La festa di San Martino

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Narra la leggenda, che in una fredda notte di novembre Martino cavalcasse avvolto nel suo pesante mantello per difendersi dal vento pungente e dalla pioggia, quand’ecco che gli si avvicinò un mendicante che gli chiese una piccola elemosina. Commosso da quel gesto, il futuro santo, non avendo con sé né denaro né cibo, smontò da cavallo e con la spada tagliò a metà il suo lungo mantello, regalandone una parte al povero infreddolito.
Riprendendo la via, Martino si accorse con suo grande stupore che il freddo si era fatto meno feroce e che anche il vento aveva cessato di soffiare, sostituito da un clima più mite, quasi estivo.
Quella notte, in sogno, Gesù apparve a Martino rivelandosi come il mendicante a cui aveva regalato il mantello e lo ringraziò per quel gesto di compassione.

Se l’11 novembre vi capita di passeggiare per Venezia potreste imbattervi nei Cavalieri di San Martino: bambini armati di pentole e coperchi che fanno un gran baccano per le strade attirando l’attenzione di viandanti e commercianti e la curiosità dei turisti. Questi coraggiosi cavalieri, con tanto di mantello rosso e corona in testa, vanno di porta in porta recitando una filastrocca chiedendo la carità e promettendo, in cambio di una dolce ricompensa, di allontanare il demonio.
Una tradizione italiana che, seppur con qualche difficoltà dovuta alla concorrenza di feste più commerciali, resiste tra le nuove generazioni di veneziani e ha negli anni contagiato anche i comuni veneti sulla terra ferma.
Ci sono molte e diverse versioni della filastrocca che questi drappelli urlanti intonano, per comodità noi ne riportiamo solo una a cui ne seguono altre due che i bambini recitano se hanno o meno ricevuto in dono qualcosa.

Oh che odori de pignata!
Se magnè bon pro ve fazza,
Se ne de del bon vin
cantaremo S.Martin!

S.Martin n’à manda qua
Perché ne fe la carità
Anca lu, co’l ghe n’aveva
Carità ghe ne faceva.

Fe atenzzion che semo tanti
E fame gavemo tuti quanti
Stè atenti a no darne poco
Perché se no stemo qua un toco!

Oh che odore di cucina!/ Se mangiate buon pro vi faccia,/ se ci date del buon vino/ canteremo San Marino!

San Martino ci manda qua/ perché ci facciate la carità,/ anche lui, con quel che aveva,/ la carità faceva.

Fate attenzione che siamo tanti/ e abbiamo fame tutti quanti/ state attenti a non darcene poco,/ perché se no stiamo qua un bel po’!

Una volta ottenuta la loro ricompensa, i bambini ringraziano recitando un’altra filastrocca:

E con questo la ringraziemo
Del bon animo e del bon cuor
Un altro ano ritornaremo
Se ghe piase al bon Signor
E col nostro sachetin
Viva, viva S.Martin!

E con questo la ringraziamo/del buon animo e del buon cuore/ un altro anno ritorneremo,/ se gli piace al buon Signor/ e con il nostro sacchettino/ viva, viva San Martino!

Se invece i bambini vengono liquidati a mani vuoti, allora il saluto che rivolgono è meno cordiale:

Tanti ciodi gh’è in sta porta
Tanti diavoli che ve porta
Tanti ciodi gh’è in sto muro
Tanti bruschi ve vegna sul culo.

Tanti chiodi ha questa porta/ tanti siano i diavoli che vi portano/ tanti chiodi ci sono in questo muro/ tanti siano i foruncoli che vi vengano nel culo./

Ma San Martino non è una festa solo per bambini, infatti, se vi guardate intorno, san-martino1nelle vetrine dei panifici e delle pasticcerie potrete notare un dolce, le cui dimensioni variano da forno a forno così come le decorazioni, a forma di cavaliere ricoperto di dolcetti e altre ghiottonerie.
E’ il dolce di San Martino: una tradizione culinaria veneziana che ogni anno viene rinnovata e invade, letteralmente, le vetrine dei negozi con i suoi colori sgargianti.
Se volete provare a fare il dolce di San Martino, qui trovate la ricetta e le indicazioni per creare il vostro cavaliere di pasta frolla.

Con questo non mi resta che salutarvi e augurare a tutti voi, veneziani e non, buon San Martino!

Viva, viva S.Martin!

*Jo

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