Il libro della vita e della morte

IL LIBRO DELLA VITA E DELLA MORTE

Autore:  Deborah Harkness
Anno:  2011
Editore:  Piemme

.: SINOSSI :.

Quando Diana Bishop, una giovane storica studiosa di alchimia, scopre nella Bodleyan Library di Oxford un antico manoscritto che vi era rimasto celato per secoli, non si rende conto di aver compiuto un gesto decisivo per la sua vita. Discendente da una stirpe di streghe, Diana aveva sempre cercato di vivere una vita normale, da cui la magia era rigorosamente bandita. Ma ora sente che il potere del manoscritto è più forte di ogni sua decisione e, nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a metterlo da parte. Diana però non è la sola ad avvertirne con prepotenza l’attrazione. Perché le streghe non sono le uniche creature ultraterrene che vivono a fianco degli umani: ci sono anche demoni, fantasiosi e distruttivi, e vampiri, eternamente giovani; e tutti sono interessati alla scoperta di Diana. Uno in particolare si distingue dagli altri, Matthew Clairmont, un vampiro, professore di genetica appassionato di Darwin. Il cui interesse per il manoscritto viene presto superato da quello per la giovane strega. Insieme intraprendono il viaggio per sviscerare i segreti celati nell’antico libro. Ma l’amore che nasce tra loro, un amore proibito da leggi radicate nel tempo, minaccia di alterare il fragile equilibrio esistente tra le creature e gli umani, scatenando un conflitto che può avere conseguenze fatali.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Scritto cavalcando l’onda generata dai vampiri della Meyer, la Trilogia delle Anime offre ai lettori un fantasy contemporaneo in cui storia, romanticismo ed elementi fantastici si fondono in un intreccio convincente che soddisfa tanto gli amanti di streghe e vampiri quanto gli appassionati di storia e di filologia.
L’ambientazione, dopo tanta letteratura ambientata oltreoceano, è Europea e Oxford fa da cornice a una trama matura e tutto sommato avvincente che ha, come unica nota negativa, la scelta dei due protagonisti.
La storia è narrata in prima persona dal personaggio femminile Diana Bishop, che fin dalle prime pagine, riesce a risultare antipatico e contraddittorio.
Piccola enfant prodige, la strega viene  presentata come l’erede di una delle dinastie magiche più antiche e potenti del nuovo mondo e sfoggia un curriculum filologico e linguistico da far invidia a J.R.R. Tolkien; nonostante faccia parte di una delle schiatte più illustri della comunità magica, la  giovane precisa e ribadisce a più riprese il suo rifiuto per la magia, salvo poi utilizzarla a poche pagine dall’inizio del romanzo per una motivo piuttosto sciocco.
Altro tratto caratteristico e, alla lunga noioso, è la sua capacità di possedere e saper utilizzare ogni tipo di potere magico immaginabile: dal controllo degli elementi, alle visioni mistiche per finire con la capacità di piegare il tempo e lo spazio per passeggiate tra il passato, il presente e il futuro.
Basta quindi terminare il primo capitolo per capire di avere davanti una Mary Sue ritagliata seguendo perfettamente i contorni della sagoma che, nonostante la sua ribadita intelligenza, riesce a sorprendere con commenti e scelte non solo insensati, ma piuttosto inutili e volti soltanto a creare situazioni completamente prive di pathos e appositamente studiare per alimentare la storia d’amore tra Diana e il misterioso Matthew Clairmont.
Matthew Clairmont è la controparte maschile della storia ed è la prova scritta che “Dio li fa e poi li accoppia”. Con un comportamento sempre in bilico tra l’amante premuroso e lo stalker: Matthew è un vampiro centenario che nella sua lunga esistenza ha avuto modo di coltivare svariati interessi divenendo un’eccellenza nei campi in cui si è specializzato; un tratto in comune con la protagonista ma che, nel suo caso, è giustificato dal tanto tempo che il vampiro ha potuto dedicare allo studio e alla pratica. .
La caratterizzazione di Matthew è risultata, a mio parere, più convincente e mi ha permesso di empatizzare con questo personaggio la cui caratterizzazione, che ripropone un Edward Cullen più maturo e immune a crisi adolescenziali di qualsiasi tipo, è stata giustificata in maniera convincente dalla somiglianza del personaggio con i lupi e con la maggior parte dei predatori.
Gli altri personaggi sono, ad eccezione dei familiari stretti dei protagonisti, poco più che comparse che sfilando accanto a Diana e Matthew emergono come funghi da un capitolo all’altro senza alcuna spiegazione, fornendo informazioni e spunti interessanti, per poi sparire lasciando il lettore con un palmo di naso a domandarsi l’utilità di continuare ad introdurre nuovi personaggi ad una cinquantina di pagine dalla fine del romanzo.
Tralasciando la mediocrità dei personaggi e la loro inconsistenza, il romanzo propone una trama interessante che si sviluppa a metà tra un giallo e un fantasy storico.
la descrizione del misterioso Libro della Vita e della Morte, noto anche come Ashmole 782, è una gioia per gli occhi di chi, per studio o per passione, ha avuto il privilegio di poter lavorare con manoscritti e libri antichi e lo stesso vale per la descrizione della biblioteca Bodleiana di Oxford.
La descrizione delle creature che popolano l’universo della Harkness non eccelle di originalità, ma dopo tanta letteratura fantastica gli spunti per razze nuove ed originali cominciano a scarseggiare e, senza farne una colpa agli scrittori, tutto ricorda qualcosa di già letto o visto.
Lo stile con cui è vergato il romanzo è reso apprezzabile grazie a una buona aggettivazione; mentre poco convincente è la scelta del narratore in prima persona, ma tutto sommato la lettura è piacevole e, accantonata l’antipatia per la protagonista, le pagine scorrono ad una velocità impressionante. Molto interessante è la descrizione degli odori su cui la Harkness insiste molto: dopo aver creato un collegamento tra i lupi e i vampiri, l’autrice consolida questo legame accentuando i sensi “da predatore” dei suoi vampiri e facendo sì che anche le altre creature attingano alle stesse percezioni per individuare alleati o nemici o per allenare il proprio intuito.

Il voto che mi sento di dare al romanzo è 8/10: il capitolo conclusivo del romanzo è una sorta di corridoio letterario che suggerisce al lettore che, per arrivare a capo del mistero, dovrà leggere anche L’ombra della notte per sapere qualcosa di più; tuttavia, l’idea di avere a che fare per altre settecento pagine con Diana Bishop e la sua tendenza alla tuttologia mi ha fatto desistere dal cercare il secondo volume.
Consiglio il romanzo a chi è alla ricerca di una storia fantasy con protagonisti più “stagionati” e tematiche un po’ più mature e complesse di quelle proposte dagli Young Adult. La storia d’amore, travagliata e coraggiosa, di Diana e Matthew accontenterà i lettori più romantici, mentre i continui riferimenti alla storia faranno felici coloro che, pur amando le tematiche fantastiche, non vogliono distaccarsi troppo dalla realtà che li circonda.

*Jo

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Ragazzo Italiano

RAGAZZO ITALIANO
Autore: Gian Arturo Ferrari
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano riformista. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo. Nella storia di “Ragazzo italiano” si riflette la storia dell’intero Paese, l’asprezza, la povertà, l’ansia di futuro, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma determinata a proiettare progetti e sogni oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è la molla di promozione sociale, e l’avvenire è affollato di attese e promesse. Un’Italia ancora viva nella memoria profonda del Paese, nelle peripezie familiari di tanti italiani.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo che può essere definita “un’autobiografia fantasiosa”, quello di Ferrari. L’autore racconta la particolareggiata vita di un bambino – poi ragazzino e infine ragazzo pronto ad affacciarsi all’età adulta – durante il secondo dopoguerra: con attenzione analizza tutti i cambiamenti culturali e sociali che inevitabilmente impattano anche sulla vita di Ninni, che riacquisterà il proprio vero nome con l’arrivo della maturità, e della sua famiglia.
Con uno stile semplice ma non privo di delicatissime descrizioni, Ferrari accompagna il lettore in un tempo non molto remoto, ma comunque molto diverso da quello in cui viviamo oggi: sicuramente i lettori più navigati rivedranno tra le pagine dell’autore la propria infanzia; mentre quelli più giovani, come me, avranno l’occasione di scoprire, grazie alla buona compagnia di Ninni, un mondo molto diverso.

Penso che il pregio più grande di questo romanzo sia proprio quello della chiarezza: tutto è raccontato, spiegato, in modo così vivido da essere reale. E’ evidente che l’autore abbia trasportato sulla carta il proprio vissuto, i propri ricordi e le proprie conoscenze così da rendere le proprie pagine tremendamente vive.
Il libro è diviso in tre parti, il bambino, il ragazzino e per ultimo “il ragazzo”; per caso, o forse volutamente, ciascuna parte non indaga solo i cambiamenti che avvengono nella mente e nel cuore di una persona, ma anche quelli che coinvolgono la società: la società rurale, campagnola e famigliare delle prime pagine lascia spazio ad una realtà aperta e cittadina che nelle ultime pagine diventa addirittura internazionale. Si parla di progresso, di innovazione, di cambiamenti e di paure: penso sia un libro in cui ci si possa facilmente riconoscere.
Particolarmente interessante ho trovato la dettagliata descrizione della scuola elementare, delle medie e poi del ginnasio e del liceo: le diverse personalità dei professori e quanto queste abbiano influito sulla vita del protagonista mi ha dato modo di riflettere sull’importanza di queste figure nella società contemporanea.

A mio avviso, il romanzo merita un voto piuttosto alto: 9.5/10. E’ un romanzo allo stesso tempo semplice e complesso, penso possa essere una buona lettura sia per gli adulti sia per ragazzi più giovani, se sono interessati ai temi trattati e non si fanno spaventare da lunghe descrizioni e pochi dialoghi.
E’ un libro che spinge alla riflessione, quindi non adatto a chi vuole una letture semplice e di puro svago o intrattenimento.
Mi sono approcciata alla lettura di questo libro grazie al gruppo di lettura #LeStregheDelloStrega, che ringrazio tantissimo perché forse da sola non avrei neanche provato!

*Volpe