Una merce molto pregiata

UNA MERCE MOLTO PREGIATA

Autore: Jean-Claude Grumberg
Casa Editrice: Guanda
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Questa è una favola, e come tutte le favole inizia con C’era una volta. C’era una volta un bosco, in cui vivevano un povero boscaiolo e sua moglie. I due non avevano figli, e se l’uomo era contento, perché questo significava bocche in meno da sfamare, per sua moglie il desiderio di un bambino da amare era quasi doloroso. 
Dopo lo scoppio della guerra, perché nelle favole ci sono le guerre, un treno attraversava spesso il bosco. La moglie del boscaiolo era contenta di veder passare quel treno, il marito le aveva spiegato che era un treno merci. Strane merci, più che altro sembravano persone, a giudicare dalle mani che a volte uscivano tra le sbarre per lanciare bigliettini. Poi un giorno quel treno che la donna ormai crede magico le regala una merce molto pregiata, come a voler esaudire il suo desiderio più grande… Perché la cosa che più merita di esistere, nelle favole come nella vita vera, è l’amore donato ai bambini.

.: IL NOSTRO GUDIZIO :.

“C’era una volta, in un grande bosco, una povera boscaiola e un povero boscaiolo.
No no no, state tranquilli, non si tratta di Pollicino! Nient’affatto. Io, proprio come voi, detesto quella storia ridicola. Quando mai, e dove poi, si sono visti dei genitori abbandonare i loro bambini perché non potevano sfamarli? Ma andiamo…”

Questa storia, questa favola come piace definirla all’autore, inizia con brutale ironia.
Il racconto inizia proprio come una favola e il linguaggio che l’autore utilizza è quello della narrazione per bambini, i temi tuttavia si fanno via più terribili mano a mano che si scorrono le pagine del romanzo.
Amore e morte si danno il cambio, pagina dopo pagina, lasciando il lettore alle sue amarissime lacrime. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale e dell’orrore dell’olocausto, Grumberg ci parla di sentimenti umani, di amore e di redenzione.
La guerra prende la forma di una ferrovia, la forma dell’odio razziale e dell’orrore dello sterminio; la redenzione, invece, è come un bambino possa cambiare il cuore di un uomo.
Il romanzo è diviso in due parti che si intrecciano costantemente e, alla fine, si scontrano: da un lato ci sono la povera boscaiola e la bambina; dall’altro il padre della piccola internato nel campo di concentramento di Auschwitz.
L’autore con concretezza il senso di disperazione che provano i sopravvissuti e la forza, l’unico pensiero positivo, che li spinge ugualmente a lottare e restare in vita anche quando sanno di aver perso tutto.

A questo libro, a questa favola, io posso solo dare il massimo dei voti.
Grumberg parla di cose che conosce. In appendice ha inserito la storia vera che si cela dietro queste pagine con sapore di fantasia: la sua, o per meglio dire quella di suo padre, e quella di una coppia che è salita sullo stesso treno.
Il sentimento e il dolore queste pagine passano al lettore è tanto intenso che ora, anche se ho concluso la lettura da un paio di giorni, ancora sento gli occhi inumidirsi.
Non ho mai letto una prosa così emotivamente carica e spaventosamente disperata: penso che questo sia uno di quei romanzi che vadano semplicemente letti, per non dimenticare.
Non dimenticare che alcune persone hanno reso possibile l’orrore nazionalsocialista e altre, invece, si sono opposte: hanno resistito tenendo in casa un bambino in più, nascondendo qualcuno in cantina, dando occasione a un essere umano di sopravvivere. E’ un libro che parla di amore e resistenza e penso renda giustizia a personaggi come Oslar Schindler o ai ragazzi della Rosa Bianca.
Invito tutti i nostri lettori a prendere questo libretto tra le mani e passare un’oretta del loro tempo per leggerlo, terminarlo e riflettere.

*Volpe

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