Le belle Cece

LE BELLE CECE

Autore: Andrea Vitali
Casa editrice: Garzanti
Anno: 2015

.: SINOSSI :.

Maggio 1936. Con la fine della guerra d’Etiopia nasce l’impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l’occasione per celebrare degnamente l’evento. Astuto come una faina, ha avuto un’idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all’ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. Ma l’euforia bellica e l’orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un’aggressione notturna ai danni dell’ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l’ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l’enigma. Ma alla svelta e senza lasciare tracce, o le campane, questa volta, le suonerà il Malversati, con le sue mani, e saranno rintocchi poco allegri per la carriera del Semola.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sullo sfondo dell’Italia fascista, personaggi dai toni comici si scambiano la scena per dare vita ad un romanzo giallo dal sapore fresco, divertente e anche un po’ irriverente.
Vitali scrive con uno stile molto particolare che lascia poco spazio all’introspezione o alla descrizione, ma per il suo fine non è un male: certo, bisogna fare l’abitudine ai suoi dialoghi non sempre espliciti e al cinismo latente dei suoi personaggi, ma se si riesce a passare oltre si potrà godere di una lettura particolare e fresca.
La trama è un po’ lenta.
E’ un giallo, per quanto possa essere comico, ma le vere e proprie indagini si svolgono solo dopo la metà del romanzo, cosa che potrebbe infastidire alcuni lettori.
Particolarmente interessante, invece, è la descrizione che Vitali dà sia della Bellano fascista, sia del periodo storico in sé. Il lettore quasi non si accorge di essere alle porte della seconda guerra mondiale: fascisti e antifascisti latenti conducono una guerra sotterranea, fatta di tranelli, trabocchetti e piccolissime vittorie personali che consistono, nell’opera di Vitali, in un “lei” al posto del canonico “voi” fascista o nel vedere l’avversario entrare in questo o quell’altro bar.
Vitali, insomma, riduce tutto al quotidiano, al semplice e ad una normalità che quasi stona con quello che viene insegnato durante l’ora di storia.

Per me, questo romanzo merita un 7.5/10. Non è riuscito a coinvolgermi con la sua trama, sebbene io abbia apprezzato tantissimo la caratterizzazione dei personaggi.
Ho trovato il libro troppo lento ed intricato e ha un po’ deluso le mie aspettative.
Sicuramente, gli amanti del genere comico troveranno pane per i loro denti: le risate, sia sotto i baffi sia aperte e sonore, sono assicurate!

*Volpe

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