OGNI MATTINA A JENIN

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OGNI MATTINA A JENIN

Autore: Susan Abulhawa
Casa editrice: Feltrinelli Edizioni
Anno di pubblicazione: 2010

.:SINOSSI:.
“La nostra rabbia è un furore che gli occidentali non possono capire. La nostra tristezza fa piangere le pietre.”
Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antentati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il scondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, ripercorriamo la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.
La storia della Palestina, intrcciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco d quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro.  In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Penso sia stata una delle letture più belle della mia vita.
Se avessi potuto, non avrei risparmiato una sola riga di testo dalla punta della mia matita e avrei sottolineato ogni singola lettera e ogni singolo spazio: tra descrizioni e dialoghi carichi di significato, si sente che l’autrice ha inserito tutta se stessa in questo romanzo e ha cercato di tirarsi dietro tutti quelli che non hanno potuto parlare e raccontare.
Ho trovato molto piacevole lo stile, semplice ma estremament evocativo, che in certi punti soffocava dalla paura, in altri regalava una calma assurda ed è stato capace di farmi ridere, piangere e provare amore e compassione.
Ho apprezzato tantissimo il fatto che l’autrice abbia regalato parole d’amore anche per coloro che, tecnicamente, sono i nemici della sua protagonista: gli ebrei. Non sono dipinti come mostri o come esseri incivili, si evince chiaramente che lei li rispetta, che li vede come persone che stanno solo seguendo una loro giustizia e quando vengono analizzati i loro pensieri, si ritrova che sono mossi dallo stesso sentimento che muove i protagonisti arabi: l’Amore.
L’amore in questo libro è al centro di tutto, da coraggio ai personaggi per fare qualsiasi cosa, si mostra nelle sue forme più semplici e varie, in piccoli gesti a cui non si da tanto peso fino a quando non li si perde: è un amore che salva, che impedisce di sbagliare anche quando non sembrano esserci altre vie d’uscita a parte l’errore.

Libro consigliatissimo: il mio voto è un meritato 10/10.
Sconsiglio la lettura a chi è veramente troppo sensibile: personalmente ho pianto dall’inizio alla fine e certi punti sono stati difficili da superare, ma niente da ridire, ho amato anche quelle parti con la stessa intensità del resto del testo.

*Volpe

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