“Expecto Patronum!” – La simbologia degli animali nella saga di “Harry Potter”

Nel terzo capitolo della saga di Harry Potter, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, J.K. Rowling ha introdotto un incantesimo che, fin dalla sua prima apparizione, ha stuzzicato la fantasia dei lettori e che, romanzo dopo romanzo, ha acquistato sempre maggiore importanza assolvendo ai più svariati compiti.
Si tratta dell’incantesimo “Expecto Patronum”, che come funzione primaria ha quella di difendere il mago o la strega che lo evoca dagli attacchi di creature come i Dissennatori o i meno noti Lethifold.
Come per gli altri incantesimi presenti nella saga, anche l’etimologia di questa formula sembra essere latina e si potrebbe tradurre come “Aspetto il patrono” “Aspetto il mio protettore”: un’interpretazione coerente con lo scopo principale del Patronus.patronus
Oltre a proteggere il mago o la strega che lo evoca, il Patronus viene impiegato dai membri dell’Ordine della Fenice per comunicare tra di loro in caso di necessità o pericolo.
Contrariamente a quanto si possa pensare, evocare un Patronus corporeo, che assume cioè una forma animale, è molto difficile e la maggior parte delle persone riesce ad evocare un Patronus incorporeo che assomiglia ad una nuvola di fumo luminescente.
E’ opinione comune che i Patronus si presentino sempre nella stessa forma, tuttavia, in seguito ad una forte emozione, un trauma o un momento particolarmente difficile, il Patronus può cambiare aspetto così come succede a quello di Nymphadora Tonks.

Nel corso della saga sono diversi i maghi e le streghe che dimostrano di saper evocare un Patronus corporeo e per ognuno di essi J.K. Rowling ha scelto con cura l’animale protettore, attingendo alla simbologia celtica, alla tradizione anglosassone, ai bestiari  o all’immaginario collettivo per assegnare a ciascun personaggio il suo patrono ideale.
Il Patronus non è solamente l’animale che protegge il mago o la strega, ma in senso più lato può essere considerato lo spirito guida, il totem, della persona che lo evoca.

.: CERVO :.

Il cervo e la cerva (o il cerbiatto) sono tra i Patronus più gettonati e sono associati a quattro personaggi diversi: James Potter, Lily Potter, Harry Potter e Severus Piton; e rappresentano rispettivamente il principio maschile e quello femminile.
Il cervo è simbolo di rigenerazione e nell’antica Grecia questo animale era sacro agli déi del sole e della saggezza Apollo e Athena: rispettivamente la luce e la purezza. La natura “dominante” del cervo lo rende estremamente territoriale, malgrado la sua natura tendenzialmente riservata, la sua dedizione al branco fanno sì che in condizioni di pericolo esso arrivi a sacrificare se stesso per salvare la propria famiglia.
La cerva, e il cerbiatto, sono simbolo di pace, di benevolenza non che incarnazione di tutto ciò che è dolce e gentile. La cerva è una creatura materna, umile e fiduciosa; la sua presenza ispira calma e aiuta a raggiungere una maggiore consapevolezza di se stessi e del mondo circostante.

.: CANE :.

Per antonomasia il cane è per antonomasia l’animale che incarna i valori di amicizia, lealtà e fedeltà. L’indole di questo animale è altruista e di conseguenza, chi lo ha come Patronus, ha un animo gentile e tollerante.
Il cane non è solo simbolo di amicizia e lealtà, ma è anche il custode per eccellenza.
Nella saga sono due i personaggi legati a questo animale: Ron Weasley (il cui Patronus è un Jack Russel Terrier, un cane specializzato nella caccia alla lontra) e Sirius Black (un cane nero nella sua forma di animagus).
In entrambi i casi la correlazione tra animale e mago non potrebbe essere più perfetta.

.: LONTRA:.

La lontra è un animale di terra e allo stesso tempo è perfettamente a suo agio anche nell’acqua. Per i celti la lontra era l’animale a cui rivolgersi per chiedere aiuto e protezione nei momenti di crisi o di ricerca interiore.
L’indole della lontra rende questo animale incredibilmente allegro e curioso, pur non vivendo in branco, questo animale si distingue per la fedeltà e la lealtà che dimostra verso il proprio partner.
Chi ha questo animale come Patronus si distingue per il suo carattere curioso, deciso, fantasioso e per l’intelligenza vivace: il patrono perfetto per Hermione Granger.

.: CAVALLO :.

Il  cavallo è  un animale fortemente legato al cuore: è per sua natura istintivo, energico, mosso dagli istinti e dal suo amore per la libertà.
Malgrado la sua indole indipendente, il cavallo è un animale “sociale”: fortemente legato al suo branco e agli effetti che lo circondano, per questo motivo le persone che hanno come Patronus il cavallo danno molta importanza alle relazioni e hanno bisogno di sentirsi parte di una collettività e di sentirsi connessi ai membri della loro famiglia o comitiva. Alla luce di queste considerazioni non stupisce che questo animale sia legato a Ginny Weasley che, in quanto membro della famiglia Weasley, è abituata fin da piccola ad essere circondata dalle persone che ama e di cui si fida.

.: LEPRE :.

La lepre è l’animale magico per antonomasia: presso molte culture è diffusa la convinzione che lepri e conigli possano spostarsi da un mondo all’altro. Questa tesi è avvalorata dal fatto che questi animali allo stato brado sono maggiormente attivi all’alba e al tramonto: nelle ore del giorno in cui , sempre secondo la tradizione, gli spiriti sono maggiormente attivi. La loro cautela e discrezione hanno fatto sì che la lepre venisse spesso considerata depositaria dei segreti e della saggezza degli antenati.
Nell’immaginario collettivo lepri e conigli sono legati alla luna e nell’antica Grecia erano associate a Hermes e al suo compito di messaggero.
La natura “lunare” della lepre ha fatto sì che questo animale venisse associata ai mutamenti, ai nuovi inizi e alle energie creative: il patrono perfetto per l’eccentrica Luna Lovegood.

.: PAVONE :.

Il pavone è l’animale associato alla nobiltà, non che all’orgoglio, alla vanità e all’arroganza: tratti che lo accomunano al mago che è in grado di evocarlo che, stando a quanto scritto dalla Rowilng, è Lucius Malfoy.
Come tutti gli animali, anche il pavone ha tanti difetti quante virtù e, se da una parte la sua boria lo annovera tra il più antipatico degli animali, sono molte le culture e le tradizioni che venerano il pavone come uccello sacro simbolo di rinascita, spiritualità e divinità. Presso le comunità paleocristiane il pavone era raffigurato nelle catacombe come allegoria della Resurrezione di Cristo, mentre per i greci questo uccello era considerato sacro e vincolato a Hera, la regina di tutti gli déi. Anche in oriente il pavone gode di una certa popolarità: allevato nei templi era considerato l’animale domestico dei sovrani e aveva il compito di accompagnare le imperatrici nell’aldilà.

.: LUPO:.

Il lupo è il Patronus di Remus Lupin, che si trasforma in lupo mannaro durante le notti di luna piena, e di Nymphadora Tonks. La simbologia del lupo è tra le più complesse e controversie: presso alcune culture del nord America è un animale magico e positivo, nella tradizione nordica si presenta come distruttore e feroce predatore, mentre i miti dell’antica Roma sottolineano la natura materna e protettiva di questo animale.
Il lupo condivide molti tratti in comune con l’indole e il carattere del cane: è leale , nobile, paziente, intelligente e devoto alla propria famiglia e ai membri del suo branco per i quali non esiterebbe a morire.
Chi ha come patrono il lupo è particolarmente portato per l’insegnamento e, il più delle volte, ricopre il ruolo di guida all’interno della propria comitiva. La natura del lupo è sociale e si avvicina naturalmente a quanti si sentono minacciati o hanno bisogno di aiuto.

.: GATTO :.

Il gatto è il Patronus di Minerva McGranitt, non che il suo animagus, e della sua acerrima rivale Dolores Umbridge e, essendo un animale strettamente connesso al principio femminile, nei romanzi della saga compare sempre accanto ai personaggi femminili. Ad un primo acchito sembra assurdo che il gatto accomuni due personaggi così diversi tra di loro, ma in questo caso il Patronus che unisce queste due donne ne evidenzia le differenze caratteriali.
Il gatto è un animale domestico, tuttavia, malgrado si presti volentieri come animale da compagnia ha mantenuto la sua indipendenza e non ha mai perso la sua natura selvatica. E’ un animale curioso, intelligente ed estremamente intuitivo.
In molte culture avere un gatto è di buon auspicio ed è opinione comune che la presenza di questo felino allontani la negatività dalle persone che lo circondano.
La natura schiva del gatto ha anche attirato su questo animale dicerie e credenze poco lusinghiere. Per via della loro natura notturna, nel medioevo i gatti, soprattutto se di colore nero, erano considerati personificazioni del diavolo e i compagni delle streghe.
Il gatto è anche famoso per la sua vanità e per il suo atteggiamento superbo e opportunista.

* Jo

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Novità sullo Scaffale: luglio 2017

 

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Eccoci qui, lettori! Luglio, oltre al caldo, ha portato tantissime novità letterarie! Noi vi presentiamo le più importanti.

Buona lettura!

NARRATIVA STRANIERA

“Nuvole di Fango” di Inge Schilperoord: D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé. Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia. Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo. Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi.

“Esti” di Péter Esterhazy: Il protagonista si chiama Esti. È cosi che i compagni di università chiamavano Esterhazy. Esti come il personaggio inventato dal grande scrittore ungherese Dezso Kosztolanyi. Ed Esti è molte persone. È il rampollo di una stirpe di antico lignaggio, dunque vissuto in tante epoche, morto e risuscitato tante volte. Esti è il personaggio qui e ora, ma e anche tutti gli altri che l’hanno preceduto e che seguiranno. Esti è l’insieme di frammenti di una famiglia che lui conosce già diseredata, stretta nella morsa del socialismo, e che impara che il concetto di libertà è sempre relativo. È uno sguattero che grazie a un gusto sopraffino diventa una celebrità. È il figlio ribelle, che non ne vuole sapere di seguire una professione sicura. Esti è un ragazzo, e poi una ragazza, un’avvenente adolescente. Una cameriera eletta Miss Kentucky, che per contratto deve mangiare quantità impressionanti di hamburger. Esti forse è stato scambiato in culla, perché troppo diverso dal resto della sua famiglia. Esti un’estate su una spiaggia italiana: i quattro figli che vogliono giocare a palla con il padre paralizzato. Esti che si sente come una gallina, una gallina che alza le zampe con la stessa grazia di Pina Bausch… Esti è l’amico che teme di avere un tumore…

“Heresy. Assassin’s Creed” di Christie Golden: Simon Hathaway appartiene al gotha della setta dei Templari, tanto da diventare il nuovo capo della divisione di ricerca storica della Abstergo, la società che ha inventato Animus, lo strumento rivoluzionario che permette di ricostruire i ricordi ancestrali sulla base del DNA. Simon è un uomo freddo e determinato, ma anche uno scienziato la cui curiosità non conosce limiti. La sua smodata sete di conoscenza lo porterà a rivivere i ricordi del suo antenato che ha combattuto a fianco di Giovanna D’Arco. Scopre così i segreti di un passato che potrebbe distruggere lui e l’intero ordine dei Templari.

NARRATIVA YOUNG ADULT

“Diario di uno sfigato innamorato” di Jake Wizner: Certo, la vita non è semplice per nessuno, ma se hai la sfortuna di avere due genitori che in un momento di follia hanno deciso di chiamarti Shakespeare c’è poco da fare: il tuo destino è segnato. O diventi un genio o resti uno sfigato senza rimedio. E a ben guardare, finora, la vita di Shakespeare Shapiro non è stata nient’altro che una serie di catastrofi, una dopo l’altra. Ma arrivato all’ultimo anno delle superiori, è determinato a cambiare le cose e a chiudere gloriosamente una fase molto lunga e per niente esaltante della sua esistenza. L’occasione propizia si presenta quando a scuola gli viene assegnato un progetto di scrittura creativa. Shakespeare inizia a stilare una cronaca dettagliatissima e spassosa di tutti i fatti mortificanti che hanno costellato i suoi primi diciassette anni, e lo fa in un modo talmente brillante da procurargli il rispetto e l’ammirazione dei compagni di classe e, forse, anche di una certa ragazza verso la quale Shakespeare ha un debole…

NARRATIVA ROSA

“La vita in due” di Nicholas Sparks: A trentaquattro anni, Russell Green ha tutto: una moglie fantastica, un’adorabile bambina di cinque anni, una carriera ben avviata e una casa elegante a Charlotte, in North Carolina. All’apparenza vive un sogno, ma sotto la superficie perfetta qualcosa comincia a incrinarsi. Nell’arco di pochi mesi, Russ si trova senza moglie né lavoro, solo con la figlia London e una realtà tutta da reinventare. E se quel viaggio all’inizio lo spaventa, ben presto il legame con London diventa indissolubile e dolcissimo, tanto da dargli una forza che non si aspettava. La forza di affrontare la fine di un matrimonio in cui aveva tanto creduto. Ma soprattutto la forza straordinaria di essere un padre solido e affidabile, capace di proteggere la sua bambina dalle conseguenze di un cambiamento tanto radicale. Alla paura iniziale, poco alla volta, si sostituisce la meraviglia di ritrovare dentro di sé le risorse che servono per fare il mestiere più difficile del mondo, il genitore. Russ scopre di saper amare in un modo nuovo, di quell’amore incondizionato che non deve chiedere ma solo offrire. E forse per questo potrà anche rimettersi in gioco con una donna alla quale dare tutto se stesso.

“Un’estate per sempre” di Alice Adams: Amici inseparabili durante tutti gli anni dell’università, Eva, Benedict, Sylvie e Lucien si laureano a Bristol nel 1997, in un mondo carico di promesse che si affaccia sul nuovo Millennio. Innamorata dell’inafferrabile playboy Lucien e desiderosa di lasciarsi alle spalle un’educazione austera e opprimente, Eva si trasferisce a Londra per lavorare in un’importante banca. Benedict invece rimane all’università per finire il dottorato in fisica, struggendosi segretamente d’amore per lei, mentre i fratelli Sylvie e Lucien adottano uno stile di vita più bohémien dedicandosi all’arte, ai viaggi e alle avventure. Gli anni passano e i quattro amici si accorgono che le loro strade sono sempre più distanti e che per ognuno di loro non è facile continuare a inseguire i sogni di un tempo. Convinti di non riuscire più a essere artefici dei loro destini, sentono di avere ancora bisogno l’uno dell’altro. Amori infranti e carriere finite in maniera disastrosa li riavvicineranno, ma in modi che non avrebbero mai potuto immaginare… “Un’estate per sempre” è la storia di quello che succede quando tra i sogni della giovinezza irrompe la vita vera, una rappresentazione degli alti e bassi che tutti noi ci troviamo ad affrontare quando entriamo nell’età adulta. Ma è soprattutto una celebrazione dell’amicizia come valore cardine su cui fondare le nostre vite: un rifugio sicuro che è anche un motore propulsivo, un centro di gravità permanente in un mondo in perenne mutamento.

“Hotel delle Muse” di Ann Kidd Taylor: 1988. In una giornata estiva nel Golfo del Messico alla dodicenne Maeve Donnelly succedono due cose straordinarie: viene baciata da Daniel, il ragazzino dei suoi sogni, e viene aggredita da uno squalo. Diciott’anni più tardi Maeve è una biologa marina molto apprezzata che si trova più a suo agio sott’acqua con gli squali che con le persone. E quando fa ritorno all’isoletta della Florida dove ha trascorso l’infanzia, nell’Hotel delle Muse dove la nonna l’ha cresciuta insieme a suo fratello gemello, ritrova Daniel e i ricordi riaffiorano impietosi. Ripensa a quando, da bambina, sognava di diventare un’affermata esperta di squali, ma anche di avere un marito, una famiglia, un figlio a cui insegnare a nuotare nelle acque del Golfo. Finora ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla forza dei sentimenti del passato, ma adesso capisce che non può più continuare a tuffarsi nell’oceano per tenere lontana l’eco di quel che accade sulla terraferma; è giunto il momento di affrontare la sua paura più grande: quella di mettersi in gioco con tutta se stessa per raggiungere la felicità.

THRILLER 

“I diari del sangue” di Stephen Lloyd Jones: “Mi chiamo Nicole Dubois, sono una studiosa di antichi miti. Per anni ho condotto delle ricerche su rari manoscritti ungheresi, un lavoro faticoso alla caccia di fragili indizi. Dai miei studi sono emerse delle tracce di una razza che viveva in gran segreto nell’Europa orientale cinquecento anni fa. Erano chiamati életek, da un’espressione ungherese, hosszú élet, che si riferisce allo straordinario potere che possedevano di rimanere in vita a lungo, anche se non si accenna a una vera e propria immortalità. Ora, bisogna sapere che nel Tredicesimo secolo, in Ungheria, i mongoli diedero inizio a un massacro senza precedenti. Donne e bambini. Nessuno riusciva a salvarsi. Un assalto dopo l’altro, una strage senza fine. I mongoli incendiavano, saccheggiavano, stupravano. Non è difficile comprendere come, in un contesto simile, si alimentò la credenza di una razza che avrebbe potuto resistere a quei terribili eventi, una razza che non aveva solo il potere di vivere a lungo ma anche quello di cambiare forma, di modificare le proprie sembianze per sfuggire ai nemici. Una leggenda nata dalla disperazione, forse. Ma purtroppo quella leggenda segnala, tra gli életek, anche un cattivo seme, una di quelle creature infatti non era pacifica, ma bensì un essere dalla mente contorta, incapace di empatia o di amore, imprevedibile nei suoi sciagurati comportamenti, malvagio nelle azioni. Un tuffo nella follia. Ora so con certezza che il suo nome è Jakab, nei miei quaderni viene anche chiamato démon. Si credeva che fosse morto in un incendio, ma passarono gli anni e un’altra leggenda affiorò: una donna raccontò che, quando gli abitanti si erano radunati davanti a quella casa in fiamme, avevano visto un uomo che urlava dietro una finestra del piano superiore, contorcendosi in modo innaturale. A un tratto aveva poi rotto il vetro e si era lanciato nel vuoto. Da quell’altezza chiunque sarebbe rimasto ucciso o gravemente ferito, invece lui si era rialzato ed era corso via. Da quel momento ho la prova che quella creatura è sulle mie tracce e mi insegue. E oggi mi ha trovato. Ma io possiedo dei diari, unici per i segreti che occultano. I diari mi possono salvare o forse salveranno soltanto mia figlia. Se scoprirò come usarli, se il mostro non ci troverà prima.” Fortemente suggestivo nei suoi richiami a Underworld, i Diari del sangue intreccia, in una prospettiva storica ricca di dettagli, l’ascesa e la caduta di un’antica razza di creature con un’avventura dal ritmo incalzante, ambientata ai giorni nostri. Un debutto concepito con straordinaria sicurezza e che, come ha sottolineato l’inglese “Guardian”, coniuga “con grande potenza immaginativa orrore, morte e passione in un inedito scenario neo-gotico”.

“Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Riccardi” di Maurizio de Giovanni: Il Natale è appena trascorso e la città si prepara al Capodanno quando, sul palcoscenico di un teatro di varietà, il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra. Non ci sarebbe nulla di strano, la cosa si ripete tutte le sere, ogni volta che i due recitano nella canzone sceneggiata: solo che dentro il caricatore, quel 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n’è uno vero. Gelmi giura la propria innocenza, ma in pochi gli credono. La carriera dell’uomo, già in là con gli anni, è in declino e dipende ormai dal sodalizio con Fedora, stella al culmine del suo splendore. Lei, però, cosí dice chi la conosceva, si era innamorata di un altro e forse stava per lasciarlo. Da come si sono svolti i fatti, il caso sembrerebbe già risolto, eppure Ricciardi è perplesso. Mentre il fedele Maione aiuta il dottor Modo in una questione privata, il commissario, la cui vita sentimentale pare arrivata a una svolta decisiva, riuscirà con pazienza a riannodare i fili della vicenda. Un mistero che la nebbia improvvisa calata sulla città rende ancora piú oscuro, e che riserverà un ultimo, drammatico colpo di coda.

“La fidanzata” di Michelle Frances: Laura sa di essere una madre iperprotettiva e – in fondo – gelosa di suo figlio Daniel, un brillante neolaureato dal futuro luminoso. Così, quando Daniel le presenta la sua nuova fidanzata, Cherry, lei si impone di essere gentile e addirittura invita la ragazza per qualche giorno di vacanza nella villa di famiglia a Saint Tropez. Ma tutti i suoi buoni propositi vanno in frantumi quando Laura scopre che Cherry si fa riempire di regali e, soprattutto, ha mentito a Daniel riguardo alla sua vita e al suo lavoro. E poi c’è sempre quella sgradevolissima sensazione che Cherry nasconda un lato oscuro e che stia tramando per metterla in cattiva luce col figlio. No, Laura non può rimanere a guardare mentre una spregiudicata arrampicatrice sociale vuole rubargli Daniel. Deve agire. Ma sta per commettere un errore imperdonabile… Cherry odia la sua vita. E adesso, finalmente, ha la possibilità di riscattare tutte le umiliazioni subite in passato grazie all’amore di Daniel. Un ragazzo ricco, bello, generoso. Peccato che fra lei e la felicità ci sia ancora un ultimo ostacolo: l’invadente, onnipresente Laura. Cherry è convinta che, dietro un’apparenza di sorrisi e buone maniere, Laura la disprezzi e sia disposta a tutto pur di tenerla lontana da Daniel. E allora l’unica soluzione è screditarla, farla apparire come una madre paranoica e pericolosa agli occhi del suo stesso figlio. Sì, sarà proprio Daniel l’alleato più prezioso per rendere l’esistenza di Laura un inferno. E per conquistarsi così la vita da favola che lei ha sempre sognato…

“La sorella” di Luoise Jensen: Due amiche inseparabili come sorelle, due strade divise da una terribile tragedia. Un unico misterioso messaggio dal passato: «Grace, ho fatto una cosa orribile.Spero che riuscirai a perdonarmi…» Le ultime parole di Charlie continuano a perseguitare la sua migliore amica Grace, che non è più la stessa da quando lei è morta. Grace è una giovane maestra che vive tranquilla con Dan, conosciuto ai tempi del liceo. È una ragazza piena di sensi di colpa, perché si è sempre sentita responsabile della scomparsa delle persone che ha amato, persino di quella della sua migliore amica Charlie. Loro due avevano un legame speciale fin da ragazzine, quando avevano nascosto insieme la misteriosa memory box di Charlie. Ora quella scatola piena di segreti è l’unico oggetto rimasto a Grace come ricordo. Al suo interno, ha trovato la lista dei desideri dell’amica: il primo sarebbe stato ritrovare il padre che non aveva mai conosciuto. Per lealtà verso quella che per lei è stata una sorella, Grace decide dunque di indagare e ben presto si imbatte in un’altra donna, Anna, che sostiene di essere la vera sorella di Charlie. Sarebbe bellissimo ritrovare una famiglia, ma il suo arrivo è accompagnato da segnali inquietanti. Gli oggetti scompaiono. Arrivano telefonate silenziose nel cuore della notte. Messaggi minacciosi. Persino Dan si comporta in modo strano. E Grace è sicura che qualcuno la segua. È tutto nella sua mente o succede davvero? Per darsi una risposta, Grace inizia un agghiacciante viaggio nel proprio passato. E in quello della ragazza che credeva di conoscere come se stessa.

“Le figlie di Caino” di Colin Dexter: Il capo ispettore Phillotson proprio non ce la fa. Forse è a causa dei suoi problemi familiari o forse perché non ha trovato uno straccio di indizio, comunque sia dà forfait e l’omicidio McClure viene affidato a Morse e Lewis. La vittima è un rispettabile professore universitario in pensione, ucciso da una coltellata al ventre nell’appartamento in cui viveva solo. Tra i libri e le carte di una vita passata a studiare e le chiacchiere di una vicina ficcanaso, i due investigatori cominciano a intravedere due possibili piste. L’insospettabile docente era forse coinvolto in una storia di droga che, qualche tempo prima, aveva condotto al tragico suicidio di uno studente? O magari l’anziano studioso di Catullo aveva trovato in tarda età una sua Lesbia letale? Con il procedere dell’indagine una sola cosa è chiara: sono le donne che hanno attraversato o sfiorato la vita di Felix McClure a detenere la chiave per capire la sua morte. La giovane dal fascino aspro che ha scelto una professione antica, ma non per questo onorevole; la mite domestica vessata dalla brutalità del marito; l’insegnante bella e passionale che cela dentro di sé un profondo dolore; l’innocua vecchina della porta accanto, con la sua prontezza e furbizia da monella, ciascuna sembra nascondere un frammento di verità sull’omicidio. Mentre le piste si intrecciano, i sospetti si moltiplicano e il conto delle vittime sale, Morse non ha scelta. Solo lasciandosi attrarre e guidare dai segnali ambigui e involontari lasciati da quelle sfuggenti signore potrà ricostruire l’accumularsi di piccole passioni, azioni irreversibili e inganni che a poco a poco hanno scatenato una conflagrazione irrefrenabile di violenza e morte.

“Conta fino a dieci” di Paolo Camilli: Fortunato, Diletta, Rosa, Nino, Pietro, Salvatore. Sei bambini chiusi in un cerchio, come per proteggersi. Sette anni il più grande, quattro e mezzo la più piccola. A quell’età, il nascondino è una cosa seria. Chi conta è da solo, ma chi si nasconde sfida il buio. A quell’età, la morte non esiste e non la trovi nemmeno se la cerchi, al massimo con la morte ci giochi. A quell’età, il sole splende senza pensare alla notte. Eppure… Nell’isolato numero 4, un palazzo popolare del comprensorio Cielo Rosso, a sud di Catania, scompaiono due bambini, a pochi mesi l’uno dall’altro. Un incubo che si ripete. Già dieci anni prima era sparita una bambina, poi ritrovata in fin di vita lungo i binari della ferrovia che lambisce i palazzi. Un solo elemento, macabro e beffardo, accomuna i tre casi: i piccoli si perdono nel buio mentre stanno giocando a nascondino. Nessuno ha visto niente, nessuno sa niente. O forse troppo. Centinaia di famiglie, impantanate nella miseria, hanno e fanno paura. Le indagini, mollicce e pavide, imboccano vicoli ciechi e marciscono come le ringhiere dei ballatoi. Oscar Baldisserri, un quarantacinquenne senza capo né coda che viene catapultato fra quelle squallide muraglie di cemento, è l’unico a farsi delle domande. Perché tutta quella violenza e rassegnazione senza spiragli sul futuro sono incomprensibili per chi al Cielo Rosso non ci è cresciuto. In un’inarrestabile discesa nel degrado ambientale, sociale, umano della provincia italiana più ambigua, grazie all’aiuto di un bambino taciturno e di Matilde, che accenderà in lui una passione tenera e spietata, Oscar solcherà gli argini della sua coscienza pur di strappare al silenzio la verità. Conta fino a dieci è molto più di un thriller. È il filo sottile che salda silenziosamente la vigliaccheria al riscatto, la vendetta al perdono, le tenebre a un bruciante raggio di sole. Ma soprattutto è la storia potente e splendida di un uomo come tutti noi che, sbattuto nella periferia della vita in cerca di un assassino, finirà per trovare se stesso.

Harry Potter: due nuovi volumi

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Per i Potterheads più accaniti, il 2017 sarà un anno di grandissime novità e sorprese.
La casa editrice britannica Bloomsbury, ha infatti annunciato l’uscita di due nuovi libri dedicati interamente all’universo di Harry Potter.
L’occasione per la pubblicazione è la mostra A History of magic che sarà inaugurata dalla British Library di Londra questo autunno.

Non eccitatevi troppo: non saranno nuove avventure dei nostri eroi preferiti e non saranno scritti dalla carissima J.K. Rowling.

I titoli sembrano essere ormai definiti: Harry Potter: A history of magic Harry Potter: A Journey Through a History of Magic. 
Suonano molto simili, vero? Vediamo un po’ di cosa tratteranno.
Il primo volume sembrerebbe trattarsi di una guida riguardante le materie scolastiche affrontate ad Hogwarts; il secondo invece porterà il lettore ad approfondire aspetti dell’universo potteriano quali l’alchimia, gli unicorni e, più in generale, la stregoneria.

Felici, miei carissimi lettori?

*Volpe


Fonti:
Bloomsbury.com
usatoday.com

Il drago di Ghiaccio

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IL DRAGO DI GHIACCIO

Autore: George Martin
Anno di pubblicazione: 1980
Casa editrice: Mondadori

.: SINOSSI :.

Adara è una bambina di sette anni, ha sempre vissuto un’esistenza isolata. Presa in giro da tutti, ignorata dalla sua stessa famiglia. Come unico amico un drago di ghiaccio, una leggendaria creatura di quelle terre, che tutti temono, tranne lei. Adara non ricordava quando aveva visto il drago per la prima volta, sembrava avesse sempre fatto parte della sua vita. Ma in una quieta mattina estiva l’arrivo dei draghi di fuoco, venuti per annientare le pacifiche terre dei cittadini, mette fine all’isolamento di Adara. Lei e il suo drago sono l’unica speranza di salvezza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Prima di avviarsi alla scrittura de le cronache del ghiaccio e del fuoco, George Martin si è dedicato alla stesura di diverse opere: tra queste figura appunto Il drago di ghiaccio.
E’ un racconto semplice, un’ottima favola per bambini.
Mi sono un po’ stupita, infatti, quando lo ho trovato nel reparto Fantasy in mezzo a tutte le altre opere di questo autore, proprio accanto alla sua celeberrima saga: quello non è il suo posto.
Lo stile è semplice, adatto ad una storia della buonanotte, il racconto è estremamente breve e prevedibile per un lettore che abbia più di dieci anni. Questo, ovviamente, non toglie niente alla bellezza del testo.
Le descrizioni sono efficaci, evocative e ben scritte; i personaggi, per quanto poco analizzati a causa della brevità del testo, riescono a lasciare la loro impronta, almeno per quanto riguarda il padre e lo zio di Adara.
Come suo solito, l’autore è riuscito a lasciar trapelare le emozioni da semplici dialoghi, da espressioni del volto o da gesti nascosti e in certi punti mi ha anche fatto commuovere rendendo questa storia d’avventura fantasy ancora più interessante.
Nonostante ciò, questo testo non ha niente a che vedere con il Martin cui tutti sono più o meno abituati e, ripeto, questo testo sarebbe stato meglio nel reparto infantile.

Mi sento di dargli un 7/10, non perché non valga di più, ma perché non è decisamente quello che mi aspettavo. Una piacevole mezz’ora di lettura, ma penso di non averla assaporata appieno senza un bambino pronto per dormire.
Lo consiglio alle mamme che vogliono avvicinare i figli al fantasy, è davvero un ottimo testo!

*Volpe