Lascia dire alle ombre

LASCIA DIRE ALLE OMBRE

Autore: Jess Kidd
Anno:  2018
Editore:  Bompiani

 

.: SINOSSI :.
Quando Mahony, cresciuto in orfanotrofio a Dublino, torna a Mulderrig, quattro strade e un pub sulla costa occidentale dell’Irlanda, porta con sé solo una foto sbiadita di Orla, la madre che non ha mai conosciuto, e l’ostinato desiderio di dissipare la cortina di bugie che avvolge il villaggio. Nessuno, vivo o morto, vuole raccontare cosa è successo più di vent’anni prima alla ragazzina che l’ha dato alla luce e poi abbandonato, eppure Mahony è certo che sono in molti a conoscere la verità. Un prete che assomiglia a una donnola, l’arcigna infermiera del villaggio, una banda di alcolisti sentenziosi, una caustica attrice imparruccata al di là del tramonto decisa ad aiutare Mahony infilando tra le pieghe dell’annuale messinscena un’indagine in piena regola: sono solo alcuni dei personaggi che animano una storia nera e grottesca, sovrannaturale ma più che mai umana, che avvolge e trattiene il lettore fino all’ultima pagina.

 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.
Ho comprato questo romanzo in seguito ad un colpo di fulmine avvenuto tra gli scaffali della libreria e, complice una precedente lettura lasciata incompiuta, mi sono tuffata immediatamente tra le pagine di questo romanzo che davvero “avvolge e trattiene il lettore” con una prosa elegante e poetica.
Lo stile è melodico, poetico e il registro scelto ben si intona con la storia che accosta elementi dark, gotici e sovrannaturali ad una trama da romanzo giallo.
La vicenda è sviluppata su due binari temporali da cui, occasionalmente, si dipartono ulteriori linee destinate però a non svilupparsi per più di un capitolo.
Il presente: il 1976, anno in cui si svolge la vicenda, è popolato da personaggi che, perennemente sospesi tra lo stereotipo e il grottesco, ben tratteggiano una realtà rurale chiusa e restia ad accettare l’estraneo e il nuovo, saldamente aggrappata alle proprie tradizioni e tenuta in vita da qualche segreto di cui è meglio non parlare troppo.
È questa la Mulderrig che ci viene presentata fin dalle prime pagine del romanzo, ed è in questa realtà che fa il suo ingresso il protagonista Mahony descritto, fin da subito, come un hippy avvenente e capace di mandare in deliquio tutte le donne della provincia; caratteristiche che, nel corso del romanzo, saranno sottolineate, rimarcate, ripetute giusto per stuzzicare la fantasia delle lettrici.
Il passato, che si snoda tra il 1944 e il 1968, è un calderone di trame lasciate in sospeso e potenziali mal sfruttati dove ribollono pezzi di dialoghi, segreti, nomi e aneddoti che, certamente, aggiungono sapore alla storia e cercano di rammendare i piccoli buchi presenti nella trama creandone, inavvertitamente, altri.

Il mio voto che mi sento di dare questo romanzo è 8/10.
Avevo molte aspettative su questo romanzo che, purtroppo, è riuscito a soddisfarle solo in parte.
La prosa, come ho già avuto modo di dire, è piacevole e soddisfa pienamente i lettori alla ricerca di testi scritti con cura dove si rincorrono, senza tradire l’anima del romanzo, sfumature poetiche e accostamenti che hanno un che di musicale.
L’Irlanda, con la sua aura di mistero perennemente sospesa tra la magia e una realtà caratterizzata da miti e un folklore variopinto e affascinante, ben si presta come palcoscenico per questa storia e ai suoi colori e i suoi scorci viene degnamente resa giustizia attraverso descrizioni capaci di trasportare il lettore ora in riva al mare, ora nella foresta e un istante dopo lungo un sentiero di campagna sotto un cielo che promette tempesta.
Molto meno convincente è la trama che, di capitolo in capitolo, si ingarbuglia e si confonde tra elementi paranormali e espedienti da poliziesco che, alla fine, costituiscono l’essenza stessa del romanzo.
Altra nota che, alla lunga, ho trovato fastidiosa e noiosamente ripetitiva è il protagonista Mahony: il cui fascino ribelle viene sottolineato ancora ed ancora al punto che, arrivata a metà romanzo, mi sono chiesta se il vero motivo per cui il giovane non è particolarmente simpatico alla popolazione maschile di Mulderrig fosse la sua natura da Don Giovanni e non il suo gironzolare di casa in casa alla ricerca di qualche scheletro nell’armadio.

* Jo

Mio fratello rincorre i dinosauri

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

Autore: Giacomo Mazzariol
Anno: 2016
Casa editrice: Einaudi editore

.: SINOSSI :.

Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo mondo. E a lasciare che gli cambiasse la vita. Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Forse non ve l’ho mai raccontato, ma quando leggo i libri per recensirli, prendo qualche appunto su un quaderno piuttosto malandato: mi serve perché così mi ricordo cosa ho letto e, soprattutto, riesco a riportare qui sul blog le sensazioni così come lo ho provate durante la lettura.
Perché ve lo racconto? Perché anche se Mio fratello rincorre i dinosauri ha meno di duecento pagine, ma è il libro che ha occupato più spazio sul mio quaderno.
Questo romanzo è un concentrato di emozioni, sensazioni e, sorprendentemente, di verità.
Giacomo Mazzariol racconta la propria vita, ci permette di entrare nei suoi pensieri, nel suo intimo e si mostra a noi con tutta la verità di cui è capace: non è un eroe, il nostro protagonista, tutt’altro.
Mi ha colpito molto il fatto che l’autore abbia mostrato se stesso anche nei propri lati negativi, che sono lati del tutto normali: porta tra le pagine del suo romanzo il terribile sentimento di vergogna. Vergogna per che cosa? Da un lato per avere un fratellino down; dall’altro per non essere in grado di amarlo come dovrebbe.
L’autore riesce a mostrare perfettamente la dicotomia di un sentimento: Giacomo ama Giovanni, lo ama tantissimo, ma ha paura che gli altri non siano in grado di accettarlo e, di riflesso, che non siano in grado di accettare lui. Quello che forse non arriva a capire il Giacomo 14enne, con il quale condividiamo la maggior parte delle pagine, è che il primo ed unico a non aver accettato la disabilità del fratellino è proprio lui.
Questo romanzo è un vero e proprio viaggio la cui meta è una solidissima presa di coscienza: l’amore può superare qualsiasi muro, anche quelli che ci costruiamo da soli.

Temo di non avere spazio per scrivere tutto quello che desidero, temo di dovermi limitare e vi assicuro che è un grandissimo dispiacere.
Lo stile di Giacomo Mazzariol è spettacolare: semplice, lineare eppure estremamente evocativo. Riesce a piegare le parole al proprio volere, è un vero e proprio maestro dello Show don’t tell che porta il lettore a fantasticare non solo sui luoghi, ma anche sulle persone e infine sui sentimenti stessi.
Sarò sincera: ho pensato ci fosse dietro un Ghostwriter, per quanto è scritto bene. Tuttavia, nei ringraziamenti Giacomo spende molto tempo a parlare di una persona che lo ha aiutato, pagina per pagina, a scrivere il romanzo nel modo migliore possibile. Scelgo di fidarmi e credere che sia tutto frutto del suo amore e di un ottimo editing.
Il libro è condito da una dolcezza pura e vera, dalla tenerezza che solo un fratello può usare per parlare di un ragazzino che definisce Speciale.
Questa parola viene usata spesso per descrivere le persone con una disabilità più o meno grave, e se prima non riuscivo a capirne il motivo, a fine lettura credo di comprenderlo.
A questo libro mi sento sinceramente di dare un 10/10, del resto è anche difficile “giudicare” le esperienze di vita di qualcun altro.

Bonus? Bonus. Da questo libro ho imparato che spesso le persone sono incomprese, non stupide. Ho riscoperto la tenerezza della semplicità e la genialità della dolcezza.

*Volpe