L’ultima riga delle favole

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L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE

Autore: Massimo Gramellini
Casa Editrice: Tea Edizioni
Anno: 2010

.: SINOSSI :.

Tomàs è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano. Incomincia così un viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell’amore: prima dentro di sé e poi con gli altri. Con questa favola moderna che offre un messaggio e un massaggio di speranza, Massimo Gramellini si propone di rispondere alle domande che ci ossessionano fin dall’infanzia. Quale sia il senso del dolore. Se esista, e chi sia davvero, l’anima gemella. E in che modo la nostra vita di ogni giorno sia trasformabile dai sogni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con una certa maestria, Gramellini è riuscito a mettere in un romanzo tutto ciò che serve per renderlo interessante e, com la stessa bravura, è riuscito, a mi avviso, a non sfruttarlo.
La vicenda è chiaramente un’allegoria: Tomàs, protagonista un po’ piatto, deve affrontare un viaggio interiore fino al raggiungere la consapevolezza di sé, di cosa vuole essere e di cosa è per lui l’amore.
Il problema, secondo me, è stato dare a questa allegoria troppa forma e troppa materialità con il solo risultato di far somigliare il romanzo ad un fantasy. Questa scelta ha ottenuto il solo risultato di confondermi.
Lo stile è semplice, sicuramente adatto ad una simpatica lettura estiva: nessuna descrizione lunga e i dialoghi restano sempre sul semplice spesso presentandosi in forma di filastrocca, cosa che alla lunga ha cominciato ad irritarmi un po’.
Ho trovato i personaggi un po’ irrealistici. E’ vero: mentre Tomàs affronta il suo viaggio, incontra anche personaggi completamente inventati, ma ci sono altri personaggi che dovrebbero essere persone vere che sono molto piatti, poco analizzati.
Io mi sento di dare 7/10 a questo romanzo.
Probabilmente, questo non è la lettura adatta a me in questo particolare momento della vita e non dubito che qualcuno potrebbe trovarlo un ottimo libro: la stoffa la ha, per me semplicemente non è stata sfruttata a dovere. La lettura è stata complessivamente piacevole e alcuni capitoli mi hanno colpita particolarmente lasciandomi qualche bella citazione nel cuore.

*Volpe

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Novità sullo scaffale – Agosto 2017

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Anche questo mese estivo sarà ricco di novità librose, vediamo insieme le principali!
Buona lettura!

NARRATIVA ITALIANA

“Bello, elegante e con la fede al dito” di Andrea Vitali: Vista dal treno, la riva orientale del lago di Como è un vero spettacolo: tra una galleria e l’altra appaiono scorci di paesaggio da mozzare il fiato. Ne subisce il fascino Adalberto Casteggi, quarantenne, bello ed elegante oculista con studio a Milano. Si è innamorato del lago andando su e giù in ferrovia per sostituire qualche volta un collega all’ospedale di Bellano. Su quelle sponde ha stabilito ora il suo buen retiro, deliziato anche dalla compagnia di una sua paziente del luogo. Si chiama Rosa Pescegalli. Ha trentasei anni e li porta benissimo. Gestisce una profumeria e ha fatto palpitare parecchi cuori. È bella davvero, ma con gli uomini ha preso un po’ le distanze, dopo una sofferta storia con un fascinoso calciatore del Lecco. Adesso li fa girare come vuole e quando vuole lei, ma niente impegni. Il dottore ne resta imbambolato, e stordito da tanta bellezza dimentica che, come tutte le cose belle, anche questa ha un suo prezzo. Un prezzo che bisognerebbe valutare se è il caso di pagare tutto o no, perché dietro l’oro luccicante del lago, delle montagne e soprattutto dello sguardo magnetico di Rosa (e della sua scollatura), si nascondono vecchi rancori e velenosi desideri di vendetta.

NARRATIVA STRANIERA

“Lincoln nel Bardo” di Georfe Saunders: Febbraio 1862, la Guerra civile è iniziata da un anno, e il presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, è alle prese con ciò che sta assumendo tutti i contorni di una catastrofe. Nel frattempo Willie, il figlio prediletto di undici anni, si ammala gravemente e muore. Verrà sepolto a Washington, nel cimitero di Georgetown. A partire da questa scheggia di verità storica – i giornali dell’epoca raccontano che Lincoln si recò nella cripta e aprì la bara per abbracciare il figlio morto – Saunders mette in scena un inedito Aldilà romanzesco popolato di anime in stallo. Il Bardo del titolo, un riferimento al “Libro tibetano dei morti”, allude al momento di passaggio in cui la coscienza è sospesa tra la morte e la prossima vita. È questo il limbo in cui si aggirano moltitudini di creature ancora troppo attaccate all’esistenza precedente, come Willie, che non riesce a separarsi dal padre, e il padre, che non riesce a separarsi dal figlio. Accompagnati da tre improbabili guide di ascendenza dantesca, assisteremo allo sconvolgimento prodotto nel mondo di queste anime perse dall’arrivo di Willie Lincoln, che è morto e non lo sa, e di suo padre, il presidente, che è come morto ma deve vivere per il bene del proprio paese. Sentiremo le voci – petulanti, nostalgiche, stizzose, accorate – degli spiriti e il controcanto della storia. Leggeremo nei pensieri di Lincoln e nella mente di suo figlio, uniti da un amore che trascende il dolore e il distacco fisico. Il romanzo si svolge in una sola notte, eppure abbraccia le epoche e arriva fino a noi, spaziando in un territorio dove tutto è possibile, dove la logica convive con l’assurdo, le vicende vere con quelle inventate, dove tragedia e farsa non sono due categorie distinte e separate ma un’unica realtà indifferenziata e contraddittoria, che proprio per questo appare spaventosa e viene negata. Come si può vivere, amare e compiere grandi imprese, sapendo che tutto finisce nel nulla? Probabilmente la risposta non esiste, ma Saunders affronta questo nucleo emotivo con tutta l’onestà e la partecipazione che può metterci uno scrittore alle prese con interrogativi così enormi.

“Un’altra formidabile giornata per mare. Cronaca di una portaerei” Geoff Dyer: Nel novembre del 2011, Geoff Dyer ha la possibilità di esaudire un sogno d’infanzia: viaggiare a bordo di una portaerei. Il suo soggiorno sulla USS George Bush come writer in residence si rivelerà piú intenso e memorabile di quanto avesse mai potuto sperare: Dyer è un intellettuale in mezzo a migliaia di militari, è goffo, pieno di fobie e piú vecchio di ogni altro passeggero, oltre a essere l’unico cittadino britannico. Raccontando di una nave, del suo equipaggio e di sé, Dyer finisce per parlare di religione, droga, sesso, fanatismo, preghiere, lutti, ma anche di cibo in scatola e scorregge. Soprattutto, però, riflette su di noi, sulle nostre vite e sul mondo che ci circonda, guardandolo da un punto di osservazione così «eccentrico» da diventare privilegiato.

“I segreti della famiglia Herington” di Wendy Francis: Le ragazze Herington sono di nuovo insieme, con mariti e figli, per un’altra estate nella vecchia casa di famiglia di Cape Cod. Quest’anno però hanno portato con loro più segreti che valigie. Maggie, la più grande, si sente responsabile della gestione della casa. Ma ha un po’ di pensieri: il recente divorzio dei genitori rischia di mettere in crisi la routine familiare, i suoi figli sembrano essere cresciuti troppo in fretta, non sarà troppo tardi per averne un altro? Jess è la sorella di mezzo. Ama il suo lavoro, ma non sembra avere la stessa passione per il suo matrimonio. Non è sicura di riuscire a trovare il coraggio di dire a Maggie che ha fatto qualcosa di cui non va fiera, e tanto meno sente di poterlo confessare al marito. Virgie è la più giovane. È sempre stata concentrata sulla carriera, ma ora c’è un uomo nella sua vita. Il suo lavoro in televisione è molto più che stressante, e la sta mettendo a dura prova sia emotivamente che fisicamente. Conta su questa vacanza per riprendersi e superare sensazioni sgradevoli di cui non vuole parlare con nessuno. Quando la loro madre, Gloria, annuncia che verrà a Cape Cod con il nuovo fidanzato per una visita fuori programma, coglie tutti di sorpresa.

“La donna nel buio” di Alexandra Oliva: Tutto quello che voleva era un’ultima avventura. Sono dodici concorrenti. Dodici tra uomini e donne che per motivi diversissimi hanno deciso di partecipare a Nel buio, il reality show più difficile che sia mai stato immaginato. Ambientato nei boschi del New England, il reality impegnerà gli sfidanti in una prova di sopravvivenza nella natura più selvaggia e contro i mille ostacoli inventati dall’ennesimo grande fratello. In più, il gioco non ha una fine: l’unico modo per lasciarlo è pronunciare la frase latina Ad tenebras dedo. Impegnati nella gara, i dodici non avranno modo di accorgersi che nel frattempo, nel giro di pochissimi giorni, una violenta epidemia uccide migliaia di persone. E alla fine, di tutti ne resterà soltanto una. Una giovane donna che i produttori del reality hanno soprannominato Zoo, perché lavorava in una riserva naturale, e che ha deciso di entrare nel programma per vivere un’ultima grande avventura prima di mettere su famiglia. Completamente calata nello show, Zoo scambierà la desolazione del mondo per una nuova fase del gioco, e farà di tutto per non arrendersi di fronte a prove sempre più pericolose. Solo l’incontro con un ragazzino sopravvissuto le farà prendere coscienza della realtà. E Zoo capirà quanto importante sia, ora più che mai, non darsi per vinta. In bilico tra realtà e reality, La donna nel buio è un thriller che aggiunge tensione a tensione, mentre la splendida protagonista, pagina dopo pagina, si spinge oltre i propri limiti fisici e psicologici. Per tornare a casa.

ROMANZI GIALLI

“Pulvis et umbra” di Antonio Manzini: Lei uccisa per errore da chi pensava di colpire Schiavone, quell’Enzo Baiocchi che ritorna ad agitare la mente e i sogni del vicequestore. E mentre Rocco è ancora oggetto di insinuanti sospetti da parte dei vertici della polizia, e reagisce disinteressandosi a ogni attività della questura di Aosta, il cadavere di un transessuale affiora nelle acque della Dora; per prima cosa si procede a perquisire la casa del morto, ed ecco la prima sorpresa: l’appartamento risulta totalmente vuoto, né un mobile, né un vestito, e neanche un foglio di carta, come fosse passato al setaccio fitto. Nessuno dei vicini si è accorto del trasloco, tutti fingono di non sapere; ma cosa c’è dietro la facciata di quella rispettabile palazzina di Aosta che appartiene per intero a un unico inquietante proprietario? Quando anche il giudice Baldi decide di glissare sul caso del transessuale, l’odore dei servizi segreti arriva alle narici di Schiavone più forte di quello dell’erba. Su quel caso che molti vogliono far apparire un omicidio senza importanza Schiavone può fare luce solo ignorando le procedure e agendo a modo suo; ma ha anche altro per la testa, trovare Enzo Baiocchi in fuga per scampare alla vendetta di Sebastiano, una corsa contro il tempo all’inseguimento dell’amico e dell’assassino…

“Omicidi senza traccia” di Spencer Kope: Magnus “Steps” Craig è un esperto dell’FBI, specializzato nella ricerca di serial killer e di persone scomparse. I giornali lo hanno soprannominato il “segugio umano” per la sua capacità di seguire tracce invisibili a chiunque altro. Ma questa sua abilità nasconde un segreto, un dono speciale di cui sono a conoscenza solo poche persone: suo padre, il direttore dell’FBI e Jimmy Donovan, il suo partner. Quando viene ritrovato il cadavere di una donna, Steps riesce incredibilmente a ricollegare l’omicidio a un altro caso e scopre la “firma” dei due omicidi: l’emoticon di una faccina triste. E appena una nuova vittima viene rapita, Magnus si lancia subito all’inseguimento del misterioso omicida…

ROMANZI ROSA

“L’amante” di Danielle Steel: La bellezza di Natasha Leonova le ha letteralmente salvato la vita. Notata per strada a Mosca dall’oligarca Vladimir Stanislas, è stata catapultata da una realtà di gelo, fame e miseria in un mondo di lusso inimmaginabile, yacht da mille e una notte, viaggi nelle località più esclusive del mondo. L’unico suo compito è rendere felice Vladimir, rispettare le regole e non fare mai domande sulle sue oscure attività o sulle persone con cui fa affari. Ma in una tiepida serata di giugno, in un borgo medievale in Costa Azzurra, avviene qualcosa di totalmente inaspettato. Natasha conosce Theo Luca, un giovane pittore di talento, e Vladimir mette gli occhi sulla collezione d’arte della famiglia Luca, che però non è in vendita. Nascono così due fatali ossessioni: quella di Theo per la bellissima e inavvicinabile ragazza russa, e quella di Vladimir per quei quadri che il suo denaro non può comprare. E Natasha, che si rende conto di vivere in una gabbia dorata, per la prima volta si trova a desiderare una libertà che non si era mai nemmeno permessa di sognare: la libertà di seguire il suo cuore. In gioco, però, c’è la sua stessa vita… e anche quella di Theo.

“Colazione in riva al mare” di Ali McNamara: Il sole splende sulla piccola e tranquilla località di mare di Sandybridge: accoglienti negozi di souvenir, una sala da tè e un favoloso fish and chips. È il posto dove Grace è cresciuta, anche se al momento non ne è troppo contenta. Finché è rimasta a Sandybridge, ha aiutato i suoi genitori a scovare dei tesori vintage per il loro negozio d’antiquariato, ma il suo desiderio è sempre stato quello di poter girare il mondo. E a un certo punto lo ha fatto: ha cominciato a viaggiare per lavoro, si è innamorata, ha costruito una famiglia. Allora perché si trova di nuovo in quella cittadina sul mare, che si era lasciata alle spalle, e a rivedere Charlie, il suo migliore amico quando era adolescente? Forse viaggiare in giro per il mondo non era quello di cui Grace aveva veramente bisogno. Forse quello che cercava è sempre stato a portata di mano…

Dove porta la neve

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DOVE PORTA LA NEVE
Autore: Matteo Righetto
Anno: 2017
Editore: TEA

.: SINOSSI :.

È la vigilia di Natale e Padova sta per essere coperta da una nevicata memorabile. Carlo, down di 48 anni, come ogni mattina, da mesi, va a trovare la madre in clinica, dove si sta lentamente spegnendo assediata dai ricordi e dal bisogno di raccontarli. Nicola, 74 anni colmi di solitudine, ha appena perso il lavoretto che si era procurato come Babbo Natale davanti a un centro commerciale. Per Carlo, però, questo non può essere un Natale come gli altri e quando vede Nicola vestito di rosso e con la lunga barba bianca sente che il sogno può finalmente avverarsi: un vero regalo per la madre. Il suo clamoroso entusiasmo risveglia Nicola, che organizza un breve viaggio per realizzare quel sogno, e per illuminare con un gesto gratuito d’amore l’oscurità che stringe d’attorno. Una vecchia Fiat 124 si allontana da Padova dentro la notte di Natale: al suo interno due uomini soli e un po’ incoscienti riscoprono la forza dirompente di un abbraccio…

 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo è un libro semplice, che parla al cuore con una scrittura semplice che lascia poco spazio ai fronzoli e agli arabeschi in cui la maggior parte degli scrittori ama cimentarsi.
E’ una favola di Natale e come in tutte le favole c’è un eroe che si imbarca per un’impresa disperata: un gesto d’amore per la donna che lo ama da sempre. Ovviamente l’eroe non è da solo e anche in questa favola contemporanea c’è un aiutante, un Sancho Panza un po’ attempato ma dal cuore grande e deciso a scrollarsi di dosso il cinismo in cui ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.
Dove porta la neve è un romanzo breve: una manciata di pagine che con semplicità cala il lettore tra le pieghe dei misteri dell’amore e, nello specifico, dell’amore di un figlio per sua madre.
La narrazione si sviluppa seguendo tre filoni principali in cui ricordi e istantanee dei personaggi si intrecciano creando un ritmo che, almeno in un primo momento, disturba un po’ per i repentini cambiamenti di tempo verbale, ma a cui ci si abitua nel giro di qualche capitolo.
L’intero libro sembra essere un gioco degli specchi: le vite dei protagonisti sono l’una il riflesso dell’altra e l’intera vicenda richiama, almeno idealmente, una delle avventure affrontate da Nora, la madre di Carlo.
Lo stile è essenziale, l’aggettivazione riesce a descrivere bene gli avvenimenti senza perdersi in lunghe descrizioni che compaiono ad hoc lì dove il lettore può permettersi di distrarsi un po’. I paesaggi montani e le pianure imbiancate dalla neve sono delineate in maniera impeccabile e, socchiudendo gli occhi, sembra proprio di avere davanti agli occhi e tra le mani la “neve farinosa” più volte citata nel romanzo.
I personaggi non sono molto approfonditi, ma trattandosi di un romanzo breve non stupisce e va bene così, e tutti, dai tre protagonisti a quelli secondari, riescono a fare breccia nel cuore del lettore.

Il mio voto non può che essere 10/10 e, personalmente, l’ho trovato fin troppo corto(d’altronde se è un romanzo breve ci sarà un motivo, no?).
Le tematiche potrebbero spaventare i lettori più sensibili, ma Righetti riesce affrontarle con estrema delicatezza camuffando una storia triste in una commovente favola di Natale.
Consigliatissimo.

*Jo

Notti bianche e baci a colazione

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NOTTI IN BIANCO E BACI A COLAZIONE

Autore: Matteo Bussola
Anno: 2016
Editore: Einaudi

.: SINOSSI :.

Il respiro di tua figlia che ti dorme addosso sbavandoti la felpa. Le notti passate a lavorare e quelle a vegliare le bambine. Le domande difficili che ti costringono a cercare le parole. Le trecce venute male, le scarpe da allacciare, il solletico, i “lecconi”, i baci a tutte le ore. Sono questi gli istanti di irripetibile normalità che Matteo Bussola cattura con felicità ed esattezza.
Perché a volte, proprio guardando ciò che sembra scontato, troviamo inaspettatamente il senso di ogni cosa. Padre di tre figlie piccole, Matteo sa restituirne lo sguardo stupito, lo stesso con cui, da quando sono nate, anche lui prova a osservare il mondo. Dialoghi strampalati, buffe scene domestiche, riflessioni sottovoce che dopo la lettura continuano a risuonare in testa. Nell'”abitudine di restare” si scopre una libertà inattesa, nei gesti della vita di ogni giorno si scopre quanto poetica possa essere la paternità.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Da bravo fumettista qual è, Bussola riesce a mettere insieme un racconto che sembra composto da tante tavole più che da capitoli.
I ricordi dei giorni passati, le avventure a Venezia e prima ancora quelle al liceo, si intrecciano con il presente e le istantanee quotidiane dove le preoccupazioni di ogni giorno si confondono tra le risate, le birichinate e le domande ingenue di tre adorabili bambine.
Le pagine scorrono veloci e piacevolmente, rendendo il libro una lettura perfetta soprattutto in queste torride giornate d’agosto. Il linguaggio è piuttosto semplice e i lettori più accaniti potrebbero trovare fastidiose le continue ripetizioni che, sopratutto nei dialoghi, rendono la lettura “spigolosa” e spezzano un ritmo narrativo che, tutto sommato, è ben costruito.
La deformazione professionale da fumettista si fa più evidente, come ho già scritto, nei dialoghi dove si finisce facilmente per perdere il conto dei “dice” e dei “dico”. Al contrario i capitoli più corposi, dove i dialoghi sono quasi del tutto assenti o ridotti allo stretto necessario, sono davvero piacevoli e riescono a rendere al meglio il talento di Bussola che, messi da parte albi e matite, riesce a disegnare con semplicità ed emozioni l’indescrivibile avventure della paternità.

Il voto che mi sento di dare a questo romanzo è 7/10.
Si tratta di una lettura piacevole, perfetta per un torrido pomeriggio estivo o per un viaggio di ritorno dall’ufficio, ma lo stile mi è sembrato un po’ trascurato a causa delle ripetizioni, che alla lunga sono diventate davvero insopportabili. Voglio pensare che si tratti di una licenza poetica: un tratto distintivo della scrittura di Bussola, che per primo afferma di aver scritto il romanzo di getto senza sottoporlo ad alcun lavoro di labor limae.
Questo è un libro che consiglierei a tutti coloro che amano i racconti quotidiani: le odissee al supermercato, le camminate sotto il sole di giugno e i battibecchi in veneto con il vicino scontroso della porta accanto.
È un romanzo semplice e proprio la semplicità ne costituisce il punto di forza: Bussola sceglie con attenzione gli episodi da mettere su carta e riesce a raccontare il mondo dal punto di vista di un padre, dando profondità e importanza ai dubbi e alle ingenuità delle tre figlie che sono il vero motore della narrazione.
Lo sconsiglio a chi non ama le storie che ruotano intorno ai bambini, alle loro domande e alla loro ingenua filosofia di vita. Anche chi è alla ricerca di una scrittura raffinata e curata non troverà pane per i suoi denti: tra queste pagine sono nascosti pensieri composti con eleganza e intelligenza, ma tra i “perché?” e gli “uffa” delle bambine trovarli può diventare un’autentica caccia al tesoro.

*Jo

La spada del destino

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LA SPADA DEL DESTINO

Autore: Andrzej Sapkowski
Casa editrice: Nord
Data di pubblicazione: 1992

.: SINOSSI :.

Un’altra storia fantasy firmata dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski, che, dopo “Il guardiano degli innocenti”, con “La spada del destino” torna a narrarci le gesta di Geralt di Rivia. Il protagonista è uno strigo, un mercenario che viene assoldato per assassinare i mostri che tormentano la popolazione. È uno dei più abili cacciatori di creature malvagie, con capacità fisiche sovrumane e incredibili riflessi. Lui è l’unico in grado di fronteggiare un basilisco, sconfiggere un’intera orda inferocita di goblin o consegnare missive urgenti alla regina delle Driadi, popolo di guerriere che abitano i boschi e che uccidono tutti coloro che sono così sconsiderati da avventurarsi all’interno del loro territorio. Geralt tuttavia ha anche un cuore. I soldi non bastano a fargli compiere qualsiasi tipo di omicidio o atrocità, ma segue un preciso codice di condotta. E quando si troverà alla corte del re Niedamir dovrà fare una scelta. Il compito che il re affida a lui e ad altri cacciatori di mostri è quello di sconfiggere un pericoloso drago grigio, un essere che per il codice cavalleresco degli strighi è intoccabile. La scoperta che il re ha convocato per il medesimo scopo anche la maga Yennefer, l’unica donna che lui abbia mai amato, lo pone di fronte a una scelta dolorosa: schierarsi dalla parte della sua amata e infrange e il codice, o difendere il drago, perdendo per sempre Yennefer. Con La spada del destino, Andrzej Sapkowski ci fa viaggiare con la fantasia nel mondo da lui creato.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Alla fine di questo romanzo, si può dire che abbia inizio la storia vera e propria.
Leggendo i primi due romanzi della saga dello Strigo, il lettore sarà accompagnato dall’autore a conoscere i protagonisti e il contesto storico tramite piccoli racconti tutti collegati tra loro. Potremmo quasi definire questi due libri un enorme incipit!
Ci si affeziona in fretta ai suoi personaggi così particolari e comunque così umani, si sorride con i suoi geniali richiami a qualcosa di conosciuto e si provano incredibili emozioni a seguire Geralt di Rivia nelle sue innumerevoli avventure.
I combattimenti da lui descritti sono assolutamente coreografici e si può vede ogni singolo movimento così come lo vedrebbe chi assiste: ci si trova coinvolti dalla scrittura semplice e splendida dell’autore.
Le sue descrizioni rapiscono il lettore così come il ritmo della narrazione: lento e tranquillo quando il nostro protagonista non ha fretta; allungato fino all’inverosimile quando la paura prende lo stomaco e stringe il cuore di Geralt; rapido qualora la situazione lo richieda. Insomma, si riesce perfettamente a sentire la narrazione.
Per quanto mi riguarda in questo romanzo c’è tutto quello che serve: avventura, azione, qualche piccolo momento simpatico e anche una storia d’amore non esagerata ma che da il giusto spessore al personaggio principale.
Ho adorato i nuovi personaggi inseriti nella trama i quali risultano essere ben delineati, simpatici e realistici.
Ho apprezzato in particolar modo gli ultimi capitoli de La spada del destino in cui mi è sembrato venisse finalmente tirato il filo che cuciva insieme tutta la trama: che dire? Non vedo l’ora di continuare!

Non posso non dare a questo romanzo, che personalmente amo molto, un bel 9/10. Consiglierei la lettura di questo libro agli amanti del fantasy e che non sono facilmente impressionabili: alcune descrizioni di scene un po’ cruente sono molto vivide.

*Volpe