#GiornataIncipit – Prime righe e prime impressioni

Il primo giugno è anche il primo sabato del mese e per noi di Arcadia significa #GiornataIncipit!
Come sempre, vi proporremo qui, su Facebook e nelle instagram stories gli incipit di quattro romanzi (più un bonus solo per voi che ci seguite su wordpress!).
Buona lettura!

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE, DI PAULLINA SIMONS

A Greenwich Point Park, dove l’aria salmastra del Long Island Sound si mescola con l’odore terroso delle foglie cadute, due bambini salivano le scale verso quello che un tempo era stato un castello. Erano soli. 
Prima erano passati davanti al custode, che sembrava conoscerli bene e che li aveva fatti entrare con un sorriso. Il parco era grande e la strada era lunga, ma il sole splendeva e faceva ancora caldo. La bambina aveva un sacchetto di carta bianco e rosso, il bambino un berretto con la visiera e un aquilone. Superarono l’estremità occidentale della baia e trovarono un tavolo da picnic vicino alla spiaggia. Lei avrebbe voluto restare scalza per sentire i sassi lisci sotto i piedi, ma lui non era d’accordo. Voleva prima mettere qualcosa sotto i denti. La bambina sospirò e si sedette. Mangiarono. Lei non tenne il broncio a lungo; era felice di essere lì. 

IL RE, IL CUOCO E IL BUFFONE, DI DANIEL KEHLMANN

La guerra non era ancora arrivata da noi. Vivevamo nella paura e nella speranza, e cercavamo di non attirare l’ira del Signore sulla nostra città circondata da solide mura, con le sue centocinque case e la chiesa e il cimitero in cui i nostri avi attendevano il giorno della resurrezione. 
Pregavamo molto, per tenere lontana la guerra. Pregavamo l’Onnipotente e pregavamo la Vergine misericordiosa, pregavamo la signora del bosco e il piccolo popolo della mezzanotte, san Gervino, Pietro di guardia alla orta, Giovanni Evangelista, e per sicurezza pregavamo anche la Vecchia Mela, che nelle notti gelide, quando i demoni se ne vanno a spasso liberamente, solca il cielo alla testa del suo seguito. Pregavamo le divinità cornute dei tempi antichi e il vescovo Martino, che divise il proprio mantello con un mendicante che aveva freddo, così poi ebbero freddo entrambi ed entrambi furono graditi a Dio, perché a cosa serve mezzo mantello in pieno inverno, e naturalmente pregavamo san Maurizio, che aveva scelto la morte insieme a tutta la sua legione per non tradire la fede nel solo e vero Dio. 

Q, DI WU MING 1

Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE, DI STUART TURTON

Dimentico tutto tra un passo e l’altro. 
– Anna! – mi ritrovo a gridare, per poi chiudere la bocca di scatto, sorpreso. 
Ho il vuoto nel cervello. Non so chi sia Anna, né perché io stia chiamando i suo nome. Non so nemmeno come abbia fatto ad arrivare qui. Sono in un bosco, e mi proteggo gli occhi dalla pioggia sottile. Sento il cuore che batte all’impazzata. Puzzo di sudore e mi tremano le gambe. Devo aver corso, ma non ricordo perché. 
– Come ho… – Mi interrompo nel vedere l’aspetto delle mie mani. Sono ossute e brutte. Le mani di un estraneo. Non le riconosco. 
Nell’avvertire il primo brivido di panico, mi sforzo di rammentare qualcos’altro su di me: un familiare, il mio indirizzo, la mia età, qualsiasi cosa, ma non mi viene in mente nulla, neppure un nome. Qualunque ricordo avessi fino a un attimo fa, adesso è scomparso. 
Ho un nodo alla gola, respiro rumorosamente e a ritmo accelerato. Il bosco mi vortica intorno, la vista oscurata da macchie nere. 
Stai calmo.

Ed infine, eccovi il #bonusdigiugno!

BONUS – ANNA KARENINA, DI LEV TOLSTOJ

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati.

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