Lettori di Primavera

La primavera è arrivata: gli uccellini cinguettano e i fiori iniziano a sbocciare colorando prati, giardini e balconi.
Anche questa stagione regala a noi bibliofili tantissime soddisfazioni: in questo articolo vorrei analizzare alcuni tipi di lettori che si possono riconoscere e trovar facilmente in primavera.

Il Naturalista
Quale stagione migliore per leggere all’aria aperta? Il naturalista ha atteso con pazienza la fine dell’inverno e ora, finalmente, può godersi le sue letture en plain air.
Lascerà volentieri il divano e la sua copertina invernale per andare a stendersi in un prato, baciato dal sole, a leggere. In alternativa, per i Naturalisti che vivono in città, una pratica seggiolina in plastica sul balcone è più che sufficiente a renderli felici.
Probabilmente, questo tipo di lettore preferisce romanzi delicati, proprio come i fiori.

Il freddoloso
Il famoso detto Aprile, non ti scoprire, per il freddoloso è Legge.
Il freddoloso non è ancora pronto a lasciare il confortevole calore del suo salotto e guarda con diffidenza il sole che brilla contro un cielo terso: aspetta la tempesta.
Per rendere l’atmosfera più primaverile, metterà un bel vaso di fiori vicino alla sua zona di lettura e ci darà uno sguardo di tanto in tanto, sorridendo.
Il freddoloso è ancora nel pieno delle sue letture invernali: ha una lunga lista da terminare!

L’ordinato
Primavera significa anche pulizia. Per il bibliofilo amante dell’ordine, la primavera è la stagione migliore per far spazio nella propria libreria e dedicarsi alle nuove uscite.
Dividerà il suo tempo tra l’ordine e la scelta: si farà un’idea precisa di ciò che vuole comprare per poi trovargli uno spazio in casa. Un consiglio a questo tipo di booklover, amante delle novità: non costringere i membri della famiglia a buttar via le loro cose per far spazio ai tuoi libri!
Sicuramente, questo tipo di lettore preferisce le novità: romanzi appena usciti o in uscita sono per loro una vera primizia.

Studenti e insegnanti
Il tempo per leggere di più e più spesso si avvicina anche per chi è nel mondo scolastico, che vede nell’allungarsi delle giornate l’imminente fine delle lezioni.
Questi lettori devono fare attenzione, però, e riuscire a giostrarsi tra impegni didattici e tempo libero: le letture assegnate dagli insegnanti sono importanti come quelle scelte in autonomia.
Certo, questo vale se non si è studenti universitari.
In quel caso: preparatevi agli esami.

L’allergico
Questa categoria di lettori, con il controverso rapporto con la primavera, dà un nuovo significato alla poesia Odi et Amo di Catullo.
Vorrebbero uscire e leggere all’aperto come i Naturalisti, ma non possono: vittime predestinate dei pollini, finirebbero con il trovarsi gli occhi talmente rossi da fare un Cosplay non autorizzato del Gobbo di Notre Dame.
Credono almeno di avere il diritto dei freddolosi di leggere al chiuso, ma non è così: durante i temporali, saranno fermi davanti alla finestra con un ghigno malefico stampato sul volto. Tranquilli, non sono impazziti (non del tutto), stanno solo pensando a tutti gli allergeni che muoiono. Forse, ci scriveranno un noir.
Per quanto riguarda la categoria Ordinati, se sono anche Allergici non hanno scampo: pulizia=polvere e polvere=asma. Per gli Allergici le pulizie di primavera sono una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, impossibile leggere in queste condizioni.
Cosa, dunque, potranno fare questi poveri sfigati stagionali? Probabilmente leggere questo articolo che sì, è stato scritto proprio da uno di loro 😉

*Volpe

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Secret Garden Booktag

Amata dai più romantici e dagli amanti della natura o odiata da chi, purtroppo, soffre di ogni tipo di allergia legata ai pollini e ai fiori; che sia o meno la vostra stagione preferita la primavera sta tornando e quale modo migliore per celebrarla se non dedicarle una booktag?
In questa booktag primaverile ci siamo cimentate nell’abbinare ai nostri fiori preferiti un romanzo. Volete scoprire cosa c’è nel nostro giardino delle letture?

ATTENZIONE: pur parlando di fiori questa booktag non causa attacchi d’allergia, tuttavia è possibile che, in seguito alla lettura dell’articolo, alcuni di voi vengano presi dall’irrefrenabile voglia di correre nella libreria più vicina.

1. #PAPAVERO – Un libro indimenticabile
VOLPE: La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola di Raphaelle Giordano; questo per due motivi: il primo è che è un libro che è arrivato esattamente quando ne avevo bisogno, il secondo è che Annrose ha scelto Promettimi che ci sarai!
JO:
Promettimi che ci sarai di Carol Brunt; so che lo cito almeno una volta a booktag, ma questo libro significa davvero molto per me.

2. #GERBERA– Un libro che ti ha fatto tornare il sorriso
VOLPE: Leggere è una faccenda da gatti di Alex Howard.
JO:
Dove porta la neve di Matteo Righetto.

3. #ZAFFERANO– Un libro dalle tinte “gialle”
VOLPE:  L’uomo di neve di Jo Nesbø
JO:
L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon

4. #ROSABIANCA– Un libro che ha per protagonisti dei bambini e la loro innocenza
VOLPE: La leggenda del cavaliere dei draghi di Cornelia Fake
JO:
La bambina che salvava i libri alias Storia di una ladra di libri di
Markus Zusak

5. #STELLADINATALE– Un libro ambientato in luoghi esotici o lontani
VOLPE: Come addestrare un drago di Cressida Cowell; valgono i luoghi immaginari, no?
JO:
L’utimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

6. #FELCE– Un libro che non ti è piaciuto proprio per niente
VOLPE: Qualcosa di Chiara Gamberale; Ho trovato il romanzo senza senso, mancava un vero e proprio filo conduttore o una morale chiara che lasciasse il segno. Mi è parso un tentativo mal riuscito di copiare il Piccolo Principe.
JO: Fluo di Isabella Santacroce; ne avevo in mente un altro, ma considerata la pessima e spropositata reazione che l’editore ha avuto alla recensione che gli ho fatto, ho deciso di non fargli ulteriore pubblicità.

7. #VISCHIO– Un libro che racconta una storia di coraggio
VOLPE: Coraggio! di Gabriele Romagnoli
JO: Una questione privata di Beppe Fenoglio

8. #AGLIOSELVATICO– Un libro che parla di animali o natura
VOLPE: Il peso della farfalla di Erri De Luca
JO:
La fine del mondo storto di Mauro Corona

9. #NARCISO– Il primo libro che hai letto da solo/sola
VOLPE: Le streghe di Roald Dahl
JO: Matilde di Roald Dahl

10. #GLADIOLO– Un libro che ti ha “trafitto” il cuore
VOLPE: Diario di Anna Frank
JO: La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

Molti dei fiori scelti per questo articolo hanno un significato preciso nel linguaggio dei fiori; volete sapere quale? Allora non vi resta che leggere l’articolo dedicato al Linguaggio dei fiori!

Sullo scaffale di Arcadia – Festa del papà

Il 19 marzo è la festa del papà, ve lo ricordavate?
Se per caso siete arrivati in ritardo con i regali e vostro padre è un bibliofilo con i fiocchi, eccovi qui un po’ di libri incentrati sulla figura del padre, o sul rapporto padre-figli, che potrebbero piacergli. 

Notti in Bianco e Baci a colazione, di Matteo Bussola: Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i «lecconi», i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza. Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell’«abitudine di restare» si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.P

La Strada, di Cormac McCarthy: Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

Tutte le prime volte, di Paolo Longarini: Nel momento stesso in cui sente una piccola vita fiorire dentro di sé, una donna diventa madre. E per tutte, ma proprio per tutte, quel momento è lo stesso. Ma per un padre è diverso. Quel momento potrebbe capitare nella sala d’attesa di un ospedale, oppure la prima volta che tocca quel piedino paffuto. Di fronte alla prima tutina, o mentre suda sette camicie per montare l’ovetto nell’automobile. Potrebbe essere dopo un minuto, ma anche dopo un mese. Per ogni uomo la prima volta che comincia a sentirsi padre è diversa. E questa non è che la prima di tantissime prime volte. È l’inizio di un’avventura tutta da vivere e, soprattutto, a cui sopravvivere. Il primo giorno di scuola, la prima delusione, il primo amore, il primo discorso sul sesso (no, davvero, quello no), la prima scelta importante… Ogni giorno una nuova sfida che Paolo Longarini affronta tra una treccina sfatta, un ginocchio sbucciato e gli occhioni delle sue figlie Chiara e Irene che lo guardano con un misto di compassione e amore totale. Ed è in ognuno di questi momenti che un padre si trasforma, cresce, inciampa, si rialza. Da semplice uomo diventa padre. E credete, è molto, molto meglio.
Le avventure e disavventure sulla paternità di Paolo Longarini hanno avuto migliaia di condivisioni, diventando un vero e proprio fenomeno del web. Tutte le prime volte è una storia sull’infanzia e l’adolescenza di due ragazze vere, come nessuno l’ha mai raccontata. Ma soprattutto è il ritratto spassoso e commovente di una famiglia in cui ognuno può riconoscersi

Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert M. Pirsing: Una Grande Avventura, a cavallo di una motocicletta e della mente; una visione variegata dell’America on the road, dal Minnesota al Pacifico; un lucido, tortuoso viaggio iniziatico. Qual è la differenza fra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto funziona e chi non lo sa? In che misura ci si deve occupare della manutenzione della propria motocicletta? Mentre guarda smaglianti prati blu di fiori di lino, nella mente del narratore si formula una risposta: «Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore». Questo pensiero è la minuscola leva che servirà a sollevare altre domande subito incombenti: da che cosa nasce la tecnologia, perché provoca odio, perché è illusorio sfuggirle? Che cos’è la Qualità? Perché non possiamo vivere senza di essa?

Il padre materno, di Simona Argenteri: I cambiamenti profondi avvenuti nelle coppie e nelle famiglie sono spesso evocati dagli psicologi e dai sociologi con toni di cupa inquietudine. C’è però un fenomeno, almeno a prima vista, rassicurante: quello dei nuovi papà. Sensibili e gentili, attenti e disponibili, capaci di assolvere tutte le funzioni della maternità con naturalezza e piacere, sembrano molto diversi dai padri di un tempo, distanti e tiranni. Simona Argentieri si confronta con questa mutazione epocale e con gli aspetti più spinosi del problema, nella dimensione psicoanalitica e nell’intreccio di vari piani, dalla storia alla fenomenologia, dall’arte alla pubblicità, dalla letteratura al cinema. Imbattendosi nella questione fondamentale: quali sono le conseguenze sui figli? Con un contributo di Adolfo Pazzagli.

Il padre è nudo. Tutto quello che gli uomini non dicono, di Stefano D’Andrea: Gli uomini non parlano mai tra loro, nemmeno quando diventano padri e le loro emozioni li travolgono lasciandoli come mosconi alla deriva. Anche i miei amici maschi, diventati papà molti anni prima di me, sono stati omertosi. Hanno lesinato con le descrizioni e con le esperienze personali. Hanno detto solo ‘Tu di’ sempre sì’ oppure ‘Verso i due anni ricominci a vivere’, ma hanno omesso i particolari che sono tutto. Sarò un padre nuovo, mi sono detto, un padre presente, una semi-Madre. Diventando un papà iper-presente sarei entrato a far parte di una selezionata schiera di combattenti che cambiano la storia, uomini con tutte le risorse, felici mamme e rigorosi papà. Ma sbagliavo. I maschi sono stati cattivi con me rinunciando alla condivisione delle loro esperienze, unico strumento di crescita dell’Umanità, e per questo ho deciso che si deve rompere la catena che, di generazione in generazione, obbliga tutti a ripetere gli errori di chi è nato e morto prima di te, e quindi svelerò ciò che i futuri padri devono sapere. Sono passati due anni da quando è nata Margherita ed è arrivato il momento di dire quello che gli uomini non dicono. Mai.

Mia figlia è un’astronave, di Francesco Mandelli: Napo è uno di quelli che, se può sbagliare qualcosa, la sbaglia. Ha quasi trent’anni e vive ancora come un adolescente, complici il lavoro di musicista e una storia d’amore finita decisamente male. Avrebbe bisogno del consiglio di un padre, ma il suo è un tipo davvero strano – un avvocato con la passione per l’edilizia – e tra loro è un continuo duello a chi combina il guaio peggiore. Poi, durante una festa, arriva il colpo di fulmine con una ragazza, Viola, che come per magia pare essere la grande occasione per diventare finalmente adulto. Se non fosse che è già fidanzata con un altro… Jacopo è tutto il contrario di Napo: preciso, maturo e affidabile, a volte persino troppo. Da quando è diventato papà della piccola Vittoria, ha scoperto non solo la gioia più assoluta ma anche una naturale predisposizione a fare il “mammo”, insospettabile persino per lui. Avere figli però non è solo rose e fiori: col passare del tempo, certi istinti giovanili tornano a farsi vivi, le notti insonni si accumulano, mentre fatalmente si complica il rapporto con la sua compagna… Viola.

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans

LONELY SOULS: LE STREGHE DI NEW ORLEANS

Autore: Andrea Romanato
Casa editrice: Self Publishing
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un’aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest’ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un’altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell’incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

E’ un romanzo pieno di potenziale che, forse, non è stato sfruttato a pieno.
L’autore ha idee ottime e brillanti ed è riuscito a creare un Urban Fantasy degno di questo nome: nella realtà di Andrea Romanato, il nostro mondo e quello fantastico si incontrano, e soprattutto si scontrano, sullo sfondo di una atavica lotta tra bene e male.
Il mondo che l’autore ha creato è ricco e vario, purtroppo però è poco raccontato. Ha inserito tanti ottimi spunti che non vengono sviluppati e lasciano molti punti interrogativi al lettore. Questo comportamento è giustificabile: il romanzo fa parte di una tetralogia, immagino quindi che l’autore abbia scelto di lasciare alcune informazioni per i romanzi successivi. Oltretutto, essendo scritto in prima persona, il lettore segue il flusso di pensiero di Erik/Evaline che, essendo una neofita nel mondo delle streghe, conosce poco o niente.
Avrei ugualmente apprezzato qualche rivelazione extra e magari qualche descrizione un po’ più approfondita.
Il romanzo ha il ritmo di una serie televisiva e ha parecchie scene che definirei “alla Tarantino”. La violenza e il sangue macchiano le pagine di questo libro con ritmo incessante. Certo, lo stratagemma dei colpi di scena tende a interessare maggiormente il lettore, ma se si supera un certo limite si rischia di sortire l’effetto contrario e annoiarlo.
Personalmente, avrei preferito meno avvenimenti e più narrazione: ogni capitolo sembra una “puntata” con un inizio, uno sviluppo e una sua conclusione e il romanzo intero potrebbe essere definito una “stagione”. Se l’autore avesse tolto alcuni fatti allungando un po’ la narrazione degli altri sarebbe stato un romanzo davvero vincente: adrenalina e avventura creano un intreccio avvincente in cui c’è spazio anche per l’amore.
Ho apprezzato molto il personaggio di Valentine, anche se non posso aggiungere altro su di lei per non fare spoiler. Al contrario il/la protagonista è un po’ meno interessante: sempre in bilico tra il mary sue/gary stue, Erik/Evaline è il tipico personaggio che sa fare tutto, che attira l’attenzione di tutte le sue comprotagoniste (sì, essendo Evaline in realtà Erik, le relazioni sono tutte omosessuali) e che ha dentro di sé più potere di quanto lo stesso mondo creato dall’autore permetterebbe.
Bisogna far molta attenzione con questo tipo di personaggi perché rischiano di diventare “antipatici”. Anche qui, ha giocato un po’ a sfavore dell’autore il fatto di aver messo tutto in un solo romanzo: forse disperdere certe rivelazioni anche negli altri quattro della saga avrebbe reso meno ambigua la situazione del protagonista.

Personalmente, assegno al romanzo un 7.5/10. Apprezzo la creatività dell’autore e anche il suo stile di scrittura: ha davvero buone capacità. Ho apprezzato un po’ meno la trama e anche le relazioni amorose che sono venute a crearsi nel corso di essa: mi sembra che l’autore sia scivolato un po’ su alcuni stereotipi.
Faccio ancora i miei complimenti all’autore: inventare una ambientazione completa e convincente non è da tutti. Andrea Romanato ha un’ottima fantasia e riesce a sfruttarla bene nei suoi romanzi.
Ho apprezzato molto il dettaglio della caccia alle streghe ai giorni nostri e spero che questo venga approfondito nei romanzi successivi: un ottimo spunto su cui lavorare!

*Volpe

Festa di San Patrizio – Le Origini

Il 17 marzo in Irlanda è un giorno speciale: la festa di San Patrizio (in inglese Paddy’s Day), patrono di tutta la nazione.
Per chi la conosce, questa festa è diventata sinonimo di baldoria e allegria. L’Irlanda si tinge completamente di verde, uomini e donne indossano costumi da leprechaun (con tanto di barba e capelli rossi) e i pub si riempiono di gente allegra che non vede l’ora di gustarsi una buona birra. Parate e feste di ogni genere scaldano il cuore degli Irlandesi anche quando il 17 marzo si presenta come una giornata piuttosto uggiosa.
Qual è però il significato originario di questa festa e da dove nascono le sue tradizioni?

In primo luogo, bisogna far chiarezza sulla figura di San Patrizio. A metà tra verità e leggenda si nasconde una storia piuttosto curiosa che ha appunto dato origine a questa meravigliosa festa e alle sue tradizioni.
San Patrizio, il cui vero nome sarebbe Maewyn Succat, nacque in Britannia e fu portato in Irlanda come schiavo.
Dunque, si convertì al cristianesimo e, una volta tornato in Inghilterra, divenne uomo di chiesa: nel 432 tornò in Irlanda in qualità di missionario e lì, avendo conosciuto molto bene durante la sua prigionia gli usi e i costumi locali, iniziò la sua opera di conversione.
San Patrizio è famoso per aver usato i simboli tipici della cultura celtica per spiegare il cristianesimo.

Una prima interessante curiosità è quella riguardante il trifoglio: si dice che questa pianta sia stata usata da San Patrizio per spiegare il concetto della Santissima Trinità, così come il famossissimo Triskel che venne anch’esso utilizzato dal santo per spiegare uno dei concetti cardine della fede cristiana. Il trifoglio è diventato il simbolo del santo patrono d’Irlanda e dal suo colore nasce anche l’usanza di vestirsi di verde durante la festa di San Patrizio.
La leggenda più famosa attorno alla figura di San Patrizio riguarda la cacciata dei serpenti dall’Irlanda. Questa favola ha due diversi significati: il primo, e forse più immediato, è un tentativo di spiegare perché in Irlanda non ci siano questi rettili. Il secondo invece è un significato allegorico, i serpenti infatti simboleggiano, nell’iconografia protocristiana, il demonio e tutto ciò che da esso deriva come, per esempio, i miti e quanto concerne culture legate al paganesimo; con la sua opera evangelizzatrice San Patrizio ha portato il cristianesimo in Irlanda “liberandolo” da usi e costumi pagani.
La lotta tra il santo e i serpenti non è una peculiarità irlandese, ma con qualche differenza viene raccontata anche in altri paesi europei come, per esempio, la località italiana nota come Isola di San Giulio sul lago d’Orta dove, stando alla leggnenda, il santo a cui oggi è dedicata l’isola avrebbe compiuto un miracolo simile a quello di San Patrizio.

Spero che questa breve introduzione alla festa di San Patrizio vi sia piaciuta e che vi abbia incuriosito. Per approfondire, potreste sempre leggere qualche bel libro di fiabe e miti irlandesi!

*Volpe

FONTI
http://www.gpb.org/education/origins-of-st-patricks-day
http://www.succedeoggi.it/2014/03/manuale-irlandese/


Book Pride – la fiera nazionale dell’editoria indipendente. Ecco la nostra giornata

La fabbrica del Vapore, a Milano, è un luogo ancora piuttosto vivace. Certo, ad oggi non vi sono più operai intenti a costruire locomotive, treni e tram: si può dire che non produca più vapore, ma cultura sì.
Dopo essere stata rimessa a nuovo, infatti, la fabbrica del vapore è diventata luogo perfetto per ospitare eventi culturali di ogni genere. In questi giorni, nei suoi ampi saloni, è presente il Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente.

Conferenze, presentazioni di nuovi romanzi e, soprattutto, tantissimi libri creano uno spazio in cui la vera protagonista è la cultura. L’ingresso è libero e la fiera è aperta dalle 10 del mattino fino alle 20.
Visto il poco tempo a disposizione, mi sono concentrata in particolare sull’editoria indipendente, sperando di trovare qualche cosa di particolare e succoso anche per voi.
Il salone principale della fabbrica ospiterà, fino a domenica, centinaia di stand di piccoli e grandi editori, permettendo a noi bibliofili di spulciare fisicamente tra libri che fanno fatica ad arrivare sugli scaffali delle librerie.
Dopo aver vagliato con attenzione l’offerta di tutti gli stand almeno due volte, chiedo scusa ai miei accompagnatori per i chilometri che si sono dovuti fare avanti e indietro, ho constatato che l’editoria indipendente è prolifica e varia.
Non vi sono solo romanzi, che pure sono tantissimi, ma soprattutto libri storici, manuali, comici oppure seri, di scrittura, poesie di ogni genere e, naturalmente, libri incentrarti in special modo sul territorio italiano e sulle sue meraviglie.

Il Book Pride non è solo un luogo in cui circolano libri, qui girano soprattutto idee. Ho parlato con alcuni editori, e a volte con gli stessi autori, ed è in questi scambi, sempre troppo brevi e veloci, che si sente il vero spirito della fiera.
Mi hanno, in sostanza, raccontato i loro perché, i motivi che li hanno spinti ad aprire proprio quella casa editrice o a portare proprio quel genere letterario in Italia.
Alcuni editori raccolgono e traducono romanzi stranieri molto particolari che, senza di loro, non arriverebbero mai in Italia; altri si dedicano ai meritevoli autori emergenti italiani, dando loro la possibilità di essere letti per davvero; altri ancora si dedicano a romanzi di protesta oppure ai classici; ci sono poi case editrici estremamente settoriali che si impegnano a portare contenuti di qualità per amanti della musica, del teatro e della danza oppure che incentrano le loro pubblicazioni su libri a carattere prettamente religioso ma molto intriganti e divertenti.

Insomma, per una panoramica davvero completa bisognerebbe passare tra quelle mura due settimane e non un solo week-end.

Alcuni dei nostri acquisti

Chiunque dica che in Italia non si legge, non è mai stato a questo tipo di fiere, ne sono sempre più convinta.
Sono andata appositamente di venerdì, sicura che sarebbe stata una giornata un po’ più tranquilla. Nonostante questo, davanti ad ogni stand c’era almeno una persona ferma intenta a leggere o rimirare libri che poi, ne sono sicura, ha anche acquistato.
Centinaia di persone uscivano con zaini pesantissimi – e io ero tra loro, infatti ho un dolore alla spalla destra che non sto neanche a dirvi – e un meraviglioso sorriso soddisfatto sulle labbra.

Per darvi un’idea, qui di seguito vi dirò che cosa abbiamo acquistato.

Il nostro primo acquisto è stato The Writers Method, di Angelo Roma ed edito da Manni Editori: si tratta di un manuale di scrittura che segue il metodo Stanislavskij. Vi faremo sapere qualche cosa in più dopo la lettura!
Segue poi L’alfabeto di fuoco, di Ben Marcus edito da Edizioni Black Coffee: una distopia postapocalittica in cui, letteralmente, le parole uccidono.
Ancora abbiamo Il Sognatore, di Laini Taylor edito da Fazi Editore. Sono sicura che di questo abbiate già sentito abbondantemente parlare!
Infine, ma non per importanza, abbiamo La strage dei congiuntivi, di Massimo Roscia ed edito da Exòrma: un giallo dallo spirito comico e frizzante che non vedo sinceramente l’ora di leggere!

Che ne pensate? Andrete tra oggi e domani a Book Pride?

*Volpe

Madame Claudel è in un mare di guai

MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

Autore: Aurélie Valognes
Casa editrice: Newton Compton
Anno di edizione: 2017

.: SINOSSI :.

Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantatré anni e non gli piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita – ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo –, è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere dall’altra parte dell’oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata Madame Suarez. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all’ipotesi dell’ospizio, non gli resta che accettare l’aiuto di Madame Claudel, un’arzilla signora di novantatré anni, che abita al suo piano. Ma sarà l’arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l’unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per caso, la sinossi vi sembra familiare?
Madame Claudel è in un mare di guai ha, a mio giudizio, due problemi. Il primo è che il titolo ha ben poca attinenza con la trama e il secondo, sicuramente più grave, è che sa di già di letto.
La trama è, infatti, incredibilmente simile a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, scritto e pubblicato nel 2006, cosa che rendere il romanzo un lungo déjà vu e toglie parte della sua bellezza al romanzo.
Lo stile è fresco, semplice. Non è un romanzo impegnativo quello della Valognes ed è sicuramente adatto a una bella giornata in spiaggia o in giardino. Il tipico libro adatto ad essere messo in valigia, per le vacanze.
E’ leggero e frizzantino, colorato da una certa sfumatura di commedia che rende la lettura piacevole, nonostante tutto.
Arrivando ai personaggi, però, si notano eccessivamente le somiglianze con il romanzo della Barbery: Ferdinand, il protagonista, somiglia eccessivamente a René, la portinaia de L’eleganza del riccio; Madam Claudel è la perfetta controparte di Monsieur Ozu; la piccola Juliette è troppo intelligente per la sua età, e quindi si sente fuori luogo, esattamente come accadeva a Paloma nel sopra citato romanzo.
Insomma, qualche somiglianza la si può tollerare, ma oltre una certa dose diventa problematico.

Non posso dire che mi sia piaciuto, ma non posso neanche dire che non mi sia piaciuto. Resta in un limbo a metà tra il sì e il no.
Se da una parte ci sono ottimi spunti, primo tra tutti gli innumerevoli scherzi di Ferdinand ai quali credo sia stato dato troppo poco spazio, dall’altro ci sono mancanze che considero “gravi”.
Il protagonista sembra cambiare idea dalla mattina alla sera in più occasioni: non c’è un reale motivo perché il suo carattere debba mutare, pare solo seguire esigenze di trama in modo un po’ forzato. Interi capitoli sono dedicati a descrizioni, sicuramente divertenti, ma sterili: ci si aspetta accada qualcosa e invece no, si chiude lì e ci si può anche dimenticare di quel brevissimo episodio.
Ho apprezzato invece lo stile dell’autrice: la Valognes è in grado di alternare comico e drammatico inserendo una spruzzata dell’uno nell’altro e viceversa accompagnando così il lettore in un viaggio drammaticamente divertente fino alla sua conclusione.

Il voto che mi sento di dare a questo romanzo è un 6.5/10. Il romanzo resta nella mente del lettore giusto durante la lettura ma poi sparisce. Lo consiglio per una lettura estiva senza troppo impegno, tiene compagnia.

*Volpe

A ciascuno il suo

A CIASCUNO IL SUO

Autore: Leonardo Sciascia
Casa editrice: Adelphi
Anno di edizione: 2013 (prima edizione 1988)

.: SINOSSI :.

Il romanzo dell’oscura, crudele Sicilia. Il dramma di un investigatore lucido che, quanto più indagava, tanto più “nell’equivoco, nell’ambiguità, moralmente e sensualmente si sentiva coinvolto”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una recensione che difinirei “difficile”, perché complesso è anche il romanzo cui si riferisce.
Sciascia scrive sempre di ciò che conosce meglio, cioè della realtà siciliana dal dopoguerra fino agli anni ’80, concentrandosi su un tema complesso come quello della criminalità organizzata.
I suoi romanzi, sotto l’aspetto del romanzo giallo, nascondono un preciso atto di denuncia alla mafia in ogni suo aspetto.
Sciascia analizza magistralmente il carattere umano: estrae le paure delle persone, mettendole a nudo, e mostra quanto sia in realtà semplice cadere nel baratro dell’omertà. A volte, come nel caso di questo romanzo, mette anche in evidenza i rischi del coraggio.
Stimola i sentimenti del lettore, ci obbliga a metterci nei panni del protagonista e dei suoi numerosi drammi interiori. Così, si segue la vicenda dall’interno con amarezza e al tempo stesso speranza.
Lo stile di Sciascia è indubbiamente difficile: numerosi arcaismi rendono la lettura un po’ complicata e rischiano di far inciampare soprattutto i lettori più giovani che sono meno abituati a leggere alcuni termini o costruzioni sintattiche. Se si riesce a superare lo scoglio lessicale, tuttavia, ci si troverà catapultati in un mondo vero e nuovo da esplorare in tutta la sua interezza.

Personalmente, darei a questo romanzo un 8/10. Parlando semplicemente della trama, mi ha interessato meno rispetto ad altri romanzi di Sciascia che ho letto. Ho trovato l’intreccio meno lineare.
Lo consiglio a chi desidera leggere un buon giallo all’italiana. Magari non ricco di colpi di scena, ma ricco di verità.

*Volpe

Seta

SETA

Autore: Alessandro Baricco
Casa editrice: Feltrinelli
Anno: 2012

.: SINOSSI :.

La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. “Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Io vivo nella convinzione che un romanzo debba lasciare qualche cosa, per essere interessante.
Seta di Baricco non mi ha lasciato proprio niente.
E’ molto probabile che il problema sia mio, viste le numerose recensioni entusiaste al romanzo e considerando tutti gli amici che hanno pensato che consigliarmelo fosse una buona idea. Terminato questo romanzo, il terzo per me di questo autore, posso dire che, probabilmente, io e Baricco viviamo su due pianeti diversi e a conti fatti siamo due parallele che non si troveranno mai.
Questo romanzo l’ho trovato noioso.
Solo il fatto che, in poco più di 100 pagine, vi fossero capitoli brevissimi e interi paragrafi identici tra loro mi ha permesso di arrivare fino alla fine.
Non sono riuscita a trovare, tra le pagine di questo romanzo, né l’amore che tanti hanno descritto né alcun tipo di emozione. Lo stile di Baricco, composto da frasi brevi e senza lunghe descrizioni, non permette di arrivare al cuore dei personaggi e i loro sentimenti, così come la loro personalità, restano completamente oscurai al lettore.

Non me la sento di dare a questo romanzo un voto superiore a 4/10, né di consigliarlo. Sicuramente, i fan di Baricco riusciranno a trovare poesia dove io ho letto solo noia.

*Volpe

Sullo Scaffale di Arcadia – Marzo 2019

Eccoci giunti fino a marzo. Sembra che il 2019 sia ricco di sorprese per noi lettori: avete già letto alcune delle nuove uscite?
Io sì, un paio, e devo dire che sono rimasta molto soddisfatta!
Vediamo quali novità ci porterà marzo. Come sempre, ci concentreremo solo su alcune andando a cercare quelle più interessanti per voi.

NARRATIVA ITALIANA

María, di Nadia Fusini: «Sono venuta a confessare un delitto». È una creatura docile e gentile a proferire questa frase terrificante. Si chiama María, ha la fissità di una statua e negli occhi una luce ardente, la stessa dell’isola da cui proviene. L’agente di polizia che in Questura redige la confessione, pur intuendone la pericolosa ambiguità, resta ammaliato e desidera immediatamente conoscere ogni cosa di lei – forse perché, a volte, orientarsi nella vita di una donna significa per un uomo avvicinarsi con ostinazione a se stesso. Fra l’aspirazione al divino e la condanna di avere un corpo, María racconta la sua storia. E rievoca quando rinunciò a tutto per andare a vivere con quello che sarebbe diventato suo marito e insieme il suo carceriere: le loro notti di amore accanito e la vergogna del giorno dopo, la gabbia della gelosia e il miracolo della libertà che non si compie mai. Ammette di essere finita nel labirinto di una passione tanto ineluttabile quanto assassina. Adesso sta scappando, alla ricerca del suo unico figlio.

Cibo, Helena Janeczek: Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo, diceva Oscar Wilde. Oggi è diventato una delle principali occupazioni, ossessioni, manie; la cucina insieme all’ordalia igienista di ciò che fa bene o fa male sono le ronzanti colonne sonore delle nostre giornate. Prendere sul serio il cibo, però, è altra questione. Di certo, senza tanto proporselo, lo fanno Elena, la donna che si racconta in questo libro, e Daniela, la massaggiatrice alla quale si rivolge per impegnarsi a fondo in una dieta dimagrante e rimodellare il proprio corpo. Perché quello che condividono durante le loro sedute è qualcosa di profondo. A ogni piatto che nominano, a ogni ricetta o tradizione rievocata, riaffiorano un ricordo, un’amicizia, un amore, un rito di famiglia, una ferita. Le creme di piselli e i krapfen delle feste di Ulrike, anoressica per desiderio di perfezione, nella Monaco dell’infanzia e dell’adolescenza di Elena; i praghesi gnocchi di pane alla prugna di Ružena, obesa per allontanare l’incubo dei carri armati sovietici e il dolore dell’esilio; i gattò di Teresa, che rivendica cucinando la sua identità; i pranzi domenicali della nonna veneta e contadina di Daniela; fino alle aringhe salate che risvegliano in Elena la memoria dei kiddush del sabato nella sua famiglia ebraica, e soprattutto del padre scomparso troppo presto. Alla fine di un romanzo che mescola e unisce, come fa il cibo, individui e culture, Helena Janeczek si riserva ancora lo spazio di una riflessione su una tragedia dei nostri anni, il crollo delle Twin Towers, attraverso le storie dei cuochi che nelle torri lavoravano.

Le ultime lezioni, di Giovanni Montanaro: Il professor Costantini è il tipo di uomo che si ha in mente quando si pensa a un professore. Jacopo ne ricorda le lezioni di letteratura al liceo – “parlando d’amore, di donne, di morte, di eroi, si diceva tutt’altro, si diceva di noi” – ma in fondo nutre per lui quel misto di sfiducia e curiosità destinato a tutti gli insegnanti. Poi a Costantini muore improvvisamente la moglie e lui si ritira dall’insegnamento, rifugiandosi sull’isola di Sant’Erasmo con la figlia disabile. Jacopo lo ritrova alcuni anni dopo, mentre attraversa un momento delicato: ha da poco rotto con Alice, di cui, pur rifiutandosi di ammetterlo, è ancora innamorato, e sta per finire gli studi di Economia senza sapere cosa fare dopo. Sant’Erasmo lo accoglie con i suoi canali e i suoi silenzi, i carciofi e le biciclette, e una brezza calda, salata: “Venezia era distante, e anche l’Adriatico. C’erano rondini e gabbiani. C’era profumo, di salso e di alberi, di caldo. Pareva di stare lontano, ai Tropici, in qualche mondo inesistente, selvaggio”. Jacopo ha bisogno di quel rifugio, e ha bisogno di Costantini, delle sue parole, di essere ripreso nei suoi errori, di essere indagato per riuscire a capirsi. E poi c’è Lucia, la figlia del suo vecchio professore, che nasconde femminilità e vita. Così Jacopo, per un’estate intera, frequenta quella casa e, all’ombra di un grande albero di mimosa, scrive una tesi che non riusciva neanche a cominciare. Da lì, troverà il suo destino. Giovanni Montanaro racconta l’età difficile delle ultime lezioni, in cui si diventa adulti grazie anche ai maestri imprevedibili che la vita ci fa incontrare.

Il cieco di Ortakos, di Salvatore Niffoi: È la storia di un uomo che nasce cieco e ritrova la vista solo un mese prima di morire, per assistere al finale della sua esistenza e raccontarsi. Damianu Isperanzosu è il cieco del paese barbaricino di Ortakos. Un’infanzia e un’adolescenza dure e segnate dalla menomazione, ma poi la sua vita diventerà un’esperienza di riscatto e quasi di sogno. L’amore di una donna, il desiderio di un figlio esaudito quando non sembrava più possibile: la durezza del mondo di Niffoi si apre a una tonalità dolce e quasi fiabesca.

NARRATIVA STRANIERA

Uccidi i tuoi amici, di John Niven: Londra, 1997. Il New Labour è al potere, il Brit-pop è al suo apice e l’industria discografica non è mai stata cosí bene. Forse. Steven Stelfox è un discografico di successo, alla costante ricerca della prossima hit. E non si ferma mai, grazie a una dieta fatta di cinismo, sesso e quantità smodate di cocaina. Del resto, stordirsi è l’unico modo per resistere in un ambiente pieno di colleghi incompetenti e spietati, per i quali la musica è l’ultimo degli interessi. Un posto dove i sogni degli altri bruciano nelle fiamme dell’inferno. Ma via via che i successi si fanno piú rari, e la scena musicale inizia a sentire i venti della crisi che la cambierà per sempre, Stelfox capisce che è tempo di prendere sul serio – anzi, alla lettera – il motto alla base del mondo degli affari: mors tua vita mea.

L’insostenibile leggerezza degli scone, di Alexander McCall Smith: In una tranquilla chiesa vicino al castello di Edimburgo, Matthew ed Elspeth stanno per unirsi in matrimonio, quando un pensiero inaspettato attraversa la mente dello sposo già in cammino verso l’altare: «È una decisione saggia?» Intanto, al 44 di Scotland Street, nella sua stanza color fragola il piccolo Bertie sogna di iscriversi agli scout, ma deve vedersela con la tenace opposizione della madre; per Irene sono ben altre le cose importanti: le lezioni di italiano, di yoga, di sassofono e, ovviamente, le sedute di psicoterapia. Forse suo padre, questa volta, riuscirà a intercedere per lui? Nell’appartamento al piano di sopra, Domenica invece non si è ancora rassegnata alla sottrazione indebita della sua preziosa tazza blu di Spode da parte di Antonia, vicina e amica, ed escogita il modo per riprendersela con la complicità di Angus. Poco lontano, in un appartamento elegante di Howe Street, ritroviamo Bruce, la cui buona stella sembra inizi a declinare, ma non tutti i mali vengono per nuocere: dalle ceneri dell’egocentrico Bruce nascerà un uomo diverso, più attento agli altri.

Guardando il sole, di Julian Barnes: Jean Serjeant vive quasi cent’anni, accompagnata da fantasie e amori non consumati, matrimoni e figli, viaggi e ritorni, tutto l’incanto e la delusione di ogni vita. Ma la magia è sempre stata lí, a far capolino dietro le dita schiuse. Come quella notte del giugno 1941 quando il sergente-pilota Thomas Prosser, sorvolando i cieli della Francia settentrionale sul suo Hurricane IIB, si volge verso est a guardare la Manica e si accorge che l’arancia del sole già spunta dalla viscosa banda gialla dell’orizzonte. Poi l’avvistamento di un pericolo giú a terra, una discesa di qualche migliaio di piedi, ed eccolo, il miracolo: lo stesso sole che si leva dallo stesso punto dello stesso mare. Un’altra alba, a pochi minuti dalla prima. «Possibile? Sí, pensava, tutto era possibile». Le domande (numerose e bizzarre) e le risposte (pressoché nulle) sono quelle di Jean Serjeant, una donna del tutto ordinaria le cui vicissitudini ripercorrono quasi un secolo di storia. La incontriamo bambina, fatalmente e ingenuamente innamorata dell’eccentrico zio Leslie con il quale condivide risate sguaiate e giochi spericolati, l’incanto di trucchi fumosi e indovinelli improbabili: perché agli ebrei non piace giocare a golf? Esiste davvero un museo del panino? Perché il cibo esce tanto diverso dall’altra parte del corpo? Il paradiso è in cima al camino come sospettava? E perché i visoni sono cosí ostinatamente attaccati alla vita? Le risposte, com’è ovvio, non hanno alcuna importanza, ma saranno proprio queste sollecitazioni – scintillanti e misteriose al contempo – a svegliare quella curiosità che le farà da bussola nella vita adulta. A seguito di un matrimonio deludente, una maternità tardiva e numerosi fallimentari tentativi di comprendere l’universo maschile, Jean sfodererà saggezza e coraggio imprevisti per poter rispondere, con la vita stessa, a un paio di domande mai esplicitamente formulate: come fa la gente comune, protagonista di vite anonime e incolori, a proteggersi dal tedio? Ed è capace, di tanto in tanto, di rendere la propria esistenza straordinaria?

Transiti, Rachel Cusk: Una scrittrice si trasferisce a Londra in seguito alla fine del suo matrimonio e dopo lunghe ricerche decide di acquistare un appartamento totalmente da ristrutturare. Mentre la protagonista combatte con la polvere della demolizione e con i nuovi vicini che paiono odiarla a prima vista, i due figli devono trattenersi a casa del padre, almeno per il tempo dei lavori. È un periodo di grandi transizioni e cambiamenti per tutti. E mentre la vita scorre, la scrittrice incontra numerose persone e ne ascolta le storie. Agenti immobiliari, vecchi fidanzati, parrucchieri, muratori stranieri: tutti custodiscono episodi di vita inaspettati e verità da svelare e condividere.

NARRATIVA YOUNG ADULT

Il primo istante con te, di Jamie McGuire: La prima volta che Elliott si accorge di Catherine è solo un ragazzino. Seduto su un albero nel giardino degli zii, si diverte a scattare fotografie, quando l’obiettivo inquadra un viso dolce e due grandi occhi verdi. Occhi profondi, nei quali intravede l’ombra di una solitudine che vorrebbe scacciare. Ma non sa come. Finché, in un torrido pomeriggio d’estate, trova il coraggio di avvicinare la ragazzina cui non ha smesso di pensare neanche per un secondo. Catherine è sorpresa e diffidente: non crede di potersi fidare di quello sconosciuto, spettinato e un po’ sulle nuvole. Ma, con fare affettuoso e comprensivo, Elliott riesce a ritagliarsi un posto nel suo cuore e a regalarle il primo amore: uno di quelli di cui non si può fare a meno, ma che, a volte, sono destinati a non durare nel tempo. Perché proprio nel momento in cui Catherine affronta il periodo più difficile della sua vita, Elliott è costretto ad andarsene e a lasciarla sola. Da allora sono passati anni e Catherine non ha fatto altro che chiudersi in sé stessa, pensando di riuscire a proteggersi dalle delusioni che ha affrontato senza il sostegno di nessuno, nemmeno della madre, assente e distaccata. E quando Elliott decide di tornare per rimediare agli errori commessi, lei non sembra disposta a perdonarlo: entrambi sono cambiati, poco rimane dei due ragazzini che timidamente si tenevano per mano. Eppure una scintilla del vecchio legame resiste ancora, pronta a riaccendersi se solo Catherine riuscisse a fidarsi di nuovo. Ma questo significherebbe rivelare il suo più grande segreto, che, rimasto al sicuro tra le mura di casa, potrebbe distruggere l’unica possibilità che le resta di essere felice.

ROMANZI GIALLI/THRILLER

Case di vetro. Le indagini del commissario Armand Gamache, di Louise Penny: Deciso e sempre misurato, Gamache crede nella legge ma risponde prima di tutto alla propria coscienza. E considera i suoi concittadini gente come lui, da proteggere e rispettare. E talvolta da arrestare.

Le parole di Sara, di Maurizio De Giovanni: Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell’amore. Sara Morozzi l’ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi.Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all’amore. Trent’anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell’unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all’amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo. Insieme a lei ci sono il goffo ispettore Davide Pardo e Viola, ultima compagna del figlio, che da poco l’ha resa nonna, regalandole una nuova speranza. Maurizio de Giovanni esplora le profondità del silenzio e celebra il coraggio della rinascita, perché niente è davvero perduto finché si riescono a pronunciare parole d’amore.

I tempi nuovi, di Alessandro Robecchi: Un piccolo buco nero alla tempia, le mani legate al volante, i pantaloni calati, così viene ritrovato Filippo Maria, uno studente modello, il figlio che tutti vorrebbero. Tutto lascia pensare a una esecuzione, anche se ci sono indizi discordanti e duemila euro nascosti in un libro nella stanza del ragazzo. Inizia l’indagine e le strade dei rudi e onesti sovrintendenti di polizia Carella e Ghezzi sono ancora una volta destinate a intersecarsi con quelle dei segugi dilettanti Carlo Monterossi – l’autore televisivo che ha abbandonato la trasmissione «Crazy Love» per eccesso di trash -, e l’amico Oscar Falcone, un investigatore privato un po’ al limite che ha deciso di dare stabilità alla sua attività aprendo un vero e proprio ufficio. Sua collaboratrice e socia Agatina Cirielli, la poliziotta del team Carella-Ghezzi che non sopporta i tempi nuovi, quelli dove è sempre il poveraccio a prendere botte. La prima cliente di Falcone è Gloria Grechi, trent’anni pieni di charme e un marito, Alberto, svanito nel nulla; una che dovrebbe struggersi di dolore per l’uomo perduto e che vorrebbe ritrovato, vivo o morto, ma che pare serena. E il mistero non riguarda solo la scomparsa, perché la signora nasconde molti segreti e dice tante bugie. Per tenerla al riparo – da chi? da cosa? – viene alloggiata a casa di Carlo Monterossi. La ricerca dell’uomo da parte di Falcone e Monterossi e la caccia all’assassino del ragazzo di Carella e Ghezzi si incrociano lungo le periferie milanesi, in villette anonime da Segrate a Corsico dove vanno e vengono furgoni che dietro lasciano una scia di banconote. È ancora Milano, questa volta quella fuori dalla prima cintura, la protagonista del romanzo di Robecchi, una metropoli avvelenata dai tempi nuovi a cui tutti si adeguano, compresa Flora De Pisis e la sua TV spazzatura.