi? Non si può sfuggire a questa domanda, leggendo le prime righe della Metamorfosi, tra le più folgoranti e memorabili della letteratura europea. La descrizione piana e minuziosa del gigantesco insetto, con la sua corazza dura e nera, le zampette che si dimenano, non risparmia orrore e angoscia al protagonista e al lettore. Così questo romanzo, diventato uno del simboli del Novecento, apre a un confronto serrato col dolore, con la violenza, con l’esclusione. Nel commesso viaggiatore Gregor Samsa, che sogna la felicità e scopre l’indifferenza, c’è tutta la tragica condizione dell’uomo contemporaneo

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E’ difficile riuscire a formulare un giudizio su un testo così complicato, interessante e stimolante che si apre a diverse interpretazioni.
Quel che è certo è che Kafka ha impresso sulla carta uno stato d’animo, un’esperienza emotiva in cui chiunque si possa riconoscere: mostra ai suoi lettori l’infelicità, l’insoddisfazione e la rassegnazione di chi si sente inutile.

Come molti autori, Kafka sceglie la tecnica narrativa della allegoria: prende questo sentimento in mano e lo plasma fino a farlo diventare una vera e propria caratteristica fisica del suo protagonista. Gregor Samsa è uno scarafaggio perché tale si è sempre sentito.
Inquietante e quasi incredibile è la rassegnazione con cui Samsa accoglie questa novità: lungi dall’essere sconvolto per essersi svegliato nel corpo di un lepidottero, la sua prima preoccupazione è per il lavoro, per il denaro, per la famiglia che ora dovrà cavarsela senza più il suo preziosissimo aiuto.
Un’interessante interpretazione che ho letto spulciando su internet, e che purtroppo non riesco a ritrovare, è che questi elementi definiscano La metamorfosi come una feroce critica al capitalismo e al consumismo. A mio avviso, questa idea è da tenere in considerazione, ma credo che la vicenda raccontata da Kafka sia molto più personale e che il sentimento di inutilità provato da Gregor nasca direttamente dall’insoddisfazione che Kafka provava nel rapportarsi con il padre.

Non solo Gregor risulta un personaggio intrigante per il significato che nasconde, ma tutta la famiglia Samsa stimola il lettore a cercare un perché. Ciascun componente accoglie la strana novità con sentimenti contrastanti: la madre è divisa tra l’amore incondizionato per il figlio e la paura; il padre è colmo di ribrezzo e disperazione; la sorella, forse il personaggio più strambo, è divisa tra l’assoluta necessità di rendersi utile e la volontà di sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
La lettura è scorrevole, anche se personalmente ho trovato la traduzione un po’ ostica in alcuni punti. Avrei preferito una introduzione, la mia era di Giuliano Baioni, un po’ più chiara ed esplicativa.

E’ sempre complicato dare una votazione a testi che ci hanno colpito molto, per correttezza mi limito a consigliare il racconto, senza però etichettarlo affibbiandogli un numero.

*Volpe

In musica suonano meglio

IN MUSICA SUONANO MEGLIO

Autore: Paolo Colombo
Casa editrice: Abeditore
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Esistono numerosi vocaboli che posseggono significati diversi nell’accezione musicale e nel lessico quotidiano. Chissà per quale disegno del destino, spesso questi termini risultano positivi nel contesto musicale, ma negativi altrove. Parole come rubato, ictus, capriccio, distorsione, frottola, ritardo, imbroglio, indubbiamente detengono un nobile significato in musica, mentre nel discorso quotidiano rimandano a nefandezze di ogni genere. Da qui lo spunto per un divertente ricamo, spesso paradossale, qua e là irriverente, creato con la sovrapposizione delle diverse accezioni. Una lettura leggera.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Attirata dalla sinossi, dalla splendida copertina e speranzosa di riuscire a farmi una, seppur modesta, cultura musicale, ho acquistato questo breve volumetto con aspettative altissime.

Purtroppo, come spesso succede quando si ripone troppa fiducia in qualcosa di totalmente sconosciuto, sono rimasta insoddisfatta.
Il libro si propone di analizzare alcuni termini che in musica hanno un significato positivo mentre nel linguaggio comune hanno, o per meglio dire dovrebbero avere, un senso negativo. Ecco, il problema principale è che l’autore non fa quello che si è prefissato come obiettivo
Pur trattandosi effettivamente di un piccolo dizionario di termini musicali, le differenze tra il linguaggio della musica e il linguaggio quotidiano sono quasi del tutto assenti oppure i nessi tra i due usi sono facilmente intuibili anche a chi, come me, è assolutamente ignorante in materia musicale.

Ogni vocabolo è accompagnato da una “spiegazione” dell’autore che non è altro che un commento dai toni forzatamente divertenti che crea doppi sensi infantili (vi lascio intuire quali interessanti cose avesse da dire sul termine “sega” o “bocchino”) o attacchi più o meno randomici alla politica italiana.
Il risultato è che sembra di avere tra le mani un libro scritto da un adulto che prova a fingersi un ragazzino e che, nel tentativo di scatenare una risata, risulta solo un molto triste.

Onestamente non sarei in grado di dare più di un 5/10 a questo volume. Salvo in toto la parte strettamente informativa, che poi è un mero copia-incolla dal dizionario, e metto invece alla gogna i commenti che ho trovato inappropriati e spesso assolutamente ridicoli. Avrei di gran lunga preferito che le riflessioni dell’autore fossero una spiegazione, magari ricca di aneddoti, del come quella determinata parola si sia conquistata un posto nel linguaggio musicale: insomma, avrei dato più valore alla qualità dei commenti rispetto che alla quantità dei vocaboli.
Una nota di merito va all’editore che ha saputo dare una veste meravigliosa al libro: come sempre la stampa è ottima e il volume è di una certa qualità, almeno dal punto di vista fisico. Io sono una grandissima fan di Abeditore, che ha un catalogo che giudico davvero ottimo, ma con questo libro hanno davvero toppato.

*Volpe

Il cavaliere del giglio

IL CAVALIERE DEL GIGLIO

Autore: Carla Maria Russo
Casa editrice: Pickwick
Anno: 2007

.: SINOSSI :.

1216. Firenze è dilaniata dalla guerra civile: guelfi contro ghibellini, papato contro impero. Feroci battaglie si consumano di casa in casa. Le torri pullulano di argani e catapulte, pronti a scagliare massi sui tetti. Pur di sopraffarsi, le fazioni lanciano pece infuocata sulle dimore degli oppositori. La città brucia e il sangue scorre copioso nelle strade. Tra i combattenti spicca un valoroso condottiero, un brillante capo politico, un uomo d’onore: è il giovane Farinata degli Uberti, erede di una delle più potenti casate del Giglio. E’ proprio Farinata a guidare le truppe fiorentine contro Siena, l’acerrimo nemico di sempre, e a condurle al trionfo da una situazione che pareva disperata. E’ lui a far garrire i gonfaloni del Giglio sul colle di fronte a Siena e infine a risparmiare l’odiata città, per evitare all’Italia centrale un altro inutile spargimento di sangue. O forse quel gesto magnanimo è dipeso dal fatto che l’impavido guerriero, lo stratega di ghiaccio, durante la battaglia più feroce, ha conosciuto l’unica donna in grado di tenergli testa, la bella Adeleta, senese, che invece di fuggire dal nemico e rinchiudersi tra le mura come altre donne della città, ha reciso la sua chioma dorata, ha impugnato le armi e ha combattuto strenuamente fino alla fine, fino alla resa. Due anime fiere e combattive, seppur separate dalla guerra, non potevano che incontrarsi e amarsi per sempre. Ma il più grande amore di Farinata resta Firenze. Egli sarà l’unico, dopo il massacro di Montaperti, a schierarsi in sua difesa, per impedire che venga rasa al suolo dai senesi, cancellata dal mondo per evitare altre lotte. La vita intensa di un uomo dai valori forti, figura eroica della Commedia dantesca.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho acquistato Il cavaliere del giglio come tappabuchi dopo che, partita per le vacanze, mi sono accorta di aver lasciato il libro in lettura nella borsa della piscina.
Erano anni che non mi dedicavo alla narrativa storica e, nonostante durante gli anni del liceo io abbia letteralmente divorato i romanzi di Manfredi, questo genere non è mai riuscito ad appassionarmi. Almeno fino ad oggi.
Lo stile della Russo non è facile da definire e la sua prosa è un ibrido di suggestioni romanzesche e rigori da cronaca.
L’aggettivazione è avara e lascia il lettore a bocca asciutta, costringendolo ad immaginare, capitolo per capitolo, il palcoscenico su cui si muovono i personaggi.
Ciò che manca alla descrizione delle ambientazioni è impegnato nella caratterizzazione dei protagonisti che riescono ad accattivarsi, nel giro di poche righe, la simpatia o il disprezzo del lettore.
L’uso della lingua è ricercato senza essere posticcio e la scelta del registro è coerente con il contesto storico e ben si accorda con le citazioni dantesche incastonate tra un capitolo e l’altro.

Il voto è un più che meritato 10/10.
Ho adorato questo romanzo dalla prima all’ultima pagina e ho faticato non poco, costretta dal lavoro o dall’ora tarda, ad abbandonare Farinata nel bel mezzo di un comizio o di una battaglia.
Nonostante i capitoli non siano brevi, il ritmo è ben cadenzato e si fa più incalzante capitolo dopo capitolo; la sensazione che si ha è quella di una prospettiva che si allarga poco a poco seguendo il graduale coinvolgimento di Farinata, e di suo fratelli Neri, nelle vicende di Firenze e della Toscana medievale contesa tra Guelfi e Ghibellini, tra l’imperatore e il Papa.
Consiglio questo romanzo agli amanti del romanzo storico e a quanti sono alla ricerca di un romanzo ben scritto in cui una trama avvincente è degnamente supportata da un uso magistrale della lingua italiana.

*Jo

Ascoltami ora

Autore: Maricla Pannocchia

.: SINOSSI :.

Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” è un libro che sa di vita, un insieme di storie che conducono il lettore nel mondo dell’oncologia pediatrica. La prefazione è a cura di Maricla Pannocchia (fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro), un’esauriente introduzione per il pubblico alla realtà del cancro in età pediatrica. Il testo è un viaggio emozionante all’interno delle storie di bambini, ragazzi e famiglie che hanno vissuto la realtà del cancro pediatrico. I diritti del libro, uniti alle campagne di crowdfunding collegate, sono devoluti ai progetti di sensibilizzazione dell’Associazione Adolescenti e cancro e al progetto a Pristina (Kosovo) della fondazione Cure2Children ONLUS.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il libro che Maricla ci ha gentilmente offerto da recensire è un testo davvero unico. Nato come volume di accompagnamento per una mostra fotografica organizzata dall’associazione “Adolescenti e Cancro” di cui Maricla è fondatrice e presidentessa, il libro è una raccolta di vite.
In queste poche pagine sono raccolte, con cura e attenzione, le vite di bambini e ragazzi che si trovati a lottare strenuamente contro il cancro: alcuni possono raccontare la propria esperienza facendo sentire la propria voce, altri hanno bisogno di quella di genitori, amici o parenti perché non ci sono più.
Sono storie di chi resiste e va avanti nonostante la tremenda paura della morte, di ha qualcosa da insegnare ai suoi cari nonostante la malattia. 
Ho trovato giusto che di queste persone venissero indicati solo nome ed età. Oltre che per soddisfare una questione di privacy, che è sacrosanta, trovo che questo espediente abbia anche avuto un secondo e importantissimo risultato: possiamo immedesimarci in ciascuno di loro, oppure vedere nelle loro storie e nelle loro parole qualcosa che un giorno potrebbe, purtroppo e per sfortuna, capitare a noi o ai nostri cari. E’ da questa personale impersonalità che si deduce quanto sia importante aiutare la ricerca: se riusciamo a capire che non sono cose che capitano solo “agli altri” ma che potrebbero capitare anche a noi, ecco che ci si sente immediatamente più coinvolti.

Ciò che mi ha davvero colpita, al di là delle toccanti storie di questi ragazzi che sono e restano comunque la parte più importante del manoscritto, è la prima sezione. Maricla, con tono semplice e quasi didattico, racconta a noi lettori la realtà di come viene affrontata la malattia da bambini ed adolescenti: tristemente, si viene a scoprire che la ricerca è ancora molto indietro e che essendo per la maggior parte malattie considerate “molto rare” le percentuali di sopravvivenza sono davvero lasciate al caso o, per meglio dire, alla forza e alla resistenza di questi ragazzi unita alla capacità di questo o quel medico.
E’ un libro che lascia una grandissima amarezza da questo punto di vista, ma regala anche speranza e sprona ad una azione collettiva ed immediata: sì, è vero, la ricerca è molto indietro ma potrebbe avanzare anche grazie al nostro contributo.

Come specificato nella sinossi, i proventi ricavati dalla vendita saranno utilizzati per finanziare le attività dell’associazione, raccontate nel dettaglio da Maricla stessa nella sua introduzione, e per aiutare Cure2Children il cui aiuto è descritto sia da Maricla sia dalle tenere parole di una ragazza che grazie a loro può ancora vivere.
Onestamente, dare un voto a questo libro sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha vissuto in prima persona le esperienze qui riportate. Posso solo limitarmi a consigliare caldamente questo testo a chiunque: non ci sono sensibilità che tengano, qui si parla di malattie e di vite riparate oppure spezzate.
Il libro di Maricla ha moltissimi punti di forza e nessun difetto.

Di seguito, vi lascio il link per l’acquisto ricordandovi che tutti i proventi saranno domani alle associazioni “Adolescenti e cancro” e “Cure2Children”: https://www.associazioneaurora.eu/prodotto/ascoltami-ora-di-maricla-pannocchia/

*Volpe.

La guerra dei Papaveri

LA GUERRA DEI PAPAVERI

Autore: R.F. Kuang
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

Orfana, cresciuta in una remota provincia, la giovane Rin ha superato senza battere ciglio il difficile esame per entrare nella più selettiva accademia militare dell’Impero. Per lei significa essere finalmente libera dalla condizione di schiavitù in cui è cresciuta. Ma la aspetta un difficile cammino: dovrà superare le ostilità e i pregiudizi. Ci riuscirà risvegliando il potere dell’antico sciamanesimo, aiutata dai papaveri oppiacei, fino a scoprire di avere un dono potente. Deve solo imparare a usarlo per il giusto scopo…

Rin ha passato a pieni voti il kējǔ, il difficile esame con cui in tutto l’Impero vengono selezionati i giovani più talentuosi che accadranno a studiare all’Accademia. Ed è stata una sorpresa per tutti: per i censori, increduli che un’orfana di guerra della provincia di  potesse superarlo senza imbrogliare; per i genitori affidatari di Rin, che pensavano di poterla finalmente dare in sposa e finanziare così la loro impresa criminale; e per la stessa Rin, finalmente libera da una vita di schiavitù e disperazione. Il fatto che sia entrata alla Sinegard – la scuola militare più esclusiva del Nikan – è stato ancora più sorprendente. Ma le sorprese non sono sempre buone. Perché essere una contadina del Sud dalla pelle scura non è una cosa facile alla Sinegard. Presa subito di mira dai compagni, tutti provenienti dalle famiglie più in vista del Paese, Rin scopre di avere un dono letale: l’antica e semileggendaria arte sciamanica. Man mano che indaga le proprie facoltà, grazie a un insegnante apparentemente folle e all’uso dei papaveri da oppio, Rin si rende conto che le divinità credute defunte da tempo sono invece più vive che mai, e che imparare a dominare il suo potere può significare molto più che non sopravvivere a scuola: è forse l’unico modo per salvare la sua gente, minacciata dalla Federazione di Mugen, che la sta spingendo verso il baratro di una Terza guerra dei papaveri. Il prezzo da pagare, però, potrebbe essere davvero troppo alto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ed eccoci qua a recensione in via definitiva La guerra dei papaveri libro approdato nelle librerie di tutta Italia proprio oggi. Per prima cosa, ringraziamo la casa editrice Mondadori per averci offerto una copia gratuita in anteprima chiedendoci in cambio solo “una recensione che più vera non si può”.
La guerra dei Papaveri è un libro che, a mio giudizio, ha tanti punti di forza ma anche tanti punti deboli: cercherò di sviscerarli tutti al meglio in modo che i futuri lettori abbiano un’idea chiara del libro che stanno per leggere.

Sebbene il romanzo non rientri, a mio avviso, pienamente nella categoria Young Adult, ha molti punti in comune con questo genere. In primo luogo, la protagonista, Rin, è molto giovane e il lettore assiste nelle prime pagine del romanzo alla sua scalata da povera orfana di guerra destinata ad un matrimonio combinato ad essere ammessa alla più prestigiosa accademia del paese. Quello che ho apprezzato di questa prima conquista di Rin, è stato che la protagonista si sia oggettivamente impegnata, per altro mostrando un po’ a noi lettori occidentali l’esagerazione della cultura asiatica per lo studio, per passare l’esame di ammissione: l’opportunità non le è caduta tra le mani come un meritato dono divino.
Un altro punto che fa scivolare il romanzo verso lo Young Adult sono le origini della protagonista che la rendono in qualche modo speciale rispetto agli altri personaggi.
Ciò che distanzia il romanzo dalla categoria Young Adult è invece la massiccia presenza di personaggi adulti con un ruolo importante (personaggi che, per esempio, in Hunger Games; Divergent, Trono di Ghiaccio o Una corte di Rose e Spine hanno solo ruoli marginali o forzatamente malvagi); la mancanza di un triangolo amoroso (per fortuna!) e il fatto che la protagonista non sia del tutto infallibile: Rin sbaglia, come facciamo tutti, e questo la rende un po’ più simpatica al lettore.

Il romanzo è diviso in tre parti, le prime due le ho trovate interessanti e coinvolgenti, mentre la terza secondo me è stata un flop totale: con la descrizione eccessivamente sbrigativa di una guerra, l’autrice riempie il lettore di dettagli macabri. Sebbene io abbia sopportato piuttosto bene le scene di violenza, che invece hanno infastidito altri lettori e che probabilmente rendono il romanzo adatto ad un pubblico leggermente più navigato rispetto che degli adolescenti, ho trovato assolutamente esagerato e ingiustificabile il finale che l’autrice ha scelto per Rin.

Uno dei punti di forza più grandi di questo romanzo è il world building: Kuang crea un mondo che ricalca la realtà asiatica e porta i suoi lettori alla scoperta delle tradizioni, delle leggende e degli eroi della sua cultura. Il romanzo può essere letto come una allegoria storica: non sarà difficile per il lettore leggerne dei riferimenti alla prima e alla seconda guerra mondiale. Interessante è stata anche l’intenzione dell’autrice di trattare il tema del razzismo: ragazza dalla pelle scura, Rin è costantemente vittima di pregiudizi e razzismo da parte sia dei compagni di accademia, sia da uno dei professori.

Alcuni dei personaggi, per esempio Jiang, Chagan o Altan, mi sono piaciuti davvero molto soprattutto perché l’autrice li ha caratterizzati molto bene sia nei loro lati positivi sia soprattutto in quelli negativi. Rin, invece, soffre del complesso del protagonista: avendo la maggior attenzione del lettore, a volte sembra essere forzata a fare cose esagerate per mostrare di essere l’assoluto centro della storia.

In conclusione, non posso dire né di aver adorato il romanzo, né di averlo odiato. Il mio voto è un 7.5/10.
Per quanto mi riguarda, il mondo creato da Kuang vale la lettura del romanzo: consiglio dunque il libro agli amanti della storia asiatica o a chi, come me, è curioso riguardo alla spiritualità e allo sciamanesimo.
La scrittura dell’autrice è molto buona, mi hanno colpita in particolar modo le descrizioni che, a tratti oniriche, trascinano il lettore verso un mondo nuovo, diverso e particolare.
Per me, il romanzo era troppo lungo. So che può sembrare un commento strano da fare, ma credo siano successe troppe cose e troppo in fretta: forse diminuire la quantità degli avvenimenti in favore di un maggior approfondimento dei numerosi personaggi e del contesto, avrebbe giovato al libro.

*Volpe

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO

Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
Casa Editrice: Edizioni e/o
Anno di pubblicazione: 2001

.: SINOSSI :.

l breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino annovera vie che hanno il sapore delle favole: Rue Bleue, Rue de Paradis. Il quartiere dove abita l’adolescente Mose detto Momo, è pieno di vita e di luce, percorso da un’animazione popolare colorita e gaia, proprio l’opposto dell’appartamento in cui Momo vive con un padre, perennemente immerso nella penombra, eccettuato per il cono di luce serale che avvolge l’avvocato, senza affari e senza moglie, intento a leggere uno dei ponderosi volumi. Nonostante l’atmosfera pesante di una casa dalla quale l’amore sembra fuggito, Momo è un ragazzo dallo spirito aperto e curioso, ferito dalle accuse del padre e dalla sua indifferenza ma capace di reagire con una serie di spensierate trasgressioni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un racconto che, pur essendo per adulti, ha il sapore di una Favola. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano è coinvolgente nella sua semplicità: non pretende di insegnare niente a nessuno, presenta semplici verità di amore e tenerezza.
La trama è la complessa, eppure semplicissima, storia di amicizia tra un adolescente ebreo e il titolare della drogheria di quartiere, un musulmano. La frequentazione tra Momo e Monsieur Ibrahim inizia un po’ per caso: i due iniziano a parlarsi scambiandosi con “una frase al giorno”, scambiandosi domande che richiedono ventiquattro ore per ottenere una risposta.
Lentamente, la vita di Momo scivola verso un abisso dal quale il ragazzino riesce a riemergere grazie all’affetto e all’amicizia di Monsieur Ibrahim.

Per me, il racconto vale un 8/10.
Lo stile di scrittura è molto semplice, senza fronzoli. L’autore riesce a trattare temi come l’Olocausto, la morte, l’aldilà e, in un certo senso, anche l’abbandono, con estrema delicatezza. Tutto è accennato, ma niente viene approfondito: questo forse è il difetto più grande di questo racconto.
Schmitt porta davanti ai suoi lettori un sogno: non obbliga nessuno ad essere d’accordo con lui, né tantomeno a capire. Ciascuno può trarre dalla lettura le proprie conclusioni.
La pecca più grande? L’autore ha scritto moltissimi racconti che vengono venduti separatamente tutti a quasi dieci euro l’uno: acquistarli tutti è molto oneroso.

*Volpe

La setta degli alchimisti

LA SETTA DEGLI ALCHIMISTI

Autore: Fabio Delizzos
Casa editrice: Newton Compton
Anno: 2010

.: SINOSSI :.

Bologna, 1699. Francesco Carbonelli, il più grande alchimista vivente, viene imprigionato e torturato dall’Inquisizione, perché rinneghi le sue pratiche diaboliche. Per ordine del cardinale Ravelli avrà salva la vita, ma in cambio dovrà produrre oro per la sua avidità. Mancano pochi giorni a Natale. Il celebre Gaspar Sanz, prete enigmatico, gran chitarrista e compositore, arriva a Bologna con la missione segreta di trovare e liberare Carbonelli. E, soprattutto, proteggerlo dai sicari della Confraternita dei Confortatori, una setta di uomini folli e pronti a tutto, interessati non alle verità della fede, ma a carpire agli alchimisti il segreto dell’immortalità.
Roma, oggi. Avvolto nel mistero, celato in innumerevoli leggende, il potere degli alchimisti di tramutare il metallo vile in oro e ottenere l’elisir della vita eterna si è tramandato attraverso i tempi bui del Medioevo ed è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Forse gli alchimisti sono ancora tra noi…
Dai tetri laboratori sotterranei alle celle degli aguzzini dell’Inquisizione, tra alambicchi e formule alchemiche, intrighi di corte e crudeli omicidi, La setta degli alchimisti è un thriller mozzafiato, che illumina gli scenari più bui dell’Italia esoterica del passato e del presente.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro interessante che prende vita a metà tra il passato e il presente.
Giocando con l’idea della pietra filosofale e della vita eterna, tanto cara agli alchimisti dal medioevo fino ad oggi, Delizzos costruisce una trama difficile da districare e ricca di colpi scena.
Personalmente, sia per stile sia per contenuto, ho preferito la parte del romanzo ambientata nel 1699. Ho trovato che la trama che prende vita ai giorni nostri fosse un po’, passatemi il termine, pigra: basandosi unicamente su quello che accadeva nella parte del libro ambientata passato, non regalava nulla al lettore se non una grandissima confusione. In uno dei capitoli finali, per esempio, l’autore ha inserito un avvenimento sconcertante che però è stato dimenticato nel giro di poche righe e senza alcuna ragione, e che non ha minimamente influito sulla conclusione del romanzo. Ho apprezzato, invece, l’interpretazione che l’autore dà della Pietra Filosofale.
Passando poi ad una analisi dei personaggi, ho trovato di nuovo il lavoro fatto sui protagonisti del 1699 molto più profondo e accurato: Gaspar Sanz, Maddalena e gli alchimisti sono decisamente più interessanti rispetto a Fosco la cui elezione a “prescelto” appare totalmente casuale.

In generale, il mio voto per il romanzo è 7,5/10. Non è un romanzo che resterà nella rosa dei miei preferiti, ma alcune parti erano davvero interessanti e fantasiose e le ho lette proprio con gusto.
Lo stile è molto buono: il romanzo è scritto davvero bene, le parole sono scelte con cura e nel complesso la narrazione è interessante e coinvolgente. E’ un libro che si legge in poco tempo e viene voglia di sapere come continua.
Per correttezza, segnalo che alcuni capitoli, incentrati sulle torture, sono un po’ forti, dunque tenetene conto se decidete di iniziare questa lettura. Personalmente non mi hanno minimamente infastidita, ma ho notato che parecchie recensioni lamentavano la presenza di scene troppo crude.
Lo consiglio agli amanti dei gialli, dei thriller e dell’alchimia.

*Volpe