HALLOWEEN- Le origini

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La notte del 31 ottobre, in ogni città del mondo accadono cose singolari: piccoli fantasmini svolazzano per le strade inseguiti da simpatici vampirelli e tenere streghette, più raramente è possibile avvistare anche qualche coraggioso lupo mannaro che annusa l’aria notturna (e magari nebbiosa, per creare atmosfera) in cerca di caramelle.
Halloween è ormai diventata una delle feste preferite dai bambini che, in tutto il mondo, si travestono e vanno alla ricerca di dolcetti di ogni tipo, minacciando terribili scherzi se non vengono accontentati.

Ma conosciamo insieme le origini di questa festa che nulla ha a che fare con le nostre abitudini e tradizioni.
Halloween ha le sue origini nella cultura celtica, più precisamente nella festa di Samhain ed era una specie di capodanno dato che l’anno celtico sembra cominciasse proprio il 31 ottobre, con il modificarsi del calendario è cambiata anche la tradizione associata a questa festa.
Da dove deriva, dunque, il nome odierno Halloween? Si tratta di una variante scozzese di “All Hallows’ Eve”, ossia “Vigilia di Ognissanti”.
La famosa tradizione di intagliare zucche deriva da quella più antica di intagliare rape: queste verdure, scolpite con facce spaventose e truci, messe fuori dalla porta servivano per spaventare i demoni e i fantasmi ed impedire loro di far del male a chi abitava la casa. Nel Nord America, tuttavia, le rape furono sostituite dalle più comuni zucche, le quali erano anche molto più semplici da intagliare. def-zucca-halloween
Ancora oggi, questa tradizione resta, specialmente nei paesi anglosassoni, assieme a quella di addobbare la casa con spaventapasseri e bucce di grano duro, tutti materiali usati per scacciare gli spiriti che, tradizione vuole, si risvegliano verso la mezzanotte.
Potrà sembrare assurdo, ma persino la tradizione di “Dolcetto o Scherzetto” ha origini molto più antiche di quanto uno possa immaginare. Nel medioevo, i mendicanti andavano durante Ognissanti a bussare porta per porta chiedendo cibo e promettendo, in cambio, preghiere per i defunti di chi fosse stato tanto gentile da sfamarli.

Oggigiorno, Halloween è diventata una delle feste più comuni e commerciali, ma è interessante vedere come le tradizioni associate a questa festa siano cambiate pur conservando, nascostamente, la loro origine.

*volpe

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GREAT (WO)MEN #6: SALOME’

In questa nuova puntata di Great (Wo)men, in collaborazione con il canale YouTube La Storica, parleremo di un controverso personaggio della letteratura e della storia, ossia Salomé.

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“…Erodiade, loro sorella, fu moglie di Erode, figlio di Erode il Grande, natogli da Mariamme, figlia del sommo sacerdote Simone. Essi ebbero una figlia, Salome, dopo la quale, Erodiade, agendo contro la legge dei nostri padri sposò Erode, fratello di suo marito, dello stesso padre, che era tetrarca della Galilea…”

Giuseppe Flavio, ANTICHITA’ GIUDAICHE, libro XVIII : 136

In questo passo, si possono leggere le origini di quella Salomé che ispirò gli artisti di tutta la storia: Erodiade, moglie di Erode Filippo I, abbandonò il marito, dopo la nascita di Salomé, per sposare il fratello del precedente marito.
La cattiveria e la malvagità della piccola Salomé sono spesso attribuite a questa figura materna che sembra essere lì soltanto per manipolare la figlia e la spinge a chiedere ad Erode la testa di Giovanni Battista su un piatto che diventerà suo simbolo.Eccovi il passo del vangelo di Matteo che descrive questa scena:

“…La figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista…“

Matteo 1, 1-12

Molti tra pittori e scrittori si sono lasciati affascinare da questa figura a metà tra lo storico e il fantastico, da questa bambina che viene sempre dipinta come una seducente donna che per malizia e cattveria chiede la testa di un santo.toilettesalome
Dal punto di vista pittorico, una delle rappresentazioni più belle, e sicuramente più veritiere, è quella di Botticelli, in cui Salomé tiene tra le mani il vassoio con la testa di Giovanni Battista e la guarda con i suoi occhi di bimba, completamente diversi da quelli rappresentati nella “Giuditta II (Salomé)” di Klimt in cui la ragazzina è rappresentata come una vera e propria Femme Fatale.
Oscar Wilde le ha intitolato un’opera, pubblicata nel 1893. Nella mente dello scrittore sarebbe dovuta essere Sarah Bernhardt a interpretare la protagonista, tuttavia l’attrice si rifiutò a causa degli scandali collegati a Salomé. L’opera fu messa in scena per la prima volta nel 1896 al Teatro dell’Oeuvre a Parigi.
Fatto curioso è che a Londra l’opera fu portata solo nel 1931 perché considerata troppo scabrosa per i nobili del tempo.

*Volpe

“Brividi tra le righe” F.A.Q

Cari amici,
stiamo ricevendo parecchi messaggi in cui ci chiedete consigli per la stesura del vostro racconto breve per il concorso “Brividi tra le righe”.

Non ho un account Facebook.
L’iscrizione a Facebook non è obbligatoria per partecipare al concorso: i concorrenti che non hanno un loro account posso votare su wordpress ( recensendo le storie e assegnando a tre di loro i punteggi più alti) o attraverso l’account di un amico tempestivamente segnalato alla pagina.

Il concorso è a tema HORROR.
I brividi che vogliamo sentire sono quindi di paura, vogliamo restare svegli la notte con il terrore che qualcosa esca da sotto il letto o dall’armadio e ci divori.
All’interno di questo tema ovviamente il soggetto è libero e potete concentrarvi su uno spietato assassino piuttosto che su un vampiro o una strega.

8 pagine di terrore.
I Penny Dreadful (in calce trovate il nostro articolo) erano racconti brevi che gli operai dell’Inghilterra vittoriana leggevano tra un turno e l’altro: storie di poche pagine in cui l’elemento raccapricciante era molto più enfatizzato di quello psicologico o sentimentale (che erano secondari o addirittura assenti), altri racconti ancora sceglievano invece di sottolineare la natura grottesca di certi avvenimenti a scapito, per una volta, dell’elemento pauroso.
Altri autori decidevano invece di rielaborare materiale già usato da altri scrittori o prendevano spunto da fatti di cronaca o dal folklore e le leggende della loro città.

Lo stile.
Questi componimenti semplici erano riservati ad un pubblico poco acculturato: il linguaggio era quindi semplice e ricco di neologismi e strafalcioni che servivano ad accentuare la tragicità della storia. Se trovate questo stile interessante e volete cimentarvici, per noi non ci sono problemi, tuttavia vi IMPLORIAMO di non straziare né la grammatica né l’ortografia italiana: “scenza” è un errore, non una licenza poetica.

Il soggetto.
Come abbiamo già detto non esiste un soggetto che non possa diventare macabro, l’importante è non allontanarsi troppo da quello che è il GOTICO TRADIZIONALE (meno “Twilight” più “Frankenstein”): assassini, vampiri, licantropi, mostri, demoni, amanti maledetti, streghe, maghi, damphir, zombie, cacciatori di streghe e vampiri, prostitute, … .

Queste sono linee guida NON VINCOLANTI: suggerimenti e precisazioni fatte in seguito alle vostre domande.

https://arcadialoscaffalesullalaguna.wordpress.com/2016/05/02/storie-da-un-penny/

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IL CONTRARIO DI UNO

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IL CONTRARIO DI UNO

Autore: Erri De Luca
Casa Editrice: Feltrinelli Editore
Anno di Pubblicazione: 2003

.:SINOSSI:.
18 racconti e un poemetto in versi. Una partitura a segmenti narrativi per raccontare come “il due è contrario di uno”. “Questa notizia che – dice De Luca – contrasta con l’aritmetica è l’esperienza di questi racconti. Da un cordone di madre ai due nodi in vita di una cordata in montagna si svolge l’avventura di un solitario che si imbatte nella forma del due. È una rivelazione non sacra, e neppure profana.” Una donna entrata in una fredda stanza a portare l’inatteso calore della contemporaneità dei corpi, un padre pittore fedele alla sua pittura, al suo “pollice arlecchino”, una suora in paziente attesa accanto alle membra debilitate del suo assistito, una fanciulla borghese in camicia bianca e gonna blu davanti al ciclostile “della rivoluzione”. Tante emergenze umane, tante forme in cui si dichiara contraddetta la solitudine, la remissività, la morte. Fra la memoria di una generazione che per la prima volta “a diciott’anni non veniva presa per la collottola e sbattuta in guerra contro un’altra gioventù chiamata nemica” e i molti episodi che hanno ribadito la ricerca esistenziale e politica di una felicità condivisa si desta l’immagine-chiave del libro, un uomo e una donna in cordata che escono dalla nube addensata intorno al pilastro di roccia che stanno scalando: “Siamo quasi fuori, anche se non si vede la cima. Siamo due; non il doppio ma il contrario di uno e della sua solitudine sufficiente. La corda s’ammucchia sopra i piedi, lei si avvicina e io le guardo il nodo stretto in vita. Non per controllare se è a posto, ma per affetto verso un’alleanza di corda. ‘Che stai guardando?’ dice la sua voce. ‘Guardavo il tuo nodo.’ Se lo controlla: ‘È a posto, no? Si può sapere che pensi?’ ‘Al numero due,’ rispondo”.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Che dire? Lo stile di questo autore è sempre poetico, lirico ed evocativo. Ci presenta situazioni di vita quotidiana rielaborandola con il suo unico linguaggio che non è mai né troppo né troppo poco. Chi ha vissuto gli anni delle rivolte studentesche e dei lavoratori o chi pratica la scalata in montagna, non potrà non riconoscersi nei due protagonisti che l’autore ci presenta. Tuttavia, nuove gli saranno le descrizioni: l’autore è perfettamente in grado di rendere grandiose anche le cose più semplici come una gonna blu cielo o una nuvola che sulle montagne accompagna un vecchio scalatore.
I due protagonisti sono chiaramente persone che hanno vissuto divisi, sono due persone diverse ma che hanno trovato entrambi trovato la completezza nel numero 2.
Il primo, un ex rivoluzionario del ’68 che ci racconta passo passo tutta la sua vita, l’ha trovata con la febbre malarica in Africa, dove si era recato come missionario per soccorrere e ha ricevuto, invece, l’aiuto di una suora; il secondo, invece, è un appassionato della scalata che trova il contrario di uno nei nodi che accompagnano la scalata sua e della sua giovane amica.
E’ un bel libro, pieno di significato che passa dal quotidiano al particolare da una riga all’altra, tuttavia ho trovato lo stile un po’ complicato in certi punti e la poesia, almeno nella mia testa, si è confusa non permettendomi di capire proprio tutto.
Gli darei un buon 8/10, mi è piaciuto ma non penso che mi metterei volentieri a rileggerlo come invece mi era capitato con “Il Peso della farfalla”, sempre dello stesso autore.

*Volpe

Novità sullo scaffale – Ottobre 2016

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Ottobre è arrivato portando con sé non soltanto i bei colori dell’autunno ma anche tante novità dal punto di vista letterario.
Come ogni mese, vi proponiamo le più importanti e le più curiose.

NARRATIVA CONTEMPORANEA

“L’incredibile viaggio di un piccolo robot dal grande cuore” di Deborah Install: L’esordio di questa autrice inglese è stato letteralmente fulminante. Il suo romanzo, che parla di amicizia, quella vera e magari anche un po’ improbabile, ha conquistato i lettori inglesi rendendo il suo un romanzo da migliaia di copie.
Impossibile non leggerlo senza un sorriso sulle labbra.
“Ho aggiunto solo i pezzi che mi servivano per essere felice, niente di più”

“Dove finisce la storia” di Alessandro Piperno: L’altissima aspettativa su questo autore è data dal fatto che nel 2012 vinse il premio Strega con il suo “Persecuzioni e Inseparabili”, un romanzo che ha fatto sognare, con le sue verità, tutta Italia.
L’autore torna a raccontarci di drammi e silenzi famigliari, di ipocrisie sociali ed di ambizioni ferite.
Il linguaggio limpido dell’autore mescola, senza soluzione di continuità, commedia e tragedia regalandoci la felicità e i problemi di una famiglia raccogliendo i drammi, le speranze e i problemi di un’intera epoca.
“Uno spartiacque tra ere inconcigliabili: il prima e il dopo”

LETTERATURA STRANIERA

“Trigger Warning. Leggere attentamente le avvertenze”  di Neil Gaiman: Il 4 ottobre in libreria uscirà una raccolta di racconti di questo famosissio e, mi permetto, eccellente autore.
Trigger Warning è una raccolta di racconti che l’autore ha voluto contrassegnare con questa avvertenza che ci ricorda che alcuni contenuti potrebbero turbarci. Ci sono racconti brevi, racconti lunghi, qualche poesia; ci sono morte, dolore, lacrime, violenza, e anche qualche piccola dolcezza. Quel che è certo è che in questa opera c’è il meglio di Neil Gaiman.
“Ognuno di noi ha il suo piccolo grilletto pronto a fare fuoco, tutti quei segreti e quelle paure che ci aspettano nei corridoi più bui delle nostre vite”

“Quando amavamo Hamingway” Di Naomi Wood: Questo libro da voce a quattro signore Hamingway, scelte tra le tante amate e tradite dal celeberrimo scrittore.
In questo libro le donne raccontano della loro storia piena di intrighi, amore e tradimento.
“Una storia coinvolgente e ricca d’atmosfera, meravigliosamente scritta: non sono riuscita a staccarmene nemmeno un istante.”- Jojo Moyes, autore di Io prima di te

“Gli Eredi della terra” di Ildefonso Falcones: Agli amanti del genere non sarà sconosciuto il nome di questo autore. Ebbene sì: il 3 ottobre esce in tutte le librerie d’Italia il seguito de “La cattedrle del Mare”.
In questo romanzo, l’autore ci presenta un giovanissimo protagonista che verrà a contatto con delle vigne del tutto speciali diventando un esperto e richiestissimo vinaio. Si segue la vita di un bambino che diventa un adulto all’ombra della cattedrale di Santa Maria del Mar.
Non devi inchinarti davanti a nessuno.”

LETTERATURA ITALIANA

“Dieci e lode” di Sveva Casati Modigliani:  Il quattro ottobre ci raggiunge in tutte le librerie d’Italia questo romanzo che parla d’amore tra un insegnante, Lorenzo, e una editrice, Fiamma.
Ci porta agli occhi uno spaccato della vita di ogni giorno, colmo dei problemi attuali che si dividono tra crisi economica e scolastica ma anche tanta voglia di vivere e rinnovare se stessi.
Hai vinto tante battaglie molto più impegnative. Supererai anche questa prova, e stavolta non sei sola, ci sono io con te.”

“Io sono con te” di Melania G. Mazzucco: In Vita, l’autrice ci racconta l’emigrazione italiana, in questo libro ci parla di ciò che oggi è l’immigrazione in Italia.
Il 25 ottobre arriva in libreria la storia di Brigitte, una ragazza arrivata dal Congo, spaesata e confusa che avrà come cibo la spazzatura e come letto il pavimento della stazione di Roma Termini. La donna ne incontrerà un’altra, Melania, le due si conosceranno, si capiranno e, alla fine, Melania deciderà di raccontarci questa storia.

NARRATIVA STORICA

“Rais” di Simone Perotti: La mappa misteriosa di Piri Rais disegna il mondo intero e la sua scoperta potrebbe cambiare la storia. Naturalmente qualcuno non desidera che i suoi segreti siano svelati, ma questo oggetto misterioso attira a sé, come una calamita, i due protagonisti del romanzo: Dragut e Bora, entrambi rapiti in tenera età per seguire due diversi cammini.
E’ un romanzo psicologico, dalla trama e il ritmo serrato e costellato da personaggi indimenticabili. Un racconto ambientato negli ultimi anni del ‘400, che narra le verità dell’animo umano, che ci mostra cosa siamo veramente quando amiamo, odiamo e fuggiamo per cambiare il nostro destino.
“Si fa presto a definire un uomo ‘Pirata’. L’uomo della sponda opposta, naturalmente, mai della propria…”

FUMETTO

“La rabbia”: Si tratta di una raccolta di fumetti che spaziano in ogni genere mai toccato da questa arte contemporanea.
E’ la rabbia di chi non ha potuto mettersi in gioco raccontando le proprie storie, eppure è in grado di dirle meglio di chiunque altro; di chi ha provato a far sentire la sua voce ma non è riuscito e di chi neanche ha avuto la possibilità di tentare.
Storie metropolitane, visionarie, taglienti, comiche e, soprattutto, rabbiose.

ROSA

“Dopo di lei. Nothing More” di Anna Todd: Dopo lo straordinario successo di “After”, che ha accompagnato per mesi la nostra quotidianità restando in vetta alle classifiche, Anna Todd torna con un nuovo romanzo.
Questa volta siamo a New York e seguiamo la storia di Landon Gibson che accompagna la sua fidanzata Dakota in un viaggio che non avrebbe mai immaginato, pieno di speranze e un’amara sorpresa: Dakota, poco dopo il loro arrivo, rompe con lui.
“Siamo tutti in cerca dell’amore infinito. Niente di più. Niente di meno”

GIALLO/NOIR

“Il rituale del male” di Jean-Christophe Grangé:  Un incubo finito nel lontano 1971 sembra tornare nella Francia di oggi: un efferato serial killer, chiamato Uomo Chiodo, sembra essere riemerso dall’ombra. Ad occuparsi di questi nuovi casi è la squadra omicidi guidata da Erwan Morvan, figlio dell’uomo che nel ’71 aveva messo fine alla prima ondata di omicidi.
Il caso porterà il figlio a scoprire le gesta oscure del padre in Congo mettendo a repentaglio l’onore di una famiglia fino ad allora considerata inattaccabile. La trama porterà Erwan proprio in Congo per poter salvare chi ama.
Con questo romanzo, Grangé si conferma come re del noir in versione francese!

“Fine turno” di Stephen King: Il nome di questo autore ha ormai colmato parecchi scaffali delle nostre amate librerie. L’11 ottobre andrà ad aggiungersi, agli altri titoli, il terzo capitolo della saga poliziesca composta da “Mr. Merchedes” e “Chi Perde Paga”.
In questo capitolo si mescoleranno sorprendentemente la suspanse, tipica di King, ed una elaborata analisi della fragilità umana. I fans si preparino ad accompagnare ancora una volta Bill Hodges in una delle sue avventure!
“Questo libro è la mia personale incursione nel mondo del fantasy e dell’horror, che mi hanno deliziato e spaventato a morte. E’ una danza. A volte spengono le luci, in sala da ballo. Ma balliamo lo stesso, io e voi. Anche al buio. Specialmente al buio. Mi concedete questo ballo?”

E SE FOSSE DESTINO

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E SE FOSSE DESTINO

Autore: Barbara Graneris
Casa editrice: Streetlib

.:SINOSSI:.
Greta fa la commessa nel negozio della sua migliore amica ed ha un’irrefrenabile passione per i dolci. Seria e responsabile, ha deciso di mettere da parte se stessa per occuparsi della sua famiglia.
Davide è una giovane promessa del calcio. Forte e determinato, sa che il pallone è il suo grande amore e che è ad un solo passo dal realizzare il sogno della sua vita.
Ma cosa succede quando il destino decide di farli scontrare?
Greta dovrà combattere prima di tutto contro se stessa per riuscire a lasciarsi andare tra le braccia del bel calciatore. E quando finalmente capiscono di non poter fare a meno l’uno dell’altra, la vita è pronta a metterli in difficoltà. Sogni e amore non sempre possono coesistere.
Riusciranno a superare gli ostacoli o saranno costretti a dirsi addio?
Perché quando è il destino a decidere per te, non ti lascia scelta. Devi assecondarlo.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.
Per iniziare vorrei dire una cosa importante: nessuno, nel nostro staff, è amante del genere rosa; probabilmente non eravamo il pubblico più adatto e  per questo motivo il mio giudizio toccherà poco e niente la trama in sé del libro, per concentrarsi invece sullo stile.
L’autrice di questo libro ha un grande dono ed è quello di saper fare ottime descrizioni di ambiente, naturali e di partite di calcio: i punti in cui si dedicava a lunghe parti in cui i protagonisti non interagivano tra loro ma con l’ambiente circostante sono state le mie preferite e in certi punti ho quasi potuto assaporare qualche dolcetto preparato dalla nostra protagonista e corso accanto al nostro caro Davide.
Purtroppo, queste ottime parti sono state intervallate da cadute di stile in cui regnavano veri e propri “Cliché cinematografici”, a mio parere totalmente inutili nella narrazione di un romanzo, specie perché l’autrice si è dimostrata capace di sviluppare frasi e situazione belle quando si è allontanata da questi cliché. Il fatto che la ragazza si senta oppressa da delle responsabilità che nessuno le ha dato è fin troppo ridondante; la parola “Destino” è ripetuta talmente spesso, anche nell’arco di pochissime righe, da perdere quasi completamente senso e diventare un mero strumento per avvicinarsi al titolo del romanzo.
Ho trovato lievemente fastidioso riuscire a prevedere quasi completamente alcune delle azioni dei protagonisti (che qui non posso elencare per motivi di spoiler): in particolare la giornata del compleanno di Greta è stata, per me, un concentrato di situazioni prevedibili, ma non per un mio vissuto personale o perché sono comuni, ma proprio perché si trattava di luoghi comuni spesso presentati nel cinema americano.
Come ho detto all’inizio, non conosco a pieno il genere, non ho molto con cui confrontarla e queste cose che io ho trovato strane possono essere benissimo necessarie proprio a rendere il romanzo un ottimo pezzo del genere rosa.
Io, di certo, non ero il pubblico adatto per questa autrice, ma questo non significa che il libro non sia valido o non possa piacere: io gli darei un 7/10.
Lo consiglierei a qualcuno che ha certo più dimestichezza con questo tipo di letture, che ama le storie d’amore travagliate ma non troppo, con simpatici intermezzi dal retrogusto comico (come la tenera gelosia di Leo, l’ex compagno di squadra di Davide, uno dei miei personaggi preferiti in assoluto), e, chissà, magari anche un bel lietofine!

*Volpe

GREAT (WO)MEN #5: CHEFREN

Ed eccovi, finalmente, la nuovissima puntata della nostra rubrica in collaborazione con il canale YouTube La Storica!

immagineQuest’oggi vogliamo parlavi di Chefren: celebre faraone considerato un tiranno in certi scritti, noi analizzeremo specialmente quelli di Erodoto, famoso soprattutto per la sua immensa piramide.
Erodoto è considerato uno dei più grandi storici dei tempi antichi, infatti egli tentò in ogni modo di scindere storia e mito presentandoci dati quasi del tutto reali, anche se talvolta lacunosi, riguardo grandi personaggi del passato.
Fortunatamente per noi, ci lasciò qualche riga anche su Chefren che lui dichiara essere un perfido tiranno per il popolo Egizio.

Chefren fu il successore di Cheope, così almeno scrive Erodoto, in realtà al giorno d’oggi possiamo dire con certezza che tra i due vi sia stato il brevissimo regno di Dedefra.
Erodoto chiama Chefren “fratello” di Cheope, tutttavia a noi risulta strano: Cheope regnò per quasi quarant’anni, Chefren, secondo alcune iscrizioni, circa trenta; probabilmente il legame di parentela che c’era tra i due era quello di padre e di figlio.

“Dicevano gli egiziani che questo Cheope regnò cinquantanni, e che alla morte di lui ereditò il regno suo fratello Chefren. Il quale si conformò in tutto alla condotta del predecessore, e costruì anche una piramide, che però non raggiunse le dimensioni di quella di Cheope.”

Dalle Storie di Erodoto, sembra che la piramide di Chefren sia molto più piccola di quella del predecessore, in realtà le dimensioni sono quasi le stesse.
E’ normale che le informazioni che Erodoto ci fornisce non sono perfette: egli infatti scrive traendo le proprie conclusioni da informatori di ben duemila anni dopo rispetto a Chefren.

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A Chefren viene attribuita anche la costruzione dell’immensa sfinge di Giza ricavata, a quanto risulta da diverse iscrizioni, dalla medesima cava utilizzata per la sua piramide.
Ci sono diverse rappresentazioni di Chefren, una però è di grandissima importanza: in questa statua, Chefren rassomiglia molto al figlio Micerino.
Ci sono due interpretazioni possibili riguardo al perché la statua sia così simile alle raffigurazioni del successore: la prima è che si tratti di una statua, appunto, di Micerino; la seconda è che sia una somiglianza data dalla mera parentela dei due faraoni.

*Volpe