Il suono del mondo a memoria

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IL SUONO DEL MONDO A MEMORIA

Autore: Giacomo Bevilacqua
Casa editrice: Bao
Anno di Pubblicazione: 2016

.: SINOSSI :.

Sam sta scrivendo un articolo. Una cosa complessa, che comporta che lui vada a vivere per due mesi a Manhattan e non parli assolutamente con nessuno. Ce la farà? In un certo senso sì, ma con le cose che Sam non ha previsto ci si potrebbe scrivere un libro. Giacomo Bevilacqua l’ha fatto, e l’ha disegnato, e poi l’ha colorato così magnificamente da restituire la luce di New York in modo magnifico e quasi commovente.Meno saprete di questo libro fino al momento di immergervi nella lettura, più ve ne innamorerete. E poi direte questa stessa cosa alle persone cui lo regalerete. Fidatevi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo disegnato, scritto non solo con le parole ma anche e soprattutto con colori splendidi, brillanti e limpidi.
Un viaggio, una favola dolce che prende avvio nell’anima di una persona che potrebbe essere chiunque di noi: Sam ha i suoi riti, le sue piccole manie quotidiane che lo portano via dal dolore, è un buon osservatore e, soprattutto, è un fotografo.
Attraverso tavole coloratissime e veramente ben disegnate, Bevilacqua ci racconta di come alla fine, la felicità ci trovi a forza anche se noi le diamo contro in ogni modo possibile.
Sam non crede di meritarsi di essere di nuovo felice: gli sembra uno sgarbo a chi ha dovuto lasciare indietro, ma New York gli gioca contro e, con la complicità di qualcuno speciale tanto quanto lui, gli mostra che tutti possono sorridere di nuovo.
Nonostante non ci sia neanche un dialogo, i pensieri e le tavole sono più che sufficienti per portare avanti una trama dolce, emozionante e tenera: non è qualcosa di nuovo o assolutamente originale, spesso anzi succede esattamente ciò che ci si aspetta. Tuttavia, l’autore lo porta al lettore con una tale delicatezza da farlo risultare semplicemente perfetto: succede perché deve essere così.
La narrazione ha due punti di vista che spesso si alternano creando un gioco narrativo molto interessante. Importante, secondo me, è arrivare in fondo e poi ricominciare, senza leggere ma osservando solo i disegni: potrebbero esserci particolari che, inizialmente, non si ha avuto modo di notare.

Il mio voto è 9/10, la narrazione cala un po’ proprio poco prima del finale, nonostante ciò però si riprende alla grande.
Lo consiglio ovviamente a chi ama le graphic novel, ma anche a chi vuole cominciare a leggerle.
A chi ama le storie tenere e significative che raccontano il viaggio di una vita. Bellissima, e da leggere, la dedica iniziale.

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*Volpe

La strada

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LA STRADA

Autore: Cormac McCarthy
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2006

.: SINOSSI :.

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c’è storia e non c’è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all’olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d’infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l’uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d’acqua grigia, senza neppure l’odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il romanzo mi aveva attirato per la trama e per le prime righe: mi aspettavo un romanzo pieno di significato, filosofico, che avesse qualcosa da dire riguardo la vita le sue ingiustizie e le speranze che ci regala. Al contrario, sono estremamente confusa, diciamo pure delusa.
Io non sono solita abbandonare i libri a metà, ma questa volta è stato estremamente difficile arrivare fino in fondo: dopo un centinaio di pagine, il romanzo ha cominciato a svolgersi sempre uguale scadendo in una monotonia grigia quanto i paesaggi descritti dall’autore.
Analizzando lo stile, McCarthy è bravissimo a creare descrizioni che lasciano il lettore ammaliato: i paesaggi si costruiscono lentamente seguendo gli occhi e l’animo del padre e del bambino che attraversano una strada infinita verso non si sa dove. Non usa i segni di punteggiatura per il dialogo, ma essendoci solo due personaggi, è piuttosto bravo a far sempre capire chi stia parlando: spesso i personaggi sono connotati con frasi che gli restano attaccate addosso e non li lasciano più andare.
Nonostante la oggettiva bellezza del testo, non sono affatto riuscita a capita quale fosse il senso del romanzo: che la vita fa schifo e siamo tutti destinati a galleggiare in un grigio senza fine? Che roviniamo il mondo con i nostri consumi sfrenati, i nostri sprechi, e che presto la nostra vanità ci porterà alla rovina? Che è sempre giusto proteggere ciò che c’è di più caro al mondo, la bontà, qualsiasi sia il prezzo da pagare? Che alla fine la speranza è la sola cosa che conta e che resterà con noi per sempre, anche quando tutto è perduto?
Tutte queste domande sono state toccate a mala pena dall’autore che ha preferito soffermarsi a darci una risposta nelle ultime quattro pagine rendendole meravigliose.
Sì, il finale del romanzo è stato quello che più ho apprezzato, commuovente e dolce, delicato come un fiore nato prematuro in pieno inverno.
Peccato solo non sia arrivato cento pagine prima: dopo infinite ripetizioni e pagine tutte simili tra loro per contenuto, è stato sì un sospiro di sollievo, ma non è detto che tutti ci arriveranno.

In sostanza, do al romanzo un 7/10, per quanto io abbia apprezzato la scrittura, mancava decisamente una adeguata introspezione dei personaggi e a tratti sembrava che in realtà McCarthy non avesse niente da dire.

*Volpe

Libri per tutti i gusti!

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Girovagando per wordpress, mi sono imbattuta in un articolo di Penne D’oriente contenente un simpatico tag libroso!
Io e Annrose abbiamo deciso di riportarlo sul nostro blog, sperando di suggerirvi qualche lettura interessante!

1. #seasonbooktag

• PRIMAVERA, Un libro che leggeresti all’ombra di un albero
“Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh.

• ESTATE, Un libro che leggeresti in spiaggia
L’ultimo libro che ho letto in spiaggia è stato “Il sentiero dei nidi di ragno” di Calvino.

• AUTUNNO, Un libro che leggeresti guardando la pioggia
“L’arte di essere fragili” di Alessandro D’avenia.

• INVERNO, Un libro che hai letto sotto il piumone
“Il cavaliere d’inverno” di Paulina Simmons.

2. #bythebook

• Un libro sul comodino
In questo momento? “L’assassino di corte” di Robin Hobb e “Brama di vivere” di Irving Stone, anche se ancora non li ho cominciati.

• Ultimo libro davvero buono che hai letto
“Il marchio ribelle” Nicolai Lilin.

• Come organizzi la tua libreria personale
Semplice ordine alfabetico. Banale? Forse, però funzionale!

• Quale libro avresti voluto aver già letto
Se questa domanda intende un libro che deve ancora uscire, e in questo caso la risposta è “Questo nostro oscuro duetto” di Veronica Schwab, se si intende invece un libro che vorrei leggere da tempo “Mille splendidi soli” di Hosseini.

• Un libro che ti ha deluso
“Prometto di Sbagliare” di Pedro Chagas Freitas.

• Che tipo di storia prende la tua attenzione
Sostanzialmente, qualsiasi storia sia scritta bene.

• Quale libro leggerai dopo
Quello che ho sul comodino! 😉

3. #beveragebooktag

• Caffè, Un libro che finisce con cliffhanger
“Maze Runner – Il labirinto” di James Dashner.

• Tè, Il tuo fantasy preferito
Direi qualsiasi di Sapkowski.

• Milkshake, Un libro che ha giocato con le tue emozioni
“Promettimi che ci sarai” di Carol Rifka Brunt.

• Succo di frutta, Il tuo libro preferito dell’infanzia
“Matilda” di Roald Dahal

• Smoothie, Un libro finito in one sitting
Ce ne sono tanti… direi di andare con il primo finito “in one sitting”. “Il peso della Farfalla” di Erri De Luca.

• Vino, Il tuo classico preferito
“I miserabili” di Victor Hugo.

• Soft drink, Un libro che ti ha fatto ridere
“Leggere è una faccenda da gatti” di Alex Howard.

• Acqua, Un libro che tutti dovrebbero leggere
Nessuno perché ciascuno è libero di leggere ciò che preferisce.

• Frappuccino, La tua lettura estiva
“Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” Salvatore Basile.

• Latte, Una lettura tenera e carina
“Il cavaliere dei draghi” Cornelia Funke.

4. #lostinthebookworldtag

• Scrittore/Scrittrice
Carlos Ruiz Zafon

• Genere
Tutti e nessuno

• Libro in libreria da una vita ma non ancora letto
“I fidanzati dell’inverno” Christelle Dabos

• Libro letto, riletto e straletto
“Una questione privata” di Fenoglio.

• Libro cominciato e mai terminato
“Le notti di Villjamur” di Mark Newton.

• Stagione in cui leggo di più
Probabilmente, primavera-estate.

• Cosa mangio mentre leggo
Di solito, non mangio mentre leggo per non sporcare il libro. Se dovessi scegliere a forza, preferirei bere un buon tè o della cioccolata calda.

5. #weatherbookstag

• Pioggia, Un libro con un finale feliceaa8fbf9a0f2b04c7c5c0d4c6cfed9464
“Il mago” di Ursula Le Guin.

• Neve, Un libro che avresti preferito non finisse mai
“Ogni mattina a Jenin” Susan Abulhawa

• Vento, Un libro che colpisce la tua mente
“L’eleganza del riccio” Muriel Barbery

• Uragano, Un libro tragico
Tragico in che senso? Nel senso che muoiono tutti o più banalmente che è scritto così male da fare piangere?
Se si parla del secondo caso: “Harry Potter e la maledizione dell’erede”.

• Tornado, Un libro che non ti piaceva all’inizio ma l’hai amato alla fine
Oh in questa categoria ce ne sono davvero tanti. Il più eclatante credo sia “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia.
Provai a leggerlo a 15 anni e non riuscii neanche ad arrivare a metà, lo ho ripreso in mano lo scorso anno e lo ho divorato in un giorno.

Grazie per essere arrivati fino in fondo (Ci siete arrivati, no?)!
Buone letture a tutti!

*Volpe e Jo