VODKA&INFERNO, La morte fidanzata

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VODKA&INFERNO, LA MORTE FIDANZATA

Autore: Penelope Delle colonne
Casa Editrice: Milena Edizioni
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.
Questa è una storia che va raccontata a bassa voce, sull’epidermide del mondo. Una strana, sanguinosa famiglia. Venezia di echi dissonanti, poi la Russia di forti abbracci. Un alchemico mistero, della vodka che da incolore e innocua diventa rosso-sangue, un maniero che ha occhi per vedere, danze di balalaike, fischi cosacchi. Qualcosa di macabro, gotico, grottesco, tenero e perverso che sappia di morte, di dolore e orrore, ma anche di dolce, amaro amore. E infine una sola, piccola, insignificante domanda: può un vivo innamorarsi di un morto?

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

La scrittura di questa autrice esordiente è accurata, musicale e ha un sapore antico accentuato dalla ripetizione (a tratti esasperata) di locuzioni o aggettivi.
I personaggi vengono introdotti con la loro cornice di epiteti che, malgrado i nomi russi, si imprimono bene nelle mente del lettore aiutandolo a non perdersi. Ogni personaggio è ben caratterizzato e ha personalità ben strutturata, il che rende davvero difficile trovare un vero protagonista del romanzo, un eventuale antagonista e una parte per cui tifare.
Le descrizioni scorrono in modo piacevole e trasudano magia e mistero in giusta misura divenendo a tratti una poesia gotica.
Malgrado questi doverosi apprezzamenti ci sono stati diversi elementi che hanno influito negativamente sul mio giudizio finale.
Primo fra tutti la presenza di numerosi refusi: errori di battitura, frasi lasciate incomplete e segni di cancellature lasciate tra le pagine dopo la fase di editing e correzione.
In due o tre capitoli emergono influenze dialettali o più adatte ad una produzione orale che non scritta ma, considerando lo stile virtuoso e particolare dell’autrice, è una pecca che si può perdonare e accettare come “licenza poetica”.
Di licenza poetica non si può invece parlare nel momento in cui, presumo in buona fede, si usano in maniera impropria le parole o si fa parlare in un pessimo inglese un personaggio di origini americane (fosse stato un russo lo avrei trovato divertente, ma trattandosi di una giovane americana è stato davvero fastidioso).
La trama ricorda vagamente le vicende narrate in “Via col vento”: un giovane nobile decaduto che, armato di astuzia e intraprendenza, si ingegna per riportare in auge la propria casata, il tutto condito da danze cosacche, descritte in maniera coinvolgente, raggiri amorosi e segreti di sangue e vodka, pardon, Vodka&Inferno.
Arrivata a metà del libro ho visto alcuni personaggi impazzire mo’ di maionese e ci sono state alcune parti che ho saltato a piedi pari, trovandole poco rispettose, e che, purtroppo, cadevano negli stereotipi in cui sguazzano volentieri gli scrittori radical chic.
La tematica omosessuale, che è l’ombra dietro ogni parola, viene trattata con poesia e raffinatezza, per poi scadere in alcune pagine in una pornografia ingiustificata più degna di un harmony che non di un romanzo.
Veniamo ora all’altra tematica del romanzo: i vampiri. Ho letto molto poco su queste creature, che ho sempre trovato odiose, e la mia cultura si basa unicamente sui romanzi della Rice di cui ammiro la scrittura.
In questo libro gli insegnamenti dell’autrice statunitense sono lampanti: il Principe Mickalov è solo una versione esagerata del più celebre Principe Lestat.
Personalmente, avrei apprezzato molto di più il romanzo senza questa tematica grazie alla quale, in maniera astuta, l’autrice si è infilata negli scaffali degli Young Adult e dei fantasy: laddove sguazzano la maggior parte dei giovani lettori sempre pronti a sborsare quando gli viene propinata una nuova saga.
La decadenza dei Mickalov, la lotta per il riscatto della famiglia, gli intrighi, le morti misteriose e gli amori proibiti e sofferti erano sufficienti per fare di questa storia una bella storia che, per mantenere l’elemento fantastico, poteva comunque attingere dai segreti alchemici che trapelano tra le pagine del romanzo.

Che dire? Il mio voto è appena sopra la sufficienza 6/10.
Sorvolando sul fastidio che mi hanno fatto i refusi di cui ho parlato prima, ho trovato la storia a tratti esasperante, esagerata e piena di pensieri incastrati a forza tra un periodo e l’altro o luoghi comuni reiterati o già letti e sentiti in altri romanzi.
A chi lo consiglio?
Il libro ha, come ho già detto, tematiche forti e delicate: l’omosessualità, l’esoterismo, la corruzione della chiesa ortodossa, per citarne alcuni e di conseguenza non è un romanzo per tutti.
Fan di “Shadowhunters”, “Twilight”, “Fallen”: questo NON è il libro per voi; il bel tenebroso non è un principe azzurro pronto a salvare la bella di turno né un incompreso pronto a convertirsi davanti al vero amore.
Al contrario, gli amanti di Isabella Santacroce lo potranno sicuramente apprezzare, se non altro per i protagonisti che, come quelli della scrittrice riccionese, sono gli esclusi e gli scartati dal resto del mondo. Così come i lettori affezionati ai vampiri della Rice che saranno ben lieti di leggere, dopo tanta bibliografia straniera, un po’ di letteratura gotica nostrana.

*Jo

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