L’uomo delle nuvole

Autore: Mathias Malzieu
Anno:  2013
Editore:  Universale Economica Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Tom Cloudman sogna di volare, la volta celeste è per lui un richiamo irresistibile, gli uccelli lo ipnotizzano. Per questo, diventa il peggior acrobata del mondo. Con le sue peripezie involontariamente comiche, a bordo di uno strabiliante marchingegno, si lancia da altezze vertiginose, attirando folle di curiosi. Ferite e contusioni non lo spaventano né lo frenano. Un giorno, all’ennesimo incidente, Tom finisce in ospedale, dove gli scoprono un male incurabile. Tutto sembra irrimediabilmente compromesso, quando, all’improvviso, a illuminare questa nuova vita appare un’affascinante creatura: metà donna metà uccello, intrigante e seducente, gli proporrà un patto. Se Tom si unirà a lei, abbandonandosi a un’estrema metamorfosi in riva al cielo, potrà salvarsi. Piume lievi ed evanescenti, magiche ascensioni nelle notti stellate e una macchina capace di catturare i sogni muovono un universo fiabesco in cui l’amicizia e soprattutto l’amore possono sconfiggere anche le situazioni più tragiche. Con onirica levità e fervida immaginazione, Mathias Malzieu ci invita a rompere le catene della razionalità, a guardare lontano, a guardare in alto. L’uomo delle nuvole è un incantevole romanzo sulla lotta contro la morte, un delicato inno all’amore e alla vita, è un antidoto alla tristezza, che ammalia e fa sognare il lettore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Ancora una volta Malzieu ci regala una favola sospesa tra sogno e realtà.
Lo stile è quello che i lettori già conoscono e, ancora una volta, la traduzione riesce a rendere pienamente giustizia a una prosa surreallista e a una scrittura che, quasi fosse un compositore eccentrico e un po’ folle, accosta termini, gioca con le assonanze e inventa giochi di parole più o meno comprensibili.
La trama si colloca a cavallo tra l’autobiografia romanzata e il timido tentativo di esorcizzare la paura della malattia e della morte.

Chi ha letto e apprezzato La meccanica del cuore e Il bacio più breve della storia, si accorgerà sicuramente del cambiamento che colora queste pagine con tinte più scure e melanconiche, quasi pessimiste a tratti.
Le paure dell’autore trovano una volvola di sfogo in questo racconto lungo, o romanzo breve a seconda dei punti di vista, e quando la loro voce si fa più forte la scrittura ne risente e righe e pagine si dilatano inghiottendo il lettore in capitoli che sembrano, oltre che interminabili, anche abbastanza inconcludenti.
Lo stile è lo stesso con cui sono stati stesi i romanzi sopracitati, ma, dopo il terzo racconto composto da virtuosismi linguistici ed espedienti, questa scrittura un po’ equilibrista ha il retrogusto di qualcosa di già letto e rischia di stancare.
Questo è un romanzo che non va approcciato con spensieratezza: pur sospeso in un mondo da fiaba contemporanea, la realtà tratteggiata da Malzieu è cruda, spietata, grottesca e drammatica; la speranza vola a braccetto con l’amore ma, almeno per questa volta, il lieto fine potrebbe non soddisfare i lettori più romantici.
Il voto che mi sento di dare è 8.5/10.

Fidanzati dell’inverno

FIDANZATI DELL’INVERNO

Autore: Christelle Dabos
Anno:  2018
Editore:  E/O Edizioni

.: SINOSSI :.

L’Attraversaspecchi è una saga letteraria in tre volumi che mescola Fantasy, Steampunk e Belle Époque, paragonata dalla stampa francese alle saghe di J.K. Rowling e Philip Pullman. Fa da sfondo un universo composto da 21 arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra. La protagonista, Ofelia, è originaria dell’arca “Anima”; una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra di loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Chi da bambino si è fatto rapire dal mondo di Lyra Belacqua e dalle suggestioni de La bussola d’oro troverà, con questo romanzo, pane per i suoi denti.
Coerentemente con la tradizione dei romanzi steampunk, Fidanzati dell’inverno catapulta il lettore in una realtà surrealistica dove le nazioni, chiamate “arche”, sono popolate da uomini e donne capaci di riparare oggetti con il solo tocco della mano, creare stanze con la sola forza dell’immaginazione o ferire gravemente qualcuno solamente pensandolo.
Fin dalle prime pagine facciamo conoscenza della protagonista, Ophelia: la “lettrice” della sua arca che, sempre accompagnata da una sciarpa che a tratti ricorda più un gatto che un accessorio, sembra impegnarsi a dimostrare in ogni occasione quanto maldestra, impacciata e introversa sia. Dopo anni di adolescenti capaci di fare praticamente TUTTO (dal tiro con l’arco ai colpi di stato organizzati tra una caccia ai demoni e un triangolo amoroso da gestire), trovarsi davanti ad una protagonista sempre sull’orlo dell’ennesimo capitombolo è senza dubbio piacevole, tuttavia, alla lunga, la goffaggine di Ophelia diventa un po’ fastidiosa.
Sempre nei primi capitoli viene introdotto anche il coprotagonista del romanzo, Thorn, che, caso evidente di omen nomen, rivela un carattere spigoloso, riservato e freddo come il ghiaccio.
Il destino che lega i due giovani non è dei più rosei e il matrimonio combinato dalle rispettive famiglie non giova affatto.
Il romanzo si sviluppa seguendo la rete di intrighi, segreti, minacce e alleanze che circonda i due protagonisti e, aiutato da una prosa elegante ma non pomposa, trasporta il lettore nell’universo creato da Christelle Dabos.
Le descrizioni sono vivide e riescono perfettamente a rendere le diverse realtà in cui i protagonisti si muovono, i personaggi sono realistici, poliedrici, capaci di ispirare simpatia e un attimo dopo l’odio più genuino.

Il mio voto per questo romanzo è 9/10.
Pensato per giovani lettori, il romanzo può essere apprezzato anche dagli amanti del fantasy più maturi alla ricerca di suggestioni oniriche e un’avventura che ha degnamente raccolto l’eredità narrativa di scrittori Pullman e la Rowling.
* Jo

Quattro conversazioni sull’Europa

Autore: Philippe Daverio
Anno: 2019
Casa editrice: Rizzoli

.: SINOSSI :.

Europeo per nascita e per vocazione, cresciuto al crocevia tra Italia, Francia e Germania, Philippe Daverio ci accompagna in alcune riflessioni sul passato del vecchio continente e sulla sua eredità intellettuale. Si inserisce così nel dibattito politico attuale con la sua autorevole voce di storico dell’arte e antropologo culturale. Il presupposto è che l’Europa è la nostra casa comune, una condivisa visione del mondo, con uno stesso linguaggio artistico, musicale, architettonico e addirittura gastronomico. Partendo dal pensiero di alcuni grandi maestri dell’Ottocento e Novecento, tra cui Victor Hugo e Sir Winston Churchill, Altiero Spinelli e Paul Valéry, che hanno immaginato un’Europa unita, il discorso si sposta poi su alcuni periodi storici, come il Rinascimento carolingio o le corti del Settecento, per approfondire le differenze e le contaminazioni fra i vari Paesi. Alla fine si può quindi addirittura affermare, provocatoriamente, che “il senso dell’Europa sta anche nei sensi: guardiamo, ascoltiamo, sentiamo, annusiamo, mangiamo in modo diverso dagli altri popoli e in questo stanno le nostre radici comuni”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro con il sapore di saggio che ci regala uno spaccato interessante sulla storia del nostro continente. Daverio non si limita a raccontarci guerre o fatti politici che hanno in qualche modo creato l’Europa: l’autore ricerca le radici socio-culturali del continente europeo e le ritrova nell’arte, nella musica, nell’architettura così come nel cibo e nel vino.
Quattro conversazioni sull’Europa racchiude di fatto quattro conferenze tenute dallo stesso Daverio, in ciascuna viene analizzato un diverso aspetto socioculturale europeo. Lo scopo? Giungere alla conclusione che noi siamo europei, non perché sia scritto sui nostri documenti, ma perché sono le nostre radici comuni a provarlo.

Ecco quindi che Daverio, esponendo la sua tesi ben argomentata, accompagna il lettore in quattro diversi viaggi alla scoperta dell’Europa e delle sue tradizioni che, in un modo o nell’altro, sono diventate comuni.
Lo stile è semplice e la scelta dei termini è ben curata. Si alternano momenti di simpatia a momenti di assoluta serietà e ogni pagina è condita di pura meraviglia: si vede che Daverio parla di una cosa che ama e trasmette questa sua passione anche al lettore.
La sola cosa sulla quale posso esprimere un parere leggermente negativo, sono le frecciatine che Daverio lancia qua e là tra le sue pagine. Tuttavia comprendo che, essendo queste inizialmente conferenze, una battuta qui e là è necessaria per mantenere alto il livello di attenzione generale.

A prescindere dal credo politico e dalle convinzioni in merito a Europa sì/Europa no, il libro di Daverio è un ottimo spunto di riflessione, che si presa sicuramente anche al confronto purché esso resti aperto e civile. Il pregio dell’autore è che non cerca di imporre il proprio punto di vista: lui informa il lettore e gli porta curiosità e fatti che, magari, non sono tanto conosciuti.
Faccio fatica a dare un giudizio numerico a questo libro: del resto si tratta dell’opinione di una persona che, personalmente, condivido.

*Volpe

Lascia dire alle ombre

LASCIA DIRE ALLE OMBRE

Autore: Jess Kidd
Anno:  2018
Editore:  Bompiani

 

.: SINOSSI :.
Quando Mahony, cresciuto in orfanotrofio a Dublino, torna a Mulderrig, quattro strade e un pub sulla costa occidentale dell’Irlanda, porta con sé solo una foto sbiadita di Orla, la madre che non ha mai conosciuto, e l’ostinato desiderio di dissipare la cortina di bugie che avvolge il villaggio. Nessuno, vivo o morto, vuole raccontare cosa è successo più di vent’anni prima alla ragazzina che l’ha dato alla luce e poi abbandonato, eppure Mahony è certo che sono in molti a conoscere la verità. Un prete che assomiglia a una donnola, l’arcigna infermiera del villaggio, una banda di alcolisti sentenziosi, una caustica attrice imparruccata al di là del tramonto decisa ad aiutare Mahony infilando tra le pieghe dell’annuale messinscena un’indagine in piena regola: sono solo alcuni dei personaggi che animano una storia nera e grottesca, sovrannaturale ma più che mai umana, che avvolge e trattiene il lettore fino all’ultima pagina.

 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.
Ho comprato questo romanzo in seguito ad un colpo di fulmine avvenuto tra gli scaffali della libreria e, complice una precedente lettura lasciata incompiuta, mi sono tuffata immediatamente tra le pagine di questo romanzo che davvero “avvolge e trattiene il lettore” con una prosa elegante e poetica.
Lo stile è melodico, poetico e il registro scelto ben si intona con la storia che accosta elementi dark, gotici e sovrannaturali ad una trama da romanzo giallo.
La vicenda è sviluppata su due binari temporali da cui, occasionalmente, si dipartono ulteriori linee destinate però a non svilupparsi per più di un capitolo.
Il presente: il 1976, anno in cui si svolge la vicenda, è popolato da personaggi che, perennemente sospesi tra lo stereotipo e il grottesco, ben tratteggiano una realtà rurale chiusa e restia ad accettare l’estraneo e il nuovo, saldamente aggrappata alle proprie tradizioni e tenuta in vita da qualche segreto di cui è meglio non parlare troppo.
È questa la Mulderrig che ci viene presentata fin dalle prime pagine del romanzo, ed è in questa realtà che fa il suo ingresso il protagonista Mahony descritto, fin da subito, come un hippy avvenente e capace di mandare in deliquio tutte le donne della provincia; caratteristiche che, nel corso del romanzo, saranno sottolineate, rimarcate, ripetute giusto per stuzzicare la fantasia delle lettrici.
Il passato, che si snoda tra il 1944 e il 1968, è un calderone di trame lasciate in sospeso e potenziali mal sfruttati dove ribollono pezzi di dialoghi, segreti, nomi e aneddoti che, certamente, aggiungono sapore alla storia e cercano di rammendare i piccoli buchi presenti nella trama creandone, inavvertitamente, altri.

Il mio voto che mi sento di dare questo romanzo è 8/10.
Avevo molte aspettative su questo romanzo che, purtroppo, è riuscito a soddisfarle solo in parte.
La prosa, come ho già avuto modo di dire, è piacevole e soddisfa pienamente i lettori alla ricerca di testi scritti con cura dove si rincorrono, senza tradire l’anima del romanzo, sfumature poetiche e accostamenti che hanno un che di musicale.
L’Irlanda, con la sua aura di mistero perennemente sospesa tra la magia e una realtà caratterizzata da miti e un folklore variopinto e affascinante, ben si presta come palcoscenico per questa storia e ai suoi colori e i suoi scorci viene degnamente resa giustizia attraverso descrizioni capaci di trasportare il lettore ora in riva al mare, ora nella foresta e un istante dopo lungo un sentiero di campagna sotto un cielo che promette tempesta.
Molto meno convincente è la trama che, di capitolo in capitolo, si ingarbuglia e si confonde tra elementi paranormali e espedienti da poliziesco che, alla fine, costituiscono l’essenza stessa del romanzo.
Altra nota che, alla lunga, ho trovato fastidiosa e noiosamente ripetitiva è il protagonista Mahony: il cui fascino ribelle viene sottolineato ancora ed ancora al punto che, arrivata a metà romanzo, mi sono chiesta se il vero motivo per cui il giovane non è particolarmente simpatico alla popolazione maschile di Mulderrig fosse la sua natura da Don Giovanni e non il suo gironzolare di casa in casa alla ricerca di qualche scheletro nell’armadio.

* Jo

Mio fratello rincorre i dinosauri

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

Autore: Giacomo Mazzariol
Anno: 2016
Casa editrice: Einaudi editore

.: SINOSSI :.

Ci sono voluti dodici anni perché Giacomo imparasse a vedere davvero suo fratello, a entrare nel suo mondo. E a lasciare che gli cambiasse la vita. Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l’adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Forse non ve l’ho mai raccontato, ma quando leggo i libri per recensirli, prendo qualche appunto su un quaderno piuttosto malandato: mi serve perché così mi ricordo cosa ho letto e, soprattutto, riesco a riportare qui sul blog le sensazioni così come lo ho provate durante la lettura.
Perché ve lo racconto? Perché anche se Mio fratello rincorre i dinosauri ha meno di duecento pagine, ma è il libro che ha occupato più spazio sul mio quaderno.
Questo romanzo è un concentrato di emozioni, sensazioni e, sorprendentemente, di verità.
Giacomo Mazzariol racconta la propria vita, ci permette di entrare nei suoi pensieri, nel suo intimo e si mostra a noi con tutta la verità di cui è capace: non è un eroe, il nostro protagonista, tutt’altro.
Mi ha colpito molto il fatto che l’autore abbia mostrato se stesso anche nei propri lati negativi, che sono lati del tutto normali: porta tra le pagine del suo romanzo il terribile sentimento di vergogna. Vergogna per che cosa? Da un lato per avere un fratellino down; dall’altro per non essere in grado di amarlo come dovrebbe.
L’autore riesce a mostrare perfettamente la dicotomia di un sentimento: Giacomo ama Giovanni, lo ama tantissimo, ma ha paura che gli altri non siano in grado di accettarlo e, di riflesso, che non siano in grado di accettare lui. Quello che forse non arriva a capire il Giacomo 14enne, con il quale condividiamo la maggior parte delle pagine, è che il primo ed unico a non aver accettato la disabilità del fratellino è proprio lui.
Questo romanzo è un vero e proprio viaggio la cui meta è una solidissima presa di coscienza: l’amore può superare qualsiasi muro, anche quelli che ci costruiamo da soli.

Temo di non avere spazio per scrivere tutto quello che desidero, temo di dovermi limitare e vi assicuro che è un grandissimo dispiacere.
Lo stile di Giacomo Mazzariol è spettacolare: semplice, lineare eppure estremamente evocativo. Riesce a piegare le parole al proprio volere, è un vero e proprio maestro dello Show don’t tell che porta il lettore a fantasticare non solo sui luoghi, ma anche sulle persone e infine sui sentimenti stessi.
Sarò sincera: ho pensato ci fosse dietro un Ghostwriter, per quanto è scritto bene. Tuttavia, nei ringraziamenti Giacomo spende molto tempo a parlare di una persona che lo ha aiutato, pagina per pagina, a scrivere il romanzo nel modo migliore possibile. Scelgo di fidarmi e credere che sia tutto frutto del suo amore e di un ottimo editing.
Il libro è condito da una dolcezza pura e vera, dalla tenerezza che solo un fratello può usare per parlare di un ragazzino che definisce Speciale.
Questa parola viene usata spesso per descrivere le persone con una disabilità più o meno grave, e se prima non riuscivo a capirne il motivo, a fine lettura credo di comprenderlo.
A questo libro mi sento sinceramente di dare un 10/10, del resto è anche difficile “giudicare” le esperienze di vita di qualcun altro.

Bonus? Bonus. Da questo libro ho imparato che spesso le persone sono incomprese, non stupide. Ho riscoperto la tenerezza della semplicità e la genialità della dolcezza.

*Volpe