“D’Ark – Il Gioco dell’alfiere”, conversazione con Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva

Sono ormai quasi due anni che D’Ark – il gioco dell’alfiere ha trovato posto tra i romanzi della piccola editoria italiana.
La casa editrice Planet Book ha scelto di portare al pubblico un romanzo scritto a quattro mani i cui temi principali sono la giustizia, la corruzione e, naturalmente, la speranza.
Scoprire chicche dell’editoria è compito di noi blogger e come resistere a un romanzo che affianca alla fantasia temi terribilmente attuali?

Per questo motivo, Volpe ha scelto di intervistare Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva, autrici di D’Ark – Il gioco dell’alfiere, che hanno gentilemente risposto alle nostre domande.

1. Per prima cosa, vorrei ringraziarvi per il tempo che avete deciso di dedicarci con questa intervista. Mi chiedevo, innanzitutto, se questa fosse la vostra prima esperienza come scrittrici o se potete vantare nel vostro curriculum altri titoli.
CristinaVorremmo essere noi a ringraziarvi per questa opportunità. Rispondo alla prima domanda dicendovi che questo è il primo titolo, in realtà, che posso vantare nel mio curriculum. Ho sempre scritto in maniera sporadica, più per me che per il pubblico, ma avevo sempre tante idee che mi frullavano nella testa e così ho approfittato della nuova amicizia con Mirela per produrre qualcosa di vero e
tangibile.
MirelaGrazie a voi per l’interesse mostrato. Per me è stato il primo libro, ma non la prima esperienza con la scrittura. Prima di incontrare Cristina, scrivevo storie brevi e qualche poesia, anche se non ho mai provato a pubblicare nulla.

2. Qual è il vostro rapporto con la scrittura? E’ sempre stata con voi, come passione e ora come lavoro, oppure è nata con il tempo?
Cristina – La scrittura è sempre stata più una passione che un vero e proprio lavoro, anche quando è diventata tale. È nata piano piano, intrufolandosi tra le pagine di un tema scolastico per poi venir coltivata con ulteriore passione, e oggi posso dire che finchè scrivo le cose sembrano essere al loro posto.
Mirela – Io ho sempre amato leggere, e con il tempo, più leggevo, più volevo scrivere qualcosa di mio. Poi ho cominciato a scrivere sporadicamente, per passione ma anche per aiutarmi a superare alcuni periodi bui, con un discreto successo tra l’altro.

3. Come per ogni buono scrittore, immagino che la lettura sia stata una tappa
fondamentale anche per voi: quali sono i libri che avete letto più volentieri? Vi va di dirci qualche titolo?

Cristina – Assolutamente. La lettura credo sia il porto madre, se così vogliamo dire, dove tutti gli scrittori prima o poi approdano, volenti o nolenti. Quando ero più piccola ho cominciato con tantissimi fumetti e favole, per poi appassionarmi volentieri ai libri per i “bimbi più grandi” leggendo titoli del tipo Le Cronache di Narnia e Harry Potter. Poi la mia passione si è sviluppata grazie a Walden di Thoreau, L’ombra del vento di Zafon, Espiazione di McEwan, Pomodori verdi fritti di Flagg, Nelle Terre Estreme di Krakauer, I pilastri della terra di Follett, Dorian Gray di Wilde, Grandi Speranze di Dickens, Il conte di Montecristo di Dumas, Il Principe di Machiavelli, L’isola del tesoro di Stevenson, Peter Pan e tantissimi altri titoli.
Mirela – Io ho cominciato a leggere molto presto e i libri mi hanno sempre accompagnata, a volte per ore e ore. Mi piacciono diversi tipi di letteratura. Adoro le classiche favole, quelle di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Harry Potter è stata la serie di libri che ho letto talmente tante volte che so quasi a memoria adesso. Il fantasma dell’opera è uno dei miei libri preferiti alla pari di Dracula di Bram Stoker. Mi piacciono molto anche storie distopiche come il grande classico 1984 di Orwell ma anche titoli più recenti come The hunger games. In realtá la lista potrebbe andare avanti per pagine e pagine perciò mi fermo qui per adesso.

Mirela Minkova Georgieva

4. Essendo un romanzo scritto a quattro mani, come vi siete organizzate per la stesura del racconto?
Cristina&Mirela – Ci siamo organizzate scrivendo e decidendo prima in maniera generale la trama e poi ci siamo divise i capitoli. Di solito ci sentiamo su Skype perché non viviamo mai nello stesso posto. All’inizio è stato più confusionario perché nessuna delle due aveva mai effettivamente scritto un libro quindi non sapevamo da dove iniziare, avevamo solo in mente “cosa” scrivere ma non il “come” e quindi abbiamo faticato un po’ prima di trovare il ritmo, ma poi ci siamo riuscite.

4. Ora che abbiamo parlato di voi in quanto autrici, mi piacerebbe dedicarmi soprattutto al romanzo: qual è stata la vostra fonte di ispirazione?
Cristina – La realtà nelle sue infinite sfaccettature e un pizzico di fantasia fumettistica. Questa storia nasce non solo dalle esperienze personali, ma da tutto quello che ci circonda, il lato buono e cattivo della vita, ciò che amiamo, ciò che odiamo, ciò che riteniamo giusto far conoscere alle persone e sul quale speriamo possano riflettere. Il nostro non è soltanto un romanzo di intrattenimento, abbiamo trattato temi anche abbastanza profondi, e vorremmo che i lettori siano i primi a rendersi conto di quanto la realtà che ci circonda sia piena di contraddizioni e meraviglie allo stesso tempo.
Mirela – In primis era il mondo fumettistico ma con l’evoluzione della storia, i temi e gli ideali personali sono diventati un fattore cruciale nella nostra storia. Il nostro intento non è solo creare una storia coinvolgente ma far si che il lettore si soffermi a pensare alla realtà che ci circonda e a cosa possiamo fare nel nostro piccolo per essere degli ‘’eroi quotidiani’’ Non serve un mantello o una maschera, serve solo coraggio e persistenza. In tutto ciò, come ha detto Cristina, il mondo è comunque pieno di meraviglie, perciò parte dell’essere degli eroi è non soccombere ai pensieri negativi e al pessimismo.

5. Leggendo la sinossi e poi l’incipit, si intuisce che il romanzo è ambientato a Rocha. Ho fatto qualche, ricerca per cercare di capire se questa città fosse frutto della vostra immaginazione, e ho trovato che esiste una Rocha in Uruguaia. Si parla proprio di questa città? Se sì, come mai avete scelto questa ambientazione? Se no, cosa vi ha spinto a inventare questa cittadina?
Cristina – Si impara sempre qualcosa di nuovo. No, non eravamo assolutamente a conoscenza di questa cittadina, e dopo aver letto questa domanda ed essere andata alla ricerca del posto, devo dire che mi è venuta voglia di farmi un viaggetto. In realtà l’abbiamo totalmente inventata, avevamo in mente di crearne una che ricordasse un po’ qualche metropoli, anche Italiana, non troppo lontana dalla verità e neanche troppo vicina. Alcuni l’hanno persino paragonata alla Gotham di Batman, che non è esattamente come l’abbiamo vista noi, ma alla fine è il lettore a volare con la fantasia.
Mirela – Ecco, questo si che è interessante. Non avevamo idea che esistesse una città con questo nome nella realtà. Il nostro intento era creare un’ambientazione che rappresentasse ogni città nel mondo, quasi una metafora. Il nome Rocha è nato un po’ per l’assonanza con Roma (dopotutto era in Italia che abbiamo ideato la storia) e un po’ per l’assonanza con roccaforte. Ammetto, non era nostra intenzione che ricordasse alcune cittá del mondo fumettistico, ma credo che, in un certo senso, fosse inevitabile.

Cristina Silvestri

6. Il romanzo è chiaramente un noir, un thriller, e dalle vostre biografie posso intuire come mai abbiate scelto proprio genere: entrambe siete laureate in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza. Quanto vi sono state utili le vostre conoscenze per scrivere questo romanzo?
Cristina – Direi abbastanza. Ovviamente molto di ciò che c’è scritto è pura e assoluta fantasia, e molti che fanno questo mestiere o conoscono un po’ questo mondo se ne sono accorti, però volevamo comunque che fosse almeno lontanamente credibile, quindi abbiamo fatto alcune ricerche, scritto modus operandi che vengono descritti in alcuni manuali, e abbiamo attinto un po’ anche dalle nostre conoscenze universitarie. Possiamo dire che è un ottimo mix tra fantasia e realtá.
Mirela – Concordo con Cristina, volevamo che fosse verosimile per quanto possibile, considerando il genere letterario che abbiamo scelto e la storia in sé. Abbiamo fatto diverse ricerche, abbiamo discusso dove piazzare il confine tra fantasia e realtá, ed eccoci qui.

7. Parliamo ora dei personaggi: chi, tra i vostri personaggi, è quello che preferite e
perché.

Cristina – Questa è davvero un’ottima domanda, soprattutto considerano che ci sono diversi personaggi in ballo in questo romanzo. Amo la magior parte dei nostri personaggi ma personalmente devo dire che uno dei miei personaggi preferiti è Alex, ancora non del tutto approfondito, perciò posso dare poco spazio alla spiegazione (altrimenti rischierei di fare qualche spoiler), diciamo che in fin dei conti è un uomo buono, disposto a fare ciò che è giusto e a battersi quando è necessario.
Mirela – È davvero difficile non affezionarsi ai personaggi, soprattutto dopo aver speso ore a parlare del loro carattere e dello sviluppo che possono avere nella storia. Credo però che il mio preferito sia Michele, con i suoi pregi e i suoi difetti, perché sotto alcuni punti di vista io e lui ci somigliamo un bel po’, anche se quando abbiamo creato il personaggio, non era nostra intenzione che la sua storyline seguisse il percorso che poi ha seguito.

8. Un’ultima domanda prima dei saluti finali: so che avete iniziato la vostra avventura editoriale con il self publishing per poi passare a tutti gli effetti a una casa editrice. Potete raccontarmi brevemente entrambe le esperienze? Come vi siete trovate con il self publishing e poi come è cambiata la vostra esperienza con una casa editrice alle spalle?
Cristina – Si abbiamo cominciato pubblicando con StreetLib, cercavamo un modo sicuro e veloce per pubblicare il nostro libro per la prima volta. Non avevamo mai fatto niente del genere, e nel frattempo cercavamo qualche piccola casa editrice disposta a pubblicarci. Poi dopo aver mandato per un paio di anni il nostro romanzo in giro, senza ricevere risposta, ricevendo risposte negative, oppure dopo proposte non esattamente favorevoli, se così vogliamo dire, una ci ha risposto in maniera positiva, dicendosi interessata e che voleva pubblicare il nostro romanzo. Abbiamo fatto un paio di conti, letto le varie recensioni, e ci siamo buttate in questa avventura. Dobbiamo dire che fino adesso ci siamo trovate bene con entrambe le esperienze. Non è durata tantissimo la collaborazione con il selfpublish, non perché non ci piacesse, ma perché volevamo di più, semplicemente, e la Planet Book ci ha permesso di fare questo passo.
Mirela – Credo che entrambe le esperienze siano state positive, almeno per noi. Il self publishing ci ha permesso di cominciare da qualche parte, di far in modo che i lettori cominciassero a notarci. Era un primo passo che ci ha dato la confidenza nel cominciare a cercare una casa editrice. Ci è voluto del tempo, ma alla fine la Planet Book ci ha fatto un’offerta che apprezziamo davvero e da allora ci siamo trovate bene con la casa editrice.

9. Penso che la nostra intervista possa considerarsi conclusa, ancora una volta grazie per il vostro tempo! Fate un saluto finale ai nostri lettori!
Cristina – Ancora grazie a voi, un saluto a tutti coloro che hanno letto il nostro romanzo, che ancora devono leggerlo e chi ci segue con passione!
Mirela – Grazie a voi per questa opportunità e grazie alle persone ed ai lettori che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci! Grazie!

Per ringraziare le autrici del tempo dedicatoci e per incuriosire un po’ voi lettori, lascio di seguito il retrocopertina del romanzo e un piccolo assaggio dell’incipit!
Tra qualche giorno, pubblicherò anche la mia recensione approfondita!
Buona lettura!

Trama: Noir metropolitano ambientato a Rocha, una città afflitta dalla piaga del crimine e dalla corruzione, che ricorda la Gotham City di Batman. E anche a Rocha, come nella celeberrima città fumettistica, il male assume il volto di un uomo, Guignol, capolavoro di malvagità e killer seriale, cui si oppone il paladino del bene e della giustizia, D’Ark, figura avvolta dalla bruma del sogno. In questo contesto si muovono gli altri due personaggi chiave del romanzo: Giorgia Mestri, profiler, e suo fratello Michele, giornalista.

Incipit: Combattere e vivere nel modo più onesto possibile è solo utopia: una semplice frase ripetuta più e più volte nei libri e nei saggi, e spesso urlata da uomini disperati. È considerata un’impresa difficile per individui comuni, immaginiamoci per un abitante di Rocha, ma da un diamante grezzo si può comunque ricavarne un bellissimo gioiello. Nessuno presterebbe attenzione a un semplice ciottolo se non sapesse comprenderne le potenzialità. In pochi nella città di Rocha avevano avuto la fortuna di cogliere l’opportunità di potersi rifugiare in un mondo onesto e pieno di speranza e saperne apprezzare le sottili sfaccettature.
Rocha non era mai stata una città libera e incorruttibile ma riusciva sempre, in qualche modo, a sollevarsi più in alto possibile, pur di dimostrare che non tutti coloro che regnavano in quella terra dimenticata, sfregiavano e massacravano tutto ciò che c’era di buono, ma godevano di quel privilegio che era stato concesso loro per proteggerla e per curarne le ferite in caso di guerra. Pur essendo dilaniata dal caos ciclico, si erano eretti anche uomini buoni, donne coraggiose e bambini affamati di giustizia, e Giò era una di questi.

*Volpe


Sullo Scaffale di Arcadia – 25 aprile 2019

Anche quest’anno, eccovi le nostre proposte per festeggiare al meglio il 25 Aprile!

Terza liceo 1939, di Marcella Olschki: Gli anni del liceo per alcuni ragazzi sono anche stati gli anni del fascismo. Gli studenti della III Liceo dell’A. S. 1939, non aderirono alla sostanza di una scuola in cui la mancanza di ogni libertà di scelta autonoma inibiva ogni interesse sincero e meditato. E questa estraniazione, nel contesto del totalitarismo, ebbe effetti di libertà.

I Ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio: I ventitre giorni della città di Alba, rievocanti episodi partigiani o l’inquietudine dei giovani nel dopoguerra, sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rivelano un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, asciutto ed esatto.” (Italo Calvino)

Lettere e Diari, di Sophie e Hans Scholl: Il 22 febbraio 1943 i fratelli Scholl furono giustiziati per alto tradimento del popolo tedesco in quanto appartenenti al gruppo di Resistenza della Rosa Bianca. Solo quattro giorni prima erano stati arrestati all’Università di Monaco mentre distribuivano volantini. Avevano 24 e 21 anni. Il loro non fu il gesto eroico di un momento. Le lettere e i diari, che coprono un arco di sei anni, ci introducono nel cuore di Hans e di Sophie e ci fanno scoprire un indomabile desiderio di vita che neppure il drammatico contesto del nazismo e della guerra poté soffocare. Quell’ora buia fu la circostanza nella quale sbocciò il fiore di una umanità straordinaria resa feconda dall’esperienza di qualcosa capace di rendere la vita piena di letizia. Fino al sacrificio di sé.

GIOVANI LETTORI

La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi, di Tina Anselmi: 26 settembre 1944, Tina Anselmi ha 17 anni, siamo nel pieno dell’occupazione nazista. Quel giorno a Bassano del Grappa, dove Tina va a scuola, i tedeschi impiccano 43 giovani partigiani nella piazza del paese, e tra questi c’è il fratello di una sua compagna di classe. Tina ne è scioccata: viene da una famiglia antifascista e anche nell’Azione Cattolica ha appreso valori ben diversi da quelli imparati a scuola nell’ora di Dottrina fascista. Decide così di unirsi alla lotta partigiana. “Se ti prendono i tedeschi, prega che t’ammazzino perché altrimenti quello che ti faranno sarà peggio”, le dice il comandante della Brigata Battisti che va a incontrare sul Monte Grappa. Ma Tina ha il coraggio che viene da quella situazione di ingiustizia, dalla certezza di stare dalla parte della ragione: “C’era un pizzico di incoscienza, ma c’era soprattutto la convinta fiducia in quello che facevamo”, scrive. Con il nome di battaglia di Gabriella, per molti mesi percorre un centinaio di km al giorno mantenendo i collegamenti tra le formazioni partigiane, trasportando stampa clandestina, armi, messaggi. Tina racconta delle imprese che erano la normalità, i rischi che correva, l’aiuto che riceveva; e racconta cos’è accaduto in Italia in quegli anni, quali fossero le speranze, le idee, le vicende personali e collettive della Resistenza, con semplicità, immediatezza e profondità che riescono a rendere la complessità della Storia. Il libro contiene anche agili schede sui momenti salienti del Fascismo e della Resistenza, sui principali personaggi, come Matteotti e Pertini, e alcune lettere dei partigiani condannati a morte.

Io, Partigiana. La mia Resistenza, di Lidia Menapace: Lidia Menapace è nata nel 1924 a Novara, vive a Bolzano. Staffetta partigiana, senatrice della Repubblica italiana, pacifista e femminista militante, in questo libro racconta la sua esperienza nella Resistenza attraverso i grandi eventi storici e gli episodi di eroismo personale e collettivo. La tessera del pane e i bombardamenti, la solidarietà tra famiglie e le fughe in bicicletta, la distribuzione dei giornali clandestini e la paura dei posti di blocco dei nazifascisti, la consegna dei messaggi in codice imparati a memoria, l’aiuto prestato a un giovane ebreo nella fuga in Svizzera, i libri sui sindacati letti di nascosto, lo studio al lume di candela durante il coprifuoco… E poi, la presa di coscienza graduale del valore politico della Resistenza, che ha posto le fondamenta teoriche e pratiche del progetto di una società solidale e partecipata il quale, se trovò un seguito forte nella Costituzione, fu poi tradito nella storia reale dell’Italia. Ma, come le scriveva in un bigliettino il generale Alexander, comandante delle forze alleate, “Lidia resisté”; e la Menapace continua ancora oggi a combattere. Una fondamentale testimonianza, storica e coinvolgente, corredata da schede di approfondimento che guidano nella lettura anche un pubblico di giovani.

La mia Resistenza, di Roberto Denti: Roberto è solo un ragazzo quando compie la prima di tante scelte importanti: a Cremona, in un’Italia divisa in due, nel cuore della guerra si aggrega a una singolare compagnia di finti teatranti, che di notte fanno saltare i ponti sul Po per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Il gruppo viene scoperto, molti componenti sono arrestati. Roberto riesce a fuggire. È solo il primo episodio di una lunga, dolorosa, faticosa avventura: la separazione dalla famiglia, la fuga in montagna, l’arresto e la cella d’isolamento, infine la lotta con una brigata partigiana fino all’arrivo degli alleati. Una storia di resistenza, di coraggio inevitabile, raccontata con semplicità a chi vuole sapere oggi com’è stato fare la Storia senza saperlo. Età di lettura: da 12 anni.

L’annusatrice di libri

L’ANNUSATRICE DI LIBRI

Autore: Desy Icardi
Anno: 2019
Casa Editrice: Fazi Editore

.: SINOSSI :.

Torino, 1957. Adelina ha quattordici anni e vive con la zia Amalia, una ricca vedova, parsimoniosa fino all’eccesso, che le dedica distratte attenzioni. Tra i banchi di scuola, la ragazza viene trattata come lo zimbello della classe: alla sua età, infatti, non è in grado di ricordare le lezioni e ha difficoltà a leggere. Il reverendo Kelley, suo severo professore, decide allora di affiancarle nello studio la brillante compagna Luisella. Se Adelina comincerà ad andare meglio a scuola, però, non sarà merito dell’aiuto dell’amica ma di un dono straordinario di cui sembra essere dotata: la capacità di leggere con l’olfatto. Questo talento, che la ragazza sperimenta tra le pagine di polverosi volumi di biblioteca, rappresenta tuttavia anche una minaccia: il padre di Luisella, un affascinante notaio implicato in traffici non sempre chiari, tenterà di servirsi di lei per decifrare il celebre manoscritto Voynich, “il codice più misterioso al mondo”, scritto in una lingua incomprensibile e mai decifrato. Se l’avidità del notaio rischierà di mettere a repentaglio la vita di Adelina, l’esperienza vissuta le lascerà il piacere insaziabile per i libri e la lettura.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo che promette bene, ma purtroppo delude un po’ il lettore. La prosa di Desy Icardi è molto bella e non ho niente da ridire a riguardo: le descrizioni sono affascinanti, ironiche e comiche; non di rado, le sue pagine mi hanno strappato una risata sincera.
Il romanzo scorre molto in fretta, si riuscirebbe davvero a perdere la cognizione del tempo se il ritmo narrativo fosse gestito un po’ meglio.
Il romanzo sembra diviso in due parti: una lunghissima introduzione e poi lo svolgimento vero e proprio che, con mio enorme stupore e disappunto, comincia ben oltre la metà del romanzo.
L’autrice si prende tantissimo tempo per raccontarci gli antefatti: spende pagine e pagine per narrarci della giovinezza di zia Amalia, e ogni lettore si aspetterebbe come minimo che questo racconto abbia un valore. Ma non ne ha.
Purtroppo, per quanto i capitoli sulla zia Amalia siano stati i miei preferiti, a fini di trama non servono a niente, se non a lasciare uno strano amaro in bocca a lettura conclusa: la zia viene descritta, nella sua giovinezza, come una donna scaltra per poi cambiare completamente carattere quando si muove nel tempo “presente” del romanzo.
Insomma, la caratterizzazione di Amalia lascia molto a desiderare, così come la trama in sé che risulta dapprima troppo lenta e poi decisamente troppo veloce.
nelle prime 260 pagine del romanzo non succede quasi niente. Le ultime 150 sono frenetiche e sciolgono ogni nodo della narrazione, a volte in modo non proprio chiaro.
Avrei preferito maggiore attenzione narrativa nella seconda parte e un po’ meno nella prima: presumibilmente, alcune vicende potevano essere tagliate per lasciar spazio ad altre e rendere così un po’ più comprensibile il vero e proprio finale del romanzo.
Ho apprezzato particolarmente il personaggio di Luisella, così come il reverendo Kelley o l’avvocato Ferro: sono personaggi complicati, ma al tempo stesso molto interessanti. Mi sarebbe piaciuto ascoltare un po’ di più la loro voce e poter passare un po’ di tempo con loro.
L’antagonista, al contrario, non mi è parso un personaggio interessante, e io sono una grandissima fan degli antagonisti! Probabilmente, anche lui aveva bisogno di più pagine per sé, anche la sua mente andava analizzata con attenzione per riuscire a comprendere le sue ragioni.

Penso che questo testo sia adatto a lettori giovani, è veloce da leggere ed è divertente: un ottimo connubio anche per una lettura estiva interessante. L’argomento principale del romanzo è l’amore per i libri e viene sviscerato sia nei suoi lati positivi, sia in quelli negativi. Permette di riflettere su come una passione possa tramutarsi in ossessione e diventare pericolosa per sé e per gli altri.
Come ho scritto prima, i capitoli della giovinezza di Amalia sono molto piacevoli: ambientati negli anni trenta del novecento, ci catapultano in un mondo che, per tradizioni e modi di vivere, può quasi sembrarci alieno.
Darei a questo romanzo un 7.5/10. Mi aspettavo davvero tanto e mi ha un po’ deluso. Resta comunque un testo valido che consiglierei soprattutto come lettura estiva per ragazzi in età scolare.

*Volpe

Sullo Scaffale di Arcadia – Aprile 2019

Come ogni mese, ci rivediamo per il nostro appuntamento fisso: le novità in libreria. Aprile è stato un mese più difficile degli altri, le novità sono tantissime e lo spazio a disposizione davvero troppo poco!
Per questo mese, abbiamo deciso anche di dare una mano a due autori emergenti che ne hanno fatto richiesta: tra le novità c’è anche il loro romanzo. Dateci un’occhiata!

NARRATIVA ITALIANA

Il potere dei vinti, di Pino Aprile: Con il crollo del muro di Berlino, cadono le visioni millenaristiche dell’umanità, che dopo tanti secoli si erano ridotte a due, divise da quel muro. Aloisio Lepirro aveva un amore, un gemello, un’idea per un mondo migliore e un lavoro molto importante per cercare di costruirlo. Quando trova il fratello con la sua donna e lo vede morire, la sua idea di un mondo migliore finisce sotto le macerie del muro e il suo lavoro si riduce solo a molti soldi, comprende che è il momento di andare. Per questo decide di sparire, con un nuovo nome, U’ Tis, e con un ritorno, non programmato, alle origini della sua famiglia, dove la terra finisce, nel golfo di Leuca. E in quel posto dove non accade nulla, succederà di tutto (delitti, incontri con i padroni della Terra, una donna con uno strano potere, un amore e il passato che riappare e, finalmente, svela la verità). Finché, con una barca a vela, U’ Tis, per far tacere un grido interiore o avere una risposta, andrà incontro alla tempesta peggiore di sempre, che nasce dallo scontro fra lo Jonio e l’Adriatico. Solo lui potrà decidere se far vincere il mare, se vivere o morire, artefice fino all’ultimo del proprio destino. Un romanzo intenso e febbrile che ci ricorda, in un mondo dominato dall’inganno di poter essere tutti vincitori, il valore e il potere dei vinti.

Tempo curvo a Krems, di Claudio Magris: I cinque protagonisti di questi racconti si ritrovano tutti a fare i conti con un tempo che sembra non avere inizio né fine, corrente di un fiume che conduce alla foce e alla sorgente. Il ricco e ormai vecchio industriale che inscena una beffarda ritirata dalla vita; il maestro di musica che dopo tanti anni rivede il proprio allievo in un incontro di ambigua ed elusiva crudeltà; il viaggiatore che, nella piccola e assopita cittadina di Krems, mosso da una coincidenza apparentemente insignificante, scopre il non tempo della vita e dell’amore in cui tutto è presente e simultaneo; il vecchio scrittore ospite d’onore di un premio che misura la propria estraneità al mondo e ai riti della letteratura; e infine il sopravvissuto della Grande Guerra e della grande stagione culturale della Trieste absburgica e irredentista che osserva le riprese di un film dedicato a una vicenda della sua giovinezza e di quella dei suoi amici stentando a riconoscere sé stesso e i propri compagni nei gesti e nelle battute degli attori che li interpretano. Ironicamente crudeli, malinconicamente sobri, i cinque personaggi sembrano a poco a poco attutire l’intensità delle loro esistenze, sfumando la distinzione tra finzione e realtà, con la consapevolezza che anche «le pagine invecchiano come le cose vive: fanno orecchie d’asino, si sgualciscono, avvizziscono. Come la mia pelle».

Io ti voglio felice, di Claudia Venuti: Mia ha imparato a cogliere il lato positivo di ogni cosa e fa i conti con un elenco di delusioni più o meno costruttive in lotta con un elenco di infiniti motivi per essere felice. Insegue il sogno di diventare la scrittrice preferita di qualcuno e dimostra di avere il coraggio di non abbandonare quel sogno, solo perché sarebbe più semplice rinchiuderlo nello stesso cassetto dal quale tenta di tirarlo fuori. Ma le cose semplici non l’hanno mai fatta impazzire. A lei piace l’idea di sfidarsi e sfidare tutto ciò che apparentemente le rema contro. Ha archiviato tutti gli incontri sbagliati, ma non ha archiviato se stessa. I colpi di scena esistono? Forse sì. Il bello si riduce a saperli aspettare. Le coincidenze da prendere, che siano quelle tra mezzi di trasporto o tra persone, non arrivano quasi mai in anticipo. O sono puntuali, o arrivano in ritardo. Alcune possiamo perderle e altre attenderle un po’, ma qualcosa arriva sempre. Ecco cosa si ripete Mia nei momenti di sconforto: “È così che deve andare, arriverà di meglio.”

La macchina del vento, di Wu Ming 1: Erminio è un giovane socialista, ex studente di Lettere a Bologna. Voleva fare la tesi sui mari d’Italia nei miti greci e adesso, ironia della sorte, è segregato su uno scoglio nel Tirreno, di fronte alla dimora della maga Circe, dove rischia di impazzire. Per non cedere, Erminio guarda all’esempio di un compagno piú anziano, un uomo carismatico e tenace, da dieci anni prigioniero del regime. Si chiama Sandro Pertini. Una mattina d’autunno, dal piroscafo Regina Elena sbarca in catene Giacomo, un nuovo confinato. È un fisico romano e ha un segreto. Anzi, piú di uno. Mentre l’Italia entra in guerra e la guerra travolge l’Italia, le stranezze di Giacomo e i misteri sul suo conto influenzano Erminio, innescando una reazione a catena e trasformando l’isola in un crocevia di epoche e mondi. Perché a Ventotene ci sono anarchici, utopisti, futuri partigiani, costituenti, pionieri dell’Europa unita… Ma c’è chi sogna ancor piú in grande di loro.

NARRATIVA FANTASY

SEGNALAZIONE – Memorie di Taenelies. I soli di Artchana, di Giulia Coppa e Eric Rossetti: Nel continente di Taenelies i regni di Artchan e Tiresia sembrano aver trovato un equilibrio dopo secoli di conflitti, trasformazioni e cambiamenti. Una pace delicata, sorta sui cocci della guerra, viene scossa dalle ombre del passato, dalla Resistenza che, serpeggiante e sempre più pericolosa, ordisce malvagi e misteriosi piani di rivalsa. Il velo di pacifica quotidianità viene strappato da turbolenti accadimenti e a chi toccherà lottare per la vita e il futuro? Il garzone Vian, con Mutt, Dean e Felis, si ritroverà senza patria e parte di una compagnia di mercenari, sul filo della magia e della lealtà. L’unico modo per conoscere il destino di Vian e di coloro che combatteranno per Artchan è immergersi in questo romanzo fantasy pieno di azione ed eroismo, in cui magia, personaggi ambigui e intrighi di potere si scontreranno senza tregua dalla prima all’ultima riga.

NARRATIVA STRANIERA

Il castello dell’arsenico e altri racconti, di George Simeon: Convinto di vivere un’avventura con la donna più bella che abbia mai incontrato, un anonimo ragioniere si trova, letteralmente, un cadavere tra le braccia; un ammiraglio che non è un ammiraglio ma solo un ex cuoco di bordo si volatilizza in pieno giorno senza lasciare tracce; un tale che ha la mania di comprare pantofole viene ucciso in un grande magazzino mentre ne prova un ennesimo paio: sono alcuni degli omicidi che dovrà risolvere, nei cinque racconti che concludono il ciclo delle sue avventure, il dottor Jean Dollent, investigatore dilettante ma ormai parecchio scafato; non solo: gli toccherà anche indagare sui misteriosi avvelenamenti che avvengono in un immenso castello fatiscente e scalcinato, nonché sull’autore di un delitto quasi perfetto. In un anno, il 1938, in cui scrive alcuni dei suoi romanzi migliori (e basterà citarne tre: La casa dei Krull, Gli intrusi e Il borgomastro di Furnes) Simenon, quasi per distrarsi, butta giù anche trentatré racconti, fra cui quelli che hanno come protagonista il «dottorino», un simpatico medico di provincia con la vocazione del «risolutore di enigmi».

Attentato, di Clive Cussler: 1902. Sono passati solo due anni dal suo apprendistato presso la Van Dorn Detective Agency, quando un brillante ma inesperto Isaac Bell ha un messaggio urgente per il suo capo. Ingaggiato per scovare sabotatori unionisti nelle miniere di carbone, assiste a un terribile incidente che potrebbe essere il risultato di una macchinazione ben più complessa di quanto i suoi superiori possano pensare. Ma Isaac non può neanche immaginare quanto alta sia la posta in gioco. Con una settimana di tempo per dimostrare la validità delle sue ipotesi, Bell si trova a fronteggiare due degli avversari più temibili e spietati che abbia mai incontrato, uomini crudeli e divorati dall’ambizione che non si lasceranno mettere i bastoni tra le ruote da un giovane detective alle prime armi…

Il macellaio, di Sándor Márai: Otto, il protagonista di questo racconto che segnò l’esordio letterario di Márai, è un formidabile, agghiacciante esempio di abiezione spontanea, naturale e ragionevole: uccidere animali in un mattatoio o soldati nemici in guerra non fa una grande differenza per lui, anzi corrisponde a una sorta di vocazione. Che si manifesterà in seguito in una forma brutale. Anticipando la Figura di Moosbrugger, il memorabile criminale dell’Uomo senza qualità di Musil, Márai ha saputo concentrare in un personaggio l’incontenibile sommovimento psichico che condusse alla prima guerra mondiale e devastò gli anni successivi. Ma racconta tutto questo con la pacatezza, lo scrupolo e la concisione di un cronista – come qualcosa che appartiene a una nuova, terrificante normalità.

NARRATIVA THRILLER/NOIR

La gabbia dorata, di Camilla Läckberg: Faye sembra avere tutto. Un marito perfetto, una figlia adorabile e un lussuoso appartamento nel quartiere più elegante di Stoccolma. Ma, al di là della superficie scintillante, è una donna tormentata dai ricordi legati al suo oscuro passato a Fjällbacka, una donna che sempre più si sente prigioniera di una gabbia dorata. Un tempo era forte e ambiziosa. Poi è arrivato Jack, il marito, e lei ha rinunciato alla sua vita. Jack non è un uomo fedele, però, e quando Faye lo scopre, il suo mondo va in pezzi. Non le resta più niente, è distrutta. Fino al momento in cui decide di passare al contrattacco e di vendicarsi in modo raffinato e crudele… Faye non è certo la prima donna al mondo a essere stata umiliata dal marito, trattata come una stupida e costretta a lasciare il posto a una più giovane e piacente. Ma per lei è arrivato il momento di dire basta: «Unite siamo forti, non ci rassegneremo mai più al silenzio».

La trasparenza del tempo, di Leonardo Padura Fuentes: L’acqua circonda Cuba, la protegge e la aliena, è un dono per chi ama le passeggiate al tramonto lungo il Malecón e una dannazione per chi vorrebbe fuggire altrove in cerca di miglior fortuna. Mario Conde fa parte del primo tipo di persone: legato alla sua isola, ai suoi amici, alle bottiglie di rum condivise nelle serate afose e alla bellezza fatiscente dell’Avana. Da anni è un semplice cittadino, ma il tempo trascorso in polizia ha lasciato un segno ed è per questo che viene contattato da un vecchio compagno di scuola, Bobby Roque: derubato di tutto dalla sua ultima fiamma, uno dei tanti giovani disperati che vuole guadagnare quanto basta per attraversare il burrascoso mare che li separa dalla Florida, l’uomo chiede a Conde di aiutarlo a recuperare l’unico oggetto a cui tiene, un cimelio di famiglia, una statua della Vergine di Regla. Inizia così un’indagine nello spazio di una Cuba per niente turistica, che nella miseria continua a vibrare di musica e colori, e nel tempo, fluido come l’acqua, che scorre a ritroso seguendo i passi della preziosa reliquia arrivata sull’isola tropicale dal lontanissimo Vecchio mondo.

La logica della lampara, di Cristina Casser Scalia:Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all’uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un’indagine assai piú delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all’ultimo, riserva delle sorprese.

NARRATIVA ROSA/EROTICA

The Mister, E. L. James: Londra, 2019. La vita è sempre stata facile per Maxim Trevelyan. Molto attraente, ricco, aristocratico, non ha mai dovuto lavorare e ha dormito da solo nel suo letto molto di rado. Ma un giorno, improvvisamente, tutto questo cambia quando una tragedia lo colpisce ed eredita il titolo nobiliare della sua famiglia: un’immensa ricchezza e tutta la responsabilità che ne deriva. E questo non è un ruolo per il quale Maxim è preparato e si deve sforzare per affrontarlo. Ma la sfida più grande sarà resistere al desiderio per una giovane donna enigmatica, giunta inaspettatamente a Londra, che porta con sé solo il suo passato, difficile e pericoloso. Sfuggente, bella e con un grande talento musicale, Alessia rappresenta per Maxim un mistero seducente e il suo desiderio per lei aumenta diventando presto una passione che non si spegne, mai provata prima. Ma chi è Alessia Demachi? Può Maxim proteggerla da ciò che la minaccia? E lei come reagirà quando scoprirà che anche lui le sta nascondendo dei segreti? Dal cuore di Londra, alla selvaggia Cornovaglia, fino alla cupa e temibile bellezza dei Balcani, The Mister è un viaggio emozionante in cui si alternano pericolo e desiderio, lasciando il lettore senza fiato fino all’ultimissima pagina.

Game of Thrones Booktag

L’inverno sta arrivando…
Non è vero e con questo sole la stagione fredda sembra più lontana che mai!
Non si può dire lo stesso dell’ultima stagione di Game of Thrones che, dopo anni di attesa, finalmente ci svelerà il nome di chi regnerà sui Sette Regni.
Nel frattempo, per ingannare l’attesa, abbiamo pensato di proporvi questa booktag (completamente spoiler free) in cui ci siamo divertite ad abbinare alle casate più famose e…coriacee di Westeros dei libri presi dal nostro scaffale. Volete scoprire quali?

1. #STARK– Il libro (o la saga) con il maggior numero di morti
VOLPE: La spada del destino di Andrzej Sapkowski; ora non ricordo esattamente quanti, ma penso che tra tutti i romanzi che ho letto questo sia uno di quelli con il maggior numero di morti. In seconda posizione c’è sicuramente I doni della Morte
JO:
I miserabili di Victor Hugo.

2. #LANNISTER– Un libro in cui si raccontano le vicende di una famiglia
VOLPE: Cuore di Pietra di Sebastiano Vassalli; un romanzo complicato, crudo e allo stesso tempo con una certa dose di romanticismo.
JO:
Suite Francese di Irène Némirovsky; il romanzo è incentrato sulle vicende che interessano più nuclei familiari.

3. #BARATHEON– Un libro che racconta una lotta per il potere
VOLPE: Il mezzo re di Joe Abercrombie
JO:
Il trono di spade di G.R.R. Martin.

4. #BOLTON– Un libro particolarmente violento
VOLPE: Lo sterminatore di Andy McNab
JO:
Hunger Games – La trilogia di Suzanne Collins. In genere non amo le storie con eccessi di violenza, ma questo mi sembra un buon candidato per i miei standard.

5. #TARGARYEN– Un libro in cui si parla o vengono citati i draghi
VOLPE: Come addestrare un drago di Cressida Cowell
JO:
Eragon di Christopher Paolini

6. #ARRYN– Il personaggio più antipatico
VOLPE: Ah, penso proprio alla detective Kim Stone di Urla nel silenzio…
JO:
Harry Potter dell’ononima saga di J.K. Rowling, ma anche la protagonista de Il cavaliere d’inverno di Paullina Simons non scherza.

7. #MARTELL– Un libro che racconta una ribellione o una lotta per l’indipendenza e la libertà
VOLPE: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
JO: La dichiarazione di Gemma Malley

8. #GREYJOY– Un libro in cui si parla del mare
VOLPE: Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso
JO:
L’ultimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

9. #TYRELL – Un libro che ha per protagonisti una coppia di fratelli o sorelle
VOLPE: Va bene Piccole Donne di Louisa May Alcott?
JO: La trilogia della città di K di Ágota Kristóf

10. #GUARDIANI DELLA NOTTE– Un libro il cui adattamento cinematografico non ti è piaciuto
VOLPE: Harry Potter e il calice di fuoco, di J.K. Rowling, il film non mi è piaciuto per niente!
JO: Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien: romanzo bellissimo, adattamento che non è un adattamento.

#Giornataincipit – Prime righe e prime impressioni Aprile 2019

Eccoci qui con il nostro appuntamento mensile sugli #incipit. Pronti a scoprire il #BonusdiAprile? Sono sicura che vi piacerà.
Nel mentre, eccovi alcune nostre letture presenti, passate e anche future 😉

IL SOGNATORE, DI LAINI TAYLOR
Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.
La sua pelle era blu e il suo sangue era rosso.
Si schiantò sopra un cancello di ferro, che per l’impatto si deformò, e lì rimase appesa, terribilmente inarcata, aggraziata come una danzatrice che si abbandona riversa sul braccio del suo innamorato. Una guglia viscida la teneva inchiodata al suo posto. La punta, che le sporgeva dal petto, scintillava come una spilla. La ragazza ebbe un breve sussulto mentre il suo fantasma si liberava e dai suoi lunghi capelli piovevano boccioli di un rosso fiammante.

I CORAGGIOSI SARANNO PERDONATI, DI CHRIS CLEAVE
La guerra fu dichiarata alle 11.15 e Mary North firmò a mezzogiorno. Lo fece all’ora di pranzo, prima dell’arrivo dei telegrammi, casomai sua madre dicesse di no. Lasciò la scuola femminile di perfezionamento senza essersi perfezionata. Scese con gli sci da Mont-Choisi, mollò l’attrezzatura ai piedi della pista e telegrafò al War Office da Losanna. Diciannove ore più tardi, ancora con il maglione da sci addosso arrivò alla stazione di St. Pancras in una nuvola di vapore. Il treno fischiò forte. Londra, quindi.
Una città che amava gli inizi.

LASCIA DIRE ALLE OMBRE, DI JESS KIDD
Il primo pugno: la ragazza non fece rumore, i suoi occhi scuri si allargarono. Barcollò un po’ per mettere giù il bimbo. L’uomo aspettò.
Lei si raddrizzò mentre partiva il secondo pugno, che la sbatté a terra. Stramazzò goffamente, con una gamba piegata sotto di sé. L’uomo si lasciò cadere con le ginocchia ai lati del corpo, tanto che se la ragazza avesse alzato gli occhi non avrebbe visto la luce che inverdiva gli alberi, ma non li alzò. Voltò la testa per guardare suo figlio a terra, il musetto pallido tra le pieghe della coperta. Aveva tirato fuori un piedino, con le minuscole dita tutte in fila come pisellini nel baccello.
Non potendo stringerlo con le braccia, cercò di farlo con gli occhi, pregandolo di star bene, di salvarsi.

L’ANNUSATRICE DI LIBRI, DESY ICARDI
“Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo.”
Una lieve risatina proruppe dal primo banco, subito seguita da una risata più grossolana.
“Signorine!”, le zittì il reverendo Kelley aggrottando le ispide sopracciglia grigie, mentre la povera Adelina se ne stava impalata accanto alla cattedra con lo sguardo rivolto al pavimento e le sottili trecce di un color biondo spento che, come il suo umore, pendevano verso il basso.
Il quadretto, a un ignaro spettare, sarebbe potuto apparire anacronistico: un’aula austera e fatiscente, un professore dal volto arcigno in abito talare e delle ragazzine che rabbrividivano di paura nelle loro divise scolastiche. Se non fosse stato per le chiome voluminose di alcune della allieve e per un vago sentore di lacca che aleggiava tra i banchi, chiunque avrebbe potuto pensare di trovarsi nel bel mezzo del diciannovesimo secolo, anziché nel 1957.

E ora, il nostro #BonusdiAprile!

BONUS – UN UOMO SOLO, DI CHRISTOPHER ISHERWOOD
Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e dedurne Io sono oraQui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci aspettava di essere, come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente oraOra è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un’anno più dell’anno scorso. Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.

Il sognatore

IL SOGNATORE

Autore: Laini Taylor
Casa editrice: Fazi Editore
Anno: 2018

.: SINOSSI :.

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente.certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un’esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell’oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un’ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l’opportunità di vivere un’avventura dalle premesse straordinarie.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sarò sincera, ero estremamente scettica riguardo a questo romanzo.
Temevo di trovarmi tra le mani l’ennesimo Young Adult, trama scontata e personaggi piatti. Fortunatamente, gli ho dato una possibilità e ho avuto modo di ricredermi.
Il romanzo è diviso in tre parti, di cui la prima è un lungo inizio: l’autrice si prende tutto il tempo necessario per raccontarci non solo del protagonista, Lazlo Strange, ma anche del mondo di sogni in cui vive. Le descrizioni sono ammalianti, ricche e profumate, nonché estremamente visive.
E’ facile restare incantati dai colori, dagli odori e persino dalle consistenze che la Taylor riesce a riversare nelle sue pagine. L’immaginazione del protagonista è talmente fervida da sembrare reale.
Sempre in questa parte, vengono mostrati due mondi contrapposti: quello dell’alchimia e quello della magia. Scienza e incanto si fondono in più momenti, restando comunque separati, per creare le basi per ciò che sarà da venire.
La seconda parte è dedicata ai sentimenti: puri, meravigliosi e incantevoli, colorano le pagine del romanzo con la loro presenza mai troppo esagerata. Qui, il filo conduttore inizia a diventare il blu che, oltre ad essere il colore di copertina, ha un ruolo importantissimo anche all’interno della trama: naturalmente non posso approfondire perché si tratta di una rivelazione particolarmente importante.
La terza e ultima parte è quella più controversa: è iniziata riprendendo i topoi del romanzo Young Adult e, per un attimo, mi ha fatto temere che il romanzo cominciato così bene dovesse poi terminare in modo terribilmente scontato.
Naturalmente, non avevo fatto i conti con la bravura (o forse è meglio dire cattiveria?) dell’autrice.
Il romanzo sembra scontato, sembra riprendere storie già viste, la realtà tuttavia è che è solo una stratagemma per introdurre un finale sconvolgente che lascia perfetto spazio di manovra al secondo volume.

Ho apprezzato, in modo particolare, il fatto che niente sia stato lasciato al caso: una volta giunti alla fine del romanzo si riescono a tirare fili perfettamente dritti che, attraversando le pagine, collegano l’inizio alla fine. Era tutto perfettamente chiaro fin dall’inizio, solo che non avevamo gli strumenti per capirlo.
I temi trattati sono tanti, del resto in più di cinquecento pagine c’era spazio e modo per approfondire argomenti differenti. Si passa dalla ricerca del sogno alla meraviglia della realtà, per poi approdare alla descrizione del dolore dopo una violenza.
Se devo trovare una pecca al romanzo forse è questa: va bene far presente i traumi passati di uno o più personaggi, ma insistere in modo eccessivo su determinati particolari può risultare pesante ai lettori che, oltretutto, possono anche essere passati attraverso certi drammi.
Lo stile è, come ho anticipato, molto dettagliato e particolare. Le descrizioni sono tante e molto belle, colme di una precisione dettagliata e poetica: in alcuni momenti, ho interrotto la lettura solo per poter rileggere dei passaggi che avevo apprezzato.
Una particolare menzione la meritano i personaggi: dal protagonista fino all’antagonista, le persone che si muovono nel romanzo sono tangibili. Laini Taylor non si perde nella vecchia concezione de “il buono è buono e il cattivo è cattivo”, noi abbiamo accesso ai pensieri degli antagonisti e, ascoltando le loro ragioni, è anche difficile odiarli.
Credo questo sia un traguardo cui tutti gli scrittori dovrebbero mirare.
A mio giudizio, il romanzo merita un 9,5/10. Lo consiglierei a chi ha voglia di leggere un fantasy diverso dall’ordinario, in cui magia e mondo reale si fondono costantemente. Il libro è pensato per i giovani lettori, credo però che un ragazzo troppo piccolo non sarebbe in grado di apprezzarlo a fondo: temo che le lunghe descrizioni, da me tanto amate, gli sembrerebbero una palla micidiale.

*Volpe