L’apprendista Assassino

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L’APPRENDISTA ASSASSINO

Autore: Robin Hobb
Casa Editrice: Fanucci Editore
Anno: 1995 (tradotto nel 2005)

.: SINOSSI :.

Un’umanità di servi e signori abita un mondo pervaso da una magia sottile e inquietante, fra intrighi di corte e minacce di misteriosi pirati in grado di manipolare le loro vittime privandole di ogni forma di raziocinio e sentimento. Tra questi pericoli si aggira il giovane Fitz, un “bastardo” di stirpe reale, la cui sola consolazione è un magico e tenero legame con gli animali. Accolto a corte, Fitz dovrà apprendere l’uso delle armi e le regole dell’etichetta, ma il suo destino è legato all’abilità di uccidere nell’ombra… Diventare un assassino vuol dire intraprendere un mestiere crudele e solitario, e soprattutto scoprire i propri poteri, lascito del sangue dei Lungavista…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Credo che questo romanzo mi abbia messo in difficoltà più che qualsiasi altro: da una parte c’era la totale voglia di sapere sempre come continuasse, una pagina tirava l’altra e così di capitolo in capitolo; dall’altra, al contrario, non volevo finirlo, ero troppo affezionata ai tanti meravigliosi protagonisti.
Il pregio maggiore di questo romanzo è sicuramente lo stile dell’autrice: più di una volta mi sono completamente dimenticata del luogo in cui mi trovavo, ero anima e corpo all’interno di una storia appassionante, avventurosa e mai noiosa.
La magia è parte integrante di questo fantasy, ma è trattata con tanta precisione da somigliare a qualcosa di quasi scientifico. E’ uno dei tipici casi in cui un lettore particolarmente sognatore può pensare di poterla mettere in pratica lui stesso. Forse, analizzando da un punto di vista metaforico la magia praticata da alcuni personaggi, è davvero qualcosa che possiamo tutti mettere in pratica, ma non voglio svelarvi altro per non rovinarvi una grande sorpresa.
I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, dal protagonista, FitzChevalier, fino all’antagonista, non ce n’è uno solo che non sia vero e vivo.
L’empatia con il giovane protagonista è quasi totale: i suoi ragionamenti sono molto più acuti rispetto a quelli che avrebbe normalmente un ragazzino della sua età eppure a volte viene colto dall’ingenuità tipica di un ragazzo cosa che ha reso la lettura ancora più piacevole. Lungi dall’essere perfetto, Fitz ci mostra tutte le sfaccettature dell’animo umano, in particolare l’autrice sembra aver prediletto l’analisi del dolore e della perdita.
Una menzione speciale va a Burrich, personaggio che accompagna il protagonista per tutto il libro: analizzato dagli occhi di un ragazzino che lo vede come lo specchio dei suoi numerosi tormenti, lo stalliere si mostra infine per ciò che è sempre stato anche se all’ombra di un odio ingiustificato.
L’affetto, l’amore per gli animali e per le persone, l’astuzia e l’intelligenza sono il punto focale di questo splendido e intenso romanzo molto introspettivo.

Penso si sia capito che ho letteralmente adorato questo romanzo e che presto probabilmente avrete le recensioni dei prossimi capitoli di questa trilogia. Il mio voto è 10/10.
Lo consiglio a tutti coloro che amano non solo il fantasy ma anche il romanzo introspettivo e che, in particolare, non si fanno impressionare da ragionamenti un po’ cruenti: stiamo comunque parlando di un romanzo su un apprendista assassino!

*Volpe

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