Dreamer Whale – Conversazione con Daniela Vittoria

I primi mesi del 2018 hanno portato con loro l’inizio dell’avventura di Dreamer Whale, la prima bookish box completamente made in Italy! Noi di Arcadia adoriamo presentare a voi lettori le iniziative più interessanti nel mondo della letteratura, e questa sicuramente attirerà l’attenzione di tutti voi bibliofili!
Siete curiosi di scoprire cos’è una bookish box e magari come ottenerne una? Daniela Vittoria ha risposto ad alcune delle domande di Volpe, presentandoci il suo marchio attraverso la sua esperienza.

Buona lettura!

  • Per i nostri lettori più disinformati: che cosa è, esattamente, una bookish box? Che servizi offrite voi di Dreamer Whale?

Una bookish box è una scatola a sorpresa a tema, con all’interno un libro e vari gadget libreschi inerenti al tema annunciato. 
Il mercato delle scatole a sorpresa ormai è molto diffuso all’estero da parecchio tempo e spazia in ogni genere – trucchi, moda, libri, elettronica, anche cibo particolare – e credo che anche in Italia un po’ alla volta stia prendendo piede. 
Le scatole libresche però ancora mancavano, ed è qui che Dreamer Whale entra in gioco!
Per chi è appassionato di libri Young Adult fantasy, ogni due mesi potrà ricevere una box con una nuova uscita e vari gadget a sorpresa ispirati al tema di quell’edizione.

  • Cosa ti ha spinto a portare questo fenomeno anche in Italia? 

Da tempo, da amante dei libri, in particolare i Young Adult fantasy, mi sono appassionata a varie box inglesi, americane e francesi che portavano avanti questo progetto.
Ce ne sono di famose come la Fairyloot che è inglese, o la Owlcrate, la Faecrate, la Illumicrate che sono americane. Ho notato che era un’idea che non era ancora stata realizzata in Italia da nessuno, perciò mi sono detta, perchè non crearla io?

  • E’ stato difficile mettere in piedi Dreamer Whale? Quali sono i problemi che avete riscontrato nel processo di creazione di quello che sta diventando un vero e proprio brand?

Purtroppo si, abbiamo riscontrato varie difficoltà, proprio perchè non è una cosa ancora diffusa in Italia.
Il problema principale è stata la reperibilità dei materiali, cose basiche come la scatola stessa e trovare qualcuno che la vendesse. Ci sono grossisti per aziende, ma la qualità non sarà mai quella delle scatole inglesi o americane, senza contare che quando poi domandi se sia possibile farci della grafica, pare un’impresa impossibile!
Altre difficoltà, inizialmente, hanno riguardato le collaborazioni artistiche.
Che si tratti di un’art o di un gadget a tema di un personaggio o di un fandom di un libro, il problema è trovare gli artisti italiani che possano conoscere di cosa stai parlando e realizzarlo come vuoi, molto spesso è un’esperienza che non hanno mai fatto.
Da una parte è bello poter spingere a diffondere sempre di più l’idea del prodotto, dall’altra parte molto spesso è più facile collaborare con artisti esteri, sia per la loro maggior esperienza, sia per la differenza di prezzo più abbordabile, essendo abituati ad un tariffario differente per le bookish box.

  • Quali sono i criteri con cui viene selezionato il tema della mystery box letteraria? Scegliete prima il tema, trovando poi un romanzo adatto alla vostra box, o selezionate prima di tutto il libro e da lì costruite la scatola?

Un po’ e un po’ a dir la verità. Molto spesso la scelta dipende da cosa mi ispira, possono essere libri che ho letto, nuove uscite molto attese, o semplicemente idee che mi vengono mentre cammino per strada!
L’ideale in un futuro sarebbe cercare di costruire la box il più possibile in base alle uscite YA fantasy di quel mese, ma purtroppo in Italia questo è praticamente impossibile, non essendoci un calendario ufficiale.

  • L’iniziativa ha avuto il riscontro che speravate?

In realtà anche più di quanto speravo, e questo mi ha veramente sorpreso e fatto molto piacere! Si è creata una bella community, e sono contenta che molte persone siano così tanto appassionate all’iniziativa.
La community è il vero cuore pulsante di Dreamer Whale ed io non posso che essere grata a ciascuno di loro per il sostegno e la passione che mostrano. Mi ritengo molto fortunata al riguardo!

  • Per voi Dreamer Whale è semplicemente un hobby o state cercando di renderlo il vostro vero e proprio lavoro (o lo è già)?

Attualmente si, lo definirei un hobby, un hobby molto dispendioso di energie ma sopratutto gratificante e stimolante!
Certo, la speranza è che possa ampliarsi e un giorno divenire qualcosa di più!

  • Siete riusciti a creare delle collaborazioni con case editrici, gradi o piccole che siano, che vi aiutano a reperire i tesi che inviate ai lettori?

Per il momento no, ma è nostra intenzione poterlo fare. Abbiamo recentemente contattato la Mondadori che parrebbe essere interessata, perciò incrociamo le dita.
La collaborazione con le case editrici è un elemento fondamentale delle bookish box estere, e speriamo di portare questa mentalità anche qui.

  • Per quale motivo avete scelto come vostro simbolo una balena? Ha qualche significato particolare per voi? 

Dreamer Whale ha anche un’altro obbiettivo importante, che è utilizzare la propria piattaforma come mezzo per promuovere la salvaguardia degli animali, in particolare le specie in pericolo.
Siamo molto sensibili alle varie problematiche ambientali in corso, allo scongelamento dell’Artico e a che cosa significa per specie come l’Orso Polare e i Pinguini.
Parte del ricavato delle vendite va’ infatti a queste iniziative, da una parte sosteniamo un canile locale, dall’altra parte siamo contenti d’aver potuto adottare tramite il sito del wwf un Orso Polare, una tartaruga Marina e un lupo. Speriamo, con la crescita di Dreamer Whale, di poter fare sempre di più al riguardo.
La scelta del simbolo della balena sia nel nostro logo sia nel nome deriva anche da questo.
La balena rientra purtroppo tra gli animali minacciati, a causa della caccia a questi cetacei che viene perpetrata da paesi come il Giappone o la Norvegia.
Forse non tutti lo sanno, ma è l’animale più grande mai esistito sulla faccia della Terra, più di qualsiasi dinosauro, ed è anche il più antico, al punto che ha avuto un significato tribale profondo per molteplici popoli. La balena ha rappresentato sempre una specie di spirito antico, un guardiano della vita e del mondo. E credo la dica lunga che stiamo sterminando una creatura del genere. L’ho trovato molto simbolico. 

Volete acquistare anche voi la vostra bookish box? Eccovi il link d’acquisto (https://www.dreamer-whale.com/shop/)

*Volpe

Carmilla

CARMILLA

Autore: Le Fanu
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Carmilla, la prima vampira della storia della letteratura, e il dottor Hesselius – medico e metafisico tedesco -, il primo detective dell’occulto, sono i due principali protagonisti di questa raccolta di storie “gotiche”. Un testo chiave, la cui influenza sarà fortissima in tutta la letteratura del Novecento sui fantasmi. Tè verde (1869) è il racconto del reverendo Jennings che, dopo la lettura di “certi volumi antichi, edizioni tedesche di testi in latino medievale”, mentre torna a casa con l’omnibus, vede comparire una misteriosa scimmia, che da quel momento in poi, tra improvvise sparizioni e scoraggianti ricomparse, continuerà a seguirlo fissandolo con bramosia maligna. Il giudice Harbottle (1872) è la funesta cronaca della nemesi piombata su Mr Harbottle, uomo malvagio e corrotto. Carmilla (1871-1872), infine, il più famoso dei racconti di Le Fanu, narra le astuzie e i languori della vampira Carmilla. Le storie di questo volume non sono paurose perché fantastiche, bensì paurose perché vere: riflessi del nostro essere, voci della nostra coscienza, proiezioni della nostra angoscia, immagini duplicate del nostro volto inquietante. Le Fanu ci invita a guardare nello specchio del reale con la consapevolezza che quanto vedremo non sarà la verità, ma una sua ombra confusa, il riflesso baluginante di qualcosa che sfugge al controllo della ragione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Attraverso il racconto, quasi scientifico, di Hesselius, il lettore si trova a viaggiare in un mondo che, se a prima vista è identico al suo, nasconde tra le sue ombre le follie del soprannaturale.
Il testo di Le Fanu è un horror magistrale. L’autore gioca con la mente del lettore: si guarda bene dal rendere l’orrore esplicito, e forse è proprio per questo che il suo libro è carico di inquietudine.
Non ci dice chiaramente che gli episodi di cui narra sono frutto del soprannaturale, anzi, lascia intendere che possa trattarsi di follia, di pazzia o di esaurimento nervoso che, paradossalmente, rende il racconto ancora più tetro.
Lo stile non è semplice: si tratta comunque di una raccolta di racconti scritta nel 1800 e segue, ovviamente, i canoni dell’epoca. Il testo è ricco di descrizioni più o meno dettagliate e l’autore preferisce chiaramente il discorso indiretto a quello diretto.

Mi sento di dare a questa raccolta un 8/10. Non saprei dire esattamente il motivo ma, sebbene sia un testo di valore, non mi ha convinta del tutto.
In ogni caso, ho apprezzato tutti e tre i racconti per tre motivazioni completamente differenti.
Il primo racconto, intitolato Té verde, l’ho apprezzato perché faceva veramente paura. Tra i tre è quello che ho trovato più inquietante.
Il secondo, invece, mi è piaciuto perché è il più “leggero”. Nonostante la storia sia colorata dalle stesse tinte fosche della prima, l’ho trovato meno impressionante e più semplice da leggere.
Il terzo, ovvero il famosissimo Carmilla, racchiude al suo interno un discreto numero di informazioni utili e interessanti riguardo il mondo dei vampiri. L’autore, volontariamente o meno, introduce figure che sicuramente hanno condizionato opere successive: addirittura si incontra un cacciatore di vampiri molto simile al famosissimo Van Helsing presente in Dracula.
Sconsiglio la lettura a chi è facilmente impressionabile, perché questi racconti potrebbero causare incubi notturni o paura quando si è al buio.

*Volpe

La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi

LA GABRIELLA IN BICICLETTA. LA MIA RESISTENZA RACCONTATA AI RAGAZZI

Autore: Tina Anselmi
Casa editrice: Manni Editori
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

26 settembre 1944, Tina Anselmi ha 16 anni, siamo nel pieno dell’occupazione nazista. Quel giorno a Castelfranco Veneto, dove Tina vive, i tedeschi impiccano 43 giovani partigiani nella piazza del paese, e tra questi c’è il fratello di una sua compagna di classe. Tina ne è scioccata: viene da una famiglia antifascista e anche nell’Azione Cattolica ha appreso valori ben diversi da quelli imparati a scuola nell’ora di Dottrina fascista. Decide così di unirsi alla lotta partigiana. “Se ti prendono i tedeschi, prega che t’ammazzino perché altrimenti quello che ti faranno sarà peggio”, le dice il comandante della Brigata Battisti che va a incontrare sul Monte Grappa. Ma Tina ha il coraggio che viene da quella situazione di ingiustizia, dalla certezza di stare dalla parte della ragione: “C’era un pizzico di incoscienza, ma c’era soprattutto la convinta fiducia in quello che facevamo”, scrive. Con il nome di battaglia di Gabriella, per molti mesi percorre un centinaio di km al giorno mantenendo i collegamenti tra le formazioni partigiane, trasportando stampa clandestina, armi, messaggi. Introduzione di Laura Boldrini.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro tanto semplice da leggere quanto difficile da recensire. La Gabriella in Bicicletta più che un romanzo o un racconto è un libro di storia completamente dedicato alla resistenza italiana.
Grazie alla testimonianza di Tina Anselmi e con la complicità di altri autori, Manni Editori ha creato un testo pedagogico di grande efficacia soprattutto per la sua semplicità.
Date, fatti storici e privati si intrecciano in poco più di un centinaio di pagine e descrivono uno spaccato molto particolare della storia italiana: l’intento, naturalmente, è quello di dare al lettore uno strumento nuovo per conoscere più a fondo le vicende che hanno portato alla formazione della resistenza partigiana.
Particolare importanza è data alla componente femminile della resistenza: recentemente rivalutata, in questo libro è messa decisamente in primo piano e viene analizzata dettagliatamente.
Così, il lettore scopre, tramite la testimonianza diretta, quale fu il ruolo della donne tra le fila della lotta partigiana, e scopre quali furono i pericoli che le giovani staffette correvano giornalmente.
Gli stili sono molteplici, tutti estremamente chiari e di facile comprensione: questa particolarità rende il libro adatto anche ai lettori più giovani.

Francamente, dare un voto a un libro di storia è impossibile: non è possibile esprimere un giudizio sulla trama o sullo stile.
Mi sento, però, di consigliarlo a chi ha figli, tenendo presente che l’argomento trattato non è leggerissimo e necessità dell’aiuto di un adulto per essere compreso nella sua interezza.

Buona lettura!

*Volpe

Sullo Scaffale di Arcadia – Giugno 2019

Giugno non ci porta solo l’inizio dell’estate, ma anche un sacco di novità interessanti!
Speriamo che alcuni titoli vi incuriosiscano!

NARRATIVA ITALIANA

Divino amore, di Stefania Bertola: È una gelida sera di gennaio quando Lucia invita a cena le sue collaboratrici per annunciare che le cose si mettono male: c’è troppa concorrenza, le agenzie di wedding planning spuntano come primule a marzo, e se non si trova un’idea vincente il Palazzo degli Sposi non avrà futuro. Lei un’idea ce l’avrebbe, peccato che sia un reato. Per Gemma, Stella e Carolina, però, questo non sembra essere un problema. Tra spose in tutú taglia forte e spose arcobaleno, spose pentite e spose vendicative, scrittrici incapaci, fotografi coreani e vivaisti insensibili, tutti, ma proprio tutti, tentano di dare forma all’imprendibile Divino Amore. Stefania Bertola ha il dono della leggerezza, un’inedita forma di armonia che è una versione appena meno cinica del caso. Perché, si sa, la vita ride di noi, ma ogni tanto ci concede anche qualche magia.

NARRATIVA STRANIERA

Il buio non consola, di Emma Healey: Jen e Hugh Maddox sono appena sopravvissuti al peggior incubo di ogni genitore. Sollevati, ma ancora terrorizzati, siedono in ospedale al capezzale della figlia quindicenne, Lana, che è stata trovata insanguinata, ferita e disorientata dopo essere scomparsa nel nulla per quattro giorni durante una vacanza in campagna. Mentre Lana rimane muta, a letto, non volendo o potendo raccontare quello che le è successo, i media nazionali speculano selvaggiamente, e Jen e Hugh cercano di rispondere a molte domande. Dov’era Lana? Come si è ferita? Com’è sopravvissuta là fuori per tutti quei giorni? Anche quando torna a casa e alla routine scolastica, la ragazza fornisce sempre la stessa risposta frustrante: “Non mi ricordo”. Jen, tuttavia, che per anni ha cercato di tenere a bada la depressione che affligge la figlia minore, temendo sempre il peggio, non può lasciar perdere e deve ascoltare il suo bisogno di scoprire la verità. Senza avvertire Hugh né la figlia maggiore Meg, che è incinta, parte per ripercorrere i passi di Lana, un viaggio che la porterà a una maggiore comprensione della figlia più giovane, della sua famiglia e di se stessa.

Se i gatti scomparissero dal mondo, Genki Kawamura: Di lavoro fa il postino, mette in comunicazione le persone consegnando ogni giorno decine di lettere, ma il protagonista della nostra storia non ha nessuno con cui comunicare. La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento. I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell’annuncio di una malattia incurabile. Che fare nella settimana che gli resta da vivere? Riesce a stento a compilare la lista delle dieci cose da provare prima di morire… Non resta nulla da fare, se non disperarsi: ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto, anzi un vero affare. Un giorno di piú di vita in cambio di qualcosa. Solo che la cosa che il Diavolo sceglierà scomparirà dal mondo. Rinunciare ai telefonini, ai film, agli orologi? Ma certo, in fondo si può fare a meno di tutto, soprattutto per ventiquattr’ore in piú di vita. Se non fosse che per ogni oggetto c’è un ricordo. E che ogni concessione al Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari. Soprattutto quando il Diavolo chiederà di far scomparire dalla faccia della terra loro, i nostri amati gatti. Kawamura Genki ci costringe a pensare a quello che davvero è importante: alle persone che abbiamo accanto, a quello che lasceremo, al mondo che costruiamo intorno a noi.

Berta Isla, di Javier Marías: Berta Isla ha sposato Tomás Nevinson nel maggio del 1974, nella chiesa di San Fermín de los Navarros, vicino alla scuola che entrambi hanno frequentato e dove si sono incontrati la prima volta. Lo ha sposato dopo essere stata la sua ragazza per anni senza mai fare l’amore con lui (perché tra buoni borghesi innamorati si usava cosí). Lo ha sposato conoscendolo da sempre, convinta di aver trovato il suo destino, ma senza sapere nulla di lui, nulla che fosse davvero importante. Eppure Tomás qualcosa di davvero importante lo stava nascondendo e non avrebbe mai potuto dirlo, a lei come a nessun altro. Qualcosa che avrebbe condizionato la sua esistenza e quella di sua moglie, per sempre. Perché nessuno come Marías sa mostrare il lato oscuro e insieme quello luminoso del sentimento, nessuno meglio di lui sa che ogni cuore che batte è un mistero, persino per il cuore che gli sta piú vicino.

THRILLER/NOIR

Il sigillo del cielo, di Glenn Cooper: Mosul, 1095. Daniel Basidi è un uomo di fede. Eppure teme che stavolta il Signore abbia caricato un fardello troppo grande sulle sue spalle. Per anni ha cercato di mettere il suo dono al servizio degli altri. Ma quest’ultima rivelazione, terribile e sublime, non può essere condivisa con nessuno, perché è troppo pericolosa. Daniel deve portarla con sé nella tomba. Iraq, 1989. Hiram Donovan è un uomo di scienza. Eppure, quando tocca quella pietra sepolta nella sabbia, si sente come pervadere da una corrente elettrica. E ha paura. Infrangendo la legge e i suoi stessi principi morali, Hiram sottrae l’oggetto dallo scavo e lo spedisce alla moglie, in America. Sarà l’ultima cosa che farà prima di morire. New York, oggi. Cal Donovan è un uomo d’azione. Eppure, non appena riceve la notizia che sua madre è stata uccisa, si sente crollare la terra sotto i piedi. All’apparenza sembrerebbe un furto andato male, se non fosse che in casa non manca nulla. I presunti ladri hanno messo a soqquadro ogni stanza, senza prendere né gioielli, né quadri, né contanti. Che cosa cercassero, Cal lo scopre dopo qualche giorno, in una scatola da scarpe nascosta in fondo a un armadio. Un pacco ancora sigillato che suo padre aveva mandato dall’Iraq trent’anni prima. All’interno, c’è l’ossessione che ha tormentato avventurieri e imperatori, il segreto per cui hanno dato la vita santi e ciarlatani, la minaccia che deve restare sepolta, per il bene del mondo. E ora tocca a Cal proteggerla. A ogni costo.

Sorelle sbagliate, di Alafair Burke: Chloe è la più giovane delle sorelle Taylor, ma è sempre stata la più amata, forse perché nella sua vita tutto è sempre apparso sotto controllo. Invece Nicky… La scapestrata Nicky. Quella che ha sempre combinato tanti casini. Che ha sempre bevuto un po’ troppo. Che ha sposato d’impulso il giovane avvocato Adam Macintosh e ha avuto un bambino, ma non sa essere né moglie né madre. Oggi, Chloe e Nicky sono due perfette estranee. Nicky è rimasta a Cleveland, sola. Chloe lavora a New York in un importante giornale di moda. Ce l’ha fatta. Non solo: si è presa qualcosa che apparteneva a Nicky. È stato più forte di loro: lei e Adam si sono innamorati. D’altra parte Nicky, quella volta, l’aveva fatta grossa, e quando Adam ha visto il suo bambino in pericolo, ha deciso che era troppo. Adesso Chloe e Adam sono sposati, e insieme stanno crescendo Ethan, il figlio che Nicky non ha saputo amare. Ma quando Adam viene trovato morto sul pavimento della loro casa di vacanza negli Hamptons, una serie di dubbi comincia ad affacciarsi nella vita di Chloe. Dubbi sul marito, che ultimamente era sempre più reticente a parlare del proprio lavoro. Dubbi sul figlio, che l’adolescenza ha decisamente messo in crisi. E perfino dubbi su se stessa. Perché la verità è molto più di quello che l’apparenza lascia credere. E la vita troppo spesso ci fa dimenticare le cose più vere. Il nuovo grande thriller dell’autrice de La ragazza nel parco è semplicemente un vortice di sorprese, da cui non saprete staccarvi.

L’eredità di Mrs Weastaway, di Ruth Ware: Harriet Westaway vive a Brighton in un piccolo appartamento. Sua madre, che l’ha cresciuta da sola, è morta in un incidente stradale poco prima del suo diciottesimo compleanno e Harriet, dopo aver abbandonato la scuola, ha perso i contatti con tutti gli amici. Un giorno riceve una lettera inaspettata dalla Cornovaglia: la nonna, morendo, le ha lasciato una cospicua eredità. Da una parte è una notizia fantastica, perché Harriet si trova in una pessima situazione finanziaria ed è indebitata con un usuraio, dall’altra è una notizia piuttosto strana, perché la sua vera nonna è morta più di vent’anni prima. Evidentemente si tratta di un caso di omonimia, che però Harriet decide di sfruttare a suo vantaggio utilizzando le sue capacità manipolatorie che le permettono di sopravvivere come cartomante, lo stesso lavoro che faceva sua madre. Se c’è una persona in grado di partecipare a un funerale reclamando un’eredità che non le spetta è proprio lei. Ma Harriet non sa quello che la attende e ignora che la sua decisione cambierà drasticamente la sua vita per sempre. Perché non potrà più tornare indietro, nemmeno quando si renderà conto di correre un rischio mortale.

NARRATIVA FANTASY

La mano scarlatta. Shadowhunters. The eldest curses, di Cassandra Clare: Tutto ciò che desiderava Magnus Bane era una vacanza. Un sontuoso e romantico viaggio per tutta Europa insieme ad Alec Lightwood, lo Shadowhunter che, contro ogni previsione, è diventato finalmente il suo compagno. All’affascinante ed enigmatico stregone non sembra di chiedere poi molto. Ma a pochi giorni dal loro arrivo a Parigi, la coppia viene raggiunta da una vecchia amica che porta loro notizie inquietanti. A quanto pare un culto demoniaco chiamato La Mano Scarlatta sta seminando il caos in tutto il mondo. Un culto che, da quel che si dice in giro, è stato Magnus stesso a fondare, tantissimi anni prima, per scherzo. Ora però ha un nuovo leader, che l’ha trasformato completamente e che sta compiendo una massiccia opera di reclutamento. A questo punto, Magnus e Alec sono costretti a scapicollarsi da una parte all’altra dell’Europa per scovare La Mano Scarlatta e il suo capo, sfuggente a dir poco, prima che possano causare ulteriori, e irreparabili, danni. Via via che la loro ricerca di risposte diventerà sempre più pressante, saranno costretti a fidarsi l’uno dell’altro più di quanto non abbiano mai fatto prima, anche se ciò significherà rivelare i loro segreti più nascosti.

La corte di nebbia e furia, di Sarah J. Maas: Dopo essersi sottratta al giogo di Amarantha e averla sconfitta, Feyre può finalmente ritornare alla Corte di Primavera. Per riuscirci, però, ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia per le azioni terribili che è stata costretta a commettere per liberare se stessa e Tamlin, e salvare il suo popolo, infatti, la stanno mangiando viva, pezzetto dopo pezzetto. E forse nemmeno l’eternità appena conquistata sarà lunga a sufficienza per ricomporla. Qualcosa in lei si è incrinato in modo irreversibile, tanto che ormai non si riconosce più. Non si sente più la stessa Feyre che, un anno prima, aveva fatto il suo ingresso nella Corte di Primavera. E forse non è nemmeno più la stessa Feyre di cui si è innamorato Tamlin. Tanto che l’arrivo improvviso e molto teatrale di Rhysand alla corte per reclamare la soddisfazione del loro patto – secondo il quale Feyre dovrà passare con lui una settimana al mese nella misteriosa Corte della Notte, luogo di montagne e oscurità, stelle e morte – è per lei quasi un sollievo. Ma mentre Feyre cerca di barcamenarsi nel fitto intrico di strategie politiche, potere e passioni contrastanti, un male ancora più pericoloso di quello appena sconfitto incombe su Prythian. E forse la chiave per fermarlo potrebbe essere proprio lei, a patto che riesca a sfruttare a pieno i poteri che ha ricevuto in dono quando è stata trasformata in una creatura immortale, a guarire la sua anima ferita e a decidere così che direzione dare al proprio futuro e a quello di un mondo spaccato in due.

NARRATIVA ROSA

La stanza delle farfalle, Lucinda Riley: Alla soglia dei 70 anni, Posy vive ancora a Admiral House, la casa dove ha trascorso la sua infanzia a caccia di splendide farfalle e dove ha cresciuto i suoi figli, Sam e Nick. Ma di anno in anno la splendida villa di campagna è sempre più fatiscente e ha bisogno di una consistente ristrutturazione che Posy, con il suo impiego part-time nella galleria d’arte, non può proprio permettersi. Forse, per quanto sia doloroso abbandonare un luogo così pieno di ricordi, è arrivato il momento di prendere una difficile decisione. Coraggiosa e determinata, abituata a cavarsela da sola ma premurosa e sempre presente nella vita dei suoi familiari, Posy si convince a vendere la casa. Ma è proprio allora che il passato torna inaspettatamente a bussare alla sua porta: Freddie, il suo grande amore, l’uomo che avrebbe voluto sposare cinquant’anni prima e che era scomparso senza dare spiegazioni, è tornato e vorrebbe far di nuovo parte della sua vita. Come se ciò non bastasse, Sam, con le sue dubbie capacità imprenditoriali, si mette in testa di rilevare Admiral House e Nick, dopo anni in Australia, torna a vivere in Inghilterra. Esistono segreti terribili, il cui potere non svanisce nel tempo e solo il vero amore può perdonare. Posy ancora non sa che sono custoditi molto, troppo, vicino a lei. Personaggi indimenticabili e sconvolgenti verità in questo nuovo incantevole romanzo dall’autrice bestseller Lucinda Riley.

La casa delle foglie rosse

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE

Autore: Paullina Simons
Casa editrice: Harper&Collins
Anno: 2017

.: SINOSSI :.

Conni, Albert e Jim sono inseparabili fin dal primo anno di università: vivono, studiano e giocano a basket insieme, legati da un’amicizia totalizzante che ruota intorno all’anima del loro gruppo, la bellissima Kristina Kim, ma che negli ultimi tempi inizia a dare segni di cedimento. Quando il corpo di Kristina viene trovato nudo e semisepolto dalla neve nei boschi che circondano il college, tocca a Spencer O’Malley far luce sulle circostanze poco chiare di una morte che lo turba profondamente, forse per via dell’istintiva affinità che ha provato nei confronti della vittima nel momento stesso in cui l’ha conosciuta, pochi giorni prima. Com’è possibile che nessuno di quegli amici così stretti abbia denunciato la sua scomparsa? O’Malley è sicuro che la chiave di tutto sia lì, nei rapporti intricati e per certi versi inquietanti tra i quattro ragazzi, e le sue domande insistenti portano alla luce una rete di segreti, gelosie, reticenze e mezze verità che vanno ricomposti pezzo per pezzo, come un puzzle misterioso e complesso in cui ogni rivelazione è più scioccante della precedente.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un buon libro per riempire le giornate estive, magari sotto l’ombrellone: La casa delle foglie rosse non è un romanzo particolarmente impegnativo e si legge con discreta facilità e velocità.
La trama non è, però, delle migliori: è costellata da punti interrogativi che non sempre trovano risposte coerenti e credibili e vi sono molti elementi che rendono il romanzo più adatto ad essere classificato come rosa che come giallo. E’ vero, le indagini occupano la maggior parte del libro, ma l’elemento romantico accompagna il lettore con insistenza e, a volte, con una punta di assurdità.
La Simons pecca sul realismo per quanto riguarda i sentimenti umani e a volte si appoggia a stereotipi infelici: ad esempio, ho trovato disturbante la sua concezione degli orfani come persone senza cuore e senza morale.
La sua protagonista femminile sfiora pericolosamente il confine tra un buon personaggio e la Mary Sue: risulta perfetta, ovviamente bellissima e con una vita naturalmente difficile durante la quale ha dovuto imparare a cavarsela da sola. Come da copione, tutti, o quasi, i personaggi maschili sono innamorati di lei.
Il romanzo migliora nella seconda parte, durante la quale si svolgono concretamente le indagini: la suspense aumenta e il lettore trova coinvolgimento negli intrighi e nei sotterfugi che portano alla conclusione del romanzo.
Lo stile della Simons non è male, ma non ha neanche nulla di eccezionale: la prosa è semplice e le descrizioni, a parte casi rari, praticamente inesistenti.

Per me, questo romanzo merita una votazione di 6,5/10.
La pecca maggiore del romanzo, a mio avviso, è il continuo riferimento romantico: sembra che, secondo l’autrice, anche di fronte alla morte non esistano altri sentimenti se non l’amore o l’attrazione erotica.
Sicuramente, esistono romanzi gialli di qualità superiore, tuttavia se volete leggere un romanzo romantico con punte di poliziesco, questo è il romanzo che fa per voi!

*Volpe

#GiornataIncipit – Prime righe e prime impressioni

Il primo giugno è anche il primo sabato del mese e per noi di Arcadia significa #GiornataIncipit!
Come sempre, vi proporremo qui, su Facebook e nelle instagram stories gli incipit di quattro romanzi (più un bonus solo per voi che ci seguite su wordpress!).
Buona lettura!

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE, DI PAULLINA SIMONS

A Greenwich Point Park, dove l’aria salmastra del Long Island Sound si mescola con l’odore terroso delle foglie cadute, due bambini salivano le scale verso quello che un tempo era stato un castello. Erano soli. 
Prima erano passati davanti al custode, che sembrava conoscerli bene e che li aveva fatti entrare con un sorriso. Il parco era grande e la strada era lunga, ma il sole splendeva e faceva ancora caldo. La bambina aveva un sacchetto di carta bianco e rosso, il bambino un berretto con la visiera e un aquilone. Superarono l’estremità occidentale della baia e trovarono un tavolo da picnic vicino alla spiaggia. Lei avrebbe voluto restare scalza per sentire i sassi lisci sotto i piedi, ma lui non era d’accordo. Voleva prima mettere qualcosa sotto i denti. La bambina sospirò e si sedette. Mangiarono. Lei non tenne il broncio a lungo; era felice di essere lì. 

IL RE, IL CUOCO E IL BUFFONE, DI DANIEL KEHLMANN

La guerra non era ancora arrivata da noi. Vivevamo nella paura e nella speranza, e cercavamo di non attirare l’ira del Signore sulla nostra città circondata da solide mura, con le sue centocinque case e la chiesa e il cimitero in cui i nostri avi attendevano il giorno della resurrezione. 
Pregavamo molto, per tenere lontana la guerra. Pregavamo l’Onnipotente e pregavamo la Vergine misericordiosa, pregavamo la signora del bosco e il piccolo popolo della mezzanotte, san Gervino, Pietro di guardia alla orta, Giovanni Evangelista, e per sicurezza pregavamo anche la Vecchia Mela, che nelle notti gelide, quando i demoni se ne vanno a spasso liberamente, solca il cielo alla testa del suo seguito. Pregavamo le divinità cornute dei tempi antichi e il vescovo Martino, che divise il proprio mantello con un mendicante che aveva freddo, così poi ebbero freddo entrambi ed entrambi furono graditi a Dio, perché a cosa serve mezzo mantello in pieno inverno, e naturalmente pregavamo san Maurizio, che aveva scelto la morte insieme a tutta la sua legione per non tradire la fede nel solo e vero Dio. 

Q, DI WU MING 1

Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE, DI STUART TURTON

Dimentico tutto tra un passo e l’altro. 
– Anna! – mi ritrovo a gridare, per poi chiudere la bocca di scatto, sorpreso. 
Ho il vuoto nel cervello. Non so chi sia Anna, né perché io stia chiamando i suo nome. Non so nemmeno come abbia fatto ad arrivare qui. Sono in un bosco, e mi proteggo gli occhi dalla pioggia sottile. Sento il cuore che batte all’impazzata. Puzzo di sudore e mi tremano le gambe. Devo aver corso, ma non ricordo perché. 
– Come ho… – Mi interrompo nel vedere l’aspetto delle mie mani. Sono ossute e brutte. Le mani di un estraneo. Non le riconosco. 
Nell’avvertire il primo brivido di panico, mi sforzo di rammentare qualcos’altro su di me: un familiare, il mio indirizzo, la mia età, qualsiasi cosa, ma non mi viene in mente nulla, neppure un nome. Qualunque ricordo avessi fino a un attimo fa, adesso è scomparso. 
Ho un nodo alla gola, respiro rumorosamente e a ritmo accelerato. Il bosco mi vortica intorno, la vista oscurata da macchie nere. 
Stai calmo.

Ed infine, eccovi il #bonusdigiugno!

BONUS – ANNA KARENINA, DI LEV TOLSTOJ

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati.